E' morto Giorgio Chinaglia

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CALABRESE
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Un lutto sconvolge il mondo del calcio. All'età 65 anni è morto Giorgio Chinaglia, ex gloria della Lazio e della Nazionale azzurra. Chinaglia si trovava ricoverato dallo scorso venerdì in un ospedale della Florida dove era stato ricoverato per un attacco di cuore. La notizia è stata riportata su Twitter dal direttore organizzativo del Milan, Umberto Gandini, in contatto con ambienti dello sport americano, ed è stata ripresa da Sky Sport.

Da giocatore Chinaglia iniziò la sua carriera in Galles, nelle file dello Swansea City, quindi arrivo in Italia nelle serie minori con Massese e Internapoli. La squadra alla quale legò indissolubilmente la sua carriera è però la Lazio, dove arrivò nel 1969 e dove vinse uno scudetto storico nella stagione 1973-74. In quello stesso anno, fece parte della sfortunata spedizione della Nazionale ai mondiali di Germania. Nel 1976 lasciò l'Italia per iniziare l'avventura americana con i Cosmos, insieme ad altre stelle del calcio mondiale.

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"Preferisco che ci si abbracci quando si fa gol, evitando certe cose."
Andy
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Il giocatore più amato dai tifosi della Lazio.Il simbolo dello scudetto del '74.
Aveva avuto un infarto due giorni fa ma sembrava essersi ripreso. Un nuovo attacco gli è stato fatale.
Una grave perdita,per i cugini soprattutto e per chi in generale ha amato un certo tipo di calcio, fatto di bandiere e di appartenenza,
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citrosodina
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La triste corsa di "Long John"
dallo scudetto alla latitanza

Da calciatore resteranno indimenticabili la corsa di sfida verso la Curva Sud dopo un gol nel derby con la Roma e il gestaccio a Valcareggi per una sostituzione in nazionale. Poi gli anni bui tra debiti, camorra e fughe all'estero
di MASSIMO MAZZITELLI
I tifosi della Lazio lo ricorderanno sempre col dito alzato a sfidare la Curva Sud dopo un gol nel derby; il resto d'Italia non ha dimenticato quel gesto di sfida a Valcareggi che lo aveva sostituito nel corso di Italia-Haiti ai mondiali del 1974. Il primo al mondo a contestare platealmente una sostituzione. Giorgio Chinaglia era così, un personaggio senza via di mezzo, sempre contro, sempre in prima fila nel bene e nel male. Sessantacinque anni vissuti in un continuo saliscendi, in un percorso di vita diviso nettamente a metà: da giocatore gloria e soldi, poi solo amarezza e tanti guai, fino a morire di crepacuore in Florida, nascondendosi alla giustizia italiana.

Era arrivato in Italia da emigrante: la famiglia si era trasferita da Massa Carrara in Galles, negli anni sessanta, dove il papà aveva trovato lavoro in miniera. Anche Giorgio era destinato a scavare carbone ma il calcio gli diede una chance e lui non la sprecò. Iniziò nell'Internapoli, squadra di serie C campana dove venne scoperto da Antonio Sbardella, ex arbitro e direttore sportivo della società romana, che nel 1972 lo portò alla Lazio. La prima pietra di quella grande e, per certi versi unica squadra, che vinse lo scudetto nel 1974 guidata da Maestrelli. Dal lunedì al sabato, Chinaglia odiava ed era odiato dai suoi stessi compagni di squadra, solo Oddi, Pulici e il giovane D'Amico erano dalla sua parte. Troppo prepotente, si nominò da solo capitano, troppo egoista per essere amato da Re Cecconi, Martini, Frustalupi gli altri campioni di quella Lazio.

Andava dal presidente Lenzini e con il suo ingaggio prosciugava la cassa, trattava solo i suoi premi partita, "per gli altri miei compagni faccia lei..." . Botte durante la settimana nelle partite di allenamento con Maestrelli che faceva finta di nulla, ma la domenica "Giorgione" era il vero trascinatore, tutti stretti intorno a lui, perché Chinaglia ci metteva sempre la faccia e quando serviva prendeva a calci anche i suoi compagni come fece con D'Amico in una partita con l'Inter dove Vincenzino correva poco. Ci mise poco a diventare per i tifosi laziali "Long John", la bandiera più amata di sempre. Lo hanno amato anche quando in una estate del 1976 salutò tutti e se ne andò in America a giocare con i Cosmos: lo aveva chiamato Pelè. Era motivo di orgoglio per tutto il calcio italiano, un laziale nella squadra più famosa del mondo. E poi Chinaglia ripeteva sempre: "Sto diventando ricco per comprarmi la Lazio..." E ricco lo era diventato per davvero: villa nel New Jersey con parco dove viveva con la moglie anericana Connie, e il figlio che sarebbe poi diventato una promessa, non mantenuta, del basket americano.

Ma fuori dai campi da gioco, smessi gli scarpini, a Giorgio Chinaglia rimasero solo i sogni di grandezza e quel modo di affrontare la vita come fosse un gioco. Ma ha voluto giocare con cose più grandi lui. La prima mossa sbagliata acquistare la Lazio nel 1985 senza avere soldi: arrivò raccontando di rappresentare un facoltoso e prestigioso gruppo americano, già allora andavano di moda, che poi risultarono essere ristoratori e pizzaioli di Brooklyn e Miami, disposti ad investire poche decine di migliaia di dollari. Portò la Lazio in serie B e sull'oro del fallimento e fu salvata da Renato Bocchi e Giorgio Calleri con i libri contabili già in tribunale. Chinaglia tornò umiliato in America, "vado a seguire il mio business negli Usa...." Ma gli amici sapevano che era un bluff: la moglie lo aveva lasciato, i soldi erano finiti e lui viveva a Miami rintracciabile al telefono tutte le sere in un ristorante specializzato in spaghetti e pizza per parlare di Lazio e calcio.

Tornò in Italia alla fine degli anni novanta e cominciò la sua pagina più buia e pericolosa. Apparizioni nelle tv private romane a parlare di Lazio, ma con l'amarezza di non essere più l'amato "Long John". Poi improvvisamente fu nominato presidente del Foggia, nel 2000, a capo di una cordata di imprenditori che interessò molte procure. Durò solo qualche mese poi rientrò a Roma dove fu protagonista di un altro fatto misterioso. In un pomeriggio d'estate lo trovarono per strada tumefatto e ferito al volto: "Mi hanno aggredito su un autobus..." fu la sua giustificazione poco credibile, sembrava un avvertimento nel caso avesse voluto raccontare particolari sulla sua esperienza foggiana. Era entrato in un brutto giro. Nel 2006 la vicenda che avrebbe portato Chinaglia alla latitanza: voleva comprare la Lazio di Lotito con i soldi della camorra. Il tentativo di riciclare milioni di euro con tanto di visita ufficiale alla Consob. "Rappresento una grande industria farmaceutica ungherese" ripeteva Chinaglia, ma la bugia durò poco. Dall'Ungheria arrivò la smentita e dietro Chinaglia si allungò l'ombra della camorra. Fuggì in America, in Florida, da sempre il suo rifugio per evitare l'arresto e diventò per la nostra giustizia un latitante.

Ricordiamolo a testa alta, con quel dito alzato mentre correva verso la Curva Sud e i tifosi laziali che urlavano: "Giorgio Chinaglia, è il grido di battaglia..."
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ILY
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Località: BOIA CHI MOLLA...!!!

:salut :salut :salut
Amaranto Alé
non tifo per gli squadroni ma tifo te
Amaranto è una passione non è un color
la maglia che porti addosso è un'ossession...

Ciao Filippo...

U Catania na teni...!!!
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