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IL CASO
Milano, Bari, Bologna, Firenze
La corruzione emergenza nazionale

Una raffica di casi che coinvolgono la politica ai massimi livelli locali. E il caso Lusi-Rutelli. Quasi l'inizio di una nuova Tangentopoli. E la difficile mediazione del governo per varare la legge sulla quale il Pdl ancora alza la posta

A seguire le notizie degli ultimi giorni, impossibile non tornare all'onda di casi di corruzione che, proprio venti anni fa, iniziava a montare dal mondo della politica milanese fino a divenire il terremoto di Tangentopoli. Nell'ordine, e a raffica: nuove accuse di tangenti ai vertici della Regione Lombardia, indagine sul governatore dell'Emilia Romagna, indagine per corruzione in Toscana che arriva a un ex assessore regionale PD. E, ancora, la conferenza stampa nella quale il sindaco di Bari spiega perché non si dimette e respinge le accuse, così come le respinge Rutelli che accusa duramente i mezzi di informazione (l'Espresso innanzitutto) e il suo ex tesoriere Lusi. Senza cedere al facile "sono tutti uguali", una raffica micidiale che coinvolge tutti i versanti politici.

Ce n'è abbastanza per confermare che la corruzione è divenuta - è tornata ad essere - un problema politico centrale, una vera emergenza nazionale pari - anzi, intrecciata - a quella dell'occupazione. E risulta quasi superfluo, di fonte alla nuda cronaca, che ce lo ricordino l'Unione Europea o la Corte dei conti. Bastava l'indignazione dei cittadini onesti, cui ha dato voce - tra gli altri - l'appello che Roberto Saviano ha lanciato 1per approvare subito una legge anticorruzione e che "Repubblica" cha fatto proprio.



Eppure, insieme alla Rai, è proprio la legge sulla corruzione ad essere una delle spine del governo Monti. Prima un vertice saltato per l'impuntatura di Alfano di togliere questo tema tra quelli in discussione. Poi il lungo e difficile compromesso 3 raggiunto nel vertice tra Monti e i segretari della maggioranza: con il Pdl che continua a resistere, e alle norme anticorruzione sembra voler affiancare quelle sulla responsabilità civile dei magistrati e la eliminazione delle norme sulla concussione (quelle che - ad esempio -incardinano il processo Ruby). Un baratto su una emergenza nazionale che oggi si è presentata così.

Lombardia: Nuove rivelazioni di uno degli indagati, Leuci, nell'inchiesta in cui è indagato il presidente leghista del consiglio regionale lombardo Boni: "Per montare affari immobiliari era necessario passare da lui". "Denaro diviso fra Pdl e Lega Nord". Il grande accusatore Ugliola rincara la dose: il sistema non toccava solo Cassano d'Adda. E intanto Formigoni respinge la richiesta di dimissioni

Caso Rutelli: Il leader Api va in Procura e deposita un esposto contro Lusi: "Non mi faccio intimidire da un ladro". E attacca l'Espresso per l'inchiesta sul passaggio di 866mila euro della Margherita alla sua fondazione Cfs.

Bari: Il sindaco Emiliano coinvolto nello scandalo corruzione espone i doni ricevuti. "Ho sbagliato ad aver avuto rapporti troppo stretti con i Degennaro. E a mettere la figlia in giunta. Il pesce? Il più grande dolore della mia vita. Ho avuto l'arroganza di un ragazzino nel gestire il ruolo di sindaco, però sono una persona perbene".

Emilia Romagna: Il governatore Errani indagato per falso ideologico per il trasferimento dalla Regione all'azienda Terremerse, guidata allora dal fratello Giovanni, per realizzare un nuovo stabilimento.

Toscana: Perquisizioni per una inchiesta sul progetto per la bretella tra Prato e Lastra a Signa. La polizia tributaria ha sequestrato carte, agende e pc dalla casa e dall'ufficio dell'esponente Pd Conti e della abitazione romana di Vito Gamberale.
(16 marzo 2012) © Riproduzione riservata



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Dalle cozze di Emiliano alla Sea di Milano
A Bari il sindaco replica alle accuse sull'inchiesta su appalti truccati. E le cose non vanno meglio nel capoluogo lombardo e in Emilia Romagna, tra indagini e intercettazioni che riguardano le amministrazioni di centrosinistra
16 marzo, 2012


Bari, Milano, Emilia Romagna. Due città, una regione: in comune hanno poco, se non il fatto che sono state coinvolte (alcune solo lambite) da inchieste, testimonianze o rivelazioni giudiziarie. E soprattutto che sono tutte e tre amministrate dal centrosinistra.
In alcuni casi, la rilevanza penale dei singoli amministratori è minima, in altri nulla. Ma il rischio che il clamore suscitato da queste notizie possa appannare l'immagine dei partiti di centrosinistra è concreto.

Emilia Romagna, indagato il governatore Errani - L'ultimo caso in ordine di tempo riguarda l'Emilia Romagna, dove il governatore Vasco Errani è indagato per un'inchiesta sul finanziamento di un milione di euro a una Coop di Bagnacavallo (Ravenna), presieduta dal fratello Giovanni. Falso ideologico in atti pubblici, l’accusa. Per altri due dirigenti si ipotizza, invece, il favoreggiamento personale.
“Non ho commesso alcun reato”, dice Errani. Ma l'indagine giudiziaria è agli atti e l'ipotesi di un processo se non certa sembra possibile.

Milano e il caso Sea - E se a Firenze Matteo Renzi (sempre Pd) ha minacciato querele contro il quotidiano Libero, che ha scritto che il sindaco rottamatore sia stato sovvenzionato da Luigi Lusi, indagato per un ammanco di 20 milioni di euro dalle casse del partito della Margherita (venerdì 16 marzo è tornato a parlare della vicenda anche Francesco Rutelli), a Milano l’aria che tira non è migliore.
Oltre all'amministrazione regionale alle prese con un nuovo caso tangenti (l'ennesimo: guarda la fotogallery), la giunta comunale di centrosinistra di Pisapia è alle prese col caso Sea. Anche qui, come a Firenze, nessuna indagine sfiora l’amministrazione. C'è però un fascicolo (disperso, in Procura, a quanto scrive Ferrarella sul Corriere della Sera) che conterrebbe un’intercettazione imbarazzante.
Nel brogliaccio, l’amministratore del fondo pubblico-privato per le infrastrutture "F2i" Vito Gamberale, sosterrebbe di aver cucito addosso su misura il capitolato di un’asta indetta dalla neogiunta di centrosinistra per la vendita del 29,75% della Sea, la società degli aeroporti milanesi.
Asta in effetti poi vinta dal suo gruppo per un euro in più rispetto alla base di 385 milioni, come scrive sempre Ferrarella. “Fatti inquietanti”, attacca il Pdl; mentre “tranquillo”, si dice lo stesso Pisapia.

A Bari l'inchiesta sugli appalti truccati - Giù al Sud le cose non vanno meglio. A Bari il sindaco Michele Emiliano non è iscritto in alcun registro degli indagati.
Nelle carte dell'inchiesta barese che ha portato all'arresto del consigliere regionale Pd, Gerardo Degennaro, del fratello e di funzionari pubblici, coinvolti sulla presunta irregolarità di alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni, figura solo come destinatario di un maestoso cesto culinario, pieno di champagne, vino, formaggi, “quattro spigoloni, venti scampi, ostriche imperiali, cinquanta noci bianche, cinquanta cozze pelose, due chili di allievi locali di Molfetta e otto astici".
E per questo Emiliano dice che "se qualcuno pensa di potermi mandare a casa solo per qualche chilo di pesce e cozze pelose si sbaglia”.
Il sindaco barese, però, ammette anche che qualche errore è stato commesso: primo dei quali non aver tenuto “distinta la politica dall’economia”. Come è stato sbagliato "nominare Annabella Degennaro (figlia di uno dei fratelli imprenditori coinvolti nell'inchiesta, ndr) nella mia giunta; lei non è toccata dall'indagine, ma chi ha detto che avevo sbagliato aveva ragione".
E aggiunge: "Tra responsabilità politica e responsabilità penale la differenza è enorme".
Ma non è detto che questa differenza basti di per sé a evitare più di qualche problema al centrosinistra.


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Il presidente dell'Emilia-Romagna: «non ho commesso reati, sono onesto»
Terremerse, Vasco Errani indagato
La cooperativa, allora presieduta dal fratello, finì in un'inchiesta per aver ottenuto un milione dalla Regione



BOLOGNA - Un avviso di fine indagine è stato inviato al presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, per la vicenda di Terremerse, la cooperativa agricola di Bagnacavallo (Ravenna) presieduta all'epoca dal fratello Giovanni che finì al centro di un'inchiesta per l'ottenimento, nel 2005, di un finanziamento da un milione di euro da parte della Regione per la costruzione di un nuovo stabilimento vinicolo a Imola. Il governatore dell'Emilia-Romagna è indagato per falso ideologico in atti pubblici, in concorso con Filomena Terzini, direttore generale agli Affari istituzionali e legislativi della Regione, e un altro funzionario regionale, Valtiero Mazzotti.

LA MEMORIA DIFENSIVA -Nel mirino degli inquirenti c'è la memoria difensiva che il presidente dell'Emilia-Romagna presentò in Procura nell'autunno del 2009 dopo la notizia, uscita su Il Giornale, della presunta irregolarità del finanziamento ottenuto dalla cooperativa agricola, di cui all'epoca era presidente il fratello Giovanni. In quella memoria, stando alle conclusioni a cui è giunta la Procura di Bologna, sarebbe dichiarato il falso.

ERRANI: «NON HO MAI FAVORITO NESSUNO» - «Non ho commesso alcun reato, nemmeno il falso ideologico. Chi mi conosce sa che sono una persona onesta. Non ho mai favorito nessuno, tanto meno potrei aver favorito mio fratello». Così il presidente Errani, a margine della prima commemorazione per il decennale di Marco Biagi, a Bologna. «Sono certo - prosegue - che l'indagine troverà e affermerà la verità, che è la cosa che interessa, in primo luogo me, ma sono sicuro tutti i cittadini. Io so quello che ho fatto e ne sono assolutamente certo, questo è l'elemento più importante per me». Poco prima in una nota Errani aveva ribadito «piena e consapevole convinzione della correttezza dell'operato» suo e dell'amministrazione regionale: «Mi è stata notificata una informazione di garanzia nell’ambito dell’indagine su Terremerse - si legge nel comunicato del governatore - con l’ipotesi di falso ideologico in riferimento alla relazione ricostruttiva dei fatti inviata a suo tempo alla Procura. Nell’esprimere piena fiducia e rispetto nell’azione della magistratura, ribadisco la mia piena e consapevole convinzione della correttezza dell’operato mio e dell’operato dell’amministrazione. Sono certo che nel corso del procedimento emergerà con chiarezza questa verità».

AVVISI DI FINE INDAGINE - L'avviso di fine indagine, atto che solitamente prelude ad una successiva richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, è stato inviato a Errani dal pm Antonella Scandellari, titolare delle indagini svolte dal Nucleo tributario della Guardia di finanza di Bologna. Gli avvisi di fine indagine, in tutto nove, sono stati notificati venerdì mattina dalla Guardia di finanza. Terzini e Mazzotti sono accusati anche di favoreggiamento personale in concorso nei confronti di Giovanni Errani. A Giovanni Errani è contestata anche la truffa, reato per cui era finito iscritto nel registro degli indagati nell'agosto 2010.

SEQUESTRI - Nell'ambito dell'inchiesta, il nucleo tributario della Guardia di Finanza ha confiscato beni per un milione di euro a Giovanni Errani e ad altri due destinatari dell'avviso di fine indagini. Tre immobili, in particolare, sono stati sequestrati a Giovanni Errani. Cinque immobili, un'automobile e le quote di una società sono state invece sequestrate al progettista dello stabilimento vinicolo a Imola. Sei immobili, più quote di società, infine, sono state sequestrate al responsabile della sicurezza e direttore dei lavori per la stessa struttura, che nel 2005 ricevette il contributo oggetto dell'inchiesta della Procura.

IL SINDACO MEROLA: «NON HO DUBBI SU ERRANI» - Della vicenda parla anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola: «Conosco il presidente Errani, come tanti cittadini, non ho alcun dubbio sulla sua completa innocenza in questa vicenda. Fiducia nella magistratura, attendiamo la fine delle indagini. Per me è impossibile pensare un coinvolgimento di Vasco Errani in questa vicenda».

DEPUTATO E SENATORI PD: SOLIDARIETA' A ERRANI - «Esprimendo piena fiducia e rispetto nell'azione della magistratura, confermiamo al Presidente della Regione Vasco Errani la nostra solidarietà, il nostro pieno sostegno e la nostra stima. Siamo certi che l'onestà, la correttezza e la trasparenza che da sempre caratterizzano il suo operato emergeranno anche nel corso del procedimento», si legge in una nota congiunta di deputati e senatori del Pd dell'Emilia-Romagna.

IL PDL: SE VA A GIUDIZIO SI DIMETTA - «Aveva ragione il centrodestra a chiedere una commissione d'inchiesta ad hoc» e «hanno avuto torto il presidente Errani, la sua Giunta e la maggioranza di centrosinistra nel rifiutare». Così il capogruppo del Pdl in Regione, Luigi Villani: «Data la gravità della vicenda determinata dal vincolo di parentela, sono sicuro, pur da convinto garantista, che il presidente Errani valuterà seriamente la possibilità di rassegnare le dimissioni». E l'azzurro rincara la dose: «Dopo i casi Penati ed Emiliano, la vicenda dei fratelli Errani segna il crollo definitivo del mito auto costruito della superiorità morale del Pd e delle sinistre».

Redazione online
16 marzo 2012
© RIPRODUZIONE RISERVATA




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Il caso
Corruzione, indagato boss Pddi Riccardo Bianchi e Gianluca Di Feo Riccardo Conti, responsabile per le infrastrutture del partito e vicino a D'Alema, sotto inchiesta a Firenze insieme a Vito Gamberale. Una vicenda che potrebbe collegarsi all'opaca cessione di una quota degli aereoporti milanesi proprio a Gamberale, rivelata dall'Espresso

(16 marzo 2012)

E' un conflitto di interessi sorprendente. Riccardo Conti è il responsabile nazionale Pd per le infrastrutture: un uomo di partito, con un lungo trascorso di assessore nelle giunte regionali della Toscana rossa. Ma è anche consigliere di amministrazione di F2i, il fondo a capitale pubblico-privato che investe nelle arterie fondamentali per il futuro del paese.

Ora Conti è sotto inchiesta assieme a Vito Gamberale, l'uomo che ha creato e amministra F2i: sono indagati per l'ipotesi di corruzione, legata a un'opera pubblica da realizzarsi alle porte di Firenze. E l'ex assessore Pd sarebbe anche l'interlocutore di Gamberale nella telefonata intercettata sul bando per la cessione di quote Sea da parte del Comune di Milano, rivelata da 'l'Espresso'.

La nomina di Conti nel cda di F2i ovviamente non nasce direttamente dal partito: è stato designato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, istituzione bancaria dove la politica ha un peso rilevante e che è stato uno degli sponsor del fondo per le infrastrutture.

Ma per il dirigente del Pd, amico di Massimo D'Alema, il doppio incarico non è mai stato un problema: «E' un fondo che non ha intenti speculativi». E in un'intervista a Repubblica-Firenze ha spiegato: «Vogliamo sostenere che nessun iscritto al Partito Democratico possa avere un incarico di partito se svolge una attività professionale? Non esiste. Se il principio è che chiunque abbia incarichi esecutivi nel partito non possa far parte di consigli di amministrazione, allora dovrebbero dimettersi migliaia di persone. Un po' duro. Addio società civile»

Riccardo Conti (solo omonimo del senatore pdl al centro di uno scandalo immobiliare), è da sempre vicino alle coop rosse ed ha dominato le scelte della Regione negli ultimi anni, dove è stato assessore ai Trasporti dal 2000 al 2010. Prima delle elezioni è stata ipotizzata una sua candidatura come governatore, ma dopo che il Pd ha scelto di puntare su Enrico Rossi, lui si è orientato sulla nuova attività.

Così ha accettato la nomina in F2i poche settimane dopo avere lasciato la poltrona alla Regione. E ha subito mostrato una passione per gli aeroporti, entrando nel board di quello di Capodichino, controllato dal fondo di Gamberale.

Ma ovviamente preferisce giocare in casa: è stato lui ad annunciare l'interesse del fondo ad acquistare gli scali di Firenze e di Pisa. Ma sempre senza ritenere di essere in conflitto con il suo ruolo per il partito: «E' come avere in una mano una mela e nell'altra una pera. F2i è un fondo a struttura privata, che si occupa di investimenti in reti più che in infrastrutture e non dispensa finanziamenti. Io sono entrato su indicazione della Fondazione Monte de Paschi di Siena, non per nomina politica, anche se, certo, il Pd era d'accordo».

Adesso è sotto inchiesta da parte della procura di Firenze, che ipotizza il reato di corruzione in concorso con Gamberale per la bretella autostradale Lastra a Signa-Prato, un'opera mai realizzata: "il raccordo fantasma", finanziato nel 2006 ma mai sorto nonostante i 29 milioni di denaro pubblico stanziati e concessi alla società appaltatrice. Quest'ultima è composta anche dalla ex Btp, azienda al centro delle indagini per gli scandali delle grandi opere e per i rapporti con il coordinatore del Pdl Denis Verdini.

E ora anche la procura di Milano ha deciso di procedere per turbativa d'asta dopo l'intercettazione dello scorso autunno in cui Gamberale avrebbe chiesto garanzie sul bando per la vendita del 29 per cento di azioni Sea possedute da Palazzo Marino: azioni poi acquisite dalla F2i offrendo solo un euro in più dei 340 fissati come basa d'asta. «Sono molto sereno, i magistrati facciano il loro lavoro e tutto si chiarirà», ha dichiarato l'ex assessore, che è stato perquisito dalle Fiamme Gialle su incarico dei pm fiorentini.
Riccardo Conti | F2i | Pd | Vito Gamberale | corruzione © Riproduzione riservata


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Ladri, case e parenti: sinistra nel pallone
La sinistra è sempre più in difficoltà con le inchieste delle Procure che incalzano le giunte di mezza Italia. Errani nei guai per quel milione al fratello. Bari, un altro costruttore per Emiliano: è il padrone di casa del sindaco


Sembra di essere in due Italie. Da una parte la foto Monti-Alfano-Casini Bersani che immortala una politica tornata ragionevole e propositiva, dall'altra il quotidiano bollettino di guerra delle Procure che incalzano le giunte di mezza Italia. Sul secondo punto i riflettori della maggior parte dei mezzi di informazione si concentrano sui guai di quella lombarda e dell'asse Pdl-Lega, ma sono altri ad avere problemi seri. In Emilia è stato indagato per falso ideologico, presunti favori alla cooperativa del fratello, Vasco Errani, presidente della regione più rossa d'Italia. A Bari, il sindaco del Pd, Michele Emiliano, è sempre più nei guai. Dopo lo scandalo per i doni (champagne e ostriche) accettati da importanti costruttori, ora si scopre che gli stessi gli hanno anche affittato una casa. Rutelli ieri ha dato pubblicamente del ladro al suo ex tesoriere della Margherita e ultimo, a Milano, l'assessore Pisapia e l'assessore Tabacci stanno tremando per il caso Sea, la vendita della società che gestisce gli aeroporti a Vito Gamberale con una procedura sospetta diventata inchiesta giudiziaria con un ritardo inspiegabile rispetto alla denuncia, ritardo che sta imbarazzando non poco la Procura di Milano, in altre circostanze (che non riguardano la sinistra) molto ma molto tempestiva ed efficace.

Insomma, per Bersani non è un bel momento. Oltre ai guai giudiziari ha pure quelli politici. Deve fare una retromarcia di 180 gradi sulla giustizia e la Cgil ha respinto l'intesa raggiunta con Monti e Alfano sulla riforma dell'articolo 18. Non solo: ha tentato, zitto zitto, di far pagare ad artigiani e piccoli imprenditori il costo della riforma del lavoro ma ha sbattuto contro il muro alzato da Alfano a nome di tutto il Pdl. A questo punto viene un dubbio: ma vuoi vedere che i dieci anni persi nella crescita del Paese non erano colpa della maggioranza ma dell'opposizione? Già, perché non c'è alcuna logica nel fatto che oggi Casini (Fini) e Bersani siano disposti a mettere la loro firma sulle stesse cose che fino a ieri, proposte dal governo Berlusconi, respingevano come improponibili. Evidentemente il problema non era politico ma personale. L'obiettivo era ribaltare il risultato elettorale, meglio se con la benevolenza della magistratura. Ma forse il vento sta cambiando anche lì.



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Lusi, Rutelli: "Mi rompete ancora le palle?" L'Annunziata: "Non mi tratti da deficiente"
Scintille a In mezz'ora (GUARDA IL VIDEO) Le domande sul caso Lusi e i milioni scomparsi dai conti della Margherita fanno saltare i nervi a Rutelli: "Basta con questa storia. Ho fatto politica per trent'anni e oggi ho un patrimonio minore di quando ho iniziato". Lei si inalbera: "Non mi tratti da deficiente come la Guzzanti". VIDEO: Sabina Guzzanti imita Lucia Annunziata
di Clarissa Gigante - 18 marzo 2012, 18:25
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Il caso Lusi rende parecchio nervoso Francesco Rutelli, tanto che quando Lucia Annunziata durante la trasmissione In mezz'ora ha provato a fargli qualche domanda in merito, lui ha continuato ad interrromperla.


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Fino a che la giornalista non è sbottatta: "Non mi tratti come una deficiente". Anche in questo caso il leader di Api non ha smesso di protestare, al punto che l'Annunziata ha risposto: "Come una deficiente mi trattano moltissime persone a cominciare da Sabina Guzzanti".

Poi finalmente Rutelli risponde circa l'inchiesta pubblicata da L'Espresso: "Ho fatto politica per trent'anni e oggi ho un patrimonio minore di quando ho iniziato", ha detto ribadendo di non aver mai preso soldi dal partito. "Se io avessi detto cose false, sarei una persona bugiarda. Ma io dico cose vere. Da questa storia dolorissima usciremo a testa alta. Recupereremo i soldi rubati da Lusi, li restituiremo ai cittadini e li utilizzeremo per scopi sociali, ha aggiunto Rutelli, convinto che il centrosinistra non salterà per colpa di Luigi Lusi: "Le persone per bene non hanno nulla da temere. Se ci fossero atti leciti da poter denunciare nei confronti di esponenti politici, sarebbe un atto di verità. Ma se da parte di Lusi vi è la prosecuzione di un’operazione criminale, ancora una volta cadrà sulla sua testa".

All'Annunziata lla risposta non basta. La giornalista continua ad incalzarlo. E stavolta è Rutelli a uscire dai gangheri: "C’è qualcosa che ho preso io? No, neanche un centesimo. Ho chiarito, mò basta". La giornalista replica: "No mò basta, è venuto qua. Che cosa c’è di male nel fatto che lei riceve questi soldi?". E lui perde la pazienza: "Continua a dirlo? Ma li do, ancora insiste? Non li ricevo, li do, l’ho querelato, vuol farsi querelare anche lei? Ma mi ascolta o segue una sua scaletta e ripete le domande che aveva programmato? Ho finanziato, io, personalmente, di tasca mia e ancora mi rompete le palle? Basta".




Per chi non l'avesse visto consiglio il video della trasmissione con un tenerissimo CiccioBbello
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segnalo altri latriceddi

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Lillu Fotti: "aundi ioca Spread cu cattu si mu rununu a paremetru zeru"
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rutelli ieri ha fatto una figura penosa...

lui che ha dedicato trent'anni all'ambiente (dice lui)...

quando vedono soldi non capiscono più niente 'sti quattro morti di fame...
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Lixia
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Località: Boh!!! Attualmente zingarìo in Trentino!!!

penso che qui ci può stare.... ah latriceddi .... pure sedici giudici tributari... VERGOGNA!!!

Camorra, decine di persone in manette
Tra gli arrestati anche sedici giudici tributari
Blitz della Gdf nel Napoletano. Le accuse vanno dal concorso esterno in associazione camorristica al riciclaggio, dalla corruzione in atti giudiziari al falso
FOTO ANSA
08:24 - Decine di persone, tra le quali anche alcuni giudici tributari, sono state arrestate nel Napoletano dalla guardia di finanza. Agli arrestati sono contestati vari reati: dal concorso esterno in associazione camorristica al riciclaggio, dalla corruzione in atti giudiziari al falso. I finanzieri hanno anche sequestrato beni per oltre un miliardo di euro.
Le misure cautelari, richieste dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sono complessivamente 60: per 22 persone è stata disposta la custodia in carcere, per 25 gli arresti domiciliari, per 13 il divieto di dimora a Napoli.

Gli affari del clan Fabbrocino
L'inchiesta riguarda gli "affari" di esponenti di rilievo del clan camorristico Fabbrocino, ritenuto egemone nell'area vesuviana e del Nolano, in provincia di Napoli. Attraverso la indagini della guardia di finanza si è poi progressivamente allargata a numerose operazioni illecite, fino a coinvolgere imprenditori operanti nei settori della commercializzazione del ferro, della compravendita immobiliare e della gestione di alberghi; ed ha infine chiamato in causa giudici tributari e diversi funzionari pubblici per numerosi episodi di corruzione. Nell'inchiesta, inoltre, risulta coinvolto un noto gruppo imprenditoriale campano con interessi sull'intero territorio nazionale.

In cella giudici tributari e funzionari
Sono 16 i giudici tributari in servizio nel Napoletano arrestati. Le misure cautelari riguardano anche otto tra funzionari e impiegati presso Commissioni tributarie; un noto avvocato, che è anche docente universitario; e un commercialista. La magistratura di Napoli ha disposto per tre dei 16 giudici tributari coinvolti nell'inchiesta la detenzione in carcere, per gli altri 13 gli arresti domiciliari.

Questioni con il fisco
Inquirenti e finanzieri hanno accertato nel corso delle indagini che decine di contenziosi tributari sarebbero stati oggetto di episodi di corruzione e che in tal modo si sarebbero risolti in maniera favorevole ai ricorrenti, spesso in odore di camorra, con grave danno per le casse dello Stato.

Oltre ai giudici, ai funzionari e agli impiegati tributari coinvolti nell'inchiesta (che operavano presso la Commissione tributaria provinciale di Napoli e la Commissione tributaria regionale per la Campania) sono stati disposti gli arresti domiciliari anche per un componente dell'ufficio del Garante del contribuente della Campania e il divieto di dimora a Napoli per un funzionario dell'Agenzia delle Entrate in servizio nel capoluogo campano.

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"Gli amici miei, ed in cui posso fidare, non vivon qui: si trovan lontano, al mio paese, come ogni altra cosa, signori, che mi può recar conforto".

Putrusinu ogni mineshra!

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Indagati 98 dipendenti regionali di Rovigo: invece che in ufficio erano a fare la spesa


Poco meno di cento dipendenti della Regione Veneto (per l’esattezza 98) risultano indagati dalla Guardia di finanza per essersi allontanati un po' troppo spesso dal loro posto di lavoro. Secondo l'accusa, che ipotizza il reato di truffa ai danni dello Stato, invece di stare nel posto di lavoro, uscivano a fare la spesa.



I 98 rappresentano la quasi totalità dei dipendenti del palazzo di vetro regionale in viale della Pace a Rovigo: in tutto sono 115, sui 400 lavoratori regionali complessivi presenti nel capoluogo polesano. Le indagini della Guardia di Finanza sono partite da una segnalazione interna

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Assenteismo in Regione: cento dipendenti
fuori ufficio anche per sei ore al giorno

Finte missioni, shopping, visite al mercato: sono stati ripresi
dalle telecamere, soltanto in due casi nessuna irregolarità



di Cristina Fortunati
ROVIGO - Assenze ingiustificate anche di sei ore in una giornata lavorativa di otto. Finte missioni, shopping, visite al mercato settimanale e mille altre occupazioni. Tutto pur di non lavorare. Sono 101, su un totale di 115, i dipendenti assenteisti della sede di Rovigo della Regione Veneto a cui in questi giorni stanno arrivando gli avvisi di chiusura indagini nell'inchiesta della guardia di finanza di Rovigo, coordinata da sostituto procuratore Sabrina Duò, per truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico.

Un fenomeno di vaste proporzioni che era continuato indisturbato fino alla metà del 2009, quando alcuni colleghi degli indagati, stanchi di sobbarcarsi anche il lavoro altrui, avevano denunciato i comportamenti truffaldini. Così era venuto alla luce un sistema di scambio di badge e di timbrature fatte per altri, con dipendenti che si allontanavano anche più volte nell'orario di ufficio, immediatamente dopo aver registrato l'ingresso e timbrato il cartellino. Oppure personale che si assentava per ore in missioni inesistenti che nessuno aveva autorizzato. Altro che pausa caffè. Presto era stato chiaro che non si trattava di fenomeni isolati, ma di un sistema ben collaudato e ripetuto, cui partecipava la quasi totalità dei dipendenti degli uffici di viale della Pace, dove hanno sede anche il Genio civile e l'Ispettorato per l'agricoltura.

Nel corso dell'inchiesta sono state analizzate a una a una le posizioni dei dipendenti degli uffici rodigini: un lavoro certosino delle fiamme gialle e della Procura che si è concluso nei giorni scorsi e che ha comparato le entrate e le uscite dei dipendenti, con i permessi, le missioni, i timbri di cartellino, le uscite per servizio, i tabulati meccanografici, le badge card e tutto quanto potesse in qualche modo giustificare l'assenza dal posto di lavoro. Il risultato finale è stato quasi un "en plein".

Complessivamente gli accertamenti hanno interessato 103 persone. Solo in due casi gli investigatori hanno accertato la perfetta regolarità e la corrispondenza tra le ore lavorate e quelle registrate con le relative timbrature del cartellino. Per tutti gli altri sono state accertate assenze dal posto di lavoro ingiustificate che vanno da poco più di un quarto d'ora fino a sei su otto ore lavorative. Ora i 101 indagati avranno tempo venti giorni per presentare memorie difensive e chiedere di essere sentiti dal pubblico ministero. Dopo di che il magistrato potrà procedere alle richieste di rinvio a giudizio.

L'inchiesta è stata lunga e articolata. Gli inquirenti, attraverso le riprese video e fotografiche, centinaia e centinaia di ore di filmati, avevano ricostruito i movimenti dei dipendenti. Da quelle riprese le conferme: molti si allontanavano anche più volte nell'orario di ufficio. Tanti appaiono nei filmati mentre rientrano con le borse della spesa: il fenomeno dell'assenteismo raggiungeva le punte massime il martedì e il giovedì, i giorni di mercato in città. Ma evidentemente gli indagati trovavano anche altri modi per impiegare il tempo, visto che le assenze spesso si protraevano per ore.

Mercoledì 20 Luglio 2011 - 09:23 Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Luglio - 19:19
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ma non se ne è parlato ..o almeno non ne ho sentito parlare...fosse successo da noi...tutti i giornali e telegiornali nazionali avrebbero dato la GIUSTA rilevanza... :mrgreen:
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cozzina1 ha scritto: ma non se ne è parlato ..o almeno non ne ho sentito parlare...fosse successo da noi...tutti i giornali e telegiornali nazionali avrebbero dato la GIUSTA rilevanza... :mrgreen:
Ieu non sentìa nenti...cu sapi pirchì??? Forsi u fattu succerì i notti e non si vitti... :lol: :scratch :mangio1:

:surprice:

Ah latriceddi i quattru sordi...!!! :mrgreen:

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aquamoon
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Ricordo un forumino (Saruzzu) che ci aggiornava minuziosamente su tutti gli incidenti stradali che avvenivano in Italia.
Ricordo che per questo motivo venne deriso, irriso e forse pure bannato ...
Naturalmente, pur non essendo minimamente interessato ai report di Saruzzu, ricordo ne presi le difese.
Allo stesso modo difendo il diritto di Doddi a postare quanto ritiene opportuno ma,
per favore,
evitiamo di fare le vittime anche in questo caso.
Un caso analogo avvenne da noi, se non ricordo male per un'altra paccata di impiegati alla Provincia e, il caso risuonò a livello nazionale.
Ma era più di dieci anni fa, quando ancora c'era chi si dimetteva e chi veniva cacciato.
Oggi, come si fa a non accorgersene? Non gliene frega niente a nessuno, nel senso che la notizia è stata ormai digerita, metabolizzata e derubricata a pag. 28 dei quotidiani locali,
appunto come per i dopolavorativisti di Rovigo.
Ognuno è libero di reagire come ritiene opportuno ma lamentarsi perchè Rovigo non occupi le prime pagine dei giornali, trovo sia esagerato e pure miope,
sulle pagine nazionali ci siamo noi e, purtroppo, per fatti molto ma molto più gravi.
Mal comune non fa mezzo gaudio,
fa male e basta.
:salut
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cozzina1
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per aqua...fermarsi un attimo prima di digitare no eh?si tratta di 99 su 115...o giù di lì..
mi pare che la giunta del veneto sia retta dalla lega...lega( e non solo ) che considera noi TERRONI parassiti,fannulloni e sempre pronti a disattendere ai doveri pubblici....e i nordisti grandissimi lavoratori...questo era l'intento...ma al solito..il mio pensiero viene travisato... :salut
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cozzina1 ha scritto:per aqua...fermarsi un attimo prima di digitare no eh?si tratta di 99 su 115...o giù di lì..
mi pare che la giunta del veneto sia retta dalla lega...lega( e non solo ) che considera noi TERRONI parassiti,fannulloni e sempre pronti a disattendere ai doveri pubblici....e i nordisti grandissimi lavoratori...questo era l'intento...ma al solito..il mio pensiero viene travisato... :salut

Dopo Boni e Prosperini anche la storiella dei leghisti grandissimi lavoratori è superata.
Specialmente da chi, per esempio io, non li ha mai votati ... nemmeno sotto minaccia di perdere il lavoro,
così, tanto per intenderci!
Non sei stata travisata, nè e mio solito travisarti, tanto per intenderci (un'altra volta) lo scandalo degli assenteisti nella nostra Provincia coinvolse almeno una sessantina di persone e nemmeno allora da parte della cosiddetta comunità locale successe chissà cosa (almeno uno, lo dico perchè lo conosco, se la cavò con una piccola retrocessione di qualifica e ... ancora è alla Provincia).
Personalmente non mi ritengo un terrone parassita, fannullone e senza senco civico e non m'importa come mi giudica quello di Sarzana o Rovigo.
Ho sufficiente autostima per fregarmene delle loro squallide disavventure e preferisco indignarmi per fatti e vicende che in qualche misura attentano al mio "quieto vivere" e
mi piacerebbe ci fosse anche da parte tua un simile atteggiamento e ti preferirei scandalizzata per la parentopoli con un super latitante da parte di un nostro amministratore.
Come dire: pensiamo di guardare la trave negli occhi degli altri e non ci siamo ancora accorti che non abbiamo più occhi ... nemmeno per piangere.
:salut
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aquamoon ha scritto:
cozzina1 ha scritto:per aqua...fermarsi un attimo prima di digitare no eh?si tratta di 99 su 115...o giù di lì..
mi pare che la giunta del veneto sia retta dalla lega...lega( e non solo ) che considera noi TERRONI parassiti,fannulloni e sempre pronti a disattendere ai doveri pubblici....e i nordisti grandissimi lavoratori...questo era l'intento...ma al solito..il mio pensiero viene travisato... :salut

Dopo Boni e Prosperini anche la storiella dei leghisti grandissimi lavoratori è superata.
Specialmente da chi, per esempio io, non li ha mai votati ... nemmeno sotto minaccia di perdere il lavoro,
così, tanto per intenderci!
Non sei stata travisata, nè e mio solito travisarti, tanto per intenderci (un'altra volta) lo scandalo degli assenteisti nella nostra Provincia coinvolse almeno una sessantina di persone e nemmeno allora da parte della cosiddetta comunità locale successe chissà cosa (almeno uno, lo dico perchè lo conosco, se la cavò con una piccola retrocessione di qualifica e ... ancora è alla Provincia).
Personalmente non mi ritengo un terrone parassita, fannullone e senza senco civico e non m'importa come mi giudica quello di Sarzana o Rovigo.
Ho sufficiente autostima per fregarmene delle loro squallide disavventure e preferisco indignarmi per fatti e vicende che in qualche misura attentano al mio "quieto vivere" e
mi piacerebbe ci fosse anche da parte tua un simile atteggiamento e ti preferirei scandalizzata per la parentopoli con un super latitante da parte di un nostro amministratore.
Come dire: pensiamo di guardare la trave negli occhi degli altri e non ci siamo ancora accorti che non abbiamo più occhi ... nemmeno per piangere.
:salut

bastava chiarirlo...a te non interessa null'altro che esuli dal coinvolgimento del sindaco...governatore..

e se cosi fosse e anche gli altri forumini dovessero pensarla come te....cambiamo il titolo da attualità in retroscene e malefatte sindaco e governatore (fino a quando rimarranno al loro posto ovviamente).. :salut


ps..mi hanno regalato una pentola per cucinare i fagioli con fagioli e mestolo incluso...ancora incartato...se ti dovesse servire....basta un fischio... :thumright
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In questo topic, che ho solo aperto ma "mio" non è, ho inserito 3 NOTIZE che riguardano 3 casi di attualità verificatisi nello stesso giorno, relativi a tre brutte storie:

- Il Sindaco di Bari, ex magistrato, Emiliano le sue passioni gastronimche ed una importantissima famiglia di imprenditori della sua città, tra i cui membri troviamo un consigliere regionale arrestato: i Degennaro.

- Il Presidente della regione Emilia Romagna, Errani, che "inconsapevolmente" pare abbia favorito una cooperativa rossa cui farebbe capo il fratello.

- Un esponente del PD, Conti, e Vito Gamberale, con un'indagine per corruzione, riguardante una bretella, in cui le relative intercettazioni portano dritte dritte a Milano.

Ed infine, ultimo aggiornamento di ieri :
- Gli sviluppi delle margheritine di Cicciobello Rutelli con la sua performance nello studio di 1/2 h. In cui tra le altre chicche ci spiega che la fusione tra DS e Margherita non si fece perchè il PD aveva debiti finaziari ( a fronte di un notevole patrimonio immobiliare) mentre la Margherita era piena di soldi liquidi.

Insomma ce n'è per tutti i gusti, ma concentrarsi giusto giusto su uno dei molteplici casi di assenteismo che riguardano la minna della pubblica amministrazione italiana mi sembra proprio riduttivo per le considerazioni e soprattutto per gli sviluppi futuri che si potrebbero avere.

Figuriamoci poi, anche qua!, parlare di Reggio Calabria ... daiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Ricordo solo, da ultimo, che la corruzione ha un turnover di 120 mld annui, la lettura di quanto enunciato aiuterebbe ad approfondire il tema. Non pretendo, che soprattutto in questo luogo virtuale, ciò avvenga, ma proseguirò nel tenerlo aggiornato :mrgreen:



p.s. per aquamoon: per aver chiamato l'utente, di cui non ricordo l'attuale nick, con il suo vecchio nickname, cui tu hai fatto riferimento, mi sono beccato l'unica sospensione della mia onorata carriera, ti invito pertanto a non incorrere nello stesso errore :wink
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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[quote="cozzina1"
bastava chiarirlo...a te non interessa null'altro che esuli dal coinvolgimento del sindaco...governatore..

e se cosi fosse e anche gli altri forumini dovessero pensarla come te....cambiamo il titolo da attualità in retroscene e malefatte sindaco e governatore (fino a quando rimarranno al loro posto ovviamente).. :salut


ps..mi hanno regalato una pentola per cucinare i fagioli con fagioli e mestolo incluso...ancora incartato...se ti dovesse servire....basta un fischio... :thumright
[/quote]
Non è esattamente così.
La sez. si chiama Attualità ed il Forum è Regginalife, ovvero vita reggina ed è per questo che, almeno da parte mia, ci sia più attenzione a quelle cose a me più vicine.
Accusarmi di paranoia o di monotematicità, in presenza di fatti e misfatti tali da causare finanche morti, è tipico di chi, superata evidentemente l'età della ragione preferisce il comodo porto degli affetti personali e della riduzione del quotidiano a semplice trattazione come fossero affari di famiglia nel pieno rispetto della logora e stantia credenza popolare che i panni sporchi si debbano lavare in casa e che all'esterno bisogna rappresentarsi come vittime di un destino cinico e crudele.
Io penso che la causa principale delle nostre disgrazie sia proprio il nostro carattere sempre disponibile a rendersi concavo e mai convesso.
Penso che se due più due facesse quattro per tutti, tutti ne guadagneremmo.
Aggiungo, come fosse una fragola ad un flute di champagne, che di scopelliti, in questo topic non ho mai accennato. Ho citato un esodo per fare la spesa da parte di dipendenti della Provincia e pure di dieci anni fa (forse c'era Calabrò di csx) ...
scopelliti? mai coverto.
Forse è una tua fissazione.
:salut
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Lombardia, l’assessore Romano La Russa indagato per finanziamento illecito al Pdl
Il fratello dell'ex ministro Ignazio è il decimo consigliere del Pirellone (su 80) a finire sotto inchiesta. La notizia emerge dall'avviso di chiusura dell'indagine sull'Aler, l'ente che gestisce le case popolari. Che vede coinvolto anche il genero Marco Osnato
Romano La Russa, assessore regionale lombardo
Arrivano a quota dieci (su 80) i consiglieri indagati per vari reati in regione Lombardia. Mentre continuano le polemiche e le rivelazioni sul caso del leghista Davide Boni, accusato di corruzione, ora tocca a Romano La Russa (fratello dell’ex ministro Ignazio), assessore alla Sicurezza nella giunta guidata da Roberto Formigoni.

La Russa, Pdl proveniente da An-Msi, è indagato per finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Aler, l’ente regionale che gestisce le case popolari, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal sostituto Antonio Sangermano. E’ quanto emerge da un avviso di chiusura delle indagini recapitato a dodici persone da agenti del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano. Con La Russa è indagato il genero Marco Osnato, anche lui del Pdl. Un avviso di chiusura indagini è stato notificato a un altro esponente del partito berlusconiano, Gianfranco Baldassarre, ex consigliere comunale milanese, oggi assessore nella vicina San Donato.

Nell’inchiesta Aler (l’Azienda lombarda edilizia residenziale) sono contestati a vario titolo i reati di turbativa d’asta, corruzione e illecito contributo elettorale. Due dirigenti avrebbero eluso, in concorso con cinque service manager, “gare ad evidenza pubblica, operando il frazionamento degli affidamenti a diverse ditte”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Osnato, in concorso con Luigi Serati, responsabile della filiale di Legnano e coordinatore di tutte le filiali Aler della Provincia di Milano, avrebbe impartito disposizioni di frazionare gli appalti in modo da eludere la soglia comunitaria di 193.000 euro che avrebbe imposto gare di evidenza pubblica. In questo modo, tra il 2009 e il 2011 sarebbero stati affidati appalti diretti per il verde pubblico e la pulizia dei condomini per oltre due milioni di euro, con una considerevole lievitazione dei costi.

Secondo l’accusa, La Russa avrebbe ricevuto contributi elettorali illegali per le Regionali del 2010 e le Provinciali di Vercelli del 2011 - e Osnato per le Comunali milanesi del 2011 – da Luca Giuseppe Reale Ruffino, esponente dell’Udc passato poi al Pdl, ritenuto vicino ai fratelli La Russa e amministratore della Constructa srl service manager, in affari con l’Aler. Reale Ruffino, in particolare, avrebbe sostenuto per i due candidati “i costi per la stampa di manifesti elettorali e dei cosiddetti ‘santini”, in violazione della legge sul finanziamento.

In totale la cifra del finanziamento illecito si aggirerebbe intorno ai 10.000 euro. Agli altri indagati, tra cui Anna Bubbico, dirigente responsabile della segreteria della presidenza Aler nonchè responsabile del settore Comunicazione, e alcuni service manager, sono state contestati a vario titolo i reati di turbativa d’asta e corruzione impropria. Questa ultima ipotesi è stata ipotizzata solo nei confronti della Bubbico in concorso con Andrea De Donno, rappresentante legale della Nsa Italia, il quale dopo aver ricevuto incarichi di “vigilanza e guardianìa” dall’Aler avrebbe ricambiato la dirigente con lavori di manutenzione all’impianto di allarme alla sua villa e operazioni di bonifica per l’eventuale rilevazione di microspie.

Ad Affaritaliani.it, Romano La Russa ha affermato di essere stato indagato per una vicenda relativa a “manifesti per la campagna elettorale della Provincia di Vercelli… una cosa da ridere”. Niente da preoccuparsi? “Per il momento no, però è il mio primo avviso di garanzia, devo ancora capire…”.

Il fratello dell’ex ministro della difesa Ignazio La Russa parla di interessamento “eccessivo” nei confronti della Giunta Regionale Lombarda. “Venuto meno l’obiettivo ‘romano’ tocca a noi…”, ha affermato La Russa.
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reggino
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io penso che in questi anni si è tollerato troppo,servono misure drastiche nei confronti di chi amministra la cosa pubblica,soprattutto in un contesto come quello attuale,dove si chiedono sacrifici,dolori,e sangue ai più poveri.Oltre ad una legge seria contro la corruzione(non quella porcata di cui si discute in parlamento,ma una proposta come quella fatta da ilfattoquotidiano,più test d'integrità alla Americana,più il divieto di fare politica da chi ha ricevuto anche un semplice avviso di garanzia per corruzione,oltre che per altri reati gravi,credo che vadano più che bene per arginare,se non addirittura contrastare efficacemente questo fenomeno),servirebbe una presa di coscienza comune,nella quale si incominci a schifare i ladri,e non invece come è stato fatto fino ad ora,ovvero giustificandoli,votandoli,e infine persino osannandoli.Spero che le cose,da qui in avanti,migliorino.
Ultima modifica di reggino il 19/03/2012, 17:08, modificato 2 volte in totale.
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Mariotta
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sono 77 e magari dipendenti da molto prima che la lega presiedesse la giunta. Lungi da me voler difendere l'operato leghista di cui sono la prima oppositrice. Penso però che si tratti di abitudine italiana senza marchio, da nord a sud, uscire per il caffè, il mercato, e nei casi più eclatanti , e da condannare, uscire per ore senza giustificato motivo. C'è anche da dire che ormai in diverse amministrazioni gli straordinari non li pagano più e tutte le ore effettuate in più , si chiamano nella mia amministrazione eccedenti, vengono messe a recupero.
Cmq a leggere qui ci sono casi ai limiti dell'assurdo.

Le posizioni individuali dei dipendenti della grande sede di viale della Pace sono estremamente diversificate, con assenze contestate che vanno dai pochi minuti di pausa caffè alle nove ore e 44 minuti in una sola giornata lavorativa a carico di un impiegato della sede rodigina, vero e proprio recordman dell’assenteismo che si faceva pure pagare gli straordinari.

Lo stesso portiere, che con la sua denuncia aveva dato il via all’indagine, si era visto contestare un’uscita ingiustificata dal posto di lavoro di 17 minuti. Diverse in ogni caso le posizioni dei dirigenti, tutti e tre indagati formalmente in una prima fase, pur non avendo obbligo di timbratura, ma piuttosto di raggiungimento degli obiettivi. Secondo i legali, ci sarebbero anche altre posizioni di personale inquadrato con il solo obbligo di “striscio” del badge la mattina che avrebbe contestazioni in altri orari. «Ci siamo trovati indagati per un caffè» avevano denunciato alcuni dipendenti quando, la scorsa estate, si erano visti notificare l’avviso di chiusura indagini. Ma tutti i dipendenti confermano la circostanza che le uscite brevi non erano registrate col passaggio del badge per una consuetudine interna. Per non perdere tempo a compilare carte e permessi. E non solo per andare al bar occorreva uscire dal palazzo passando davanti alla macchina marcatempo, ma anche per accedere all’archivio.

In ogni caso è proprio quella consuetudine alla “semplificazione”, per usare una parola in voga oggi, che potrebbe aver aperto la strada agli abusi. E così, mentre avrebbero dovuto essere nel loro ufficio, i dipendenti invece si sarebbero dedicati alle più svariate occupazioni, compresa la spesa al mercato settimanale. E qui le registrazioni delle fiamme gialle attestano assenze di due, tre, sei ore.


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questa del portiere è fantastica, poveraccio :mrgreen:
Il dolore ci rimette in mezzo alle cose in modo nuovo.
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