Reggio Calafrica ? Carioni battutta infelice

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Lixia
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Reggio Calafrica ? Venga a tabularasa, presidente, e ci spieghi...

di Giusva Branca e Raffaele Mortelliti -

“No, la mia è una battuta, non la scriva…”
Peccato che al Presidente dell’Amministrazione provinciale di Como, il leghista Leonardo Carioni, non avevano spiegato che esistono le televisioni e, soprattutto, internet.
La testimonianza la offre il video pubblicato da Repubblica.it Stava parlando, il rappresentante del partito che gioca sul filo ( e molto spesso al di là) dell’intolleranza e della discriminazione spinta su vari versanti, della gestione tecnico-amministrativa dell’Ente a partire da subito dopo la sua scadenza, quando si passerà a rottamarlo in ossequio al decreto-Monti.
“Manderanno uno da Reggio Calafrica” era la battuta, ma, ancora una volta, siamo alle solite.
Il tema non è molto dissimile da quello relativo alla vicenda Tuccio: non giudicando, nel caso del leghista, sull’uomo, che non conosciamo, ci sentiamo di chiedere, come abbiamo fatto per Tuccio, le sue dimissioni, precedute, si spera, da scuse formali.
Si, perché, veda, caro Carioni, che questa battuta alberghi da decenni in Italia, tra la gente, che spesso, qui a Reggio la si usi noi stessi per ridere di noi (cosa che, amaramente, sappiamo fare da secoli) è un conto, mentre ben altra storia è utilizzarla in consesso pubblico-istituzionale (e non pubblico non istituzionale come fece Tuccio).
La battuta a sfondo discriminatorio doppio (nei confronti di Reggio e dell’Africa, a meno che oggi lei non ci voglia convincere che per voi l’Africa è il massimo riferimento etico-civile, quindi è stato un complimento, lo sappiamo bene che ne sareste capaci, quindi vi precediamo) è uno scivolone inaccettabile, soprattutto in momenti di altissima disgregazione sociale alla quale il suo partito (in proprio con le sue campagne e pro quota in quanto parte dei Governi che la hanno alimentata provvedimento dopo provvedimento) ha contribuito negli ultimi 17 anni in maniera notevole.
Facciamo così, Presidente, venga a Reggio, si, si Reggio Calafrica, quella lì; venga ospite di una delle nostre “tabularasa”. Scoprirà, ad esempio, una terra piena zeppa di problemi (che noi ogni giorno rimarchiamo e sottolineiamo ai limiti dell’autolesionismo), ma anche, ad esempio un posto, una manifestazione (e non è la sola) dove ancora oggi il pensiero e la parola sono liberi, come liberi sono gli spettatori che liberamente possono intervenire. Venga da noi, paghiamo noi tutto quanto, anche perché da un lato siamo certi che lei non metterebbe mai le mani nel suo portafoglio personale e dall’altro non vorremmo contribuire alle spese inutili dell’Ente (per quelle bastate e avanzate voi…).
Venga da noi, con grande serenità e avrà tutto lo spazio del mondo per spiegare ai Reggini cosa ha voluto dire, che tipo di battuta è, chi pensava di far ridere e, giacchè si trova, ci dirà anche che genere di morbo avete voi politici di centrodestra degli ultimi decenni rispetto al quale siete vittime di questa insopprimibile necessità di esibirvi continuamente in battute. Capiamo bene che il capocomico ha insegnato tanto, ma vi garantiamo che il numero comico vi riesce benissimo anche senza battute, spesso anche senza che diciate niente.
Venga da noi, le riserviamo una serata da solo sul palco di “tabularasa”, se del caso organizziamo una sessione straordinaria ad hoc; venga, si porti il suo dante causa Bossi (con lui il successo comico è garantito, però si faccia assicurare che si esibirà nel numero della canottiera e del dito medio e, magari, se il pubblico risponde, anche in quello dei rutti – senza ausilio di bevande gassate - e delle scorregge con le ascelle) o qualunque altro compagno di merende lei ritenga.
Venga, venga a “tabularasa”, venga e ci spieghi, se vorrà ci etichetti anche, ci bacchetti.
Venga e capirà cosa voglia dire esprimere liberamente, in piena libertà, di fronte ad un pubblico che non è il “suo”, il suo pensiero, qualunque esso sia.
Certo, bisogna avere personalità spiccata per reggere il confronto, ma voi che ce l’avete duro per definizione – vedrà – se cercate bene da qualche parte due palline a corredo le trovate anche.
Venga e ci spieghi, Presidente, l’aspettiamo e, come si dice dalle nostre parti, ne approfitti perché “è pavatu…”
P.S. A ben pensarci lo sa che il suo cognome fa una rima interessante? (non se la prenda, si fa per scherzare, è solo una battuta…)

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Mahhh...sempre più scioccata ,sempre più delusa , non che io mi aspetti qualcosa dalla Lega , proprio no , però veramente certe battutte se le riservino per l'osteria o per quando a primo mattino hanno il barbaro coraggio di entrare al bar e chiedere un Bianchetto ....
"Gli amici miei, ed in cui posso fidare, non vivon qui: si trovan lontano, al mio paese, come ogni altra cosa, signori, che mi può recar conforto".

Putrusinu ogni mineshra!

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Da una parte non mi sento offeso,sono felice di essere vicino all' Africa e lontano da loro.Sono contento che questo governo gli sta facendo scoppiare il fegato,quando sono nervosi ed escono con queste battute fanno ancora più ridere.Certo,poi i nostri politici invece di mandarli a quel paese,propongono gemellaggi e capisci che non hanno capito un caxxo.
"Preferisco che ci si abbracci quando si fa gol, evitando certe cose."
suonatore Jones

ovviamente, definire in un certo modo una parte di popolazione sol perchè alcuni esponenti sono feccia e lamentarsi di sentirsi dire "mafioso" dopo aver avuto cuffaro (e la giunta scopellitiana di ora) presidente di regione (si, cuffaro è in sicilia, scopelliti in calabria. ma per un contadino leghista non fa differenza, ok?) è quantomeno ironico.

detto questo, non mi pronuncio sui gemellaggi, visto che saranno fatti per politica e non per altro, ma i polentoni che conosco io (di cui mi sento parte, non potrebbe essere altrimenti), si dissociano in massa da quello schifo chiamato lega. quindi, generalizzare per generalizzare, hanno ragione anche loro a farlo.
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