Mercoledì, 20 Giugno 2018
Modifica le dimensioni del carattere

 

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Vittima designata? La Reggina si prepara alla sfida del Cibali che sulla carta appare più che proibitiva, ma che va comunque affrontata col giusto piglio e con l’attenzione che la tradizione di questa sfida merita.

Inutile negarlo: il pronostico è tutto dalla parte del Catania, che dispone di un organico oggettivamente di categoria superiore, anche alla luce del momento attraversato dalle due squadre: gli etnei, pur essendo distanti sette punti dal primo posto (ma con una gara in meno rispetto al Lecce), e nonostante l’andamento altalenante delle ultime gare, non ha ancora abbandonato le speranze di promozione diretta, obiettivo per il quale è stata costruita, con molto dispendio, la squadra; gli amaranto, pur avendo perso solo due delle ultime dieci gare disputate, è però reduce dalla brutta sconfitta subita in casa con il Monopoli, corredata da una prestazione che ha infastidito un po’ tutto l’ambiente, acuendo i “venti” contestatori verso la società ma soprattutto contro il tecnico di Colleferro.

A questo punto della stagione ci poniamo alcune domande, in particolare sull’atteggiamento tattico della squadra assunto in seguito al cambio di modulo: se prima poteva avere senso privilegiare una propensione difensiva, alla luce dei problemi, probabilmente, di natura extracalcistica, anche a costo di snaturare l’idea di gioco di “comando” più volte sbandierata da Maurizi allo scopo di ripristinare la giusta rotta e riequilibrare l’ambiente, ci si chiede se adesso può avere senso perpetrare una condotta di gara che, evidentemente, in certe situazioni non fa che svilire le potenzialità di un organico che, a nostro parere, qualche valore importante lo possiede, specialmente dalla cintola in su. Tornando a domenica scorsa, è apparso quasi delittuoso, dopo il vantaggio tutto sommato meritato, lasciare per tutta la restante parte di gara campo ed occasioni agli avversari, al di là della loro qualità, e viene spontaneo interrogarsi su come mai la stessa cosa no sia avvenuta, due settimane prima, al cospetto di un Trapani certamente più attrezzato rispetto ai pugliesi.

L’incredibile quanto imprevisto successo della partita di andata, ottenuto come si ricorderà all’ultimo respiro, coincise con l’apice della stagione amaranto, che da lì in poi avrebbe invece assunto toni scurissimi e capaci, in poche settimane, di rovinare quanto di buono si era creato ad inizio stagione, sia in termini di classifica che di entusiasmo. Al di là di attendersi un “caloroso” benvenuto in casa rossazzurra, dove certamente non hanno dimenticato la cocente delusione del Granillo, esacerbata dalle consuete dichiarazioni fuori luogo del massimo dirigente catanese, questa può forse diventare l’occasione in cui, non avendo praticamente nulla da perdere, si debba gettare il cuore oltre l’ostacolo alla ricerca di una prestazione quantomeno convincente e coraggiosa: gli applausi ricevuti dai ragazzi al termine di Reggina Trapani sono la dimostrazione che alla fine il tifoso, al di là del risultato finale, vuole innanzitutto vedere quel sudore e quell’impegno necessari affinché si onori la maglia e la storia, per potersi sentire comunque appagato.

E chissà che, ancora una volta, Catania ed il Catania possano, come già avvenuto tante altre volte in passato, costituire un crocevia decisivo per le nostre sorti, purché stavolta sia in positivo…





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