Lo sport reggino è morto?

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Mariotta
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Dietro la polemica (in vero sgarbata assai da ambo le parti) tra l’assessore allo sport del Comune di Reggio Calabria, Curatola, e il dg della Viola (per un curioso sovrapporsi di ruoli tipico

dell’Italia anche collega di Curatola presso l’Amministrazione comunale di Gioia Tauro), Condello, si cela una sentenza assai più lacerante della situazione, pur più che seria, dell’impiantistica sportiva cittadina.
A Reggio lo sport, inteso come elemento trainante la comunità latu sensu, è morto. Da tempo, ormai.
Lo scrivemmo già in passato, quando individuammo i germi di un male che da allora ha spiegato compiutamente i suoi effetti: di quello sport che per quasi un trentennio ha prima tenuto in piedi e poi sospinto verso la rinascita una città ancora piegata dal post-rivolta non c’è più traccia.
Anche la memoria, lo scempio della quale è un classico a queste latitudini, è ormai sbiadita, lontana.
Non aiuta neppure internet che assai raramente testimonia con immagini di gesta degli anni 90 della Viola basket o della Nausicaa volley.
Per ultima arrivata al palcoscenico massimo, dopo le due società suddette e il calcio a 5 – anche se il precursore assoluto era stato il rugby – la Reggina è stata anche l’ultima ad abbandonarlo, ma già prima di scendere di categoria in più di una occasione aveva dato modo di riscontrare come il rapporto con i suoi tifosi fosse, ormai, molto annacquato.
Di quel rapporto tra Reggio e le sue squadre non si riscontra più nemmeno l’ombra e questo, ovviamente, genera una disattenzione estrema da parte degli altri attori che, fatalmente, intersecano la loro attività con lo sport professionistico: le aziende e gli enti locali.
Nella misura in cui il disinteresse generale ha sovrastato l’interesse, in maniera direttamente proporzionale la “distrazione” degli Enti e il disimpegno delle aziende aumentano, rendendo così praticamente impossibile ogni progetto di rilancio, la qual cosa, di conseguenza, porta a ulteriore disinteresse, creando un formidabile circolo vizioso.
E’ chiaro che questa situazione vada collocata in un contesto sociale nazionale nel quale dappertutto gli sport sono in forte sofferenza, ma in una città socialmente in difficoltà come Reggio, lo sport ha da sempre rappresentato sfogo e chimera di affermazione, ma è altrettanto chiaro – per essere diretti – che decenni di successi, di eventi di altissimo livello, di campioni e campionissimi, di match internazionali, di passione popolare che andava ben oltre la pur sfrenata passione sportiva, non hanno lasciato strascichi apprezzabili.
Lo zoccolo duro dei tifosi (ad esempio della Reggina e della Viola, le uniche ancora in vita) è tornato tale e quale a quello di 30 anni fa (1000-1500 per la Viola, 4-5000 per la Reggina), senza che decenni di successi lo abbiano fatto crescere neppure di una unità. Disastroso anche il bilancio relativo alla managerialità sportiva, nulla di significativo si è prodotto, qualcosa in termini di medicina sportiva per fortuna si, ma ci si ferma qui.
Eppure il tempo per organizzarsi, strutturarsi, crescere, per evitare che i successi fossero destinati a restare il ricordo frutto di una straordinaria sommatoria di contingenze unite al genio di qualche singolo dirigente c’è stato, eccome.
Sembra un sogno pensare a quando, per anni, erano 4 contemporaneamente le realtà reggine nella massima serie delle varie discipline. L’ultimo picco lo si registrò nella primavera del 2000. In quattro giorni a Reggio scesero il Milan, la Virtus Bologna e le Nazionali di calcio di Italia e Portogallo (con Figo), mentre la Medinex si giocava i playoff scudetto (che avrebbe vinto l’anno dopo prima che le fosse revocato per via di un tesseramento galeotto).
Le responsabilità di tutto ciò – in realtà – vanno ricercate nel tipico modo di essere dei reggini, in una sorta di continuo fare “spallucce” rispetto alle cose più gravi che si sono abbattute, nella storia, su di loro.
E così, giorno dopo giorno, si è assistito alla morte dello sport reggino, di quello che aveva creato il miracolo della città, di quello che l’aveva portata sulle prime pagine dei giornali non solo per i morti ammazzati della guerra di ‘ndrangheta.
Ecco, si è assistito e basta. Nessuno, ad esempio, ha preso con continuità il testimone della Viola “storica”, nessuna operazione di marketing seria è stata pensata al fine di dare gambe al progetto-sport senza doversi sempre e solo appoggiare agli Enti, nessuno ha pensato a investire sulla professionalità interna, sul fattore umano facendo crescere al proprio interno chi poi avrebbe potuto portare linfa e idee nuove, negli anni.
Si è sempre preferito dare 20.000 euro in più a un giocatore (che rappresentavano comunque una quota minima del suo lauto stipendio) piuttosto che investire la stessa cifra per un anno, sulla formazione interna, societaria.
Ad ogni passo indietro della squadra, sul campo, la prima conseguenza è sempre stata una rivisitazione degli organici dietro le scrivanie in ossequio a una miopia straordinaria.
Ogni qual volta qualcuno (quasi sempre giovane) interno alle società chiedeva un budget da potere investire per ottenere qualcosa a lungo termine, sul piano manageriale, del marketing, dell’espansione territoriale, della formazione professionale, la risposta era sempre la stessa: evasiva nella migliore delle ipotesi.
Ora sono rimaste le macerie; Condello resta (giustamente) a bocca aperta scoprendo che l’assessore non conosce neppure gli orari delle gare casalinghe della Viola, ma l’assessore, al di là degli obblighi istituzionali, recepisce – anche inconsciamente – i segnali che gli arrivano dal territorio.
E tra questi segnali, bisogna dirlo chiaro, levata la nicchia, lo zoccolo duro, la Viola non c’è, come non ci sono altri sport e come c’è sempre meno anche la Reggina.
La città dello sport, come la città turistica, la città metropolitana non si fanno per decreto, ma sono la coccarda su un risultato già conseguito. Non è possibile rovesciare il processo.
Da qui, solo da qui può partire una riflessione seria e spietata.
Strill.it se ne rende da oggi promotore, il dibattito è aperto, siamo disponibili a qualunque tipo di confronto e iniziativa, vediamo a questo appello in quanti risponderanno “presente”.
Sarebbe il primo passo per poi, con calma e guardando al passato non come un fantasma col quale confrontarsi ma come un orgoglio dal quale prender esempio, lentamente, ricominciare.



Concordo con questo scritto...e mi piacerebbe che davvero fosse partecipato il dibattimento aperto da strill. Mi auguro anche che vengano valorizzate le strutture esistenti e riapra presto il PalaCalafiore.

Mi piacerebbe anche che chimmafocu trovasse il tempo per fare due chiacchiere con noi su questo, così come anche chi è direttamente coinvolto nella gestione di impianti sportivi. Poi, no prendetemi per pazza, tutte le volte che vengo a Reggio mia figlia mi chiede di portarla al parchetto dove c'è lo scivolo con l'altalena....e io non so dove portarla senza fare chilometri e chilometri. Qui ogni quartiere ne ha uno o due...mi piacerebbe che le circoscrizioni a Reggio prendessero seriamente questa necessità e la mettessero in agenda. Per carità siamo cresciuti nei cortili e nelle piazze ma i parchetti per i bimbi in un clima come quello reggino ci starebbero tutti. Non venite a dirmi che ci sono cose più importanti, lo so che è così, ma ogni cosa ha il suo capitolo di spesa.
Il dolore ci rimette in mezzo alle cose in modo nuovo.
suonatore Jones

Mariotta ha scritto:Mi auguro anche che vengano valorizzate le strutture esistenti e riapra presto il PalaCalafiore.
dalle foto, secondo me, il palacalafiore non apre più.
Mariotta
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suonatore Jones ha scritto:
Mariotta ha scritto:Mi auguro anche che vengano valorizzate le strutture esistenti e riapra presto il PalaCalafiore.
dalle foto, secondo me, il palacalafiore non apre più.


che rimarrà chiuso per un pò purtroppo è assodato. Ma l'importante che riapra e se è il caso lo si sistemi. E' una struttura troppo imporatante per Reggio e lo sport reggino.
E senza strutture adeguate non si cantano messe. Anche se al Botteghelle era stupendo.... :mrgreen:
Il dolore ci rimette in mezzo alle cose in modo nuovo.
Mariotta
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Mariotta ha scritto:
suonatore Jones ha scritto:
Mariotta ha scritto:Mi auguro anche che vengano valorizzate le strutture esistenti e riapra presto il PalaCalafiore.
dalle foto, secondo me, il palacalafiore non apre più.


che rimarrà chiuso per un pò purtroppo è assodato. Ma l'importante che riapra e se è il caso lo si sistemi. E' una struttura troppo imporatante per Reggio e lo sport reggino.
E senza strutture adeguate non si cantano messe. Anche se al Botteghelle era stupendo.... :mrgreen:


E' possibile gentimente accorpare questo 3D a quello in Basket Viola aperto in riferimento all'articolo di Giusva ? Grazie :wink
Il dolore ci rimette in mezzo alle cose in modo nuovo.
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