Nuovi scenari all'orizzonte

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Moderatori: Bud, NinoMed, Lilleuro

Cosa prevedi per il Governo?

Sondaggio concluso il 09/11/2011, 12:03

1 - Ci sarà l'ennesima fiducia
7
32%
2 - Passo indietro prima del voto e cambio al timone con : (specificare)
1
5%
3 - Sfiducia in aula e passaggio del testimone a Gianni Letta o Alfano per cercare di formare una nuova maggioranza parlamentare e nuovo governo con il terzo polo.
3
14%
4 - Governo tecnico con Monti premier (se avrà i numeri).
6
27%
5 - Elezioni anticipate
4
18%
6 - Altro
1
5%
 
Voti totali: 22
doddi
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aquamoon ha scritto:
reggino ha scritto:Alfano si conferma un politico scadente.Non che ci fosse volesse molto per capirlo,basterebbe vedere quello che (non) ha fatto quando era ministro della giustizia,ma quanto accaduto nell'ultimo periodo rafforza ulteriormente la mia convinzione.Da quanti mesi è segretario del pdl?quattro,cinque mesi?ecco,a partire da quel periodo il pdl ha continuato a perdere voti,parlamentari,e fiducia da parte dell'elettorato del cdx.Oggi è un partitito che può vantare un 23-24% di consensi.
D'accordo che in quel partito politici discreti non ce ne sono,ma uno migliore di Alfano possibile che non ci sia??
Sbagli, è riuscito a fare iscrivere al PdL 1.200.000 persone (50.000 in Calabria).
Praticamente, per un partito che non ha sezioni, non fà congressi, non elegge gli organismi direttivi se non per ruoli marginali, non compendia il dissenso interno e nemmeno la possibilità di storcere il naso... è un successone di portata storica.
Altro che scadente...
:mrgreen:

:wink
E pensa adesso che si faranno... :lol:
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
mohammed
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quindi il primo conto alla rovescia è terminato, bene, ora termineranno quelli locali, comune e regione, abbiate fiducia, la strada verso il nulla è tutta per loro...
Allah è grande, Gheddafi è il suo profeta!
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Regmi
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Paolo_Padano ha scritto:Lo dico seriamente, fossi napolitano nominerei un governo tecnico a tempo con Lillo Foti presidente del consiglio risanerebbe il paese in 12 mesi.
E lo stadio dove giocare la partita non potrebbe essere diverso da quello del Livorno, vero?
8-)
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
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Ahhh che Liberazione finalmente Silvio si cacciau ri cu........!

Adesso finalmente splenderà il sole, l'economia esploderà con un governo Bersani/Di Pietro, i lavoratori finalmente torneranno a lavorare e a non rompere le palle, il popolo viola tornerà a tifare Fiorentina, Gli indignados torneranno dignados, ma soprattutto la sezione attualità di questo forum perderà il protagonista principale.

Evviva Bersani, evviva Di Pietro, Vendola e chi più nè ha più nè metta! Finalmente la moralità tornerà al governo e diventeremo tutti ricchi!

(Naturalmente il tempo di una sciarriata e tutto tornerà come prima. "Deustchland Deustchland uber alles")


http://www.youtube.com/watch?v=PtDmYeqf ... re=related" onclick="window.open(this.href);return false;
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http://www.youtube.com/watch?v=0hUrcGCQV1g" onclick="window.open(this.href);return false;
suonatore Jones

ERIK LARSSON © ha scritto:Ahhh che Liberazione finalmente Silvio si cacciau ri cu........!

Adesso finalmente splenderà il sole, l'economia esploderà con un governo Bersani/Di Pietro, i lavoratori finalmente torneranno a lavorare e a non rompere le palle, il popolo viola tornerà a tifare Fiorentina, Gli indignados torneranno dignados, ma soprattutto la sezione attualità di questo forum perderà il protagonista principale.

Evviva Bersani, evviva Di Pietro, Vendola e chi più nè ha più nè metta! Finalmente la moralità tornerà al governo e diventeremo tutti ricchi!

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si inizia a rosicare da prima delle elezioni? mizzica...
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suonatore Jones ha scritto:
ERIK LARSSON © ha scritto:Ahhh che Liberazione finalmente Silvio si cacciau ri cu........!

Adesso finalmente splenderà il sole, l'economia esploderà con un governo Bersani/Di Pietro, i lavoratori finalmente torneranno a lavorare e a non rompere le palle, il popolo viola tornerà a tifare Fiorentina, Gli indignados torneranno dignados, ma soprattutto la sezione attualità di questo forum perderà il protagonista principale.

Evviva Bersani, evviva Di Pietro, Vendola e chi più nè ha più nè metta! Finalmente la moralità tornerà al governo e diventeremo tutti ricchi!

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si inizia a rosicare da prima delle elezioni? mizzica...

Rosicare???? Ma scherzi ? io non aspettavo altro che tutti gli uomini dello "studente che studia" dimostrassero il proprio valore!

Fortuna che sono vicino alla Svizzera, in caso di default chiedo asilo politico!
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mohammed
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suonatore Jones ha scritto:
ERIK LARSSON © ha scritto:Ahhh che Liberazione finalmente Silvio si cacciau ri cu........!

Adesso finalmente splenderà il sole, l'economia esploderà con un governo Bersani/Di Pietro, i lavoratori finalmente torneranno a lavorare e a non rompere le palle, il popolo viola tornerà a tifare Fiorentina, Gli indignados torneranno dignados, ma soprattutto la sezione attualità di questo forum perderà il protagonista principale.

Evviva Bersani, evviva Di Pietro, Vendola e chi più nè ha più nè metta! Finalmente la moralità tornerà al governo e diventeremo tutti ricchi!

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si inizia a rosicare da prima delle elezioni? mizzica...
da pisapia in poi il rosicamento è alle stelle, e ne devono calare ancora di bocconi amari...
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POLITICA
09/11/2011 - LA CRISI- RETROSCENA
Il nuovo asse democristiano
dietro l'eclissi del Cavaliere

Pier Ferdinando Casini (Udc) insieme a Beppe Pisanu: gli ex democristiani
Casini punta all'esecutivo
responsabile: ma il se il Pdl
si impunta l'Udc andrà con il Pd
FABIO MARTINI
ROMA
Si è appena spento il tabellone con i risultati che inchiodano il governo Berlusconi allo score più basso della sua storia, il leader del Pd Pier Luigi Bersani chiede la parola e proprio nell’incipit del suo discorso fa un annuncio significativo: «Voglio dire pochissime parole, cercando di interpretare il sentimento di tutte le opposizioni...». Fuori dal politichese significa che due ore prima Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro hanno consentito che fosse Bersani a parlare a nome di tutti loro. Un’investitura non banale soprattutto da parte di Casini che esita sempre a farsi rappresentare da un leader della sinistra. Un intervento breve, quello di Bersani, forse meno efficace di altre volte, sta di fatto che alla fine del suo discorso dai banchi centristi, i deputati dell’Udc e del Fli non si spellano le mani, anzi la maggior parte di loro resta a braccia conserte.

L’epidermica freddezza dei centristi alla fine del discorso di Bersani non cancella il compiacimento di Casini, il vero vincitore di questa tornata, il principale artefice della «campagna d’autunno» che ha sottratto così tanti parlamentari alla maggioranza e che ha portato al collasso, sia pur differito, del governo Berlusconi. In questi giorni, mentre democratici, dipietristi e finiani si impegnavano nei pur necessari discorsi di contrasto, i capi dell’Udc si sporcavano le mani, contrattavano, promettevano, portavano a casa adesioni o promesse. Tanto è vero che in serata, con i suoi, Casini commentava: «L’annuncio delle dimissioni di Berlusconi è una vittoria fondamentale. Ma quando si vince, non bisogna mai stravincere». E Casini, il leader politico che in questi mesi si è mosso con la maggior sintonia col Capo dello Stato, si prepara ora a giocare la prossima mano, quella del «governo di responsabilità», con Mario Monti premier. Una partita dagli esiti incertissimi, ma che in caso di impuntatura di Berlusconi e di riproposizione del Cavaliere come leader del centrodestra, potrebbe produrre una grossa sorpresa nella disponibilità dell’Udc a un’alleanza elettorale - finora esclusa - con il centrosinistra. Premessa di un’ascesa di Casini al soglio che più ambisce: quello del Quirinale. Un patto Pd-Udc, davvero clamoroso se si materializzasse, appartiene al non-detto di questi giorni ed è una delle conseguenze del protagonismo dell’Udc, protagonista di una massiccia controcampagna acquisti, condotta in prima persona da Pier Ferdinando Casini e da Lorenzo Cesa, con l’apporto di Paolo Cirino Pomicino. Tre ex democristiani che sono riusciti a convincere parlamentari di centrodestra - ecco il «dettaglio» non ancora rilevato che hanno tutti ascendenze democristiane: Giustina Destro, Fabio Gava, Gianfranco Pittelli, Roberto Antonione, Franco Stradella, Francesco Stagno D’Alcontres, per non parlare di Calogero Mannino, che ha seguito un suo personale percorso di allontanamento dalla maggioranza, ma che della Dc è stato vicesegretario e ministro. Certo, da quando la Democrazia cristiana si è sciolta, era il gennaio del 1993, da allora tante volte sui giornali si è riaffacciato il tormentone: «Riecco la Dc». Tutti falsi allarmi e semplificazioni giornalistiche, eppure mai come in queste ore è tornato ad aleggiare nel Palazzo l’orgoglio democristiano.

Ieri pomeriggio nei corridoi di Montecitorio era come se circolassero soltanto ex Dc, di centrodestra e di centrosinistra che si davano di gomito, annuivano, si complimentavano. Commentava a voce bassa un deputato Pdl molto addentro alle vicende di Santa Romana Chiesa: «Non c’è alcun dubbio che le recenti e ripetute considerazioni espresse dal cardinale Bagnasco, così diverse dalla stagione dell’allineamento di Ruini, abbiano creato il clima per questa ripresa di protagonismo dei cattolici in politica. Come diceva il profeta Isaia: così come la pioggia scende dal cielo senza aver fecondato la terra, così la mia parola non ritornerà a me senza aver compiuto ciò che desidero». Un ritrovato protagonismo «democristiano» che si dispiegherà nel tentativo di far nascere un «governissimo», ma se finisse male? Dice Beppe Fioroni, uno dei pochi dirigenti Pd che ha collaborato ai sondaggi con i parlamentari Pdl: «Le misure richieste dall’Europa vanno rapidamente archiviate, in modo da voltare pagina. E se Berlusconi impedirà un governo di responsabilità, costringendo i suoi a ingoiare la pasticca di cianuro e mettendo il Paese in ginocchio a quel punto potrebbero crearsi per davvero i presupposti di un’alleanza elettorale tra noi e l’Udc».


quindi l'asse dovrebbe essere PD.UDC....e il leader sarebbe?
parliamo dello stesso UDC di cui si è tanto parlato male?
e non parliamo di rosicamento...da parte di chi rosica da tre anni...
io personalmente stò a guardare...
ps..il prossimo candidato a presidente della Giunta Regionale della Calabria sarà....indovina chi? su...dai..il nuovo che avanza.. :yaho:
cosi si vocifera...di più non sò... :fifi:
L'ignoranza è meno dannosa del confuso sapere.
Cesare Beccaria
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La strada per ricominciare
Silvio Berlusconi si è arreso. Dopo che la Camera ha certificato il venir meno della sua maggioranza, è stato costretto ad annunciare le dimissioni al Capo dello Stato. La data è posticipata al giorno in cui verrà approvata la legge di stabilità. E probabilmente in questo rinvio c’è ancora il residuo di un’ostinata resistenza ai danni del Paese, magari persino il retropensiero di qualche compravendita in extremis. Ma la sostanza della crisi stavolta concede ben poco a scenari che somiglino al 14 dicembre.

Le annunciate dimissioni di Berlusconi segnano oggi la fine di un governo, la fine di un ciclo politico e probabilmente anche di quella che abbiamo chiamato Seconda Repubblica.
È stata una fine ingloriosa. Che ha scaricato sull’Italia un discredito, addirittura una derisione, destinati a pesare sul prossimo cammino. Ormai non c’era cancelleria in Occidente, o impresa, o operatore di mercato che non considerasse Berlusconi come la zavorra dell’Italia e come il pericolo numero uno per l’Euro. La Grecia è stata spinta (anche per responsabilità delle politiche europee) sull’orlo dell’abisso, ma da qualche settimana era l’Italia il problema per tutti. Anzi, l’arroccamento del Cavaliere ha fatto diventare l’Italia il problema di tutti. Per questo le dimissioni, pur formalmente rinviate al giorno del voto finale sulla legge di stabilità, sono un atto politico di fatto già conclusivo. Domani le Borse e i mercati sanzioneranno l’evento: e se l’anticipo è stato quello di lunedì, dopo il primo annuncio di dimissioni, poi smentito, è chiaro che la fase nuova per l’Italia si è già aperta. E che, anzi, non ci sarà tempo da perdere.
Berlusconi sapeva da mesi che la parabola declinante non si sarebbe arrestata. In ciò sta una delle sue colpe maggiori. Subito dopo quella di aver negato la crisi mentre invece il resto del mondo discuteva e si attrezzava per affrontarla. Berlusconi è diventato nel tempo un professionista della politica, forse il più abile sul piano tecnico. Ma non è mai riuscito a separare l’interesse privato da quello pubblico, e anzi il primo ha continuato a prevalere sul secondo persino oltre la tutela dell’azienda e le innumerevoli leggi ad personam. Disse una volta Helmut Kohl che le persone molto ricche non possono fare politica, perché sfugge loro l’ancoraggio agli interessi generali. Berlusconi in quest’ultima stagione aveva un solo obiettivo propagandistico: non difendeva più se stesso, spendeva ogni risorsa per dimostrare che tutti gli altri erano peggiori di lui. Come al tempo della discesa in campo, nel ‘94, il motore dell’antipolitica è tornato a essere lui: potendo contare su nuovi e trasversali alleati.

Ma quest’azione perversa si è sommata ai problemi strutturali del Paese, impedendo ogni soluzione positiva. Berlusconi ha anche continuato a perseguire, con pervicacia, la rottura di ogni patto sociale. E i corpi intermedi - dalle imprese ai sindacati, dalle cooperative ai “piccoli”, dalle banche ai commercianti - si sono espressi in modo unitario per la discontinuità del governo. Un fatto senza precedenti.

Ora la sua linea di condotta - già lo si è intuito ieri sera - è tentare di fare terra bruciata attorno a sé. Impedendo un secondo governo di legislatura. O comunque consentendone uno (governo Alfano?) a fini esclusivamente elettorali, sottoposto al suo più stretto controllo. Che le elezioni siano la strada migliore, e anche la più probabile, è opinione condivisibile. Tuttavia è inaccettabile un’ulteriore torsione da parte di Berlusconi dell’interesse pubblico e delle dinamiche istituzionali. Un premier che si dimette non può limitare l’azione del Capo dello Stato. Tanto più in un momento di così grave pericolo per il Paese. La pretesa berlusconiana di disporre del destino della legislatura in nome di un mandato diretto è inaccettabile. Anzi, il solo fatto che venga riproposta dopo che Berlusconi si è avvalso di un vero e proprio ribaltone (con i voti determinanti di deputati eletti nei partiti di opposizione), dà la misura della crisi di sistema.
Quella che si apre oggi non è solo una crisi di governo. Le opposizioni non devono dimenticarlo. A una crisi di sistema e a una grave emergenza economico-sociale si risponde con un’ampia solidarietà politica e con la ricerca della coesione sociale. Se il Pdl invertirà subito la propria rotta forse sarà possibile un governo d’emergenza. Altrimenti il centro e il centrosinistra hanno il dovere di dare seguito ai loro propositi di oggi presentando agli elettori la grande coalizione possibile per il Paese. Chi si sfilerà mostrerà la propria incoerenza.

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Questa mattina in una telefonata al Tg1 ha confermato le dimissioni e ha detto che alle prossime elezioni non sarà più il candidato premier ma che probabilmente sarà Alfano anche se non esclude le primarie.
L'importante non è vincere ma partecipare, con onore, alla sconfitta dell'avversario.
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io2 ha scritto:Questa mattina in una telefonata al Tg1 ha confermato le dimissioni e ha detto che alle prossime elezioni non sarà più il candidato premier ma che probabilmente sarà Alfano anche se non esclude le primarie.
la sua parola vale meno di quella di lillo alla vigilia del mercato invernale...sappiamo benissimo che dice, fa, ridice rifà, quello che vuole. :thumright
Un Mito Non Muore Mai!

Foti su Tedesco: “Nessuna umiliazione, pensi di meno al ritorno economico”

dove c***o sta la vostra fantomatica rivoluzione liberale? la verità è che da 17 anni siete stati solo ed esclusivamente tanti M'BUCCALAPUNI
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Demy182rc ha scritto:
io2 ha scritto:Questa mattina in una telefonata al Tg1 ha confermato le dimissioni e ha detto che alle prossime elezioni non sarà più il candidato premier ma che probabilmente sarà Alfano anche se non esclude le primarie.
la sua parola vale meno di quella di lillo alla vigilia del mercato invernale...sappiamo benissimo che dice, fa, ridice rifà, quello che vuole. :thumright
non si candida tranquillo. Ormai non è ben visto nemmeno all'interno del partito.
Per quanto riguarda il futuro Alfano non mi dispiacerebbe, è giovane e meridionale. In alternativa vedrei bene Frattini.
Pure io sono d'accordo sul limite di due mandati però per fare questo credo ci sia bisogno una riforma costituzionale.
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cozzina1 ha scritto:POLITICA
09/11/2011 - LA CRISI- RETROSCENA
Il nuovo asse democristiano
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Pier Ferdinando Casini (Udc) insieme a Beppe Pisanu: gli ex democristiani
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L’epidermica freddezza dei centristi alla fine del discorso di Bersani non cancella il compiacimento di Casini, il vero vincitore di questa tornata, il principale artefice della «campagna d’autunno» che ha sottratto così tanti parlamentari alla maggioranza e che ha portato al collasso, sia pur differito, del governo Berlusconi. In questi giorni, mentre democratici, dipietristi e finiani si impegnavano nei pur necessari discorsi di contrasto, i capi dell’Udc si sporcavano le mani, contrattavano, promettevano, portavano a casa adesioni o promesse. Tanto è vero che in serata, con i suoi, Casini commentava: «L’annuncio delle dimissioni di Berlusconi è una vittoria fondamentale. Ma quando si vince, non bisogna mai stravincere». E Casini, il leader politico che in questi mesi si è mosso con la maggior sintonia col Capo dello Stato, si prepara ora a giocare la prossima mano, quella del «governo di responsabilità», con Mario Monti premier. Una partita dagli esiti incertissimi, ma che in caso di impuntatura di Berlusconi e di riproposizione del Cavaliere come leader del centrodestra, potrebbe produrre una grossa sorpresa nella disponibilità dell’Udc a un’alleanza elettorale - finora esclusa - con il centrosinistra. Premessa di un’ascesa di Casini al soglio che più ambisce: quello del Quirinale. Un patto Pd-Udc, davvero clamoroso se si materializzasse, appartiene al non-detto di questi giorni ed è una delle conseguenze del protagonismo dell’Udc, protagonista di una massiccia controcampagna acquisti, condotta in prima persona da Pier Ferdinando Casini e da Lorenzo Cesa, con l’apporto di Paolo Cirino Pomicino. Tre ex democristiani che sono riusciti a convincere parlamentari di centrodestra - ecco il «dettaglio» non ancora rilevato che hanno tutti ascendenze democristiane: Giustina Destro, Fabio Gava, Gianfranco Pittelli, Roberto Antonione, Franco Stradella, Francesco Stagno D’Alcontres, per non parlare di Calogero Mannino, che ha seguito un suo personale percorso di allontanamento dalla maggioranza, ma che della Dc è stato vicesegretario e ministro. Certo, da quando la Democrazia cristiana si è sciolta, era il gennaio del 1993, da allora tante volte sui giornali si è riaffacciato il tormentone: «Riecco la Dc». Tutti falsi allarmi e semplificazioni giornalistiche, eppure mai come in queste ore è tornato ad aleggiare nel Palazzo l’orgoglio democristiano.

Ieri pomeriggio nei corridoi di Montecitorio era come se circolassero soltanto ex Dc, di centrodestra e di centrosinistra che si davano di gomito, annuivano, si complimentavano. Commentava a voce bassa un deputato Pdl molto addentro alle vicende di Santa Romana Chiesa: «Non c’è alcun dubbio che le recenti e ripetute considerazioni espresse dal cardinale Bagnasco, così diverse dalla stagione dell’allineamento di Ruini, abbiano creato il clima per questa ripresa di protagonismo dei cattolici in politica. Come diceva il profeta Isaia: così come la pioggia scende dal cielo senza aver fecondato la terra, così la mia parola non ritornerà a me senza aver compiuto ciò che desidero». Un ritrovato protagonismo «democristiano» che si dispiegherà nel tentativo di far nascere un «governissimo», ma se finisse male? Dice Beppe Fioroni, uno dei pochi dirigenti Pd che ha collaborato ai sondaggi con i parlamentari Pdl: «Le misure richieste dall’Europa vanno rapidamente archiviate, in modo da voltare pagina. E se Berlusconi impedirà un governo di responsabilità, costringendo i suoi a ingoiare la pasticca di cianuro e mettendo il Paese in ginocchio a quel punto potrebbero crearsi per davvero i presupposti di un’alleanza elettorale tra noi e l’Udc».


quindi l'asse dovrebbe essere PD.UDC....e il leader sarebbe?
parliamo dello stesso UDC di cui si è tanto parlato male?
e non parliamo di rosicamento...da parte di chi rosica da tre anni...
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goldenboy ha scritto:
cozzina1 ha scritto:POLITICA
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Pier Ferdinando Casini (Udc) insieme a Beppe Pisanu: gli ex democristiani
Casini punta all'esecutivo
responsabile: ma il se il Pdl
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Si è appena spento il tabellone con i risultati che inchiodano il governo Berlusconi allo score più basso della sua storia, il leader del Pd Pier Luigi Bersani chiede la parola e proprio nell’incipit del suo discorso fa un annuncio significativo: «Voglio dire pochissime parole, cercando di interpretare il sentimento di tutte le opposizioni...». Fuori dal politichese significa che due ore prima Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro hanno consentito che fosse Bersani a parlare a nome di tutti loro. Un’investitura non banale soprattutto da parte di Casini che esita sempre a farsi rappresentare da un leader della sinistra. Un intervento breve, quello di Bersani, forse meno efficace di altre volte, sta di fatto che alla fine del suo discorso dai banchi centristi, i deputati dell’Udc e del Fli non si spellano le mani, anzi la maggior parte di loro resta a braccia conserte.

L’epidermica freddezza dei centristi alla fine del discorso di Bersani non cancella il compiacimento di Casini, il vero vincitore di questa tornata, il principale artefice della «campagna d’autunno» che ha sottratto così tanti parlamentari alla maggioranza e che ha portato al collasso, sia pur differito, del governo Berlusconi. In questi giorni, mentre democratici, dipietristi e finiani si impegnavano nei pur necessari discorsi di contrasto, i capi dell’Udc si sporcavano le mani, contrattavano, promettevano, portavano a casa adesioni o promesse. Tanto è vero che in serata, con i suoi, Casini commentava: «L’annuncio delle dimissioni di Berlusconi è una vittoria fondamentale. Ma quando si vince, non bisogna mai stravincere». E Casini, il leader politico che in questi mesi si è mosso con la maggior sintonia col Capo dello Stato, si prepara ora a giocare la prossima mano, quella del «governo di responsabilità», con Mario Monti premier. Una partita dagli esiti incertissimi, ma che in caso di impuntatura di Berlusconi e di riproposizione del Cavaliere come leader del centrodestra, potrebbe produrre una grossa sorpresa nella disponibilità dell’Udc a un’alleanza elettorale - finora esclusa - con il centrosinistra. Premessa di un’ascesa di Casini al soglio che più ambisce: quello del Quirinale. Un patto Pd-Udc, davvero clamoroso se si materializzasse, appartiene al non-detto di questi giorni ed è una delle conseguenze del protagonismo dell’Udc, protagonista di una massiccia controcampagna acquisti, condotta in prima persona da Pier Ferdinando Casini e da Lorenzo Cesa, con l’apporto di Paolo Cirino Pomicino. Tre ex democristiani che sono riusciti a convincere parlamentari di centrodestra - ecco il «dettaglio» non ancora rilevato che hanno tutti ascendenze democristiane: Giustina Destro, Fabio Gava, Gianfranco Pittelli, Roberto Antonione, Franco Stradella, Francesco Stagno D’Alcontres, per non parlare di Calogero Mannino, che ha seguito un suo personale percorso di allontanamento dalla maggioranza, ma che della Dc è stato vicesegretario e ministro. Certo, da quando la Democrazia cristiana si è sciolta, era il gennaio del 1993, da allora tante volte sui giornali si è riaffacciato il tormentone: «Riecco la Dc». Tutti falsi allarmi e semplificazioni giornalistiche, eppure mai come in queste ore è tornato ad aleggiare nel Palazzo l’orgoglio democristiano.

Ieri pomeriggio nei corridoi di Montecitorio era come se circolassero soltanto ex Dc, di centrodestra e di centrosinistra che si davano di gomito, annuivano, si complimentavano. Commentava a voce bassa un deputato Pdl molto addentro alle vicende di Santa Romana Chiesa: «Non c’è alcun dubbio che le recenti e ripetute considerazioni espresse dal cardinale Bagnasco, così diverse dalla stagione dell’allineamento di Ruini, abbiano creato il clima per questa ripresa di protagonismo dei cattolici in politica. Come diceva il profeta Isaia: così come la pioggia scende dal cielo senza aver fecondato la terra, così la mia parola non ritornerà a me senza aver compiuto ciò che desidero». Un ritrovato protagonismo «democristiano» che si dispiegherà nel tentativo di far nascere un «governissimo», ma se finisse male? Dice Beppe Fioroni, uno dei pochi dirigenti Pd che ha collaborato ai sondaggi con i parlamentari Pdl: «Le misure richieste dall’Europa vanno rapidamente archiviate, in modo da voltare pagina. E se Berlusconi impedirà un governo di responsabilità, costringendo i suoi a ingoiare la pasticca di cianuro e mettendo il Paese in ginocchio a quel punto potrebbero crearsi per davvero i presupposti di un’alleanza elettorale tra noi e l’Udc».


quindi l'asse dovrebbe essere PD.UDC....e il leader sarebbe?
parliamo dello stesso UDC di cui si è tanto parlato male?
e non parliamo di rosicamento...da parte di chi rosica da tre anni...
io personalmente stò a guardare...
ps..il prossimo candidato a presidente della Giunta Regionale della Calabria sarà....indovina chi? su...dai..il nuovo che avanza.. :yaho:
cosi si vocifera...di più non sò... :fifi:

Libero o giornale???
la stampa...

http://www3.lastampa.it/politica/sezion ... tp/428975/" onclick="window.open(this.href);return false;
e conclusioni...cozzina 1... :mrgreen:
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goldenboy ha scritto:
cozzina1 ha scritto:POLITICA
09/11/2011 - LA CRISI- RETROSCENA
Il nuovo asse democristiano
dietro l'eclissi del Cavaliere

Pier Ferdinando Casini (Udc) insieme a Beppe Pisanu: gli ex democristiani
Casini punta all'esecutivo
responsabile: ma il se il Pdl
si impunta l'Udc andrà con il Pd
FABIO MARTINI
ROMA
Si è appena spento il tabellone con i risultati che inchiodano il governo Berlusconi allo score più basso della sua storia, il leader del Pd Pier Luigi Bersani chiede la parola e proprio nell’incipit del suo discorso fa un annuncio significativo: «Voglio dire pochissime parole, cercando di interpretare il sentimento di tutte le opposizioni...». Fuori dal politichese significa che due ore prima Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro hanno consentito che fosse Bersani a parlare a nome di tutti loro. Un’investitura non banale soprattutto da parte di Casini che esita sempre a farsi rappresentare da un leader della sinistra. Un intervento breve, quello di Bersani, forse meno efficace di altre volte, sta di fatto che alla fine del suo discorso dai banchi centristi, i deputati dell’Udc e del Fli non si spellano le mani, anzi la maggior parte di loro resta a braccia conserte.

L’epidermica freddezza dei centristi alla fine del discorso di Bersani non cancella il compiacimento di Casini, il vero vincitore di questa tornata, il principale artefice della «campagna d’autunno» che ha sottratto così tanti parlamentari alla maggioranza e che ha portato al collasso, sia pur differito, del governo Berlusconi. In questi giorni, mentre democratici, dipietristi e finiani si impegnavano nei pur necessari discorsi di contrasto, i capi dell’Udc si sporcavano le mani, contrattavano, promettevano, portavano a casa adesioni o promesse. Tanto è vero che in serata, con i suoi, Casini commentava: «L’annuncio delle dimissioni di Berlusconi è una vittoria fondamentale. Ma quando si vince, non bisogna mai stravincere». E Casini, il leader politico che in questi mesi si è mosso con la maggior sintonia col Capo dello Stato, si prepara ora a giocare la prossima mano, quella del «governo di responsabilità», con Mario Monti premier. Una partita dagli esiti incertissimi, ma che in caso di impuntatura di Berlusconi e di riproposizione del Cavaliere come leader del centrodestra, potrebbe produrre una grossa sorpresa nella disponibilità dell’Udc a un’alleanza elettorale - finora esclusa - con il centrosinistra. Premessa di un’ascesa di Casini al soglio che più ambisce: quello del Quirinale. Un patto Pd-Udc, davvero clamoroso se si materializzasse, appartiene al non-detto di questi giorni ed è una delle conseguenze del protagonismo dell’Udc, protagonista di una massiccia controcampagna acquisti, condotta in prima persona da Pier Ferdinando Casini e da Lorenzo Cesa, con l’apporto di Paolo Cirino Pomicino. Tre ex democristiani che sono riusciti a convincere parlamentari di centrodestra - ecco il «dettaglio» non ancora rilevato che hanno tutti ascendenze democristiane: Giustina Destro, Fabio Gava, Gianfranco Pittelli, Roberto Antonione, Franco Stradella, Francesco Stagno D’Alcontres, per non parlare di Calogero Mannino, che ha seguito un suo personale percorso di allontanamento dalla maggioranza, ma che della Dc è stato vicesegretario e ministro. Certo, da quando la Democrazia cristiana si è sciolta, era il gennaio del 1993, da allora tante volte sui giornali si è riaffacciato il tormentone: «Riecco la Dc». Tutti falsi allarmi e semplificazioni giornalistiche, eppure mai come in queste ore è tornato ad aleggiare nel Palazzo l’orgoglio democristiano.

Ieri pomeriggio nei corridoi di Montecitorio era come se circolassero soltanto ex Dc, di centrodestra e di centrosinistra che si davano di gomito, annuivano, si complimentavano. Commentava a voce bassa un deputato Pdl molto addentro alle vicende di Santa Romana Chiesa: «Non c’è alcun dubbio che le recenti e ripetute considerazioni espresse dal cardinale Bagnasco, così diverse dalla stagione dell’allineamento di Ruini, abbiano creato il clima per questa ripresa di protagonismo dei cattolici in politica. Come diceva il profeta Isaia: così come la pioggia scende dal cielo senza aver fecondato la terra, così la mia parola non ritornerà a me senza aver compiuto ciò che desidero». Un ritrovato protagonismo «democristiano» che si dispiegherà nel tentativo di far nascere un «governissimo», ma se finisse male? Dice Beppe Fioroni, uno dei pochi dirigenti Pd che ha collaborato ai sondaggi con i parlamentari Pdl: «Le misure richieste dall’Europa vanno rapidamente archiviate, in modo da voltare pagina. E se Berlusconi impedirà un governo di responsabilità, costringendo i suoi a ingoiare la pasticca di cianuro e mettendo il Paese in ginocchio a quel punto potrebbero crearsi per davvero i presupposti di un’alleanza elettorale tra noi e l’Udc».


quindi l'asse dovrebbe essere PD.UDC....e il leader sarebbe?
parliamo dello stesso UDC di cui si è tanto parlato male?
e non parliamo di rosicamento...da parte di chi rosica da tre anni...
io personalmente stò a guardare...
ps..il prossimo candidato a presidente della Giunta Regionale della Calabria sarà....indovina chi? su...dai..il nuovo che avanza.. :yaho:
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Libero o giornale???
e quindi?
siccome non è nè libero.nè il giornale l'articolo ti piace? :scrolleye:
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http://www.repubblica.it/politica/2011/ ... ref=HREA-1" onclick="window.open(this.href);return false;
LA CRISI
Pd e Terzo Polo per le larghe intese
Di Pietro punta al voto: "No inciuci"
Dopo l'annuncio delle dimissioni di Berlusconi,l'opposizione guarda al dopo premier. "Approvare al più presto la legge di stabilità". Fli: "Governo di ricostruzione nazionale già dalla prossima settimana". D'Alema: "L'umore del Parlamento non è per le urne". Franceschini: "Legge stabilità? Pronti all'ok definitivo entro domenica"
Casini e Bersani (ansa)
ROMA - Dice Giorgio Napolitano: "Il momento è grave". E mentre i presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani chiedono di serrare i tempi ("il maxi-emendamento va approvato entro questa settimana, al massimo la prossima"), l'opposizione sembra dividersi sulla ricetta per uscire dalla crisi. Il tutto mentre Berlusconi prosegue nell'offensiva mediatica lanciata dopo il voto di ieri alla Camera 1, spiegando di vedere solo il voto dopo le sue dimissioni, agganciate all'iter della legge di stabilità.

Sul dopo Cavaliere, dunque, la partita resta aperta. Anche sul fronte dell'opposizione che, almeno ad oggi, sembra avere soluzioni diverse. Il Terzo Polo, per esempio, chiede di accelerare il percorso politico concordato ieri tra Napolitano e Berlusconi: "Occorre che sia approvata al più presto la legge di stabilità con misure immediatamente efficaci e coerenti con gli impegni assunti cone le Istituzioni europee. Deve quindi accelerarsi il più possibile il percorso stabilito ieri con il Quirinale, anche al fine di dare certezza al quadro economico-finanziario e agli investitori" si legge in una nota. E dopo? "Larghe intese" dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che stamattina ha incontrato Pier Luigi Bersani.

Futuro e libertà, intanto, rincara la dose e auspica che "già nella prossima
settimana l'Italia abbia un nuovo governo di ricostruzione nazionale guidato da una personalità in grado di riconciliare il paese con i mercati e con l'europa per salvare la nostra economia".

Di tutt'altro avviso l'Idv. Che chiede elezioni anticipate al più presto, "con un programma ben chiaro che ci permette di far quadrare i conti ma facendoli pagare a chi non ha mai pagato, e offrendo un'alternativa di governo voluta dai cittadini e non dagli inciuci trasversali delle grandi coalizioni che vorrebbero fare mettendo dentro cani e gatti solo per restare attaccati alla poltrona". E anche Sel punta al voto.

Sul fronte del Pd Bersani segnala come i tempi "stiano stringendo", dicendosi pronto "a ogni soluzione che consenta un'accelerazione seria dei tempi". E c'è chi dice che il segretario democratico non vedrebbe con sfavore l'ipotesi di un voto nei primi mesi del 2012. Con Bersani alla guida di una coalizione con Idv e Sel. Da Massimo D'Alema, invece, arriva uno stop al voto: "La situazione è drammatica. E' evidente che non ci sono margini per fare giochini, per prendere tempo sperando che la situazione precipiti verso le elezioni. Non possono esserci giochini irresponsabili. Voto anticipato? Gli umori del Parlamento non vanno in questa direzione". In ogni caso la riunione serale del vertici del Pd servirà a mettere nero su bianco la linea dei democratici.

Legge di stabilità. L'opposizione farà approvare oggi pomeriggio l'assestamento di bilancio e si dichiara disponibile a fare approvare in tempo velocissimo la legge di stabilità con il pacchetto di provvedimenti anticrisi, votando il provvedimento in via definitiva sabato o domenica prossimi. Lo ha annunciato alla Camera il capogruppo Pd Dario Franceschini spiegando che le opposizioni come già hanno fatto sul rendiconto dello stato, saranno presenti in aula ma non parteciperanno al voto, lasciando così il provvedimento all'approvazione della maggioranza. Stessa linea anche da parte del Terzo Polo.
(09 novembre 2011)
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15:34 Scende ancora spread Btp-Bund, 552 punti 162 –Lo spread Btp-Bund continua a scendere. La forbice si restringe a 552 punti base con il tasso di rendimento in calo al 7,26%
16:46 Il Ftse Mib cede il 5%

16:47 Maxiemendamento slitta ancora, previsto alle 18:30 185 –Il governo non ha ancora depositato il maxiemendamento al ddl stabilità. Il testo, secondo quanto riferiscono senatori della maggioranza, dovrebbe arrivare in commissione Bilancio alle ore 18.30. Il maxiemendamento era già atteso per questa mattina e poi per le ore 16 con la ripresa dei lavori della commissione ma ha subito un ulteriore slittamento.
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NinoMed ha scritto:15:34 Scende ancora spread Btp-Bund, 552 punti 162 –Lo spread Btp-Bund continua a scendere. La forbice si restringe a 552 punti base con il tasso di rendimento in calo al 7,26%
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16:47 Maxiemendamento slitta ancora, previsto alle 18:30 185 –Il governo non ha ancora depositato il maxiemendamento al ddl stabilità. Il testo, secondo quanto riferiscono senatori della maggioranza, dovrebbe arrivare in commissione Bilancio alle ore 18.30. Il maxiemendamento era già atteso per questa mattina e poi per le ore 16 con la ripresa dei lavori della commissione ma ha subito un ulteriore slittamento.

Scende perchè la BCE compra... ma ieri si 'ndi futtiru assai assai, ma non così... ASSAI! :thumright
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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La cosa incredibile è che nel pdl si pensi ad un nuovo esecutivo di larghe intese retto o da Schifani o da Letta,Alfano non se lo filano proprio.
Non è minimamente calcolato in quel partito eppure è il segretario,e non è un caso che tutti in quel partito vogliono le primarie,perchè giustamente chiunque ne esca vincitore è sempre meglio di Alfano.
Alfano non l'ho ascoltato minimamente in questi giorni,nè una dichiarazione,nè un'intervista,nè un intervento a porta a porta,il nulla del nulla,come se la sua presenza nel partito fosse insignificante.
Tra tutti i segretari che ci stanno in Europa,di così incapaci non ne ho mai visti.
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reggino ha scritto:La cosa incredibile è che nel pdl si pensi ad un nuovo esecutivo di larghe intese retto o da Schifani o da Letta,Alfano non se lo filano proprio.
Non è minimamente calcolato in quel partito eppure è il segretario,e non è un caso che tutti in quel partito vogliono le primarie,perchè giustamente chiunque ne esca vincitore è sempre meglio di Alfano.
Alfano non l'ho ascoltato minimamente in questi giorni,nè una dichiarazione,nè un'intervista,nè un intervento a porta a porta,il nulla del nulla,come se la sua presenza nel partito fosse insignificante.
Tra tutti i segretari che ci stanno in Europa,di così incapaci non ne ho mai visti.
Alfano avrebbe senso se un governo deve essere politico ma se deve essere istituzionale o tecnico Schifani in quanto presidente del Senato è indicato oppure un tecnico.
L'importante non è vincere ma partecipare, con onore, alla sconfitta dell'avversario.
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