retata anti-ndrangheta: arrestato consigliere regionale

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doddi
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Motociclista ha scritto:pretendo la Boccassini a Reggio Calabria... :salut
il Consiglio Regionale TUTTO,ed il Comune di Reggio meritano una bella ripulita...
Scusa ma Pignatone, vera eccellenza della nostra magistratura antimafia, ti fà o ti ha fatto schifo (eufemismo)?
Purtroppo a breve dovrà essere trasferito, speriamo in qualcuno alla sua stessa altezza per proseguire questo lavoro.
Forse nessuno negli ultimi due lustri ha ottenuto risultati simili ai suoi.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
sugnurisbarri
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doddi ha scritto:
sugnurisbarri ha scritto:
doddi ha scritto:Un magistrato arrestato ed uno indagato, un maresciallo della gdf arrestato, per tutti l'accusa di corruzione, fanno quasi passare in secondo piano l'arresto del consigliere regionale.
Avanti così, a qualsiasi prezzo da pagare.

Non sono d'accordo sulla seconda parte del tuo scritto. La gravità è uguale e pesante per tutti. Se saranno giudicati colpevoli avranno TUTTI tradito il loro mandato.I magistrati quello di amministrare la giustizia, il maresciallo quello di garantire la sicurezza della collettività ed il consigliere quello di amministrare la cosa pubblica come un buon padre di famiglia.

Quindi non passa assolutamente in secondo piano, a mio modestissimo parere.


Saluti Sbarroti
Toni puoi concordare o meno ma ti spiego meglio il "quasi", bene evidenziato appositamente: ai politici arrestati oramai siamo, putroppo, abituati da decenni, di ogni credo, colore e religione, ai magistrati invece no, sono l'unica speranza per la società civile che vuole pulizia. E temo che questi due, in attesa dei dovuti riscontri, non siano gli unici che remano contro all'azione dello stato.
Secondo me è proprio il "grassettato" il problema. Ci siamo abituati. Abituarsi al malaffare degli amministratori della cosa pubblica non è una cosa bella. E' come un silenzio - assenso, una complicità passiva. Dovremmo indignarci allo stesso modo per un magistrato quanto per un amminsitratore o per un esponente delle forze di polizia.

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Come sempre il Dj Calabrese cadrà dalle nuvole dicendo che non sapeva nulla di tutto ciò, PEPPE MA KI TI PARI KI SI O COMUNI ? iapri l'okki



ding


ding


ding


P.S. complimenti in 1 anno e mezzo 2 consiglieri regionali del PDL arrestati.... buona media se va avanti così o sciolgono il consiglio (COSA CHE DOVREBBERO FARE) o cadrà la maggioranza..




SCOPELLITI: "LASCIATEMI LEGGERE LE CARTE"




Mi veni mi moru.
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goldenboy
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Il magistrato Giusti al boss Lampada: ''Dovevo fare il mafioso, non il giudice''
di Claudio Cordova - Gravi, gravissime le frasi pronunciate al telefono dal magistrato di Palmi Giancarlo Giusti, intercettato con il boss della ‘ndrangheta milanese Giulio Lampada. Frasi in cui il giudice confessa, candidamente: “Dovevo fare il mafioso, non il giudice”. Giusti è indagato a piede libero dalla Dda di Milano per corruzione: sarebbe stato “omaggiato” dalla ‘ndrangheta di viaggi spesati e di donne, tante donne. Prostitute di nazionalità straniera portate nella stanza d’albergo dove alloggiava il magistrato, ovviamente pagata dalle cosche: donne, dell’est, della Repubblica Ceca, della Slovenia, russe. Ed è proprio in una conversazione intercettata con Lampada che i magistrati scoprono la filosofia di pensiero del magistrato, che rassicura il proprio interlocutore sulla possibilità che trapeli qualcosa di tali vicende: “Tu ancora non hai capito chi sono io... sono una tomba, peggio di.. ma io dovevo fare il mafioso, non il Giudice...”.

Nei colloqui tra Lampada e Giusti un riferimento anche a Enzo Giglio, il presidente della Sezione Misure di Prevenzione e della Corte d’Assise di Reggio Calabria, arrestato con l’accusa di corruzione e favoreggiamento personale aggravato dalle modalità mafiose. Giglio, infatti, avrebbe informato, addirittura con un fax, alcuni degli indagati dell’assenza di indagini sul loro conto presso gli uffici giudiziari reggini. Giglio e Lampada, forse commentando le performance sessuali delle prostitute straniere, fanno un riferimento a Giglio e alla possibilità di invitarlo a Milano, affinché si trovasse a tu per tu con le donne che Lampada avrebbe procacciato a Giusti: “L’idea di portarci il Presidente a Milano non è male, sai?!... Lo vorrei vedere di fronte ad una stroccona!!”.
Margio
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Ma fa riferimento al modello Reggio per caso? 8-)
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elezioni regionali SUBITO!!!!!!
CUNONMBOLIMISCIORBA!!!!
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citrosodina
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Arresti Boccassini-Pignatone, torna il nome di Zumbo, in stretti rapporti con magistrato Giglio

questo ormai spunta in ogni indagine... :roll:
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Regmi
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citrosodina ha scritto:Arresti Boccassini-Pignatone, torna il nome di Zumbo, in stretti rapporti con magistrato Giglio

questo ormai spunta in ogni indagine... :roll:

Anche uno di questi ricorre spesso.


L'OPERAZIONE | Il gip di Milano: «Voti di 'ndrangheta a Sarra, Fedele e Morelli»

Nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, l'elenco di alcuni politici aiutati dai clan in occasione di diverse tornate elettorali

http://www.corrieredellacalabria.it/sto ... e_morelli/" onclick="window.open(this.href);return false;
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citrosodina
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Regmi ha scritto:
citrosodina ha scritto:Arresti Boccassini-Pignatone, torna il nome di Zumbo, in stretti rapporti con magistrato Giglio

questo ormai spunta in ogni indagine... :roll:

Anche uno di questi ricorre spesso.


L'OPERAZIONE | Il gip di Milano: «Voti di 'ndrangheta a Sarra, Fedele e Morelli»

Nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, l'elenco di alcuni politici aiutati dai clan in occasione di diverse tornate elettorali

http://www.corrieredellacalabria.it/sto ... e_morelli/" onclick="window.open(this.href);return false;
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sarra??? ma dai chi se l'aspettava :lol:
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sugnurisbarri ha scritto:
doddi ha scritto:
sugnurisbarri ha scritto:
Non sono d'accordo sulla seconda parte del tuo scritto. La gravità è uguale e pesante per tutti. Se saranno giudicati colpevoli avranno TUTTI tradito il loro mandato.I magistrati quello di amministrare la giustizia, il maresciallo quello di garantire la sicurezza della collettività ed il consigliere quello di amministrare la cosa pubblica come un buon padre di famiglia.

Quindi non passa assolutamente in secondo piano, a mio modestissimo parere.


Saluti Sbarroti
Toni puoi concordare o meno ma ti spiego meglio il "quasi", bene evidenziato appositamente: ai politici arrestati oramai siamo, putroppo, abituati da decenni, di ogni credo, colore e religione, ai magistrati invece no, sono l'unica speranza per la società civile che vuole pulizia. E temo che questi due, in attesa dei dovuti riscontri, non siano gli unici che remano contro all'azione dello stato.
Secondo me è proprio il "grassettato" il problema. Ci siamo abituati. Abituarsi al malaffare degli amministratori della cosa pubblica non è una cosa bella. E' come un silenzio - assenso, una complicità passiva. Dovremmo indignarci allo stesso modo per un magistrato quanto per un amminsitratore o per un esponente delle forze di polizia.

Saluti Sbarroti
Mi riferivo a questo, per rimanere agli ultimi anni

http://www.strill.it/index.php?option=c ... Itemid=119" onclick="window.open(this.href);return false;

Consiglio Regionale: gli arrestati dell'attuale legislatura...e quelli della scorsa
Mercoledì 30 Novembre 2011 14:21


di Damiano Praticò - Franco Morelli (Pdl-Scopelliti Presidente) è il secondo consigliere regionale della IX Legislatura ad essere arrestato. Il primo era stato Santi Zappalà (Pdl)

lo scorso dicembre nell'ambito dell'operazione “Reale 3”.

Dando uno sguardo, invece, alla precedente legislatura, l’VIII, i consiglieri regionali arrestati, alcuni poi assolti, altri condannati, sono:

- Franco Pacenza (Ds), arrestato nell’agosto 2006 per un presunto utilizzo illecito di 6 milioni e mezzo di euro di fondi Ue, liquidati per la realizzazione di due aziende nell'area industriale di Corigliano Calabro, mai entrate in attività. La convalida dell'arresto era stata emessa dal gip di Cosenza il 14 agosto del 2006, poi annullata dal Riesame di Catanzaro. Il 17 marzo 2007 la definitiva conferma assolutoria da parte della Cassazione.

- Dionisio Gallo (Udc), arrestato nel dicembre 2006 per corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Puma”. In primo grado era stato condannato a 4 anni, in secondo parzialmente assolto. La Suprema Corte ha annullato l'assoluzione con rinvio, contestualmente all’annullamento con rinvio anche di una condanna a due anni di reclusione per un'altra fattispecie corruttiva.

- Domenico Crea (Dc per le autonomie), arrestato il 28 gennaio 2008. L’inchiesta riguardava presunti finanziamenti illeciti nel settore della sanità privata (“Onorata sanità”). Condannato nel luglio 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa.

- Pasquale Tripodi (Udeur), arrestato il 13 febbraio 2008 dalla Dda di Perugia per presunte infiltrazioni della 'ndrangheta in alcune imprese in Umbria. Tripodi e' stato successivamente rimesso in libertà dal tribunale del riesame di Perugia, che ha definito illegittimo il provvedimento restrittivo emesso nei suoi confronti.

- Franco La Rupa (Udeur), arrestato il 10 luglio 2007, condannato a 5 anni di reclusione per voto di scambio nel luglio 2011.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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aquamoon
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Bisognerebbe guardare avanti.
Guardare indietro non serve... se non per andare a sbattere contro qualche lampione.
Quanti e quando, poco importa. E' la mia vita, il mio presente e il mio futuro che sono in discussione e "il così fan tutti" non ammoscia lo spread.
I cassonetti davanti casa mia sono ormai tristi rassegnati ed avviliti, ho spiegato loro che dieci anni fa era peggio e... per risposta mi hanno "vomitato" addosso un sacchetto di spazzatura.
Forse era peggio
ma io puzzo adesso.
:salut
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi
doddi
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Lo ricordo perfettamente ... http://www.strill.it/index.php?option=c ... Itemid=231" onclick="window.open(this.href);return false; il pezzo di tre anni fà.

E quello di oggi:

http://www.strill.it/index.php?option=c ... Itemid=231" onclick="window.open(this.href);return false;

Tre anni dopo "chi controlla il controllore" forse è troppo tardi
Mercoledì 30 Novembre 2011 15:55
di Giusva Branca - Lo avevo, francamente, dimenticato. Me lo ha ricordato con una email stamane, pochi minuti dopo che strill.it e le altre agenzie avevano cominciato a battere le notizie relative al terremoto giudiziario che si stava abbattendo da Milano sulla Calabria, una altissima figura, per esperienza e moralità, della storia contemporanea del nostro Paese.

Quest'uomo era andato a rileggere un mio editoriale datato agosto 2008 dall'emblematico titolo "Chi controlla il controllore?".

Ebbene, lì c'è tutto, in effetti, c'è il quadro generale di una situazione che, ne siamo certi, ha presentato allo scoperto solo la minima parte della punta dell'iceberg. Nell'indagine Boccassini-Pignatone viene fuori un livello di metastasi trasversale dalla quale difficilmente se ne uscirà (ad essere ottimisti) e rispetto alla quale, tuttavia, è necessario prendere atto del fatto che ciascuno di noi, oltre ad una responsabilità personale è portatore anche di una responsabilità collettiva in funzione di ciò che rappresenta.

Pensare ad una blindatura assoluta di ogni comparto rispetto a corruzione, malaffare, mafie è - probabilmente - una pura e tenera utopia, ma qualcosa di più degli atteggiamenti che siamo abituati a vedere credo che sia legittimo chiedere.

Troppe, troppe volte gli ambienti di riferimento all'interno dei quali si consumano losche, loschissime vicende, si limitano a fare spallucce - quando non scendono platealmente in difesa di indagati, imputati e talvolta responsabili - mentre al loro interno accade di tutto.

Il pensiero vola facilmente al mondo politico, ma proprio questa monotematica attenzione verso il malaffare politico ha favorito il germogliare di mentalità e comportamenti amorali e votati al malaffare anche in altri settori.

Come definire diversamente il coinvolgimento, ormai pieno e ad ogni piè sospinto dimostrato del mondo delle professioni, della stampa, delle Forze dell'Ordine, financo della Magistratura?

Eppure da questi "mondi", secondo qualcuno - forse giustamente - "caste" ben difficilmente si è percepita una presa di distanza netta e chiara, senza "se" e senza "ma". O silenzi o, nella migliore delle ipotesi, comunicati strappati con i denti e caratterizzati da vocaboli utilizzati col bilancino, colmi di avverbi e che, a leggerli bene rappresentano più messaggi cifrati di solidarietà che presa di distanza reale.

Mai nessuno ha tuonato per la grave ingiuria arrecata all'onore dell'ordine, del corpo, o di qualsivoglia gruppo. Mai.

I "distinguo" vanno a mille, al pari delle meravigliose uscite di qualcuno che prova a fischiettare come il bimbo che si è perso nel bosco e svia il discorso con comunicati sulle modifiche che le mutazioni climatiche comportano alle modalità di accoppiamento delle allodole albine.

Ma c'è di più: a forza di concentrarci sulla politica (che, in effetti, negli anni ha offerto il peggio di sè) in tanti abbiamo pensato che essa fosse il male e non il prodotto di un territorio che ha perso la bussola dei riferimenti etico-morali ben prima che normativi.

E così le escort come merce di scambio utilizzata dalla politica le avevamo - nostro malgrado - cominciato non dico a digerire, ma a considerare. Che, però, un magistrato della Repubblica (Giusti) argomenti con un boss (al momento non è dimostrata alcuna corruzione, solo ipotizzata nella rubrica di indagine) sulla base di misure e performances di ragazze compiacenti e si dica incuriosito di come un collega (Giglio) potrà reagire di fronte a tali tentazioni della carne, offerte, naturalmente, dal mafioso, dimostra che l'assedio è completo, come scritto a chiare lettere dal sottoscritto nell'editoriale del 2008, del quale è amaro richiamare, a distanza di oltre 3 anni, alcune parti:



... se vogliamo continuare – tutti – a svolgere il nostro ruolo in questa rappresentazione di noi stessi (intesi come società calabrese) che sta rapidamente evolvendo dalla commedia al dramma passando per la farsa, siamo padroni di farlo, ma, altrimenti, è ora di dire le cose che, peraltro, quasi tutti sanno.

Per decenni il sistema di potere calabrese è passato anche attraverso la contiguità di rapporti, quasi sempre perfettamente leciti, ma altrettanto inequivocabilmente inopportuni, di alcuni magistrati con ambienti politico-affaristico-imprenditoriali che, a loro volta, troppo, troppo spesso, si sono dimostrati soltanto la testa di ponte, la camera di compensazione verso attività – quelle sì – dichiaratamente illecite portate avanti da gruppi criminali.

In troppi casi nelle città calabresi, per decenni e decenni, hanno sviluppato l’intera loro carriera magistrati nati e cresciuti sul posto, inevitabilmente amici, parenti, compagni di scuole o di università con persone che, poi, hanno preso altre strade, a loro volta troppo spesso intersecantesi, negli anni, sul piano professionale.

Eppure, se si fosse soltanto voluto, nei decenni, analizzare in maniera incrociata i rapporti di frequentazione, ma anche di veri e propri affari, spesso a nome di mogli, fratelli, etc. tra i rappresentanti dei sopra elencati quattro poli-cardine della società civile, non sarebbe stato difficile individuare quanto meno dei punti di partenza per meglio comprendere alcune dinamiche.

Continuiamo a dircelo con franchezza e chiarezza: per troppi anni i salotti ed i circoli di provincia calabresi hanno rappresentato una sorta di “zona franca extraterritoriale” dai contorni in origine – forse – netti ma che, nel tempo, chi ne aveva interesse ha fatto in fretta a fare diventare ambigui.

La qual cosa, nella maggior parte dei casi, dove non ha creato danni reali, ha, comunque alimentato chiacchiere, pettegolezzi, passaparola – devastanti in tutte le piccole comunità – che spesso hanno portato al danno più grande, pur se intangibile: la perdita di credibilità dei singoli e, conseguentemente, delle Istituzioni rappresentate. A maggior ragione se si tratta del potere giudiziario.

Eppure, il metodo per porre un freno, da almeno 40 anni, a questo tipo di degenerazione ci sarebbe anche stato: sarebbe bastato ruotare i magistrati nelle loro sedi di applicazione, così come avviene per i Prefetti, i Questori, soprattutto per evitare che, in maniera grossolanamente induttiva, ci andassero di mezzo, nella considerazione collettiva, anche coloro i quali – vivaddio la maggior parte – invece, si sono sempre mantenuti con le loro condotte specchiate, personali e professionali, al di sopra di ogni sospetto.

Perché se è vero, come è vero, che sulla moglie di Cesare non erano tollerati sospetti, è anche vero che qualcuno dovrà anche porsi il problema di chi controlli il controllore…
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Regmi
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E' l'ora di accendere il fuoco sotto la mitica caddara.
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Regmi ha scritto:E' l'ora di accendere il fuoco sotto la mitica caddara.
Era stato spento? Quando? 8-)
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sono talmente comunista che da bambino mi mangiavo da solo
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pab397 ha scritto:
Regmi ha scritto:E' l'ora di accendere il fuoco sotto la mitica caddara.
Era stato spento? Quando? 8-)

Si, ma u bugghiu non tiniva

PS - Pare che Il fascistone esternamente ripulito nonchè sindaco di roma gli abbia pure tirato la volata.
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Per sdrammatizzare:

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Regmi ha scritto:E' l'ora di accendere il fuoco sotto la mitica caddara.
Bella ciao, ce l'hai con Giusva per caso? :scratch
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ciesse
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Trecentouno sono i milioni di euro iscritti regolarmente a bilancio come debiti. Centossettanta i milioni che non si è riusciti a rubricare bene: debitucci a la carte. Centodue milioni di ulteriori piccole pendenze da stipare nelle varie ed eventuali. In tutto, tenendo a mente che il conto è parziale, Reggio Calabria, città di centonovantamila abitanti, ha sparsi per l’Italia più di mezzo miliardo di cambiali.

In una regione allevata al malaffare la città capoluogo, protagonista della più clamorosa delle retate, esprime in cifre la sua identità pubblica. Se ci fosse un giudice bisognerebbe invitarlo a chiedere conto ai consiglieri comunali. E agli assessori, e ai sindaci che si sono succeduti. Primo fra gli altri, Giuseppe Scopelliti, ora governatore della Calabria, applauditissimo protagonista della costruzione del “modello Reggio”.

Un momento prima o un momento dopo – fate voi – bisognerebbe però anche convocare i cittadini di Reggio Calabria e farsi dire cosa accade al loro corpo quando giunge nella cabina elettorale.


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:na:
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ciesse ha scritto:Trecentouno sono i milioni di euro iscritti regolarmente a bilancio come debiti. Centossettanta i milioni che non si è riusciti a rubricare bene: debitucci a la carte. Centodue milioni di ulteriori piccole pendenze da stipare nelle varie ed eventuali. In tutto, tenendo a mente che il conto è parziale, Reggio Calabria, città di centonovantamila abitanti, ha sparsi per l’Italia più di mezzo miliardo di cambiali.

In una regione allevata al malaffare la città capoluogo, protagonista della più clamorosa delle retate, esprime in cifre la sua identità pubblica. Se ci fosse un giudice bisognerebbe invitarlo a chiedere conto ai consiglieri comunali. E agli assessori, e ai sindaci che si sono succeduti. Primo fra gli altri, Giuseppe Scopelliti, ora governatore della Calabria, applauditissimo protagonista della costruzione del “modello Reggio”.

Un momento prima o un momento dopo – fate voi – bisognerebbe però anche convocare i cittadini di Reggio Calabria e farsi dire cosa accade al loro corpo quando giunge nella cabina elettorale.


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Mi ricordi per chi hai votato alla regione ? :scratch
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