Autore: RegginaLife.com
Buon Natale
RegginaLife augura un buon Natale pieno di pace e serenità ai membri del forum, a tutti i visitatori e alle loro famiglie.
Reggina, il futuro a carte scoperte
Di Valerio Romito – Gli inglesi direbbero “the best for the most for the least” per sottolineare come, di fatto, l’esito delle ultime cinque apparizioni della Reggina si sia determinato ad una manciata di minuti dal fischio finale, quando non all’ultimo battito di ciglia, anche se con modalità e canovacci piuttosto differenti. Così come abbiamo la riprova, ove fosse necessario, del fatto che, alla fine, la qualità dei giudizi spesso trascenda l’andamento complessivo delle prestazioni, per vedersi incontrovertibilmente e quasi esclusivamente condizionata dal risultato finale.
Capita dunque, escludendo la gara con la Paganese in cui il gol, seppur tardivo, ha legittimato una conduzione di gara tutto sommato secondo pronostico (e merito), che in gare disputate con due delle assolute favorite alla vittoria finale del torneo si subisca il golletto decisivo in piena zona Cesarini, di cui uno su topica clamorosa del portiere, senza il quale probabilmente avremmo letto di grandi imprese in campi proibitivi, o che la gara di Rende si trasformasse da “bombardamento” subito a rimonta di carattere; così come, in positivo, la partita di domenica subisca una metamorfosi che la classifica da peggior prestazione dell’ultima decade, a miracoloso ribaltamento da annotare negli annali. E anche questo, scusate la banalità, è il bello (e il brutto) del calcio.
Purtroppo però sono, ancora una volta, le circostanze extra agonistiche che non ci consentono di focalizzare l’attenzione solo su ciò che accade nel rettangolo di gioco: superate del tutto o quasi (si spera) le problematiche le gate alla logistica ed alle garanzie fideiussorie, come è noto in queste frenetiche settimane è in ballo la stessa esistenza del club amaranto, che attende la scadenza del termine stabilito dall’attuale azionista di maggioranza riguardo la procedura che potrebbe o meno portare ad un cambio societario o, male che vada, ad un profondo ridimensionamento dei programmi futuri, ma anche presenti.
Ad oggi non ci è dato sapere, per evidenti ragioni di riservatezza in quanto la procedura è in pieno svolgimento, se, come e quando siano pervenute offerte convincenti, né ovviamente possiamo conoscere le condizioni in base alla quali potrebbe avvenire un passaggio di consegne. Di una cosa però ci sentiamo di essere certi: chi poteva venire fuori, al di là di tante chiacchiere, indiscrezioni più o meno fondate, intenzioni palesate ma mai concretizzate, ha avuto in questi giorni una chiara, esplicita, formidabile occasione di mettere in pratica ogni tipo di proposito, e soprattutto alla luce del sole. Chi non ha ritenuto di farlo difficilmente potrà reclamare giustificazioni di sorta, denunciare condizioni non opponibili o constatare eventuali situazioni non rimediabili o comunque non convenienti: di conseguenza, risulteranno difficilmente comprensibili ulteriori critiche all’attuale società, qualora ovviamente dovessero riguardare mancanza di risorse da poter ulteriormente impiegare, quasi fosse una colpa. Ed il timore che ci si trovi proprio in tale situazione, pur in assenza di riscontri ufficiali, sembra sia proprio questo: si spera ovviamente (e vivamente) di essere smentiti.
Ma dato che non piace a nessuno vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, per fortuna c’è la domenica (e non più il sabato), c’è un pallone che rotola e ventidue calciatori. E c’è una maglia da onorare, stavolta magari per qualche minuto in più…
Per gentile concessione di Calabriagol.it
https://www.calabriagol.it/news/33115508230/serie-c-reggina-il-futuro-a-carte-scoperte
Reggina, L’ora della verità
Di Valerio Romito – “E qui comando io, e questa è casa mia”: l’aria del Granillo porta bene alla Reggina, ma porta in dote soprattutto tre punti preziosissimi ed utili a tenere a debita distanza le zone caldissime della classifica, oltre che a tiro quelle più “nobili”.
Le buone notizie, oltre alla riapertura dello stadio di casa ed al ritorno alla vittoria, riguardano anche l’identità tecnico tattica della squadra: al brutto quanto inutile atteggiamento tattico sciorinato a Rende, il tecnico ha risposto con un gioco manovrato quasi all’esasperazione per praticamente tutta la gara, in cui facciamo fatica a ricordare un rinvio lungo del portiere. Chiaramente, il tutto è stato favorito dalla condizione dell’avversario di turno, la cui forza e dinamicità oggi non è nemmeno paragonabile a quella dimostrata dagli uomini di Cicco Modesto, che non a caso continuano a volare in campionato a suon di vittorie, ma è comunque un segnale che probabilmente fa acquisire la consapevolezza che, in qualsiasi situazione, è meglio giocarsela che attendere senza costrutto, oltretutto quando si è privi di un centravanti di peso che possa accollarsi l’onere di far salire la squadra che cerca esasperatamente le ripartenze. Ovviamente non è tutto risolto, la compagine amaranto evidenza ancora evidenti limiti realizzativi, ma almeno fino a gennaio non resta che attendere la migliore condizione di quel che si ha già, consci comunque di poter contare su alcune individualità che, al netto di guai fisici che purtroppo non mancano mai, siamo certi rappresentino punti di forza per la categoria.
Il risultato sportivo, però, rischia di passare in secondo piano a fronte delle notizie che giungono dal fronte societario, che vedono il presidente dimissionario e le quote di maggioranza poste in vendita in seguito alla pubblicazione di un invito a manifestazione d’interesse. Comunque la si pensi sull’operato di questa società, e non potendo ignorare il relativo dibattito, in seno alla tifoseria ed agli addetti ai lavori, è chiaro che ci si trova di fronte ad un crocevia fondamentale che investe la stessa esigenza della Reggina, di fronte ad una proprietà che, pur non abbandonando la nave, dichiara legittimamente di non poter più far fronte, da sola, alle incombenze economiche necessarie a gestire tutto il carrozzone. Ma è soprattutto il momento della verità, nel quale chi altrettanto legittimamente non condivide e non ha condiviso la gestione, non può più nascondersi, avendo la solare possibilità di assumere le redini e dimostrare di poter far meglio, con conseguente giovamento per l’intero ambiente, nonché ovviamente per le ambizioni della squadra e del suo pubblico.
Per scoprirlo basterà attendere qualche giorno, quando cioè scadranno i termini per ufficializzare le manifestazioni di interesse, in mancanza delle quali ogni ulteriore considerazione, sia essa organizzativa o finanziaria, perderà qualsiasi significato. E per fortuna, tutto ciò avviene a bocce ferme, in virtù del turno di riposo in campionato: la speranza è che, alla ripresa delle ostilità, si possa avere un quadro limpido della situazione. Ad maiora semper…
Per gentile concessione di Calabriagol.it
https://www.calabriagol.it/news/229945806342/serie-c-reggina-l-039-ora-della-verita-039
Reggina, Coerenza cercasi
Di Valerio Romito – Così fa male: e non ci riferiamo solo al fatto, comunque estremamente disturbante, di aver subito il gol decisivo a pochi minuti dalla fine, ma soprattutto ad una prestazione che ha lasciato un po’ tutti basiti, e che denota, ancora una volta, la difficoltà che, evidentemente, questa squadra non riesce a garantire una continuità di rendimento accettabile.
È doveroso comunque precisare, per onestà intellettuale, che abbiamo affrontato una compagine che, almeno in questo momento, denota una brillantezza ed una qualità di gioco notevoli, tant’è che nessuno avrebbe potuto accorgersi lunedì sera che il Rende è sceso in campo senza avere a disposizione ben tre attaccanti, e tutti potenzialmente titolari; né si può ignorare, ad onor del vero, che ad un clamoroso autogol del portiere, così come ai due infortuni che, nella prima mezz’ora, hanno privato gli amaranto di due elementi indiscutibilmente imprescindibili, è difficile porre rimedio, né addossare responsabilità di tipo tecnico.
Detto questo però, le parole non sono tutto, ma sono importanti. E non ci riferiamo ai buoni propositi espressi in estate sul piazzamento finale: esprimere sentenze definitive a novembre è un esercizio inutile, ed espone il fianco a possibili future brutte figure, sia in un senso che nell’altro (la nostra stessa storia, anche recente, dovrebbe avercelo insegnato). Quando però il tecnico affermava, a più riprese, come i suoi ragazzi, al di là dei risultati e delle forze esprimibili, se la sarebbero “giocata con tutti”, allora risulta difficile anche solo concepire un atteggiamento tattico come quello a cui abbiamo assistito pochi giorni fa: d’altronde, e ci riferiamo solo al turno precedente, anche la Juve Stabia viveva un momento altrettanto brillante e prolifico, eppure al termine dei novanta minuti la sensazione che la prestazione aveva fornito a tutti noi era di grande fiducia, tant’è che il pareggio appariva oggettivamente striminzito (ed anche lì ci poteva essere un pesante condizionamento dall’incredibile papera collettiva che aveva causato lo svantaggio iniziale). Dunque non si discute tanto la sconfitta, quanto la rinuncia totale a proporre gioco, cosa di cui questa squadra ha dimostrato, in altre occasioni, di saper fare.
E proprio l’aspetto propositivo dovrebbe rappresentare il grimaldello che occorre per riconquistare il cuore e la passione dei tifosi, già ampiamente provati dalle vicende logistiche, tant’è che solo la scorsa settimana facevamo i complimenti a Cevoli per aver insistito nel riproporre il 4-3-3. Se viene a mancare anche quello, accanto ad una inaspettata quanto altrettanto grave fragilità difensiva che credevamo fosse in via di risoluzione, allora neanche il più ottimista potrebbe prevedere un prosieguo degno di nota per questa squadra.
Occorre dunque un’immediata quanto forte reazione mentale, dai giocatori ma soprattutto dal tecnico, e quale migliore occasione del prossimo turno, contro un avversario in chiara difficoltà? Ed a proposito di logistica, una gran bella notizia c’è: salvo nuovi cataclismi o arrivo di meteoriti, finalmente si torna a casa, e quale migliore occasione per dare un segno concreto e tangibile di svolta, che sia però coerente e soprattutto continuativo, e magari segni l’inizio di un nuovo campionato. Certamente si può, anzi si deve…
Per gentile concessione di Calabriagol.it
https://www.calabriagol.it/news/336783117830/serie-c-reggina-coerenza-cercasi/
REGGINA, LA LUNGA VIA PER DIVENTARE SQUADRA
Di Valerio Romito – Contro tutto e tutti: stante il perdurare di una situazione logistica che, ormai, sta assumendo i contorni di una farsa grottesca, la Reggina, dopo aver conquistato con merito 4 punti in poco più di 48 ore che, speravamo, avrebbero dato quella giusta dote di serenità allo spogliatoio e, magari, a tutto l’ambiente amaranto, è ricaduta in casa (si fa per dire) facendo riemergere alcuni limiti caratteriali che sembravano avviati ad essere superati.
È pur vero che, come recita un vecchio detto, “chi non ha affrontato le avversità non conosce la propria forza”, per cui bisognerebbe quasi, paradossalmente, ringraziare le varie calamità, il cui elenco cresce e varia di giorno in giorno, dal prolungarsi dell’indisponibilità del Granillo all’approssimarsi delle scadenze stipendiali che, a quanto pare, porteranno una piccola penalizzazione in classifica, ed uniti all’attesa, certamente logorante, di scoprire se e quali conseguenze avrebbe potuto portare l’ormai nota faccenda fideiussoria, per fortuna poi risolta come da noi auspicato (e pronosticato), e di cui l’effetto più immediato appariva poter essere un’accelerazione del percorso attraverso cui i giocatori puntano a diventare squadra, soprattutto psicologicamente. Invece abbiamo assistito ad un nuovo passo indietro, comunque fisiologico per una squadra che, è bene non dimenticare, ha un’età media tra le più basse della categoria.
I sette punti conquistati in sei gare, di cui sostanzialmente una sola disputata tra le mura amiche, rappresentano comunque un bottino che neanche l’osservatore più ottimista poteva, in queste condizioni, sperare di ottenere: se a ciò aggiungiamo le difficoltà atletiche di qualche elemento, alla luce dei tanti impegni ravvicinati, spostamenti compresi, che gli amaranto hanno dovuto affrontare in così poco tempo, tanto dovrebbe bastare a non scoraggiare un ambiente che, purtroppo, sappiamo propenso al disfattismo, ed invece può e deve indurci a guardare ai prossimi impegni con la giusta dose di fiducia e, magari, favorire le condizioni affinché che la squadra stessa possa “respirare” un’aria intrisa di sostegno e di credito, senza i quali una stagione dall’inizio così tribolato rischia di precipitare irrimediabilmente.
E di fiducia nei propri mezzi ce ne sarà evidentemente bisogno in vista dei prossimi probanti impegni che, in un tour de force che sembra non avere fine, ci riservano altre partite da disputare, ancora una volta, in sedi ed orari certamente improbabili, nonché contro avversari di altissima fascia, almeno per quello che ci dice la classifica in questo momento. La speranza è che il buon Cevoli continui con successo nell’opera di “blindatura” dei suoi ragazzi da tutto ciò che non concerne il rettangolo di gioco, in modo da poter proseguire l’evoluzione del progetto tecnico, certamente favorito da quell’intercambiabilità di uomini che proprio il tecnico auspicava in fase di costruzione dell’organico, e che appare quanto mai indispensabile in questa fase di impegni così ravvicinati e dispendiosi, sotto ogni punto di vista.
Se poi, nel frattempo, le circostanze dovessero diventare finalmente più favorevoli, a cominciare dalla vicenda stadio, e chi di dovere riuscisse a compiere il “miracolo” di restituire il Granillo alla sua gente magari prima della fine del mese, per riportare un’aurea di normalità ad un inizio di stagione che nulla ha avuto di normale, non è che la cosa dispiacerebbe ai più, anzi…è lecito sperare, visto che non costa nulla?
Per gentile concessione di Calabriagol.it
www.calabriagol.it/news/410871303686/reggina-la-lunga-via-per-diventare-squadra
I bomber storici della Reggina
La storia di ogni squadra di calcio è fatta di ricordi propri, di emozioni indelebili sentite dalla piazza, dai calciatori e dai dirigenti in modo unico. Soprattutto se andiamo nel Sud Italia, notiamo quante squadre e quante realtà siano legate a dei ricordi peculiari nonostante non abbiano mai vinto neanche un titolo. Vivere di emozioni a sé stanti e spesso fini a sé stesse è una prerogativa delle società meridionali, tra le quali solamente il Napoli è riuscito a vincere in campionato, il che lascia intendere che alcuni calciatori siano diventati dei veri e propri miti in queste piazze. Reggio Calabria è uno di questi luoghi, dove l’intensità dell’amore verso questi campioni va al di là delle normali percezioni. Ed è per questo che, a quasi vent’anni dalla storica prima promozione in Serie A, è bene ricordare i grandi bomber della squadra amaranto che gioca le sue partite allo stadio Granillo.
Tra i più illustri cannonieri passati alla Reggina ricordiamo in primis Nicola Amoruso, che arrivò a giocare fine anche nella Juventus, una delle squadre favorite secondo le quote sulla vincente della Champions League di quest’anno, dopo essersi rinforzata molto nella campagna acquisti estiva. Le sue 40 reti in tre stagioni con la casacca amaranto in massima serie sono l’exploit realizzativo più importante mai registrato a questi livelli da un calciatore della Reggina. La sua abilità nel tenere il pallone e la sua destrezza tecnica lo rendevano un centravanti tecnico che sapeva anche andare in goal con frequenza, come ricordano in tanti al Granillo. Stiamo parlando, infatti, di un calciatore in grado di rompere la barriera dei 100 goal in Serie A, qualcosa non da poco.
Con un goal in più di Amoruso in amaranto, Davide Dionigi è stato uno dei centravanti più amati in riva allo stretto sulla sponda calabrese. Il suo è un caso peculiare, dati i suoi natali a Reggio Emilia, che con Reggio Calabria condivide solo una parte del nome. L’attaccante emiliano ha giocato in varie riprese nella Reggina, mettendo a segno 41 reti, 24 delle quali in Serie B, ma è ancora ricordato come uno dei primi a far sognare i tifosi a suon di goal al Granillo. Dionigi, il quale è adesso un tecnico, ha recentemente ammesso di essere molto legato a Reggio Calabria, piazza nella quale gli piacerebbe tornare magari proprio da allenatore per poter riassaporare i fasti del passato. La piazza, che non dimentica il suo apporto di goal ed entusiasmo, lo accoglierebbe sicuramente a braccia aperte.
Se parliamo di Francesco Cozza, invece, andiamo al di là del goal. Il centrocampista offensivo scuola Milan è stato un simbolo della Reggina, squadra nella quale ha collezionato ben 235 presenze e 48 reti. Fantasista e rapido negli scatti, Cozza sarà per sempre lo storico numero 10 della Reggina. Andato e tornato varie volte, il centrocampista calabrese è sicuramente l’immagine della Reggina degli ultimi anni, quella che in Serie A ha stupito tante volte battendo anche rivali blasonati.
REGGINA, CHE CONFUSIONE
Di Valerio Romito – Stand by cronico: nel campionato più astruso, irrazionale, quasi inconcepibile in termini organizzativi che si ricordi, la Reggina è costretta a subire l’ennesima pausa forzata, stavolta per responsabilità non ascrivibili a nessuno se non a Giove Pluvio.
Il nuovo inatteso stop ha però rappresentato solo la “ciliegina” dell’ennesima settimana di passione amaranto, che nel frattempo ci ha portato in dono (molto poco gradito) la notizia del protrarsi di un esilio dal Granillo che comincia a divenire indigesto soprattutto ai tifosi, ed in particolare a coloro che, quando hanno sottoscritto l’abbonamento, mai avrebbero potuto immaginare di poter assistere, ad ottobre inoltrato, ad una sola gara nello stadio amico, oltretutto disputata grazie ad un nulla osta di carattere eccezionale e, giocoforza, in condizioni di sicurezza evidentemente non consone, e con il rischio concreto di arrivare alle porte di novembre per poter ritrovare i propri beniamini, salvo sobbarcarsi decine di Km ed un carico supplementare di spese che nessuno rimborserà mai.
Ma ad essere danneggiata è certamente anche la Reggina stessa, sotto tanti punti di vista: dal dover giocare praticamente in trasferta ogni settimana, con aumento di costi e perdita di potenziali incassi al botteghino, sino al depauperamento di tutti i tentativi, in corso ormai da prima dell’estate, di riavvicinamento e consolidamento dell’ambiente che, invece, per ironia della sorte appare distaccato ed arrabbiato come poche volte è già successo in passato; ed anche il progetto tecnico, apparso subito promettente per tutto il precampionato, rischia seriamente di naufragare, travolto da vicende che di calcistico hanno ben poco, e dunque oltre i propri demeriti.
Certo, il cammino della squadra, seppur ancora molto breve tra rinvii programmati ed accidentali, è stato caratterizzato da più ombre che luci, seppur le due sconfitte, pesanti nel punteggio e nell’andamento delle gare, sono arrivate al cospetto di compagini che, classifica alla mano, stanno dimostrando di avere qualcosa in più in questo momento (il Monopoli è l’unica squadra a non aver perso contro il Trapani), e ci si scorda che, tra campi neutri, fideiussioni, ricorsi, stipendi da pagare e trattative societarie in corso, tra qualche giorno comunque si tornerà in campo, 11 contro 11, per cercare, tra mille difficoltà, di riprendere il discorso possibilmente con la vittoria che costituisce, a tutte le latitudini, ancora il miglior toccasana contro tutti i mali e le inquietudini: lo farà al cospetto di un Siracusa già affrontato a domicilio in Coppa, la cui occasione ci ha mostrato una compagine certamente valida soprattutto in alcune individualità (gli argentini Rizzo e Vazquez su tutti), ma vulnerabile dietro e, comunque, alla portata degli uomini di Cevoli.
Non ci resta che aggrapparci all’ottimismo e, magari, alla dea fortuna che sembra essersi distratta un po’ troppo ultimamente. D’altronde, dal fondo non si può far altro che risalire…
Per gentile concessione di Calabriagol.it
https://www.calabriagol.it/news/59489291782/reggina-che-confusione-hellip
REGGINA, L’EQUILIBRIO ED IL PIANO INCLINATO
Di Valerio Romito – All’inizio del 1600 Galileo dimostrò, con un esperimento scientifico effettuato facendo rotolare una sfera su un piano inclinato, l’accelerazione costante di un corpo durante una discesa libera: senza ovviamente voler fare paragoni irriverenti, l’esempio serve semplicemente per cercare di far capire il tipo di situazione in cui sembra sia precipitata la Reggina negli ultimi giorni, conditi da una serie incredibile di disavventure a distanza ravvicinata, e di cui la sconfitta patita con il Monopoli rappresenta quasi la naturale conseguenza.
Lungi da chi scrive cercare alibi per una sconfitta che può invece spiegarsi nel modo più naturale possibile; i gabbiani hanno dimostrato sul campo di essere, quantomeno a questo punto della stagione, ad un livello tecnico superiore rispetto agli amaranto. A questo, probabilmente, può però sommarsi una condizione psicofisica certamente non ottimale degli uomini di Cevoli, alla luce degli accadimenti che, come è noto, hanno caratterizzato i giorni di avvicinamento alla gara, a cominciare dalla questione stadio che ha costretto la squadra ad “emigrare” a Vibo affievolendo i vantaggi che possono derivare dal giocare nel proprio stadio, per proseguire con la grana della fideiussione, i cui possibili effetti nefasti stanno certamente turbando, e non poco, l’ambiente, e risulta francamente difficile immaginare che anche lo spogliatoio ne sia rimasto immune.
Ed ecco che il quadro, già sufficientemente problematico, viene completato dalla notizia riguardante l’infortunio occorso a Maritato, che priverà per gran parte della stagione la squadra di un centravanti con caratteristiche non ritrovabili in altri elementi in organico, e che pone il peso dell’attacco su un ragazzo esordiente tra i pro, in attesa del recupero (adesso quanto mai atteso) di Alessio Viola.
Ce ne sarebbe per stendere un elefante: l’effetto più immediato però, ne siamo certi, andrà a ledere quell’operazione volta a recuperare un po’ di entusiasmo in una piazza pericolosamente spenta, e che non sarà certo agevolata, da questo punto di vista, da tale “serie di sfortunati eventi” (per citare i romanzi di Daniel Handler alias Lemony Snicket); il rimedio più immediato ed adeguato, allo stato dell’arte, si chiama equilibrio: l’emotività del tifoso, da sempre irrazionale ed incontrollabile, non può e non deve sancire, dopo appena tre partite disputate ed una stagione lunghissima da affrontare, una dichiarazione di stagione fallimentare, come si sente dire da più di qualcuno in giro. Bisogna cercare di valutare i fatti con ragionevolezza, pensando che lo stadio prima o poi tornerà disponibile (si spera già per il prossimo turno casalingo), ed augurandoci che il preannunciato ricorso al TFN contro la paventata maxi penalizzazione possa venire accolto: da non addetti ai lavori in materia di giustizia sportiva, l’unica considerazione che possiamo azzardare riguarda il fatto che la “famigerata” fideiussione Finworld era stata ritenuta valida e regolare al momento del deposito dagli organi di controllo, che altrimenti avrebbero escluso la squadra dal campionato, così come successo all’Avellino.
Intanto sabato si gioca, e non una gara qualsiasi: il derby con il Catanzaro arriva forse in uno dei momenti meno propizi da un punto di vista mentale; per contro, proprio questa partita lo scorso anno contribuì a far venir fuori gli amaranto dalla “consueta” crisi autunnale. È chiaro che le condizioni, nonché le forze in campo, sono profondamente diverse, e che non ci si può semplicemente appigliare alle buone tradizioni: starà soprattutto al tecnico il compito di trovare le giuste soluzioni, atte soprattutto a ridare alla squadra quell’animus pugnandi apparso smarrito nelle due sconfitte patite in campionato, ed appena intravisto nell’unico successo stagionale, per far sì che quel piano inclinato ridiventi orizzontale, piuttosto che trasformarsi in caduta libera.
Per gentile concessione di Calabriagol.it
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REGGINA, SANDOMENICO E… SAN GIORGIO
Di Valerio Romito – Deja vu: come la replica di un film natalizio, si è ripetuto, in virtù di una coincidenza realmente sorprendente, il canovaccio di inizio campionato che vede, ormai da quattro anni, ripetersi lo stesso andamento in campo di inizio campionato della Reggina 1914, caratterizzato dalla prima vittoria nell’esordio casalingo quasi quale “rimedio” alla consuetudinaria falsa partenza patita agli esordi in trasferta, ed il tutto indipendentemente dal valore, sostanziale o dichiarato, degli avversari di turno.
Ciò che invece non era pronosticabile alla vigilia è stata la circostanza di non sapere, a poche ore dall’inizio del match, se si sarebbe potuto scendere in campo; e non certo per la “conclamata” (permetteteci la battuta) efficienza dell’impiantistica sportiva reggina, ma semplicemente perché, lungi dall’entrare nel merito delle prescrizioni degli organi di sicurezza, più di qualcuno si sarà probabilmente chiesto cosa è cambiato al Granillo, dal punto di vista strutturale, nel giro di 40 giorni, cioè il tempo trascorso dalla gara di sabato e quella di coppa Italia regolarmente disputata lo scorso 12 agosto. Ma dato che non ci è dato saperlo per difetto di competenza, non ci resta che augurarsi che ogni tipo di problematica trovi una soluzione definitiva per il resto della stagione, visto che per sabato prossimo (o domenica, è notizia di ieri) saremo costretti ad emigrare fuori città, con evidenti danni a carico di tutti, tifosi in primis.
Tornando a parlare di calcio (giocato), c’era curiosità, al di là della “cabala”, nello scoprire come avrebbero reagito tecnico e calciatori alla batosta subita in terra sicula, anche dal punto di vista mentale. La risposta può ben essere considerata positiva, seppur ovviamente non tutte le problematiche, fisiologicamente, potevano essere lasciate alle spalle: oltre ad un normale rodaggio psicologico utile ad eliminare le scorie di martedì sera, appare evidente come le distanze tra i reparti non siano ancora sufficientemente collaudate e, conseguentemente, la fluidità del gioco, anche a causa delle poche partite disputate durante un’inaspettatamente infinito ritiro; per contro, la prestazione ha premiato soprattutto quei calciatori che erano usciti dall’esordio con le ossa (metaforicamente) rotte, vedi i vari Solini e Petermann, merito probabilmente del rientro in campo degli elementi oggettivamente più importanti e rappresentativi del gruppo, oltre che del coraggio dimostrato dal tecnico nel non accantonare frettolosamente uomini e modulo, e nell’aver probabilmente capito che in un organico certamente omogeneo e promettente, non si può fare a meno di determinate individualità, tra le quali rientra, per curriculum, l’autore del gol partita Sandomenico, soprattutto in un momento in cui, come evidenziato, la squadra non ha raggiunto quel livello di intesa che andrebbe a favorire l’intercambiabilità dei ruoli in campo.
E pur non potendo altresì negare che il Bisceglie non equivale il tasso tecnico del Trapani, va comunque ricordato che nessun impegno può essere sottovalutato (a riprova di ciò, martedì i pugliesi hanno battuto la strafavorita Casertana…) e che di partite facili, soprattutto ad inizio campionato, non ne esistono se non affrontate con la giusta concentrazione ed il giusto piglio: per i più distratti, basti ricordare cosa successe lo scorso anno in quel di Siracusa, quando il disastrato Akragas, vittima sacrificale di chiunque avesse incrociato prima e dopo di noi, ci inflisse una delle peggiori umiliazioni della storia recente amaranto.
Nel prossimo turno il calendario, stante la pausa forzata di martedì, ci offre un nuovo appuntamento casalingo al cospetto di un Monopoli che, sulla carta, risulta ben più competitivo dei corregionali nerazzurri: quale miglior banco di prova per testare le nostre attuali potenzialità e, si spera, confermare i progressi intravisti. Anche se tutto ciò dovrà avvenire in casa di altri, in un contesto che vedrà nuovamente, giocoforza, una partecipazione di pubblico non adeguata: lontano da San Giorgio, basterà affidarsi a San…domenico?
Per gentile concessione di Calabriagol.it
https://www.calabriagol.it/news/358526389766/serie-c-reggina-sandomenico-e-hellip-san-giorgio
Anche il forum si rifà il look
Come promesso, anche il forum si è rifatto il look. Spero vi piaccia.
Stagione nuova, sito nuovo
Siamo lieti di presentarvi il restyling del nostro sito Web, rinnovato nella grafica e nelle funzioni. Nei prossimi giorni toccherà anche al forum rifarsi il look.
REGGINA, RITORNO AL FUTURO
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Giù il sipario: la Reggina conclude il campionato 2017/18 impattando in casa con la Juve Stabia, in una gara utile soltanto per le statistiche e per qualche saluto finale.
Appare anche inutile commentare una gara dai connotati tecnici tipici di una partita di fine stagione: le uniche cose che possiamo rimarcare sono il primo gol in campionato, oltretutto di ottima fattura, con la maglia amaranto per Mezavilla, e l’ennesimo pasticcio arbitrale concretizzatosi in un rigore assai generoso concesso alle vespe, su cui peraltro il bravo Licastro ha proseguito la scia positiva, inaugurata e “perpetrata” da Cucchietti nel corso dell’anno, respingendo il tiro dagli 11 metri salvo poi capitolare sulla corta respinta. Da rimarcare poi il saluto tributato dai presenti al Granillo (con qualche fischio “recidivo” fuori luogo per l’occasione) ad un Maurizi ormai di fatto partente nonostante un contratto biennale in essere: a prescindere dai giudizi sulla bontà o meno della stagione trascorsa in cui, incontestabilmente, si è raggiunto l’obiettivo annunciato seppur tra alti e bassi, e dunque sull’opportunità di non proseguire il rapporto professionale con il tecnico di Colleferro, riteniamo che alla fine questa possa essere la soluzione giusta per entrambe le parti, che potranno, ciascuna per proprio conto, cominciare una nuova avventura liberandosi dai veleni ambientali che hanno, purtroppo, caratterizzato ed influenzato praticamente tutto il campionato.
L’attenzione dunque, già da qualche giorno, è orientata verso il prossimo anno, che vedrà rinnovati praticamente tutti i quadri tecnico gestionali: già annunciate e presentate le nuove figure che ricopriranno i ruoli di club manager, con delega alla comunicazione, e direttore sportivo, la società ha scelto di rivolgersi a due elementi che, con la vecchia gestione, hanno già ricoperto ruoli importanti e significativi nella Reggina, seppur con “mansioni” differenti. Tale scelta appare dettata, oltre che dalle capacità dei singoli, probabilmente anche dal tentativo di riavvicinare la squadra alla città, al suo popolo e soprattutto ai suoi tifosi, veri assenti dell’intera stagione, in virtù della “regginità” che trasuda, per diversi motivi, dalla nuova struttura tecnica, così come dalla volontà di cercare, per quanto possibile, di alzare la famosa asticella degli obiettivi e riportare la piazza, se non ai recenti fasti, ad una condotta sportiva che possa far tendere lo sguardo più verso l’alto che verso il basso.
Inutile dire che tale processo comporterà, come peraltro annunciato dagli stessi protagonisti, l’ennesima rivoluzione di organico che ripresenterà ai nastri di partenza del prossimo campionato non più di 4-5 elementi dell’attuale rosa, ma soprattutto si spera che chi di dovere riesca, finalmente, a garantire quella continuità tecnica, ambientale e di risultati, la cui mancanza, anche clamorosa in alcuni periodi, ha caratterizzato (ed accidentato) il percorso degli ultimi due campionati.
Dunque lasciamoci con questo augurio e godiamoci un po’ di meritato riposo dopo un anno piuttosto logorante, per tutte le parti in causa: in bocca al lupo a tutti, noi compesi.
REGGINA, MEGLIO NON OSARE?
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Ancora imbattuti: la Reggina impatta nel difficile campo di Lentini al cospetto di una squadra in che attraversa un buon periodo di forma ed è in piena lotta per l’accesso ai play off.
A dire la verità anche il momento degli amaranto appare brillante grazie ai 10 punti conquistati nelle ultime 5 gare (pausa esclusa) ed una salvezza conquistata nel turno precedente. E sarà proprio grazie a questa serenità che, almeno nel primo tempo, la squadra appare padrona del campo mostrando anche un gioco piacevole che le consente di andare meritatamente in vantaggio con la seconda realizzazione stagionale di Sparacello, che pochi minuti dopo va ad un passo dalla terza colpendo l’ennesimo legno della sua generosa ma improduttiva stagione, spesso per oggettiva malasorte, e che avrebbe probabilmente dato un’impronta decisiva per il risultato finale.
Invece i reggini non solo hanno il torto di non chiuderla, ma scelgono di proseguire nella secondo tempo con un atteggiamento votato completamente al contenimento, se si esclude una buona occasione di Tulissi (ancora a secco la sua stagione in riva allo stretto) nei primissimi minuti della ripresa, il che consente giocoforza ai siciliani di raggiungere il pareggio e sfiorare anche la rimonta nel finale.
Si tratta dell’ennesimo risultato positivo esterno di questa seconda parte di campionato, in cui gli uomini di Maurizi hanno capitolato solo in quel di Catania: se sulla carta il risultato è senz’altro positivo, ci chiediamo però il quale sia il senso, soprattutto dopo il pareggio degli uomini di casa, di difendere strenuamente il risultato in una situazione in cui una sconfitta avrebbe prodotto danni zero vista la salvezza già conquistata, mentre un successo esterno, tutt’altro che irrealizzabile, avrebbe potuto, risultati e matematica alla mano, dato una residua chance, anche se molto difficile, di raggiungimento dell’ultima piazza utile a disputare gli spareggi promozione, e dando dunque al campionato della Reggina un impronta, seppur assolutamente inaspettata, certamente più prestigiosa e consona ai desideri della piazza. L’unica spiegazione che possiamo darci sta nella voglia che traspare, tra società, tecnico e calciatori, di chiudere al più presto una stagione che se è vero che ha visto raggiunto il risultato minimo programmato a due giornate dal termine, non si può dire non abbia vissuto momenti di estrema difficoltà e sofferenza, oltre che un impatto ambientale tutt’altro che favorevole, anzi tra i più desolanti che la storia amaranto ricordi.
Possiamo quindi capire e comprendere come sia la proprietà, già alle prese con la programmazione della nuova stagione che probabilmente vedrà l’ennesima rivoluzione tecnica, “annunciata” qualche settimana fa con l’allontanamento dell’ormai ex direttore sportivo, sia il tecnico di Colleferro, che parla ormai già da ex nonostante il contratto rinnovato, che si starà già guardando in giro in cerca di una nuova avventura professionale, preferiscano terminare quanto prima l’attuale impegno piuttosto che rischiare un prolungamento di stagione che, seppur intrigante, sarebbe stato comunque difficilmente raggiungibile se non a seguito di una serie di risultati concomitanti e molto poco probabili, e dalla quale comunque sarebbe stato realisticamente improbabile ottenere un qualcosa per cui l’andamento stagionale ha già dimostrato la nostra inadeguatezza tecnica.
Dunque occhi unicamente sull’ultima di campionato, per congedarci al Granillo nel miglior modo possibile, e da lunedì pensare solo al futuro.
REGGINA, LA CHIAVE DI VOLTA
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Siamo stati buoni profeti: la Reggina ottiene il “doveroso” successo contro il fanalino di coda Akragas, ed approfittando del contemporaneo e per certi versi inaspettato stop casalingo della Paganese, ottiene la salvezza con 180 minuti di anticipo.
Proprio la sconfitta dei campani, che di fatto liberava un’autostrada a favore della salvezza amaranto, ha probabilmente condizionato l’inizio di gara, con i padroni di casa fin troppo tranquilli e leziosi, lasciando di conseguenza qualche iniziativa di troppo agli agrigentini, presentatisi al Granillo con una squadra imbottita di giovanissimi. Per fortuna l’impasse reggina dura solo una decina di minuti, il tempo di stringere l’avversario nella propria area fino a sbloccare meritatamente il risultato con la seconda realizzazione consecutiva di Sciamanna: il gol del bomber ex Lazio contribuisce a lasciare da una parte un molti rimpianti su come sarebbe potuto essere il campionato avendo a disposizione un’altra bocca da fuoco accanto all’intoccabile Bianchimano, dall’altra la speranza di poter già contare, per il prossimo campionato, di un’ottima pedina offensiva per compensare l’addio del gigante ex Milan.
Il resto della partita offre pochi altri sussulti, con gli uomini di Maurizi alla costante ricerca della rete della tranquillità, che arriva nella ripresa dopo qualche tentativo andato a vuoto, grazie al primo squillo di questo campionato ad opera di Provenzano, dopo una bella combinazione con il neo entrato Tulissi.
Inutile girarci intorno: l’obiettivo dichiarato ad inizio stagione quello era ed è arrivato, alla fine, con sufficiente tranquillità. Che poi la stagione abbia avuto, proprio come lo scorso anno, un andamento schizofrenico, con una squadra che a nostro parere, e lo abbiamo sempre scritto, avrebbe potuto dire la sua per altri obiettivi più ambiziosi, ma che ad un certo punto del campionato ha rischiato seriamente di lasciarci le penne, in questo momento tutto ciò passa in secondo piano rispetto al risultato ottenuto, che riveste un’importanza fondamentale per il futuro del club, sia nel breve che nel lungo termine.
Non è un mistero che proprio in questi giorni la società sia al centro di una serie di trattative che potrebbero riguardare sia un rafforzamento dell’attuale compagine societaria, sia una vera e propria rivoluzione che porterebbe ad un passaggio di proprietà a favore di investitori, di cui però non si conoscono identità e reali potenzialità. Chi vi scrive coerentemente non tifa né per l’una né per l’altra soluzione, se non per quella che potrà portare maggiori benefici alla squadra ed alla città, e che potrebbe finalmente consentire di poter alzare l’asticella delle ambizioni di una piazza che non sarà più quella che ha vissuto i fasti a cavallo tra gli anno novanta ed il nuovo millennio, ma che possiede indubbiamente tutti i requisiti per poter aspirare a palcoscenici più consoni alla sua storia ed al suo pubblico (non quello attuale, aggiungiamo).
Per il momento teniamoci questa salvezza, senza la quale qualsiasi discorso futuribile sarebbe stato vano, rallegrandoci del fatto che la Reggina c’è, esiste ed andrà avanti. Sul come, lo vedremo presto.
REGGINA, LA GIUSTA DISTANZA
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – “Dovere” compiuto: la Reggina torna a sorridere, ottenendo il terzo successo esterno stagionale in casa del Bisceglie che ripristina, nei i confronti della Paganese ferma ai box, una distanza di classifica rassicurante che, a tre giornate dal termine, la avvicina sensibilmente alla salvezza.
Non si è trattata certo di una prestazione da incorniciare, soprattutto dal punto di vista difensivo, come tra l’altro era accaduto in occasione delle altre due vittorie “corsare”, in cui però non avevamo subito reti: la differenza è consistita nell’essere riusciti, per la seconda volta fuori casa, a realizzare due marcature (l’unica altra volta, a Lecce, le due reti non avevano fruttato neanche un punto). A dire la verità, ad inizio gara erano i padroni di casa a sembrare più motivati, riuscendo a mettere in qualche occasione in difficoltà una difesa amaranto inspiegabilmente distratta; ciò almeno fino ad una ripartenza magistrale che consente al redivivo Sciamanna, grazie ad un doppio tocco di misura, di ottenere il vantaggio e di dare un calcio alla sfortuna che lo ha perseguitato per tutta la stagione. Vantaggio che però durava pochi secondi, il tempo per i pugliesi di battere a centrocampo e scoccare un fendente da fuori area che riesce a sorprendere Cucchietti. L’immediato pareggio sembrava quasi il preludio ad un risultato finale che potesse accontentare entrambe, invece sul finire della prima frazione Pasqualoni finalizzava un corner con un colpo di testa beffardo che scavalcava lentamente il portiere avversario.
La ripresa aveva un andamento decisamente schizofrenico con entrambe le squadre allungatissime e sfilacciate, tutto a favore delle occasioni da rete: se ne contano almeno tre per i padroni di casa, contro cui Cucchietti torna a vestire i panni di superman, ed altrettanti contropiede in superiorità numerica malamente sprecati dai reggini, con il risultato però di non cambiare il punteggio maturato nel primo tempo.
È arrivato dunque il successo fondamentale che si richiedeva alla vigilia, dopo che sette giorni fa il vantaggio in classifica si era assottigliato ad un solo punto, e tenendo conto delle “scosse telluriche” societarie delle ultime ore che verosimilmente avrebbero potuto turbare un ambiente che, nel corso dell’anno, ha dimostrato di essere tutt’altro che impermeabile: tutto il resto, in questo momento, non conta e gli esteti se ne faranno una ragione. I quattro punti di distanza rappresentano un bottino preziosissimo a seguito di una analisi che contempla, ovviamente, il calendario delle dirette interessate da qui fino alla fine: saranno fondamentali, come già ricordato in precedenza, il nostro prossimo appuntamento casalingo, in cui non potrà essere neanche preso in considerazione un risultato diverso dalla vittoria, e l’impegno che tra quindici giorni vedrà la Paganese impegnata nel campo di un Lecce che, complice la pausa che toccherà a loro domenica prossima, saranno tutt’altro che certi di poter centrare la promozione diretta e non potranno lasciare nulla per strada. Aggiungiamo, per rispetto all’aritmetica, che una mancata vittoria dei campani sulla Leonzio nel prossimo turno ed un contemporaneo nostro successo sull’Akragas ci consentirebbero, già da domenica sera, di dormire sogni tranquilli in virtù degli scontri diretti favorevoli che renderebbero, a 180 minuti dalla fine, i conseguenti 6 punti matematicamente bastevoli.
Guai però a sentirsi già in carrozza, i risultati li stabilisce il campo e non le statistiche: testa bassa dunque, e pedalare fino al traguardo…
REGGINA, A TESTA ALTA
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Occasione persa: la Reggina non riesce a raccogliere nulla al cospetto della capolista, uscendo immeritatamente sconfitta per una amnesia difensiva, ma soprattutto per non aver concretizzato alcune chiare occasioni che avrebbero consentito di raggiungere quantomeno un meritato pareggio.
Ancora una volta, al cospetto delle “grandi” del girone, gli amaranto non sfigurano ed offrono una prestazione più che dignitosa che non fa trasparire la grande differenza di punti in classifica tra le due squadre, complice probabilmente anche il momento di flessione patito dal Lecce nelle ultime settimane. Certo, in gare del genere e contro compagini di indiscussa superiorità tecnica, se però il gol scaturisce da un tuo gentile omaggio, tutto diventa più difficile, anche se il tempo per recuperare ci sarebbe. Ed infatti l’andamento della contesa lascia intendere che margini di recupero ce ne sarebbero, ma l’ormai acclarata difficoltà a concretizzare fa sì che gli uomini mandati in campo da Maurizi non riescano a tramutare in gol almeno tre clamorose opportunità che avrebbero consentito di agguantare un risultato prestigioso, nonché utilissimo per la classifica, divenuta da ieri decisamente più preoccupante. Potremmo anche annotare l’ennesimo evidente rigore negato di questo campionato, ma ormai preferiamo classificare il tutto come elemento folkloristico tipico di quest’annata.
La vittoria in extremis della Paganese a Fondi, che compensa la mancata vittoria in casa dei campani, sfumata sempre nel recupero, nel turno precedente, pone la Reggina al di sopra di un solo punto sulla zona play out: vanno certo considerati sia il vantaggio negli scontri diretti, che di fatto aggiunge un’altra lunghezza tra le due squadre, nonché la circostanza fondamentale che saranno proprio gli attuali terz’ultimi a fermarsi per la sosta “obbligata” domenica prossima, per cui ottenere un risultato positivo a Bisceglie diventa assolutamente imprescindibile, per poi andare a prendere, di riffa o di raffa, i tre punti contro il derelitto Akragas. Qualora non si verificasse una delle due condizioni, la preoccupazione potrebbe tramutarsi in tragedia (sportiva ovviamente) rendendo gli ultimi 180 minuti inaspettatamente drammatici ed aperti ad ogni eventualità.
Restiamo convinti, anche alla luce della prestazione di ieri, nonché del calendario, che la squadra abbia ancora tutte le possibilità per ottenere una salvezza senza eccessivi patemi, purché la concentrazione e la determinazione continuino ad essere quelle giuste, e che non si dia nulla per scontato. Continuiamo però a non capire l’intransigenza tattica del mister, che sotto di una rete in casa in una gara in cui si sta dimostrando di lottare ad armi pari con l’avversario, continua a non prendere in alcuna considerazione l’idea di un cambio di schieramento più offensivo, limitandosi a sostituire le pedine in campo nei rispettivi ruoli; allo stesso modo, prendiamo atto sia dell’uscita pressoché definitiva dal radar di alcuni elementi, vedi Samb, che del prolungato oscurantismo su alcuni arrivi di gennaio (Arras, Franchi) di cui a questo punto non si capisce il motivo della loro acquisizione. Di tutto ciò ad ogni modo, vi sarà tempo e modo di parlarne a salvezza conquistata…
REGGINA, TUTTO IN UN MESE
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Basta rifiatare: la Reggina riprende le ostilità dopo aver rispettato il proprio turno di pausa, ultima sosta prima del rush finale che ci porterà dritti fino ala termine della stagione con conseguenti verdetti finali, salvo code tutt’altro che ambite.
La domenica di inattività non ha per fortuna portato scossoni negativi alla causa amaranto, grazie soprattutto al pareggio in extremis subito dalla Paganese che consente di mantenere i campani a meno 4, con scontro diretto a loro sfavore ed una gara in meno da disputare, e che dunque ci pone, a cinque turni dalla conclusione della fase regolare del torneo, in una posizione che certamente ancora non può dirsi di assoluta tranquillità, ma che sicuramente ci consente di essere padroni del nostro destino senza la necessità di compiere miracoli.
Allo stesso modo, avere cali di concentrazione in questo momento ci esporrebbe a pericoli inutili e dissennati, per cui non va sottovalutato alcun impegno da qui alla fine, né prodursi in calcoli azzardati, magari considerando alcuni punti già scontati, vedi scontro casalingo con il già retrocesso Akragas: basterebbe ricordare quanto successo all’andata in terra sicula per mantenere la concentrazione a livelli massimali.
Dunque appare indispensabile “stare sul pezzo”, a cominciare da domenica pomeriggio, quando ospiteremo la capolista Lecce. I salentini si trovano in una condizione molto particolare: la promozione diretta, obiettivo ampiamente dichiarato da diversi anni e che fino a poche settimane fa sembrava già acquisita in forza di un vantaggio di punti che sembrava incolmabile, è stata fortemente rimessa in discussione da una serie di risultati inaspettatamente negativi, e che li porterà a battagliare con Catania e Trapani fino all’ultimo minuto disponibile per ottenere la vittoria finale. Il Granillo dunque sarà teatro di uno scontro contro una compagine ferita, e dunque arrabbiata e concentrata, ma che forse ha smarrito gran parte delle sue certezze tecniche, e la cui tenuta mentale potrebbe giocargli qualche scherzo qualora la partita non prenda subito la piega sperata. Sta agli uomini di Maurizi riuscire ad interpretare la gara nella giusta maniera, magari cercando di portare a casa il terzo clean sheet consecutivo, dopo aver mantenuto la rete inviolata contro Casertana e Siracusa: brucia ancora ricordare l’andamento pazzesco della gara di un girone fa, che vide gli amaranto conseguire un incredibile doppio vantaggio dopo soli venti minuti, salvo poi farsi rimontare già al termine della prima frazione.
Inutile dire che anche un pareggio sarebbe un risultato gradito, contro una compagine che, recente crisi a parte, possiede comunque l’organico più forte della categoria e resta, in ogni caso, la favorita numero uno per l’approdo in serie cadetta. L’importante è che non si lasci nulla di intentato e che, qualunque sia il punteggio a fine gara, si abbia la consapevolezza di aver dato tutto, dando continuità quantomeno ad un livello di prestazioni che, se mantenuto fino a maggio, ci sta avvicinando, bene o male, all’obiettivo minimo finale. Forza e coraggio.
REGGINA, UN ALTRO MATTONCINO
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Chi cerca trova: la Reggina conquista, nel Monday night, il risultato positivo atteso da tutti alla vigilia nel difficile campo di Siracusa, che sommato ai risultati del week end porta a 5 le lunghezze di vantaggio dal terzultimo posto prima del turno di riposo.
Lo 0-0 è figlio di un’altra prestazione solida, quattro giorni dopo il successo sulla Casertana, seppur il match risulta meno tirato e nervoso rispetto alla gara del Granillo, e l’andamento della gara rispecchia il punteggio finale, con gli amaranto certamente più positivi nella prima frazione in cui mantengono il pallino del gioco, e solo “grazie” all’ennesima svista stagionale del direttore di gara di turno (figlio d’arte…) che non punisce un evidente fallo in area su Tulissi tra lo stupore generale, padroni di casa compresi: circostanza ormai che non ci lascia più sorpresi e su cui preferiamo sorvolare, prendendo atto che alla mediocrità tecnica della categoria, fisiologicamente, non può sfuggire la classe arbitrale.
Nella ripresa gli ospiti hanno il torto di abbassare il baricentro lasciando campo agli aretusei che però, nonostante a un cero punto imbottiscano lo schieramento di attaccanti, compreso lo “spauracchio” Calil, riescono ad impensierire la porta di Cucchietti solo in un occasione con un colpo di testa a lato. Da segnalare, finalmente, il ritorno in campo dopo ben sei mesi dello sfortunato Sciamanna, che speriamo possa dare un apporto prezioso per le restanti, decisive partite.
Il pari finale è la logica conseguenza di una gara bloccata e senza grandi conclusioni a rete, segno che forse il punto, classifica alla mano, accontenta entrambe le squadre ma in particolare, inutile negarlo, la nostra con una gara in meno da disputare, e con l’ulteriore particolare, buono per Maurizi, di essere riusciti a non subire reti dopo qualche gara in cui pareva essersi smarrita la solidità difensiva: il tecnico, come già la partita con la Casertana ci aveva suggerito, pare abbia deciso di mettere in naftalina la “linea verde”, soprattutto nella mediana, a vantaggio dell’esperienza dei “marpioni” presenti in organico.
La sosta forzata del week end di Pasqua servirà ad avere un quadro della classifica più veritiero, con quasi tutte le squadre della zona calda ad avere lo stesso numero di gare disputate ad eccezione della Paganese, che ad oggi impersona il punto di riferimento tra la salvezza diretta e lo spareggio: sarà soprattutto il risultato di quest’ultima, così come delle altre pericolanti, di sabato prossimo a determinare con quale spirito affronteremo, tra due settimane, la capolista, tenendo comunque presente, come andiamo affermando ormai da diverso tempo, che a questo punto della stagione la forza dell’avversario non può e non deve costituire alcun tipo di alibi o condizionamento, ed il giusto approccio alla partita può far sì che, in novanta minuti, le differenze possano ridursi fino ad annullarsi del tutto.
Buona Pasqua a tutti.
REGGINA, VI VOGLIAMO COSÌ
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Vittoria doveva essere, vittoria è stata: la Reggina torna meritatamente al successo dopo 9 turni, sfoderando una prestazione tutta grinta e cuore contro un avversario a tratti molto nervoso e che non ha regalato nulla.
Maurizi stavolta sceglie l’esperienza al posto della freschezza, schierando solo due under e rivoluzionando l’intero centrocampo rispetto alla deludente prova di Catania, con l’eccezione del redivivo Mezavilla, autore finalmente di una prova maiuscola e da leader per i compagni di reparto. L’inizio non è certo sprint con i campani, reduci da un ottimo periodo di forma e risultati, che appaiono più presenti in ogni zona del campo, ma con il passare del tempo sono gli amaranto ad apparire più incisivi, dapprima sprecando un paio di ghiotti contropiedi, fino a passare in vantaggio con un gol fantasma di Laezza (seconda rete consecutiva) su calcio d’angolo: non è chiaro se il pallone sia stato respinto oltre la linea bianca, ma dato che in serie C non esistono né la goal line technology né tantomeno la VAR, fa fede il giudizio di arbitro e segnalinee. La reazione casertana è rabbiosa, sia in campo che in panchina, e probabilmente ciò favorisce il pareggio ospite nel recupero, seguito da un’esultanza stile finale dei mondiali che non contribuisce certo a sedare gli animi in campo.
Nella ripresa la partita resta tesa e combattuta, ma i reggini continuano a sembrare più pericolosi degli avversari, raggiungendo con merito il nuovo vantaggio grazie ad una bomba su punizione di Bianchimano che, nonostante sia battuta centralmente, piega letteralmente le mani al portiere ospite: non segnavamo due gol in casa dalla vittoria col Catania, dunque oltre un girone fa. Nel prosieguo, nonostante Pasqualoni riesca a divorarsi un gol impossibile da sbagliare, e l’arbitro, forse assalito dai dubbi sulla validità del primo gol, dia 6 minuti di recupero quando ne sarebbero bastati la metà, non corriamo più pericoli, riuscendo a portare in porto una vittoria che, complici le battute d’arresto delle dirette avversarie, ci rilancia in classifica portando a 4 punti la distanza dalla zona play out.
Avevamo chiesto a gran voce una prova d’orgoglio e finalmente è arrivata, probabilmente nel momento in cui un ennesimo mancato successo avrebbe costituito quasi un punto di non ritorno, consentendo alla squadra di respirare, almeno per qualche giorno, ed all’ambiente di rasserenarsi. È chiaro che non può bastare una rondine a far primavera, anche se la bella stagione è ufficialmente arrivata, e che quest’animus bellandi va mantenuto fino al termine della stagione. A cominciare da lunedì sera quando, ancora una volta davanti alle telecamere, renderemo visita ad un Siracusa che sta disputando una stagione fantastica per una squadra che, partita per salvarsi, si trova al quarto posto alle spalle del “trio delle meraviglie”. Ma, come andiamo ripetendo ad oltranza, non è più il momento di guardare chi ci troviamo di fronte, ma dobbiamo guardare solo noi stessi. E noi siamo la Reggina.
La Reggina di Nakamura: un ricordo dalla A
I campi della Serie A hanno visto campioni che, anno dopo anno, hanno lasciato il segno nel cuore di milioni di tifosi. E non per forza grazie ai trofei vinti, anche perchè in questo caso di trofei non ce n’è nemmeno l’ombra.
Stiamo parlando del terzo giocatore giapponese, dopo Miura e Nakata, a sbarcare nel campionato di Serie A: Shunsuke Nakamura. Un centrocampista tutto sinistro e fantasia, dotato di buona visione di gioco e dal tocco di palla fine. Il suo approdo nel calcio italiano inizia nel 2002 a Reggio Calabria, con la maglia della Reggina, dove Nakamura incanta e sorprende. Questo perchè Nakamura non è un calciatore qualsiasi, visto che è capace di grandi giocate e di attirare le attenzioni di tantissime troupe Tv giunte nella città calabra per intervistarlo.
Dall’estate del 2002 al 2005 regalerà prezzi pregiati di ottima fattura a prestazioni altalenanti ma il carattere mite, la tecnica in campo ed il suo carisma lo portano nuovamente a vestire la maglia della nazionale. Dopo aver ricevuto la maglia numero 10, Shunsuke segna tre gol consecutivi nelle prime tre giornate di campionato. Termina la sua prima stagione italiana con 7 marcature in 36 partite totali.
Dopo l’avventura in Italia, il giapponese nel 2005 passa alla squadra scozzese del Celtic, militante in Scottish Premier League. Il suo impatto con il calcio scozzese è molto positivo e grazie a giocate d’alta classe conquista la fiducia dei tifosi e viene nominato uomo partita al debutto contro il Dundee United il 6 agosto 2005. La sua creatività, così come la sua etica del lavoro e la compostezza sotto pressione, riceve subito l’elogio dei compagni di squadra. Nella sua prima stagione in maglia biancoverde Nakamura conquista la Scottish Premier League e la Scottish League Cup.
Il 13 settembre del 2006 debutta in Champions League nel mitico stadio Old Trafford contro il Manchester United. Il giapponese disputa una buona partita e riesce anche a segnare su calcio di punizione per il pareggio del 2-2. Con questo gol diventa il primo calciatore giapponese a segnare in Champions League ed il secondo a parteciparvi. Dopo quattro anni al Celtic, il 22 giugno 2009 passa agli spagnoli dell’Espanyol, seconda squadra di Barcellona. Lì fece il suo debutto nella prima partita di campionato nella stagione 2009 – 2010 contro l’Athletic Bilbao. Il 12 febbraio 2010, Nakamura annuncia ufficialmente il suo ritorno in patria, agli Yokohama F. Marinos, squadra della sua città natale dove prende la maglia numero 10. Nella partita di esordio (vinta 4-1) mette inoltre a segno il gol del momentaneo 1-0 con un tiro potentissimo da oltre venticinque metri. Il 10 dicembre 2013 diventa il primo giocatore a vincere due volte il titolo di migliore giocatore del campionato giapponese. Il titolo fu dedicato ad un suo amico deceduto più di un anno prima, Naoki Matsuda.
Nonostante i suoi ormai imminenti 40 anni, Nakamura non ha nessuna intenzione di appendere le scarpette al chiodo. In questa stagione è in forza alla Jùbilo Iwata, club della della massima serie giapponese. Campionato che, per chi non lo sapesse, è spesso seguito dagli appassionati di scommesse su www.skybet.it perché molto combattuto.
REGGINA, CONTA SOLO SALVARCI
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Tutto secondo copione: la Reggina come da pronostico esce sconfitta da Catania, riflettendo lo stesso punteggio con cui all’andata superò gli etnei in casa, anche se con modalità molto differenti rispetto ad un girone fa.
Se infatti la gara del Granillo fu caratterizzata da un furioso assalto catanese iniziale verso la porta di Cucchietti, al quale l’estremo amaranto si oppose da campione consentendo poi ai compagni di compiere l’impresa, domenica è risultato necessario molto meno impegno e solo tre minuti ai padroni di casa per bucare una difesa ospite imbambolata e sbloccare il risultato: di fatto il primo tempo si è chiuso già lì. Uno spettatore che fosse giunto allo stadio con qualche istante di ritardo, avrebbe giudicato la prestazione reggina della prima frazione neanche troppo negativa, anzi quasi ordinata, ma avrebbe pensato che il punteggio fosse fermo sullo 0-0.
Ci pensava ancora una volta la retroguardia amaranto, evidentemente in versione diesel, a consentire un comodo raddoppio ad inizio ripresa e dunque preparare un copione scontato per il resto della gara. Poi succede che, quasi per caso, a dieci minuti dalla fine si riesca ad accorciare le distanze ed a cambiare l’inerzia di una gara in cui, per i successivi minuti, si ha la nettissima impressione di poter incredibilmente impattare il punteggio (ed infatti ne abbiamo anche occasione), o almeno fino all’ingenua espulsione di Condemi che di fatto sancisce la fine delle ostilità.
Avevamo chiesto, alla vigilia, una prestazione tutto cuore al di là di quello che sarebbe stato l’esito finale: abbiamo invece assistito ad una partita strana: incapaci di qualsiasi reazione per ottanta minuti, è bastato un gol per far capire che forse il mostro non era così brutto come lo si dipingeva, e che i risultati altalenanti dei rossazzurri delle ultime settimane probabilmente non erano frutto del caso. Stupisce inoltre, ancora una volta, l’atteggiamento del tecnico, solitamente “stitico” in fatto di cambi multipli, che sotto di due reti decide si sostituire contemporaneamente tutto il reparto nevralgico ma senza mutare atteggiamento tattico, e dunque con l’unico scopo di preservare qualcuno in vista dello scontro infrasettimanale: francamente, rinunciare alla contesa a metà gara rappresenta esattamente l’antitesi di ciò che i tifosi si aspettano dalla loro squadra, fatto ancora più grave se si pensa a ciò che è accaduto negli ultimi minuti, e non può di certo contribuire a rasserenare gli animi.
A questo punto la situazione è sotto gli occhi di tutti ma, come abbiamo sempre fatto per tutta la stagione, preferiamo non unirci a coloro che soffiano su venti di smobilitazione generale che, da ora sino alla fine, investiranno tecnico e società: ci sarà modo e tempo per fare i dovuti processi ma riteniamo che in questo momento vi sia un’unica esigenza: salvare il salvabile, in un modo o nell’altro. Rifletta chi di dovere su come comportarsi nelle settimane che mancano al termine di questo sciagurato campionato: va bene tutto purché si raggiunga l’obiettivo primario, a cominciare da giovedì sera. Ci sarà la Casertana, ma sarebbe lo stesso anche se attendessimo il Real Madrid: non ci sono alternative alla vittoria, comunque arrivi, e chi scenderà in campo, tra terreno di gioco e panchina, dovrà essere consapevole che, giocoforza, non potrà contare sull’aiuto di nessuno, tantomeno di una piazza ed un ambiente ormai scorato ed indispettito. Ma, purtroppo, chi è causa del suo mal pianga se stesso…
