colonnello Giardina traccia lo schema della lobby mafiosa...

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Mariotta
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rca ha scritto:
Mariotta ha scritto:Che non sono state prese in considerazione dalla magistratura, se non erro...


ti riferisci alla procura di rc immagino... :see:
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Regmi
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Mi stavo chiedendo se, dopo tutto quello che è emerso,
quelli che ancora non riescono a "vedere" la distinzione tra responsabilità
penali (tutte da provare)
e politiche
godano del sussidio di accompagnamento. 8-)
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Margio
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Regmi ha scritto:Mi stavo chiedendo se, dopo tutto quello che è emerso,
quelli che ancora non riescono a "vedere" la distinzione tra responsabilità
penali (tutte da provare)
e politiche
godano del sussidio di accompagnamento. 8-)
I "ciechi assoluti" dici?
Penso di si... :fifi:
doddi
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rca ha scritto:
aquamoon ha scritto:
rca ha scritto:

Che non sono state prese in considerazione dalla magistratura, se non erro...
In che senso?
:scratch

Le dichiarazioni di Giardina (un Colonnello che descrive un sistema mafioso) non possono essere "non prese in considerazione"... nemmeno le avesse rese al bar.
:salut
Nel senso che non vedo indagato scopelliti, oggetto di questa descrizione.
ma siccome il mio lavoro è un altro, probabilmente mi è sfuggito qualcosa.
Ho letto quelle dichiarazioni integrali riportate nell'articolo del settimanale di Pollichieni, a firma Lucio Musolino e sinceramente non vedo quale magistrato potrebbe mai pensare di procedere sul più o meno nulla assoluto.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
reggino
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Regmi ha scritto:Mi stavo chiedendo se, dopo tutto quello che è emerso,
quelli che ancora non riescono a "vedere" la distinzione tra responsabilità
penali (tutte da provare)
e politiche
godano del sussidio di accompagnamento. 8-)
il problema è che non si riesce ad entrare nell'ottica secondo cui un politico ha molte più responsabilità rispetto ad un privato cittadino.Se da determinate intercettazioni,da determinate accuse,se daterminate inchieste,emerge che un politico adotti un certo modo di fare politica,per nulla onesto,per usare un eufemismo,andrebbe messo da parte,a prescindere se riceve un avviso di garanzia o condanna(anche perchè parliamoci chiaro,se un politico li rivece,si parla subito di complotto dalla magistratura ai suoi danni,quindi se il politico fa le sue porcate e non riceve l'avviso di garanzia è innocente,se viene condannato è perchè ce l'hanno con lui.),perchè ci sono anche responsabilità politiche,etiche,morali(e deve anche avere,parere mio,una funzione pedagogica)non solo penali.In America,Stato che io non stimo assulutamente,fanno fuori i politici per sciocchezzuole e fanno bene,perchè da chi gestisce i propri soldi,devono pretendere il massimo.Noi siamo l'unico Paese che perdoniamo i ladri e gli incapaci,e non è un caso che sia sul piano economico,che politico,che morale siamo agli ultimi posti in Europa.
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reggino ha scritto:
Regmi ha scritto:Mi stavo chiedendo se, dopo tutto quello che è emerso,
quelli che ancora non riescono a "vedere" la distinzione tra responsabilità
penali (tutte da provare)
e politiche
godano del sussidio di accompagnamento. 8-)
il problema è che non si riesce ad entrare nell'ottica secondo cui un politico ha molte più responsabilità rispetto ad un privato cittadino.Se da determinate intercettazioni,da determinate accuse,se daterminate inchieste,emerge che un politico adotti un certo modo di fare politica,per nulla onesto,per usare un eufemismo,andrebbe messo da parte,a prescindere se riceve un avviso di garanzia o condanna(anche perchè parliamoci chiaro,se un politico li rivece,si parla subito di complotto dalla magistratura ai suoi danni,quindi se il politico fa le sue porcate e non riceve l'avviso di garanzia è innocente,se viene condannato è perchè ce l'hanno con lui.),perchè ci sono anche responsabilità politiche,etiche,morali(e deve anche avere,parere mio,una funzione pedagogica)non solo penali.In America,Stato che io non stimo assulutamente,fanno fuori i politici per sciocchezzuole e fanno bene,perchè da chi gestisce i propri soldi,devono pretendere il massimo.Noi siamo l'unico Paese che perdoniamo i ladri e gli incapaci,e non è un caso che sia sul piano economico,che politico,che morale siamo agli ultimi posti in Europa.


:salut
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Come da titolo Tino annuncia querele.


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Il colonnello continua a parlare:

di Francesco Creazzo - Cosimo Alvaro, il boss di Sinopoli nella cui abitazione s’incontravano politici, professionisti e imprenditori: è dedicata a lui l'udienza odierna del processo Meta.

Solito copione: Giardina legge la propria informativa affrontando, per prima cosa, il colloquio tra l'attuale consigliere provinciale in quota Pdl Michele Marcianò, all'epoca occupante degli scranni di Palazzo San Giorgio. Michele Marcianò, il quale, giova ricordarlo, non è imputato nè è stato mai indagato, viene ‘’pizzicato’’ dalle microspie della procura proprio in casa del capobastone del centro aspromontano, mentre intrattiene una conversazione col padrone di casa a proposito di un ‘’Circolo delle Libertà’’ in cui Alvaro sarebbe stato il benvenuto:
‘’ MARCIANO’ M.: io ora ti faccio l'esempio: al comune, eh... quando venite al comune, quando volete venire al comune salite sopra a Palazzo San Giorgio... avete un computer, avete due segretarie, avete, li mandate dove volete, fate quello
che... io dove... autorizzo io per quanto riguarda voi si devono mettersi a disposizione ah!!... e incominciamo il lavoro... ragazzi dobbiamo iniziare il lavoro, io più di quello che vi posso dire... allora che dobbiamo fare?... ‘’.

A questo punto, l’attuale consigliere provinciale consegna delle tessere
dicendo di distribuirle ‘’ad altri ragazzi’’, in cambio si sarebbe potuto provvedere alla sistemazione lavorativa dei giovani neotesserati del Pdl: ‘’MARCIANO’ M.: se poi dobbiamo sistemare un ragazzo...per un anno due anni lo
sistemiamo, non c'è...
ALVARO C.: non ti creare...incomp...
MARCIANO’ M.: ...incomp... ti voglio dire... poi gli spazi sono un pensiero mio, non è che...senti una cosa, vi posso dire una cosa... è pensiero mio questo...poi io parlo con lui e gli dico: c'è quello che determinate cose...’’.

L’informativa letta da Giardina in aula prosegue evidenziando che il 5 dicembre 2006, una ventina di giorni dopo l’incontro, all’architetto in questione veniva affidata la progettazione di un’opera di riqualificazione viaria nella città di Reggio.

Un elemento questo che, seppur non rilevante ai fini delle indagini perché, lo ripetiamo, Marcianò non è indagato, serve all’accusa per aggravare la posizione di Cosimo Alvaro, considerato non solo boss, ma anche ‘’perno’’ di un’articolazione territoriale della ndrangheta molto agganciata nel mondo dei cosiddetti ‘’colletti bianchi’’.

Tutto quanto succede a Sinopoli e dintorni ruota, secondo il pm Giuseppe Lombardo, attorno alla figura di Cosimo Alvaro e, pesso, passa anche da casa sua.

Il filone politico (se così si può definire), infatti, prosegue con la vicenda di Rocco Palermo, ex sindaco di San Procopio, anch’egli destinatario di misura cautelare nell’ambito della stessa operazione (e successivamente scarcerato) per essere stato, secondo l’accusa, l’uomo di riferimento di Cosimo Alvaro, il volto tramite il quale il capobastone governava San Procopio.

E’ lo stesso Cosimo Alvaro a investire il futuro primo cittadino della carica quando comunica a Domenico Alvaro istruzioni: “…gli è morto il padre...no?...c'è questo funerale...torno dal funerale e trovo due ruote bucate della Jeep...torno quà...me ne vado a Reggio...DA COSO...gli ho detto: mi ero fatto i cazzi miei fino ad ora...mi ero allontanato...però siccome mi sto ricordando che mi chiamo Rocco PALERMO...con tutto il rispetto... gli ho detto io...incomp...ha preso lo ha chiamato...la prima volta non è venuto...incomp...lo ha preso dalle orecchie...incomp...una soddisfazione unica..io non voglio litigare con voi gli ha detto...e se non vuoi litigare con me e gli fate queste porcherie a Rocco PALERMO...con questo sbirro di tuo suocero...gli ha detto...che è uno sbirro...ALLORA IL SINDACO LO FA ROCCO...PUNTO’’.

Ma non ci sarebbero solo politici al servizio di Cosimo Alvaro, anche una serie di imprenditori che, per usare le parole di Giardina, ‘’gravitano intorno alla ndrina’’ e che la sosterrebbero nelle sue articolazioni affaristiche.

Prosegue dunque la lunghissima testimonianza del colonnello Valerio Giardina che da ex comandante dei Ros è stato chiamato a testimoniare dalla pubblica accusa guidata, nel procedimento, dal pm Giuseppe Lombardo.
Una testimonianza che ripercorre di volta in volta l'informativa redatta allo stesso Giardina nella sua veste di investigatore, una testimonianza che serve a ''cristallizzare'' davanti alla corte le vicende di cui sono accusati gli imputati, e non solo loro.

http://www.strill.it/index.php?option=c ... &Itemid=86" onclick="window.open(this.href);return false;

Quindi il signor Marcianò, testuale, all'epoca occupante gli scranni di Palazzo San Giorgio e oggi consigliere provinciale in quota Pdl, nonostante quei contatti erano già noti è stato ricandidato e democraticamente eletto.

Era opportuno?
Possibile mai che chi avesse più alte responsabilità politiche nella compilazione delle liste non abbia avuto nulla da obiettare sul merito, mi e chiedo?
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Regmi ha scritto:Il colonnello continua a parlare:

di Francesco Creazzo - Cosimo Alvaro, il boss di Sinopoli nella cui abitazione s’incontravano politici, professionisti e imprenditori: è dedicata a lui l'udienza odierna del processo Meta.

Solito copione: Giardina legge la propria informativa affrontando, per prima cosa, il colloquio tra l'attuale consigliere provinciale in quota Pdl Michele Marcianò, all'epoca occupante degli scranni di Palazzo San Giorgio. Michele Marcianò...


Scumbugghiasti a Doddi ... chi copiaincolla ...
:wink

La responsabilità politica sta al PdL come la verginità di Maria sta ad un ateo.
:salut
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ma oggi c'è lusi salvatore che permette di parlare d'altro

se fossi doddi, direi:

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suonatore Jones ha scritto:ma oggi c'è lusi salvatore che permette di parlare d'altro

se fossi doddi, direi:

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sono due topic separati....ognuno sceglie cosa leggere...e se rispondere...o c'è il monopolio? :scratch :scrolleye:
L'ignoranza è meno dannosa del confuso sapere.
Cesare Beccaria
un giorno senza un sorriso è un giorno perso(C.Chaplin)
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cozzina1 ha scritto:
suonatore Jones ha scritto:ma oggi c'è lusi salvatore che permette di parlare d'altro

se fossi doddi, direi:

benaltrismo.
sono due topic separati....ognuno sceglie cosa leggere...e se rispondere...o c'è il monopolio? :scratch :scrolleye:
indubbiamente. oggi c'èanche da esultare per la sentenza dell'utri, non c'è tempo per commentare le imprese di scopelliti, sempre molto commentate e difese qui dentro. :lol: :lol:
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cozzina1 ha scritto:
suonatore Jones ha scritto:ma oggi c'è lusi salvatore che permette di parlare d'altro

se fossi doddi, direi:

benaltrismo.
sono due topic separati....ognuno sceglie cosa leggere...e se rispondere...o c'è il monopolio? :scratch :scrolleye:
Beato chi li decodifica... certo che sono curiosi assai :lol:
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aquamoon ha scritto:
Regmi ha scritto:Il colonnello continua a parlare:

di Francesco Creazzo - Cosimo Alvaro, il boss di Sinopoli nella cui abitazione s’incontravano politici, professionisti e imprenditori: è dedicata a lui l'udienza odierna del processo Meta.

Solito copione: Giardina legge la propria informativa affrontando, per prima cosa, il colloquio tra l'attuale consigliere provinciale in quota Pdl Michele Marcianò, all'epoca occupante degli scranni di Palazzo San Giorgio. Michele Marcianò...


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Mi adeguo.
A tal proposito esistono tante scuole di pensiero sul modo di stare sul campo di battaglia.
Tra le altre una dice che per battere il tuo avversario lo devi conoscere talmente bene fino a immedesimarti nel suo pensiero.
L’altra dice di non discutere mai con un idiota altrimenti ti trascina sul suo livello ove ti batterebbe per esperienza.

Morale: siccome Il buon Doddi tutto è tranne che idiota, applico il primo. 8-)

:salut
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Vado al massimo
vado al massimo
vado al massimo
vado a gonfie vele, yeah!
a gonfie vele
a gonfie vele!!!

Voglio proprio vedere
e voglio proprio vedere
cioè voglio proprio vedere
come va a finire.

(Vasco Rossi)

:yaho:
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aquamoon ha scritto:
Regmi ha scritto:Come da titolo Tino annuncia querele.


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Vado al massimo
vado al massimo
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vado a gonfie vele, yeah!
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Voglio proprio vedere
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cioè voglio proprio vedere
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(Vasco Rossi)

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Per vedere ci vuole anche un buon decoder.
Chissà se quelli che ne usano uno diverso dal nostro funzionano :scratch
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Il colonnello continua la sua testimonianza:


Meta", Giardina ripercorre gli affari dei Lampada

L'ex comandante del Ros ha riferito in aula sulla famiglia ritenuta la "longa manus" dei Condello in Lombardia. I rapporti con Alberto Sarra


Ancora sulla zona grigia è incentrata la deposizione del colonnello Valerio Giardina nel processo “Meta” contro il gotha della 'ndrangheta reggina.
Rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuseppe Lombardo, l'ufficiale dei carabinieri, ex comandante del Ros di Reggio, sta ripercorrendo l'informativa finale dell'inchiesta. In particolare, nella prima parte dell'udienza il colonnello ha riferito sulle indagini a carico dei fratelli Lampada, ritenuti il braccio economico a Milano della cosca Condello.
Partendo dalle intercettazioni telefoniche e ambientali a carico di Giulio e Francesco Lampada, il testimone ha illustrato gli interessi che gli stessi avevano nella gestione del gioco d'azzardo attraverso slot machine opportunamente modificate che venivano distribuite in numerosi bar ed esercizi commerciali di Milano e del suo hinterland, ma anche a Reggio Calabria.
Attività che i Lampada gestivano per conto del boss Pasquale Condello con il quale emerge – ha affermato Giardina - «un legame particolarmente stretto nel riciclaggio e nel reinvestimento dei capitali a Milano».
Secondo le risultanze investigative, infatti gran parte degli incassi i Lampada avrebbero dovuto consegnarli ai Condello. L'ex comandante del Ros di Reggio ha parlato delle preoccupazioni emerse nelle intercettazioni in ordine ad alcune ispezioni della Guardia di Finanza e del progetto per intimidire, assieme a Leonardo Valle, un funzionario dei Monopoli di Stato incaricato di verificare le macchinette gran parte delle quali erano sprovviste del prescritto collegamento online con i Monopoli di Stato.
Nella seconda parte dell'udienza, il colonnello Giardina si è soffermato sui rapporti tra la famiglia Lampada e l'ex consigliere regionale Alberto Sarra, oggi sottosegretario della giunta Scopelliti. In particolare, stando alla ricostruzione dell'ufficiale dell'Arma, ci sarebbero stati progetti imprenditoriali che legavano il politico ai referenti della cosca Condello.
«Rapporti che, poi si erano interrotti - ha aggiunto Giardina - per via di un'indagine parallela su Sarra che è stato sostituito dal consigliere regionale Franco Morelli. Qui entra in gioco Enzo Giglio che fungeva da spalla a Morelli che aveva necessità di un intermediario in alcune situazioni. Cosa di cui sarra non abbisognava».
Secondo l'ex comandante del Ros, il primo contatto «seppure generico» tra i Lampada, attivi a Milano, e Sarra risale al settembre del 2007. Giulio Lampada informò il padre Grazio dell'arrivo di Sarra e di Domenico Condello che viaggiavano sullo stesso volo. Lo zio di Giulio Lampada, Mario, dal primo giugno 2005 al 2007, ha sostenuto Giardina, «era stato impiegato nella segreteria di Sarra come "supporto tecnico"».
Nel novembre del 2007 Sarra torna a Milano: «In questi rapporti si nota la familiarità e la confidenza di Sarra con i Lampada. Mentre è in auto con Sarra, Lampada si vanta, parlando con qualcuno al telefono, dell'amicizia con il politico. "Ho qui accanto mio compare - dice - e mi sento un pochino più forte. Sarà un prossimo deputato o un prossimo senatore. A bordo dell'auto c'era anche Leonardo Valle, cognato di Giulio Lampadà».
«In successive intercettazioni - ha aggiunto Giardina - sono venuti fuori nomi di politici lombardi come il presidente della Regione, Roberto Formigoni, l'eurodeputato Mario Mauro ed il consigliere comunale di Milano Armando Vagliati».
Per il colonnello «Lampada diceva che Formigoni è il futuro, è il dopo Berlusconi. Ha raccontato a Sarra di essere stato ospite di Formigoni ad una festa in una
lussuosa villa ottocentesca. Nei giorni successivi Giulio Lampada e Alberto Sarra conversano sulla possibilità di dare vita ad una finanziaria a Milano. Il problema è quello dell'autonomia operativa e delle operazioni che devono andare a buon fine. La soluzione, per Giulio Lampada, è che Sarra, attraverso i suoi buoni contatti in ambito bancario, riesca ad ottenere un "budget". La risposta di Sarra è che farà il
possibile. "Se le cose le gestirai tu - dice Sarra - io non ho problemi". Nel riaccompagnare Sarra in aeroporto, Giulio Lampada dice al cognato, Leonardo Valle: "Mio compare ci apre una finanziaria qui a Milano. Ci sono 50 milioni di euro di budget .Sta lavorando per noi"».
«Nella dimostrata disponibilità di Sarra - ha concluso Giardina - emerge una certa commistione tra questioni economiche e questioni politiche. Nel gennaio del 2008, in una successiva conversazione con Giulio Lampada, Sarra si dimostra molto evasivo. Esprime il timore di essere intercettato perché sa già di essere sottoposto ad indagini dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Sarra ad un certo punto esce di scena, ma l'azione dei Lampada non s'interrompe. Nasce così il rapporto con il consigliere regionale Franco Morelli. Da premuroso e ossequioso nei confronti del consigliere regionale, Lampada diventa nei confronti di Morelli sempre più confidenziale. Tanto che Giulio Lampada lo invita al battesimo della figlia in San Pietro. Un modo per Giulio Lampada per accreditarsi a pieno titolo nell'ambito politico istituzionale».

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Regmi ha scritto:Il colonnello continua la sua testimonianza:


Meta", Giardina ripercorre gli affari dei Lampada

L'ex comandante del Ros ha riferito in aula sulla famiglia ritenuta la "longa manus" dei Condello in Lombardia. I rapporti con Alberto Sarra


Ancora sulla zona grigia è incentrata la deposizione del colonnello Valerio Giardina nel processo “Meta” contro il gotha della 'ndrangheta reggina.
Rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuseppe Lombardo, l'ufficiale dei carabinieri, ex comandante del Ros di Reggio, sta ripercorrendo l'informativa finale dell'inchiesta. In particolare, nella prima parte dell'udienza il colonnello ha riferito sulle indagini a carico dei fratelli Lampada, ritenuti il braccio economico a Milano della cosca Condello.
Partendo dalle intercettazioni telefoniche e ambientali a carico di Giulio e Francesco Lampada, il testimone ha illustrato gli interessi che gli stessi avevano nella gestione del gioco d'azzardo attraverso slot machine opportunamente modificate che venivano distribuite in numerosi bar ed esercizi commerciali di Milano e del suo hinterland, ma anche a Reggio Calabria.
Attività che i Lampada gestivano per conto del boss Pasquale Condello con il quale emerge – ha affermato Giardina - «un legame particolarmente stretto nel riciclaggio e nel reinvestimento dei capitali a Milano».
Secondo le risultanze investigative, infatti gran parte degli incassi i Lampada avrebbero dovuto consegnarli ai Condello. L'ex comandante del Ros di Reggio ha parlato delle preoccupazioni emerse nelle intercettazioni in ordine ad alcune ispezioni della Guardia di Finanza e del progetto per intimidire, assieme a Leonardo Valle, un funzionario dei Monopoli di Stato incaricato di verificare le macchinette gran parte delle quali erano sprovviste del prescritto collegamento online con i Monopoli di Stato.
Nella seconda parte dell'udienza, il colonnello Giardina si è soffermato sui rapporti tra la famiglia Lampada e l'ex consigliere regionale Alberto Sarra, oggi sottosegretario della giunta Scopelliti. In particolare, stando alla ricostruzione dell'ufficiale dell'Arma, ci sarebbero stati progetti imprenditoriali che legavano il politico ai referenti della cosca Condello.
«Rapporti che, poi si erano interrotti - ha aggiunto Giardina - per via di un'indagine parallela su Sarra che è stato sostituito dal consigliere regionale Franco Morelli. Qui entra in gioco Enzo Giglio che fungeva da spalla a Morelli che aveva necessità di un intermediario in alcune situazioni. Cosa di cui sarra non abbisognava».
Secondo l'ex comandante del Ros, il primo contatto «seppure generico» tra i Lampada, attivi a Milano, e Sarra risale al settembre del 2007. Giulio Lampada informò il padre Grazio dell'arrivo di Sarra e di Domenico Condello che viaggiavano sullo stesso volo. Lo zio di Giulio Lampada, Mario, dal primo giugno 2005 al 2007, ha sostenuto Giardina, «era stato impiegato nella segreteria di Sarra come "supporto tecnico"».
Nel novembre del 2007 Sarra torna a Milano: «In questi rapporti si nota la familiarità e la confidenza di Sarra con i Lampada. Mentre è in auto con Sarra, Lampada si vanta, parlando con qualcuno al telefono, dell'amicizia con il politico. "Ho qui accanto mio compare - dice - e mi sento un pochino più forte. Sarà un prossimo deputato o un prossimo senatore. A bordo dell'auto c'era anche Leonardo Valle, cognato di Giulio Lampadà».
«In successive intercettazioni - ha aggiunto Giardina - sono venuti fuori nomi di politici lombardi come il presidente della Regione, Roberto Formigoni, l'eurodeputato Mario Mauro ed il consigliere comunale di Milano Armando Vagliati».
Per il colonnello «Lampada diceva che Formigoni è il futuro, è il dopo Berlusconi. Ha raccontato a Sarra di essere stato ospite di Formigoni ad una festa in una
lussuosa villa ottocentesca. Nei giorni successivi Giulio Lampada e Alberto Sarra conversano sulla possibilità di dare vita ad una finanziaria a Milano. Il problema è quello dell'autonomia operativa e delle operazioni che devono andare a buon fine. La soluzione, per Giulio Lampada, è che Sarra, attraverso i suoi buoni contatti in ambito bancario, riesca ad ottenere un "budget". La risposta di Sarra è che farà il
possibile. "Se le cose le gestirai tu - dice Sarra - io non ho problemi". Nel riaccompagnare Sarra in aeroporto, Giulio Lampada dice al cognato, Leonardo Valle: "Mio compare ci apre una finanziaria qui a Milano. Ci sono 50 milioni di euro di budget .Sta lavorando per noi"».
«Nella dimostrata disponibilità di Sarra - ha concluso Giardina - emerge una certa commistione tra questioni economiche e questioni politiche. Nel gennaio del 2008, in una successiva conversazione con Giulio Lampada, Sarra si dimostra molto evasivo. Esprime il timore di essere intercettato perché sa già di essere sottoposto ad indagini dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Sarra ad un certo punto esce di scena, ma l'azione dei Lampada non s'interrompe. Nasce così il rapporto con il consigliere regionale Franco Morelli. Da premuroso e ossequioso nei confronti del consigliere regionale, Lampada diventa nei confronti di Morelli sempre più confidenziale. Tanto che Giulio Lampada lo invita al battesimo della figlia in San Pietro. Un modo per Giulio Lampada per accreditarsi a pieno titolo nell'ambito politico istituzionale».

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a Reggio è impossibile non avere certi comparati :fifi:
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Regmi ha scritto:Il colonnello continua la sua testimonianza:


Meta", Giardina ripercorre gli affari dei Lampada

L'ex comandante del Ros ha riferito in aula sulla famiglia ritenuta la "longa manus" dei Condello in Lombardia. I rapporti con Alberto Sarra


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Attività che i Lampada gestivano per conto del boss Pasquale Condello con il quale emerge – ha affermato Giardina - «un legame particolarmente stretto nel riciclaggio e nel reinvestimento dei capitali a Milano».
Secondo le risultanze investigative, infatti gran parte degli incassi i Lampada avrebbero dovuto consegnarli ai Condello. L'ex comandante del Ros di Reggio ha parlato delle preoccupazioni emerse nelle intercettazioni in ordine ad alcune ispezioni della Guardia di Finanza e del progetto per intimidire, assieme a Leonardo Valle, un funzionario dei Monopoli di Stato incaricato di verificare le macchinette gran parte delle quali erano sprovviste del prescritto collegamento online con i Monopoli di Stato.
Nella seconda parte dell'udienza, il colonnello Giardina si è soffermato sui rapporti tra la famiglia Lampada e l'ex consigliere regionale Alberto Sarra, oggi sottosegretario della giunta Scopelliti. In particolare, stando alla ricostruzione dell'ufficiale dell'Arma, ci sarebbero stati progetti imprenditoriali che legavano il politico ai referenti della cosca Condello.
«Rapporti che, poi si erano interrotti - ha aggiunto Giardina - per via di un'indagine parallela su Sarra che è stato sostituito dal consigliere regionale Franco Morelli. Qui entra in gioco Enzo Giglio che fungeva da spalla a Morelli che aveva necessità di un intermediario in alcune situazioni. Cosa di cui sarra non abbisognava».
Secondo l'ex comandante del Ros, il primo contatto «seppure generico» tra i Lampada, attivi a Milano, e Sarra risale al settembre del 2007. Giulio Lampada informò il padre Grazio dell'arrivo di Sarra e di Domenico Condello che viaggiavano sullo stesso volo. Lo zio di Giulio Lampada, Mario, dal primo giugno 2005 al 2007, ha sostenuto Giardina, «era stato impiegato nella segreteria di Sarra come "supporto tecnico"».
Nel novembre del 2007 Sarra torna a Milano: «In questi rapporti si nota la familiarità e la confidenza di Sarra con i Lampada. Mentre è in auto con Sarra, Lampada si vanta, parlando con qualcuno al telefono, dell'amicizia con il politico. "Ho qui accanto mio compare - dice - e mi sento un pochino più forte. Sarà un prossimo deputato o un prossimo senatore. A bordo dell'auto c'era anche Leonardo Valle, cognato di Giulio Lampadà».
«In successive intercettazioni - ha aggiunto Giardina - sono venuti fuori nomi di politici lombardi come il presidente della Regione, Roberto Formigoni, l'eurodeputato Mario Mauro ed il consigliere comunale di Milano Armando Vagliati».
Per il colonnello «Lampada diceva che Formigoni è il futuro, è il dopo Berlusconi. Ha raccontato a Sarra di essere stato ospite di Formigoni ad una festa in una
lussuosa villa ottocentesca. Nei giorni successivi Giulio Lampada e Alberto Sarra conversano sulla possibilità di dare vita ad una finanziaria a Milano. Il problema è quello dell'autonomia operativa e delle operazioni che devono andare a buon fine. La soluzione, per Giulio Lampada, è che Sarra, attraverso i suoi buoni contatti in ambito bancario, riesca ad ottenere un "budget". La risposta di Sarra è che farà il
possibile. "Se le cose le gestirai tu - dice Sarra - io non ho problemi". Nel riaccompagnare Sarra in aeroporto, Giulio Lampada dice al cognato, Leonardo Valle: "Mio compare ci apre una finanziaria qui a Milano. Ci sono 50 milioni di euro di budget .Sta lavorando per noi"».
«Nella dimostrata disponibilità di Sarra - ha concluso Giardina - emerge una certa commistione tra questioni economiche e questioni politiche. Nel gennaio del 2008, in una successiva conversazione con Giulio Lampada, Sarra si dimostra molto evasivo. Esprime il timore di essere intercettato perché sa già di essere sottoposto ad indagini dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Sarra ad un certo punto esce di scena, ma l'azione dei Lampada non s'interrompe. Nasce così il rapporto con il consigliere regionale Franco Morelli. Da premuroso e ossequioso nei confronti del consigliere regionale, Lampada diventa nei confronti di Morelli sempre più confidenziale. Tanto che Giulio Lampada lo invita al battesimo della figlia in San Pietro. Un modo per Giulio Lampada per accreditarsi a pieno titolo nell'ambito politico istituzionale».

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a Reggio è impossibile non avere certi comparati :fifi:

...E per i "rimpiazzi" c'è solo l'imbarazzo della scelta.
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
doddi
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"Io, boss della nuova 'ndrangheta rovinato dalla passione politica"

Le relazioni 'pericolose' di Giulio Lampada, uomo emergente tra le cosche. Era riuscito
a entrare in contatto con il sindaco di Roma, Alemanno, e diceva di conoscere Formigoni
di DAVIDE CARLUCCI

«Mi piace la politica. Io sono stato sempre innamorato di questa maledetta politica, che forse è stata quella che mi ha rovinato la mia vita... ». È un personaggio, Giulio Lampada, l’homo novus della ‘ndrangheta in Lombardia. Uno capace di ispirare perfino simpatia, per la disarmante spontaneità con cui racconta la sua parabola mafiosa e imprenditoriale. Quarant’anni, trapiantato nel 1999 da Reggio Calabria a Milano, il boss — appellativo da lui respinto con forza — è riuscito a scalare i piani alti della politica, entrando in contatto con gente come il sindaco di Roma Gianni Alemanno o il consigliere comunale di Milano Armando Vagliati, al quale ha pagato quattro viaggi aerei, per un valore di 882 euro. Ma ecco come Lampada si racconta, per la prima volta, interrogato dal giudice Giuseppe Gennari.

Titolo di studio: terza media. Beni patrimoniali: una villetta a Settimo Milanese, un appartamento a Reggio Calabria, alcune società. «Dottore, è la prima volta che mi trovo in una situazione del genere e già sono incaricato (preoccupato, ndr) di mio per tutto quello che è successo». Arrestato il 30 novembre, Lampada, che ora, su richiesta della Dda, sarà processato con giudizio immediato con altri dieci imputati — e in fretta perché per alcuni, come il giudice Vincenzo Giglio, potrebbero scadere i termini di custodia cautelare — è accusato di essere il trait d’union tra clan, colletti bianchi e politica.

Un manager delle cosche. Legato al clan Condello. Ma lui nega. E racconta: «Avevo un bar di fronte al Tribunale di Reggio. Un minimarket di carni ad Archi, sempre in provincia di Reggio. Io conosco questa gente, sono stato a scuola con loro, eravamo nella stessa squadra di calcio. Non ho fatto mai reato su Reggio, mai nessuno è venuto a bussare alla mia porta». A Milano bussa la polizia. «Nel 2010 praticamente esco su tutti i giornali che sono il braccio finanziario di questa cosca, per aver mandato 25 macchinette a un mio zio, Polimeni Giacinto, a Reggio, commerciante di bestiame, di vitelli all’ingrosso. Il lavoro in quel periodo era finito, il macellato arrivava direttamente da fuori. Mi è stato chiesto dalla famiglia Condello se assumevo suo cugino nella ditta, cosa che ho fatto alla luce del giorno, senza problemi». E i Valle? «Il battesimo personale di mia figlia al Vaticano, a Roma, le mie riunioni a casa con la moglie, mia madre, mio padre, tutti i politici, imprenditori, ma mai un Valle a casa mia... ».

A Milano Lampada fa affari con le slot machine, contando anche su controlli compiacenti. «Lei scemo non è, su questo non ho dubbi — gli riconosce Gennari — però del tutto scemo non sono neanche io... Non è che si regalano soldi a un finanziere che guarda caso è amico dell’altro finanziere che viene a fare i controlli da voi... ». «A me la Finanza mi ha distrutto, dottore», replica Lampada. E le mazzette? «Volevo fare il solare, volevo fare il brillante».

Ha una spiegazione per tutto, Lampada. I rapporti con i politici: spesso, millanterie. «Ne ho dette di cose... Che mi dovevano chiamare eccellenza, che... avevo l’appuntamento a cena con Formigoni, che dovevo andare dal presidente Berlusconi. Tra di noi poi parli con il politico e magari se non fai un po’ — scusi il termine — di buffoneggia... Si parla». Il boss si guarda nello specchio della cronaca che parla di lui.
«Colletti bianchi, vengo definito. Mi è piaciuta, da piccolo, la qualifica. Avevo 18 anni, con il sindaco Falcomatà a Reggio, forse lui me l’ha inculcata... Io vengo da quella realtà di Reggio Calabria di fare quella scalata — come chiamarla? — imprenditoriale, politica... ».

Dalla macelleria di Archi all’hotel Brun di Milano, dove era suo ospite il giudice di Palmi Giancarlo Giusti. «Ma lei — gli chiede Gennari — ha altra gente alla quale ha pagato 30mila euro di soggiorni?». «Le spiego dottore — risponde l’indagato — Dovevamo fare il business... ». E gli parla della società, nella quale aveva coinvolto il magistrato, che doveva partecipare alle aste del tribunale di Reggio. «L’unica cosa che noi parlavamo. Poi è sempre un magistrato. Come l’architetto... Sono fatto un pochettino male, io, dottor Gennari. È una questione mia personale, se uno nasce male caratterialmente... Io la sera, al ristorante, sette, otto, dieci persone. Dice: delinquenti? No, la ragazza piuttosto che l’amico. Amicizie mie di Reggio Calabria. Parlo di professionisti. Se sale l’altro soggetto gli pago l’albergo, mangia e ci andiamo a divertire la sera. Se sbagli ho fatto io, ho fatto questo. È una mia debolezza. Litigi con mia moglie al riguardo». Ma mafioso, no: «Dottore, mi fa una cortesia, me lo cancella quel discorso dell’associazione mafiosa? È un incubo per me... ».
(29 febbraio 2012) © Riproduzione riservata
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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