Dopo le tasse i tagli?

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pab397
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ERIK LARSSON © ha scritto:Ricollegandomi ad uno dei problemi dell'economia, ovvero la bilancia dei pagamenti, ecco un articolo dello scorso maggio, su come i paesi "canaglia" come la Cina si comportano nell'esportazione dei nostri prodotti (caso prodotti da oreficeria):

Cina-Italia 30 a 3: dai dazi doganali per gli orafi alla sconfitta dei mercati occidentali

Cina – Italia 30 a 3.

Sconfitta terribile. Da essere radiati da qualsiasi campionato presente e futuro. Sapete di cosa stiamo parlando? Dei dazi doganali applicati a carico dei prodotti orafi italiani che vanno in Cina (circa 30%) e dei dazi doganali applicati a carico dei prodotti orafi che arrivano in Italia (circa 3%). Per concludere con il calcio: non c'è partita, almeno per la gran parte dei prodotti italiani che in queste condizioni potranno mai più essere competitivi.
Diranno i semplici: come mai gli orafi non sono stati capaci di trasformarsi tutti in Bulgari et similia? Allo scopo di viziare il mercato piegandolo a ben altri fini, per anni il pensiero unico ha voluto farci credere che ogni piccola azienda doveva diventare una griffe per competere nel mercato internazionale. Come poteva essere possibile in un paese come l'Italia fortunatamente pieno di attività produttive? Era una specie di fissazione di massa. Veniva detto: il mondo ora è questo, la produzione è roba da asiatici, bisogna adeguarsi e fesserie simili. Purtroppo dobbiamo prendere coscienza, pur da convinti sostenitori del libero mercato, che le modalità di costruzione del mercato internazionale sono state accettata in modo acritico ed inadeguato consentendo la distruzione di interi settori dell'economia italiana. Prova ne è che dal 2000 ad oggi, anche tralasciando l'attuale catastrofica situazione dell'economia, le performance dell'export reale italiano di beni e servizi rispetto agli altri grandi paesi europei è molto negativa. Restando al settore orafo dal 2000 – quando eravamo leader mondiali - ad oggi la quota di esportazione dei prodotti italiani nel mondo si è ridotta in valore di due terzi. Dal lato dei rapporti commerciali con la Cina – ormai l'abbiamo presa di mira - i risultati di tale politica economica poi sono clamorosi: ci dice l'Istat che nel febbraio 2012, come paese Italia ed in tutti i settori, abbiamo esportato per 765 milioni di euro ed importato per 2.242 milioni di euro; pensate che affare! Purtroppo, senza negare la complessiva perdita di competitività dell'Italia e l'esigenza di procedere ad una ristrutturazione del sistema, il mercato internazionale non è libero come noi vorremmo ma invece è, ed è sempre stato, rigidamente e violentemente eterodiretto con dazi, quote, brevetti e, più in generale, altre barriere non tariffarie di vario genere. Ma restiamo ai dazi. Dazi doganali sfavorevoli, accettati per incompetenza, debolezza negoziale o per favorire altri settori, hanno messo fuori mercato interi settori produttivi. Nel caso del settore orafo ci sono aspetti che sarebbero esilaranti se non fossero drammatici per le conseguenze. Per esempio i dazi nei confronti degli Stati Uniti ad ogni revisione diventano fantozzianamente più penalizzanti. D'altra parte sarà soltanto per caso che gli Stati Uniti erano nel 1996 il primo mercato di sbocco dell'oreficeria italiana con il 36% di quota, mentre nel 2010 la quota è precipitata al 8%? Sciocco sarebbe pensare di agire in una logica di protezionismo, che sarebbe folle in un paese trasformatore ed esportatore come è l'Italia, ma è ormai indispensabile combattere per la salvaguardia della collettività nazionale e del made in Italy. Ma l'evidenza dei fatti non è negabile, per esempio sarà sempre per caso che la Cina, paese maggior consumatore di oro al mondo, ci ha praticamente raggiunti come esportatore di prodotti di oreficeria nel resto del mondo – invece l'Italia perde quote anno dopo anno - mentre quasi non importa prodotti di oreficeria dal resto del mondo? Noi siamo convinti che le attività economiche tradizionali dei nostri territori, con i necessari adeguamenti ovvio, siano vitali e preziose, e non siamo dei residui del secolo scorso destinati a guadagnicchiare qualcosa quando tutto va bene o a perdere molti soldi quando le cose vanno male, al contrario di quello che da una ventina di anni a questa parte molti sembrano pensare con sconsiderata noncuranza. Però sono parole che, sino a poco tempo fa, annoiavano, non erano di moda, sorrette solo dalla pervicacia di chi osservando la vita di tutti i giorni vedeva che le cose peggioravano e non miglioravano, vedasi per esempio la forte perdita di ricchezza degli italiani dagli anni 80 ad oggi o l'incredibile disoccupazione generalizzata. Non riuscivamo a capire, o lo capivamo sin troppo bene e ne parleremo in una altra occasione, perché sia stata sbattuta la porta in faccia ad un sistema che ha consentito ad intere nazioni di condurre un tenore di vita più che soddisfacente per alcuni decenni. Poi, per altre inevitabili ragioni, è esplosa la crisi. Immagino sia a tutti chiara la drammaticità delle prospettive economiche – e quindi sociali – che sono all'orizzonte se non cambiamo strada. E allora, venendo al dunque, se, tra l'altro, vogliamo salvare il mercato dobbiamo agire alla svelta, mediante azioni di forte discontinuità, mediante strumenti noti e sempre utilizzati, seppur con nomi diversi, dalla notte dei tempi. Diversamente forze anti-mercato prenderanno il sopravvento e, diciamo la verità, non senza ragioni, visto che non possiamo pensare che la gente muoia di inedia e sia contenta. E' chiaro che dobbiamo prima di tutto mantenere in vita il nostro sistema economico e che quindi dobbiamo dargli una qualche temporanea protezione dalle intemperie utilizzando anche strumenti poco chic come dazi e normative; proprio come fanno gli altri, e senza stare ad aspettare che avvenga il miracolo da solo perché non avverrà! Ce lo siamo già detti: non c'è molto da inventare, sono richieste che, con un certo animus pugnandi, posso benissimo essere promosse dalla base nei confronti del Governo e, quindi, dell'Unione Europea. Il tempo stringe: basterebbe, per esempio, che qualcuno si decidesse ad attivare le clausole previste sempre dai trattati che consentono diverse iniziative nei confronti degli stati che producono - e quindi esportano – beni in situazione di concorrenza tecnicamente definibile sleale a causa dell'insufficiente tutela delle condizioni del lavoro e dell'ambiente. Già così si produrrebbe un immediato riequilibrio della situazione. Certo, siamo un paese trasformatore ed esportatore, parliamo di un uso di questi delicati strumenti intelligente, pragmatico e, soprattutto, a termine. Quanto basta per ottenere il tempo necessario ad adeguare il sistema senza devastazioni sociali. Bisogna imparare ad utilizzare tutti i tasti del pianoforte per suonare una buona musica, ed è inconcepibile privarsi delle ottave più lontane nella tastiera che il resto del mondo utilizza a piene mani, Stati Uniti compresi. Certo alcuni liberisti ortodossi arriccerebbero il naso, ma avrete notato la singolare circostanza che, di solito, si tratta di professori universitari guarda caso ben attaccati al loro stipendio di pubblici dipendenti. Una tale battaglia può – e deve – partire dai territori.


http://www.arezzonotizie.it/home/econom ... ccidentali" onclick="window.open(this.href);return false;
Questo, a proposito di OT :mrgreen:

Certo che a te le cose te le devono spiegare con i disegni, altrimenti non ci arrivi.
Che mi dimostri con questo papello?
Visto che non ci arrivi e che scrivi a vanvera, ti chiarisco un po' di cose, sperando di chiudere questo OT.
1) Non ho mai difeso i cinesi e il loro mercato. E non mi sogno neanche lontanamente di farlo.
2) Ho solo detto, come dicono altri molto più importanti di me, che i dazi potrebbero essere controproducenti per noi europei, dato che ci sono tanti interessi di Società italiane in Cina.
3) Non ho mai detto o scritto di essere contro la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina.
4) Non ho mai detto o scritto di essere contro la Tav.
5) Non sono un fan di Di Pietro.

Per dire cosa penso e come la penso sui vari argomenti, ci sono qua io. Non lo devono dire altri, perchè sparano solo fesserie (ma, tranquillo, su questo non sei l'unico).
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sono talmente comunista che da bambino mi mangiavo da solo
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pab397
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Regmi ha scritto:
pab397 ha scritto:Come si dice a Reggio "Natinu na' teni" :mrgreen:
Eppure basterebbe consultare il web e cercare il significato di "Società di Engineering" e "know-how" per evitare di scrivere cose senza senso.
Visto che mi sento ancora generoso e non faccio caso a insulti e isterismi, spiego meglio.
Le Società di Engineering non sono solo quelle che vendono servizi, ma anche quelle che vendono beni materiali.
Ti faccio un esempio di una Società di Engineering italiana che vende un prodotto all'estero e ti spiego passo-passo come funziona. Segui attentamente.
1) La Società di Engineering acquisisce un ordine dal suo cliente (supponiamo cinese) per realizzare un impianto, un singolo prodotto o una serie di prodotti.
fin qui mi sembra semplicissimo
2) La Società di Engineering realizza il progetto in virtù del suo know-how (cioè della capacità di progettare e realizzare quel bene)
Anche qui mi sembra chiaro
3) La Società di Engineering fa costruire, su sue specifiche tecniche, ai suoi sub-fornitori gli apparecchi, gli strumenti, le strutture che servono a realizzare quel bene. Se si tratta di beni trasportabili, normalmente, se è una Società di Engineering italiana, i sub-fornitori sono italiani, altrimenti possono essere anche del Paese dove viene realizzato l'impianto (non cambia il senso).
4) Paga i suoi sub-fornitori quello che ha acquistato.
5) Spedisce e consegna al suo cliente l'impianto o il prodotto finito pronto per l'uso, che (stai attento) non è un servizio, è un BENE MATERIALE, che si può vedere, che si può toccare, che si può prendere a calci o abbracciare.
E' chiaro adesso? Non è difficile, dai.
Non ho aggiunto altre voci relative al commissioning, all'assistenza al montaggio e allo start-up per non confonderti troppo 8-)
N.B. L'esempio che ho fatto è molto diffuso e di attualità.
In tutta sincerità non ti nascondo che, come al solito, non ho capito un tubo.
Poichè ritengo la materia interessante, se mi si concede l'uso ho pensato di stamparlo e farlo leggere al
mio amico compilatore (part-time) di 730 per farmelo spiegare meglio a quattrocchi.
Sarà comunque una mission non di poco conto ma intendo almeno provarci.
Posso?
Certo che puoi ;)
Guarda, la cosa è semplice ed è nata da un incomprensione.
Avendo citato le Società di Engineering, il mio interlocutore ha inteso male ed ha pensato che le Società di Engineering fossero quelle che vendono solo servizi.
Io ho spiegato che ci sono Società di Engineering che vendono servizi, ma ci Sono quelle che vendono beni, prodotti finiti (normalmente impianti industriali). La differenza tra una Società di Engineering ed un'Azienda manifatturiera è che la prima non costruisce nulla, ma fa costruire a sub-fornitori i prodotti che servono a realizzare ciò che vende. Normalmente ha anche altri sub-fornitori che si occupano del trasporto, dell'assemblaggio, della messa in esercizio.
Le distinzioni, purtroppo, sono talvolta labili, perchè ci sono Società che fanno l'uno e l'altro.
Come esempi puoi considerare l'Eni o la GE (ex Nuovo Pignone). Realizzano impianti in tutto il mondo. Vendono i loro impianti finiti, pronti per l'uso, ma facendo costruire i componenti degli impianti da altri.
Essendo un settore in cui l'Italia è molto attiva, è decisamente importante per l'economia nazionale.
Perchè pensi che il tuo amico compilatore del 730 potrebbe capirlo meglio di te? :lol:
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ERIK LARSSON ©
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Regmi ha scritto: In tutta sincerità non ti nascondo che, come al solito, non ho capito un tubo.
Poichè ritengo la materia interessante, se mi si concede l'uso ho pensato di stamparlo e farlo leggere al
mio amico compilatore (part-time) di 730 per farmelo spiegare meglio a quattrocchi.
Sarà comunque una mission non di poco conto ma intendo almeno provarci.
Posso?

Il tuo compilatore part time di 730? Un amico di mosti?

No forse ho capito deve essere il tuo compagno di tresette!
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Regmi
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ERIK LARSSON © ha scritto:
Regmi ha scritto: In tutta sincerità non ti nascondo che, come al solito, non ho capito un tubo.
Poichè ritengo la materia interessante, se mi si concede l'uso ho pensato di stamparlo e farlo leggere al
mio amico compilatore (part-time) di 730 per farmelo spiegare meglio a quattrocchi.
Sarà comunque una mission non di poco conto ma intendo almeno provarci.
Posso?

Il tuo compilatore part time di 730? Un amico di mosti?

No forse ho capito deve essere il tuo compagno di tresette!
Esatto, bravo ERICK. Complimenti.
Anche se non era difficile mi rallegro per te,
almeno in questo ci sei arrivato.

A dirla tutta le due qualità sono racchiuse nella stessa persona che, amabilmente e per non arrecare danni a chi paga le tasse,
pratica solamente al chiuso di una delle tante vecchie osterie di greco e non in un ovattato ufficio.
Io sono solo uno dei tanti discepoli che ha ancora tanto da imparare, ma ciò non toglie che se ti vuoi aggregare glie ne parlo volentieri.
Ha un debole per i giovani grimper.

Ah! Se caso mai ti dovesse interessare, anche in materia di Mod. 730 è un number1...ci tiene a farlo sapere.
Ultima modifica di Regmi il 10/12/2012, 21:09, modificato 1 volta in totale.
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EktorBaboden
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Regmi ha scritto:
ERIK LARSSON © ha scritto:
Regmi ha scritto: In tutta sincerità non ti nascondo che, come al solito, non ho capito un tubo.
Poichè ritengo la materia interessante, se mi si concede l'uso ho pensato di stamparlo e farlo leggere al
mio amico compilatore (part-time) di 730 per farmelo spiegare meglio a quattrocchi.
Sarà comunque una mission non di poco conto ma intendo almeno provarci.
Posso?

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No forse ho capito deve essere il tuo compagno di tresette!
Esatto, bravo ERICK. Complimenti.
Anche se non era difficile mi rallegro per te,
almeno in questo ci sei arrivato.

A dirla tutta le due qualità sono racchiuse nella stessa persona che, amabilmente e per non arrecare danni a chi paga le tasse,
pratica solamente al chiuso di una delle tante vecchie osterie di greco e non in un ovattato ufficio.
Io sono solo uno dei tanti discepoli che ha ancora tanto da imparare, ma ciò non toglie che se ti vuoi aggregare glie ne parlo volentieri.
Ah! Se caso mai ti dovesse interessare, anche in materia di Mod. 730 è un number1.
Chi propone disegnini per far capire e chi propone lezioni da un amico "part time". :mrgreen:

E comu si cumbinau?? :sad:
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Regmi ha scritto:
ERIK LARSSON © ha scritto:
Regmi ha scritto: In tutta sincerità non ti nascondo che, come al solito, non ho capito un tubo.
Poichè ritengo la materia interessante, se mi si concede l'uso ho pensato di stamparlo e farlo leggere al
mio amico compilatore (part-time) di 730 per farmelo spiegare meglio a quattrocchi.
Sarà comunque una mission non di poco conto ma intendo almeno provarci.
Posso?

Il tuo compilatore part time di 730? Un amico di mosti?

No forse ho capito deve essere il tuo compagno di tresette!
Esatto, bravo ERICK. Complimenti.
Anche se non era difficile mi rallegro per te,
almeno in questo ci sei arrivato.

A dirla tutta le due qualità sono racchiuse nella stessa persona che, amabilmente e per non arrecare danni a chi paga le tasse,
pratica solamente al chiuso di una delle tante vecchie osterie di greco e non in un ovattato ufficio.
Io sono solo uno dei tanti discepoli che ha ancora tanto da imparare, ma ciò non toglie che se ti vuoi aggregare glie ne parlo volentieri.
Ah! Se caso mai ti dovesse interessare, anche in materia di Mod. 730 è un number1.
Ti ringrazio ho altro da fare che stare a discutere con voi di figa e annate alcoliche.

Prima o poi però voglio passare non sia mai che non accetti un buon bicchiere.
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EktorBaboden ha scritto:
Chi propone disegnini per far capire e chi propone lezioni da un amico "part time". :mrgreen:

E comu si cumbinau?? :sad:
Ehilà, chi non muore si rivede, carissimo.
:salut
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ERIK LARSSON © ha scritto: Ti ringrazio ho altro da fare che stare a discutere con voi di figa e annate alcoliche.

Prima o poi però voglio passare non sia mai che non accetti un buon bicchiere.
Ti aspetto, fammelo sapere.
Sulla pessima qualità del vino garantisco io.
Sulla buona qualità del resto no. L'esperto sei tu.
Suppongo. :mrgreen:
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http://www.tgcom24.mediaset.it/economia ... tale.shtml" onclick="window.open(this.href);return false;


Cgia: "Allarme tredicesime per piccole imprese Questi soldi rischiano di slittare a dopo Natale"
"Per colpa della crisi, della stretta creditizia e del fisco le aziende si trovano senza liquidità"


18:01 - La crisi, la stretta creditizia e la pressione fiscale potrebbero mettere a rischio il versamento delle tredicesime da parte delle piccole e medie imprese. E' l'allarme lanciato dal segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, che ha sottolineato: "E' probabile che, per mancanza di liquidità, molte piccole aziende decideranno di posticipare il pagamento della tredicesima, mettendo in difficoltà, loro malgrado, le famiglie dei propri dipendenti".
Il quadro generale, ha ricordato la Cgia, è molto pesante: dall'inizio di quest'anno la contrazione dei prestiti bancari erogati alle imprese è stata di 26,7 miliardi di euro (pari al -2,7%), mentre le sofferenze in capo al sistema imprenditoriale sono aumentate di 8,7 miliardi di euro (pari al +10,9%). Se consideriamo che la produzione industriale è scesa del 6,5% e gli ordinativi del 10,4%, appare evidente che la situazione in capo alle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, sia peggiorata drammaticamente.

A Tgcom24: "Questi soldi rischiano di slittare a dopo le feste"
Paolo Zabeo (Cgia Mestre) ai microfoni di Tgcom24 ha specificato: "Abbiamo ricevuto segnalazioni da parte dei nostri iscritti che non saranno in grado di pagare le tredicesime a causa della stretta creditizia di dicembre. Non abbiamo una dimensione del fenomeno, ma è indubbio che i prestiti bancari alle imprese sono in flessione e la crisi morde da 5 anni". E ha aggiunto: "Noi pensiamo che almeno un 30% di piccole imprese siano in difficoltà. Questi soldi non è che non verranno dati ai dipendenti, ma slitteranno a dopo Natale. Alcuni dipendenti passeranno un Natale amaro privi di una parte di reddito importante".
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
reggino
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doddi ha scritto:http://www.tgcom24.mediaset.it/economia ... tale.shtml


Cgia: "Allarme tredicesime per piccole imprese Questi soldi rischiano di slittare a dopo Natale"
"Per colpa della crisi, della stretta creditizia e del fisco le aziende si trovano senza liquidità"


18:01 - La crisi, la stretta creditizia e la pressione fiscale potrebbero mettere a rischio il versamento delle tredicesime da parte delle piccole e medie imprese. E' l'allarme lanciato dal segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, che ha sottolineato: "E' probabile che, per mancanza di liquidità, molte piccole aziende decideranno di posticipare il pagamento della tredicesima, mettendo in difficoltà, loro malgrado, le famiglie dei propri dipendenti".
Il quadro generale, ha ricordato la Cgia, è molto pesante: dall'inizio di quest'anno la contrazione dei prestiti bancari erogati alle imprese è stata di 26,7 miliardi di euro (pari al -2,7%), mentre le sofferenze in capo al sistema imprenditoriale sono aumentate di 8,7 miliardi di euro (pari al +10,9%). Se consideriamo che la produzione industriale è scesa del 6,5% e gli ordinativi del 10,4%, appare evidente che la situazione in capo alle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, sia peggiorata drammaticamente.

A Tgcom24: "Questi soldi rischiano di slittare a dopo le feste"
Paolo Zabeo (Cgia Mestre) ai microfoni di Tgcom24 ha specificato: "Abbiamo ricevuto segnalazioni da parte dei nostri iscritti che non saranno in grado di pagare le tredicesime a causa della stretta creditizia di dicembre. Non abbiamo una dimensione del fenomeno, ma è indubbio che i prestiti bancari alle imprese sono in flessione e la crisi morde da 5 anni". E ha aggiunto: "Noi pensiamo che almeno un 30% di piccole imprese siano in difficoltà. Questi soldi non è che non verranno dati ai dipendenti, ma slitteranno a dopo Natale. Alcuni dipendenti passeranno un Natale amaro privi di una parte di reddito importante".
No,ma il problema è lo spread,ora che è passato da 500 a 300 pt,siamo un pò più tranquilli.Dell'economia reale(imprese e lavoratori) chi se ne fotte,basta che si mbascia u spread e risulvimmu tutti i così,quanti danni che fanno tv e giornali.
https://www.youtube.com/watch?v=-JQINuybHL4" onclick="window.open(this.href);return false;
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reggino ha scritto:
doddi ha scritto:http://www.tgcom24.mediaset.it/economia ... tale.shtml


Cgia: "Allarme tredicesime per piccole imprese Questi soldi rischiano di slittare a dopo Natale"
"Per colpa della crisi, della stretta creditizia e del fisco le aziende si trovano senza liquidità"


18:01 - La crisi, la stretta creditizia e la pressione fiscale potrebbero mettere a rischio il versamento delle tredicesime da parte delle piccole e medie imprese. E' l'allarme lanciato dal segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, che ha sottolineato: "E' probabile che, per mancanza di liquidità, molte piccole aziende decideranno di posticipare il pagamento della tredicesima, mettendo in difficoltà, loro malgrado, le famiglie dei propri dipendenti".
Il quadro generale, ha ricordato la Cgia, è molto pesante: dall'inizio di quest'anno la contrazione dei prestiti bancari erogati alle imprese è stata di 26,7 miliardi di euro (pari al -2,7%), mentre le sofferenze in capo al sistema imprenditoriale sono aumentate di 8,7 miliardi di euro (pari al +10,9%). Se consideriamo che la produzione industriale è scesa del 6,5% e gli ordinativi del 10,4%, appare evidente che la situazione in capo alle imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, sia peggiorata drammaticamente.

A Tgcom24: "Questi soldi rischiano di slittare a dopo le feste"
Paolo Zabeo (Cgia Mestre) ai microfoni di Tgcom24 ha specificato: "Abbiamo ricevuto segnalazioni da parte dei nostri iscritti che non saranno in grado di pagare le tredicesime a causa della stretta creditizia di dicembre. Non abbiamo una dimensione del fenomeno, ma è indubbio che i prestiti bancari alle imprese sono in flessione e la crisi morde da 5 anni". E ha aggiunto: "Noi pensiamo che almeno un 30% di piccole imprese siano in difficoltà. Questi soldi non è che non verranno dati ai dipendenti, ma slitteranno a dopo Natale. Alcuni dipendenti passeranno un Natale amaro privi di una parte di reddito importante".
No,ma il problema è lo spread,ora che è passato da 500 a 300 pt,siamo un pò più tranquilli.Dell'economia reale(imprese e lavoratori) chi se ne fotte,basta che si mbascia u spread e risulvimmu tutti i così,quanti danni che fanno tv e giornali.
Lo spread rappresenta un parametro con cui fare i conti ogni giorno, però non è l'unica ragione di vita di un governo, anche perchè di spread si può anche morire. Il problema è che essendo governato dal "nulla" non è facile da gestire. Basta un pirito (come nel caso di questi giorni) per farlo movimentare senza alcun motivo reale sui fondamental dell'economia. E' in mano alla speculazione. ...Il trucco sta tutto la.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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doddi ha scritto:[quote="


Lo spread rappresenta un parametro con cui fare i conti ogni giorno, però non è l'unica ragione di vita di un governo, anche perchè di spread si può anche morire. Il problema è che essendo governato dal "nulla" non è facile da gestire. Basta un pirito (come nel caso di questi giorni) per farlo movimentare senza alcun motivo reale sui fondamental dell'economia. E' in mano alla speculazione. ...Il trucco sta tutto la.
Io me ne sbatto le palle(mi si scusi il francesismo),che si incominci a parlare,come accadeva fino a 10 mesi fa,di crescita e di lavoro.Parole come rigore e spread,sarà perchè le ho sentite tantissime volte, ma non le voglio più sentire,voglio sentir parlare di altro.
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doddi
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pubblica amministrazione

Dipendenti pubblici, giro di vite su regali

Approvato dal Consiglio dei ministri un codice
di comportamento: limiti anche su telefoni e auto


L'auto si potrà usare per ragioni di servizio. Non si potranno accettare (o chiedere) regali di un valore superiore ai 150 euro. E soprattutto una stretta sul conflitto di interessi. Giro di vite per i dipendenti statali. Il Consiglio dei ministri ha approvato un codice di comportamento per la pubblica amministrazione. La violazione di queste norme prevede una responsabilità disciplinare. In ogni caso il codice di comportamento individua, «così come prescritto dalla norma di rango primario, le violazioni gravi o reiterate che comportano la sanzione del licenziamento con preavviso».

I REGALI - Tra le norme approvate c'è il divieto per il dipendente di chiedere regali, compensi o altre utilità, nonché il divieto di accettare regali, compensi o altre utilità, salvo quelli d'uso di modico valore (non superiore a 150 euro), anche sotto forma di sconto. I regali e le altre utilità comunque ricevuti sono immediatamente messi a disposizione dell'Amministrazione per essere devoluti a fini istituzionali.

CONFLITTO DI INTERESSI - Una stretta anche per quel che riguarda il conflitto di interessi. Il dipendente deve comunicare, all'atto dell'assegnazione all'ufficio, i rapporti diretti o indiretti di collaborazione avuti con soggetti privati nei 3 anni precedenti e in qualunque modo retribuiti, oltre all'obbligo di precisare se questi rapporti sussistono ancora (o sussistano con il coniuge, il convivente, i parenti e gli affini entro il secondo grado). Il dipendente è obbligato ad astenersi dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti le sue mansioni in situazioni di conflitto di interessi anche non patrimoniali, derivanti dall'assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici. Ma non solo: il lavoratore d0vrà comunicare la propria adesione o appartenenza ad associazioni e organizzazioni (esclusi partici politici e sindacati) i cui ambiti di interesse possano interferire con lo svolgimento delle attività dell'ufficio.

TRACCIABILITÀ E TELEFONI - Poi c'è l'obbligo di tracciabilità e trasparenza dei processi decisionali adottati (che dovrà essere garantita attraverso un adeguato supporto documentale). E ancora, il rispetto dei vincoli posti dall'amministrazione nell'utilizzo del materiale o delle attrezzature assegnate ai dipendenti per ragioni di ufficio, anche con riferimento all'utilizzo delle linee telematiche e telefoniche dell'ufficio.

Redazione Online
8 marzo 2013 | 15:07
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Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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