La Reggina rischia il fallimento: il 6 maggio l'udienza dec
Inviato: 22/04/2015, 20:34
La Reggina rischia il fallimento: il 6 maggio l'udienza decisiva?
di Claudio Cordova e Paolo Ficara - Toccherà al giudice Giuseppe Campagna – notoriamente appassionato di sport, e, tra gli altri, del calcio – deliberare le sorti della Reggina. L'udienza per decidere sul fallimento della società del presidente Lillo Foti, infatti, si terrà il prossimo 6 maggio proprio davanti al giudice Campagna: a porre sull'orlo del baratro la posizione della società amaranto, infatti, è la decisione della Banca Unicredit di presentare istanza di revoca dell'accordo per la ristrutturazione del debito che la Reggina aveva con l'istituto bancario. Dei circa due milioni di euro iniziali, a "ballare", adesso, restano 852mila euro, che la Reggina non solo non è riuscita a pagare, ma su cui, evidentemente, non è riuscita a fornire particolari garanzie per il futuro.
Da qui, dunque, la decisione della Unicredit che, però, si è spinta ben oltre: contestualmente alla revoca dell'accordo di ristrutturazione del debito, infatti, è stata depositata un'istanza di fallimento, su cui il giudice Campagna sarà chiamato a decidere il prossimo 6 maggio. A meno che, quel giorno, Foti non riesca a estrarre un coniglio dal cilindro e convincere (non tanto il giudice Campagna, quanto la Unicredit) della possibilità di rifondere anche la cifra rimanente.
I viaggi in Australia e i dialoghi con gli imprenditori stranieri dal cognome italiano, si inquadrerebbero proprio in tal senso.
Resta da capire se la situazione economica del club di via delle Industrie viaggi di pari passo con gli eventi sportivi, o viceversa. Che il campionato toppato nella stagione 2009/10 (quando si programmò una pronta risalita dalla B alla A, evitando invece la discesa in C all'ultima giornata) avesse prodotto un disavanzo milionario, è storia nota e risaputa. Da quel momento, il presidente Foti ha dovuto pensare soprattutto a vendere calciatori. Il precipizio della Lega Pro, giunto con la retrocessione maturata sul campo un anno di fa di questi tempi, non può e non poteva consentire delle risalite sul piano economico ad una società già in difficoltà.
Non serviva la zingara per pronosticare tribolazioni tali da soffocare l'attività presente e futura di una Reggina ormai troppo prigioniera dei propri errori, e delle proprie casse (vuote). Era lo scorso 4 luglio quando riepilogavamo i motivi che avrebbero consigliato i più a fare un passo indietro, ed in quel momento sorvolavamo su situazioni già esistenti, come la diatriba internazionale col Ferencvaros per il portiere Kovacsik. Il pronunciamento del TAS di Losanna è definitivo ed è avvenuto nel dicembre 2013. Si tratta del massimo organo giudicante in ambito sportivo, la Reggina è stata riconosciuta colpevole del mancato pagamento di un bonus pari a 300 mila euro.
Ma il futuro della Reggina appare a tinte fosche anche per un altro verso. Accanto alla decisione dell'Unicredit, infatti, vi è un altro fronte che potrebbe creare non pochi grattacapi a Foti: l'Agenzia delle Entrate, con cui la Reggina aveva un debito piuttosto importante, ha presentato una medesima istanza di revoca dell'accordo di ristrutturazione. Una decisione che è diventata sostanzialmente automatica allorquando la Reggina ha omesso di adempiere al pagamento della prima tranche del debito. La società amaranto, infatti, a metà 2014 aveva stipulato un accordo che la impegnava a versare 750mila euro annui per ben quindici anni. Ma già al primo step, previsto, per la fine dell'anno, si è mostrata inadempiente, non versando la quota prestabilita.
Da qui la decisione dell'Agenzia delle Entrate di presentare istanza di revoca dell'accordo di ristrutturazione del debito. Non è stata invece presentata una richiesta di fallimento analoga a quella dell'Unicredit: da un fallimento della Reggina, infatti, l'Agenzia delle Entrate avrebbe solo da perderci. Per Unicredit, invece, potrebbero subentrare diversi tipi di accordi.
La grana con l'Unicredit è utile per comprendere il motivo della grossa fatica, tra giugno e luglio scorsi, per ottenere la fidejussione di 600 mila euro utile all'iscrizione in Lega Pro da un qualsiasi istituto di credito. Il massimo dirigente ha forse visto un barlume di speranza, nel momento in cui si è creato un contatto con un magnate di un altro continente. L'identità di questo potenziale acquirente è probabilmente da cercare negli Emirati Arabi Uniti, con un investimento sulla Reggina che sarebbe stato da inquadrare in un'ottica più ampia: i pessimi risultati in campionato alla guida prima di Cozza e poi della triade Tortelli-Mozart-Padovano, hanno fatto scappare il magnate a gambe levate.
Tra la gestione economica di una stagione sportiva che già presentava delle difficoltà, e la prima corposa scadenza con l'Agenzia delle Entrate, il presidente Foti aveva trovato il tempo nel dicembre scorso per proporre iniziative che non hanno "attecchito". Una conferenza stampa organizzata presso lo stadio 'Granillo' (attualmente in gestione alla Reggina), era apparsa più che altro utile a richiedere aiuto (e fondi) alle istituzioni, piuttosto che presentare realmente un azionariato popolare di cui, quel 22 dicembre 2014, si parlò in grandi linee senza nemmeno entrare nello specifico delle cifre proposte coi vari pacchetti azionari. Certe frasi, come "La Reggina sta mantenendo fede ai propri impegni", rimbombano ancora nelle orecchie.
Svanito l'arabo, nel frattempo Lillo Foti aveva cominciato a battere la pista australiana. Sta di fatto che nessuno degli imprenditori di origine calabrese, ma appartenenti a famiglie emigrate da tempo nella terra dei canguri, si è fatto avanti ad azionariato popolare aperto: l'iniziativa ha fatto flop, non potevano essere sicuramente i piccoli risparmiatori reggini a dare fiducia ad una società che tradisce ogni attesa ormai da anni. Men che meno quegli industriali locali, interessati a fare calcio in futuro, ma a ben altre condizioni economiche di partenza.
Dunque, all'udienza del 6 maggio prossimo, Foti dovrà arrivare con dati concreti per convincere l'Unicredit a concedere un rinvio e a non insistere sul fallimento della società. Altrimenti, al giudice Campagna non resterà che prendere quella che forse sarà la decisione più triste della sua carriera: dichiarare il fallimento della Reggina Calcio.
http://ildispaccio.it/primo-piano/73203 ... a-decisiva
di Claudio Cordova e Paolo Ficara - Toccherà al giudice Giuseppe Campagna – notoriamente appassionato di sport, e, tra gli altri, del calcio – deliberare le sorti della Reggina. L'udienza per decidere sul fallimento della società del presidente Lillo Foti, infatti, si terrà il prossimo 6 maggio proprio davanti al giudice Campagna: a porre sull'orlo del baratro la posizione della società amaranto, infatti, è la decisione della Banca Unicredit di presentare istanza di revoca dell'accordo per la ristrutturazione del debito che la Reggina aveva con l'istituto bancario. Dei circa due milioni di euro iniziali, a "ballare", adesso, restano 852mila euro, che la Reggina non solo non è riuscita a pagare, ma su cui, evidentemente, non è riuscita a fornire particolari garanzie per il futuro.
Da qui, dunque, la decisione della Unicredit che, però, si è spinta ben oltre: contestualmente alla revoca dell'accordo di ristrutturazione del debito, infatti, è stata depositata un'istanza di fallimento, su cui il giudice Campagna sarà chiamato a decidere il prossimo 6 maggio. A meno che, quel giorno, Foti non riesca a estrarre un coniglio dal cilindro e convincere (non tanto il giudice Campagna, quanto la Unicredit) della possibilità di rifondere anche la cifra rimanente.
I viaggi in Australia e i dialoghi con gli imprenditori stranieri dal cognome italiano, si inquadrerebbero proprio in tal senso.
Resta da capire se la situazione economica del club di via delle Industrie viaggi di pari passo con gli eventi sportivi, o viceversa. Che il campionato toppato nella stagione 2009/10 (quando si programmò una pronta risalita dalla B alla A, evitando invece la discesa in C all'ultima giornata) avesse prodotto un disavanzo milionario, è storia nota e risaputa. Da quel momento, il presidente Foti ha dovuto pensare soprattutto a vendere calciatori. Il precipizio della Lega Pro, giunto con la retrocessione maturata sul campo un anno di fa di questi tempi, non può e non poteva consentire delle risalite sul piano economico ad una società già in difficoltà.
Non serviva la zingara per pronosticare tribolazioni tali da soffocare l'attività presente e futura di una Reggina ormai troppo prigioniera dei propri errori, e delle proprie casse (vuote). Era lo scorso 4 luglio quando riepilogavamo i motivi che avrebbero consigliato i più a fare un passo indietro, ed in quel momento sorvolavamo su situazioni già esistenti, come la diatriba internazionale col Ferencvaros per il portiere Kovacsik. Il pronunciamento del TAS di Losanna è definitivo ed è avvenuto nel dicembre 2013. Si tratta del massimo organo giudicante in ambito sportivo, la Reggina è stata riconosciuta colpevole del mancato pagamento di un bonus pari a 300 mila euro.
Ma il futuro della Reggina appare a tinte fosche anche per un altro verso. Accanto alla decisione dell'Unicredit, infatti, vi è un altro fronte che potrebbe creare non pochi grattacapi a Foti: l'Agenzia delle Entrate, con cui la Reggina aveva un debito piuttosto importante, ha presentato una medesima istanza di revoca dell'accordo di ristrutturazione. Una decisione che è diventata sostanzialmente automatica allorquando la Reggina ha omesso di adempiere al pagamento della prima tranche del debito. La società amaranto, infatti, a metà 2014 aveva stipulato un accordo che la impegnava a versare 750mila euro annui per ben quindici anni. Ma già al primo step, previsto, per la fine dell'anno, si è mostrata inadempiente, non versando la quota prestabilita.
Da qui la decisione dell'Agenzia delle Entrate di presentare istanza di revoca dell'accordo di ristrutturazione del debito. Non è stata invece presentata una richiesta di fallimento analoga a quella dell'Unicredit: da un fallimento della Reggina, infatti, l'Agenzia delle Entrate avrebbe solo da perderci. Per Unicredit, invece, potrebbero subentrare diversi tipi di accordi.
La grana con l'Unicredit è utile per comprendere il motivo della grossa fatica, tra giugno e luglio scorsi, per ottenere la fidejussione di 600 mila euro utile all'iscrizione in Lega Pro da un qualsiasi istituto di credito. Il massimo dirigente ha forse visto un barlume di speranza, nel momento in cui si è creato un contatto con un magnate di un altro continente. L'identità di questo potenziale acquirente è probabilmente da cercare negli Emirati Arabi Uniti, con un investimento sulla Reggina che sarebbe stato da inquadrare in un'ottica più ampia: i pessimi risultati in campionato alla guida prima di Cozza e poi della triade Tortelli-Mozart-Padovano, hanno fatto scappare il magnate a gambe levate.
Tra la gestione economica di una stagione sportiva che già presentava delle difficoltà, e la prima corposa scadenza con l'Agenzia delle Entrate, il presidente Foti aveva trovato il tempo nel dicembre scorso per proporre iniziative che non hanno "attecchito". Una conferenza stampa organizzata presso lo stadio 'Granillo' (attualmente in gestione alla Reggina), era apparsa più che altro utile a richiedere aiuto (e fondi) alle istituzioni, piuttosto che presentare realmente un azionariato popolare di cui, quel 22 dicembre 2014, si parlò in grandi linee senza nemmeno entrare nello specifico delle cifre proposte coi vari pacchetti azionari. Certe frasi, come "La Reggina sta mantenendo fede ai propri impegni", rimbombano ancora nelle orecchie.
Svanito l'arabo, nel frattempo Lillo Foti aveva cominciato a battere la pista australiana. Sta di fatto che nessuno degli imprenditori di origine calabrese, ma appartenenti a famiglie emigrate da tempo nella terra dei canguri, si è fatto avanti ad azionariato popolare aperto: l'iniziativa ha fatto flop, non potevano essere sicuramente i piccoli risparmiatori reggini a dare fiducia ad una società che tradisce ogni attesa ormai da anni. Men che meno quegli industriali locali, interessati a fare calcio in futuro, ma a ben altre condizioni economiche di partenza.
Dunque, all'udienza del 6 maggio prossimo, Foti dovrà arrivare con dati concreti per convincere l'Unicredit a concedere un rinvio e a non insistere sul fallimento della società. Altrimenti, al giudice Campagna non resterà che prendere quella che forse sarà la decisione più triste della sua carriera: dichiarare il fallimento della Reggina Calcio.
http://ildispaccio.it/primo-piano/73203 ... a-decisiva