REGGINA, METTETECI IL CUORE

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Vittima designata? La Reggina si prepara alla sfida del Cibali che sulla carta appare più che proibitiva, ma che va comunque affrontata col giusto piglio e con l’attenzione che la tradizione di questa sfida merita.

Inutile negarlo: il pronostico è tutto dalla parte del Catania, che dispone di un organico oggettivamente di categoria superiore, anche alla luce del momento attraversato dalle due squadre: gli etnei, pur essendo distanti sette punti dal primo posto (ma con una gara in meno rispetto al Lecce), e nonostante l’andamento altalenante delle ultime gare, non ha ancora abbandonato le speranze di promozione diretta, obiettivo per il quale è stata costruita, con molto dispendio, la squadra; gli amaranto, pur avendo perso solo due delle ultime dieci gare disputate, è però reduce dalla brutta sconfitta subita in casa con il Monopoli, corredata da una prestazione che ha infastidito un po’ tutto l’ambiente, acuendo i “venti” contestatori verso la società ma soprattutto contro il tecnico di Colleferro.

A questo punto della stagione ci poniamo alcune domande, in particolare sull’atteggiamento tattico della squadra assunto in seguito al cambio di modulo: se prima poteva avere senso privilegiare una propensione difensiva, alla luce dei problemi, probabilmente, di natura extracalcistica, anche a costo di snaturare l’idea di gioco di “comando” più volte sbandierata da Maurizi allo scopo di ripristinare la giusta rotta e riequilibrare l’ambiente, ci si chiede se adesso può avere senso perpetrare una condotta di gara che, evidentemente, in certe situazioni non fa che svilire le potenzialità di un organico che, a nostro parere, qualche valore importante lo possiede, specialmente dalla cintola in su. Tornando a domenica scorsa, è apparso quasi delittuoso, dopo il vantaggio tutto sommato meritato, lasciare per tutta la restante parte di gara campo ed occasioni agli avversari, al di là della loro qualità, e viene spontaneo interrogarsi su come mai la stessa cosa no sia avvenuta, due settimane prima, al cospetto di un Trapani certamente più attrezzato rispetto ai pugliesi.

L’incredibile quanto imprevisto successo della partita di andata, ottenuto come si ricorderà all’ultimo respiro, coincise con l’apice della stagione amaranto, che da lì in poi avrebbe invece assunto toni scurissimi e capaci, in poche settimane, di rovinare quanto di buono si era creato ad inizio stagione, sia in termini di classifica che di entusiasmo. Al di là di attendersi un “caloroso” benvenuto in casa rossazzurra, dove certamente non hanno dimenticato la cocente delusione del Granillo, esacerbata dalle consuete dichiarazioni fuori luogo del massimo dirigente catanese, questa può forse diventare l’occasione in cui, non avendo praticamente nulla da perdere, si debba gettare il cuore oltre l’ostacolo alla ricerca di una prestazione quantomeno convincente e coraggiosa: gli applausi ricevuti dai ragazzi al termine di Reggina Trapani sono la dimostrazione che alla fine il tifoso, al di là del risultato finale, vuole innanzitutto vedere quel sudore e quell’impegno necessari affinché si onori la maglia e la storia, per potersi sentire comunque appagato.

E chissà che, ancora una volta, Catania ed il Catania possano, come già avvenuto tante altre volte in passato, costituire un crocevia decisivo per le nostre sorti, purché stavolta sia in positivo…

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REGGINA, ALLARME ROSSO?

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Sliding doors: la Reggina capitola, per la seconda volta consecutiva, tra le mura amiche in una gara che avrebbe potuto e dovuto dare una svolta in positivo alla stagione, ma che invece, inaspettatamente, la fa ripiombare ad un passo dalla zona pericolo.

E dire che la partita era cominciata nel migliore dei modi, tant’è che nei primi quindici minuti prima La Camera aveva colpito il legno esterno su una bella punizione dal limite, e poi Bianchimano sbloccava il punteggio, tornando al gol su azione in casa dopo oltre tre mesi, al termine di una azione e conclusione al volo di pregevole fattura. Il problema però è che per i padroni di casa la contesa terminava lì, lasciando il dominio assoluto della gara agli ospiti che riuscivano, con un gol per tempo, a ribaltare meritatamente il risultato e mettere nei guaì Maurizi e c.

I novanta minuti di domenica pomeriggio hanno destato parecchia inquietudine e posto alcuni interrogativi, avendo a riguardo la prova offerta dagli amaranto: si sapeva che i pugliesi attraversassero un buon periodo di forma, ma non ci si attendeva certo un passo indietro così netto, sia in termini di gioco che di determinazione, da parte dei reggini, apparsi in balia di un avversario che si è rivelato superiore tecnicamente, soprattutto in alcuni dei suoi elementi, ma in particolare dal punto di vista fisico e mentale, non dando mai l’impressione di poter riprendere il risultato. E se è vero che contro il Trapani, nonostante il medesimo risultato finale, ci si era stropicciati gli occhi per una prestazione oggettivamente positiva e, per certi versi, sfortunata,  per giunta contro un avversario sulla carta molto più temibile ed attrezzato, in maniera altrettanto onesta non si può che constatare il grosso passo indietro evidenziato sotto ogni punto di vista, dalle “timidezze” difensive che sembravano ormai dimenticate, fino ad una pochezza offensiva che ha visto le punte sfilacciate dal resto della squadra e, conseguentemente, abbandonate a se stesse. Né ha convinto stavolta l’atteggiamento del tecnico, incapace di trovare correttivi in corsa agli evidenti squilibri evidenziati soprattutto a metà campo e sulle fasce.

Ci si chiede dunque come sia stato possibile “steccare” in questo modo una partita caricata per tutta la settimana come decisiva per le sorti della stagione, ma che non ha fatto altro che far riaffiorare vecchi fantasmi che sembravano orami lasciati alle spalle: oltretutto il rimpianto aumenta se si pensa che la cornice di pubblico era finalmente tornata ad essere significativa, e che alla luce dello spettacolo offerto in campo, sarà difficile riottenere per i restanti impegni. Senza dimenticare, ovviamente, la nuova situazione di classifica che come temevamo, anche alla luce dei risultati delle altre pericolanti, di cui alcuni decisamente “sorprendenti”, il distacco dal quartultimo posto è sceso a due punti, anche se, immaginando che sia pressoché impossibile che l’Akragas recuperi 11 punti in nove gare, i punti dalla zona spareggi in realtà dovrebbero essere tre, che comunque non rappresentano assolutamente un margine rassicurante, anzi…

La situazione sembra anche peggiore se si pensa che nel prossimo turno andremo a fare visita ad una delle top assolute del girone, con l’aggiunta di un probabile dente avvelenato per la sconfitta patita (e mal digerita) al Granillo un girone fa: si cerchi di far tesoro, nello spogliatoio, dello “schiaffo” subito, e si ritrovino immediatamente quella compattezza e quell’umiltà che hanno consentito di ottenere risultati importanti ed insperati che, nel calcio e soprattutto in questa categoria, non sono mai preclusi a nessuno.

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REGGINA, FUGA PER LA VITTORIA

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Colpo di reni: la Reggina attende il Monopoli col chiaro intento di riassaporare quel gusto della vittoria che ormai manca dal 21 gennaio, e che darebbe una sterzata fondamentale al destino di questo campionato.

Il compito di domani, tuttavia, sarà tutt’altro che agevole: i pugliesi sono ormai una realtà di questo campionato e dispongono, oltre che di una struttura societaria molto solida, di un buon organico che ha nella sua coppia d’attacco, tra le più prolifiche del girone, la sua punta di diamante. Inoltre, il loro cammino stagionale evidenzia come, soprattutto in trasferta, non abbiano mezze misure, il che li ha fatti impattare solamente in due occasioni, unite a ben cinque successi esterni utili a compensare le sette sconfitte subite. Tale andamento potrebbe suggerire un atteggiamento tattico tutt’altro che rinunciatario da parte degli uomini guidati da Beppe Scienza: in realtà, con l’arrivo dell’ex calciatore amaranto degli anni 90, i verdi hanno assunto un rendimento più costante, perdendo solo una volta a Siracusa due settimane fa, con l’apice del clamoroso 5-0 inaspettatamente rifilato al Catania. Non mancheranno neanche le giuste motivazioni, visto che la posizione utile per i play off, al momento ricoperta, è tutt’altro che scontata quando mancano ancora dieci giornate al termine della stagione regolare.

In casa amaranto il clima appare positivo, alla luce delle serie di risultati positivi che, con l’eccezione dello stop interno ad opera del Trapani, sta caratterizzando il girone di ritorno degli uomini di Maurizi. Cionondimeno, non è un mistero per nessuno che, dopo cinque pareggi nelle ultime sei apparizioni, la mancanza di un successo rischia di diventare un problema, oltre che di natura psicologica, anche e soprattutto dal punto di vista della classifica, poiché il rischio concreto è quello di vanificare il ruolino di marcia nel caso che qualche inseguitrice, fisiologicamente, riuscisse a sua volta a sbloccarsi, mentre è chiaro che, al contrario, il ritorno alla vittoria andrebbe a valorizzare il lavoro ed i risultati degli ultimi mesi, dando uno “strappo” forse decisivo per allontanarsi dalle zone calde e, magari, cambiare persino prospettive.

Nella speranza che le promozioni sui biglietti attivate in settimana portino finalmente qualche presenza in più e qualche mugugno in meno sugli spalti, non resta che affidarci alla ormai assodata compattezza del collettivo, con l’auspicio che finalmente l’appuntamento con il gol che in casa, quantomeno su azione, manca da tempo immemore, possa ridiventare una piacevole abitudine. Nonché redditizia…

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REGGINA, COSÌ È SE VI PARE

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Distanze inalterate – la Reggina ottiene abbastanza agevolmente un pareggio nello scontro diretto di Andria, mantenendo, grazie agli altri risultati favorevoli, un vantaggio di 5 lunghezze sulla zona play out.

La partita, così come evidenziato, poteva presentare qualche insidia di troppo considerato l’obbligo, da parte dei padroni di casa, di battere la squadra più prossima in classifica per riaccendere le speranze di permanenza senza appendici finali. Nonostante però avessero un solo risultato possibile, i pugliesi non sono riusciti mai ad impensierire la difesa degli amaranto, che anzi hanno avuto, nella ripresa, due chiare occasioni per guadagnare l’intera posta in palio: nella prima Hadsiosmanovic, al termine di una bella combinazione in area, ci metteva troppo a concludere da pochi metri, vedendosi stoppare il tiro da un difensore: la più clamorosa invece capitava nei piedi del subentrato Sparacello che, elusa la trappola del fuorigioco, nel tentativo di superare con un tocco sotto il portiere in uscita, provocava un rimpallo che mandava il pallone a pochi centimetri dal palo.

Alla fine lo 0-0 appare comunque giusto in virtù delle poche opportunità create, dovute certamente alla grande importanza soprattutto di non perdere uno scontro già potenzialmente decisivo per gli esiti finali. Alcuni dati appaiono confortanti, come quello di non essere praticamente mai andati in affanno in una gara in cui i pugliesi avrebbero dovuto dare il tutto per tutto, dimostrando dunque che, probabilmente, il team guidato da Maurizi, sia alla luce dei nuovissimi innesti (La Camera subito schierato titolare) che dell’ambientamento tattico ed atletico degli arrivi di gennaio, dimostra di avere in questo momento qualcosa in più, anche dal punto di vista tecnico, di coloro che sono all’inseguimento. Inoltre, non è sottovalutare il dato che ci vede, negli scontri diretti, in vantaggio con tutte le altre “pari grado”, e sappiamo che spesso i campionati si possono vincere o perdere per un solo punto.

Se invece vogliamo considerare l’altro lato della medaglia, dobbiamo constatare come ancora una volta, probabilmente, si è scelto di non rischiare oltre in una gara che, alla luce dei ciò che si è visto in campo, se affrontata con maggiore spregiudicatezza avrebbe potuto portare ad un risultato pieno, chiudendo quasi definitivamente il discorso salvezza. Ma dato che, come si sa, il calcio non è una scienza esatta e non esistono controprove, dobbiamo giocoforza constatare come ormai la strada tracciata appare quella attuale, che ad una ormai rodata solidità difensiva non riesce, almeno in maniera altrettanto efficace, a far corrispondere una equivalente propensione ad offendere: questo quadro, al di là di far storcere il muso agli amanti dell’estetica a tutti i costi, sta innegabilmente consentendo alla squadra di mantenere una posizione in linea con gli obiettivi prefissati, seppur non permetta quello “strappo” in graduatoria che solo le vittorie comportano, a maggior ragione in presenza di rendimenti non esaltanti delle altre, e che ci costringono a mantenere alto il livello di guardia.

Senza dimenticare, infine, che sono proprio le vittorie la miglior medicina per curare la disaffezione della gente: l’auspicio è che sia proprio contro un’altra pugliese, domenica prossima, l’occasione buona per dimostrare che la prestazione con il Trapani non sia stata casuale…

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REGGINA, PRIMO CROCEVIA

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Il gioco si fa duro: inizia un mese denso di impegni importanti e per certi versi decisivi, come potrebbe risultare la partita di domani in quel di Andria.

I motivi sono anche troppo chiari: i pugliesi sono una delle tre squadre che, in questo momento, occupano a pari punti la quart’ultima posizione, ossia il limite oltre il quale si sarà costretti ad affrontare una “sgradita” coda di campionato, oltre che ovviamente pericolosa. Ottenere un risultato positivo risulta oltremodo indispensabile: una vittoria varrebbe tanto oro quanto pesa poiché creerebbe un divario di punti, a questo punto della stagione quasi incolmabile, ma anche un pareggio non sarebbe totalmente da disprezzare, seppur da valutare al netto dei risultati delle altre pericolanti.

In che condizioni affrontiamo questa partita? La sconfitta con il Trapani, come è noto, ha interrotto una serie positiva durata sei turni, ma ha avuto il “pregio” di mostrarci una squadra rinvigorita dal punto di vista del gioco, che nelle precedenti gare, per redditizie nel punteggio, era divenuto latitante, nonostante comunque buoni segnali dal punto di vista della compattezza e del sacrificio: ci si augura che, al di là dello stop subito, possa essere proprio quella prestazione a fornire la giusta dose di motivazioni, che comunque già la gara in se stessa dovrebbe offrire da sola, unita alla consapevolezza di poter approcciare la sfida per ottenere il massimo nei confronti di un’avversaria oggettivamente inferiore, dal punto di vista tecnico, ai siciliani, e dunque alla portata degli amaranto.

Per contro la Fidelis, alle prese, oltre che alle difficoltà di classifica, anche con problematiche di tipo societario che già sono costate in termini di penalizzazione di punti, viene da un inaspettato quanto fondamentale successo esterno in quel di Pagani, che ha certamente rilanciato le ambizioni di salvezza, nonché certamente costituito un toccasana dal punto di vista motivazionale; il rendimento interno resta tuttavia deficitario, con due soli successi ottenuti tra le mura amiche, di cui l’ultimo ottenuto nell’ultima gara del 2017.

C’è ovviamente grande curiosità nel vedere quale sarà lo svolgimento della contesa: se è vero che la Reggina ha mostrato evidenti difficoltà di fonte a squadre che badavano soprattutto a non prenderle, tant’è che la buona prova offerta domenica scorsa è da addebitarsi anche agli spazi concessi dal Trapani, ci si immagina che, da questo punto di vista, le condizioni tattiche potrebbero essere favorevoli ai ragazzotti di Maurizi, visto che verosimilmente i padroni di casa dovranno cercare di fare la partita, non avendo alternative alla vittoria. Ci vorrà la solita attenzione difensiva che ha consentito, bene o male, di subire poco nel 2018, sperando che il tecnico sia riuscito, in settimana, ad individuare (e risolvere) le cause degli “imbarazzi” patiti sei giorni fa sulle palle da fermo, nonché riuscire a proporre quantomeno la stessa mole di occasioni ammirate al Granillo, sperando magari in una maggiore precisione nelle conclusioni e rete, e magari trovare un portiere non in vena di miracoli e qualche abbaglio in meno dalla terna arbitrale…

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REGGINA, IL CALCIO ED IL PARADOSSO

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Bentornato bel gioco: la Reggina esce battuta dalla gara interna con il Trapani, fermando a sei i turni di imbattibilità e rimediando la prima sconfitta in questo 2018, al termine però di una gara molto bella ed intensa in cui entrambe la squadre hanno onorato l’impegno.

Nonostante lo schieramento iniziale, ampiamente previsto, lasci pensare ad il solito atteggiamento attendista, veniamo immediatamente smentiti dopo pochi minuti: se infatti a Cosenza abbiamo dovuto attendere oltre 60 minuti per assistere ad una azione manovrata, che tra l’altro ci ha fruttato il gol, ieri sono bastati pochi minuti affinché una splendida combinazione Bianchimano-Tulissi consentisse a quest’ultimo di procurarsi un sacrosanto rigore, il secondo della stagione, poi trasformato con freddezza dal centravanti ex Milan. Il Trapani ovviamente non poteva starci, e dopo soli cinque minuti riusciva a pervenire al pareggio sugli sviluppi di un corner, e rendendo il prosieguo della gara tanto incerto quanto spettacolare, con continui capovolgimenti di fronte e tante occasioni, alcune delle quali, di marca reggina, miracolosamente sventate dall’estremo siciliano che decideva di fare il fenomeno proprio al Granillo.

La ripresa, visto anche il campo pesante, offriva qualche spunto in meno nonostante comunque entrambe le compagini continuassero a non risparmiarsi, ma occorreva una svista di arbitro e guardalinee che, concedendo un angolo visibilmente inesistente anche ad occhio nudo, permetteva ai granata di trovare il vantaggio e la vittoria finale, certamente non rubata ma sicuramente immeritata per gli uomini di Maurizi.

È oltremodo bizzarro constatare come, dopo tante prestazioni non certo brillanti ma che hanno portato importanti punti in cascina, la sconfitta arrivi dopo una delle migliori prestazioni dell’anno. Certo, va considerata la forza dell’avversario, certamente di caratura importante ed almeno alla pari delle squadre che competono per il salto di categoria immediato, cionondimeno fa rabbia non racimolare neanche un punto in una gara che, oggettivamente, è risultata aperta a qualsiasi risultato, e dalla quale un esito per noi vincente non avrebbe scandalizzato nessuno.

Non sappiamo se sia stato il dover affrontare una squadra importante, o l’atteggiamento avversario che, a differenza delle precedenti avversarie viste al Granillo, concedeva ampi spazi, o comunque il miglioramento della forma fisica dei nuovi arrivi e, conseguentemente, l’affiatamento del gruppo, ma sta di fatto che per larghi tratti della partita abbiamo riammirato quella squadra già vista ad inizio anno in quanto ad intensità, trame di gioco ed efficacia anche offensiva, che solo per la bravura del portiere trapanese non ha prodotto più di una rete. E la sconfitta non può certo addebitarsi alla teoria della “coperta corta”, visto che le reti avversarie non sono giunte un atteggiamento troppo spregiudicato, ma in seguito a situazioni di palla ferma, e dunque indipendenti dal tipo di schieramento in campo.

È chiaro che, come si suol dire, non basta una singola rondine a far primavera, dunque ci si augura che la squadra riesca a mantenere lo stesso spirito per le prossime uscite, anche quando ci troveremo al cospetto di squadre che concederanno molte meno opportunità. A cominciare dal prossimo, decisivo scontro.

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Intervista a RegginaLife

Oggi il sito superscommesse.it ha pubblicato un’intervista fatta al fondatore di RegginaLife Roberto Marcianò:

Come nasce il forum Regginalife?
La nostra community nasce nel lontano 1999 e vive in vari siti fino al 2011, quando ho deciso di fondare RegginaLife.

Come nasce invece la sua passione per il calcio?
La mia passione per il calcio nasce da piccolo, seguivo le partite alla radio e collezionavo le figurine Panini.

Regginalife è un punto di riferimento del tifo amaranto. Quanti tifosi sono iscritti al forum?
Attualmente ci sono 1326 iscritti.

Ci presenti il suo staff. Come e da chi è gestito il portale?
Il nostro staff è composto da utenti che frequentano il forum da tanto tempo e che per amore per la community e per pura passione mi aiutano nella gestione del forum. È composto da sei moderatori, una persona che si occupa della pagina Facebook e del canale YouTube ed un’altra che si occupa di scrivere editoriali sulla Reggina.

Parliamo ora della Reggina. Cosa serve alla squadra per raggiungere i play-off?
La squadra di quest’anno è una squadra molto giovane fatta con l’obiettivo di raggiungere una tranquilla salvezza.
Per i prossimi anni, serve probabilmente una programmazione che ci permetta, nel giro di qualche anno, di tornare in serie B.

Se fosse lei l’allenatore chi sono gli 11 che schiererebbe in campo contro il Trapani?
Questa settimana dobbiamo fare a meno di Ferrani, fuori per squalifica, e di fortunato che è uscito acciaccato dall’ultima partita.
Quindi i miei 11 sarebbero: Cucchietti, Laezza, Di Filippo, Pasqualoni, Hadziosmanovic, Castiglia, Provenzano, Armeno, Tulissi, Samb, Bianchimano.

Concludiamo l’intervista con un pronostico sulla Serie A. Chi vincerà il big match Roma – Milan?
Secondo me la Roma.

 

L’articolo integrale non troverete su: https://www.superscommesse.it/notizie/regginalife__il_forum_del_tifo_amaranto-11205.html

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REGGINA, CONTINUITA’

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Un passo alla volta: la Reggina si prepara a ricevere, tra le mura amiche, un Trapani attualmente terza forza del campionato in solitudine, con l’obiettivo di mantenere l’abbrivio favorevole che la vede ancora imbattuta nel 2018.

I siciliani rappresentano certamente una compagine solidissima, ben assortita e con alcune individualità di spicco per la categoria, tanto da farla risultare come secondo miglior attacco (oltre il doppio dei gol fatti rispetto ai nostri) e seconda miglior difesa del girone, ed anche se probabilmente hanno dovuto riporre nel cassetto i sogni di gloria relativi alla promozione diretta, visto l’enorme svantaggio rispetto alla capolista Lecce, e che era obiettivo dichiarato ad inizio stagione, cercheranno fino alla fine di contendere al Catania la piazza d’onore della griglia play off.

Guardando in casa nostra, affronteremo i granata con qualche defezione di troppo. Come curiosamente successe anche all’andata quando, con il solo Sparacello disponibile in attacco, rimediammo uno 0-3 senza appelli di sorta. In compenso, domenica le assenze saranno distribuite più “equamente” tra difesa e centrocampo, con la nota positiva di questo inizio di girone di ritorno Ferrani appiedato dal giudice sportivo, nonché gli acciaccati Fortunato e Giuffrida, che comunque dovrebbero essere degnamente sostituiti; nondimeno, l’undici iniziale vedrà il ritorno in pianta stabile di Roberto Marino divenuto ormai, per la sua incredibile dinamicità e capacità di attrarre infiniti palloni in mezzo al campo,  un elemento imprescindibile per Maurizi e per i compagni.

Ci aspettiamo, senza possibilità alcuna di sorprese, di rivedere lo schieramento “abbottonato” di questo nuovo corso di stagione, a maggior ragione considerata la forza dell’avversario. Non sappiamo se e per quanto tempo l’attuale atteggiamento tattico continuerà a produrre i suoi frutti, seppur “di piccola taglia” come avvenuto per le ultime quattro uscite: seppur un risultato positivo, qualunque esso sia, allungherebbe la serie utile, dando quella continuità di rendimento indispensabile in termini di classifica e di morale, ci chiediamo comunque fino a quando sarà possibile coniugare una solidità difensiva inversamente proporzionale alla produttività offensiva, e quante altre volte capiterà, dovessimo andare sotto come a Cosenza o a Matera, di riuscire a raddrizzare il punteggio mantenendo un’assoluta esiguità di conclusioni a rete. Ovviamente ci auguriamo che diventi una piacevole abitudine, ma un “aiuto” non guasterebbe…

Capitolo Tulissi: raramente in questa rubrica ci siamo permessi di muovere appunti sia di natura tattica che di scelta degli uomini da schierare, lasciandone l’onere ai “veri” addetti ai lavori; risulta però estremamente evidente, anche ad occhi profani, come l’attuale schieramento vada a penalizzare forse l’unico elemento nella rosa, a maggior ragione dopo le partenze di De Francesco e Porcino, in grado di “disturbare” le difese avversarie e dare quel quid di imprevedibilità che non rientra nelle corde degli altri compagni di reparto, cosa che evidentemente non può avvenire se l’ex atalantino viene utilizzato con il contagocce o, come lunedì scorso, snaturato da seconda punta in un 5-3-2. Sta ovviamente al tecnico trovare le migliori soluzioni affinché gli elementi più tecnici, ed aggiungiamo Provenzano e lo stesso Samb, possano coesistere senza minare la ritrovata compattezza che, senza dubbio, ha consentito alla squadra di uscire fuori dalle paludi delle zone basse della classifica. Tempo ed occasioni non mancheranno.

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REGGINA, DIREZIONE OSTINATA

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Ancora indenni: la Reggina nel posticipo serale in diretta tv riesce ad impattare al S. Vito recuperando un gol di svantaggio, portando a quattro i pareggi consecutivi ed a sei le giornate di imbattibilità.

Che il canovaccio della gara non si sarebbe discostato da quello delle ultime uscite lo si è capito fin dalle primissime battute, con la squadra chiusa a riccio a difesa dello 0-0, atteggiamento tutto sommato prevedibile alla luce del fatto che si affrontava una compagine molto ostica ed in buona salute, visto che, come ricordato alla vigilia della partita, è imbattuta da 11 turni, nonché tutto sommato efficace visto che, tra il terreno di gioco pessimo (non è solo il Granillo ad avere problemi) e la tattica oltremodo rinunciataria, i padroni di casa, salvo in un paio di circostanze nei primi minuti, non riescono a rendersi pericolosi. La pressione rossoblù tuttavia crea le condizioni affinché, poco prima dell’intervallo, l’arbitro determini la concessione di un penalty, che definire generoso appare eufemistico, per un contatto venialissimo su Perez, e sulla cui trasformazione a fil di palo Cucchietti stavolta non può compiere l’ennesimo miracolo.

La ripresa, pur non presentando novità dal punto di vista tattico, ci propone un Cosenza forse pago del vantaggio e troppo sicuro dei propri mezzi, tanto da concedere, così come avvenuto qualche settimana fa in un altro campo difficile come Matera, campo agli amaranto, che tuttavia per oltre un quarto d’ora non riescono a portare pericoli all’avversario; accade poi che alla prima azione manovrata la Reggina pareggi grazie ad una conclusione al volo, di pregevolissima fattura, del giovane Hadziosmanovic, che un attimo prima stava per essere sostituito per consentire quello che presumibilmente sarebbe stato una cambio tattico di schieramento; da lì in poi, se si esclude una traversa da distanza ravvicinata dei padroni di casa, non succede praticamente più nulla.

Avevamo scritto che un risultato positivo sarebbe potuto divenire una scintilla utile a riaccendere un minimo di passione in un ambiente cittadino quanto mai rassegnato, ed anche se non è arrivata la vittoria, il punto conquistato fa certamente morale, oltre che muovere la classifica ed allungare di un’altra preziosa lunghezza, complici i risultati del week end, il distacco dalla zona pericolo. Per chi si aspettava un atteggiamento più propositivo rispetto alle ultime prestazioni, certamente non poteva essere questa la partita utile, ma l’impressione è che ormai, a prescindere dal luogo o dall’avversario, la via “oltranzista” tracciata resterà tale fino a fine stagione, con la squadra propensa innanzitutto a mantenere la propria rete inviolata, sperando che qualcuno in avanti peschi un jolly vincente. È chiaro che si tratta di un tipo di condotta che, se fino ad oggi bene o male ha portato i suoi frutti (in tal senso l’acquisto di Ferrani appare al momento il più azzeccato di tutto il mercato invernale), è comunque pericolosa di fronte ad avversari più performanti dal punto di vista offensivo; né si può pensare, soprattutto nelle prossime gare casalinghe, di non dover comunque rischiare qualcosa in più per ottenere tre punti quando le circostanze potrebbero apparire favorevoli, magari con l’inserimento di un uomo tra le linee a supporto delle punte che, in questo 5-3-2, appaiono un po’ abbandonate al loro destino: non sempre capiterà di avere il 100% di percentuale realizzativa, andrà creata qualche occasione in più.

Chiudiamo con una nota finalmente positiva, visto il buon numero di tifosi accorsi al seguito della  squadra nonostante il giorno e l’ora non fossero favorevolissimi, e sperando che ciò possa costituire un primo segnale di “disgelo” tra la Reggina ed il suo pubblico, e soprattutto avere un seguito in occasione del prossimo turno casalingo estremamente ostico, visto che ci vedrà affrontare la terza forza del campionato.

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REGGINA, COGLIERE L’ATTIMO

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – E’ tempo di derby: la Reggina si appresta ad affrontare, nel monday night, l’ultimo scontro tra corregionali previsto dal calendario, che si terrà nella tana del lupo (o meglio, dei lupi).

L’ultimo precedente, ossia l’andata al Reggio, vide i rossoblù corsari riuscire a violare il Granillo, ed a conquistare la prima vittoria in campionato dopo un inizio stentato, che portò al cambio in panchina con Braglia ingaggiato qualche giorno prima del match. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, mutando le condizioni di entrambe le squadre, ricondotte verso condizioni più consone ai rispettivi obiettivi stagionali: mentre gli amaranto, superata la crisi, di natura soprattutto ambientale, sono attualmente attestati in zona tranquilla, seppur non tranquillissima, la squadra bruzia ha tenuto un percorso, per certi versi, entusiasmante, inanellando una serie di risultati che le hanno consentito di raggiungere il quinto posto, perdendo solo tre gare nell’intervallo tra l’andata ed il prossimo ritorno, di cui l’ultima proprio in un altro derby, quello con il Catanzaro, vale a dire ben 11 turni fa. Il 2018, invece è stato speculare a quello della Reggina, con 6 punti in 4 gare e tre pareggi consecutivi nelle ultime tre.

Appare anche inutile spiegare quale sia l’importanza della gara, in particolare per le rispettive tifoserie, e quanti risvolti siano legati agli scontri tra le due squadre, che spesso sono andate di pari passo nell’inseguire i medesimi obiettivi: si cominciò con il cosiddetto “amaro Camozzi”, quando grazie ad un gol del centrocampista amaranto violammo, nel 1965, il San Vito per la prima volta, ottenendo a fine anno la prima storica promozione in B proprio a danno dei silani, per proseguire poi a cavallo tra gli anni 80 e 90, quando molte altre volte il risultato della gara si rivelò decisivo per le sorti della stagione e, fortunatamente, spesso a nostro vantaggio.

Il pronostico, stavolta, ci vede oggettivamente sfavoriti, ma non ci costa nulla affidarci ai luoghi comuni che, nei derby, vogliono che il risultato sia molto più in bilico rispetto ad una gara “normale”, come in effetti successe all’andata quando il Cosenza era in piena crisi tecnica e di risultati. Vedremo se, oltre alla cabala, la versione riveduta e “coperta” degli undici di Maurizi riuscirà a contenere anche l’attacco rossoblù, che certamente, con tutto il rispetto per le ultime avversarie affrontate, costituisce un banco di prova molto più ostico e probante, così come siamo curiosi di scoprire il comportamento della squadra nel momento in cui, come si prevede, non sarà certo costretta a fare la partita, agendo conseguentemente di rimessa.

Noi tutti speriamo, inoltre, che il tecnico ed i ragazzi si rendano conto che si troveranno davanti un occasione più unica che rara per cercare di riconciliarsi con un ambiente apparso domenica scorsa oltremodo ostile e prevenuto, oltre che ovviamente dare fiato alla classifica, uscendo magari indenni da un campo difficile e che, con l’approssimarsi delle partite decisive per determinare la griglia play off, difficilmente regalerà qualcosa alle contendenti che arriveranno dopo di noi.

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AMARCORD REGGINA, QUANDO LA PASSIONE TRAVALICA IL TEMPO E LO SPAZIO

Di Valerio Romito (RegginaLife.com) – Non ho mai conosciuto mio nonno, scomparso prematuramente qualche anno prima che io nascessi; tuttavia, la morte non gli ha impedito di essere comunque una presenza costante nella mia vita sin da bambino, affascinato dagli sguardi delle innumerevoli foto in bianco e nero sparse tra le mensole di casa di nonna, in cui io e mio fratello trascorrevamo gran parte delle giornate, ma soprattutto dai racconti di vita quotidiana impregnati di aneddoti curiosi, sorprendenti, affascinanti, gran parte dei quali riguardavano la grande, viscerale, quasi infantile passione del nonno per la sua squadra: la Reggina.

Un sentimento così intenso e connaturato da riuscire a condizionare la vita, le abitudini, gli umori di un intero nucleo familiare. Era la Reggio dell’immediato dopoguerra, povera e semidistrutta ma con grande voglia di ripartire, la Reggio del rione ferrovieri e pescatori, in cui gli svaghi erano pochi, semplici e concentrati nei fine settimana, caratterizzati dalle “vasche” sul corso Garibaldi per il resto della famiglia e ovviamente, dall’andare “o campu” per gli uomini: era un calcio primordiale e genuino, giocato su campi polverosi circondati da tribunette di legno a pochi centimetri dalle linee laterali; era la Reggina di Dolfin e Oronzo Pugliese, di Bercarich e di Bumbaca, che si barcamenava tra serie C e IV serie, senza TV né radio, c’era solo il campo e la partita. Ed era proprio il risultato della partita a condizionare le sorti di quel che restava di quelle domeniche pomeriggio, che sarebbero proseguite con un cinema ed una passeggiata condite da vermut e paste secche in caso di vittoria, o chiusi in casa in un clima da convento di clausura, intervallato qua e là da fragorose quanto improvvise malanove, nella malaugurata ipotesi di sconfitta (sul pareggio influivano le circostanze estemporanee). Per non parlare poi degli aspetti folkloristici, di ombrelli rotti in testa a qualcuno (o sulla propria) in tribuna, dove la promiscuità tra tifoserie avversarie costituiva una assoluta normalità, soprattutto in occasione di derby.

E quel risultato della domenica, così influente e decisivo, sarebbe entrato per sempre nella vita di mia nonna che, anche da vedova e pur non avendo mai messo piede in un campo di calcio fino alla sua morte, avvenuta alla soglia dei novant’anni, avrebbe caratterizzato i miei dopopartita con un immancabile (ed implacabile) “chi fici a Reggina?”

Se poi aggiungiamo la componente cromosomica paterna, altrettanto passionale ed intensa anche se iniziata qualche decennio successivo, nonché la circostanza di essere nato e cresciuto a pochi metri dal “Comunale”, si può capire che il patrimonio genetico non poteva riservarmi altro se non infettarmi con questa “malattia”, per la quale, nonostante tutti i momenti di sconforto che, soprattutto ultimamente, provvedono a rovinare, come da tradizione, stavolta i miei di fine settimana e quelli della mia famiglia, avrò comunque sempre gratitudine per loro.

Per la mia generazione la Reggina non può rappresentare semplicemente una squadra di calcio: è storia, è famiglia, è campanile, è vita vissuta; non è razionale ma piuttosto un ossimoro, un sogno ed un incubo, una piacere che disturba, un amore che ti tradisce ma che tu non lascerai mai. Con la Reggina abbiamo vissuto due differenti storie. Una è quella raccontata, di solito con un trasporto ed una dovizia di particolari tale dal renderti partecipe a tal punto da sembrare di averla vissuta: chi di noi non ha mai sentito delle scivolate sulla pozzanghera, che a seconda dei casi variano da 3 a 30, di Persico in Reggina Modena? Chi di noi non ha almeno un parente, un lontano cugino o anche un conoscente che sia andato a Lecco, facendo sorgere un legittimo interrogativo sulla reale capienza dello stadio lariano, che in base alla quantità delle testimonianze sarebbe dovuto essere quantomeno una succursale di San Siro? E che dire sul gossip (allora si sarebbe detto “murmura”) relativo alla vita mondana del giovane Causio, tanto talentuoso quanto esuberante nei confronti di qualche donzella locale, il che avrebbe, pare, generato incontri ravvicinati del terzo tipo col potenziale cornuto di turno, pronto a mettere a rischio la carriera del futuro campione del mondo per salvare l’onore?

L’altra storia è quella vissuta in prima persona, tra Grumo Nevano e lo stadio Olimpico. Ma ne parleremo un’altra volta…

 

(“Tratto da #lastoriasiamonoi di Reggina Social Club” https://facebook.com/story.php?story_fbid=143016449706024&substory_index=0&id=117068682300801)

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REGGINA, IL CORAGGIO DI OSARE

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Deja vu: la Reggina chiude il mini ciclo del doppio turno casalingo conseguendo l’identico punteggio a reti bianche già visto nella gara con il Fondi, da cui però ci si aspettava certamente qualcosa in più.

La partita, se possibile, è stata ancora meno “spettacolare” (eufemisticamente parlando) rispetto a sette giorni fa: vero è che i pugliesi, classifica alla mano, costituivano sulla carta un impegno più probante dei laziali, ma mentre con il Fondi, pur non brillando dal punto di vista offensivo, si erano avute almeno un paio di possibilità concrete per passare in vantaggio, ieri entrambi i portieri hanno vissuto un pomeriggio di assoluta tranquillità, intervallata solo dalle rimesse da fondo campo, e l’ingresso, forse tardivo, di Tulissi nella seconda parte della ripresa, pur ravvivando le trame offensive amaranto, non ha comunque prodotto alcuna conclusione nello specchio.

Un dato positivo esiste ed è innegabile: la squadra non perde da un mese e mezzo, subendo solo una rete in cinque incontri, ed i nove punti conquistati dalla disfatta col Rende in poi hanno consentito agli amaranto di restare in una zona di classifica relativamente tranquilla; per contro, i gol realizzati nello stesso periodo sono stati soltanto tre, di cui uno su rigore, mentre per trovare una realizzazione casalinga su azione dobbiamo tornare al successo su Catania di fine ottobre. Ma se è altrettanto incontestabile che il rendimento dopo il giro di boa è assolutamente identico, nei numeri, a quello delle prime sei gare di andata, non possiamo ignorare il fatto che allora 4 gare furono disputate in trasferta e solo due in casa, cioè l’opposto di adesso, e che oggettivamente i due avversari visti al Granillo sono apparsi tutt’altro che trascendentali, il che, agli occhi di molti, rende il bottino di due punti piuttosto misero.

Siamo d’accordo con Maurizi quando afferma che non sono importanti i moduli quanto l’atteggiamento: è chiara però la sensazione che stavolta sia proprio il modulo a condizionare l’atteggiamento. Non v’è dubbio che spesso una buona difesa diventa più determinante di un buon attacco, soprattutto ragionando a lungo termine, cioè in ottica campionato e non singola partita, ma ci permettiamo di aggiungere che, a nostro modesto parere, le partite vanno interpretate volta per volta, se non anche in corso di svolgimento: non abbiamo certo la controprova, che nel calcio non esiste, tuttavia siamo portati a pensare che di fronte ad avversari così remissivi, e soprattutto alla portata, si sarebbe potuto osare di più, anche tramite l’utilizzo, con maggior minutaggio, di alcune pedine. Detto questo siamo anche convinti che da qui in poi non si possa che migliorare, grazie anche all’apporto dei nuovi elementi una volta che il processo di integrazione verrà completato.

Chiudiamo con la solita nota dolente: abbiamo capito, a proposito di presenze allo stadio, che gli appelli servono a poco e che si dovrà andare avanti con le proprie forze, così come giustifichiamo la delusione rispetto a prestazione non certamente superlative, però riteniamo inammissibile che la squadra di casa venga fischiata dai propri tifosi dopo venti minuti di gioco, oltretutto sullo 0-0, non sta né in cielo né in terra. Senza il giusto grado di maturità, il futuro rischia di tingersi a tinte fosche, e non sarà solo colpa degli altri…

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REGGINA, RIACCENDERE LA FIAMMA

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Centottantanove: vogliamo cominciare dando i numeri (non nel senso di essere impazziti, o quantomeno non più del solito…), e nel farlo ci riferiamo al numero di paganti per la scorsa sfida casalinga contro il Fondi, in modo da rendere l’idea, ove ce ne fosse bisogno, del grado di affezione che, in questo momento, la città nutre nei confronti della sua squadra.

E dire che si veniva da un periodo certamente positivo in termini di risultati, senza contare che si giocava di domenica in orario assolutamente “canonico”, quasi nostalgico se pensiamo a quando tutte le gare si disputavano alle 14:30. Se poi aggiungiamo la potenziale curiosità nel vedere all’opera i tanti nuovi volti che ci ha riservato il mercato invernale, non ci sembrava fosse un’utopia pensare di ottenere un miglioramento in termini di presenze. Ma evidentemente sbagliavamo.

Tante e variegate possono essere le cause di questo progressivo abbandono, che vanno da quelle di carattere generale e riguardano, in termini di presenze allo stadio l’intero mondo calcio a tutti i livelli (come a dire che se Atene piange, Sparta non ride di certo) e le molte altre, di tipo molto più specifico e “locale” di cui abbiamo già parlato molte volte ma sulle quali non vogliamo tornare, convinti più che mai che la scelta di seguire o meno la propria squadra del cuore debba restare libera e personale, anche quando può apparire, ed in certi casi l’impressione è quasi netta, strumentale e molto poco costruttiva.  Non per questo, però, non possiamo non rammaricarci di questo stato di cose, perché comunque la si pensi, assistere ad una partita di calcio in un contesto tristemente agnostico, senza tifo organizzato, è oggettivamente qualcosa profondamente in antitesi con il senso di questo sport e, concedetecelo, con la storia della Reggina.

Permetteteci però una semplice analisi di carattere storico: quelle formazioni del passato, più o meno recente, entrate per sempre nel cuore dei tifosi per i formidabili risultati ottenuti, erano il frutto di molte annate precedenti non altrettanto memorabili sotto ogni punto di vista, ed alzi la mano chi può affermare che, all’inizio di quelle mitiche stagioni, ci fosse qualcuno pronto a scommettere, per investimenti fatti ed ambizioni dichiarate, che avremmo conseguito quelle soddisfazioni a cui ancora oggi guardiamo con nostalgia. Però l’impossibile diventò invece possibile, poiché che scendeva in campo avvertiva dietro di sé il sostegno di un intero popolo, godendo di un’alchimia quasi magica: esattamente il contrario di ciò che accade oggi.

È innegabile che il tifoso, nella sua passione irrazionale, ha il diritto, anzi quasi il dovere di sognare il meglio per la propria squadra del cuore, così come però è altrettanto certo che condizionare in toto il proprio sostegno unicamente ai risultati conseguiti o conseguibili ci appare francamente riduttivo, se non addirittura ipocrita. Noi riteniamo che ci si debba mettere in gioco tutti quanti se si vuole coltivare la speranza di rivivere tempi migliori e più consoni a quello che siamo stati. Altre piazze, con eguale blasone ma con maggiori possibilità economiche, hanno dovuto aspettare anche decenni per rivivere i fasti di un tempo. Senza voler assumere difese d’ufficio nei confronti di alcuno, gettare la croce unicamente su mancati investimenti in un quadro generale in cui, se non andiamo errati, soldi non ne circolano se non in alcune isole felici, appare quantomeno insensato e non può essere, a nostro parere, considerata una “colpa”.

Al di là di ogni altra considerazione, domenica si ritorna al Granillo, ad una settimana di distanza, per affrontare una Virtus Francavilla che, al di là dell’ottima posizione in classifica, non attraversa un buon momento di forma, ed è uscita probabilmente indebolita dal mercato di gennaio, che l’ha vista privarsi della sua punta di diamante offensiva, quel Saraniti che già all’andata, come in altre occasioni, ci aveva puntualmente punito. Appare quasi superfluo dire che il ritorno alla vittoria, già sfuggita contro il Fondi, non può essere più rinviato se si vuole mantenere una posizione “fuori pericolo”, ma soprattutto appare l’unica via per cercare di ridestare un minimo di interesse utile a riportare un po’ di gente allo stadio. L’auspicio è che Maurizi sia in grado di rinverdire quella propensione al gol che la squadra, nella nuova versione, sembra aver smarrito e di cui non può fare a meno, altrimenti renderebbe vana anche quella solidità difensiva già mostrata nell’ultimo mese.

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REGGINA, LA VIA DI MEZZO

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Al palo: la Reggina non riesce a superare un Fondi sceso in riva allo stretto con l’obiettivo (raggiunto) di non prenderle, ma mantiene l’imbattibilità nell’anno solare e nel girone di ritorno, ed anzi guadagna un punto sulla zona pericolo.

Già dai primi minuti si intravede quale sarà il canovaccio della contesa, con gli ospiti che, nonostante sulla carta schierino un modulo più offensivo del nostro, di fatto non si affacciano mai dalle parti di Cucchietti, che dopo alcune partite da assoluto protagonista può godersi una domenica di riposo, senza la necessità nemmeno di dover lavare i guantoni. La squadra, pur però avendo pieno controllo della gara, riusciranno solo al termine del primo tempo a rendersi pericolosi, oltretutto con la migliore occasione di tutta la gara, con Bianchimano che centra il palo con un sinistro morbido, e con la palla che beffardamente evita Sparacello lanciatosi a pochi centimetri dalla linea per tentare un tap-in. La ripresa vedrà altri tentativi, soprattutto con conclusioni dalla distanza, ma che evidentemente non saranno sufficienti a sbloccare il punteggio.

La partita ha lasciato in tutti la sensazione di poter essere alla portata degli amaranto, apparsi comunque superiori all’avversario, ma anche che il risultato di parità appare tutt’altro che scandaloso, viste le poche conclusioni complessive indirizzate verso la porta opposta; se a questo aggiungiamo la condotta arbitrale sul clamoroso fallo da rigore subito nella ripresa, che serve a ricordare ai più distratti il motivo per cui abbiamo dovuto attendere 22 partite per ottenere una massima punizione, ed un recupero surreale di soli due minuti che, a fronte di un regolamento che tra sostituzioni ed infortuni avrebbe dovuto prevederne almeno 5, ecco che la conclusione a reti bianche assume i crismi dell’ovvietà.

I segnali offerti dal campo, ove ve ne fosse bisogno, costituiscono un ulteriore conferma di ciò che potrà offrire la squadra da qui a fine campionato: certamente traspare, oltre che una ormai ritrovata ed acclarata unità di intenti, una maggiore solidità difensiva (un solo gol subito in quattro gare dopo l’”emorragia” di dicembre); dato però che spesso nel calcio la coperta si rivela essere corta, è altrettanto chiaro che occorrerà maggiore concretezza sotto porta, in virtù di una minor propensione offensiva determinata da un gioco che alla manovra preferisce le verticalizzazioni e che, giocoforza, porta a centellinare le occasioni da rete, soprattutto ogni volta che avremo di fronte difese ben coperte e dunque spazi intasati. Certo, l’ideale sarebbe cercare di equilibrare maggiormente le due fasi, senza per forza dover sacrificare un atteggiamento a discapito dell’altro:  al riguardo, pur nel rispetto delle scelte dell’allenatore ed ignorandone i motivi che solo lui può sapere, ha lasciato tutti un po’ perplessi la scelta di privarsi per tutta la gara di un elemento, forse l’unico in organico, che è in grado di saltare l’uomo e creare superiorità. Per contro, invece, il nuovo innesto Samb ha destato una buona impressione generale, che speriamo trovi una successiva conferma, magari in nuovi banchi di prova più attendibili che prevedano un maggiore minutaggio.

Ed il futuro, al riguardo, prevede un nuovo appuntamento casalingo, con l’augurio che una settimana in più possa servire ad ottimizzare l’inserimento degli altri nuovi arrivi, soprattutto nel reparto avanzato, in modo da raggiungere una sorta di compromesso tattico che affianchi, alla compattezza difendente, soluzioni offensive alternative, se non supplementari, anche in corso d’opera.

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REGGINA, AAA CONFERME CERCASI

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Fine della giostra: è finalmente terminato il mercato invernale, e con esso l’opera di trasformazione strutturale della squadra, la cui portata, soprattutto numerica, non ha eguali nella storia amaranto.

Di solito si usa definire tale sessione di calciomercato come “di riparazione”: da noi si è andati oltre, ma le modalità, come scritto nelle scorse settimane, non hanno sorpreso nessuno, poiché alla luce dei fatti di novembre e dicembre, e della scelta societaria riguardo la fiducia accordata, anzi rinforzata nei confronti della gestione tecnica, tale soluzione, benché rischiosa, appariva l’unica possibile per ripristinare la giusta rotta. L’organico, di fatto rivoltato per oltre un terzo, ha visto partire diversi tra coloro che per tutto il girone di andata hanno rappresentato punti fermi della cosiddetta formazione tipo, tra i quali capitano e vice capitano. Al riguardo ribadiamo, ancora una volta, l’impossibilità di esprimere un giudizio sulla scelta fatta, non avendo contezza di ciò che è accaduto tra le mura dello spogliatoio, né nelle stanze dei bottoni, rimettendoci unicamente al responso che scaturirà dal prosieguo del campionato.

Nel frattempo però qualche indicazione l’abbiamo già ricevuta, avendo goduto di una mini-serie positiva proprio in piena fase di transizione, quando però era già chiaro a tutti, calciatori compresi, quale era la il percorso intrapreso, ed abbiamo già avuto modo di evidenziare come, accanto alla trasformazione tecnico tattica della squadra, tra nuovo modulo e caratteristiche da scoprire, si è rivisto l’animus pugnandi clamorosamente scomparso durante la crisi: se sarà stato fuoco di paglia o meno non ci vorrà molto per scoprirlo, ed in tal senso il calendario ci offre, da subito, una possibilità abbastanza ghiotta, almeno sulla carta.

Ci attende infatti un doppio turno casalingo contro avversari decisamente alla nostra portata: di importanza quasi vitale appare il primo, dato che il Fondi attualmente occupa l’ultimo posto destinato ai play out, per cui risulta oltremodo pleonastico evidenziare il valore di un successo che scaverebbe un solco decisamente rassicurante dalla zona pericolo. I laziali, durante la stagione, hanno stazionato pressoché stabilmente nei bassifondi, ed hanno per le seconda volta cambiato guida tecnica, curiosamente ad un girone esatto di distanza dalla prima, avvenuta proprio alla vigilia dello scontro di andata. Quella gara vide il primo successo esterno degli amaranto, al termine di una prestazione non brillantissima, impreziosita dalle parate di un Cucchietti che già faceva intravedere le sue grandi qualità, e da una perla di Marino subentrato pochi secondi prima.

In ultimo, ci verrebbe da riproporre il solito appello, accanto ad altri uditi in questi giorni, per un ritorno della tifoseria, in particolare quella organizzata, sulla cui disaffezione continuiamo a non capirne, tantomeno a condividerne, modalità e scopi, ma francamente, alla luce dei precedenti, c’è da essere poco ottimisti in tal senso. Ci si lasci semplicemente ricordare un concetto, banale quanto si vuole ma difficilmente contestabile: gli uomini passano, la Reggina resta. E noi vogliano che resti.

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REGGINA, I FATTORI ED IL PRODOTTO

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – La striscia continua: la “nuova” Reggina di Maurizi riesce ad impattare in quel di Matera, campo tra i più ostici ed inviolabili della categoria nonché storicamente indigesto per i nostri colori, replicando l’1-1 della gara di andata.

Ed oltre al risultato identico, altrettanto può dirsi dell’andamento delle due partite: se al Granillo, come ricordato prima della gara, furono i padroni di casa a disputare un primo tempo dominante meritando il vantaggio, salvo poi subire il ritorno dei lucani nella ripresa, ieri sono per l’appunto stati i materani a prendersi il campo nella prima frazione, anche se paradossalmente l’occasione migliore era capitata sulla testa dell’esordiente Ferrani (ottima la sua prova) che faceva letteralmente la barba al palo, mentre la squadra di casa riusciva a sfondare quasi casualmente in una mischia in area condita da diversi buchi difensivi.

La squadra di Auteri, che nel dopo partita risulterà come di consueto “simpaticissimo” e pronto a scaricare le responsabilità del mancato successo a destra e a manca, ha invece il grave torto di considerare, dopo il vantaggio, la pratica già chiusa, consentendo agli amaranto, seppur grazie a singole fiammate, di presentarsi un paio di volte davanti al portiere fino a quando, in un’azione da calcio d’angolo, Sparacello sfruttava con caparbietà una corta respinta dell’estremo lucano su una conclusione non irresistibile del neo capitano Castiglia, prendendosi finalmente (e meritatamente) la soddisfazione di sbloccarsi in campionato dopo tante gare di corsa e sacrificio. Da lì in poi la partita non offriva più nulla di significativo se non l’espulsione del tecnico siciliano per proteste.

Sette punti in tre partite, di cui due disputate in trasferte piuttosto proibitive, ottenuti in una condizione di cantiere aperto per via del mercato in corso, rappresentano indubbiamente un bottino prezioso ed inaspettato e mantengono la squadra in una situazione di classifica sufficientemente tranquilla, anche se non troppo. Si continua ad intravedere una ritrovata coesione in un gruppo che potrebbe ancora subire modifiche di qui al 31 gennaio, ma che pare stia definitivamente venendo fuori da quel cono d’ombra in cui era stata risucchiata, tant’è che paradossalmente, nel girone di ritorno, è riuscita a conquistare due punti in più rispetto ad un inizio di campionato in cui il clima generale era certamente più sereno.

Tecnicamente, la squadra vista all’opera ieri sera ha qualcosa in meno rispetto alla precedente versione, con elementi in mediana votati più alla rottura ed al pressing che alla costruzione della manovra e, complice anche il nuovo schema, abbiamo l’impressione che il tecnico di Colleferro dovrà rinunciare al quel “gioco di comando” così lungamente e tenacemente professato nei mesi scorsi, in funzione di una manovra fatta di rimessa e verticalizzazioni in fase offensiva, coadiuvata da una fase difensiva più coperta e, si spera, più efficace. Certamente si pagherà dazio dal punto di vista dello spettacolo, ma se il risultato di cambiare così tanti fattori sarà comunque il raggiungimento dell’obiettivo minimo stagionale, ci accontenteremmo di un prodotto magari meno appetitoso ma più sostanzioso ed efficace. Chi vivrà vedrà…

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REGGINA, CAMPIONATO 2.0

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – La rivoluzione continua: come avevamo pronosticato (ma non ci voleva Nostradamus) prosegue il restyling dell’organico, destinato a sessione conclusa a presentarci una squadra profondamente diversa da quella che ha affrontato, con alterne “fortune”, il girone di andata.

Alle partenze che hanno preceduto il ritorno in campo, se ne sono aggiunte altre piuttosto eccellenti: da quella annunciata dell’ormai ex capitano, passando per Di Filippo, fino ad arrivare a quella più inaspettata che ha riguardato Solerio. È innegabile che a differenza delle cessioni avvenute ad inizio mese, quelle di questi giorni hanno riguardato elementi che nell’attuale organico possedevano un cifra tecnica importante e che costituivano parte dell’asse portante dei “titolarissimi”; così come analogo ragionamento riguarda gli allontanamenti che, salvo sorprese, concluderanno ma metamorfosi, riferendoci a Porcino e Mezavilla.

Non siamo in grado di dire, ad oggi, se i sostituti, sia quelli già arrivati che quelli in procinto di chiudere, riusciranno, se non a migliorare, perlomeno a mantenere la qualità di un gruppo che, è bene ricordare, al netto della crisi di fine anno, presumibilmente dovuta a fattori extra tecnici, era riuscito a mantenere una classifica più che dignitosa ed in linea con gli obiettivi iniziali, e che anzi sarebbe potuta essere ben più ambiziosa in assenza di atteggiamenti che ci limitiamo a definire deprecabili, per non dire altro. Al di là dei “pedigree” dei nuovi innesti che possono voler dire tutto o niente, ci sentiamo di affermare, dopo aver assistito ad oltre metà stagione, che in un campionato come quello che stiamo disputando, tenendo fuori dalla mischia le oggettive favorite, il rendimento viene determinato in gran parte dall’agonismo, dalla compattezza e soprattutto dalla voglia di chi scende in campo, anche oltre la “raffinatezza” dei piedi di chi scende in campo. Oltretutto, a mò di esempio, ricordiamoci bene che lo stesso De Francesco arrivò da sconosciuto e, soprattutto, da svincolato…

Nell’attesa di un consuntivo sul mercato, per il quale dovremo necessariamente attendere qualche giorno, l’unico dato di fatto oggettivo è che ci accingiamo a disputare praticamente un nuovo campionato, con tutte le incognite del caso; nell’immediato, invece, ci aspetta la temibilissima trasferta di Matera, campo che non ci ha visto mai vittoriosi in passato, contro la compagine dei sassi certamente composta da elementi molto importanti della categoria, e che tra alti e bassi comunque staziona stabilmente nelle prime posizioni della graduatoria. All’andata, ricordiamo bene, disputammo forse il miglior primo tempo della stagione dal punto di vista del gioco e delle occasioni, la cui non concretizzazione permise ai Lucani di strappare un punto e di sfiorare più volte nel finale il colpo grosso. Ma era inizio stagione, i valori più livellati e, come detto, le squadre, soprattutto la nostra, profondamente diverse. Non possiamo che, a questo punto, confidare nell’entusiasmo dei nuovi e nella conferma dei punti fermi rimasti, affinché si mantenga l’inerzia di questo inizio anno.

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REGGINA, LE BUONE TRADIZIONI

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Continuità: la Reggina comincia l’anno solare nel migliore dei modi, batte una diretta concorrente e conquista la seconda vittoria consecutiva dopo Catanzaro, prima volta quest’anno e nel momento più inatteso, tornando al successo interno dopo quello di Catania avvenuto oltre due mesi e mezzo fa.

Aggrappandoci alla cabala, ogni tanto favorevole dato che ci vede quasi sempre vittoriosi al primo impegno del nuovo anno, vittoria doveva essere e vittoria è stata dopo una gara abbastanza intensa e nervosa, come è normale che sia tra due compagini pericolanti. Maurizi, come previsto, si presenta con il “nuovo” modulo già impiegato al Ceravolo, ed ormai implacabile marchio di fabbrica, dalle nostre parti, negli ultimi decenni, in cui sembra quasi che per chiunque cerchi di sfuggirvi, alla fine si ripropone come i broccoli alla sera; oltre al modulo, era facile prevedere l’innesto immediato di tanti volti nuovi, ma dei tre esordienti in maglia amaranto uno è arrivato…a luglio, quell’Auriletto visto solo in coppa, ove in realtà non aveva demeritato e che non demerita nemmeno alla sua prima in campionato, al pari di Hadziosmanovic ed Armeno a rivoluzionare le fasce.

La partita appare subito in salita, frutto di un atteggiamento più intraprendente e convinto della Paganese che, approfittando di uno schieramento iniziale un po’ sfilacciato, nonostante il modulo più “coperto”, trova prima una traversa su una buona combinazione da fermo, e si vede poi assegnare un penalty piuttosto generoso per un mani (attaccate al corpo) di Sparacello: il trentottenne Scarpa, desideroso di vendicare lo sgarbo dell’andata di un ragazzino con la metà dei suoi anni, riesce invece nell’impresa di sbagliare due rigori contro la stessa squadra e lo stesso portiere, il cui nome siamo certi ricorderà a lungo. Da lì in poi la partita cambia decisamente, e sono gli amaranto a rendersi pericolosi già nel finale di primo tempo e per tutta la ripresa, e solo un grade Gomis evita più volte la capitolazione ai campani, in collaborazione dell’arbitro che nega l’ennesimo rigore solare, stavolta su Bianchimano atterrato dall’estremo avversario che non tocca il pallone, salvo poi fischiarne uno altrettanto dubbio su Tulissi, probabilmente anticipato sulla palla dal difensore, e permettendo al capitano di trasformare il primo rigore finalmente concesso dopo ben 22 giornate di campionato, realizzazione che si rivelerà decisiva per il risultato finale, certamente meritato alla luce delle tante occasioni avute, e con la giusta dose di buona sorte che giocoforza condiziona l’esito di due tiri opposti dagli 11 metri, coadiuvata però dall’ulteriore “merito” che un fenomenale pararigori lo abbiamo noi e non loro…

Siamo ancora lontani dal rivedere il bel gioco che ha caratterizzato la squadra nei primi mesi della stagione, e probabilmente con il nuovo modulo sarà difficile assistere a partite spettacolari; quello che però sembra ritrovato è lo spirito battagliero, già intravisto a Catanzaro, nonché una squadra nuovamente coesa e determinata: se sia merito delle “epurazioni” in corso non è dato saperlo né ci interessa granché, la sola cosa che adesso auspichiamo è che i calciatori, nuovi e vecchi, riescano a mantenere questo status quo fino al termine della stagione, e che il black out di fine anno possa diventare uno sgradito ricordo, sul perché del quale ci sarà tempo e modo di fare le dovute analisi a bocce ferme. Vogliamo però, a proposito di partenze, chiudere rimarcando la grande professionalità di un De Francesco che, con le valigie pronte, ha disputato l’ennesima buona prestazione, impreziosita dalla freddezza con cui ha trasformato un rigore pesante quanto decisivo. Nell’augurare in bocca al lupo all’ormai ex capitano, attendiamo ulteriori novità di mercato nonché l’inserimento definitivo di chi è già arrivato (vedi Castiglia, probabile nuovo capitano) sperando, riguardo agli effetti, che effettivamente il buongiorno si stia vedendo dal mattino…

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REGGINA, PASSIONE E RIVOLUZIONE

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Fine del letargo, dopo l’infinita pausa invernale, ci rituffiamo nel campionato in una condizione assolutamente criptica, alla luce delle vicende di mercato che stanno caratterizzando il lungo stand by.

Se la vittoria di Catanzaro, oltre a ridare un barlume di soddisfazione ad una tifoseria sempre più disorientata e, purtroppo, apatica, ha avuto l’immediato effetto di ridare ossigeno ad una classifica che ci vedeva ad un passo dal baratro, non è stata altrettanto efficace (ma c’era da aspettarselo) nel ricompattare un ambiente apparso dilaniato nelle settimane precedenti, né ovviamente nello scongiurare ciò che, alla luce dei risultati, degli “outing” e della scelta societaria di tutelare la guida tecnica, appariva ed appare inevitabile, cioè una profonda metamorfosi dell’organico.

Nel momento in cui scriviamo si contano già quattro arrivi in casa amaranto, e da qui a fine mercato non diciamo eresie se affermiamo che, con ogni probabilità, ne giungeranno altrettanti che andranno, a regime, a stravolgere l’undici base di Maurizi: se poi aggiungiamo l’intenzione del tecnico, già ampiamente “trapelata” urbi et orbi, di un cambio di modulo verso il sempreverde 5-3-2, ecco che il quadro rivoluzionario si completa al di là di ogni ragionevole dubbio. Se e quali effetti tutto ciò produrrà, se saranno immediati o nel lungo periodo, lo scopriremo, scusate la banalità, solo vivendo. Così come sarebbe impervio, in questo momento, azzardare giudizi di sorta verso un’operazione che, seppur necessaria, è lontana dall’essere conclusa se consideriamo che i casi più spinosi, riguardanti le mancate cessioni e coloro che sono ai margini del progetto, rappresentano le vere incognite di questo processo di cambiamento e vanno risolte al più presto nell’uno o nell’altro verso, per evitare l’insorgere di nuovi, pesanti equivoci che la piazza (e la classifica) non possono più permettersi.

Nel frattempo vanno rimessi gli scarpini perché si gioca, e c’è una partita da vincere contro l’ennesima diretta concorrente alle prese con l’ennesima difficoltà economico-societaria che infetta le squadre della terza serie con la stessa efficacia e velocità dell’influenza corrente. Avendo, crediamo, metabolizzato sulla nostra pelle che le vicende extra calcistiche producono effetti isterici ed impronosticabili nei novanta minuti, appare inutile evidenziare quanto peso specifico avrebbe un successo in termini di serenità e di prospettive di mercato, auspicando che l’immediato e scontato utilizzo di quasi tutte le forze fresche giunte il riva allo stretto possano contribuire a riportare passione e coesione nello spogliatoio, affinché il nuovo anno ricominci così come si è chiuso il vecchio. Per le valutazioni, tra strategie portate a termine ed obiettivi futuri, ci sarà tempo e modo.

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Buon Anno

RegginaLife e tutto il suo staff augurano un Buon Anno a tutti voi e alle vostre famiglie.

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REGGINA, ARABA FENICE O CANTO DEL CIGNO?

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Schizofrenia: la Reggina, nel peggior momento della storia recente targata 1914 e contro ogni tipo di previsione non solo tecnico tattica, ma soprattutto razionale e di buon senso, viola il Ceravolo e concede ai propri tifosi l’ultima (insperata) soddisfazione di questo altalenante 2017.

Ci aspettavamo tutti, inutile negarlo, l’ennesima prestazione scialba ed incolore da parte di un gruppo che appariva ormai dilaniato che viaggiava in direzione diametralmente opposta ai dettami della gestione tecnica: abbiamo invece rivisto, se non la brillantezza, l’ardore agonistico e la compattezza che aveva caratterizzato l’andamento della squadra fino ad ottobre, con ciascuno dei calciatori scesi in campo pronto ad immolarsi su ogni pallone in occasione delle sortite offensive giallorosse, facendoci chiedere che fine avessero fatto le belle statuine “ammirate” contro il Rende, in un match non certo spettacolare ma ugualmente avvincente, che unito finalmente anche ad un po’ di fortuna (stavolta il legno lo hanno colpito gli avversari) ha consentito a Cucchietti e soci di difendere il vantaggio di un ritrovato Bianchimano fino al termine.

La vittoria, comunque soddisfacente come può essere vincere un derby in trasferta (il quarto consecutivo contro il Catanzaro) nonché estremamente salutare per la classifica, paradossalmente contribuisce però ad aumentare i dubbi e gli interrogativi sul destino di questo gruppo e di questa conduzione tecnica: è dunque bastato qualche giorno di ritiro a far rinsavire tutti, a superare le incomprensioni e far ritornare quella serenità indispensabile a garantire quella costanza di rendimento e di concentrazione che avevano reso questa squadra una delle sorprese del girone? O invece si è trattato di un lampo episodico, dovuto forse ad una sorta di “patto” tra proprietà e giocatori in previsione di una rivoluzione dell’organico che fino a pochi giorni fa appariva scontata, anche alla luce dei primi movimenti di mercato già effettuati o avviati dalla società?

Chi vi scrive non possiede elementi o riscontri per poter azzardare alcuna interpretazione autentica della situazione attuale, e dunque si guarda bene dall’avallare una ipotesi a danno di un’altra, restando coerente con lo scopo che ci si era prefissati con questa rubrica che, non scordi chi legge, è assolutamente amatoriale e vuole solo esprimere un punto di vista passionale di un forum “storico” del tifo amaranto, scevro da qualsiasi interesse o motivazione che non siano legati esclusivamente al legame con la propria squadra del cuore. Dunque non ci siamo mai uniti, né lo faremo, ad alcuna corrente di pensiero, ma viviamo di sensazioni, di speranze e di auspici: proprio per questo vogliamo credere che abbia prevalso, in questo caos che sembrava irrisolvibile, un senso di maturità e di lealtà, e che la ritrovata vittoria rappresenti un chiaro sintomo che all’interno della Reggina vi possano essere uomini veri, in tutte se sue componenti.

Di qualsiasi cosa si sia trattato, come sempre sarà il tempo a decretarne il responso ed a farci scoprire cosa accadrà in questa lunga pausa invernale condita di riflessioni, decisioni e calciomercato: non resta che attendere.

Buon anno a tutti.

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