Autore: RegginaLife.com
Buon Natale
RegginaLife e tutto il suo staff augurano un sereno e felice Natale a tutti voi e alle vostre famiglie.
REGGINA, NOTTE FONDA
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – All’inferno: la Reggina rimedia il secondo 0-3 consecutivo al Granillo nonché la seconda umiliazione in poche settimane, perdendo la faccia e subendo la prima, vera sonora contestazione dagli spalti, da cui nessuno viene risparmiato.
Di fronte ad un Rende apparso, come all’andata, tutt’altro che irresistibile, gli undici amaranto in campo abbozzano il solito inizio incoraggiante, salvo poi, come da copione ormai tristemente collaudato, crollare dopo la prima rete subita, facendo diventare il resto della gara una lenta agonia tra urla, fischi e, soprattutto, tanta desolazione, così in campo come sulle tribune.
Avevamo chiesto un regalo natalizio per cercare di concludere l’anno in serenità, ci è invece arrivato un carico di carbone durissimo da digerire da una squadra che tale non appare essere più, imprigionata dai suoi limiti, dalle sue paure e, temiamo, dalla svogliatezza di qualcuno che forse con la testa si trova già altrove. Ci sembra inoltre che accanto alle acclarate problematiche di natura psicologica, emergano prepotentemente anche carenze tattiche di un gruppo che non riesce a cambiare pelle né in corsa né da un impegno ad un altro, ancorata ad un modulo che, evidentemente, non rappresenta più un pericolo per gli avversari come avveniva alcune settimane fa. Ma quel che è peggio è la sensazione, chiara ed ineluttabile, di non riuscire ad intravedere in questo momento soluzioni che siano appena sufficienti per venire fuori da quest’incubo: limitarsi a prevedere un ritiro natalizio quale panacea di tutti i mali rischia concretamente di divenire un accanimento terapeutico, buono solo a prolungare le sofferenze di una piazza che, seppur anch’essa svogliata e demotivata a prescindere, certamente non merita di assistere a spettacoli così penosi e degradanti. Così come non abbiamo, in questo momento, ragione di credere che, ahinoi, l’esito della prossima trasferta catanzarese possa differire dagli attuali risultati.
Noi continuiamo a credere che chi comanda abbia, da reggino, sinceramente a cuore le sorti della squadra, e certamente non può ignorare tutto ciò che essa ha rappresentato per la sua città ed il suo popolo, da generazione in generazione, a Reggio e per i reggini sparsi in tutto il mondo: non abbiamo certo le competenze, né tantomeno la presuntuosaggine per proporre rimedi, ci limitiamo ad auspicare, quasi a pregare affinché venga trovata una soluzione per sparigliare il mazzo, se necessario, senza guardare in faccia niente e nessuno, facendo leva solo su chi ci sta ad anteporre il bene della Reggina agli interessi personali e, conseguentemente, facendo a meno di chiunque altro, senza rancore.
Buon Natale.
NEANCHE LE LUCI DELLA RIBALTA…
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Caduta senza fine: la Reggina non riesce a racimolare punti nemmeno in quel di Castellammare di Stabia, inanellando la terza sconfitta consecutiva e chiudendo il girone di andata con 18 punti, quota che ad ottobre sembrava ampiamente superabile, ma che invece ci consegna, a metà del guado, in piena zona play out.
Credevamo (o meglio, speravamo) che le telecamere potessero costituire un incentivo per chi avesse avuto la necessità di mettersi in mostra, ed all’inizio è sembrato potesse essere così, visto che gli amaranto riescono, tutto sommato meritatamente, a sbloccare il risultato grazie ad un perfetto contropiede che, con pochi passaggi ma di qualità, mettono nelle condizioni Fortunato di realizzare il suo primo gol stagionale, e magari mettere la gara su binari congeniali, come parrebbe suggerire l’andamento della prima frazione, chiusa in vantaggio senza particolari patemi d’animo sui padroni di casa, che schierano in avanti l’ex carneade Paponi, noto dalle nostre parti per il clamoroso rifiuto ad un trasferimento last minute in una sessione di mercato invernale in serie B.
Nella ripresa però, purtroppo, riemergono tutte le ansie e le incertezze viste nelle scorse settimane e che consentono ai padroni di casa, la cui prestazione appare tutt’altro che irresistibile, di impattare prima e di passare in vantaggio poi con il minimo sforzo, con un atteggiamento troppo rinunciatario e, soprattutto, incredibili disattenzioni difensive sui calci piazzati che denotano mancanza di concentrazione e, evidentemente, di serenità. E dire che abbiamo anche l’opportunità di raggiungere il 2-2, negato a Marino da un grande intervento del portiere campano, ma in questo momento nemmeno la sorte sembra venirci incontro.
Si chiude dunque, nel peggiore dei modi, un girone di andata che ad un certo punto sembrava potesse proiettarci verso zone soleggiate ed ambiziose, ma che invece termina in pena crisi di risultati e, soprattutto, di identità: il gioco di “comando” prospettato da Maurizi si è dissolto come neve al sole, ed un gruppo che solo un mese e mezzo fa faceva punti con chiunque e divertiva, appare oggi come un’accozzaglia disunita, disorganizzata e, quel che è peggio, fuori di testa. Gli interventi richiesti in settimana non sono evidentemente riusciti a trovare il bandolo della matassa, e viene da chiedersi se chi di dovere sia effettivamente riuscito a capire i veri mali della squadra, o se persista una “sottovalutazione” di una situazione che, rec sic stantibus, parrebbe senza via di uscita, a meno di interventi drastici da porre in essere a gennaio, e che giocoforza riguarderebbero l’organico e non il tecnico, ormai blindato da un rinnovo contrattuale.
Alcune domande però appaiono lecite, se non sacrosante: è in grado questa società, che non naviga certo nell’oro, di operare una rivoluzione, privandosi di coloro che non si riconoscono più in questo progetto? Avrebbe il tecnico il tempo di riassemblare un gruppo, in modo tale da ricreare una situazione di gioco (ed ambientale) idonea a farci uscire dalle paludi? Ma soprattutto: ammesso e non concesso che questo sia il piano societario, chi ci darebbe la certezza che, nel girone di ritorno, non vengano fuori nuovi “mal di pancia”, considerato che la gestione tecnica resterebbe in capo a chi non è riuscito, nell’ultimo mese e mezzo, a trovare soluzioni adeguate?
In attesa di ricevere qualche risposta, ci sono altre due gare da disputare prima della fine dell’anno solare, e si tratta di due derby calabresi contro due squadre in piena salute. È lecito sperare in un miracolo natalizio?
SALTO NEL BUIO
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Si naviga a vista: la Reggina si prepara ad affrontare l’anticipo di venerdì sera in terra stabiese in condizioni indecifrabili, soprattutto dal punto di vista mentale e motivazionale.
La settimana probabilmente più drammatica, dal punto di vista sportivo, di questa “giovane” società è trascorsa, com’era prevedibile, in un clima di grande incertezza: ne abbiamo lette di tutti i colori a proposito di mal di pancia, malumori dentro ma soprattutto fuori lo spogliatoio, indiscrezioni di mercato e così via. Al di fuori del coro, avevamo chiesto con molta nettezza un intervento, se non risolutivo (almeno immediatamente), quantomeno chiarificatore, che avesse cioè l’effetto di fornire una sorta di interpretazione autentica dei veri malesseri patiti dal gruppo, che fosse quindi prodromica ad un tentativo di salvare la baracca, o almeno ciò che ne resta.
Non ci sembra però che ciò sia avvenuto, o quantomeno non sufficientemente: le dichiarazioni rese dal responsabile dell’area tecnica sembravano più avere lo scopo di gettare un po’ d’acqua sul fuoco che quello di individuare cause, effetti e soluzioni; ed anche se spesso si dice che, soprattutto nel calcio, i panni sporchi è bene che si lavino in famiglia, sarebbe stato necessario però aver prestato la stessa attenzione nel preservare l’impermeabilità di alcuni spifferi dall’effetto deflagrante, ed il non esservi riusciti deriva probabilmente dall’inesperienza di una società volenterosa ma ancora giovane e troppo spesso “verace”, almeno dal punto di vista comunicativo, nonché, a nostro parere, mancante in questo momento di qualche figura carismatica che possa sia fare da paravento alle critiche esterne, sia da chioccia verso un organico che, non dimentichiamolo, è formato per gran parte da ragazzini non avvezzi a gestire questo tipo di situazioni, e dunque a reagire adeguatamente.
In questo scenario piuttosto inquietante, bisogna però anche pensare a giocare a pallone. Il pronostico apparirebbe scontato, pur senza tenere conto dell’avversario, comunque storicamente ostico ai nostri colori, ma considerando meramente la condizione psicofisica della nostra squadra: vedremo se e quali correttivi metterà in campo Maurizi, se riguarderanno gli uomini da schierare, la disposizione tattica o entrambe le cose, o se si tratterà semplicemente di intervenire nella testa dei calciatori; senza tralasciare, oltretutto, il fattore “diretta tv”, che con l’approssimarsi del mercato invernale può costituire un incentivo formidabile per chi vuole mettersi in mostra, molto meno per risolvere la crisi da un punto di vista generale. Al tifoso, nella sua irrazionalità, non resta che affidarsi all’imprevedibilità di questo gioco, che per fortuna resta imponderabile e, per questo, ancora un po’ affascinante.
CHIAREZZA, SUBITO!
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Affondati: la Reggina subisce una nuova umiliazione a distanza di sette giorni dal tracollo di Siracusa, in una gara che avrebbe dovuto rappresentare una sorta di riscossa, ma che ha invece rivelato, in maniera fragorosa, tutti i mali da cui è afflitta la squadra. E non solo lei ovviamente.
Sulla cronaca della gara è completamente inutile soffermarsi: se qualcuno non avesse potuto vederla e si fosse limitato a leggere i resoconti o anche solo dare un’occhiata agli highlights, probabilmente avrebbe potuto pensare ad una gara equilibrata e sfortunata in virtù dei tre legni colpiti dagli amaranto; chi invece ha avuto la sfortuna di assistervi non ha potuto avere, nemmeno per un secondo, la sensazione non di racimolare qualcosa, ma addirittura di poter opporre alcuna resistenza agli avversari. E non certamente per merito dei siciliani: non ce ne voglia il buon Aimo Diana, indimenticato ex degli anni d’oro, ma per quanto bravo possa essere un tecnico, miracoli in due giorni non se ne possono fare, a meno di trovare la strada spianata come ieri sera al Granillo.
In questa rubrica abbiamo sempre cercato di ragionare nel modo più equilibrato possibile, non essendo né giornalisti né addetti ai lavori, ma semplici tifosi a cui viene data la possibilità di esprimere il loro punto di vista, con l’occhio di chi segue la propria squadra con passione: proprio per questo, abbiamo sempre difeso la squadra dalle dicerie che puntualmente accompagnano i cattivi risultati, consci del fatto che il calcio vive di vittorie e sconfitte, di momenti di esaltazione e di depressione, ma sempre figli di situazioni legate alla competizione, all’agonismo ed alla bravura di chi scende in campo. La passione però, a lungo andare, può scontrarsi con l’evidenza dei fatti, ed allora è giusto, anzi sacrosanto, porsi degli interrogativi.
Ed i fatti, ormai evidenti, ci raccontano di una compagine che, nell’arco di poche settimane, ha “subito” un’involuzione che razionalmente non si può spiegare né comprendere: com’è possibile che una squadra, al di là dei limiti tecnici, tattici, umani e di esperienza, che fino a poco tempo fa faceva della compattezza, dell’entusiasmo e della propositività i suoi punti di forza, si trasformi in un amen in un’armata brancaleone, con reparti scollati, calciatori che come spinti da uno spirito anarchico vanno ognuno per fatti suoi, che gente con nemmeno un campionato alle spalle si senta come arrivata mentre coloro che hanno più esperienza commettono errori così marchiani da sembrare quasi cercati. Abbiamo sempre creduto, e continuiamo a farlo, che questo gruppo, dal punto di vista tecnico, può dare tanto, così come siamo stati, e non ce ne pentiamo, critici verso un ambiente troppo asettico e distaccato nei confronti di chi, almeno fino ad un mese fa, aveva reso onore alla maglia; nondimeno, di fronte a ciò a cui abbiamo assistito, non possiamo certo voltarci dall’altra parte e far finta di niente.
Urge un chiarimento immediato e risolutivo da parte della società, al proprio interno ma anche nei confronti della gente, soprattutto verso chi, comunque, è sempre stato vicino alle sorti della squadra, nel bene e nel male: lo si deve a coloro che dedicano tempo e risorse a sostenere quei colori che, seppur temporaneamente sbiaditi, rappresentano qualcosa di grande, qualcosa che ha rappresentato nel mondo un’intera comunità con onore e gloria, ma che hanno anche ricevuto tanto in termini di passione e coinvolgimento da tante generazioni di tifosi. Ci si augura, tutti quanti, che si riesca ad individuare il “male oscuro” che, se ignorato, rischia di farci precipitare, stavolta in maniera definitiva, in un oblio senza fine: qualora si pensi di non riuscire a farlo, o di non trovarsi nelle condizioni per poterlo fare, ci si faccia un bel bagno di umiltà e ci si rivolga altrove, anche stravolgendo, se necessario, un progetto in cui si credeva ciecamente ma che forse ha tradito le aspettative.
Noi vogliamo ancora credere di poterne venire fuori: non deludeteci, vi prego…
UN NUOVO INIZIO?
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Tornare a vincere ed a convincere: la Reggina torna in campo al termine della settimana più problematica di questa stagione, con l’obbligo di smentire, con i fatti, tutto ciò che è stato detto, giustamente o meno, dopo la disfatta di Siracusa.
La sconfitta patita al cospetto di una squadra strozzata da enormi problemi di natura tecnica ed economica, tanto da non sapere neanche se riuscirà a terminare il campionato, ha rinverdito una “tradizione locale” che speravamo fosse definitivamente tramontata dalle nostre parti, vale a dire l’arte di far resuscitare i moribondi: ci vengono in mente alcuni esempi, come la serie A 2003/04 dove riuscimmo in una doppia “impresa”, come un Reggina Ancona 0-0, primo ed unico punto conquistato in trasferta dai marchigiani in quel campionato, nonché unica squadra a non averli battuti almeno una volta (retrocessi già marzo con 13 punti finali); o Reggina Perugia 1-2 qualche mese dopo, prima vittoria assoluta dei grifoni dopo ben 21 turni; fino ad arrivare, in tempi molto più recenti, ad un Reggina Savoia 2-2, con i campani che si allenavano in strada e mangiavano panini prima delle partite.
Mettendo da parte i ricordi “storici”, la batosta in terra siciliana ha alimentato, ove ve ne fosse bisogno, ancora di più tutte le polemiche che hanno accompagnato le sorti degli amaranto praticamente sin dal ritiro, partendo dalla bontà tecnica dell’organico, passando per il curriculum di allenatore e direttore sportivo, fino alle più recenti questioni riguardanti (mancati) rinnovi contrattuali “pesanti”, stipendi non versati e conseguente (ovviamente ipotetico) scarso impegno agonistico. Noi ci siamo sempre, e continueremo a farlo, tirati fuori da diatribe e discussioni sterili, su argomenti di cui non possiamo conoscere particolari e, soprattutto, attendibilità, e che comunque hanno l’unico effetto di sconquassare l’ambiente e nuocere ai risultati. Non pretendiamo che il nostro atteggiamento sia quello corretto, riteniamo semplicemente che non sempre dietro risultati negativi debba esserci per forza del marcio. O almeno è quello che speriamo.
Avevamo comunque auspicato, in tal senso, un intervento di chi gestisce l’area tecnica al fine di cercare di dirimere ogni tipo di problematica esistente, di qualsiasi natura essa sia: se tale operazione ci sia stata o meno, potremo scoprirlo già da domenica, visto che la sorte ci riserva un’altra prova da novanta, ossia uno scontro diretto in piena regola con chi attualmente occupa l’ultimo posto “utile” a disputare i play out. Oltretutto, la Sicula Leonzio si trova, anche se non ai livelli dell’Akragas, in una situazione di crisi tecnica e di risultati, avendo appena cambiato il tecnico ed in astinenza di vittorie da sei turni (l’ultimo successo ottenuto, guarda caso, propri ai danni degli agrigentini). L’augurio, ovviamente scontato, e che tra due formazioni in difficoltà, stavolta possa essere la nostra a venire fuori dalle sabbie mobili e riprendere un nuovo cammino in campionato attraverso un ritorno alla vittoria che avrebbe un peso specifico enorme, sia dal punto di vista della classifica che da quello della serenità ambientale. A patto di non voler tornare ad essere tradizionalisti…
INGIUSTIFICABILI, MA VIETATO CREARE ALIBI
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Toccato il fondo: la Reggina perde malamente una gara che avrebbe dovuto far di tutto per vincere, precipitando in una crisi che rievoca, giocoforza, i fantasmi della scorsa stagione.
Si era detto, in sede di presentazione della partita, che tutte le vittorie vanno conquistate sul campo indipendentemente dalle condizioni dell’avversario. Ebbene, c’eravamo sbagliati, visto che il gentile omaggio lo abbiamo reso noi agli agrigentini, che con il minimo sforzo riescono incredibilmente a riemergere dalla palude in cui erano (e comunque restano) invischiati, non solo interrompendo la serie di sette sconfitte consecutive, ma addirittura portando a casa l’intera posta in palio.
E dire che il primo tempo, seppur tutt’altro che trascendentale, aveva dimostrato che con un minimo di convinzione in più avremmo presto potuto mettere i puntini sulle i e chiudere i giochi: sono bastate due azioni appena insistite, seppur individuali, per permettere prima a Solerio e poi a Sparacello di penetrare nell’area avversaria come una lama in un panetto di burro e presentarsi in beata solitudine davanti al portiere, che però in entrambi i casi è riuscito ad opporsi alle conclusioni ravvicinate (la seconda con l’aiuto dell’ennesimo palo di questa stagione). Nella ripresa, invece, le timide avvisaglie iniziali si sono spente con l’incredibile topica difensiva che a deciso la gara, con i nostri, da lì in poi, colpevolmente inebetiti ed incapaci di qualsivoglia reazione, anche nervosa.
Al termine della gara, la nostra prima considerazione è coincisa con l’opinione esplicitata da Maurizi alla stampa: evidentemente la partita con il Catania, e forse anche la prima mezz’ora di Lecce, hanno avuto effetti più nefasti che positivi, visto che ha persuaso i calciatori (e forse non solo) di essere quello che in realtà non sono. Noi restiamo convinti della bontà dell’organico e della guida tecnica, ma abbiamo sempre ribadito che le qualità di questo gruppo possono venire fuori solo se impegno, rabbia sportiva e carica agonistica vengono mantenuti per tutti i novanta minuti ed al cospetto di chiunque: se manca anche una sola di queste componenti, diventiamo fragili, prevedibili e soprattutto battibili, come quest’ultimo mese ci ha ampiamente dimostrato.
Detto questo, però, ci rifiutiamo di unirci al coro di coloro che, in un momento di estrema difficoltà, ne approfittano per tirare fuori non meglio precisate difficoltà extra calcistiche, vecchie illazioni e altre cose di cui, purtroppo, alle nostre latitudini siamo discretamente esperti. L’errore più grande adesso sarebbe quello di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca, mettendo in discussione l’intero progetto intrapreso da questa gestione societaria, che avrà commesso e commetterà tanti errori, ma che rappresenta, nelle sue modalità ed in assenza di alternative credibili, l’unico modo possibile di portare avanti, alle attuali condizioni economiche, le sorti della nostra squadra. Piaccia o non piaccia. Oltretutto, così si rischia di fornire un pericoloso alibi ai calciatori, e crediamo sia l’ultima cosa da fare in un momento in cui, invece, andrebbero richiamati alle loro responsabilità.
Il momento difficile va dunque risolto al proprio interno, ed è un onere che tocca soprattutto al responsabile dell’area tecnica che, di concerto con la società e con il tecnico, dovrà individuare al più presto ogni tipo di criticità e riportare tutti sulla terra, ricordando a chi di dovere che per affrontare problematiche di natura contrattuale e/o economica vi sarà tempo e luogo, ma che in ogni caso le stesse non possono e non devono influire con il rendimento sportivo: valesse sempre questo assunto, domenica pomeriggio avremmo dovuto prevalere con cinque gol di scarto…
SENSO UNICO
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Senza alternative: la Reggina si appresta ad affrontare il fanalino di coda Akragas ben conscia che qualsiasi altro risultato che non sia la vittoria risulterebbe indigesto e rischierebbe di far precipitare la squadra verso la prima vera crisi stagionale.
Il pareggio interno con il Bisceglie, non certamente soddisfacente ma neanche scandaloso, è giunto al termine di una prestazione tutto sommato positiva per molti aspetti, come abbiamo avuto modo di evidenziare nel post partita, non ultimi la ricerca quasi ossessiva del gioco, seppur non sviluppato in ogni zona del campo come magari avveniva qualche settimana addietro, e soprattutto l’esser nuovamente riusciti a lasciare il campo con la porta inviolata, dopo l’emorragia di reti subite (ben otto) nelle ultime tre gare tra campionato e coppa Italia. Per gli scaramantici, ci si è inoltre allontanati finalmente, seppur di una sola lunghezza, da quel 17 a cui eravamo ancorati in graduatoria da inizio novembre, complice anche la pausa, e che aveva reso il vantaggio dalla zona pericolo tutt’altro che rassicurante come lo era dopo il colpo sul Catania.
Il match di domenica presenta le tipiche insidie che si possono incontrare nell’affrontare una compagine derelitta, non solo per i risultati deficitari degli ultimi due mesi, ma anche e soprattutto per le note vicende societarie, che ormai si trascinano dallo scorso anno e che hanno già portato in dote ai siciliani ben tre punti di penalizzazione. Potremmo a questo punto fare ulteriori considerazioni, di carattere extracalcistico, su come sia possibile che una società, i cui problemi sono noti a tutti da svariati mesi, si sia potuta bellamente iscrivere alla serie C, ma probabilmente non ci compete e rischieremmo di perderci in considerazioni a 360° che invece lasciamo ad altri.
Quello che a noi interessa è che, sfatati i luoghi comuni del caso e sapendo che non esistono vittorie scontate in partenza ma che i punti vanno sempre e comunque conquistati, si possa fare valere la differenza di cifra tecnica (ed evidentemente psicologica) che il campo ha evidenziato esserci tra le due squadre, nonostante affronteremo l’impegno privi dei nostri due uomini più rappresentativi a causa di due gialli quantomeno evitabili, più lo sfortunato Garufi (a cui mandiamo i nostri auguri) e che tutti coloro che scenderanno in campo abbiano ben chiaro in testa che non vi possono essere alternative dall’ottenere, senza guardare in faccia nessuno, una vittoria che sia convincente ed utile, per non dire indispensabile, a farci riprendere la giusta via verso zone più tranquille e, permetteteci, consone al rendimento dei ragazzi, e che ci consentirebbe di affrontare le partite che ci separano dalla fine dell’anno solare con maggiore spensieratezza e, si spera, concretezza.
Comunicato Ufficiale
RegginaLife si stringe al dolore di Pietro Nania, storico forumino e nostro collaboratore, e alla sua famiglia per la scomparsa del padre, e gli porge le più sentite condoglianze da parte di tutta la nostra community.
VOGLIA DI VINCERE
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Voltare pagina: la Reggina si appresta ad affrontare gli impegni che ci separano dalla fine dell’anno solare e, più a breve, dal termine del girone di andata, con la necessità di riprendere al più presto il discorso con la vittoria in campionato.
Le ultime battute di arresto patite con Siracusa e Lecce, coincise nuovamente con il turno infrasettimanale così come avvenuto un mese e mezzo fa con Cosenza e Trapani, sono però avvenute con modalità differenti: senza appello e, probabilmente, legate alle difficoltà dei troppi infortuni occorsi simultaneamente quelle di inizio ottobre, più prevedibili ma con tanti rimpianti le più recenti. Oltretutto è intervenuta la terza sconfitta, stavolta in coppa, seppur con le cosiddette seconde linee in campo al cospetto di un Matera che invece era praticamente al completo, che se per importanza e priorità di obiettivi lascia il tempo che trova, certamente non ha aiutato dal punto di vista del morale.
Allora sotto con il campionato: come già evidenziato dopo la gara di Via del Mare, terminato con alti e bassi un ciclo terribile gli amaranto arriveranno al giro di boa affrontando compagini che, quantomeno, possono essere classificate di pari livello tecnico e che, giocoforza, vanno affrontate senza alcun tipo di timore riverenziale, con il dovuto rispetto verso avversari che ovviamente si presenteranno con pari ambizioni e motivazioni, ma armati della consapevolezza di avere tutte le possibilità di poter ottenere il massimo da qui a gennaio, purché armati dell’ animus pugnandi indispensabile in tutti gli impegni di un torneo dove nessuno regala niente e che non consente distrazioni o risultati scontati.
Ed il primo impegno da non sottovalutare è proprio la sfida di sabato con il Bisceglie, squadra neopromossa dai dilettanti ma che, ben guidata in panchina dal reggino Zavettieri, ha avuto un ottimo approccio tra i professionisti, tant’è che oggi ci sopravanza in classifica anche grazie ai sette punti conquistati nelle ultime tre gare. I ragazzi di Maurizi non dovranno però perdere l’occasione di poter sorpassare i pugliesi in un Granillo che, si spera, possa tornare ad avere una cornice di pubblico nuovamente dignitosa dopo un periodo in cui, per vare vicissitudini disciplinari ed organizzative su cui preferiamo non tornare, si è giocato in condizioni ambientali certamente poco confacenti con la piazza e la tradizione reggina e, soprattutto, non coerenti con il rendimento di De Francesco e compagni.
Ci aspettiamo dunque di vedere una squadra che dimostri in campo la necessaria voglia di vincere, per riprendere immediatamente confidenza con una classifica che, seppur ancora relativamente tranquilla, non permette ulteriori battute a vuoto, e che può ridiventare, al di là di inutili scaramanzie o ipocrisie e senza irrazionali voli pindarici, confacente alle giuste ambizioni dei tifosi. Perché, nonostante tutto, noi siamo la Reggina.
LA GRANDE ILLUSIONE
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Paradiso ed inferno: la Reggina assapora la grande impresa in casa della capolista, ma alla fine lascia i tre punti e tanti rimpianti.
In pochi potevano prevedere un approccio migliore di quello visto in terra salentina: i ragazzi di Maurizi, che schiera una formazione abbastanza inedita con Solerio centrale e Mezavilla sulla linea dei difensori, non solo non paga dazio alla differenza tecnica e di classifica, ma addirittura impone il proprio gioco conseguendo meritatamente un doppio vantaggio con un Bianchimano versione re Mida, che trasforma in oro tutto ciò che gli capita tra i piedi. Un marziano che avesse assistito alla gara avrebbe pensato, fino al 25mo del primo tempo, che i favoriti del campionato erano quelli in maglia bianca.
Troppo bello per essere vero? Evidentemente sì, dato che il Lecce all’improvviso si ricorda di essere in testa alla classifica, ed in soli tre minuti riaggancia gli amaranto, cambiando chiaramente l’inerzia di una partita in cui ci stavano capendo ben poco. E come se non bastasse, due minuti prima dell’intervallo passano addirittura in vantaggio direttamente su calcio piazzato, tramutando il sogni dei reggini in un vero e proprio incubo.
Nella ripresa ci si potrebbe aspettare una Caporetto, invece sono ancora una volta gli ospiti a cercare di comandare il gioco, riuscendovi discretamente fino a quando il direttore di gara, dopo aver clamorosamente sorvolato su alcuni interventi da “arancione” dei giallorossi, tira fuori un secondo giallo piuttosto severo nei confronti di Mezavilla, rendendo pressoché impossibile una rimonta già complicata dopo i primi 45 minuti.
Avevamo scritto, nel commento pre gara, che un sconfitta in casa leccese non avrebbe potuto e dovuto costituire un dramma: mai però avremmo pensato ad un andamento così pazziode di una partita che lascia l’amaro in bocca, nonché la sensazione di aver sprecato, probabilmente più per inesperienza che per demeriti tattici, una occasione quasi irripetibile. Delusione per il risultato a parte, va però giustamente evidenziata l’ottima prestazione di una Reggina che ha scelto di giocarsi la gara a viso aperto e senza timori riverenziali, facendo dimenticare agli spettatori, per oltre un’ora, i sedici punti di differenza tra le due squadre, e soccombendo a tre prodezze individuali, come spesso accaduto in Via del Mare: ci vengono in mente i vari Conticchio, Margiotta, Baclet per ricordarne alcuni.
Con la trasferta leccese terminano gli impegni terribili di questo girone di andata, che da qui sino a gennaio proporrà avversari certamente alla portata degli amaranto: l’augurio è che la delusione per il risultato venga celata dalla consapevolezza di aver offerto una buona prestazione, e che si affrontano tutte la gare con questo tipo di determinazione ed atteggiamento, i frutti non potranno che arrivare.
MISSIONE IMPOSSIBILE?
l Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Ricominciamo: dopo il turno di sosta, coinciso con la settimana più buia della storia del calcio italiano, la Reggina riprende il suo cammino nel girone C della terza serie nazionale.
Il riposo forzato, certamente utile a ricaricare le pile dopo il brutto stop interno patito con il Siracusa, è servito anche a delineare meglio la situazione di classifica degli amaranto, ora che quasi tutte le squadre in zona play off, al netto di qualche recupero, hanno disputato lo stesso numero di partite. Il nuovo quadro ci dice che, nonostante la pausa, i ragazzi di Maurizi hanno mantenuto ad oggi un posto utile per la coda post campionato che stabilirà l’ultima squadra ad accedere alla serie cadetta: è chiaro che l’obiettivo promozione non può realisticamente toccare i nostri, ed i play off rappresenterebbero semplicemente un gustoso finale di stagione da disputare con entusiasmo e leggerezza, e soprattutto senza nulla da perdere. Non bisogna però mai dimenticare che, giocoforza, il primo obiettivo, quale “minimo sindacale” da ottenere al più presto, resta la permanenza, e da questo punto di vista il non aver giocato ha, seppur di poco, ridotto le distanze dall’ultimo posto destinato ai play out (5 punti), per cui, pur essendoci diverse squadre in mezzo al guado, l’attenzione va mantenuta alta per evitare pericolose distrazioni.
E da questo punto di vista, l’avversario di sabato sera può essere considerato il peggiore e, paradossalmente, il migliore possibile; peggiore perché il Lecce è la vera macchina da guerra di questo girone: 10 vittorie su 14 partite, una sola sconfitta patita a Catania (cioè dall’unica altra squadra che piò contendere il primato ai salentini) oltretutto alla terza giornata e prima del cambio in panchina, miglior attacco del campionato; migliore perché è una di quelle partite che da sole danno le giuste motivazioni, e dopo due settimane lontano dal campo evita quantomeno il rischio di fisiologiche distrazioni.
Il pronostico, inutile negarlo, è realisticamente tutto dalla parte dei pugliesi, per cui vietato fare drammi in caso di sconfitta. Detto questo, è chiaro che non bisogna certo rassegnarsi a fungere da vittima sacrificale, e per tanti motivi: intanto la Reggina ha già dimostrato che, a pieno organico e con la giusta testa, può giocarsela con tutti dignitosamente e, a volte, fruttuosamente (e a Catania lo sanno bene); inoltre, ed è una considerazione di carattere generale che facciamo di continuo, pur nelle differenze tecniche evidenti, la serie C non è la serie A, e dunque nessuno è imbattibile, tant’è che l’unico pareggio interno dei pugliesi, oltretutto nell’unica gara in cui non sono riusciti a segnare, è stato imposto dal fanalino di coda Akragas in inferiorità numerica. Se ci pensiamo, l’anno scorso, con analoghe differenze di valori, si perse di misura per un errore del portiere, e dopo una delle migliori trasferte della stagione. Potrebbe, infine, essere l’occasione di riprendere confidenza con la rete avversaria dopo due gare in cui Bianchimano e C. sono rimasti a secco, considerato che il reparto difensivo leccese non è esattamente il loro punto di forza, avendo subito anche un gol in più rispetto a noi.
Dunque giochiamocela senza pensieri, con il dovuto rispetto per la capolista e memori (ahimè) di una tradizione che in Via del Mare chi ha visti spesso soccombere, ma con lo spirito di chi indossa una maglia che impone, a chi la indossa, il massimo impegno possibile. E su questo aspetto riteniamo di poter essere fiduciosi.
Lecce-Reggina: il fascino di una partita dal sapore di A
(Regginalife.com) – Lecce-Reggina ha sempre il fascino di una partita che per anni è stata un derby del Sud di Serie A. Nonostante la categoria sia scesa da qualche anno di un paio di livelli, la tradizione e la storia di questi due club, scivolati fuori dal calcio che conta, è rimasta intatta. Oggi si lotta per guadagnarsi un posto in Serie B, e c’è proprio il Lecce di Pasquale Padalino a comandare la graduatoria del girone C della Serie C con 33 punti, 5 in più del Catania secondo.
Dal canto suo, la Reggina non aveva come obiettivo primario quello di vincere il suo girone, ma sta provando a restare quanto più lontana possibile dalle zone calde (la Casertana, prima delle potenziali retrocesse, è 5 lunghezze indietro), cercando di prendere un posto nei playoff e sperare in un’impresa, nonostante le tante squadre nei gironi più attrezzate della società di Mimmo Praticò. C’è, ovviamente, da riprendersi per gli amaranto, dopo le ultime due partite che non sono state all’altezza: prima il pareggio a Caserta, sicuramente meglio di una sconfitta contro dei diretti contendenti per la lotta alla salvezza, ma poi è arrivato il tonfo interno contro il Siracusa. La partita con il Lecce sembra quasi impossibile, visto che i giallorossi sono la candidata più seria alla B, ma la Reggina cercherà di non rendere loro la vita facile. Sono state queste, più o meno, le parole del tecnico Maurizi all’inizio della preparazione in vista del match: “Non ci fasceremo la testa ma lotteremo contro una squadra candidata alla Serie B rendendogli la vita non facile”.
Come specificato in precedenza, sono tanti i precedenti, anche illustri, tra le due compagini. Le vittorie leccesi sono 12, in netto vantaggio contro ai 4 pareggi e ai 4 successi amaranto. L’ultimo incontro in massima serie è avvenuto nel marzo del 2009, quando proprio al Via Del Mare i due team impattarono sullo 0-0. Ancora nello stadio dei giallorossi risale il primo scontro, nel 1998 in Serie B, quando a spuntarla furono i padroni di casa per 1-0. Gli amaranto non hanno mai strappato una vittoria in casa del Lecce: l’ultima volta, nell’ottobre del 2016, è finita 1-0 con il gol di Caturano. In ordine di tempo, l’ultima volta che le due squadre si sono affrontate è stato all’Oreste Granillo a febbraio, quando a spuntarla furono ancora una volta i giallorossi, con Marconi e Doumbia che resero vano il gol di Coralli.
A corredo di tutti i precedenti, ma soprattutto della classifica che vede ben 16 punti di distacco tra le due società, i bookmakers vedono super favoriti i ragazzi di Padalino, a quota 1.44. La vittoria della Reggina viene addirittura pagata a 7.30, mentre il pareggio a 3.60. Giallorossi addirittura favoriti con l’handicap: la vittoria partendo da uno 0-1 è data a 2.35. Favorito l’under 2.5 a 1.65, mentre l’over 2.5 è a quota 2.10. Considerando che il Lecce è la squadra che nel raggruppamento va più volte sopra i 2 gol (8 su 14) potrebbe essere una buona quota.
Fascino e tradizione: Lecce-Reggina è un match che va ben oltre la Serie C.
VORREI MA NON POSSO
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Voglia di strafare: la Reggina cade in casa, per la seconda volta quest’anno, al cospetto di una Siracusa che, numeri alla mano, dimostra di trovarsi a proprio agio lontano dalle mura amiche, dove ha conquistato ben 15 dei suoi 23 punti complessivi.
Maurizi era stato facile profeta esternando le sue cattive sensazioni prima del secondo turno infrasettimanale che, evidentemente, risulta indigesto sia al tecnico che ai calciatori, considerato che anche l’altro tonfo casalingo (con il Cosenza) avvenne di martedì. Eppure l’inizio gara era stato promettente con le squadre che, a differenza del pessimo spettacolo di Caserta, mostrano di volersela giocare a viso aperto: in particolare gli amaranto praticano un gioco piacevole, con buone trame palla a terra che, almeno inizialmente, gli consentono di non soffrire l’avversario. Il problema però, e non di poco conto, è che dalla manovra avvolgente scaturiscono zero tiri in porta, vuoi per eccessiva leziosità, vuoi per cronici errori nell’ultimo passaggio. E dato che nel calcio ha ragione chi la mette dentro, quest’ultima arride agli aretusei, che a seguito di un cross apparentemente innocuo bucato da mezza difesa reggina vanno in vantaggio grazie ad una girata forte e precisa di Bernardo che non lascia scampo a Cucchietti. La voglia di recuperare immediatamente il punteggio favorisce invece il raddoppio siciliano qualche minuto dopo, grazie ad un contropiede sanguinoso, partito da un corner a nostro favore, che consente un clamoroso due contro zero davanti all’estremo scuola Toro che ovviamente nulla può per evitare il raddoppio.
La ripresa vede una Reggina completamente protesa in attacco, ma che riesce a produrre una unica occasione con una gran botta su punizione di Bianchimano salvata sulla linea da un difensore a portiere battuto, che però sull’immediata ribattuta ravvicinata di Porcino compie un mezzo miracolo d’istinto: magari la partita si sarebbe riaperta con ancora una ventina di minuti da giocare, ma evidentemente non era serata, e da lì in poi non accadrà più nulla se non un palo ospite sul finale per un possibile (ma a quel punto eccessivo) 0-3.
Poteva essere, in un certo senso, la partita della svolta che avrebbe, cioè, potuto indirizzare la squadra verso obiettivi più ambiziosi: la realtà invece ci riporta sulla terra e ci dice che, probabilmente, in questa fase non siamo ancora pronti per sognare qualcosa di più. Vietato però fare drammi di sorta, gli amaranto dimostrano comunque di essere in salute ed continuano ad occupare una posizione di classifica tranquilla, assolutamente in linea con i programmi e che dunque avremmo tutti sottoscritto ad inizio anno. Ben venga quindi, ed ancora di più dopo questo passo falso, la sosta forzata prevista dal calendario, che consentirà a tutto il gruppo di riprendere energie fisiche e soprattutto mentali, e magari a guarire da qualche acciacco, in attesa di riprendere le ostilità andando ad affrontare, in casa sua, la più forte di tutte. Ma questa è un’altra storia, e ne parleremo la prossima settimana. Buona pausa a tutti.
CHIUDERE IL CERCHIO
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Ritmi serrati prima della pausa: la Reggina torna in campo a 72 ore dal pareggio in quel di Caserta per affrontare l’ennesima sorpresa del girone meridionale di questa incerta serie C.
Il Siracusa, reduce da un ottimo campionato concluso inaspettatamente, da neopromossa, al quinto posto ma dopo aver a lungo conteso la terza piazza al Matera, ha iniziato l’attuale torneo, contro i favori del pronostico, in maniera altrettanto sfolgorante, tanto da sfiorare a più riprese la vetta della classifica, in virtù di un rendimento comunque particolare, che l’ha vista conquistare ben 4 delle sei vittorie complessive lontano dalle mura amiche, e spesso con punteggi altisonanti. Si tratta dunque dell’ennesimo insidioso banco di prova per De Francesco e c,. anche in considerazione del fatto che, come avvenuto in occasione dell’ultimo scontro interno col Catania, gli aretusei si presentano reduci da una cocente sconfitta casalinga, e dunque con la probabile intenzione di riprendersi immediatamente sulla scia dell’ottimo rendimento esterno.
Per contro, i ragazzi di Maurizi non intenderanno certo travestirsi da vittima sacrificale e vorranno certamente dare seguito al buon momento di forma e di risultati conseguiti nell’ultimo periodo, per di più al cospetto di avversari molto competitivi o, ricordando lo scontro di sabato scorso, alquanto rognosi, confidando anche nel fatto che, dati alla mano, il rendimento casalingo, derby con il Cosenza a parte, costituisce ad oggi il vero punto di forza della squadra.
E parlando di ambiente “casalingo”, sorgono spontanee alcune considerazioni, alla luce della “squalifica” della curva sud che priverà gli amaranto del sostegno del tifo organizzato, seppur quest’anno, complice la discutibile protesta part time attuata dagli ultras, non si può dire certo sia stato determinante per le sorti delle partite. Riteniamo francamente non equilibrate questo tipo di sanzioni, in voga da qualche anno, che alla fine vanno a penalizzare tutti coloro (abbonati in primis) che nulla hanno avuto a che fare con i comportamenti, comunque incresciosi, di una parte di tifosi: basterebbe in questi casi andare a punire direttamente i singoli responsabili, posto che l’attuale tecnologia presente negli stadi, vedi telecamere a circuito chiuso, dovrebbero consentire di individuare chi tira un fumogeno in campo, piuttosto che adottare misure esemplari inique e vessatorie verso chi non c’entra niente, e ovviamente nulla poteva fare per impedirlo.
Ovviamente, chi subirà le conseguenze maggiori saranno coloro che scenderanno in campo, costretti ancora una volta a fare gli straordinari per dare una ulteriore soddisfazione ad un pubblico ancora troppo agnostico nei confronti di un gruppo che, in altri tempi, avrebbe coinvolto e trascinato un numero di sostenitori molto maggiore di quei circa duemila tifosi che ormai costituiscono un inossidabile zoccolo duro, ma che non rendono giustizia alle prestazioni di una Reggina sempre più agguerrita e sbarazzina.
Forza e coraggio dunque per questa ulteriore fatica prima del turno di riposo, che probabilmente capita in un momento propizio visti i tanti impegni ravvicinati, e che possiamo considerare come la chiusura di un primo ciclo di partite, al termine del quale sarà possibile tracciare una primo bilancio di questa stagione, essendo la Reggina l’unica delle prime dieci squadre, insieme alla capolista Lecce ed allo stesso Siracusa, a non aver osservato la pausa prevista dal calendario, per poter cercare di capire verso quale direzione sarà possibile osare.
QUESTIONE DI CARATTERE
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – La striscia continua: la Reggina esce indenne dalla trasferta casertana al termine di un incontro povero di contenuti tecnici ma molto intenso sul piano emotivo ed ambientale.
La cronaca della gara è estremamente scarna, totale assenza di conclusioni a rete nel primo tempo, nella ripresa possiamo annotare un’occasione per parte: una conclusione di Bianchimano in occasione di un piazzato in area messa in angolo dal portiere campano, ed un tiro alle stelle da ottima posizione di Turchetta a cinque minuti dal termine. In realtà il film della partita si incentra su una trama di nervi tesi e qualche furbata messi in atto dai padroni di casa, che sin dalle prime battute, complice presumibilmente la disastrata (ed inaspettata) posizione in classifica, cercano di portare la contesa sui binari dello scontro fisico e del condizionamento ambientale, dando continuamente l’impressione di cercare lo scontro fisico e qualche tuffo in area di troppo a cui, per nostra fortuna, il direttore di gara non dà il seguito da loro sperato. L’unica conseguenza tangibile è il doppio rosso che coinvolge Alfageme e Laezza per un episodio sfuggito ai più tranne che al segnalinee, a che causa la prima espulsione in campionato patita dai ragazzi di Maurizi, e che probabilmente mette il timbro definitivo sullo 0-0, impedendo al tecnico una probabile variazione tattica in corsa nel momento in cui le energie mentali potevano venire meno agli avversari.
Eravamo giustamente preoccupati da questa gara, potenzialmente condizionabile anche da una eccessiva euforia che poteva derivare ai nostri dal bellissimo successo sul Catania di sabato scorso: prendiamo invece atto, con soddisfazione, che la squadra è riuscita a mantenere la dovuta concentrazione e, seppur in maniera poco brillante, tenere botta ad una situazione che poteva facilmente favorire una compagine molto più navigata come la Casertana. Apprezzabili in questo senso il lavoro settimanale del tecnico e la prestazione di Mezzavilla, che al di là del dato tecnico, ha sciorinato personalità ed esperienza infondendo coraggio ai compagni più giovani, ed arrivando persino a riprendere energicamente gli avversari per qualche colpo proibito di troppo.
Non si può pretendere che la squadra sia brillante e propositiva in ogni occasione, bisogna avere la maturità di capire le situazioni in cui è meglio riporre il fioretto ed usare la clava, e siamo certi che in un campionato del genere tali contesti si ripresenteranno frequentemente. La nota estremamente positiva è poter confidare nel fatto che questa Reggina riesce a tenere i piedi per terra, sciorinando il carattere necessario ad affrontare ogni tipo di incognita di una stagione ancora lunga e difficile, ma potenzialmente ricca delle giuste soddisfazioni. La speranza è che anche la piazza reggina si “accorga” finalmente di quello che questi ragazzi stanno cercando di darle, e che possa ricambiare al più presto, offrendo loro il sostegno che dimostrano di meritare giornata dopo giornata.
SI SCRIVE CASERTANA, SI LEGGE CATANIA
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Occhio alle sbornie: la splendida vittoria sul Catania ha lasciato, giustamente, un’aurea di entusiasmo in tutto l’ambiente, anche tra le componenti più scettiche, oltre a porre la squadra in una posizione di classifica di assoluta tranquillità che le consentirebbe di guardare più avanti a sé che dietro.
Tra articoli sportivi anche di marca nazionale (non ultimo un editoriale di Sky Sport) e manifestazioni social non solo dei tifosi, ma anche e soprattutto degli stessi protagonisti della piccola impresa di sabato sera, in città si respira un’atmosfera che non percepivamo da tanto tempo, anzi assolutamente inedita riguardo l’attuale società: basti pensare agli stenti della Reggio Calabria in serie D, o al fatto che appena l’anno scorso, di questi tempi, dopo un inizio promettente ci eravamo già infilati a piè pari in un tunnel di sconfitte, cattive prestazioni e scoramento generale, dal quale saremmo uscito, e con molta fatica, solo in primavera.
Proprio quest’entusiasmo però, paradossalmente, potrebbe costituire il principale nemico di questa squadra, sulla cui validità abbiamo sempre creduto (e siamo stati tra i pochi a farlo tra la diffidenza generale), ma che è pur sempre formata da elementi molto giovani, alcuni dei quali alla prima esperienza tra i professionisti, e dai quali dunque non si può pretendere quell’equilibrio e quell’esperienza tali da renderla immune da qualsiasi tipo di “disturbo”. Ed a quanto pare è proprio il calendario a proporre un potenziale problema, visto che ci pone davanti un avversario in chiara crisi tecnica e, fisiologicamente, tale da poter facilmente essere preso sotto gamba. E si tratterebbe di un errore imperdonabile.
Sono tanti i fattori che giustificano tali timori: intanto la Casertana è una compagine tutt’altro che sprovveduta, costruita per tutt’altro tipo di campionato con elementi di grande esperienza (basti ricordare Rajcic o Alfageme, con tante presenze da protagonisti in B); inoltre, a prescindere dall’avversario di turno, gli amaranto, con tutti i loro pregi e le poro potenzialità, non possono essere considerati una “corazzata” al pari dello stesso Catania, per cui per esprimersi ai massimi livelli sono “costretti” a dare tutto in ogni gara, soprattutto in termini di concentrazione, come se giocassero ogni turno contro gli etnei; infine, volendo utilizzare un fattore scaramantico, magari è bene non dimenticare che proprio Caserta, lo scorso campionato, fu il crocevia decisivo che, a causa di una vittoria sciaguratamente buttata negli ultimi minuti, contribuì ad aprire la crisi di Zeman e c.
Vi è da dire, ad onor del vero, che in altre due occasioni quest’anno (Fondi ed Andria) i ragazzi di Maurizi hanno affrontato situazioni simili al cospetto di squadre in difficoltà, e ne sono usciti vittoriosi in entrambe le partite: ricordiamo però anche che ambedue i successi sono stati conquistati, più che per le rispettive prestazioni, che all’epoca anche noi giudicammo non proprio brillanti, probabilmente grazie al maggior tasso tecnico posseduto, cosa che in terra campana potrebbe verosimilmente non bastare.
Dunque sono tante le insidie, esterne ed interne, che, senza voler fare i menagrami a tutti i costi, la squadra dovrà affrontare al Pinto di Caserta: in questo confidiamo tanto nel tecnico che certamente avrà carpito gli stessi pericoli all’orizzonte, e che riteniamo avrà cercato in settimana, se non di smorzare gli entusiasmi, di trasformarli in ulteriore rabbia agonistica, almeno pari a quella dimostrata sabato sera contro un avversario che da solo creava le sufficienti motivazioni. Se ci sarà riuscito, sarà solo il campo a dircelo.
ORGOGLIOSI DI VOI
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Goduria assoluta: la Reggina soffre tantissimo, tiene botta e alla distanza ottiene una vittoria da urlo su un Catania di grande caratura tecnica ma probabilmente, nell’occasione, troppo presuntuoso e sicuro di sé.
I padroni di casa, come già dichiarato dal tecnico in settimana, dimostrano di voler affrontare la gara, nonostante la riconosciuta forza dell’avversario, col solito atteggiamento propositivo. Le buone intenzioni però si scontrano con una squadra che da subito vuole dimostrare la propria superiorità, e di cui in effetti dà una dimostrazione tale da far apparire il divario tecnico quasi incolmabile: nei soli primi 10 minuti gli etnei bombardano gli amaranto creando almeno sei clamorose palle gol, che solo per l’imprecisione delle conclusioni e per un Cucchietti deluxe, le cui gesta ormai non fanno quasi più notizia dalle nostre parti, non spostano miracolosamente il risultato dallo 0-0. I ragazzi di Maurizi sembrano annichiliti dallo strapotere ospite, giusto però il tempo che due dei suoi elementi più rappresentativi mettano in atto ciò di cui sono capaci: così quando De Francesco salta di netto il suo marcatore e mette una palla al bacio in area verso Bianchimano che con una finta mette a sedere portiere e difensore, la Reggina, così come avvenuto con l’Andria, passa in vantaggio al primo tiro in porta. Troppa grazia in verità, ed in effetti a pochi minuti dal termine della prima frazione, il Catania riesce a raggiungere il meritato pareggio con una bella ed imparabile girata di testa di Curiale, complice il mancato intervento di Laezza.
Ci si aspetta una ripresa di analoga sofferenza, invece dagli spogliatoi viene fuori una squadra diversa, molto più ordinata ed agguerrita, tanto che il portiere scuola Toro non verrà più impegnato fino alla fine; per contro, il primo tempo dominato probabilmente ha talmente illuso Lucarelli e c. di poter facilmente portare a casa il risultato, da non accorgersi di aver perso il controllo sulla gara. E proprio in virtù degli spazi concessi nel finale, la Reggina coglie l’inaspettato vantaggio all’ultimo respiro ancora grazie ai suoi uomini migliori: Tulissi illumina in area il capitano che ancora una volta serve un pallone d’oro a Bianchimano, che con la freddezza che sta contraddistinguendo il suo secondo campionato reggino, infila in controtempo l’estremo rossazzurro con modalità che, senza voler fare paragoni sacrileghi, a qualcuno ha ricordato il 4-3 di Rivera in Messico.
Non riusciamo più a trovare le parole per lodare lo spirito di questa squadra, la cui abnegazione e “fame” di emergere le consente, ormai sempre più spesso, di superare i propri limiti e permettersi di rimandare a casa a mani vuote una compagine che comunque, ne siamo certi, disputerà un campionato a parte insieme al Lecce; tanto di cappello a Maurizi, che settimana dopo settimana sta scacciando tutte le perplessità che lo avvolgevano dal giorno del suo arrivo, plasmando un gruppo di ragazzi coeso e determinato in cui tutti sputano sangue, dai cosiddetti “gregari” fino alle sue punte di diamante, arricchite da un Di Livio fisiologicamente ancora indietro e discontinuo ma che ha già fatto intravedere le sue qualità.
Chiudiamo con alcune considerazioni in ordine sparso: Lucarelli ha sempre dimostrato, soprattutto da calciatore, di essere uomo schietto e leale, per cui mal si accetta una caduta di stile come quella di dichiarare, in sala stampa, di non ricordare, quasi a volerlo snobbare, il nome del centravanti avversario (“dimenticanza” che, alla luce del risultato, siamo certi da oggi non sarà ripetuta); per tornare in casa nostra, già avevamo difficoltà a comprendere lo scopo del perdurare dello sciopero “part time” della curva, ma dopo quanto successo nella ripresa sabato sera viene da pensare che probabilmente le motivazioni di tali atteggiamenti nulla hanno a che vedere con il bene della squadra, che meriterebbe ben altro sostegno; ed infine, sempre a proposito di sostegno, rileviamo che le polemiche settimanali sulla giornata amaranto hanno evidentemente colpito nel segno, visto che, al netto dei tifosi ospiti, i biglietti staccati sono stati addirittura meno degli abbonati: possiamo solo dire, a chi ha scelto di restare a casa, che ci dispiace per loro…
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – L’appetito vien mangiando: la Reggina si prepara ad ospitare il Catania forte di una buona condizione psicofisica data dagli ultimi confortanti risultati che, dopo il piccolo black out determinato dai due stop consecutivi, le hanno restituito serenità e, crediamo, fiducia nei propri mezzi.
Diciamo subito, anche se appare fin troppo ovvio, che si tratta di un impegno estremamente difficile per il valore della squadra etnea, autentica corazzata del girone composta da elementi di grande spessore, di cui alcuni protagonisti in massima serie solo poche stagioni fa, e che sta decisamente confermando i pronostici di inizio anno. Non inganni il passo falso patito in casa lo scorso turno, che paradossalmente aumenterà la pericolosità di un avversario certamente arrabbiato e, presumibilmente, estremamente concentrato, e che eviterà di sottovalutare in alcun modo la squadra amaranto: i rossazzurri, prima dell’inattesa sconfitta nel derby con la Leonzio, venivano da sei vittorie consecutive che l’attestano al secondo posto, al netto del turno di riposo già effettuato, potenzialmente ad un solo punto dall’altra “predestinata” del girone meridionale, cioè il Lecce.
Detto delle difficoltà del match, ovviamente sarebbe sbagliato fasciarsi la testa prima del tempo: come abbiamo affermato tante altre volte, i divari tecnici tra le varie squadre, seppur a volte marcati, non sono così netti come avviene nella massima serie, e dunque partite impossibili non ne esistono. Inoltre, la rosa a disposizione di Maurizi dimostra, gara dopo gara, di possedere quelle qualità necessarie quantomeno a poter giocarsela con tutti, al di là del risultato finale. Oltretutto ci sarà finalmente l’esordio di Di Livio: sarebbe sbagliato pretendere la luna da un ragazzo che manca dai campi da diversi mesi e che dunque ha fisiologicamente bisogno di tempo per acquistare condizione ed amalgama (considerato l’avversario di domenica, il termine ci sembra calzi a pennello), ma è chiaro che i tifosi si aspettano molto dal figlio d’arte in virtù delle referenze oltremodo lusinghiere che hanno preceduto il suo approdo sullo stretto.
Partita dal fascino antico, soprattutto considerando il periodo a cavallo tra gli anni 70 ed 80 in cui quando gli etnei rappresentarono un vero e proprio incubo per i colori amaranto, manifestatosi in una serie di sconfitte interne caratterizzate da identico risultato (0-1) che puntualmente mortificavano le legittime aspirazioni di promozione di squadra e tifosi, sulle quali però riusciremo a vendicarci, seppur parzialmente, soprattutto in massima serie, restituendo le “cortesie” a domicilio. E proprio l’appeal della sfida ha persuaso la società a proclamare, dopo diversi anni di assenza, la vecchia giornata amaranto, oggi denominata “giornata dell’orgoglio amaranto”, che ha però avuto l’effetto, come purtroppo accaduto sovente quest’anno, di alimentare nuove polemiche nei confronti del sodalizio amaranto relative ad una presunta intempestività o inopportunità di tale scelta: noi continuiamo a considerare tale atteggiamento eccessivamente severo, per non dire pregiudiziale, in considerazione del fatto che si tratta di un appuntamento già previsto in sede di sottoscrizione degli abbonamenti, e che viene praticato da pressoché tutte le altre società militanti in serie C: a voler essere maligni, verrebbe da pensare che le stesse critiche sarebbero comunque state riproposte qualunque fosse stata la data o l’avversario prescelti, così come fa rabbia pensare che un evento che in passato ha sempre rappresentato un momento di festa e di grande partecipazione popolare possa tramutarsi oggi in un pretesto per alimentare diatribe che non servono a nessuno, in primis ai nostri ragazzi che, invece, meriterebbero un appoggio ed un sostegno massiccio e più partecipato di quanto avvenuto finora.
Con la speranza che alla fine l’orgoglio per i nostri colori prevalga sui pregiudizi (di qualunque natura siano), godiamoci questo sabato sera, con la speranza che, ancora una volta, l’”ignoranza” prevalga sulla ragione.
VIVA IL PRESENTE
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Personalità: la Reggina torna imbattuta dalla trasferta di Monopoli dopo una partita autoritaria, e con la chiara sensazione che il punto possa stare stretto ai ragazzi di Maurizi.
Fin dalle prime battute appare chiaro che la squadra amaranto intende affrontare la gara con grande determinazione, riuscendovi a pieno, anzi sovrastando l’avversario in tutte le zone del campo, tant’è che è chiara la sensazione di poter sbloccare la gara in qualsiasi momento. Cosa che avviene attorno alla mezz’ora: dopo una clamorosa traversa colpita da Bianchimano da un paio di metri, passa in vantaggio al termine di una meravigliosa azione corale partita dalla difesa, che con cinque tocchi di prima riesce non solo ad eludere la pressione avversaria, ma anche a lanciare alla perfezione Porcino, il cui cross respinto termina sui piedi di Marino che, al pari di quanto successo a Fondi, trova un tiro bello quanto preciso che si insacca all’incrocio dei pali per il meritato vantaggio.
L’unico torto imputabile alla squadra è però quello di aver consentito ai pugliese di impattare quasi immediatamente la gara, concedendo un contropiede al capocannoniere Genchi che, involatosi davanti a Cucchietti, realizza implacabilmente il settimo centro in dieci partite. Di fatto la partita finisce lì con entrambe le compagini attente a non scoprirsi fino al termine.
Non era semplice, dopo le polemiche che hanno caratterizzato l’intera settimana, conservare la giusta concentrazione per un impegno di campionato passato quasi in secondo piano: ed invece De Francesco e soci tirano fuori dal cilindro una prestazione maestosa, riuscendo a dominare per gran parte della gara un avversario in grande forma e reduce da una larga vittoria esterna e che, anche se nel calcio non esiste controprova, siamo convinti avrebbe trovato grandi difficoltà nel riprendere il risultato se non avesse avuto quell’unico lampo colpevolmente concesso dai nostri. Ma al di là del punto, comunque prezioso sul campo dell’attuale seconda forza del campionato, ciò che dà maggiore conforto è la chiara e costante crescita di un gruppo che dimostra di meritare ampiamente il lato sinistro della classifica nel momento in cui può utilizzare tutte le frecce del suo arco, nonostante la sfortuna faccia ancora capolino al Sant’Agata, mettendo fuori uso Sciamanna (probabilmente per un po’ di tempo), e nonostante qualche errore di comunicazione da parte di una società giovane che, comunque, ha tutto il tempo di imparare dai suoi sbagli, evitando cosi di prestare il fianco a chi non aspetta altro se non la possibilità di ingigantire anche il più piccolo passo falso.
Noi invece proviamo semplicemente a goderci un presente genuino, piacevole e, speriamo, duraturo…
LA STORIA SIAMO NOI
Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Masochismo: come spesso accade alle nostre latitudini, in presenza di congetture favorevoli determinate sia dal ritorno alla vittoria che da reintegro degli infortunati ed indisponibili, che giungerà a completamento tra una settimana col rientro dalla lunga squalifica di Di Livio, pensiamo bene, sia in ambito societario che mediatico e popolare, di cercare il tarlo che possa, se non interrompere, quantomeno disturbare un momento di serenità e proficuità. E siccome abbiamo tanta esperienza in merito, spesso ci riusciamo.
Il presente ci dice che sabato affrontiamo la vera sorpresa del torneo: alzi la mano chi pensava che il Monopoli potesse occupare, e meritatamente, le primissime posizioni della classifica, seppur siamo solamente ad un quarto di campionato. I pugliesi si sono dimostrati una macchina da gol (con tanto di capocannoniere del girone) con ben 14 reti realizzate, superati dal solo Lecce di cui però non possiamo dirci meravigliati, ed a fronte di solo 4 subite (seconda miglior difesa dopo il Catania). Impegno dunque chiaramente difficile ma non proibitivo: lo diciamo non perché siamo presuntuosi, bensì convinti che in questo campionato di realmente proibitivo non vi sia nulla, ma anche speranzosi che la “nuova” Reggina con l’organico al completo ed una settimana in più di fiato (per chi è stato fermo a lungo) non possa che fisiologicamente migliorare.
Il passato può essere interpretato, magari dimenticato, ma mai negato o addirittura cancellato. Chi ha vissuto con passione gli anni di questa squadra, gloriosi o meno, porta con sé tutte le emozioni, gioie, delusioni, incazzature che solo un tifoso di questo sport può vivere: questo è un principio assoluto che travalica le generazioni, da quelle che hanno vissuto la serie A, passando per coloro che, come chi vi scrive, aveva la B come eldorado dopo aver affrontato la C2, fino ai nostri padri che portavano in dote i favolosi anni di Granillo, Gatto e Maestrelli. Siamo convinti che ciò valga anche per chi guida l’attuale società, il cui intervento, che da qualche giorno monopolizzando il dibattito tra i tifosi e, appunto, “turbando” il clima attorno alla Reggina 1914, probabilmente voleva significare (evidentemente in modo non efficace) che in questo momento economico-gestionale pensare a scenari troppo ambiziosi, come quelli vissuti appena un decennio fa, non è pensabile né producente. Possiamo anche essere d’accordo con un concetto che è certamente saggio è realista, ma ci permettiamo di suggerire da un lato alla società che ci sono momenti in cui il silenzio può essere più efficace di molte dichiarazioni, poiché il tifoso ha anche il diritto di essere poco realista e più sognatore; dall’altro a chi avrebbe mezzi e possibilità di gettare acqua sul fuoco, ma spesso cerca un pretesto per alzare i toni e metterla in caciara, e francamente non si capisce a chi possa giovare. Certamente non alla città ed ai suoi tifosi.
Il futuro non può essere predeterminato, ma magari indirizzato sì: e se un ambiente si compatta attorno alla sua squadra, a dei ragazzi che fino ad oggi hanno dimostrato, con il loro impegno, quantomeno di meritare di indossare la maglia che portano (quella sì gloriosa, sempre e comunque), evitando il più possibile tutte quelle “distrazioni” che ne possono turbare il percorso, è più probabile che si ricevano soddisfazioni piuttosto che delusioni, ce lo dice, per l’appunto, proprio la nostra storia. Ed il futuro più prossimo passa da Monopoli, e dalla speranza di sovvertire i pronostici: d’altronde, è proprio questo il bello del calcio.
