Lega e Leghisti (pecorai)

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reggino
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rorschach ha scritto:[quote

Volevo mandare via Formigoni e i ciellini, ho sbagliato :salut
io non so perchè il partito dei radicali abbia in italia così scarso appeal.Sinceramente fossi un liberale voterei loro,infatti tutte le loro battaglie,dal bilancio in pareggio,alla modifica dell'art 18,all'allungamento dell'età pensionabile,al taglio dell'editoria,sono state portate avanti da Monti.Non capisco perchè Monti ha tanto successo,mentre i radicali ne hanno avuto e ne hanno ancora poco,eppure la pensano allo stesso modo.
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Mariotta
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reggino ha scritto:
suonatore Jones ha scritto:un grazie a tutti quelli che li hanno messi al governo. ma che dicono che non è vero.
Un grazie sentito da parte di quei tantissimi cittadini che oggi versano lacrime e sangue a causa di questa classe politica di ladri e incapaci.
il primo tema all'ordine del giorno deve riguardare la politica,norme severissime contro la classe politica,sta volta sì tolleranza zero,non mi stancherò mai di ripeterlo ma andrebbe fatta una legge elettorale in cui si dice che chi è inquisito non può stare nelle istituzioni,chi perde deve andare a casa(qui serve la flessibilità in uscita),non più di due mandati puoi stare in parlamento,chi fa il politico deve prendere uno stipendio pari alla media di quello che percepiscono i cittadini,come era stabilito in una legge del 1948,eliminazione del finanziamento pubblico a giornali di partito e partiti,e al parlamento si lavora 10 ore al giorno,non come ora che lavori una volta e settimana.Così vediamo chi fa il politico,e vediamo se questa volta il vizio di rubare se lo tolgono.Ma è un'illusione provvedimenti di questo genere,questi sì coraggiosi,non verranno mai presi.

e chi ruba restituisca con gli interessi.
Il dolore ci rimette in mezzo alle cose in modo nuovo.
suonatore Jones

rorschach ha scritto: Volevo mandare via Formigoni e i ciellini, ho sbagliato :salut

sei quasi scusato, allora. cl è il male assoluto.
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Mariotta ha scritto:[quote


e chi ruba restituisca con gli interessi.
me basta che si levino dalle scatole,e che stiano in galera per un paio di millenni.
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TUTTE LE TASSE VOLUTE E VOTATE DALLA LEGA NORD
di REDAZIONE

Da mesi, ormai, sentiamo i leghisti accusare Monti di aver aumentato le tasse e di non aver fatto questo o quello. Come se loro negli ultimi venti anni fossero stati all’opposizione. Quando gli si obietta che, pur con la piu’ ampia maggioranza parlamentare della storia politica italiana, l’ultimo governo Berlusconi di cui la Lega ha fatto parte, non ha realizzato nessuna delle promesse fatte agli elettori, la colpa viene scaricata o sul fatto che dopo la rottura dei finiani, i numeri sarebbero cambiati e sarebbe diventato impossibile attuare le riforme garantite all’elettorato.

Bene: per tagliare le tasse, dunque, la Lega non avrebbe avuto i numeri. Per aumentarle, invece, li ha sempre trovati. E non solo durante la presente legislatura, ma anche in quelle precedenti.

Sento i cittadini e i piccoli imprenditori lamentarsi del costante aumento delle “addizionali locali” (IRPEF e IRAP). Sono tasse che si sommano a tasse. Sono realta’ volute dalla Lega, da quella “devolution” che avrebbe dovuto – nelle premesse e nelle promesse della Lega Nord, alleggerire il peso fiscale. Lo ha appesantito e lo appesantisce di anno in anno, visto le aliquote aumentano senza soluzione di continuità.

E che dire dell’IMU, la nuova ICI? Creatura di Monti? No, di Calderoli. Monti l’ha solo anticipata al 2012. Sarebbe entrata in vigori, secondo i disegni “anti-tasse” della Lega Nord nel 2013. Quando noi italiani saremo vessati da una nuova tassa. Sempre voluta dalla Lega Nord: la RES.

Ma le tasse volute o il cui aumento e’ stato votato dalla Lega sono molte di più. L’autore del libro “Umberto Magno”, Leonardo Facco, le ha elencate sinteticamente sul sito del Movimento Libertario (http://www.movimentolibertario.org" onclick="window.open(this.href);return false;):

Tassa di 30 euro più marca da bollo di 8 per ogni ricorso al giudice di pace.

Eliminata la detrazione del 19% per gli acquisti di abbonamenti ai trasporti pubblici locali;

Eliminata la detrazione del 19% per le spese di aggiornamento degli insegnanti.

Cancellato il credito d’ imposta, introdotto da Prodi, del 10% alle imprese che fanno ricerca ed innovazione.

Niente restituzione fiscal drag a lavoratori e imprese.

Introduzione della cosiddetta tassa sulla tecnologia (lettori multimediali, telef. cellulari, computer). Costerà circa 100 euro a famiglia.

Aumento tariffe dell’ acqua (grazie alla privatizzazione fatta da Tremonti, art. 23 bis decreto legge 133/2008)

Aumento delle tariffe postali

Aumento pedaggi austostrade Anas

Aumento biglietti dei treni, sia regionali che a lunga percorrenza.

Raddoppio dell’ IVA sugli abbonamenti alle pay tv

Tassa di scopo e tassa sul turismo introdotta dalla Legge 42 fortemente voluta da chi? Da SEL? Dal PD? No, dalla Lega Nord!

Quando si parla di “sinistra = tassa&spendi” chiediamoci come mai con i governi Prodi la spesa pubblica e’ scesa, mentre coi governi sostenuti dalla Lega Nord e’ salita, con conseguente impennata delle tasse.

di Federico Degni Carandi



http://www.ilfuturista.it/federico-degn ... -nord.html" onclick="window.open(this.href);return false;
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La Padania: carta igenica da 4 milioni l'anno

E' doveroso spendere 2 righe su questo "giornale" che sta veramente dando il meglio di sè in questi ultimi giorni.


Come tutti saprete, sono indagati Il Presidente del Consiglio regionale Davide Boni, per corruzione, e altri due leghisti. I soldi, secondo il pm, finivano al partito.


Tangenti alla Lega Nord quindi. Se ne è parlato a caratteri cubitali in tutti i quotidiani del paese, tranne uno: "La Padania", il giornale del partito!


Ne ha parlato, ma a pagina 6 in un riquadrino in basso (vedi foto sopra).


In prima pagina (del giorno dopo) invece attacca Monti per le sue vacanze in Svizzera chiedendosi dove alloggi ("Di chi è la casa?").
Applausi per la risposta di Monti che, fra le altre cose, ironizza con un "intendo informare gli eventuali lettori de La Padania".




Qualcuno potrebbe obiettare che il giornale, essendo di partito, è normale che cerchi di minimizzare la cosa concentrandosi su altro.


A questi rispondo che la Lega Nord è stato il partito del "Roma Ladrona!" nato ai tempi di Mani Pulite e La Padania, che viene letta dai leghisti, dovrebbe rispondere proprio a loro facendo luce sui fatti e criticando il partito e i suoi rappresentati nel caso le accuse risultino essere provate.
Rincaro la dose: La Padania prende € 3.896.339,15 all'anno di sussidi dallo Stato (quindi che paghiamo tutti con le nostre tasse) e quindi è ancor più obbligata a far massima chiarezza ed informazione sulle vicende del partito Lega Nord.


Siccome non solo non lo fa ma addirittura sputa fantomatiche sentenze su altri (Mario Monti in primis), partendo da supposizioni fatte da loro, la giudico come da titolo: Carta Igenica da 4 milioni l'anno.
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Bossi: “Berlusconi mi fa pena. Non faremo accordi col Pdl per le amministrative”
Il Senatùr contro il Cavaliere: “Vota il contrario di quello che faceva, impossibile un accordo elettorale”. Stoccata anche al sindaco di Verona Flavio Tosi: “Se fa una lista propria si mette automaticamente fuori dalla Lega”
L’appello di Alfano alla Lega (“Non lasciamo il nord nelle mani del centrosinistra”) è caduto nel vuoto. Dopo le parole di Roberto Maroni che ha intimato al Pdl a togliere il sostegno al governo Monti come condizione necessaria per tornare a parlare con il Carroccio di elezioni amministrative, oggi sono arrivati anche i commenti di Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Che non solo parlano la stessa lingua del titolare del Viminale, ma, come nel caso del Senatùr, ci mettono pure il carico: “Berlusconi mi fa pena, va a votare il contrario di quello che faceva. Per questo non è possibile fare un accordo per le amministrative”.

Una chiusura totale a ogni ipotesi di accordo per la coalizione che fino a pochi mesi fa ha governato il Paese. Ma i problemi non si fermano qua. Perché dopo la porta in faccia al Pdl, il leader del Carroccio ha tagliato le gambe a ogni “ipotesi secessionista” all’interno del suo partito. “Se Flavio Tosi fa una sua lista autonoma, si mette automaticamente al della Lega”, ha tuonato Bossi contro il sindaco di Verona che, questa mattina, in un’intervista alla Stampa, aveva avanzato l’ipotesi di correre da solo per la conferma alla guida del comune veneto.

In attesa di capire se Bossi ha ragione, e se cioè alla fine Tosi farà un passo indietro, i problemi della ex maggioranza di governo rimangono tutti e le amministrative di primavera sono alle porte.

Il segretario Pdl Angelino Alfano, dal palco della scuola di formazione del partito a Orvieto, aveva invitato il Carroccio a fare come l’Italia dei Valori: opposizione a Roma in Parlamento, ma alleanze strategiche a livello territoriale. Ma dopo il “no grazie” di Maroni, oggi sono arrivati i niet di Calderoli e Bossi. “Alle prossime amministrative la Lega correrà da sola, la strada è in salita, ma per la prima volta dopo tanti anni dobbiamo andare a contarci nelle urne”, ha detto l’ex ministro della Semplificazione aggiungendo che la prossima tornata sarà fondamentale per capire se, dopo tanti anni, “il popolo padano ha finalmente capito da che parte stare o continuare a votare ancora per il Pdl o per il Pd”.

Non rientra nel novero delle eccezioni, almeno per il momento, la scelta di Tosi di correre da solo con una lista civica con il suo nome. In un intervista alla Stampa di Torino, il “dissidente” ha spiegato le ragioni della sua scelta: “Senza una lista Tosi, cioè presentandomi con la Lega, potrei anche vincere al primo turno ma non avrei la maggioranza in consiglio comunale e non potrei governare. Con la lista Tosi, non avrei questo problema”. La situazione all’interno del Carroccio è in movimento. Anche se il sindaco di Verona si dice sicuro della sua decisione (“Non sono io a spaccare il partito”), il vecchio leader ostenta sicurezza: “Io non gli voglio male. Verrà a trattare”.
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http://www.clandestinoweb.com/home-arch ... i-fa-pena/" onclick="window.open(this.href);return false;


AMMINISTRATIVE, CALDEROLI AD ALFANO: LE LEGA VA DA SOLA. BOSSI: BERLUSCONI MI FA PENA

Sembra proprio che l’alleanza tra Lega e Pdl sia giunta a capolinea. Nonostante il riavvicinamento tentato dal segretario Alfano che aveva chiesto al Carroccio un alleanza per non consegnare il paese in mano alla sinistra.

Calderoli infatti ha mandato al mittente un bel “no grazie”. “Alle prossime elezioni amministrative – ha spiegato – la Lega correrà da sola, la strada è in salita, ma per la prima volta dopo tanti anni dobbiamo andare a contarci nelle urne, per vedere se dopo tanti anni questo popolo padano ha capito finalmente da che parte stare o continuare a votare ancora per il Pdl o per il Pd”.

E i toni non sono stati smorzati nemmeno dal Senatur che ha rincarato la dose “Berlusconi mi fa pena: va a votare il contrario di quello che faceva. Per questo non è possibile fare un accordo per le amministrative” ha detto Bossi al congresso nazionale della Lega a Collegno.

e fino a ieri mangiavanu e sfasciaru l'italia aniti...
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reggino ha scritto:http://www.clandestinoweb.com/home-arch ... i-fa-pena/


AMMINISTRATIVE, CALDEROLI AD ALFANO: LE LEGA VA DA SOLA. BOSSI: BERLUSCONI MI FA PENA

Sembra proprio che l’alleanza tra Lega e Pdl sia giunta a capolinea. Nonostante il riavvicinamento tentato dal segretario Alfano che aveva chiesto al Carroccio un alleanza per non consegnare il paese in mano alla sinistra.

Calderoli infatti ha mandato al mittente un bel “no grazie”. “Alle prossime elezioni amministrative – ha spiegato – la Lega correrà da sola, la strada è in salita, ma per la prima volta dopo tanti anni dobbiamo andare a contarci nelle urne, per vedere se dopo tanti anni questo popolo padano ha capito finalmente da che parte stare o continuare a votare ancora per il Pdl o per il Pd”.

E i toni non sono stati smorzati nemmeno dal Senatur che ha rincarato la dose “Berlusconi mi fa pena: va a votare il contrario di quello che faceva. Per questo non è possibile fare un accordo per le amministrative” ha detto Bossi al congresso nazionale della Lega a Collegno.

e fino a ieri mangiavanu e sfasciaru l'italia aniti...


loro invece sono i più grandi coerenti della storia politica italiana.
Politica poi? Vengono i brividi al solo pensiero. Ma come hanno potuto fare a votare questi 4 teatranti ignoranti e gretti. Non lo capirò mai (esclusi quelli ignoranti e gretti come loro). Quelli li compatisco.
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Roberto Bossi, figlio del leader della Lega Nord, è stato condannato dal giudice di pace di Gavirate (in provincia di Varese) per ingiuria e lesioni: avrebbe insultato un militante 49enne di Rifondazione comunista che stava attaccando manifesti elettorali, lanciandogli contro, assieme a un altro giovane, anche un gavettone che conteneva candeggina. Lo ha reso noto il legale dell'esponente di Rifondazione, l'avvocato Massimiliano D'Alessio. Il figlio di Umberto Bossi dovrà versare un risarcimento di 1.400 euro.

Roberto Bossi, 21 anni, doveva rispondere di ingiuria "per avere offeso il decoro e l'onore di Schiesaro Luigi", il militante di sinistra ("proferendo nei suoi confronti la seguente frase: eccolo lì il bastardo") e di lesioni ("guaribili in sette giorni, come da referto agli atti"). L'episodio - come ricostruito dall'avvocato D'Alessio, che assisteva Schiesaro assieme alla collega Martina Bianchi - risale al marzo 2010.

Schiesaro e altri militanti di Rifondazione stavano attaccando manifesti in alcuni spazi elettorali a Laveno Mombello, in via Garibaldi, alla vigilia delle elezioni amministrative, quando Roberto Bossi e un altro giovane (anche lui condannato) sono passati in zona a bordo di un'auto li hanno insultati e hanno lanciato alcuni gavettoni con dentro candeggina. Uno di questi ha colpito Schiesaro provocandogli una irritazione al volto. Il giudice di pace, come ha spiegato l'avvocato D'Alessio, ha ascoltato diversi testi nel corso del procedimento e ha riconosciuto un risarcimento
di 1.400 euro in totale a favore del militante di Rifondazione comunista.
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Truffa sui finanziamenti ai partiti, indagato
il tesoriere della Lega Francesco Belsito

Operazione congiunta tra le procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria con un'inchiesta sui finanziamenti della Lega. Il tesoriere del partito di Bossi, Francesco Belsito, è indagato per le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato, proprio in relazione ai finanziamenti pubblici che la Lega percepisce come rimborsi elettorali. Sono anche indagate alcune delle persone che hanno gestito le contestate operazioni finanziarie della Lega in Tanzania e a Cipro.

LE PERQUISIZIONI - I tre uffici giudiziari, coordinati dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini - con la Guardia di Finanza -, dai pm Henry John Woodcock e Piscitelli per Napoli - con i carabinieri del Noe - e dal pm Lombardo di Reggio Calabria - con i poliziotti della Dia -, hanno disposto una perquisizione, eseguita da militari della Guardia di Finanza e dai carabinieri, negli uffici di Belsito in via Bellerio, sede della Lega, per acquisire alcuni documenti. Belsito è da tempo sotto accusa per una serie di «stranezze» che lo riguardano, dal diploma taroccato a Napoli alle lauree fantasma, dal giro di assegni all'investimento in Tanzania. La procura di Napoli, spiegano fonti giudiziarie, procede per un filone d'indagine che riguarda il riciclaggio, poiché l'attività di Belsito si intreccerebbe con quella di un imprenditore veneto, soggetto principale dell'indagine napoletana.

GLI ALTRI INDAGATI - Il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, confermando la notizia pubblicata martedì mattina in esclusiva da Corriere.it, ha specificato che con Belsito sono indagati anche Paolo Scala e Stefano Bonet, «con riferimento al denaro sottratto al partito politico Lega Nord». Per Belsito l'ipotesi di reato è truffa aggravata ai danni dello Stato «con riferimento alle somme ricevute a titolo di rimborso spese elettorali». Inoltre un'altra contestazione di truffa ai danni dello Stato riguarda Belsito e Bonet con riferimento alle erogazioni concesse dallo Stato sotto forma di credito d'imposta a favore della società Siram Spa, con sede a Milano. La Siram, che fa capo al gruppo francese Dalkia, è una grossa società che si occupa principalmente di energie rinnovabili e servizi ambientali, con sedi a Milano, Massa Martana (Perugia) e Roma. Anche la sede milanese della Siram è stata oggetto di perquisizioni martedì mattina.

NOVITA' - E' la prima volta che una procura formula una costruzione giuridica che ritiene di contestare come truffa ai danni dello Stato l'indebita percezione dei rimborsi elettorali da parte di un partito politico. L'idea sottostante è che un partito possa certamente spendere come meglio ritiene i fondi che incassa dallo Stato come finanziamento pubblico, ma deve pur sempre darne un fedele resoconto ai revisori del Parlamento. E nel caso di specie, da quel che si intuisce, alla base della contestazione al tesoriere della Lega ci sarebbe proprio il fatto che il rendiconto delle spese, presentato dal partito ai revisori, del Parlamento sarebbe stato viziato da falsità o omissioni.

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Gli affari dei De Stefano, blitz negli uffici della Lega Nord
Gli affari dei De Stefano nel Nord Italia. È questo l'aspetto più importante dell'operazione congiunta delle Procure di Reggio Calabria, Milano e Napoli nell'ambito della quale sono in corso numerose perquisizioni in via Durini a Milano dove avevano numerose società, come la Siram che si occupa di energie rinnovabili e servizi ambientali. Una Spa legata alla cosca di Archi in contatto con esponenti della Lega Nord. Tra gli indagati, infatti, il tesoriere del partito di Bossi, Francesco Belsito (originario del vibonese), accusato di truffa ai danni dello Stato, finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio.
Il provvedimento di perquisizione ha interessato anche Paolo Scala, Stefano Bonet «con riferimento al denaro sottratto al partito politico Lega Nord».
Per quanto riguarda, invece, soggetti legati ai De Stefano gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati anche Bruno Mafrici, vicinissimo a esponenti della destra eversiva come Vittorio Guaglianone e il boss Paolo Martino, già arrestato nell'operazione “Redoux”.
L'indagine della Dia di Reggio Calabria ha interessato anche il Veneto e la Liguria. Quattordici in tutto le perquisizione eseguite su disposizione del sostituto procuratore della Dda di Reggio Giuseppe Lombardo che ha notificato 8 avvisi di garanzia a persone indagate per il reato di concorso in riciclaggio. Si tratta dell'avvocato Bruno Mafrici, il procacciatore d'affari Romolo Girardelli, il tesoriere della Lega Francesco Belsito, l'imprenditore Stefano Bonet, il promotore finanziario Paolo Scala, Lisa Trevisan, Leopoldo Caminotto e Nadia Arcolin.
Ad uno degli indagati è stata contestata l’aggravante di cui all’art. 7 per aver agevolato la cosca De Stefano.
Le indagini, avviate nel 2011, hanno riscontrato anomali flussi finanziari relativi a commesse tra società private e pubbliche, la costituzione di capitali all’estero finalizzati a “pagamenti in nero” e il trasferimento di capitali all’estero (Tanzania e Cipro) per non meglio specificati investimenti.
Gli accertamenti, ancora in corso, ruotano intorno alla figura dell'avvocato Bruno Mafrici, un personaggio ritenuto contiguo ai De Stefano, e mirano ad accertare la natura dei rapporti intrattenuti da quest’ultimo con imprenditori, politici e lobbisti.
Al centro dell'inchiesta gli affari di Romolo Gilardelli, conosciuto con il soprannome di "ammiraglio", socio di Belsito ma anche legato a Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale.
GLi uomini della Dia hanno ricostruito i passaggi milionari tra grandi società che si occupavano di consulenza e ricerca. Giri di soldi e di "regali" che avrebbero coinvolto il tesoriere della Lega e i manager di importanti aziende finite nell'inchiesta come la Siram, la Polare, la Sirano, la Fin.tecno e la Marco Polo.
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pecorai e ladri, non li voterò più
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Lillu Foti: "non bogghiu 'nchinari poi mi rinnu chi vonnnu a squatra mi 'ndi sarbamu"
tito
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ecco perché Bossi ha sempre difeso il nano... sono della stessa pasta!!
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Paolo_Padano ha scritto:pecorai e ladri, non li voterò più

pres :o.o: li hai votati pure???
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Potrebbe sembrare quasi una farsa, una vendetta del karma o uno strano gioco del destino, eppure la Lega, il partito che ha costruito il proprio capitale politico sulla retorica anti-terroni, è andata a inciampare proprio a Reggio Calabria. Coloro che per anni hanno tuonato contro furti e malversazioni, si scoprono coinvolti in un affare di bustarelle, fondi neri e riciclaggio che non solo tocca da vicino la famiglia del grande capo, Umberto Bossi, ma chiama in causa uno dei suoi fedelissimi, il tesoriere Francesco Belsito, leghista d'affezione e vibonese d'origine, oggi costretto alle dimissioni perché accusato di truffa ai danni dello Stato, finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio. Tutte operazioni nelle quali Belsito sarebbe stato coadiuvato da uomini della 'ndrangheta. Quasi un paradosso per la Lega. Il partito che, solo qualche mese fa, rispondeva inviperito a chi denunciasse la presenza delle 'ndrine al Nord Italia, sembra aver legato le proprie fortune e le proprie finanze alla potentissima cosca De Stefano di Reggio Calabria.

A fare da trait d'union fra queste realtà in apparenza inconciliabili sembra essere stato Romolo Girardelli, destinatario oggi di un avviso di garanzia per una serie di reati che vanno dalla truffa al riciclaggio, aggravati dalla contestazione dell'associazione mafiosa. Insieme a lui e a Belsito, coinvolti nella medesima inchiesta, altri sei indagati: l'avv. Bruno Mafrici, nato a Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), ma residente a Milano, l'imprenditore veneto Stefano Bonet, la sua segretaria Lisa Trevisan, il promotore finanzirio Paolo Scala, Leopoldo Caminotto e Nadia Arcolin.

Ufficialmente procacciatore di business, Girardelli, meglio conosciuto come "l'ammiraglio", può vantare amicizie tra la 'ndrangheta che conta. Fin dal 2002, anno in cui venne indagato per associazione di stampo mafioso, il nome dell'Ammiraglio appare spesso assieme a quello di Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale, considerati le teste di ponte della cosca De Stefano al Nord Italia. All'epoca gli inquirenti lo accusarono di aver "messo a disposizione le proprie competenze – si legge nel decreto di perquisizione firmato dal Gip di Reggio Calabria - finalizzate a fornire supporto logistico alla latitanza di Salavatore Fazzalari, esponente di spicco della ndrangheta calabrese, attraverso la messa a disposizione di somme di denaro a ciò destinate: alla negoziazione, allo sconto ovvero alla monetizzazione di 'strumenti finanziari atipici' di illecita provenienza". Da allora, i giudici seguono le sue tracce.

Secondo gli investigatori coordinati dal pm reggino Giuseppe Lombardo, Girardelli potrebbe essere uno degli incaricati di occultare e far fruttare il tesoro della cosca De Stefano lontano dalla Calabria e dagli sguardi delle Procure. Una pista che ha portato fino alla cassaforte della Lega Nord e a chi ne teneva in mano le chiavi: Francesco Belsito.

L'Ammiraglio e il tesoriere della Lega – scoprono gli inquirenti – sono entrambi soci della Effebi Immobiliare, società con sede a Genova e attiva nel settore immobiliare e commerciale. I rapporti fra i due sono tutto meno che occasionali ed a rivelarlo è lo stesso Girardelli, che il 23 dicembre scorso, litigando furiosamente con l'ormai ex tesoriere della Lega, si sfoga "per il comportamento tenuto da Belsito in questi dieci anni di collaborazione". Dieci anni durante i quali i due hanno collezionato affari di ogni natura e drenato centinaia di milioni di euro.

Affari come quello che riguarda la Polare Scarl, riconducibile all'imprenditore veneto Stefano Bonet, destinatario oggi di un avviso di garanzia e fra i protagonisti dell'inchiesta che ha messo nei guai lo Stato maggiore del Carroccio. Secondo i magistrati, è proprio tramite il gruppo Bonet e il suo promotore finanziario di fiducia, Paolo Scala, che Belsito ha fatto transitare a Cipro e in Tanzania quei sei milioni di euro che hanno messo nei guai la Lega.

Ma il coinvolgimento dell'imprenditore veneto negli affari di Belsito e Girardelli potrebbe essere molto più profondo. Bonet decide infatti di affidare all'Ammiraglio, anche in virtù del suo legame con il tesoriere della Lega, all'epoca consigliere d'amministrazione di Fincantieri, la filiale genovese della ditta nella speranza di "accaparrarsi commesse da parte delle più importanti realtà societarie genovesi, in particolare Fincantieri e Grandi Navi Veloci".

Ma c'è di più. I nomi dei tre tornano ancora nella sospetta triangolazione tra la Siram, società che opera nel settore degli impianti tecnologici e del riscaldamento, la Polare e la Marco Polo. Stando al meccanismo ricostruito dagli investigatori, la Siram - con la quale la Polare "ha stipulato un accordo commerciale nel settore dell'innovazione e della ricerca, giovandosi del patrocinio politico di Belsito'' – acquista servizi dalla Polare per circa 8 milioni di euro. Questa a sua volta compra consulenze per 7 milioni dalla Marco Polo, quindi attraverso quest'ultima, la medesima cifra torna nuovamente alla Siram. Stesso meccanismo sembra governare i rapporti fra Siran, Polare e Fin.tecno. Nei diversi passaggi, ci sono centinaia di migliaia di euro, che si disperdono in mille rivoli, per confluire poi nelle più diverse tasche, come quelle del tesoriere della Lega Belsito. Ma soprattutto, sospettano gli inquirenti, c'è un unico vero dominus: Romolo Girardelli.

Potrebbe sembrare una storia di ordinaria malversazione, ma Girardelli non è un uomo qualunque. Girardelli è un uomo dei De Stefano. Ed è proprio per conto della cosca De Stefano che l'Ammiraglio insieme agli altri indagati avrebbe compiuto, secondo gli inquirenti, sofisticate operazioni bancarie di esterovestizione e filtrazione per occultare la provenienza illecita delle risorse. Scrive il gip di Reggio Calabria Francesco Petrone: "Il suo ruolo non è secondario, anzi, basta attenzionare quanto emerge dalla conversazione captata il 29 agosto 2011 tra l'avvocato Bruno Mafrici e Francesco Belsito per capirne il peso, allorquando i due si lamentano della prepotenza nella gestione degli affari da parte del Girardelli, che pretende il 50% e che da questa somma lo stesso non paga nulla mentre il Belsito è costretto a pagare le tasse (emissione di fatture per schermare le operazioni)".

Anche l'avvocato Mafrici, calabrese d'origine ma trapiantato a Milano dove ha lo studio, è stato coinvolto nell'operazione della Dia scaturita dalle indagini sugli affari di Girardelli. Vicinissimo a esponenti della destra eversiva come Vittorio Guaglianone e il boss Paolo Martino, oggi in carcere per l'operazione "Redux", Mafrici sarebbe stato il personaggio che curava i rapporti tra imprenditori, politici e lobbisti. Formalmente incaricato da Bonet di predisporre dei ricorsi riguardanti una commessa della società Siram, gli viene corrisposta dall'imprenditore veneto una parcella da 40mila euro, si legge nel decreto, ''malgrado non sia soddisfatto del comportamento professionale dell'avvocato''.In quell'occasione, di fronte alle perplessità della sua segretaria riguardo gli importi della parcella Bonet – registrato dalle cimici delle Procura - sbotta: ''...E' un'operazione politica e bisogna pagare... fine della questione''.

È questo l'universo che ruota attorno a Girardelli, un circuito che - scrive il Gip "appare necessario approfondire, attesa la dimostrata vicinanza di questi a soggetti posti al vertice della storica cosca di 'ndrangheta denominata De Stefano e alla sua provata specializzazione nelle attività di negoziazione, sconto ovvero monetizzazione di strumenti finanziari atipici di illecita provenienza. Ampiamente accertata, ai fini che ci occupano in questa sede, appare la presenza di un gruppo di soggetti, variamente inseriti in contesti imprenditoriali, professionali e istituzionali – in cui operano Stefano Bonet, Paolo Scala, Francesco Belsito e Bruno Mafrici, dipendenti o collegati alla figura del Girardelli".

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cozzina1
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goldenboy ha scritto:Potrebbe sembrare quasi una farsa, una vendetta del karma o uno strano gioco del destino, eppure la Lega, il partito che ha costruito il proprio capitale politico sulla retorica anti-terroni, è andata a inciampare proprio a Reggio Calabria. Coloro che per anni hanno tuonato contro furti e malversazioni, si scoprono coinvolti in un affare di bustarelle, fondi neri e riciclaggio che non solo tocca da vicino la famiglia del grande capo, Umberto Bossi, ma chiama in causa uno dei suoi fedelissimi, il tesoriere Francesco Belsito, leghista d'affezione e vibonese d'origine, oggi costretto alle dimissioni perché accusato di truffa ai danni dello Stato, finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio. Tutte operazioni nelle quali Belsito sarebbe stato coadiuvato da uomini della 'ndrangheta. Quasi un paradosso per la Lega. Il partito che, solo qualche mese fa, rispondeva inviperito a chi denunciasse la presenza delle 'ndrine al Nord Italia, sembra aver legato le proprie fortune e le proprie finanze alla potentissima cosca De Stefano di Reggio Calabria.

A fare da trait d'union fra queste realtà in apparenza inconciliabili sembra essere stato Romolo Girardelli, destinatario oggi di un avviso di garanzia per una serie di reati che vanno dalla truffa al riciclaggio, aggravati dalla contestazione dell'associazione mafiosa. Insieme a lui e a Belsito, coinvolti nella medesima inchiesta, altri sei indagati: l'avv. Bruno Mafrici, nato a Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), ma residente a Milano, l'imprenditore veneto Stefano Bonet, la sua segretaria Lisa Trevisan, il promotore finanzirio Paolo Scala, Leopoldo Caminotto e Nadia Arcolin.

Ufficialmente procacciatore di business, Girardelli, meglio conosciuto come "l'ammiraglio", può vantare amicizie tra la 'ndrangheta che conta. Fin dal 2002, anno in cui venne indagato per associazione di stampo mafioso, il nome dell'Ammiraglio appare spesso assieme a quello di Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale, considerati le teste di ponte della cosca De Stefano al Nord Italia. All'epoca gli inquirenti lo accusarono di aver "messo a disposizione le proprie competenze – si legge nel decreto di perquisizione firmato dal Gip di Reggio Calabria - finalizzate a fornire supporto logistico alla latitanza di Salavatore Fazzalari, esponente di spicco della ndrangheta calabrese, attraverso la messa a disposizione di somme di denaro a ciò destinate: alla negoziazione, allo sconto ovvero alla monetizzazione di 'strumenti finanziari atipici' di illecita provenienza". Da allora, i giudici seguono le sue tracce.

Secondo gli investigatori coordinati dal pm reggino Giuseppe Lombardo, Girardelli potrebbe essere uno degli incaricati di occultare e far fruttare il tesoro della cosca De Stefano lontano dalla Calabria e dagli sguardi delle Procure. Una pista che ha portato fino alla cassaforte della Lega Nord e a chi ne teneva in mano le chiavi: Francesco Belsito.

L'Ammiraglio e il tesoriere della Lega – scoprono gli inquirenti – sono entrambi soci della Effebi Immobiliare, società con sede a Genova e attiva nel settore immobiliare e commerciale. I rapporti fra i due sono tutto meno che occasionali ed a rivelarlo è lo stesso Girardelli, che il 23 dicembre scorso, litigando furiosamente con l'ormai ex tesoriere della Lega, si sfoga "per il comportamento tenuto da Belsito in questi dieci anni di collaborazione". Dieci anni durante i quali i due hanno collezionato affari di ogni natura e drenato centinaia di milioni di euro.

Affari come quello che riguarda la Polare Scarl, riconducibile all'imprenditore veneto Stefano Bonet, destinatario oggi di un avviso di garanzia e fra i protagonisti dell'inchiesta che ha messo nei guai lo Stato maggiore del Carroccio. Secondo i magistrati, è proprio tramite il gruppo Bonet e il suo promotore finanziario di fiducia, Paolo Scala, che Belsito ha fatto transitare a Cipro e in Tanzania quei sei milioni di euro che hanno messo nei guai la Lega.

Ma il coinvolgimento dell'imprenditore veneto negli affari di Belsito e Girardelli potrebbe essere molto più profondo. Bonet decide infatti di affidare all'Ammiraglio, anche in virtù del suo legame con il tesoriere della Lega, all'epoca consigliere d'amministrazione di Fincantieri, la filiale genovese della ditta nella speranza di "accaparrarsi commesse da parte delle più importanti realtà societarie genovesi, in particolare Fincantieri e Grandi Navi Veloci".

Ma c'è di più. I nomi dei tre tornano ancora nella sospetta triangolazione tra la Siram, società che opera nel settore degli impianti tecnologici e del riscaldamento, la Polare e la Marco Polo. Stando al meccanismo ricostruito dagli investigatori, la Siram - con la quale la Polare "ha stipulato un accordo commerciale nel settore dell'innovazione e della ricerca, giovandosi del patrocinio politico di Belsito'' – acquista servizi dalla Polare per circa 8 milioni di euro. Questa a sua volta compra consulenze per 7 milioni dalla Marco Polo, quindi attraverso quest'ultima, la medesima cifra torna nuovamente alla Siram. Stesso meccanismo sembra governare i rapporti fra Siran, Polare e Fin.tecno. Nei diversi passaggi, ci sono centinaia di migliaia di euro, che si disperdono in mille rivoli, per confluire poi nelle più diverse tasche, come quelle del tesoriere della Lega Belsito. Ma soprattutto, sospettano gli inquirenti, c'è un unico vero dominus: Romolo Girardelli.

Potrebbe sembrare una storia di ordinaria malversazione, ma Girardelli non è un uomo qualunque. Girardelli è un uomo dei De Stefano. Ed è proprio per conto della cosca De Stefano che l'Ammiraglio insieme agli altri indagati avrebbe compiuto, secondo gli inquirenti, sofisticate operazioni bancarie di esterovestizione e filtrazione per occultare la provenienza illecita delle risorse. Scrive il gip di Reggio Calabria Francesco Petrone: "Il suo ruolo non è secondario, anzi, basta attenzionare quanto emerge dalla conversazione captata il 29 agosto 2011 tra l'avvocato Bruno Mafrici e Francesco Belsito per capirne il peso, allorquando i due si lamentano della prepotenza nella gestione degli affari da parte del Girardelli, che pretende il 50% e che da questa somma lo stesso non paga nulla mentre il Belsito è costretto a pagare le tasse (emissione di fatture per schermare le operazioni)".

Anche l'avvocato Mafrici, calabrese d'origine ma trapiantato a Milano dove ha lo studio, è stato coinvolto nell'operazione della Dia scaturita dalle indagini sugli affari di Girardelli. Vicinissimo a esponenti della destra eversiva come Vittorio Guaglianone e il boss Paolo Martino, oggi in carcere per l'operazione "Redux", Mafrici sarebbe stato il personaggio che curava i rapporti tra imprenditori, politici e lobbisti. Formalmente incaricato da Bonet di predisporre dei ricorsi riguardanti una commessa della società Siram, gli viene corrisposta dall'imprenditore veneto una parcella da 40mila euro, si legge nel decreto, ''malgrado non sia soddisfatto del comportamento professionale dell'avvocato''.In quell'occasione, di fronte alle perplessità della sua segretaria riguardo gli importi della parcella Bonet – registrato dalle cimici delle Procura - sbotta: ''...E' un'operazione politica e bisogna pagare... fine della questione''.

È questo l'universo che ruota attorno a Girardelli, un circuito che - scrive il Gip "appare necessario approfondire, attesa la dimostrata vicinanza di questi a soggetti posti al vertice della storica cosca di 'ndrangheta denominata De Stefano e alla sua provata specializzazione nelle attività di negoziazione, sconto ovvero monetizzazione di strumenti finanziari atipici di illecita provenienza. Ampiamente accertata, ai fini che ci occupano in questa sede, appare la presenza di un gruppo di soggetti, variamente inseriti in contesti imprenditoriali, professionali e istituzionali – in cui operano Stefano Bonet, Paolo Scala, Francesco Belsito e Bruno Mafrici, dipendenti o collegati alla figura del Girardelli".

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tito ha scritto:ecco perché Bossi ha sempre difeso il nano... sono della stessa pasta!!
Se non sbaglio già nel lontano 1995 Bossi è stato condannato per finanziamento illecito ai partiti, non ho mai capito dove stia il rigore morale tanto sbandierato dalla lega in questi anni....
Cosa pretendi da un paese, che ha la forma di una scarpa? (cit.)
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UMBERTO BOSSI AL TELEFONO CON l'ANSA: «Ho chiesto io a Belsito di dimettersi»
«Denuncerò chi ha utilizzato i soldi
della Lega per sistemare la mia casa»
Il leader leghista: «Vogliono colpire la Lega e quindi colpiscono me. È iniziata la prossima campagna elettorale»

MILANO - «Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa». Umberto Bossi a tarda sera lascia la sede federale della Lega Nord, dove si trovava dalle 12, a bordo della sua auto, dal cancello posteriore, senza fiatare con i giornalisti. Ma poi risponde al telefono all'Ansa.

LA CASA - «Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cose - ha aggiunto il leader leghista - e d'altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia». Questo perché ci sarebbe anche la ristrutturazione della casa di Umberto Bossi a Gemonio tra i capitoli di spesa sostenuti da Francesco Belsito con le somme ricevute per i rimborsi elettorali del partito. È quanto avrebbero certificato i carabinieri del Noe nella relazione alla base delle indagini condotte dalla procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, nei confronti tra gli altri del tesoriere del Carroccio.

LA SMENTITA - Poi precisa il suo pensiero in una seconda telefonata: «Non sono mai stati spesi i soldi della Lega per ristrutturare casa mia». «Denuncerò chiunque sostenga il contrario - ha aggiunto - perché oltretutto non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni e quindi soldi della Lega non sono stati spesi». È un Bossi nervoso quello che parla a tarda sera dopo le perquisizioni della mattinata ordinate, nell'ambito dell'inchiesta in cui è indagato l'ormai ex tesoriere Francesco Belsito, per appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato per la gestione dei rimborsi elettorali del movimento.

VOGLIONO COLPIRMI - Sempre al telefono aveva anche detto: «Vogliono colpire la Lega e quindi colpiscono me, mi sembra che sia iniziata la prossima campagna elettorale». Aggiungendo anche: «Sono stato io a chiedere a Belsito si dimettersi, per fare chiarezza. E lui si è dimesso».

MOLLO TUTTO - Umberto Bossi ha chiuso così la sua giornata più amara della Lega Nord culminata con le dimissioni del controverso tesoriere. Bossi è arrivato nel quartier generale del partito un'ora e mezza dopo la fine della perquisizione. Il segretario federale del Carroccio è rimasto chiuso nel «fortino» di via Bellerio per dieci ore. Con lui, il coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, il governatore del Piemonte, Roberto Cota, il vice presidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, e l'ex ministro Roberto Castelli, che fa parte del comitato amministrativo, di recente nominato per il controllo dei conti. Chi ha parlato con lui nel primo pomeriggio ha descritto il leader leghista come un uomo «amareggiato dall'attacco personale e alla famiglia». Mollo tutto e mi dimetto, avrebbe detto ai suoi i Senatùr, mentre arrivavano le notizie che i soldi del partito sarebbero stati utilizzati per coprire le spese della sua famiglia. Le accuse più dure da digerire: l'uso dei fondi per la campagna elettorale che ha portato il figlio Renzo in Consiglio regionale lombardo e per la ristrutturazione della villa di famiglia, a Gemonio.

Scajola docet :salut
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