Meno male che erano professori

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Lillo sei uno
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Se solo si ricordasse che il famigerato art.18 fa parte integrante della legge 20 maggio 1970, n.300, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", legge di grande conquista riformista, nonché progressista, da parte del movimento dei lavoratori, punto di approdo verso una società più equa e democratica, basterebbe questo per considerare l'eventuale sua cancellazione come un salto indietro di civiltà.

Non è attraverso la cancellazione dei diritti che si conquista maggiore benessere e prosperità, anzi è segno che i tempi stanno mutando in peggio.

Precarietà, incertezze ed ingiustizie portano solo a rivolgimenti politico e sociali.
S'a Reggina è na malatia, prima Foti e poi Praticò sunnu i so merici curanti.
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pab397
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Se al Governo pensano che l'abolizione dell'art. 18 possa, anche minimamente, portare benefici all'economia, vuol dire che siamo messi veramente male.

Una considerazione a margine. Provate a chiedere ad un operaio metalmeccanico se accetterebbe di rinunciare all'art. 18 e di guadagnare quanto il suo omologo tedesco o danese :???:
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sono talmente comunista che da bambino mi mangiavo da solo
reggino
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Lillo sei uno ha scritto:Se solo si ricordasse che il famigerato art.18 fa parte integrante della legge 20 maggio 1970, n.300, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento", legge di grande conquista riformista, nonché progressista, da parte del movimento dei lavoratori, punto di approdo verso una società più equa e democratica, basterebbe questo per considerare l'eventuale sua cancellazione come un salto indietro di civiltà.

Non è attraverso la cancellazione dei diritti che si conquista maggiore benessere e prosperità, anzi è segno che i tempi stanno mutando in peggio.

Precarietà, incertezze ed ingiustizie portano solo a rivolgimenti politico e sociali.
La cosa assurda è che l'attacco all'art 18,proviene dalle stesse forze politiche,che si definiscono "garantiste".A dimostrazione di come del "garantismo" non ci hanno capito nulla,ma proprio nulla.E l'attacco all'art 18,proviene sempre dalle stesse forze politiche,che si dichiarano a sostegno della famiglia,ora vorrei che tutti questi politici,mi spiegassero come faccio dei figli,se non ho certezze,e se quelle poche che ho,me le stanno pure togliendo??o vivono davvero in un'altra dimensione,e non sanno che le banche per farti un mutuo,devono avere certezze e garanzie,oppure (s)parlano tanto per (s)parlare.
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reggino
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pab397 ha scritto:Se al Governo pensano che l'abolizione dell'art. 18 possa, anche minimamente, portare benefici all'economia, vuol dire che siamo messi veramente male.
Una considerazione a margine. Provate a chiedere ad un operaio metalmeccanico se accetterebbe di rinunciare all'art. 18 e di guadagnare quanto il suo omologo tedesco o danese :???:
Loro pensano che togliendo:diritti,tutele,e garanzie,i consumi si impennano.Quando è,invece,l'esatto opposto.Attaccassero in manierà più incisiva la corruzione,l'evasione,e la criminalità organizzata,che sono questi fattori che uccidono la nostra economia,non l'art 18.
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Lillo sei uno
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Il dibattito riaperto sull'articolo 18 serve solo alle forze conservatrici per scardinare le ultime resistenze che esistono nel PD.

Spaccare ulteriormente il fronte dei socialdemocratici dai cattolici, isolare ancor di più le forze progressiste e relegarle tra i movimenti di estrema sinistra.

E' un disegno reazionario che punta a cancellare le conquiste sociali su base planetaria.

La flessibilità, nonché precarizzazione del lavoro è già da dieci anni una realtà del nostro Paese grazie alla famigerata legge Biagi, ergo.
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Regmi
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Lillo sei uno ha scritto:
Regmi ha scritto:

Fluttuante ma al deciso ribasso.

Più che il citato accordo e senza dimenticare la riconquistata autorevolezza e fiducia (questo a Monti va riconosciuto), la mossa decisiva è stata la decisione della BCE (Mario Draghi) di concedere prestiti illimitati alle banche al tasso dell’1% che in parte (circa 500 miliardi di cui 116 alle italiane), a modifica di quanto scritto sopra da Doddi :mrgreen: , sono già stati immessi nel circuito con benefici immediati per gli Stati in sofferenza come noi siamo.
Infatti le stesse, (e chiamali fessi) invece di adoperarli per il credito alle Imprese, hanno preferito investere in titoli che rendono il 6% (il 5 % di guadagno senza fare un tubo non è mica da buttare).
Questa azione ha fatto si che tutti i titoli in scadenza fossero facilmente ricollocati e per giunta, la dura lex della domanda e dell’offerta, ad un tasso più basso.

Quanto durerà non è dato sapere, quello che invece mi pare evidente è che:
1 - Quanto deciso dalla BCE per il momento funziona senza che la stessa intervenga direttamente.
2 - ...Gli "strozzini" hanno deciso di non affossarci. 8-)
Quello che dici è vero, ma i soldi prestati alle banche da Draghi avevano uno scopo ben diverso, cioè quello di prestarli a loro volta alle imprese per il rilancio dell'economia, questo però non ha funzionato subito, tanto è vero che lo spread ha continuato a salire con grande rammarico di Monti che si è fatto il giro delle sette chiese (Francia, Germania, Inghilterra, USA, ecc.) per chiedere aiuto.

Solo allorquando ha sottoscritto il famoso patto di stabilità europeo gli effetti hanno cominciato a farsi sentire, sempre con un occhio rivolto alla rinegoziazione del debito greco, perché se non si riesce a salvare la Grecia, gli strozzini presto decideranno di affossare anche noi :roll:
I positivi effetti sullo spread dell’accordo Europeo, essendo stato siglato a fine gennaio, si stanno misurando da pochi giorni mentre la decisione della BCE risale a fine dicembre.
Quanto sopra non è certamente per dimostrare chi dei due ce l’ha più lungo Lillo, l’importante è che la ricetta preparata, con gli attuali ingredienti, dagli "strozzini" stia funzionando egregiamente.

Sulla Grecia, ma il discorso vale anche per il Portogallo, credo che il suo futuro (non ha i fondamentali economici per evitare il default) sia già stato scritto.
Fin dall’inizio il timore per l’area Euro era, cosa peraltro parzialmente avvenuta, il loro effetto contagioso e non il loro andare a ramengo.
Per sancirla ufficialmente credo si stia solo aspettando che le banche europee possessori dei loro titoli, già quasi dimezzati nel loro valore nominale, assorbano le probabili perdite future attraverso la ricapitalizzazione o altri diavolerie a me non note.

:salut
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
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Regmi ha scritto:
I positivi effetti sullo spread dell’accordo Europeo, essendo stato siglato a fine gennaio, si stanno misurando da pochi giorni mentre la decisione della BCE risale a fine dicembre.
Quanto sopra non è certamente per dimostrare chi dei due ce l’ha più lungo Lillo, l’importante è che la ricetta preparata, con gli attuali ingredienti, dagli "strozzini" stia funzionando egregiamente.

Sulla Grecia, ma il discorso vale anche per il Portogallo, credo che il suo futuro (non ha i fondamentali economici per evitare il default) sia già stato scritto.
Fin dall’inizio il timore per l’area Euro era, cosa peraltro parzialmente avvenuta, il loro effetto contagioso e non il loro andare a ramengo.
Per sancirla ufficialmente credo si stia solo aspettando che le banche europee possessori dei loro titoli, già quasi dimezzati nel loro valore nominale, assorbano le probabili perdite future attraverso la ricapitalizzazione o altri diavolerie a me non note.

:salut
Lungi da me un confronto a chi ce l'ha più lungo :lol: ma speculare sulla tragedia greca lo ritengo molto pericoloso, infatti, a mio modesto avviso, lasciare che la Grecia vada in default è un autentico suicidio, aprirebbe il cosiddetto contagio mediante la speculazione. L'euro non può sorreggersi senza una banca alle spalle che emetta moneta, è contro tutti i principi economici sin qui conosciuti.

I nodi, o meglio i bluff, prima o poi vengono al pettine o scoperti, non si può prima strangolare un paese e poi abbandonarlo a se stesso, ne va della stessa credibilità dell'Europa e del suo strampalato sistema :salut
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Regmi
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Lillo sei uno ha scritto:
Regmi ha scritto:
I positivi effetti sullo spread dell’accordo Europeo, essendo stato siglato a fine gennaio, si stanno misurando da pochi giorni mentre la decisione della BCE risale a fine dicembre.
Quanto sopra non è certamente per dimostrare chi dei due ce l’ha più lungo Lillo, l’importante è che la ricetta preparata, con gli attuali ingredienti, dagli "strozzini" stia funzionando egregiamente.

Sulla Grecia, ma il discorso vale anche per il Portogallo, credo che il suo futuro (non ha i fondamentali economici per evitare il default) sia già stato scritto.
Fin dall’inizio il timore per l’area Euro era, cosa peraltro parzialmente avvenuta, il loro effetto contagioso e non il loro andare a ramengo.
Per sancirla ufficialmente credo si stia solo aspettando che le banche europee possessori dei loro titoli, già quasi dimezzati nel loro valore nominale, assorbano le probabili perdite future attraverso la ricapitalizzazione o altri diavolerie a me non note.

:salut
Lungi da me un confronto a chi ce l'ha più lungo :lol: ma speculare sulla tragedia greca lo ritengo molto pericoloso, infatti, a mio modesto avviso, lasciare che la Grecia vada in default è un autentico suicidio, aprirebbe il cosiddetto contagio mediante la speculazione. L'euro non può sorreggersi senza una banca alle spalle che emetta moneta, è contro tutti i principi economici sin qui conosciuti.

I nodi, o meglio i bluff, prima o poi vengono al pettine o scoperti, non si può prima strangolare un paese e poi abbandonarlo a se stesso, ne va della stessa credibilità dell'Europa e del suo strampalato sistema :salut
Il punto è che loro, tanto per usare un francesismo, se ne fottono!...Altrimenti che strozzini sarebbero :wink
O più realisticamente, per poter entrare furbescamente nella famiglia dell’Euro si è strangolata da sola bluffando sui suoi conti, la quale, a mio parere, ha già assorbito buona parte dei contraccolpi del loro default che complessivamente pesava poco negli equilibri dell’economia dell’area .

Che, nell’ottica della globalizzazione, l’UE debba trasformarsi in qualcosa che vada oltre l’unione monetaria è tema che sta sul tappeto da tanti anni.
La stessa, quando concepita, era considerata solo un tappa del percorso che ci vedeva in prima fila e che Monti, dopo essere finiti nello sgabuzzino, sta tentando faticosamente di riconquistare.
Il perché non siano stati fatti passi avanti in tal senso è un' altro tema.
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La Grecia è arrivata alla resa dei conti. Il Parlamento si accinge a capitolare di fronte al plotone d’esecuzione costituito dalla cosiddetta troika, formata dall’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. La società civile sta protestando violentemente di fronte al Parlamento. Il primo ministro Papademos, alter ego del nostro Monti, ha dichiarato che “il vandalismo e la distruzione non hanno un posto nella democrazia”: le stesse parole usate ieri, in maniera preventiva, dal nostro presidente Napolitano.

Naturalmente, i mandanti (im)morali della troika, e gli esecutori materiali del governo greco, presentano le misure che stanno per essere adottate come “inevitabili e necessarie”: le stesse parole che abbiamo sentito anche noi, fino alla nausea, dal colpo di mano del 9 novembre 2011 a oggi. E queste misure (udite, udite!) consistono in: “Una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda liberalizzazione. Una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito, e un taglio delle pensioni. Una drastica economia di spesa in settori pubblici, come gli ospedali e le autonomie locali. E la vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria”.

Queste misure non si chiamano “austerità”, o “sacrifici”, ma distruzione dello stato sociale e svendita del pubblico al privato. Esse sono dello stesso tenore, vanno nella stessa direzione, e sono ispirate dalla stessa insana ideologia, delle “riforme” che il nostro governo sta cercando di far passare anche da noi. E che, per ora, il nostro popolo ex-sovrano ha mostrato di accettare con maggior spirito di sopportazione, e minor spirito di sopravvivenza, di quello greco.

Nel suo editoriale di ieri su Repubblica, parlando delle conseguenze del possibile default della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda, Scalfari ha scritto che “il fallimento di due o tre paesi dell’Eurozona avrebbe ripercussioni molto serie sul sistema bancario internazionale, obbligando gli Stati nazionali a nazionalizzare totalmente o parzialmente una parte notevole dei rispettivi sistemi bancari”. Ma, più che una minaccia, questa dovrebbe essere percepita come una speranza!

Perché ormai è chiaro che le banche hanno una buona parte di responsabilità nella crisi mondiale, avendola fomentata con una manovra di strozzinaggio in due tempi: dapprima, finanziando e comprando una larga parte dei debiti sovrani degli stati, e poi, minacciando di chiederne la restituzione. Gli uomini delle banche al governo, in Grecia come in Italia, ci spiegano che dobbiamo piegarci al ricatto, pagando il riscatto della svendita dello stato. I dimostranti di Atene dimostrano, appunto, che si può dire no agli strozzini, anche quando ti puntano la pistola alla tempia, e sono pronti a premere il grilletto.

dal blog di Piergiorgio Odifreddi
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