Il colmo per l'università Mediterranea ...

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Reggio: Soluzione in vista per la cittadella universitaria. Ma come al solito paga pantalone
Mercoledì 29 Febbraio 2012 12:05

di Stefano Perri - Potrebbe concludersi oggi l’eterna querelle relativa alla costruzione della nuova cittadella universitaria a Feo di Vito. Dopo la citazione in sede giudiziaria da parte della ditta ATI Piero Chiodi-Cise s.r.l., vincitrice della gara d’appalto, e della ditta Casciano Costruzioni, titolare del subappalto, l’Università sembra oggi indirizzata a risarcire i danni causati dai progettisti pur di vedere completata l’opera. La discussione sulla transazione extragiudiziaria è prevista per oggi all’interno del Cda che probabilmente segnerà le dimissioni definitive del Rettore Giovannini.


Per l’Ateneo reggino si parla di risarcire una cifra esorbitante: in totale quasi 2 milioni e 400 mila euro. A questi vanno aggiunte anche tutte le spese sostenute dall’Università in 10 anni per garantire gli alloggi agli studenti presso la sede in affitto di Via Roma. E se a queste aggiungiamo gli iniziali 7milioni e 400 mila euro di investimento versati dall’allora Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio (Ente Regionale oggi assunto direttamente dall’Università Mediterranea) si comprende che cifra astronomica verrà a costare complessivamente l’opera ai cittadini.

Già, ai cittadini. Perché il punto sta proprio qui. Il processo istituito in seguito alla denuncia delle ditte appaltanti ha accertato, anche attraverso una specifica perizia del Tribunale realizzata dall’ingegnere Giuseppe Barreca nell’ottobre del 2011, che i danni causati sono imputabili non tanto all’Università ma specificamente agli ingegneri che redassero il progetto per consegnarlo alle ditte.

La relazione di Barreca individuava puntualmente “errori progettuali, omissioni rilevate, lavorazioni non computate, che non possono essere definiti meri errori di calcolo ma che incidono gravemente sulla qualità e sulla quantità delle opere eseguite”. In totale la perizia di Barreca conteggiò un ammanco nel computo totale dei costi dell’opera di ben 4 miliardi delle vecchie lire, specificando che era proprio ai singoli progettisti (e non all’Università) che “andavano imputati tutti gli errori di progettazione”.

Il progetto è stato realizzato da un pool di presunti esperti con a capo l’ingegnere Attilio Nesi, Docente della facoltà di Architettura a Reggio. Lo stesso che nel 1999 ebbe dall’Università anche l’incarico di Direttore dei Lavori. Per il progetto (poi rivelatosi colmo di errori grossolani) l’Ingegnere Nesi percepì gli emolumenti del caso, lavorando ovviamente non in qualità di Docente, ma in qualità di progettista.

Dunque accertato il danno, quantificate le cifre di risarcimento necessarie per il proseguio dei lavori ed il completamento dell’opera, individuati perfino i responsabili dei grossolani errori di progettazione, sarebbe adesso opportuno chiedersi perché deve essere l’ente universitario (e quindi i cittadini) a pagare per tutti.

Ci si risponderà che l’Università si sta accollando i costi degli errori con l’obiettivo nobile di velocizzare la procedura e giungere definitivamente all’ultimazione dei lavori per garantire gli alloggi e gli altri servizi agli studenti. Un intento virtuoso ed assolutamente lodevole. Ma a questo punto ci chiediamo, qualora l’Università come appare ormai chiaro abbia deciso di coprire le spese accettando la transazione con le ditte fuori dalla sede giudiziaria, perché non rivalersi del danno procurato sul singolo progettista che l’ha causato. Il timore, assolutamente fondato a conti fatti, che sia un altro classico calabresissimo caso del “qui paga pantalone”.



Evviva i Professori :okok:
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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