dell'utri indagato per trattativa stato-mafia

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suonatore Jones

MILANO - Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri è indagato dalla procura di Palermo nell'inchiesta sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. Condannato in appello a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, Dell'Utri sarebbe accusato in questa indagine di violenza o minaccia a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario.



Marcello Dell'Utri
PAPELLO - L'inchiesta, condotta dai pm Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava, ipotizza l'esistenza di una trattativa tra Stato e mafia che negli anni avrebbe visto alternarsi diversi protagonisti istituzionali, politici e mafiosi. Nell'indagine sono coinvolti, oltre ai boss Totò Riina; Bernardo Provenzano e Antonino Cinà; il generale dei carabinieri Mario Mori; il suo ex braccio destro al Ros; Giuseppe De Donno; Angelo Angeli, un ufficiale dei carabinieri che, pur avendo messo le mani sul «papello» (il foglio della trattativa, ndr) durante la perquisizione della cassaforte nella casa di Massimo Ciancimino non l'avrebbe sequestrato; alcuni esponenti dei Servizi e lo stesso Ciancimino jr.. A tirare per primo in ballo Dell'Utri nell'indagine sulla trattativa è proprio il figlio di Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso di Palermo. È lui a raccontare al processo al generale Mori, imputato di favoreggiamento mafioso, di avere saputo dal padre di stretti rapporti tra il senatore e Provenzano. Don Vito avrebbe riferito al figlio anche che sarebbe stato proprio Dell'Utri, con l'avallo del boss di Corleone, a sostituirlo nella conduzione della trattativa che, fino al '92 sarebbe stata portata avanti da Ciancimino e dai carabinieri.
«NELLE MANI» - A fare il nome di dell'Utri ai pm è anche il pentito Stefano Lo Verso che ha sostenuto di aver saputo da Provenzano che, dopo le stragi del '92 e del '93, Dell'Utri, ex manager di Publitalia tra i fondatori di Forza Italia, si sarebbe offerto come garante politico degli interessi di Cosa nostra. Dall'altra parte del tavolo ancora Provenzano che, in nome dell'accordo stretto, avrebbe assicurato il sostegno elettorale dei boss al partito dell'ex premier Silvio Berlusconi. E anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, a cui il boss Giuseppe Graviano avrebbe detto che «grazie al paesano (Dell'Utri, ndr) e a Berlusconi la mafia aveva il Paese nelle mani», sarebbero finite nell'inchiesta sulla trattativa condotta dai pm di Palermo.

«ALLUCINANTE» - «Io indagato per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra? È veramente allucinante». Così, Marcello Dell'Utri commenta la sua iscrizione nel registro degli indagati. «La procura di Palermo ha fatto una grande insalata russa - ha detto ancora - per quanto mi riguarda i magistati stanno pestando l'acqua nel mortaio». E sui collaboratori che lo accusano tra cui Stefano Lo Verso e il dichiarante Massimo Ciancimino, dice: «Assurdità. È una cosa inesistente solo a pensarla. Tutta questa vicenda è veramente allucinante».

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OronzoPugliese
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suonatore Jones ha scritto:Condannato in appello a 7 anni per concorso in associazione mafiosa

Ma non era stato assolto? (fonte tg1).

Non abbia comunque timore alcuno Marcellino: la magistratuta politicizzata, che già 27 volte ha purificato Silviuccio, lo toglierà da ogni impiccio
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suonatore Jones

OronzoPugliese ha scritto:
suonatore Jones ha scritto:Condannato in appello a 7 anni per concorso in associazione mafiosa

Ma non era stato assolto? (fonte tg1).
altro successo per rimpinguare il 27-0
doddi
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la decisione della cassazione. il senatore pdl era stato condannato a 7 ANNI
Dell'Utri, annullata la sentenza di condanna

Il processo di secondo grado da rifare a Palermo davanti ad altri giudici. Gli avvocati: «La Corte è stata coraggiosa»



MILANO - Tre ore di camera di consiglio poi il verdetto: la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza d'appello di condanna a sette anni di reclusione per il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di secondo grado dovrà essere rifatto a Palermo davanti ad altri giudici. La prescrizione del reato, in ogni caso, non scatterà prima del 30 giugno 2014, dunque è presumibile che il processo possa arrivare a conclusione.

«SODDISFATTO» - Il senatore Dell'Utri è «molto soddisfatto» per la decisione della Cassazione. Il commento del senatore è reso noto dagli avvocati Giuseppe Di Peri e Pietro Federico. «La decisione della Cassazione - aggiungono - dimostra che nei confronti di Dell'Utri sono stati fatti dei processi contrari al diritto, e la Suprema Corte, nonostante le pressioni che si sono manifestate in questo ultimo periodo, ha preso una decisione coraggiosa ma pienamente aderente ai principi del corretto funzionamento della giurisprudenza». «Finalmente ho trovato una magistratura che mi ha giudicato in maniera serena», è il commento di Dell'Utri ad uno dei suoi legali, l'avvocato Massimo Krogh.

L'ACCUSA - La conclusione era già apparsa probabile durante l'udienza. Perché anche il sostituto procuratore generale presso la Cassazione Francesco Iacoviello aveva chiesto l'annullamento con rinvio o in alternativa che che la vicenda fosse trattata dalle sezioni unite penali. Il procuratore Iacoviello ha parlato di «gravi lacune» giuridiche della sentenza d'appello per mancanza di motivazione e mancanza di specificazione della condotta contestata a Dell'Utri, che a suo avviso deve essere chiarita. Il pg inoltre ha voluto dare atto alla V sezione della Cassazione di essere di «grandissimo e indiscusso profilo professionale». Rispondendo in modo esplicito alle critiche di quanti avevano indicato il presidente Aldo Grassi come un fedelissimo di Corrado Carnevale detto «ammazzasentenze».

IL RAGIONEVOLE DUBBIO - «Nessun imputato deve avere più diritti degli altri ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri: e nel caso di Dell'Utri non è stato rispettato nemmeno il principio del ragionevole dubbio». Ha aggiunto Iacoviello nella sua requisitoria. E ancora a suo dire «l'accusa non viene descritta, il dolo non è provato, precedenti giurisprudenziali non ce ne sono e non viene mai citata la sentenza 'Mannino della Cassazione, che è un punto di riferimento imprescindibile in processi del genere». Per questo ha chiesto l'inammissibilità del ricorso della procura di Palermo che aveva chiesto addirittura un inasprimento della pena. «Il concorso esterno è ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non ci crede più nessuno! - da detto inoltre Iacoviello rivolto ai giudici- Spetta a voi il compito di smentirmi».

L'ATTESA DI DELL'UTRI - Stando a quanto riferiscono fonti vicine al collegio di difesa Marcello Dell'Utri era a Milano ad attendere l'esito dell'udienza. Ma secondo il Fatto Quotidiano, che avrebbe tentato di contattare telefonicamente il senatore, Dell'Utri ieri si trovava in Spagna. Dopo aver composto il numero del suo cellulare - riferisce il giornale - si è sentito un messaggio in lingua spagnola: «Por favor marque de nuevo», l'equivalente spagnolo del nostro riprovi più tardi. Circostanze smentite dai suoi legali. «Oggi non lo abbiamo chiamato, ma di certo lo sentiremo stasera. A noi risulta che sia a Milano» ha detto l'avvocato Di Peri ribadendo che lo informerà telefonicamente sull'esito dell'udienza.

Redazione Online
9 marzo 2012 | 22:21
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questa è la giustizia ad orologeria. che vergogna.
tito
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doddi ha scritto:http://www.corriere.it/cronache/12_marz ... primopiano


IL RAGIONEVOLE DUBBIO - «Nessun imputato deve avere più diritti degli altri ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri: e nel caso di Dell'Utri non è stato rispettato nemmeno il principio del ragionevole dubbio». Ha aggiunto Iacoviello nella sua requisitoria. E ancora a suo dire «l'accusa non viene descritta, il dolo non è provato, precedenti giurisprudenziali non ce ne sono e non viene mai citata la sentenza 'Mannino della Cassazione, che è un punto di riferimento imprescindibile in processi del genere». Per questo ha chiesto l'inammissibilità del ricorso della procura di Palermo che aveva chiesto addirittura un inasprimento della pena. «Il concorso esterno è ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non ci crede più nessuno! - da detto inoltre Iacoviello rivolto ai giudici- Spetta a voi il compito di smentirmi».
ma infatti, chi è quel coglione che s'è invento sto reato che non sta né in cielo né in terra?? Sti politici dementi dovremmo sbatterli tutti fuori dal parlamento!
doddi
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Dell'Utri, scontro su decisione Cassazione
Pdl: parole violente dal partito magistrati
Berlusconi: 19 anni di sofferenza e gogna. Ingroia: non c'è alcun partito dei giudici. Caselli: requisitoria pg imbarazzante

   

ROMA - «Ho letto commenti violenti sulla sentenza Dell'Utri da parte del partito della magistratura - ha detto oggi a Udine il segretario del Pdl, Angelino Alfano - Quando le sentenze erano di loro gradimento, dicevano che le sentenze non si commentano. La magistratura è divisa in partiti che per eufemismo si chiamano correnti; correnti che fanno congressi e che hanno iscritti». Le parole dei Alfano arrivano all'indomani delle polemiche sulla decisione della Cassazione che due giorni fa, ha annullato con rinvio la condanna a sette anni di reclusione per il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri.

Berlusconi: 19 anni di sofferenza e gogna. «Diciannove anni di sofferenza e di gogna, una cosa incredibile» è stato il commento di Silvio Berlusconi.

Ingroia: non c'è alcun partito dei giudici, basta con le polemiche gridate. «Non c'è alcun partito di giudici ma solo la necessità di uscire dalle sterili polemiche politiche gridate - ha detto oggi il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, riferendosi alle dichiarazioni di Alfano.Nessuno può cancellare le sentenze. Tutti i provvedimenti giudiziari possono e devono essere soggetti a critiche, che sono legittime quando sono argomentate. Non si può dire la stessa cosa con gli insulti e gli attacchi sguaiati che spesso vengono rivolti ai magistrati della pubblica accusa. E' auspicabile e necessario avviare un confronto civile nel rispetto di tutti e di ciascuno».

«Colpo di spugna al metodo Falcone. «Spero che questa sentenza non si trasformi nel colpo di spugna finale al metodo Falcone - aveva detto in precedenza Ingroia in un'intervista al Fatto Quotidiano - perché da due decenni siamo testimoni in un'instancabile opera di demolizione del lavoro della magistratura siciliana, iniziato dal pool antimafia di Falcone e Borsellino e proseguito dopo la loro morte». Sulla sentenza, Ingroia afferma che «i giochi sono ancora aperti perché questa non è una sentenza di assoluzione - precisa - e tutto si deciderà nel nuovo processo, c'è amarezza con la coincidenza del ventennale della morte di Falcone e Borsellino». «Siamo in una fase molto delicata di acquisizione di nuove verità - prosegue il procuratore - sulle stragi e sui depistaggi. È triste assistere, proprio in questo anno, al montare di un nuovo revisionismo politico-giudiziario sulla stagione di Falcone e Borsellino». Il procuratore si dice meno sorpreso della sentenza «conoscendo la cultura della prova del presidente Grassi, che è completamente lontana dalla mia». «Dire che al concorso esterno non crede più nessuno fa a pugni con tante sentenze ormai definitive», precisa Ingroia che prova a spiegarsi la sentenza del pg Iacoviello con la volontà di sottolineare che «l'annullamento con rinvio non equivale ad una dichiarazione di innocenza dell'imputato» ma «alcuni suoi passagi ed espressioni un pò forti - aggiunge - appaiono incoerenti con questa conclusione».

Di Pietro: per ora Dell'Utri è condannato a nove anni. «L'informazione ufficiale distorce le notizie: la Cassazione non ha assolto l'amico di Berlusconi, ma ha rinviato il processo all'appello, vuol dire che resta un condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa»: così il leader Idv, Antonio Di Pietro, commenta la decisione della Cassazione.

Napoli: Cassazione ha detto che c'è "fumus persecutionis". «L'annullamento del processo d'appello contro il senatore Marcello Dell'Utri - dice Osvaldo Napoli, vice capogruppo del Pdl - è stato motivato dal Pg Francesco Iacoviello con un elegante perifrasi che resa in termini spicci sta a significare: fumus persecutionis. Insomma, la Cassazione ha depennato la norma giuridica cara ai Torquemada straccioni secondo cui "il sospetto è l'anticamera della verità" e hariportato per un attimo l'Italia nel novero dei Paesi a elevata civiltà giuridica. I commenti di qualche magistrato a quella sentenza lasciano basiti. Sostenere che "i giochi sono aperti", significa che qualche magistrato "giocà con la libertà" e la carcerazione di una persona. E' lecito chiedersi se il Csm esista ancora come organo di autogoverno dei magistrati o se non sia ridotto a un cenacolo di perditempo».

Caselli: le affermazioni di Iacoviello sono imbarazzanti, feriscono Falcone. Giancarlo Caselli, procuratore di Torino ed ex capo della procura di Palermo, in un'intervista a La Stampa ha detto: «La requisitoria del sostituto procuratore generale della Cassazione, Iacoviello - ha detto Caselli - non ha ferito solo me, ma Giovanni Falcone che ha teorizzato e concretizzato nei maxiprocessi il concorso esterno in associazione mafiosa. Le affermazioni di Iacoviello sono quantomeno imbarazzanti». Caselli ha aggiunto che in passato il Csm ha punito colleghi per molto meno.

Cicchitto: a Caselli sono saltati i nervi. «Evidentemente - dice il presidente dei deputati del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto - al dottor Caselli sono saltati i nervi se invoca addirittura provvedimenti disciplinari del Csm nei confronti del sostituto procuratore Iacoviello per l'arringa fatta e per quello che ha detto sul reato di concorso esterno in associazione mafiosa. A proposito: è evidente che esso consente dei margini incredibili di discrezionalità anche a pubblici ministeri politicizzati per cui va eliminato o comunque profondamente rivisto come sostiene anche uno che se ne intende in materia come Luciano Violante».

Domenica 11 Marzo 2012 - 13:14    Ultimo aggiornamento: 21:13
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tito ha scritto:ma infatti, chi è quel coglione che s'è invento sto reato che non sta né in cielo né in terra?? Sti politici dementi dovremmo sbatterli tutti fuori dal parlamento!
Turpiloquio a parte, cos'è che non Ti convince di "'sto reato che non sta né in cielo né in terra"?
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ciao peas, ho solo parafrasato il pensiero di Iacoviello o del suo compare Carnevale (per intenderci quello che annullava i processi di mafia degli anni 80).

La tua domanda la girerei a Iacoviello, e mi chiederei perché nessun giornalista di un grande giornale come il corriere non abbia già tartassato di domande sto Iacoviello che spara una bomba come questa.

Mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensano gli altri. Iacoviello ha detto qualcosa di enorme, ma nessun commento.

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tito ha scritto:ciao peas, ho solo parafrasato il pensiero di Iacoviello o del suo compare Carnevale (per intenderci quello che annullava i processi di mafia degli anni 80).

La tua domanda la girerei a Iacoviello, e mi chiederei perché nessun giornalista di un grande giornale come il corriere non abbia già tartassato di domande sto Iacoviello che spara una bomba come questa.

Mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensano gli altri. Iacoviello ha detto qualcosa di enorme, ma nessun commento.

Quello che tu chiami turpiloquio è fin trooppo gentile considerando la contingenza
Credo che certi patti, anche se disdicevoli a dirsi, per ragion di Stato si contraggono.
Ricordo solamente che qualche anno addietro D'alema teorizzo che per il Paese sarebbe stato più conveniente pensare ad un "salvaconotto".
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tito ha scritto:ciao peas, ho solo parafrasato il pensiero di Iacoviello o del suo compare Carnevale (per intenderci quello che annullava i processi di mafia degli anni 80).

La tua domanda la girerei a Iacoviello, e mi chiederei perché nessun giornalista di un grande giornale come il corriere non abbia già tartassato di domande sto Iacoviello che spara una bomba come questa.

Mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensano gli altri. Iacoviello ha detto qualcosa di enorme, ma nessun commento.

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Non avevo colto l'ironia: sono più sereno a sapere che non pensi davvero 'ste stronzate! :thumright
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"Stragi, Stato avviò trattativa con mafia Forza Italia non fu il mandante"

Nelle 547 pagine della motivazione della sentenza che ha condannato all'ergastolo il boss palermitano Francesco Tagliavia i giudici descrivono il movente di Cosa Nostra e spiegano come si arrivò ai contatti tra emissari dei clan e quelli delle istituzioni

di FRANCA SELVATICI


"Una trattativa indubbiamente ci fu e venne, quanto meno inizialmente, impostata su un do ut des. L’iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia".

La corte di assise di Firenze ha depositato le motivazioni della condanna all’ergastolo del boss palermitano Francesco Tagliavia per le stragi del 1993 di Roma, Firenze e Milano, e dedica quasi 100 delle 547 pagine della sentenza alla ricostruzione del movente degli attentati e alla trattativa avviata all’indomani della strage di Capaci del 23 maggio ‘92 fra Cosa Nostra e istituzioni. L’obiettivo che le istituzioni si prefiggevano, quantomeno all’avvio dei contatti, fu —a giudizio della corte di assise — quello "di trovare un terreno di intesa con Cosa Nostra per far cessare la sequenza delle stragi. E’ verosimile che tutti gli apparati, ufficiali e segreti, dello Stato temessero sommamente altri devastanti attentati dopo quello di Capaci, nella consapevolezza che in quel momento non si sarebbe saputo come prevenirli e questo anche perché..., nonostante gli sforzi encomiabili di tutte le forze di polizia, si brancolava abbastanza nel buio, soprattutto sul piano dell’intelligence". Secondo i magistrati fiorentini, l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta, il 19 luglio ’92, fu "una variante anomala".


E l’idea di colpire i monumenti fu suggerita da elementi esterni alla mafia, probabilmente da Paolo Bellini, oscuro personaggio vicino al terrorismo nero e ai servizi. La corte d’assise, che durante il processo ha sentito gli ex ministri Giovanni Conso e Nicola Mancino, conclude che "dalla disamina delle dichiarazioni di soggetti di così spiccato profilo istituzionale esce un quadro disarmante che proietta ampie zone d’ombra sull’azione dello Stato nella vicenda delle stragi". Riguardo ai "nuovi referenti" indicati da Spatuzza e da altri collaboratori, e cioè Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, la corte parla di "gravi affermazioni" sul loro conto, che tuttavia al momento non hanno ricevuto uan verifica giudiziaria, "neanche interlocutoria" e, stando alle risultanze del processo fiorentino, conclude : "Non ha trovato consistenza l’ipotesi secondo cui la nuova 'entità politica' che stava per nascere si sarebbe addirittura posta come mandante o ispiratrice delle stragi".
(12 marzo 2012) © Riproduzione riservata
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Regmi ha scritto: Credo che certi patti, anche se disdicevoli a dirsi, per ragion di Stato si contraggono.
Ricordo solamente che qualche anno addietro D'alema teorizzo che per il Paese sarebbe stato più conveniente pensare ad un "salvaconotto".
Il Garante c'è.
spero di non aver capito bene. Stai dicendo che le accuse a dell'utri sono tutte vere e che negli ultimi 20 anni abbiamo avuto al governo gente intrallazzata con la mafia?

la cosa più disarmante è la leggerezza con cui lo dici. Se c'è tanta gente che la pensa così, appostu simu! vedo un futuro foschissimo :sad: :sad:
ma spero di non aver capito
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Regmi
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tito ha scritto:
Regmi ha scritto: Credo che certi patti, anche se disdicevoli a dirsi, per ragion di Stato si contraggono.
Ricordo solamente che qualche anno addietro D'alema teorizzo che per il Paese sarebbe stato più conveniente pensare ad un "salvaconotto".
Il Garante c'è.
spero di non aver capito bene. Stai dicendo che le accuse a dell'utri sono tutte vere e che negli ultimi 20 anni abbiamo avuto al governo gente intrallazzata con la mafia?

la cosa più disarmante è la leggerezza con cui lo dici. Se c'è tanta gente che la pensa così, appostu simu! vedo un futuro foschissimo :sad: :sad:
ma spero di non aver capito
Mi riferivo alla ipotetica "merce" di scambio per smettere di scassare (letteralmente) il Paese e l'Europa.

Sul resto che dirti?...le sentenze parlano da sole.
Anche Andreotti e Mannino, anche Salvo Lima e finanche il corruttore per eccellenza, tanto per fare qualche nome, sono e erano (pace all'anima sua) ufficialmente "immacolati"
8-)
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Regmi, continuo a non capire, stai dicendo che è comprensibile che lo stato abbia contrattato la resa con la mafia??

ti rendi conto della gravità della cosa?
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Il 25/11/2011 OronzoPugliese ha scritto:
suonatore Jones ha scritto:Condannato in appello a 7 anni per concorso in associazione mafiosa

Ma non era stato assolto? (fonte tg1).

Non abbia comunque timore alcuno Marcellino: la magistratuta politicizzata, che già 27 volte ha purificato Silviuccio, lo toglierà da ogni impiccio


Visto? :cheers
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L'assolto da Minzolini, colui per il quale la Cassazione aveva finalmente fatto giustizia


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Mafia, sette anni a Dell'Utri
il pg ne avrebbe chiesto l'arresto


Concorso esterno in associazione mafiosa, confermata in Appello la pena di primo grado. Secondo l'Ansa il pg Patronaggio avrebbe chiesto l'arresto dell'ex senatore del Pdl, per il pericolo di fuga. La sentenza che ha condannato oggi l'ex senatore del Pdl giunge a 17 anni dall'avvio delle indagini, aperte nel 1994 dalla Procura di Palermo e sfociate nell'ottobre del 1996 nel rinvio a giudizio. L'ex senatore: "Romanzo criminale continua"

PALERMO - La Corte d'Appello di Palermo ha condannato l'ex senatore Pdl Marcello Dell'Utri imputato di concorso esterno in associazione mafiosa confermando la pena di 7 anni.
Secondo l'Ansa e l'Agi il pg Luigi Patronaggio ne avrebbe chiesto l'arresto, paventando il pericolo di fuga. Non è ancora nota la decisione della Corte. La sentenza che ha condannato oggi l'ex senatore del Pdl giunge a 17 anni dall'avvio delle indagini, aperte nel 1994 dalla Procura di Palermo e sfociate nell'ottobre del 1996 nel rinvio a giudizio. Il primo processo, apertosi il 5 novembre del 1997 davanti al Tribunale di Palermo presieduto da Leonardo Guarnotta, era durato sette anni e si era concluso l'11 dicembre del 2004 con la condanna dell'imputato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, più due anni di libertà vigilata, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento per le parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. Sulla circolazione delle notizia relative alla richiesta di arresto il neo-presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenuto alla trasmissione "Piazza pulita" su La7, si è detto "stupito": "Non credo che Dell'Utri scappi - ha detto Grasso - ma è una normale prassi cautelativa procedere alla richiesta di arresto e poi diffondere la notizia".

I PROCESSI E LA SENTENZA
"Vi è la prova -aveva scritto il collegio nella motivazione - che Dell'Utri aveva promesso alla
mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l'imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento europeo nelle file dello stesso partito
, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perché era in corso il dibattimento di questo processo penale". Quel verdetto era stato parzialmente corretto in secondo grado, in un processo assai più rapido del primo, iniziato il 16 aprile del 2010 e conclusosi il 29 giugno dello stesso anno quando la Corte di Appello, presieduta da Claudio Dall'Acqua, aveva ridotto a sette anni la pena per Dell'Utri, a fronte di una richiesta di 11 anni formulata dal procuratore generale Antonio Gatto. I giudici avevano ritenuto provati i rapporti tra Dell'Utri e la mafia fino al 1992 mentre lo avevano assolto "perché il fatto non sussiste" per i fatti successivi. Aveva però retto l'impianto accusatorio secondo cui Dell'Utri avrebbe fatto da mediatore tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi, e lo aveva tra l'altro convinto ad assumere come stalliere ad Arcore il boss Vittorio Mangano, morto di cancro in carcere.

La sentenza di appello era stata parzialmente annullata il 9 marzo 2012 dalla Cassazione, che aveva accolto il ricorso della difesa di Dell'Utri. Confermata l'assoluzione per le accuse successive al 1992, e per le quali la sentenza è diventata definitiva, la quinta sezione penale della Suprema Corte, presieduta da Aldo Grassi, nelle motivazioni depositate il 24 aprile successivo,aveva spiegato che risulta"probatoriamente dimostrato" il comportamento di Dell'Utri "di rafforzamento dell'associazione mafiosa fino a una certa data, favorendo i pagamenti a Cosa nostra di somme non dovute da parte di Fininvest. Tuttavia -aveva ritenuto la Cassazione- va dimostrata l'accusa di concorso esterno per il periodo in cui il senatore di Forza Italia lasciò Fininvest per andare a lavorare per Filippo Alberto Rapisarda, tra il 1977 e il 1982. Su questo aspetto, la Cassazione aveva disposto un nuovo giudizio davanti a una diversa sezione della Corte di Appello di Palermo, quella presieduta da Raimondo Lo Forti, che si è pronunciata oggi. Il processo bis di secondo grado si era aperto il 18 luglio del 2012, e il 18 gennaio scorso il Pg Luigi Patronaggio aveva chiesto la conferma della pena di sette anni per Dell'Utri. L'ex senatore è stato a condannato anche a risarcire le spese legali delle parti civili che si erano costituire contro di lui, il Comune e la Provincia di Palermo: al Comune Dell'Utri dovrà versare 7.800 euro, mentre alla Provincia dovrà rimborsarne 3.500, come prevede il dispositivo.

LA REAZIONE
"Se arrivasse la prescrizione direi come Andreotti e cioè sempre meglio che niente. E' una possibilità e staremo a vedere. Io attendo, gli altri facciano i calcoli. Per quel che mi riguarda speravo in un'altra sentenza, ma è arrivata questa condanna: il mio romanzo criminale. Ma accetto il verdetto". Così Marcello Dell'Utri dopo la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. "Fiducia? è una parola grossa. Io continuo ad avere tranquillità - ha proseguito - ci sarà la Cassazione. Ci stava l'assoluzione, ci stava anche la condanna". "Il romanzo criminale prosegue - dice ancora Dell'Utri - visto che ha molta audience continua. Faranno un altro supplemento del romanzo criminale. Poi ci sarà il processo per la trattativa. Siamo in questo trip e non possiamo fare altro. Che devo fare? Devo dire parolacce? Prendiamo la vita come viene".

"Certamente siamo delusi e amareggiati. Bisogna rileggere il dispositivo, ma di fatto hanno riconfermato la sentenza d'appello. Faremo ricorso in Cassazione, naturalmente. Noi non tendiamo alla prescrizione, ma se dovesse essere acclarata, non ci opporremmo", ha aggiunto l'avvocato Giuseppe Di Peri, uno dei legali di Dell'Utri, commentando la condanna.

(25 marzo 2013)
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"Mister te sarà ti, muso de mona. Mi son el signor Nereo Rocco"
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