Domenica, 25 Febbraio 2018
Modifica le dimensioni del carattere

 

Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Centottantanove: vogliamo cominciare dando i numeri (non nel senso di essere impazziti, o quantomeno non più del solito…), e nel farlo ci riferiamo al numero di paganti per la scorsa sfida casalinga contro il Fondi, in modo da rendere l’idea, ove ce ne fosse bisogno, del grado di affezione che, in questo momento, la città nutre nei confronti della sua squadra.

E dire che si veniva da un periodo certamente positivo in termini di risultati, senza contare che si giocava di domenica in orario assolutamente “canonico”, quasi nostalgico se pensiamo a quando tutte le gare si disputavano alle 14:30. Se poi aggiungiamo la potenziale curiosità nel vedere all’opera i tanti nuovi volti che ci ha riservato il mercato invernale, non ci sembrava fosse un’utopia pensare di ottenere un miglioramento in termini di presenze. Ma evidentemente sbagliavamo.

Tante e variegate possono essere le cause di questo progressivo abbandono, che vanno da quelle di carattere generale e riguardano, in termini di presenze allo stadio l’intero mondo calcio a tutti i livelli (come a dire che se Atene piange, Sparta non ride di certo) e le molte altre, di tipo molto più specifico e “locale” di cui abbiamo già parlato molte volte ma sulle quali non vogliamo tornare, convinti più che mai che la scelta di seguire o meno la propria squadra del cuore debba restare libera e personale, anche quando può apparire, ed in certi casi l’impressione è quasi netta, strumentale e molto poco costruttiva.  Non per questo, però, non possiamo non rammaricarci di questo stato di cose, perché comunque la si pensi, assistere ad una partita di calcio in un contesto tristemente agnostico, senza tifo organizzato, è oggettivamente qualcosa profondamente in antitesi con il senso di questo sport e, concedetecelo, con la storia della Reggina.

Permetteteci però una semplice analisi di carattere storico: quelle formazioni del passato, più o meno recente, entrate per sempre nel cuore dei tifosi per i formidabili risultati ottenuti, erano il frutto di molte annate precedenti non altrettanto memorabili sotto ogni punto di vista, ed alzi la mano chi può affermare che, all’inizio di quelle mitiche stagioni, ci fosse qualcuno pronto a scommettere, per investimenti fatti ed ambizioni dichiarate, che avremmo conseguito quelle soddisfazioni a cui ancora oggi guardiamo con nostalgia. Però l’impossibile diventò invece possibile, poiché che scendeva in campo avvertiva dietro di sé il sostegno di un intero popolo, godendo di un’alchimia quasi magica: esattamente il contrario di ciò che accade oggi.

È innegabile che il tifoso, nella sua passione irrazionale, ha il diritto, anzi quasi il dovere di sognare il meglio per la propria squadra del cuore, così come però è altrettanto certo che condizionare in toto il proprio sostegno unicamente ai risultati conseguiti o conseguibili ci appare francamente riduttivo, se non addirittura ipocrita. Noi riteniamo che ci si debba mettere in gioco tutti quanti se si vuole coltivare la speranza di rivivere tempi migliori e più consoni a quello che siamo stati. Altre piazze, con eguale blasone ma con maggiori possibilità economiche, hanno dovuto aspettare anche decenni per rivivere i fasti di un tempo. Senza voler assumere difese d’ufficio nei confronti di alcuno, gettare la croce unicamente su mancati investimenti in un quadro generale in cui, se non andiamo errati, soldi non ne circolano se non in alcune isole felici, appare quantomeno insensato e non può essere, a nostro parere, considerata una “colpa”.

Al di là di ogni altra considerazione, domenica si ritorna al Granillo, ad una settimana di distanza, per affrontare una Virtus Francavilla che, al di là dell’ottima posizione in classifica, non attraversa un buon momento di forma, ed è uscita probabilmente indebolita dal mercato di gennaio, che l’ha vista privarsi della sua punta di diamante offensiva, quel Saraniti che già all’andata, come in altre occasioni, ci aveva puntualmente punito. Appare quasi superfluo dire che il ritorno alla vittoria, già sfuggita contro il Fondi, non può essere più rinviato se si vuole mantenere una posizione “fuori pericolo”, ma soprattutto appare l’unica via per cercare di ridestare un minimo di interesse utile a riportare un po’ di gente allo stadio. L’auspicio è che Maurizi sia in grado di rinverdire quella propensione al gol che la squadra, nella nuova versione, sembra aver smarrito e di cui non può fare a meno, altrimenti renderebbe vana anche quella solidità difensiva già mostrata nell’ultimo mese.





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