Politici sotto inchiesta: la Lombardia avvicina la Calabria

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NinoMed
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Indagati nove consiglieri su 80
Politici sotto inchiesta: la Lombardia si avvicina alla Calabria. Otto sono della maggioranza (Pdl-Lega), uno del PdIl caso - Le accuse per quasi tutti riguardano l'urbanistica

Due dei 9 indagati, Angelo Giammario, in piedi, e Nicole Minetti (Fotogramma)
MILANO - Intrecci immobiliari, affari ai danni dell'ambiente e corsa alle poltrone. È la maledizione del Pirellone che ha fatto finire nei guai ben 9 politici su 80. L'ultimo della lista è Angelo Giammario (Pdl), 50 anni, indagato per aver ricevuto una mazzetta da 10 mila euro per favorire appalti sulla manutenzione di giardini e aiuole pubbliche. Ma lui è solo l'ultimo di un lungo elenco. A Franco Nicoli Cristiani (Pdl), 68 anni, è costata 86 giorni di carcere e le dimissioni da vicepresidente del consiglio regionale, l'accusa di avere permesso la pavimentazione della nuova autostrada Brebemi sopra un ammasso di rifiuti tossici e di avere agevolato l'autorizzazione di una discarica di amianto in una cava di Cappella Cantone (Cremona): durante le perquisizioni nella sua villa bresciana i carabinieri hanno trovato una busta con 100 mila euro che ha fatto scattare pure l'ipotesi di corruzione.

I 9 indagati in Consiglio regionale


Altro arresto, con perdita della poltrona, è toccato a Massimo Ponzoni (Pdl), 39 anni, golden boy della Brianza, fino ad allora segretario dell'Ufficio di presidenza: le modifiche del Piano di governo del territorio (Pgt) di Desio, con terreni agricoli convertiti in aree commercial-residenziali destinati a un supermercato Pam e all'edificazione di case - in cambio di lavori di ristrutturazione della sua casa in Costa Azzurra - sono la punta dell'iceberg di una serie di reati che culminano con la corruzione. Il permesso per la costruzione di centri commerciali ritorna anche nel caso di Davide Boni (Lega), 49 anni: il Carroccio e il governatore Roberto Formigoni gli hanno appena rinnovato la fiducia come presidente del Consiglio regionale, ma su di lui pesa un'indagine per corruzione legata al periodo (2008-2010) in cui era assessore all'Urbanistica e al Territorio.

Presunte mazzette (da 30 mila euro) anche per Gianluca Rinaldin (Pdl), 37 anni, coinvolto ancora una volta in business immobiliari: è sotto processo per aver favorito l'erogazione di contributi regionali per un progetto turistico di ristrutturazione del Lido di Menaggio (Como). L'acquisto da parte della Provincia di Milano delle azioni dell'autostrada Serravalle e il cosiddetto «Sistema Sesto», invece, hanno travolto Filippo Penati (Pd), 60 anni, al centro di un presunto giro di tangenti milionarie.

Boni in aula, abbracci e strette di mano


Tutta colpa dell'Urbanistica e delle sue tentazioni. È la poltrona su cui, dopo Davide Boni, si è seduto Daniele Belotti (Lega), 44 anni, attuale assessore al Territorio: come capo ultras dell'Atalanta si è visto recapitare un avviso di garanzia per essere stato l'ispiratore della violenta contestazione del campionato 2009-2010.

Ma nel pallottoliere degli indagati conta anche la caccia a un posto sicuro al Pirellone. Quello di Renzo Bossi, soprannominato il Trota, per esempio, ha fatto finire sotto inchiesta per dossieraggio l'attuale assessore allo Sport, Monica Rizzi (Lega), 42 anni, accusata di avere raccolto informazioni dal database del ministero degli Interni per mano di un maresciallo della Guardia di Finanza. L'obiettivo? Favorire l'elezione di Bossi jr. a scapito di altre candidature leghiste. A Nicole Minetti (Pdl), 27 anni, invece, il posto nel listino bloccato è stato assicurato direttamente dall'allora premier, Silvio Berlusconi.

È lei la nona indagata del Pirellone per il reclutamento delle ragazze che partecipavano, secondo l'accusa, a cene alle quali seguivano i balletti osé del bunga bunga nella villa di Arcore. Un record che avvicina la Lombardia alla Calabria (con 16 indagati). Ma lo scandalo, forse, poteva essere evitato. Basta leggere le cronache alla vigilia delle elezioni regionali del 2010 per ritrovare molte di queste figure politiche già allora al centro di bufere giudiziarie.

Simona Ravizza e Giacomo Valtolina
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cozzina1
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spero buttino la chiave per tutti...dopo giusto processo....alla fine del quale(se giudicati colpevoli) io mica li manderei in galera..ma ai lavori forzati :salut
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oppure la Calabria si avvicina alla Lombardia :mrgreen:
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