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doddi
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Bell'articolo

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Sacerdoti della legalità
I tanti pesci in barile del caso Emiliano


Bisogna capire che Michele Emiliano era il Sol dell'Avvenire. L'altra gamba della lista civica nazionale che il collega de Magistris già pronosticava al 20%, una sorta di Ppm, Partito dei Procuratori Meridionali fattisi sindaci. L'uomo che Marco Travaglio aveva suggerito come potenziale candidato per Palazzo Chigi, e che Vendola aveva già scelto come suo successore alla Regione. Società civile allo stato più puro, un eroe delle mani pulite prestato alla politica, uno che si definisce così nel suo profilo su Twitter: «Magistrato antimafia in aspetta- tiva e casualmente sindaco di Bari da sette anni». Emiliano poteva guidare la rivolta contro la vecchia politica corrotta, e vincere.

Solo così si spiega ora il silenzio, l'imbarazzo, il fischiettare distratto di quel milieu politico-mediatico che avrebbe crocefisso qualsiasi altro uomo pubblico nelle condizioni di Emiliano. In fin dei conti, una vasca da bagno ricolma di pesce fresco non deve costare molto meno di una vacanza all'Argentario dell'ex sottosegretario Malinconico. Stavolta, invece, neanche un'imitazione della Guzzanti, nemmeno un docu-drama con le intercettazioni da Santoro, nemmeno una citazione tra i fatti quotidiani di cui bisognerebbe vergognarsi. E però, meglio dirlo subito, è un bene che da quel mondo non si levi il solito grido «dimissioni, dimissioni». È un bene perché un sindaco eletto direttamente dal popolo non può lasciare il suo incarico per un rapporto della Guardia di Finanza, senza nemmeno essere indagato, per un'indagine su fatti di cui i pm sapevano dal 2006 e che, se la Procura avesse agito a tempo debito, certamente avrebbero indotto il sindaco a scansare i fratelli Degennaro et dona ferentes .

Non c'era infatti bisogno di questa inchiesta per sapere che cosa non va in Emiliano e nell'emilianismo. Basterebbe pensare che la figlia del capofamiglia Degennaro era stata fatta da lui assessore, e neanche la dinastia Matarrese, quando pure comandava a Bari, si era mai sognata di mettere un familiare in giunta. Basterebbe dire che in un'intervista Emiliano aveva definito quel gruppo «un'impresa vicina all'amministrazione», senza falsi pudori. Ma soprattutto, per negare a Emiliano la patente di sacerdote del «controllo di legalità» che sempre più spesso, e senza alcun appiglio nel codice, viene regalata ai pm d'assalto, basterebbe dire che lui la legalità la viola dal 2009. Da quando una sentenza della Corte Costituzionale ha chiarito senza ombra di dubbio che un magistrato non può essere un dirigente di partito nemmeno se è fuori ruolo. Ed Emiliano, che non si è mai dimesso dalla magistratura, è stato segretario del Pd pugliese, ha partecipato alle primarie, le ha perse, ed è stato ricompensato con l'attuale carica di presidente regionale del partito.

Ma davvero c'era bisogno dei molluschi di Degennaro per capire quanto pericoloso sia questo leaderismo alle cozze? Appena pochi giorni fa il nuovo Petruzzelli è stato commissariato per un buco di sette milioni di euro, ed Emiliano è il presidente della fondazione. È volata una mosca? No, perché la voga di questi anni stabilisce che il pm che va in politica assolve, purifica e beatifica tutti quelli che gli si accompagnano; e invece gli interessi, gli affari, i soldi, gli appalti continuano ovviamente ad esistere, ed è tutto da dimostrare che il leader solitario sappia dominarli meglio. Così si fonda un «potere senza critica», che sfugge al principio liberale della trasparenza, cioè non se ne risponde all'opinione pubblica. Così può accadere che il pm che a Bari faceva le inchieste sulla sanità pugliese, Lorenzo Nicastro, venga nominato da Vendola assessore regionale nel bel mezzo dell'indagine, dopo essersi candidato con l'Idv. Così succede che la Regione finanzi lautamente un convegno del Procuratore che sta indagando il Governatore. Che cosa è più la politica democratica in una città in cui, da quando c'è l'elezione diretta del sindaco, la carica è sempre andata o a un immobiliarista o a un procuratore? Una città in cui Emiliano si presentò candidato dicendo: «Il programma sono io»; proprio come Berlusconi nelle elezioni del 2001, solo che a Berlusconi lo rinfacciò persino il New York Times , e a Emiliano arrivarono gli applausi del nuovismo che finalmente si disfaceva dei partiti.

Ps : non si può deplorare Emiliano senza dir niente del presidente leghista del consiglio della Lombardia, Davide Boni, lui sì indagato per corruzione e non per una polenta omaggio ma per tangenti, il quale ieri ha avuto la sfrontatezza di presiedere il dibattito sulla mozione di sfiducia contro di lui pur di non mollare la poltrona. Milano vicina all'Europa, cantava Lucio Dalla. Oggi più vicina a Bari.

Antonio Polito
21 marzo 2012 | 12:10
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Truffe, mazzette e appalti: nuovi guai per Alemanno
Quattro arresti per il flop dei punti verdi qualità: mutui facili per cantieri mai terminati. Mentre i fondi per la lotta contro le tossicodipendenze sono finiti agli amici del sindaco
Mazzette e Parentopoli: nulla di nuovo nella gestione che, da quattro anni a questa parte, il sindaco di Roma fa della cosa pubblica. Solo che ogni giorno il pozzo diventa sempre più fondo.

C’è un’inchiesta ancora all’inizio: il flop dei Punti verdi qualità, progetto che risale a Rutelli e Veltroni, poi affidato alla gestione del capo della segreteria Antonio Lucarelli che oggi giura di non occuparsene più. Tutto ruota attorno allo sviluppo di aree verdi cittadine, dotate di attrezzature sportive, affondato nel pantano di lavori non ultimati e in una truffa culminata ieri con l’arresto di due noti imprenditori e due architetti in servizio presso Roma Capitale. I due imprenditori, Marco Bernardini e Massimo Dolce, sono amministratori della Maspen Center Sport srl, società concessionaria per la realizzazione del “Parco Spinaceto”. Gli architetti sono invece Stefano Volpe e Annamaria Parisi, marito e moglie, e lavorano presso l’ufficio tecnico del Comune. La Finanza ha eseguito 25 perquisizioni in uffici e case di una dozzina di indagati. La truffa nel 2011 è già costata alla giunta capitolina almeno 11 milioni di euro, sborsati per coprire mutui agevolati, concessi dal Credito cooperativo, grazie a fideiussioni garantite dal Comune che si ritrova proprietario di cantieri abbandonati, e titolare di mutui non pagati dagli imprenditori che ne avevano beneficiato al solo scopo di entrare in possesso dei sostanziosi anticipi. Tra i reati contestati la truffa aggravata, il falso ideologico e materiale e la corruzione. A dare avvio all’inchiesta sono state le denunce presentate dall’architetto Annunziato Seminara, titolare della Euroimpresa, e dall’imprenditore Sergio Cerqueti, titolare della Tecma, improvvisamente accortisi che ingenti somme di denaro venivano movimentate a loro insaputa sui conti correnti aziendali. Somme corrisposte dal Credito Cooperativo, a titolo di mutuo per i lavori del Parco Spinaceto, che Dolce e Bernardini intendevano così distrarre dalla loro destinazione.

A pagare anche Lucia Mokbel, sorella del più famoso Gennaro, tuttora agli arresti per la truffa Fastweb e Telecom Sparkle. L’imprenditrice, nota dai tempi del sequestro Moro per aver segnalato il covo di via Gradoli, è interessata all’area di parco Feronia. Dalle 60 pagine dell’ordinanza emerge che Bernardini e Dolce “per sbloccare il pagamento abbiano fatto una lettera di diffida al Credito Cooperativo e pressioni nei confronti dell’assessore all’Ambiente Marco Visconti ottenendo l’interessamento del vice sindaco Sveva Belviso” di modo che “nonostante le problematiche intercorse il Comune di Roma nella persona di Fabio Tancredi ha ribadito il suo nulla osta per il pagamento del secondo stralcio”. Da una telefonata fra Dolce e Volpe emerge la prova del sistema corruttivo: il Dolce avvisa Volpe della cattiva fama che lo circonda quale soggetto che fa “macheggi” e che “pia ’ sordi”. C’era stata anche un’interrogazione al sindaco sulla Belviso, cui era seguita una secca smentita: “Il marito del vice sindacononconoscenétantomenoharapporti lavorativi con gli imprenditori di Spinaceto”.



Mazzette da un lato, parenti e amici dall’altro. Anche sulla pelle delle persone. In questo caso, dei tossicodipendenti. I bandi 2011 per l’erogazione di servizi e di prevenzione, infatti, se li sono aggiudicati – salvo sorprese della giustizia amministrativa – enti che per la maggior parte fanno capo a un gruppo romano di tutto rispetto: le famiglie Rampelli, Marsilio e l’ex ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Stiamo parlando di una cifra importante, 2 milioni e mezzo di euro. A denunciare lo scandalo sono gli enti esclusi da quei bandi, gli stessi che hanno gestito per quasi vent’anni il settore tossicodipendenze. Il Coordinamento nazionale comunità accoglienza Lazio e il Roma Social Forum hanno presentato un dossier che fa le pulci ai bandi pubblici. Tutto comincia, dicono, con la nomina a presidente dell’Agenzia comunale per le tossicodipendenze di Massimo Canu, psicologo cresciuto nelle file del Modavi (Movimento delle associazioni di volontariato italiano, protezione civile e servizi sociali). Un mondo fondato – tra gli altri – dallo stesso Alemanno e intorno al quale ruotano Fabio Rampelli, la sorella Elisabetta (avvocato, è nel comitato scientifico, così come il marito Loris Facchinetti) e Giorgia Meloni (il suo capo dipartimento viene dal Modavi). Anche la moglie di Canu, Maria Teresa Bellucci, ha la stessa provenienza: prima braccio destro di Laura Marsilio, ex assessore capitolino alla Scuola e sorella del deputato Marco, poi dirigente presso l’assessorato alla Famiglia, dal quale dipende l’Act. Attraverso i bandi 2011, cui ha partecipato in partnership con altre associazioni, il Modavi riceverà 350 mila euro. E questo nonostante sia cambiato, nel frattempo, il direttore dell’Agenzia.

Oltre 76 mila euro sono andati, per un progetto di prevenzione, alla Asi Ciao (Alleanza sociale italiana Coordinamento imprese sociali, associazioni, organizzazioni non profit). Un ente di promozione sociale e culturale che ha ricevuto in passato (dalla Marsilio) 45 mila euro per il Carnevale in tre municipi e 265 mila euro (dalla Meloni) per la sicurezza stradale. Sempre all’ex ministro fa capo la cooperativa sociale Integra, il cui amministratore unico, Juri Morico, vanta un passato in Azione Studentesca. Integra andrà a gestire (per 716 mila euro) la Comunità Città della Pieve. Come è stata possibile questa virata? La maggior parte dei soldi, lamentano le associazioni escluse, vanno ai progetti di prevenzione e non ai servizi. Il che andrebbe bene, se non fosse, per esempio, che sono stati finanziati con 100 mila euro 5 progetti per la “prevenzione in età prescolare”. Come insegnare ai bambini di tre anni a non bucarsi.
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IL CASO

Indagato il tesoriere della Lega Nord
"Fondi elettorali alla famiglia Bossi"


Le accuse dei magistrati: truffa ai danni dello Stato e finanziamento illecito ai partiti. "Elementi
di opacità nella tesoreria del Carroccio fin dal 2004". Al lavoro le Procure di Milano, Napoli
e Reggio Calabria. Contatti con la 'ndrangheta. Maroni: "Belsito se ne vada, facciamo pulizia"


di EMILIO RANDACIO


Terremoto giudiziario sulla Lega Nord. La Procura di Milano, in una indagine congiunta con quelle di Napoli e Reggio Calabria, ha indagato il tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, ex sottosegretario alla Semplificazione amministrativa, e altre due persone (Stefano Bonnet e Paolo Scala) con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e appropriazione indebita. Belsito avrebbe distratto soldi dei rimborsi elettorali "per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord", Umberto Bossi. Si tratta di "esborsi in contante o con assegni circolari o attraverso contratti simulati. Tali atti di disposizione, in ipotesi non riconducibili agli interessi del partito e contrari ai suoi vincoli statutari, hanno carattere appropriativo". È quanto si legge nel decreto di perquisizione eseguito oggi. Gli inquirenti hanno in mano "elementi inequivocabili circa il fatto che la gestione della tesoreria del partito politico Lega Nord è avvenuto nella più completa opacità fin dal 2004 e comunque, per ciò che riguarda Belsito, fin da quando questi ha cominciato a ricoprire l'incarico di tesoriere".

"Falso il rendiconto del 2010". Per la Procura di Milano c'è la prova della falsità in relazione al rendiconto 2010 della Lega Nord per i rimborsi elettorali. Nel decreto di perquisizione
si ricorda anche che nell'agosto del 2011 sono stati corrisposti al partito di Bossi circa 18 milioni di euro. Secondo i pm sarebbe stato violato l'obbligo di rendicontazione con la revisione dei conti effettuata da revisori nominati dal parlamento (che, si ricorda, "è momento fondamentale del procedimento di controllo pubblico").

Il blitz in via Bellerio. Carabinieri e uomini della guardia di finanza si sono presentati quartier generale della Lega in via Bellerio a Milano. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto milanese Alfredo Robledo e dai pm Roberto Pellicano e Antonio Filippini. "Sono tranquillo", è stato il primo commento di Belsito uscendo dalla sua casa in via Fiasella a Genova. "Le contestazioni di finanziamento illecito non sussistono". Nella sede del Carroccio c'era anche anche il pm napoletano Henry John Woodcock. "Non vi posso dire niente", si è limitato a dire. A chi gli chiedeva se c'era stata collaborazione da parte dei leghisti, ha risposto: "Certo". Nell'inchiesta si ipotizza siano stati presentati ai presidenti di Camera e Senato rendiconti irregolari per rimborsi elettorali ottenuti dal Carroccio. Perquisizioni sono state disposte anche dalla Procura di Napoli.

"Illeciti anche ai tempi del governo". Belsito avrebbe avuto comportamenti illeciti anche quando era sottosegretario alla semplificazione nel governo Berlusconi. In virtù delle sue relazioni politiche ampie, sia come sottosegretario sia come tesoriere della Lega, sarebbe stato in grado di procacciare affari, soprattutto per quanto riguarda la società Siram.

L'ira di Maroni. "Dobbiamo reagire, reagire subito, dimostrando di non avere nulla da nascondere", ha commentato l'ex ministro leghista Roberto Maroni a margine di un incontro all'Università Cattolica. "Questa inchiesta mi sembra particolarmente importante, quindi la risposta giusta che la Lega deve dare è un passo indietro da parte dell'amministratore e la nomina di un amministratore di cui tutti abbiamo fiducia". E l'eurodeputato leghista Matteo Salvini dai microfoni di Radio Padania: C'è stata una "gentile visita", stamani nella sede della Lega Nord, "proprio mentre migliaia di nostri militanti stavano depositando le liste" per le prossime elezioni amministrative. Noi non crediamo ai complotti, registriamo soltanto quanto è accaduto". Salvini ha poi cambiato i toni quando ha incrociato i giornalisti in via Bellerio: "Non abbiamo nulla da nascondere, comunque in Lega se qualcuno sbaglia paga". Insieme con lui, nel quartier generale della Lega, anche Umberto Bossi e Roberto Calderoli.

Il blitz in diretta su Radio Padania

L'inchiesta. L'indagine è partita da accertamenti su transazioni finanziarie sospette di cui erano protagonisti, secondo l'accusa, due uomini d'affari. Da qui i pm sono risaliti ai collegamenti con il cassiere nazionale del Carroccio. I fatti contestati vanno dal 2010 al 2012. A Napoli il tesoriere è accusato di truffa sui rimborsi elettorali, un reato dunque connesso con il finanziamento ai partiti, mentre a Milano di appropriazione indebita per aver sottratto denaro alla Lega Nord. La prima Procura a far partire le indagini è stata quella napoletana, che lavora sull'ipotesi di riciclaggio. Poi una parte dell'inchiesta è passata a Milano. A procedere c'è anche la Procura di Reggio Calabria.

Il filone calabrese. Nel filone calabrese (vedi l'articolo) il nome di Belsito è spuntato in una indagine su movimenti economici di faccendieri legati alla 'ndrangheta. Triangolazioni sospette che hanno portato a numerose perquisizioni a Genova, la città di Belsito. Perquisita anche la società della società Siram, che aveva beneficiato di erogazioni concesse dallo Stato in forma di credito d'imposta. La Siram spa è una grossa società con sede a Milano che si occupa principalmente di energie rinnovabili e servizi ambientali. Il gruppo ha sedi anche a Massa Martana (Perugia) e Roma. La Procura procede "per truffa ai danni dello Stato a carico di Stefano Bonet e Belsito con riferimento alle erogazioni concesse allo Stato sotto forma di credito di imposta in favore della società Siram spa con sede a Milano".

Le false fatture. Fra gli episodi più clamorosi contestati al tesoriere leghista ci somme le somme occultate per quattro o cinque milioni di euro che, con una triangolazione con false fatture, uscivano e poi rientravano attraverso società compiacenti. E, soprattutto, nell'agosto 2011 il Carroccio avrebbe ricevuto 18 milioni di rimborsi elettorali attestando un falso bilancio.

Gli investimenti in Tanzania. L'inchiesta della Procura di Milano è nata in seguito all'esposto di un militante del Carroccio riguardante l'utilizzo di circa 6 milioni di fondi del partito negli investimenti effettuati in Tanzania, che avevano provocato polemiche anche all'interno del partito. L'inchiesta della Procura di Napoli scaturisce dall'indagine che portò al coinvolgimento del direttore dell'Avanti! Valter Lavitola e dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. I magistrati di Napoli sono alla ricerca di prove in relazione al presunto riciclaggio e indagano in particolare sui rapporti fra un imprenditore veneto e Belsito. Fonti della Procura precisano che tuttavia la Lega non è coinvolta in attività di riciclaggio.
(03 aprile 2012)
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Paolo_Padano
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nella prossima trasferta al nord strisicone dal titolo dove sono i mafiosi ed i ladri :mrgreen:
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propongo di rendere come importante questo post sui ladri, però con il titolo in italiano, per la cronaca la campagna elettorale dell'imbecille trota con i soldi pubblici, forza docu
Ultima modifica di Paolo_Padano il 12/04/2012, 21:09, modificato 1 volta in totale.
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reggino
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Il pdl che è il partito più grande del parlamento,e il partito che nel parlamento europeeo è iscritto al gruppo liberale,e che si professa tale,perchè assieme ad idv,radicali,e qualche esponente del gruppo misto(penso a Guzzanti),non si riuniscono per fare una proposta di legge che tolga i finanziamenti pubblici??tutti e tre sono partiti liberali,perchè non fanno i liberali??
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reggino ha scritto:Il pdl che è il partito più grande del parlamento,e il partito che nel parlamento europeeo è iscritto al gruppo liberale,e che si professa tale,perchè assieme ad idv,radicali,e qualche esponente del gruppo misto(penso a Guzzanti),non si riuniscono per fare una proposta di legge che tolga i finanziamenti pubblici??tutti e tre sono partiti liberali,perchè non fanno i liberali??
Qualcuno del PDL lo ha proposto ma dall'altra sponda hanno gridato al colpo di stato :lol: :lol: :lol:
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doddi ha scritto:[quote


Qualcuno del PDL lo ha proposto ma dall'altra sponda hanno gridato al colpo di stato :lol: :lol: :lol:
io ho letto un'intervista di rotondi e non mi pare che abbia intenzione di eliminare il finanziamento pubblico,e dall'incontro:bersani,alfano,casini,non mi pare che ci sia l'intenzione di togliere i finti rimborsi elettorali.L'unico partito che tra proposte di legge e referendum si sta muovendo verso questo senso è l'idv,radicali e pdl,potrebbero dargli una mano.E' finito il periodo della zannella,se sei bravo e se sei credibile,ti finanziano i privati,altrimenti fallisci,come è giusto che sia.
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la felicità non è nell'avere una montagna di soldi e vivere con il culo degli altri


la felicità è ogni volta che un bambino ti sorride nonostante è malato di cancro




quando l'essere umano avrà la dignità per capire certe cose , vivrà una vita meno frenetica , meno ansiosa , e meno volta al sentirsi superiore....

con questo passo e chiudo per sempre !!!
a reggio calabria del comunismo è rimasto solo il pcl

la speranza vera ma misera rimane il 5 stelle !
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Nuova tegola per Vendola,indagato per peculato abuso e falso
In nuova inchiesta coinvolti Tedesco, Fiore e mons.Paciello
12 aprile, 22:47
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(ANSA) - BARI, 12 APR - Nichi Vendola e' indagato per peculato, abuso d'ufficio e falso nella nuova inchiesta sulla transazione con l'ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti deliberata e poi annullata dalla giunta regionale.

Sono sette gli indagati. Oltre a Vendola sono coinvolti gli ex assessori alla sanita' Alberto Tedesco e Tommaso Fiore, il vescovo della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, mons.Mario Paciello, il direttore del Miulli, don Mimmo Laddaga, l'ex direttore amministrativo Rocco Palmisano e l'ex dirigente regionale dell'area Sanita' Nicola Messina.



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questi komunisti che aiutano la chiesa :mrgreen:
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Sanitopoli in Puglia "Ecco tutta la verità su Nichi Vendola"


L'ex Lady Asl di Bari, Lea Cosentino si confessa: "Non nutro rancore nei confronti di Vendola. Lui scarica tutti, sempre. Lo ha fatto con me e Tedesco"

di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica - 03 maggio 2012, 08:00



Rompe la consegna al silenzio, e si confessa, Lea Cosentino, l’ex manager in carriera della Asl barese coinvolta nelle indagini sulla sanità in Puglia e protagonista del procedimento che vede Nichi Vendola indagato per averle imposto di riaprire un concorso così da far vincere un medico che il poeta della politica riteneva il più meritevole per il posto di primario di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo di Bari: «Al contrario di quello che dice il governatore Vendola, nei suoi confronti non nutro rancore, ripicca, voglia di rivalsa.


Si lamenta del fatto che lui sarebbe stato indagato per colpa mia, come se il suo coinvolgimento nella vicenda del primario Paolo Sardelli, dipendesse da una sorta di vendetta da parte mia, per essere stata licenziata da lui. Gli sfugge che anche io sono indagata nello stesso procedimento, e che le mie dichiarazioni ai magistrati baresi non accusano solo lui, ma anche me stessa. Di fronte a precise contestazioni da parte dei pm mi sono limitata a dire quella verità che Nichi conosce benissimo riguardo a quel concorso e a quel primario. La verità è verità, i fatti sono fatti. Ma Vendola, come sempre, ha agito da politico astuto»

In che senso?
«Ha giocato d’anticipo, annunciando lui stesso di essere indagato, e spostando l’attenzione su di me per disegnarmi come un’accusatrice livorosa. Ha provato a sfruttare ancora una volta la buona stampa di cui gode, ma quando il giorno dopo è finito sotto inchiesta anche per la vicenda dell’ospedale Miulli, s’è accorto che non poteva più scaricare su di me (che nulla c’entravo) o su altre persone un tempo a lui vicine. Quel suo successivo riferimento alla sanità gestita come un casinò non merita commenti...»

Torniamo alla storia del primario.

Come andò?
«Quel che sapevo l’ho messo a verbale. La verità è lì. Faccio però presente che, per un’altra storia relativa a un concorso, con un medico che poi non è nemmeno diventato primario, la sottoscritta si è fatta cinque mesi di arresti domiciliari. E ho detto tutto».

Vendola sostiene che si è battuto perché, a suo avviso, quel medico era il migliore.
«Nessuno sostiene il contrario. Quel medico è persona di assoluto valore, e immagino che se avesse partecipato a quel concorso lo avrebbe vinto. Il problema è che Sardelli a quel concorso non partecipò. Già all’epoca feci presente che, avendo rinunciato a presentare domanda non potevamo più riaprire i termini del concorso. Ma Vendola mi disse, riapri, “ti copro io”. Anche se non ero d’accordo, alla fine riaprii i termini. Col senno di poi, penso di aver sbagliato. Se ci sono delle regole, questa vanno rispettate, da tutti. Non credo sia previsto che la politica possa forzare la mano per promuovere persone che si reputano le migliori. Per scegliere i migliori ci sono i concorsi».

È vero che con Vendola eravate in grande sintonia e che stava per nominarla assessore alla Sanità?
«Vero, basta anche ascoltare alcune intercettazioni per riscontrarlo. Quell’ipotesi per me è stata l’inizio della fine. Vendola ha messo tutti contro tutti. Prima Tedesco era il suo “fiore all’occhiello”, poi il testimone doveva passare a me, dopo è toccato a Fiore. Tutti hanno avuto problemi, anche giudiziari, e tutti - con più o meno riguardi - siamo stati messi da parte da Nichi. Il quale non si fa mai carico della propria “famiglia”, diciamo così. È un bravo padre finché tutto va bene, ma è pronto a scaricarti al primo problema. Lo ha fatto con Tedesco, con me. Non so con Fiore, che comunque s’è dimesso anche lui poco prima di finire indagato per la storia del Miulli».

Ma le avvisaglie da dove arrivano? Intuito o soffiate?
«Questo non so dirlo. Ho fatto denunce per documenti secretati messi in circolazione e che sono stati utilizzati per farmi fuori. Faccio presente che certe volte la Regione aveva prima di me atti di indagine e intercettazioni. Recentemente ho addirittura scoperto che in un’altra indagine esistono intercettazioni che mi riguardano e che non sono mai state depositate».

Si sente vittima di un complotto?
«Guai a fare la vittima. È però indiscutibile che sono finita al centro di incroci pericolosi, troppo pericolosi per una dirigente di Asl. Questo sistema mi ha schiacciato».

È il sistema cui accenna il pm Digeronimo quando dichiara che «con Vendola al potere non c’è più spazio per la legalità»?
«Chiedetelo al pm. Io penso solo che fino a quando la sanità in Puglia continuerà ad essere organizzata così, con la politica a influenzare tutto, le aree grigie e gli interessi stratificati continueranno a fare danni».



Ahhh...latriceddhi :read:
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
mohammed
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doddi ha scritto:http://www.ilgiornale.it/interni/ecco_v ... comments=1


Sanitopoli in Puglia "Ecco tutta la verità su Nichi Vendola"


L'ex Lady Asl di Bari, Lea Cosentino si confessa: "Non nutro rancore nei confronti di Vendola. Lui scarica tutti, sempre. Lo ha fatto con me e Tedesco"

di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica - 03 maggio 2012, 08:00



Rompe la consegna al silenzio, e si confessa, Lea Cosentino, l’ex manager in carriera della Asl barese coinvolta nelle indagini sulla sanità in Puglia e protagonista del procedimento che vede Nichi Vendola indagato per averle imposto di riaprire un concorso così da far vincere un medico che il poeta della politica riteneva il più meritevole per il posto di primario di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo di Bari: «Al contrario di quello che dice il governatore Vendola, nei suoi confronti non nutro rancore, ripicca, voglia di rivalsa.


Si lamenta del fatto che lui sarebbe stato indagato per colpa mia, come se il suo coinvolgimento nella vicenda del primario Paolo Sardelli, dipendesse da una sorta di vendetta da parte mia, per essere stata licenziata da lui. Gli sfugge che anche io sono indagata nello stesso procedimento, e che le mie dichiarazioni ai magistrati baresi non accusano solo lui, ma anche me stessa. Di fronte a precise contestazioni da parte dei pm mi sono limitata a dire quella verità che Nichi conosce benissimo riguardo a quel concorso e a quel primario. La verità è verità, i fatti sono fatti. Ma Vendola, come sempre, ha agito da politico astuto»

In che senso?
«Ha giocato d’anticipo, annunciando lui stesso di essere indagato, e spostando l’attenzione su di me per disegnarmi come un’accusatrice livorosa. Ha provato a sfruttare ancora una volta la buona stampa di cui gode, ma quando il giorno dopo è finito sotto inchiesta anche per la vicenda dell’ospedale Miulli, s’è accorto che non poteva più scaricare su di me (che nulla c’entravo) o su altre persone un tempo a lui vicine. Quel suo successivo riferimento alla sanità gestita come un casinò non merita commenti...»

Torniamo alla storia del primario.

Come andò?
«Quel che sapevo l’ho messo a verbale. La verità è lì. Faccio però presente che, per un’altra storia relativa a un concorso, con un medico che poi non è nemmeno diventato primario, la sottoscritta si è fatta cinque mesi di arresti domiciliari. E ho detto tutto».

Vendola sostiene che si è battuto perché, a suo avviso, quel medico era il migliore.
«Nessuno sostiene il contrario. Quel medico è persona di assoluto valore, e immagino che se avesse partecipato a quel concorso lo avrebbe vinto. Il problema è che Sardelli a quel concorso non partecipò. Già all’epoca feci presente che, avendo rinunciato a presentare domanda non potevamo più riaprire i termini del concorso. Ma Vendola mi disse, riapri, “ti copro io”. Anche se non ero d’accordo, alla fine riaprii i termini. Col senno di poi, penso di aver sbagliato. Se ci sono delle regole, questa vanno rispettate, da tutti. Non credo sia previsto che la politica possa forzare la mano per promuovere persone che si reputano le migliori. Per scegliere i migliori ci sono i concorsi».

È vero che con Vendola eravate in grande sintonia e che stava per nominarla assessore alla Sanità?
«Vero, basta anche ascoltare alcune intercettazioni per riscontrarlo. Quell’ipotesi per me è stata l’inizio della fine. Vendola ha messo tutti contro tutti. Prima Tedesco era il suo “fiore all’occhiello”, poi il testimone doveva passare a me, dopo è toccato a Fiore. Tutti hanno avuto problemi, anche giudiziari, e tutti - con più o meno riguardi - siamo stati messi da parte da Nichi. Il quale non si fa mai carico della propria “famiglia”, diciamo così. È un bravo padre finché tutto va bene, ma è pronto a scaricarti al primo problema. Lo ha fatto con Tedesco, con me. Non so con Fiore, che comunque s’è dimesso anche lui poco prima di finire indagato per la storia del Miulli».

Ma le avvisaglie da dove arrivano? Intuito o soffiate?
«Questo non so dirlo. Ho fatto denunce per documenti secretati messi in circolazione e che sono stati utilizzati per farmi fuori. Faccio presente che certe volte la Regione aveva prima di me atti di indagine e intercettazioni. Recentemente ho addirittura scoperto che in un’altra indagine esistono intercettazioni che mi riguardano e che non sono mai state depositate».

Si sente vittima di un complotto?
«Guai a fare la vittima. È però indiscutibile che sono finita al centro di incroci pericolosi, troppo pericolosi per una dirigente di Asl. Questo sistema mi ha schiacciato».

È il sistema cui accenna il pm Digeronimo quando dichiara che «con Vendola al potere non c’è più spazio per la legalità»?
«Chiedetelo al pm. Io penso solo che fino a quando la sanità in Puglia continuerà ad essere organizzata così, con la politica a influenzare tutto, le aree grigie e gli interessi stratificati continueranno a fare danni».



Ahhh...latriceddhi :read:
Che donna fantastica, sarebbe perfetta come assessore alla sanità nell'attuale giunta Scopelliti, Peppe, facci un pensierino, è dei vostri...
Allah è grande, Gheddafi è il suo profeta!
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doddi ha scritto:...

- Il Presidente della regione Emilia Romagna, Errani, che "inconsapevolmente" pare abbia favorito una cooperativa rossa cui farebbe capo il fratello.
INCHIESTA TERREMERSE
Il governatore Errani assolto Il giudice: "Il fatto non sussiste"
Il presidente della Regione Emilia-Romagna era indagato per falso ideologico in atto pubblico in merito a una relazione spontanea fornita alla Procura sul caso del finanziamento erogato nel 2006 a una cooperativa guidata allora da suo fratello Giovanni. Il gup ha accolto ieri la richiesta di rito abbreviato. A febbraio udienza preliminare per altri sei indagati. Il legale Gamberini: "In caso di condanna si sarebbe dimesso, sarebbe stata una macchia"

di LUIGI SPEZIA

Il governatore dell'Emilia-Romagna Vasco Errani è stato "assolto perché il fatto non sussiste" dal giudice Bruno Giangiacomo nel rito abbreviato nell'ambito dell'inchiesta Terremerse circa un finanziamento della Regione alla cooperativa guidata allora dal fratello Giovanni. Il presidente era accusato di falso ideologico in atto pubblico. La richiesta della accusa era stata di dieci mesi e vento giorni per aver favorito il fratello. La difesa aveva chiesto l'assoluzione piena. Il governatore non era presente alla lettura della sentenza.

Assolti anche i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, che compilarono la relazione spontanea che ha messo nei guai Errani: la Procura aveva chiesto per loro una condanna a dodici mesi.

"Ho sentito un respiro di sollievo", ha commentato il legale di Errani, Alessandro Gamberini, nella telefonata in cui comunicava al governatore la decisione del giudice. "Si tratta di due assoluzioni per formula piena", spiega il legale; si è così dimostrato per Errani che "era una vicenda che non lo riguardava", mentre che i dirigenti regionali "hanno agito in buona fede". Certo c'era apprensione, "perché
la mia esperienza di avvocato mi dice che nulla è scontato".

"Se condannato si sarebbe dimesso". "Il governatore Errani è una persona molto lineare", commenta il legale Gamberini, "di fronte a un'eventuale condanna le dimissioni sarebbero state la sua conseguenza ovvia", perché anche una condanna "anche modesta" nell'entità sarebbe stata "una macchia". Gamberini non reputa l'azione della Procura "una valutazione di tipo politico", ma "infondata": "Ci sono valutazioni sbagliate che portano a scelte sbagliate".

La vicenda giudiziaria. Il governatore dell'Emilia-Romagna era indagato per falso ideologico in atto pubblico nell'ambito dell'inchiesta Terremerse. Nel 2006 la cooperativa agricola ravennate, allora guidata dal fratello di Errani, Giovanni, ottiene dalla Regione - di cui è già governatore Vasco Errani - un finanziamento di un milione di euro per un nuovo stabilimento enologico. Come ricostruirà la Procura, l'autodichiarazione di lavori conclusi al 31 maggio 2006 firmata da Giovanni Errani è falsa: il permesso di costruire era arrivato solo otto giorni prima. La vicenda esplode quando il caso viene sollevato dal Giornale: siamo nel 2009 e il governatore, per difendersi dalle accuse, produce una relazione spontanea, compilata dai due dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, in cui si dichiara la pratica di erogazione fondi completamente regolare. Non è di questo parere il pm Antonella Scandellari, che il 18 luglio di quest'anno chiede il rinvio a giudizio del presidente della Regione. Nell'udienza preliminare di ieri il governatore, Terzini e Mazzotti hanno ottenuto il rito abbreviato. Per altri sei indagati - per cui si apre il processo - l'udienza è fissata per l'1 e 8 febbraio 2013.

Il sindaco Merola: "Lieto per Errani". La prima reazione politica all'assoluzione di Errani è del sindaco di Bologna Virginio Merola. "Sono lieto", scrive in una nota, "la storia di Errani continuerà ad essere la storia di un amministratore pubblico che svolge la sua funzione con disciplina e onore". Il segretario del Pd Raffaele Donini: "Grande soddisfazione, dimostrata la sua correttezza e onestà". Marco Monari, capogruppo Pd in Regione: E' la conferma che il suo operato è improntato ai criteri di onestà, correttezza ed esclusivo interesse del bene dei cittadini di questa regione".

(08 novembre 2012)

http://bologna.repubblica.it/cronaca/20 ... ef=HRER1-1" onclick="window.open(this.href);return false;

:fifi: :fifi: :fifi: :read: :read:
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E pa malignità brutta e superba,
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UnVeroTifoso ha scritto:
doddi ha scritto:...

- Il Presidente della regione Emilia Romagna, Errani, che "inconsapevolmente" pare abbia favorito una cooperativa rossa cui farebbe capo il fratello.
INCHIESTA TERREMERSE
Il governatore Errani assolto Il giudice: "Il fatto non sussiste"
Il presidente della Regione Emilia-Romagna era indagato per falso ideologico in atto pubblico in merito a una relazione spontanea fornita alla Procura sul caso del finanziamento erogato nel 2006 a una cooperativa guidata allora da suo fratello Giovanni. Il gup ha accolto ieri la richiesta di rito abbreviato. A febbraio udienza preliminare per altri sei indagati. Il legale Gamberini: "In caso di condanna si sarebbe dimesso, sarebbe stata una macchia"

di LUIGI SPEZIA

Il governatore dell'Emilia-Romagna Vasco Errani è stato "assolto perché il fatto non sussiste" dal giudice Bruno Giangiacomo nel rito abbreviato nell'ambito dell'inchiesta Terremerse circa un finanziamento della Regione alla cooperativa guidata allora dal fratello Giovanni. Il presidente era accusato di falso ideologico in atto pubblico. La richiesta della accusa era stata di dieci mesi e vento giorni per aver favorito il fratello. La difesa aveva chiesto l'assoluzione piena. Il governatore non era presente alla lettura della sentenza.

Assolti anche i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, che compilarono la relazione spontanea che ha messo nei guai Errani: la Procura aveva chiesto per loro una condanna a dodici mesi.

"Ho sentito un respiro di sollievo", ha commentato il legale di Errani, Alessandro Gamberini, nella telefonata in cui comunicava al governatore la decisione del giudice. "Si tratta di due assoluzioni per formula piena", spiega il legale; si è così dimostrato per Errani che "era una vicenda che non lo riguardava", mentre che i dirigenti regionali "hanno agito in buona fede". Certo c'era apprensione, "perché
la mia esperienza di avvocato mi dice che nulla è scontato".

"Se condannato si sarebbe dimesso". "Il governatore Errani è una persona molto lineare", commenta il legale Gamberini, "di fronte a un'eventuale condanna le dimissioni sarebbero state la sua conseguenza ovvia", perché anche una condanna "anche modesta" nell'entità sarebbe stata "una macchia". Gamberini non reputa l'azione della Procura "una valutazione di tipo politico", ma "infondata": "Ci sono valutazioni sbagliate che portano a scelte sbagliate".

La vicenda giudiziaria. Il governatore dell'Emilia-Romagna era indagato per falso ideologico in atto pubblico nell'ambito dell'inchiesta Terremerse. Nel 2006 la cooperativa agricola ravennate, allora guidata dal fratello di Errani, Giovanni, ottiene dalla Regione - di cui è già governatore Vasco Errani - un finanziamento di un milione di euro per un nuovo stabilimento enologico. Come ricostruirà la Procura, l'autodichiarazione di lavori conclusi al 31 maggio 2006 firmata da Giovanni Errani è falsa: il permesso di costruire era arrivato solo otto giorni prima. La vicenda esplode quando il caso viene sollevato dal Giornale: siamo nel 2009 e il governatore, per difendersi dalle accuse, produce una relazione spontanea, compilata dai due dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, in cui si dichiara la pratica di erogazione fondi completamente regolare. Non è di questo parere il pm Antonella Scandellari, che il 18 luglio di quest'anno chiede il rinvio a giudizio del presidente della Regione. Nell'udienza preliminare di ieri il governatore, Terzini e Mazzotti hanno ottenuto il rito abbreviato. Per altri sei indagati - per cui si apre il processo - l'udienza è fissata per l'1 e 8 febbraio 2013.

Il sindaco Merola: "Lieto per Errani". La prima reazione politica all'assoluzione di Errani è del sindaco di Bologna Virginio Merola. "Sono lieto", scrive in una nota, "la storia di Errani continuerà ad essere la storia di un amministratore pubblico che svolge la sua funzione con disciplina e onore". Il segretario del Pd Raffaele Donini: "Grande soddisfazione, dimostrata la sua correttezza e onestà". Marco Monari, capogruppo Pd in Regione: E' la conferma che il suo operato è improntato ai criteri di onestà, correttezza ed esclusivo interesse del bene dei cittadini di questa regione".

(08 novembre 2012)

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pure lui assolto :o.o: :o.o:

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rorschach
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Continuate con questi topic che il PDL scende sotto il 4% :salut
UnVeroTifoso
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rorschach ha scritto:Continuate con questi topic che il PDL scende sotto il 4% :salut

Ad oggi stanno portando bene... :wink
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rorschach ha scritto:Continuate con questi topic che il PDL scende sotto il 4% :salut

perchè...adesso lo supera???
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doddi ha scritto: Ahhhh... Latriceddhi! :read:
... quindi, ricapitolando, come è andata a finire? Facciamo il punto, dato che le elezioni sono imminenti?

Luigi Lusi: espulso dal PD, attualmente è in carcere (le indagini non si sono ancora concluse).
Filippo Penati: rinviato a giudizio. Sì è ritirato dalla politica e non è candidato alle prossime elezioni.
Vasco Errani: assolto dal GUP perché il fatto non sussiste.
Michele Emiliano: i magistrati non gli hanno contestato reati. E' stato rinviato a giudizio per tutta un'altra vicenda (diffamazione di un esponente del PDL).
Riccardo Conti: attualmente è indagato (le indagini sono tuttora in corso). Dal 2005 non ricopre alcuna carica pubblica.
Nichi Vendola: assolto perché il fatto non sussiste.

Vabbé dai, forse qualche lupo è stato tenuto fuori dal pollaio. Dall'altra parte come siete messi? :uhmm:
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