Storia italiana: Britannia

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doddi
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Il complotto del Britannia.


26 ottobre 2009
Cosa avvenne a bordo del panfilo di Sua Maestà nel 1992?
Capita frequentemente che personaggi più o meno in vista esternino visioni complottiste di determinati avvenimenti, veri o presunti. Tra i casi più eclatanti c’è certamente quello dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, le cui affermazioni sono spesso così mirabolanti e difficili da prendere sul serio, che ormai non meravigliano più nessuno. Dal canto suo, qualche sparata complottista non la risparmia nemmeno Tremonti. Un po’ di tempo fa fece un accenno agli “Illuminati”, che secondo una teoria, piuttosto diffusa nel mondo dell’informazione alternativa, sarebbero una setta (taluni la vogliono addirittura di origini aliene) che controllerebbe l’economia ed i destini del mondo attraverso guerre, banche, signoraggio e chi più ne ha più ne metta.

A NEW CHALLENGER HAS APPEARED – Adesso è il turno del ministro Brunetta il quale, nel corso di un convegno del PDL nella seconda metà di settembre, ha richiamato l’attenzione del suo pubblico sul mito del Britannia: “Ve lo ricordate il Britannia? Il Britannia è una nave, appartenuta già alla casa reale inglese, che navigò davanti alle coste italiane… in cui si svolse un lungo seminario, durato un paio di giorni, in cui si trassero le linee della svendita delle aziende di stato italiane“. La storia del Britannia torna alla ribalta più o meno ciclicamente. Essa vuole che nel 1993, il 2 giugno per l’esattezza, il panfilo gettò le ancore nel porto di Civitavecchia, assieme ad altre unità della marina militare inglese, per ospitare una serie di incontri tra i massimi rappresentanti del mondo politico ed economico italiano e il fior fiore della finanza inglese, allo scopo di organizzare la svendita – attraverso la privatizzazione – delle aziende e delle società statali del Bel Paese. Anche questo mito ha le sue varianti, forse la più pittoresca è quella secondo cui le trattative a bordo della nave furono coordinate dalla Regina d’Inghilterra in persona da un lato, e Mario Draghi e Azeglio Ciampi (rispettivamente direttore del Tesoro e governatore della Banca d’Italia) dall’altro, con la partecipazione di “un centinaio” di affaristi inglesi e italiani, e collocando nel contesto l’assassinio del giudice Falcone (sarebbe servito a distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica) e l’inchiesta Mani Pulite (sarebbe servita a liberarsi di Craxi che ostacolava i progetti di privatizzazione).

CRONACHE – Un bel minestrone, insomma, nel quale ci si può infilare letteralmente di tutto. Adesso c’è da capire quanto c’è di vero e quanto di inventato, il che non è semplice perché da quell’evento sono passati 17 anni e non esistono una documentazione, un resoconto o una relazione su quanto sarebbe accaduto e si sarebbe discusso nel corso dell’incontro. Cominciamo quindi con il dato obiettivo: effettivamente il Britannia e la nave da guerra Battleaxe della Royal Navy gettarono le ancore nel porto di Civitavecchia il 2 giugno del 1992 ed effettivamente sul panfilo si tenne un incontro al quale furono invitati numerosi esponenti del mondo politico e finanziario italiano. Nulla di segreto, però: la notizia fu riportata in anticipo dai giornali . Il Corriere della Sera del 2 giugno infatti scriveva: “Qualche giorno fa cento uomini d’ affari, economisti e opinion leader italiani hanno ricevuto questo aulico invito. Appuntamento fissato per stamattina alla banchina traianea del porto di Civitavecchia: imbarco a bordo del panfilo piu’ blasonato del mondo, due contrammiragli a dare il benvenuto…. mentre lo yacht fara’ rotta sull’ Argentario, gli invitati parteciperanno infatti (sottocoperta) ad un seminario sulle privatizzazioni. Un simposio che allineera’ una serie di relatori di grande prestigio: dal direttore generale del nostro ministero del Tesoro, Mario Draghi, al presidente della Banca Warburg, Herman van der Wyck, dal presidente dell’ Ina, Lorenzo Pallesi, a Jeremy Seddon, direttore esecutivo della Barclays de Zoete Wedd, passando per il direttore generale della Confindustria, Innocenzo Cipolletta…” . Il fatto di partenza, quindi è vero: ci fu un simposio sulle privatizzazioni. Non è vero, invece, che gli onori di casa furono resi dalla Regina Elisabetta: nel 1992 la regina non è mai venuta in Italia ma ha fatto due sole visite all’estero: in Francia il 9 giugno e in Germania a ottobre. Tra l’altro proprio il 2 giugno 1992 cadeva l’anniversario dell’incoronazione della regina (1953), ricorrenza tradizionalmente festeggiata a Londra. Non è vero nemmeno che Draghi partecipò all’incontro: si limitò a una breve visita di saluto e sbarcò dal panfilo prima che iniziasse il convegno. In definitiva, si trattò appunto di questo: un convegno, con una serie di relatori. Questo lo sappiamo grazie al resoconto pubblicato sul Corriere della Sera del 3 giugno 1992 , in tempi non sospetti.

SVELATO L’ARCANO - Ma allora, come nasce la storia del complotto? La storia nasce da un articolo sulla rivista Executive Intelligence Review pubblicato all’inizio del 1993: è lì che la storia del convegno viene stravolta e nasce la teoria di un accordo segreto nel quale fu decisa la svendita delle imprese pubbliche italiane con la compiacente collaborazione dei mass media incaricati di far digerire la pillola al popolo. E qui casca l’asino. La EIR è un rivista dall’affidabilità molto discutibile: tra i suoi editori c’è Webster Tarpley, sfegatato complottista sostenitore – tra le altre cose – della teoria che l’11 settembre 2001 fu un auto-attentato. La rivista è stata fondata ed è diretta da Lyndon LaRouche, altro complottista legato a doppio filo con gli ambienti nazi-fascisti, anti-semiti e negazionisti dell’Olocausto, con parecchi anni di galera alle spalle. La rivista stessa è stata definita, in un articolo pubblicato da United Press International nel 2002: “an anti-Semitic potpourri of disinformation, factoids, rumor, gossip, loony tunes and an occasional fact” . Ecco dunque come nasce la teoria del complotto del Britannia, via via arricchita dai contributi di numerosi altri complottisti al punto che oggi è diventato molto difficile separare il fatto (il simposio) dalla leggenda (il complotto). Peraltro, il disastro delle privatizzazioni in Italia ha giovato non poco alla teoria del complotto, e non c’è da meravigliarsi se oggi essa appaia estremamente verosimile. E forse, in fondo in fondo, più di qualcuno ha interesse a dare la colpa di tanti sfaceli a un intrigante complotto consumato su un panfilo reale in alto mare, piuttosto che all’incompetenza e al malgoverno di quegli anni.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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doddi ha scritto:http://www.giornalettismo.com/archives/ ... britannia/

Il complotto del Britannia.

...................

CRONACHE – Un bel minestrone, insomma, ....
Non poteva mica sfuggirti :D
:rotflmao: :rotflmao: :rotflmao:
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Regmi ha scritto:
doddi ha scritto:http://www.giornalettismo.com/archives/ ... britannia/

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CRONACHE – Un bel minestrone, insomma, ....
Non poteva mica sfuggirti :D
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Non gabbu... :bash: :offtopic: :S
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doddi ha scritto:
Regmi ha scritto:
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Il complotto del Britannia.

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CRONACHE – Un bel minestrone, insomma, ....
Non poteva mica sfuggirti :D
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Appunto!!
Manco se ti svelano, con la dovuta suspense, l'arcano resisti.

...Moru
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E vabbo' ... Comu vonnu i figghjoli :salut
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doddi ha scritto:E vabbo' ... Comu vonnu i figghjoli :salut

Ok, facciamo finta che non abbia capito il senso di questo topic e ...se vuoi, spiegami l'arcano con parole tue.
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Si sono dimenticati di citare l'altro esponente della Goldman & Sachs ovvero il signor Prodi che fu quello che diede attuazione a quel piano. Il signor Monti altro protagonista di quegli anni....
Oggi si prospetta un Britannia 2.... infatti Monti torna spesso come possibile fautore di un governo tecnico e quali le (secondo loro) soluzioni? VENDERE LE MIGLIORI AZIENDE STATALI.... non su fissa i figghioli
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AVANTI MIEI PRODI… Firmato: Goldman Sachs


Goldman Sachs e i suoi prodi alla conquista dell’Italia

La statunitense banca d’affari è, senza ombra di dubbio, il vero centro di potere privato mondiale. È scesa, ultimamente, più agguerrita che mai per fare shopping in Europa e anche nella Bella Italia. Non dimentichiamo che tra i suoi dipendenti e consulenti super pagati ha vantato Romano Prodi, Mario Draghi e ora Mario Monti… Capintesta dalla Goldman Sachs per l'Europa fino a pochi giorni fa era Claudio Costamagna (ex Montedison), la cui moglie risulta una grande finanziatrice di Prodi. Facciamo qui i nomi di altri dipendenti di Goldman Sachs: forse non vi dicono niente ora, ma li vedrete magari in qualche posto di sottogoverno o «autority» del regime-Prodi. Sono: Diego De Giorgi, Massimo Tononi, Andrea Ponti, Chicco di Stasi, James del Favero…

1) Il super potere forte, Goldman Sachs

2) L’Italia consegnata a Goldman Sachs

3) Lo spettro delle svendite incombe sull’Eni







1) Il super potere forte, Goldman Sachs

“L’Europa è in vendita, Goldman sta acquistando”. La statunitense banca d’affari è, senza ombra di dubbio, il vero centro di potere privato mondiale, che è scesa, ultimamente, più agguerrita che mai per fare shopping in Europa. Fondata nel 1869 a Manhattan, grazie a due immigrati tedeschi: Marcus Goldman e Samuel Sachs, oggi, è una vera forza “imperialista”, col dire di Vladimir Ilic Uljanov detto Lenin. La Goldman Sachs è una vecchia conoscenza del nostro Paese. Tant’è. Nel 1992, banchieri, finanzieri e manager italiani, statunitensi e anglo-olandesi si incontrarono sul panfilo della regina Elisabetta, Britannia, e discussero del processo di privatizzazioni. Allora, si stabilì, di fatto, lo smantellamento del capitalismo pubblico italiano a prezzi stracciati. Guarda caso, tra i croceristi eccellenti c’era il finanziere George Soros, super finanziere d’assalto di origini ungheresi ma yankee d’adozione, a capo del “Quantum fund” (diretta emanazione del gruppo Rothschild) e protagonista di una incredibile serie di crack provocati in svariate nazioni, potendo contare su smisurate liquidità di diversa provenienza a volte ignota e oscura. A giugno, Britannia navigava nelle acque del Tirreno e tre mesi dopo, sarà settembre nero. In quel mese, ci fu la svalutazione del 30% della lira, facendo perdere, all’Italia, risorse, pari a 50 miliardi di dollari. Allora, in Bankitalia, c’erano il governatore Ciampi e il direttore centrale Dini, che fronteggiarono il maxi attacco speculativo nei confronti della lira.
Tanto per cambiare, l’operazione fu resa perfetta, grazie allo zampino dell’agenzia di rating Moody’s che declassò, senza leggere e scrivere, i Bot. Chi pagò caramente il crollo della lira, fu il risparmiatore italiano. Al che, Bettino Craxi puntò l’indice contro “una quantità di capitali speculativi provenienti sia da operatori finanziari che da gruppi economici”, parlando di “potenti interessi che pare si siano mossi alla scopo di spezzare le maglie dello Sme”, e di un “intreccio di forze e circostanze diverse”. In quel periodo, il governo italiano, che usciva sfiancato finanziariamente dalla svalutazione, avviò il processo di privatizzazione. Come dire, la ciliegina finale. All’evento, la Goldman Sachs non si fece trovare impreparata, visto che ha il dono di trovarsi al momento giusto e al posto giusto, quando in giro c’è profumo di affari. La banca giocò, allora, un ruolo decisivo e, oggi, corsi e ricorsi storici, sta facendo altrettanto per l’Europa, facendo più private equality e shopping nel settore delle infrastrutture, immobili e tecnologie. Aggiunge al mestiere di banca d’affari, l’attività di “compradores”, ossia rileva pezzi importanti di attività economiche. Si serve per gli acquisti di fondi e/o di strumenti finanziari esterni costituiti ad hoc, accompagnandosi, però, nelle operazioni, ad altri investitori. In questi giorni, la banca d’affari è impegnata ad acquistare il maggiore operatore portuale inglese, la Associated Britisch Ports, per 4 miliardi. Prima aveva rilevato per 3,7 miliardi il 51% di una grande fetta immobiliare della catena tedesca Karstadt. Quanto all’Italia, Goldman Sachs è sbarcata da tempo.
Nel 2000, in Italia, fece shopping e business, avendo al fianco il suo fondo Whitehall, nel ramo immobiliare. Comprò dall’Eni, in via di dismissioni di rami secchi, l’area immobiliare di 300 mila metri quadrati di San Donato Milanese per circa 3000 miliardi di vecchie lire, dove dovevano trasferirsi i locali della Rai di Corso Sempione. Fu il primo grande acquisto immobiliare, ma non l’ultimo. Infatti subito dopo ne fece altri, tra cui gli immobili della Fondazione Cariplo nonché, con un altro big Usa, Morgan Stanely, i patrimoni mattonari di Unin, Ras e Toro. Sul piano industriale, la Goldman Sachs è presente nel capitale di Pirelli Cavi, mentre, recentemente, ha fatto il suo ingresso nel fondo Management&Capitali di Carlo De Benedetti. Nel 2001, il neo governatore di Bankitalia, Mario Draghi, quando si dimise da direttore generale del Tesoro e da responsabile delle privatizzazioni, passò armi e bagagli alla vice presidenza della Goldman Sachs International. In quel periodo, la banca d’affari svolse il ruolo di “advisor” di Abn Amro e di Banco di Bilbao: la banca olandese ha comprato l’AntonVeneta e gli spagnoli la Bnl. Inoltre, nel board di Goldman Sachs ha figurato anche Romano Prodi. Al momento, Mario Monti è l’unico italiano rimasto nella banca d’affari come consulente. Uomini forti per un potere superforte.

di Biagio Marzo
L’Opinione - Edizione 72 del 03-04-2006


2) L’Italia consegnata a Goldman Sachs
Nel 2005 la banca d'affari Goldmans Sachs - la stessa che si è assicurata il dominio in Italia con Draghi governatore, e presto se lo assicurerebbe con Prodi premier - è stata la prima nel mondo come «consulente» in fusioni e acquisizioni (m&a).

Mario Draghi a Bankitalia, proveniente dalla Goldman Sachs.
Mario Monti uscente dalla Commissione, è stato assunto alla Goldman Sachs.
Romano Prodi, futuro presidente del Consiglio, nella sua vita è entrato infinite volte a servizio della Goldman Sachs: era lì che trovava lavoro quando usciva dal settore pubblico italiano.
Non sarà un conflitto d'interessi? Un tantino? Poco poco?
Ma non si può eccepire. E' vietato.
Nel quadro che ha creato Il Corriere dei Montezemolo e del resto del salotto buono, una nuova Mani Pulite (stavolta contro le sinistre arroccate attorno alle COOP), queste nomine e assunzioni ci dicono che non sarà più permesso formulare domande politicamente poco corrette, criticare le scelte degli Illuminatissimi Fratelli.
E' la consegna dell'Italia ai poteri forti e alla banca d'affari americana.
Chissà che miele secerne la Goldman Sachs per attrarre così importanti maggiordomi dei poteri forti, o che linfa secerne l'Italia, per suscitare le cupidigie della Goldman Sachs: non abbiamo già dato, in privatizzazioni?
Gioielli industriali dell'IRI, pagati mille volte dai contribuenti italiani, non sono già stati svenduti tutti per un boccone di pane?
Non ha già regalato Ciampi la Nuovo Pignone, leader mondiale, alla sua concorrente americana?
E le banche d'affari americane, Goldman Sachs, Merril Lunch e Morgan Stanley, non hanno già incamerato allora - quando la prima Mani Pulite rese impossibile la difesa di quei gioielli, fu per questo che Craxi fu distrutto - 3 mila miliardi in grasse commissioni, per la loro esperienza nelle privatizzazioni?
Chissà.
Sembra ieri quel 2 giugno 1992, quando il «Britannia», panfilo di sua maestà britannica, arrivò di fronte a Civitavecchia con tutti i banchieri della City a bordo (Warburg e Barclay, Coopers Lybrand, Barino, eccetera) a intimare le condizioni della finanza anglo sullo smantellamento delle partecipazioni statali.
Una torta da 100 mila miliardi, come scrisse Massimo Gaggi, giornalista de Il Corriere che era a bordo.
Ci andò anche Mario Draghi, d'ora in poi intoccabile e non criticabile governatore di Bankitalia. Allora era direttore del Tesoro.
E dovette giustificarsene in audizione parlamentare: «dopo aver svolto l'introduzione me ne andai, e la nave partì senza di me…in questo modo evitai ogni possibile sospetto di commistione».
Il Britannia infatti prese il largo.
In acque internazionali, su suolo britannico, gli italiani invitati ascoltarono le condizioni.
Fatto è che Draghi, nell'introduzione, aveva lodato le privatizzazioni così: «uno strumento per limitare l'interferenza politica…un obbiettivo lodevole»: lo stesso programma de Il Corriere oggi. Allora, il tecnocrate dettava la linea politica.
Bastava: poi scese.
Restarono, fra gli altri, Rainer Masera (un altro intoccabile), Giovanni Bazoli (Ambroveneto), Beniamino Andreatta: che sarebbe diventato di lì a poco ministro.
Nel governo Amato, al Bilancio; nel governo Ciampi agli Esteri, nel governo Prodi alla Difesa.
Un coccolone ha impedito al Beniamino tecnocratico di ricoprire altri ministeri, di perfezionare i danni.
Gli altri, purtroppo, sono vegeti e pronti.
A consegnare l'Italia a Goldman Sachs.
Nel settembre '93, alla privatizzazione della Comit fu incaricata di presiedere la Lehman Brothers; a quella del Credit, la Goldman Sachs.
In verità Franco Nobili, il precedente capo dell'IRI, aveva dato quest'ultimo incarico alla Merrill Lynch; ma a quel punto Nobili era in prigione in attesa di giudizio per Mani Pulite (solo il tempo necessario: poi sarà prosciolto con formula piena), e comandava Prodi.
Fu Prodi a dare l'incarico alla Goldman Sachs, «della quale era stato consulente fino a pochi giorni prima». (1)
La Merrill Lynch, nel giorni in cui aveva l'incarico, aveva offerto alla Deutsche Bank il pacchetto di Credito Italiano in proprietà all'IRI per 6 mila lire ad azione.
La Goldman Sachs fissò il valore del Credit a 2.075 lire per azione, meno della quotazione in Borsa, che era sulle 2.230 lire.
Insomma vendette per 2.700 miliardi qualcosa che ne valeva almeno 8 mila.
Persino l'Espresso si chiese: «è dunque un regalo quello che l'IRI sta facendo al mercato? Dal punto di vista patrimoniale è così».
Prodi ne ha fatti, di regali.
L'Italgel, 900 miliardi di fatturato, venduta per 437 alla Nestlé.
La Cirio-Bertolli-De Rica (CBD), 110 miliardi di fatturato, valutata sui 1.350 miliardi, venduta a una finanziaria lucana mai sentita, la FISVI di tale Francesco Lamiranda, «appoggiato dalla sinistra democristiana della Campania» secondo Il Corriere.
Era la sua unica credenziale, perché Lamiranda soldi non ne aveva.
Offrì dapprima 130 miliardi, poi 310.
Avrebbe pagato, chiarì, vendendo i pezzi dell'azienda che si offriva di comprare.
Ma restò l'unico acquirente.
Un'asta ci voleva: non fu fatta.
Bisognava vendere a questo Lamiranda.
Pietro Larizza, allora capo della UIL, descrisse l'operazione così: «la FISVI acquista senza avere ancora i soldi per pagare; per formare il capitale necessario, vende una parte di ciò che ha comprato; per quel che rimane cerca ancora soci finanziatori per completare l'acquisto».
Antonio Bassolino (un merito gli va riconosciuto) denunciò alla Procura di Napoli quell'affare: «c'è il pericolo che privatizzazioni fatte in questo modo espongano pezzi del nostro apparato produttivo alle mire speculative e affaristiche».
Era peggio di così.
Un perito di nome Renato Castaldo scoprì che dietro lo sconosciuto Lamiranda c'era l'Unilever, la multinazionale olandese.
«E' documentato che la Unilever», scriveva, ha «inviato offerte, condotto trattative dirette e indirette con l'IRI…predisponendo anche le clausole da inserire nel contratto» fra Prodi (IRI) e Lamiranda.
L'Unilever?
Prodi è stato consulente dell'Unilever dal '90 al '93, come consulente di vaglia, a decidere le acquisizioni.
Ecco dov'è il miele che Goldman Sachs cerca.
Ecco dov'è la linfa che trovano i grand commis nella Goldman Sachs.
L'ape cerca i fiori, i fiori si volgono all'ape.
E' una storia d'amore.
Non amano noi, però.
Ci vogliono spogliare.
NOTE
1) Massimo Pini, «I giorni dell'IRI, storie e misfatti da Beneduce a Prodi», Mondatori, 2000, pagina 238. Gran parte delle informazioni di questo articolo vengono dal libro di Pini.

di Maurizio Blondet
EFFEDIEFFE 03/01/2006


3) Lo spettro delle svendite incombe sull’Eni
Dopo aver lasciato lo Stato “in mutande”, gli ex di Goldman Sachs guardano al colosso energetico

Ora che un dirigente della Goldman Sachs guida la Banca d’Italia e un consulente della Goldman Sachs si prepara a guidare il governo delle sinistre vogliamo che lorsignori lo sappiano: li teniamo d’occhio. Siamo noi, il popolo italiano, i loro datori di lavoro: se li vedremo obbedire di nuovo a Goldman Sachs lo denunceremo con tutti i mezzi.
Perché le loro passate azioni non ci lasciano tranquilli. Queste azioni sono già state raccontate, ma vale la pena di metterle in luce più chiara.
Tutto comincia nel settembre 1992, quando il finanziere americo-ungaro-israeliano George Soros lancia un attacco speculativo contro la lira. Carlo Azeglio Ciampi è capo di Bankitalia. La sola cosa che dovrebbe fare sarebbe una telefonata alla Banca Centrale tedesca (Bundesbank), la più potente d’Europa e chiedere: mi sostenete? Ossia: siete disposti a spendere centinaia di milioni di dollari per acquistare lire, sostenendo il corso della nostra moneta? Se quelli rispondevano di no, ogni difesa era inutile, perché impossibile, dato che Soros usava l’effetto-leva dei derivati: per ogni dollaro che puntava, era come ne puntasse cento. Bankitalia, a quel punto, doveva fare solo una cosa: lasciare fluttuare la lira ai venti della speculazione. Invece Ciampi “difende” la lira da solo: dilapidando 48 miliardi di dollari in valuta estera e prosciugando le riserve valutarie di Bankitalia.
E come previsto la manovra non riesce. La lira si svaluta del 30%. Ciò significa che da quel momento, gli stranieri che vogliono acquistare le industrie di stato e parastato italiane, potranno pagarle il 30% in meno. La preparazione alle svendite era già avvenuta. Il panfilo “Britannia” della regina d’Inghilterra era apparso davanti a Civitavecchia (2 giugno 1992), per dettare le condizioni delle privatizzazioni. Il “Britannia” era carico di finanzieri della City, delegati dei Warburg, dei Baring, dei Barclays: costoro convocano sul Britannia (ossia su suolo inglese) esponenti di spicco dell’Iri, dell’Eni, dell’Agip, della Comit, di Assicurazioni Generali e, come si sa, Mario Draghi, allora direttore del Tesoro, dipendente pubblico italiano. Draghi scende prima che il “Britannia” prenda il largo diventando suolo inglese ma ha il tempo di fare un discorsetto in cui approva l’urgenza di privatizzare per sottrarre le industrie di Stato alla politica. Fatto sta che, sceso Draghi, i finanzieri di Londra si dividono, come al mercatino dell’usato, i gioielli dell’economia italiana. E si profilano altri sconti.
Difatti, di lì a poco, sale al governo Giuliano Amato: anche lui un coccolino dei “poteri forti” finanziari internazionali. Basta a indicarlo il fatto che Amato, braccio destro di Bettino Craxi, viene miracolosamente esentato dalla bufera di Tangentopoli. In quel frangente, guarda caso, l’agenzia Moody’s - di punto in bianco, e senza che sia accaduto nulla di nuovo - “declassa” l’Italia, mettendola fra i paesi a rischio d’insolvenza.
Risultato: lo Stato deve pagare interessi più alti sui Buoni del Tesoro, se vuole che qualcuno glieli compri. Lo Stato si dissangua; e poiché subito Soros lancia la speculazione sulla lira, tutto peggiora. È una manovra concertata fra Moody’s, Soros e i suoi banchieri di riferimento (Rotschild)? Io penso di sì. Ricordo un fatto degno di nota: fra i più accaniti speculatori contro la lira nella fase iniziale dell’attacco di Soros, si segnalano Goldman Sachs e Warburg. Quei Warburg che poi “consigliano” al governo italiano di rivolgersi a Goldman Sachs per gestire le privatizzazioni.
E così l’alta finanza internazionale si sceglie i gioielli di stato, con calma, soppesandoli come la massaia che compra i peperoni al mercato. Perché costano poco: le privatizzazioni 93-94 renderanno allo stato solo 26 mila miliardi; Ciampi da solo, nella sua inutile “difesa della lira”, ha speso il doppio (denaro pubblico, di noi contribuenti). Tutti ci commuoviamo quando il nonno d’Italia ci esorta ad aver fiducia nella Patria. Chissà se ha sventolato il tricolore anche nella riunione del Bilderberg del 22-25 aprile 1993, che si riunì in Grecia e aveva il tema Italia all’ordine del giorno. Non lo sappiamo perché la riunione, come sempre, fu a porte chiuse. Certe fonti danno presente Ciampi a quella riunione, ma non ne siamo sicuri, e non possiamo esserlo, data la segretezza che le circonda. Erano presenti, si dice, anche Gianni Agnelli coi suoi fidi: Mario Monti, Antonio Meccanico, Tommaso Padoa Schioppa, Renato Ruggero. Patrioti anche loro. Ma di quale patria?
Il fatto è che, dopo quella riunione del Bilderberg, Ciampi fa una mossa delle sue: “internazionalizza” il debito pubblico italiano, fino a quel momento prevalentemente interno. È una scelta grave e non necessaria. All’epoca gli italiani, coi loro risparmi, comprano volentieri i Bot. Per lo Stato, è un vantaggio enorme: perché s’indebita coi suoi cittadini (a cui può chiedere “sacrifici”, ossia di pazientare a farsi pagare gli interessi) e nella sua moneta, la lira, che può stampare a volontà. Invece, Ciampi offre i Bot sui mercati finanziari esteri. Dove gli interessi dovrà pagarli in dollari, ossia in una valuta su cui non ha il controllo e che non può stampare quando vuole. Di fatto, mette il debito italiano nelle mani della grande finanza - le solite Goldman Sachs, Warburg, Barclays - e alla mercè delle “valutazioni” delle agenzie cosiddette “indipendenti” come Moody’s. La mossa di Ciampi riduce l’Italia nella situazione di un paese del terzo mondo; e senza alcuna necessità.
Ecco la storia passata. Per questo dico: teniamoli d’occhio, i lorsignori che tornano al comando dell’Italia Questi vogliono ancora svendere qualcosa. Che cosa? Alcune fonti ci dicono: l’Enel, ma soprattutto l’Eni. S’intende, i due nostri relativi colossi sono già stati privatizzati. Ma, soprattutto l’Eni, non fa ancora del tutto gli interessi anglo-americani che nel settore dell’energia mirano ad accaparrarsi la disponibilità diretta delle fonti petrolifere, e mettere sotto controllo unico gli attori secondari nel gran mercato del greggio e del gas.
L’hanno provato a fare con il petrolio russo: crollo organizzato del rublo, deficit alle stelle, un Boris Eltsin ben felice di vendere le vecchie imprese sovietiche a qualunque prezzo. Fu così che i Rotschild prestarono a un piccolo avventuriero russo, Khodorkovski, i soldi per comprare a prezzi da usato la Yukos. Ora che Vladimir Putin si è ripreso la Yukos e fa una “propria” politica nazionale energetica con la sua Gazprom, gli anglo-americani cercano in tutti i modi di isolare la Russia. La presenza di aziende relativamente autonome come l’Eni ostacola questo processo di soffocamento.
Occhio a lorsignori. Italiani di destra e di sinistra, di centro e di sotto e di sopra: teniamoli d’occhio noi, perché non c’è nessun altro che faccia gli interessi italiani.

di Maurizio Blondet
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Banche

I mille occhi di Goldman Sachs

3 marzo 2010
Le Monde, Parigi

Accusata di aver aiutato la Grecia a nascondere lo stato reale delle sue finanze pubbliche e di speculare sul debito del paese, la grande banca d'investimento statunitense dispone di una fitta rete di consiglieri molto ascoltati dai responsabili europei.

Marc Roche
Petros Christodoulou non ha mai dato molta importanza ai complimenti, anche se fin dall'adolescenza è abituato a ricevere lodi. Ma questo banchiere, nominato il 19 febbraio a capo dell'organismo che gestisce il debito pubblico greco, è oggi al centro dell'attenzione internazionale. L'ex responsabile dei mercati della National Bank of Greece (Nbg) è infatti il principale accusato nell'inchiesta sui contratti relativi al debito greco che legano la banca d'affari americana Goldman Sachs e altre società al governo di Atene, annunciata il 25 febbraio dalla Federal reserve.

L'istituto newyorchese si è fatto retribuire per la consulenza al governo ellenico mentre al tempo stesso speculava sul debito del paese. In particolare, la banca centrale statunitense indaga sul ruolo svolto dal Petros Christodoulou, che all'inizio del 2009 ha gestito la creazione della società londinese Titlos insieme alla Goldman Sachs per trasferire il debito del bilancio della Grecia su quello della Nbg. Particolare importante: prima di entrare in questa banca nel 1998, Christodoulou era dipendente della Goldman Sachs.

Il governo Sachs


Questo caso mette in luce la potenza della rete europea che la Goldman Sachs gestisce fin dal 1985. Questo sistema di relazioni, al tempo stesso sotterraneo e pubblico, ha i suoi intermediari e i suoi fedeli, che grazie alle loro conoscenze aprono le porte delle cancellerie. Consiglieri reclutati con grande cura e pagati a peso d'oro che conoscono tutti gli aspetti del potere all'interno dell'Unione europea, e sono vicini ai responsabili politici, che possono chiamare direttamente al telefono nei momenti di crisi.

Ma chi sono i membri del versante europeo del "governo Sachs", come viene chiamata a Washington a causa al suo potere di influenza?L'elemento chiave è Peter Sutherland, presidente della Goldman Sachs International, filiale europea con sede a Londra: questo ex commissario alla concorrenza ed ex presidente della Bp è la pietra angolare per quanto riguarda i Ventisette e la Russia. In Francia la banca beneficia del sostegno di Charles de Croisset, ex capo del Credit Commercial de France (Ccf), che è succeduto a Jacques Mayoux, ispettore delle finanze ed ex responsabile della Société générale. In Gran Bretagna la Goldman conta su Lord Griffiths, che ha consigliato l'ex primo ministro Margaret Thatcher, e in Germania su Otmar Issing, ex membro del direttorio della Bundesbank ed ex capo-economista della Banca centrale europea (Bce).

Lobbying in incognito

Per non parlare poi di una serie di "alumni" (ex dipendenti) presenti in numerosi settori chiave e sui quali l'istituto può contare per muovere le sue pedine. Il più reputato è Mario Draghi, suo vicepresidente per l'Europa fra il 2001 e il 2006, attualmente governatore della Banca d'Italia e responsabile del gruppo dei regolatori, il Consiglio di stabilità finanziaria. Tuttavia, nei solenni corridoi della Goldman Sachs International è difficile incontrare ex diplomatici. La banca infatti preferisce ricorrere a finanzieri, economisti, responsabili di banche centrali o alti funzionari delle organizzazioni economiche internazionali. L'impresa considera gli ambasciatori in pensione come dei simpatici personaggi, ma privi di contatti ai più alti livelli e digiuni di conoscenze nel mondo degli affari.

Per la Goldman Sachs uno dei vantaggi di questa rete di relazioni è quello di potersi muovere senza dare nell'occhio. Sul Financial Times del 15 febbraio Issing ha scritto un articolo ostile all'operazione di salvataggio della Grecia da parte dell'Unione europea. Issing ha firmato il pezzo, omettendo però di precisare che dal 2006 è consigliere internazionale della Goldman Sachs, e che il dipartimento commerciale della banca, che ha speculato contro la moneta unica, avrebbe tutto da perdere da un intervento europeo. (adr)
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Ottimo davvero. Vedo che le cose iniziano a venire fuori anche se con 20 anni di ritardo quasi!

I signori Indignatos e tutti gli altri che rompono le palle dovrebbero leggere QUESTE COSE e anzichè fare cortei dove si scontrano con poliziotti da 1300 euro al mese andare nei palazzi prendere questa gente per il bavero e buttarli nel Tirreno!!!!
Il fatto è che in Italia finchè ci va bene e abbiamo il culo pieno ci possono derubare di tutto....
doddi
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Oggi il tema è ancora più pregnate di attualità e cronaca visto che i due nomi che si fanno per prendere la guida del governo provengono da questo nuovo mondo sconosciuto: Mario Monti e Gianni Letta


http://www.altrenotizie.org/economia/28 ... blico.html" onclick="window.open(this.href);return false;

G. Sachs: nemico pubblico?
Lunedì 23 Novembre 2009 00:02 .

di Mario Braconi

Goldman Sachs è la sola tra le banche d'affari sopravvissuta quasi indenne alla crisi finanziaria: pur non essendo la più grande del mondo (30.000 dipendenti, 11 volte di meno della Industrial and Commercial Bank of China), né quella con il bilancio più robusto (totale attività pari a circa 900 miliardi di dollari, contro i 2,4 del colosso britannico HSBC), è di gran lunga la più redditizia (222.000 dollari per addetto - la seconda in classifica, JP Morgan, arriva "appena" a 133.000). Simbolo quintessenziale del liberismo più spericolato, icona del mondo finanziario, conventicola infiltrata nelle stanze dei bottoni dell'universo mondo, c'è chi la chiama Goldmine Sachs ovvero Miniera d'oro - Sachs, chi Government Sachs, ovvero Governo - Sachs.

La banca d'affari fondata a New York nel 1869 da due ebrei bavaresi (Marcus Goldman e Samuel Sachs) è stata per quasi un secolo e mezzo oggetto di ammirazione quanto di odio: il giornalista freelance John Arlidge è riuscito a penetrare all'interno del quartier generale di Goldman Sachs, un edificio anonimo al numero 85 di Broad Street, a New York, e a raccontare la Goldman ai lettori del Sunday Times.

Arlidge intervista Lloyd Blankfein, CEO di Goldman Sachs, nato 54 anni fa nel Bronx da un postino e una receptionist, laureato ad Harvard con borsa di studio. Con una busta paga da 68 milioni di dollari (nel 2007), mezzo miliardo di dollari di azioni della sua banca nella sua custodia personale, un appartamento da 30 milioni di dollari a Central Park West e un buen retiro di 2.000 metri quadri negli Hamptons, Blankfein è uno di quelli che ha risalito la scala sociale a tre gradini alla volta. Parla da iniziato (il che non è poi così strano, visto che è il capo supremo di un'organizzazione che assomiglia più ad una chiesa laica che ad una banca) e la sua autostima è apparentemente illimitata: "Noi (le banche) siamo importanti. Aiutiamo le aziende sostenendole nel processo di reperimento di capitali. Le società creano benessere. Questo crea posti di lavoro, che stimolano nuova crescita e nuovo benessere. Abbiamo una missione sociale". Più una professione di fede che una provocazione, pare.

La situazione patrimoniale di Goldman Sachs è molto diversa da quella delle concorrenti: innanzitutto ancora esiste, cosa che non può dirsi ad esempio di Lehman Brothers (lasciata fallire e poi suddivisa tra Nomura e Barclays), della Bear Stearns (acquistata per pochi dollari dalla JP Morgan grazie anche all'aiuto delle autorità pubbliche americane); inoltre, ha subito perdite accettabili (i mutui le sono costati 1,7 miliardi di dollari), cosa che le ha impedito di fare la fine di Citi (salvata con i soldi pubblici), o di Merrill Lynch (spinta a forza tra le braccia di Bank of America). E poi, pur avendo incassato 10 miliardi di dollari dal TARP (Troubled Asset Relief Program - programma di recupero di attività di difficile liquidazione), li ha restituiti dal Governo con gli interessi (si dice di oltre il 20%). Cosa che peraltro consente alla Goldman di pagare tranquillamente bonus stellari ai suoi dipendenti anche in tempi di crisi e di grande quanto giustificata impopolarità per le banche: per quest'anno sono stati messi da parte a questo scopo 21 miliardi di dollari, pari ad un bonus medio di 700.000 dollari per ogni dipendente, dal CEO all'ultimo dei contabili.

Come ha fatto GS a passare indenne attraverso lo tsunami che ha sbaragliato tutte le sue concorrenti? Se lo si chiede ai suoi dirigenti, come ha fatto Arlidge, le risposte tenderanno all'autoincensamento. Secondo Liz Beshel, madre single quarantenne nonché tesoriera di gruppo (la più giovane nella lunga storia di Goldaman), si sono evitati i danni esplosivi sui subprime grazie ad una politica molto prudente di gestione del rischio. Tutte le posizioni in essere, continua Beshel, sono valutate quotidianamente al loro valore di mercato; quando si è visto che il portafoglio dei mutui non stava producendo la performance desiderata per più di una settimana, "quella che in altre banche sarebbe stata considerata una differenza irrilevante, o addirittura un arrotondamento, scatenò in Goldman Sachs un processo di verifiche culminato con un meeting tra i suoi grandi capi", nel quale si decise di alleggerire la posizione della banca su quel mercato. Certo, vi furono comunque perdite rilevanti, ma stiamo parlando di poco meno di 2 miliardi di dollari (si consideri ad esempio che UBS in questo modo ne ha persi quasi 60).

L'infallibilità di Goldman Sachs è uno di quei miti così pervicacemente alimentati, che metterlo in dubbio sembra quasi un'eresia. Goldman ha una sua filosofia, basata su alcuni presupposti: innanzitutto, una patologica attrazione per il denaro. Dice un ex Goldman che la cultura della banca è "completamente ossessionata dal guadagno. Mi sentivo come un asino davanti alla più grossa e succulenta carota che avessi mai immaginato. Il denaro è il metro con cui si misura il tuo successo. Se non compri una casa o una barca più grande, significa che stai rimanendo indietro". In secondo luogo, Goldman alimenta nelle sue persone il culto dell'insicurezza.

Come dice Mr. Sherwood, capo dell'ufficio di Londra, "c'è un clima di costante e profonda paranoia in tutto quello che facciamo". Si dice che i candidati per un posto di lavoro in Goldman vengano sottoposti mediamente a venti colloqui prima di essere assunti, anche se si registrano casi limite in cui le selezioni si sono concluse solo dopo la trentesima intervista. Se ci fosse ancora qualche dubbio sull'osservanza “darwinista” del dipartimento Capitale Umano (non risorse umane, "capitale umano"), è bene sapere che la regola, in GS, è "cresci o te ne vai", non c'è spazio per le mezze tacche.

Il terzo pilastro è quello delle relazioni: per inveterata tradizione, gli ex Goldman Sachs occupano poltrone rilevanti in tutti i gangli del sistema economico, finanziario, politico e mediatico, negli USA come in Europa. Hanno alle spalle una carriera in Goldman Sachs, ad esempio, il segretario del tesoro di Clinton (Hank Paulson), l'attuale presidente e il precedente direttore della Federal Reserve di New York, il capo dello staff dell'attuale Segretario di Stato (Mark Patterson), il consigliere economico di Hillary Clinton, i capi di ieri e di oggi nel New York Stock Exchange (la Borsa di New York), e perfino il capo delle operazioni della SEC (la CONSOB americana). Anche Mario Draghi, attuale Governatore della Banca d'Italia, è un ex Goldman.

Ma per capire veramente che cosa è Goldman Sachs, è necessario allontanarsi dall'ortodossia dei dogmi che essa stessa ammannisce alle folle. Innanzitutto, uno dei punti di forza della banca è quello di essere contemporaneamente advisor (consulente, non di rado dei Governi) e trader (operatore di mercato). Ciò significa che con una mano fa consulenza ai clienti in grosse operazioni e con l'altra prende posizione su mercati (azioni, obbligazioni, materie prime) sui quali si muove da maestra grazie alla sua esperienza di advisor. Ovviamente, qualsiasi Goldmanite ribatterà citando la mitica regola secondo cui i due bracci del business della banca sono separati da rigorose "muraglie cinesi"; si dice che, se un banchiere d'affari di Goldman entra nella sala operativa della sua stessa banca, verrà immediatamente interrogato dai suoi capi.

A costo di sembrare qualunquisti, questo idilliaco quadretto mostra la corda quando si tenti di rispondere alla domanda: qualora un grosso affare con ritorni da capogiro renda necessario non dico saltare, ma semplicemente anche solo sbirciare dall'altra parte della "muraglia", il tipico uomo (o donna) Goldman - praticamente un tossico del denaro - saprà resistere alla tentazione?

Inoltre, quella che viene spudoratamente spacciata per sagacia nell'interpretazione delle tendenze dei mercati è in realtà la capacità di pompare certi settori per specularvi sopra, salvo poi abbandonarli repentinamente a missione compiuta. Non sono pochi gli analisti che attribuiscono a Goldman Sachs un ruolo essenziale nella creazione di bolle speculative (è stato così per la febbre delle dot.com, per il boom delle materie prime, e poi del mercato immobiliare) dalle quali la banca ha beneficiato con collocamenti azionari e trading sul debito - salvo poi tirarsi indietro subito dopo aver portato a casa il profitto - circa un minuto prima che tutto andasse in malora.

Un altro caso interessante è quello che ruota attorno al destino della AIG (American Investment Group), venditrice dei celebri credit default swaps, assicurazioni sul rischio di fallimento dei prenditori di fondi. Risulta che quando l'AIG, ormai decotta, fu rilevata dal Tesoro e dalla Fed, la prima, inspiegabile mossa del nuovo proprietario pubblico della compagnia assicurativa fu quella di liquidare il 100% del valore dei CDS alle banche che a suo tempo li avevano comprati, questo quando da mesi ormai AIG stava negoziando per pagare solo il 60% del loro valore facciale.

Una differenza che vale 13 miliardi di dollari in più passati direttamente dalle tasche dei contribuenti ai forzieri dei clienti di AIG (tutte le principali banche, tra cui anche Goldman Sachs). Stranamente, al timone della Federal Reserve ai tempi c'era Henri Paulson (ex boss della Goldman Sachs); stranamente Paulson, che pure aveva giurato di non farlo, ha incontrato i suoi ex colleghi del board di Goldman Sachs ad un "evento sociale" a Mosca (un luogo dove ci potrebbero essere problemi di giurisdizione); ancor più stranamente, proprio mentre Paulson lavorava al salvataggio di AIG, i tabulati telefonici provano che, in soli sei giorni, egli si sia sentito ben 24 volte con Blankfein, il nuovo CEO di Goldman Sachs.

Eppure Goldman ha avuto l'arroganza di sostenere pubblicamente che, se pure AIG fosse andata in bancarotta, la banca non sarebbe affondata, dato che era protetta da una combinazione di cassa e di garanzie. Peccato che David Viniar, CFO di GS, si sia rifiutato di rendere note le controparti di questi fantasmatiche operazioni di copertura, cosa che rende "ridicola", nonché controproducente, la sua prova muscolare. Sembra dunque che il vero volto di Goldman Sachs assomigli molto più a quello dipinto dai molti cospirazionisti che alle fattezze rassicuranti che ci propongono i suoi capi.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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ATTUALITA' :okok:



E il prof della Bocconi piace a banche e mercati
Monti ha un profilo bipartisan: alla Ue fu nominato commissario da Berlusconi e confermato da D’Alema. Amato perde quota per il curriculum troppo politico


di Fabrizio Rondolino - 10 novembre 2011, 08:20

Mario Monti, l’economista gradito all’Europa e ai mercati, appena nominato senatore a vita da Giorgio Napolitano con una decisione che ha colto tutti di sorpresa, ha rasserenato un poco gli investitori e soprattutto ha messo il sistema politico con le spalle al muro, potrebbe davvero entrare a Palazzo Chigi martedì o mercoledì prossimi.
Le elezioni anticipate restano un’opzione molto forte, tanto più che per un eventuale governo tecnico, al momento, non esiste sulla carta una maggioranza parlamentare.

Ma se Berlusconi non otterrà le urne, il suo successore più probabile è senz’altro Monti. Le quotazioni di Giuliano Amato, il grand commis tecnico-politico che la Prima Repubblica ha lasciato in eredità alla Seconda, erano salite nel corso della giornata ma paiono ora fortemente ridimensionate. Nel fuoco della crisi finanziaria che ci ha portato sull’orlo del baratro entrambi sono giudicati ottimi candidati d’emergenza: ma i due non sono affatto uguali, così come diverse sono le forze e i gruppi che premono per l’uno o per l’altro.

All’ingrosso, potremmo semplificare dicendo che l’arrivo di Monti segnerebbe una discontinuità maggiore non tanto rispetto a Berlusconi e al governo attuale, quanto soprattutto rispetto all’intera classe politica italiana. I mercati lo amano prima di tutto perché non ha un curriculum politico, sebbene sia stato nominato commissario europeo per la prima volta da Berlusconi e goda oggi delle simpatie di gran parte del centrosinistra. La sua candidatura a Palazzo Chigi non è affatto una novità, e nell’ultimo anno e mezzo si è più volte riaffacciata fra gli avversari del governo, prima e dopo la mancata spallata del 14 dicembre; tuttavia lo stesso Berlusconi ha avuto la tentazione di offrirgli almeno una volta la poltronissima di ministro dell’Economia.

Mario Monti appartiene a quel ristretto e qualificatissimo gruppo di banchieri ed economisti italiani - come Draghi o Ciampi - il cui prestigio internazionale è fuori discussione. Allievo a Yale di James Tobin (il premio Nobel noto per la proposta, oggi tornata di stretta attualità, di tassare le transazioni finanziarie internazionali), Monti a 27 anni è già in cattedra, a Torino; la lascerà nel 1985 per la Bocconi, dove diventa prima direttore dell’Istituto di Economia politica, poi rettore e infine (nel ’94, alla morte di Spadolini) presidente.
Il 1994 è anche l’anno in cui Berlusconi, appena arrivato a Palazzo Chigi, lo indica insieme a Emma Bonino come commissario europeo. Cinque anni dopo è riconfermato dal governo D’Alema e riceve la delega alla Concorrenza. Il procedimento contro Microsoft per violazione delle norme antitrust è opera sua, come è opera sua il divieto alla fusione tra General Electric e Honeywell.
Nel 2004 Monti torna alla Bocconi e comincia a scrivere sul Corriere, ma non è certo un pensionato. Poco conosciuto al grande pubblico, estraneo al reality della politica, lontanissimo dalla guerriglia quotidiana dei giornali e delle tv, la sua rete di contatti e relazioni è in realtà impressionante: dal 2005 è international advisor per la gigantesca banca d’affari Goldman Sachs; è il presidente europeo della Commissione Trilaterale, il misterioso e chiacchieratissimo club internazionale neoliberista che compare in qualsiasi teoria del complotto che si rispetti; infine, fa parte del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, la ristretta confraternita di economisti, banchieri e politici che una volta l’anno si riuniscono - a porte chiuse e senza verbalizzare mai nulla - per discutere i destini del mondo. Diciamo che se i poteri forti esistono, Mario Monti li conosce bene.
Di pasta diversa è Giuliano Amato, classe 1938, il Dottor Sottile che per molti anni servì fedelmente Bettino Craxi e che poi, nel crepuscolo della Prima Repubblica, se ne allontanò per rispondere all’appello di Scalfaro e dar vita, guarda un po’, ad un governo tecnico d’emergenza chiamato a fronteggiare una spaventosa crisi finanziaria che aveva buttato la lira fuori dal sistema monetario europeo. Nella Seconda Repubblica l’ambizioso professore socialista è stato ministro delle Riforme nel governo D’Alema, presidente del Consiglio alla sua caduta, e ministro dell’Interno nel secondo governo Prodi; l’altr’anno Berlusconi lo ha nominato presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Proprio in questo ruolo, apparentemente decorativo, il Dottor Sottile ha avuto modo di riprendere contatti più diretti con Palazzo Chigi e con il Quirinale.
Chi non lo ama rimprovera ad Amato un’eccessiva dipendenza dalla rete di relazioni che ha saputo sapientemente costruire negli anni, e di cui oggi sarebbe di fatto prigioniero. Lo stesso, a ben vedere, si potrebbe dire anche di Monti: ma le sue relazioni sono prevalentemente extrapolitiche e la maggior parte dei suoi amici non è neppure italiana. E questo non può non far piacere a chi ci guarda da Bruxelles, da Parigi o da Berlino. E da Washington, naturalmente.
ilgiornale.it





Qualcosa in più sul neo Senatore a vita, su alcuni aspetti del suo impegno internazionale e l'autorevolezza che gli viene riconosciuta nei "circoli privati" più importanti dell'economia mondiale, riportato direttamente da wikipedia, ho inserito del link di approfondimento per chi avesse voglia di leggere http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Monti" onclick="window.open(this.href);return false; :

Attività scientifica: In economia Monti sostiene il mercato, le liberalizzazioni e il rigore dei conti pubblici[3]. Uno dei risultati più importanti della sua attività di ricerca in campo economico è il modello di Klein-Monti che descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio, risultato degli studi paralleli di Monti e del premio Nobel Lawrence Klein.

È stato il primo presidente del "Bruegel", un think-tank, nato a Bruxelles nel 2005, composto e finanziato da 16 Stati membri dell'UE e 28 multinazionali.

È inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Trilaterale" onclick="window.open(this.href);return false; , un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller[4] http://www.trilateral.org/" onclick="window.open(this.href);return false;
Membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[5]. http://it.wikipedia.org/wiki/Bilderberg" onclick="window.open(this.href);return false; http://www.bilderbergmeetings.org/index.html" onclick="window.open(this.href);return false; http://www.bilderbergmeetings.org/governance.html" onclick="window.open(this.href);return false;
Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs.
Nel 2010, su incarico del Presidente della Commissione Europea Barroso, ha redatto un libro bianco (Rapporto sul futuro del mercato unico) contenente misure per il completamento del mercato unico europeo[6]. Monti mantiene la carica di presidente dell'Università Bocconi.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Hai visto caro Doddi? Torniamo sempre al porcu chi avi tri pila.....

Ahimè siamo comandati a bacchetta da questa istituzioni sovranazionali. Lasciano vincere le elezioni a chicchessia ma appena vogliono cacciano tutto e tutti!! Non solo: decidono loro il successore.
Vogliono farci credere che il fascismo fu abbattuto perchè un pelatone era impazzito. Il pelatone gli aveva nazionalizzato le banche e rotto il culo. Aveva osato troppo ed era giunta l'ora di abbatterlo facendolo cadere nella rete cosa che avvenne. Da allora siamo una colonia. Illuso chi pensa che siano le elezioni a decidere i governi di questo paese.
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Ma Maurizio Blondet non é il razzista antisemita che si batte persino contro la teoria dell'Evoluzione? Possibile che ogni cacata che scrivono su Internet voi la pigliate come oro colato?

Non mi meraviglia che il paese sia arrivato a questo punto, con tanti boccaloni in giro...
doddi
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News10/11/2011 8.34

MF-Dow Jones News

CRISI: Goldman Sachs ha innescato vendite Btp

(MF)MILANO (MF-DJ)--Sui mercati si e' diffusa la voce che sia stata Goldman
Sachs a innescare l'ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund
e dalle altre banche d'oltreoceano.

Lo si legge in un articolo di MF che spiega che neppure l'ombrellino
della Bce, con l'acquisto di titoli di Stato italiani, e' servito. Goldman
Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si
schiacciano i prezzi dei Btp il piu' possibile per poi, un attimo prima
del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne
incetta a prezzi da saldo.

L'intervento di Napolitano probabilmente riuscira' a ridurre i tempi
dell'ondata speculativa, visto che entro lunedi' prossimo si dovrebbe
sapere se ci sara' un nuovo governo o si andra' a elezioni anticipate.
Questo bastera' a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha
scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedi' sera:
in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione piu'
ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli
pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece "lo scenario peggiore
per i mercati" e in questo caso Goldman non fa previsioni sullo spread, ma
e' evidente che salirebbe alle stelle.
red/vit

(fine)

http://www.trend-online.com/ansa/fta63964/" onclick="window.open(this.href);return false;

ULTIME
Così Goldman Sachs vince sempre (MF)
Ieri fra i fattori che avrebbero spinto a forti venti sui mercati obbligazionari, oltre alla scelta di Clearnet di alzare i margini richiesti sui titoli di Stato apportati come collaterale a garanzia di operazioni sui derivati, ci sarebbero anche state forti vendite effettuate da Goldman Sachs che sarebbe stata seguita a ruota da hedge fund e altre banche americane.

Financial Trend Analysis 10 novembre 09:20
Ieri fra i fattori che avrebbero spinto a forti venti sui mercati obbligazionari, oltre alla scelta di Clearnet di alzare i margini richiesti sui titoli di Stato apportati come collaterale a garanzia di operazioni sui derivati, ci sarebbero anche state forti vendite effettuate da Goldman Sachs che sarebbe stata seguita a ruota da hedge fund e altre banche americane. Lo riporta stamane MF. La banca d'affari USA vedrebbe nel voto anticipato lo scenario peggiore per l'Italia, dunque in un esecutivo di centro-destra una soluzione con spread pericolosi a 400-450 punti base e infine una buona soluzione in un governo di unità nazionale guidato da "un outsider di ottima reputazione". La definizione sembra fatta per Mario Monti, advistor internazionale della stessa Godlman Sachs ormai in pole position ormai per un governo tecnico.

(GD)



http://www.economia-oggi.it/archives/00060502.html" onclick="window.open(this.href);return false;

CRISI: GOLDMAN SACHS, CON GOVERNO TECNICO SPREAD A 350 PUNTI
(AGI) - Roma, 10 nov. - Secondo lo studio della banca d’affari Usa, diffuso due giorni fa, “un governo di unita’ nazionale guidato da una personalita’ esterna con un’elevata reputazione” sarebbe lo scenario “piu’ gradito ai mercati” e porterebbe nel tempo a un calo degli spread sovrani e, piu’ in generale dei premi per il rischio sull’Italia”. Con uno scenario simile Goldman Sachs si aspetta che “il differenziale tra Btp e bund scenda a 350 punti in un tempo abbastanza breve”.
“Il vantaggio di un governo di tecnocrati - prosegue il rapporto - sarebbe che utilizzerebbe la sua credibilita’ per varare piu’ misure a sostegno della crescita che porteranno ulteriori frutti nel corso del tempo”. Inoltre, sottolinea Goldman Sachs, come avvenne durante la crisi dei primi anni ‘90, l’elezione di un governo il cui mandato e’ legato alla soddisfazione delle richieste della comunita’ internazionale offrirebbe ai mercati maggiori garanzie sull’applicazione delle misure necessarie.
Gli altri due scenari analizzati da Goldman Sachs sono un rimpasto di governo con un nuovo premier sostenuto da Pdl e Lega e la convocazione di elezioni anticipate. Nel primo caso lo spread continuerebbe ad aggirarsi tra i 400 e i 450 punti, grazie agli interventi della Bce, per poi migliorare con l’approvazione graduale delle misure di austerita’. L’ipotesi peggiore, si legge ancora nello studio, sarebbe invece il voto, che farebbe ulteriormente salire lo spread. Il mercato, conclude Goldman Sachs, restera’ volatile e instabile “finche’ i creditori dell’Italia non saranno rassicurati sul fatto che verranno messe in campo le riforme strutturali a lungo attese per stimolare il tasso di crescita del paese”. (AGI) Ila
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News10/11/2011 8.34

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CRISI: Goldman Sachs ha innescato vendite Btp

(MF)MILANO (MF-DJ)--Sui mercati si e' diffusa la voce che sia stata Goldman
Sachs a innescare l'ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund
e dalle altre banche d'oltreoceano.

Lo si legge in un articolo di MF che spiega che neppure l'ombrellino
della Bce, con l'acquisto di titoli di Stato italiani, e' servito. Goldman
Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si
schiacciano i prezzi dei Btp il piu' possibile per poi, un attimo prima
del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne
incetta a prezzi da saldo.

L'intervento di Napolitano probabilmente riuscira' a ridurre i tempi
dell'ondata speculativa, visto che entro lunedi' prossimo si dovrebbe
sapere se ci sara' un nuovo governo o si andra' a elezioni anticipate.
Questo bastera' a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha
scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedi' sera:
in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione piu'
ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli
pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece "lo scenario peggiore
per i mercati" e in questo caso Goldman non fa previsioni sullo spread, ma
e' evidente che salirebbe alle stelle.
red/vit

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Così Goldman Sachs vince sempre (MF)
Ieri fra i fattori che avrebbero spinto a forti venti sui mercati obbligazionari, oltre alla scelta di Clearnet di alzare i margini richiesti sui titoli di Stato apportati come collaterale a garanzia di operazioni sui derivati, ci sarebbero anche state forti vendite effettuate da Goldman Sachs che sarebbe stata seguita a ruota da hedge fund e altre banche americane.

Financial Trend Analysis 10 novembre 09:20
Ieri fra i fattori che avrebbero spinto a forti venti sui mercati obbligazionari, oltre alla scelta di Clearnet di alzare i margini richiesti sui titoli di Stato apportati come collaterale a garanzia di operazioni sui derivati, ci sarebbero anche state forti vendite effettuate da Goldman Sachs che sarebbe stata seguita a ruota da hedge fund e altre banche americane. Lo riporta stamane MF. La banca d'affari USA vedrebbe nel voto anticipato lo scenario peggiore per l'Italia, dunque in un esecutivo di centro-destra una soluzione con spread pericolosi a 400-450 punti base e infine una buona soluzione in un governo di unità nazionale guidato da "un outsider di ottima reputazione". La definizione sembra fatta per Mario Monti, advistor internazionale della stessa Godlman Sachs ormai in pole position ormai per un governo tecnico.

(GD)



http://www.economia-oggi.it/archives/00060502.html" onclick="window.open(this.href);return false;

CRISI: GOLDMAN SACHS, CON GOVERNO TECNICO SPREAD A 350 PUNTI
(AGI) - Roma, 10 nov. - Secondo lo studio della banca d’affari Usa, diffuso due giorni fa, “un governo di unita’ nazionale guidato da una personalita’ esterna con un’elevata reputazione” sarebbe lo scenario “piu’ gradito ai mercati” e porterebbe nel tempo a un calo degli spread sovrani e, piu’ in generale dei premi per il rischio sull’Italia”. Con uno scenario simile Goldman Sachs si aspetta che “il differenziale tra Btp e bund scenda a 350 punti in un tempo abbastanza breve”.
“Il vantaggio di un governo di tecnocrati - prosegue il rapporto - sarebbe che utilizzerebbe la sua credibilita’ per varare piu’ misure a sostegno della crescita che porteranno ulteriori frutti nel corso del tempo”. Inoltre, sottolinea Goldman Sachs, come avvenne durante la crisi dei primi anni ‘90, l’elezione di un governo il cui mandato e’ legato alla soddisfazione delle richieste della comunita’ internazionale offrirebbe ai mercati maggiori garanzie sull’applicazione delle misure necessarie.
Gli altri due scenari analizzati da Goldman Sachs sono un rimpasto di governo con un nuovo premier sostenuto da Pdl e Lega e la convocazione di elezioni anticipate. Nel primo caso lo spread continuerebbe ad aggirarsi tra i 400 e i 450 punti, grazie agli interventi della Bce, per poi migliorare con l’approvazione graduale delle misure di austerita’. L’ipotesi peggiore, si legge ancora nello studio, sarebbe invece il voto, che farebbe ulteriormente salire lo spread. Il mercato, conclude Goldman Sachs, restera’ volatile e instabile “finche’ i creditori dell’Italia non saranno rassicurati sul fatto che verranno messe in campo le riforme strutturali a lungo attese per stimolare il tasso di crescita del paese”. (AGI) Ila
Doddi ma chi scrivii????? Puru chisti i scriviu Blondet........... oh non gabbu st'Italia!!
doddi
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Reggiotricolore ha scritto:
doddi ha scritto:http://www.milanofinanza.it/news/dettag ... 20%28MF%29

News10/11/2011 8.34

MF-Dow Jones News

CRISI: Goldman Sachs ha innescato vendite Btp

(MF)MILANO (MF-DJ)--Sui mercati si e' diffusa la voce che sia stata Goldman
Sachs a innescare l'ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund
e dalle altre banche d'oltreoceano.

Lo si legge in un articolo di MF che spiega che neppure l'ombrellino
della Bce, con l'acquisto di titoli di Stato italiani, e' servito. Goldman
Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si
schiacciano i prezzi dei Btp il piu' possibile per poi, un attimo prima
del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne
incetta a prezzi da saldo.

L'intervento di Napolitano probabilmente riuscira' a ridurre i tempi
dell'ondata speculativa, visto che entro lunedi' prossimo si dovrebbe
sapere se ci sara' un nuovo governo o si andra' a elezioni anticipate.
Questo bastera' a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha
scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedi' sera:
in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione piu'
ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli
pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece "lo scenario peggiore
per i mercati" e in questo caso Goldman non fa previsioni sullo spread, ma
e' evidente che salirebbe alle stelle.
red/vit

(fine)

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Così Goldman Sachs vince sempre (MF)
Ieri fra i fattori che avrebbero spinto a forti venti sui mercati obbligazionari, oltre alla scelta di Clearnet di alzare i margini richiesti sui titoli di Stato apportati come collaterale a garanzia di operazioni sui derivati, ci sarebbero anche state forti vendite effettuate da Goldman Sachs che sarebbe stata seguita a ruota da hedge fund e altre banche americane.

Financial Trend Analysis 10 novembre 09:20
Ieri fra i fattori che avrebbero spinto a forti venti sui mercati obbligazionari, oltre alla scelta di Clearnet di alzare i margini richiesti sui titoli di Stato apportati come collaterale a garanzia di operazioni sui derivati, ci sarebbero anche state forti vendite effettuate da Goldman Sachs che sarebbe stata seguita a ruota da hedge fund e altre banche americane. Lo riporta stamane MF. La banca d'affari USA vedrebbe nel voto anticipato lo scenario peggiore per l'Italia, dunque in un esecutivo di centro-destra una soluzione con spread pericolosi a 400-450 punti base e infine una buona soluzione in un governo di unità nazionale guidato da "un outsider di ottima reputazione". La definizione sembra fatta per Mario Monti, advistor internazionale della stessa Godlman Sachs ormai in pole position ormai per un governo tecnico.

(GD)



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CRISI: GOLDMAN SACHS, CON GOVERNO TECNICO SPREAD A 350 PUNTI
(AGI) - Roma, 10 nov. - Secondo lo studio della banca d’affari Usa, diffuso due giorni fa, “un governo di unita’ nazionale guidato da una personalita’ esterna con un’elevata reputazione” sarebbe lo scenario “piu’ gradito ai mercati” e porterebbe nel tempo a un calo degli spread sovrani e, piu’ in generale dei premi per il rischio sull’Italia”. Con uno scenario simile Goldman Sachs si aspetta che “il differenziale tra Btp e bund scenda a 350 punti in un tempo abbastanza breve”.
“Il vantaggio di un governo di tecnocrati - prosegue il rapporto - sarebbe che utilizzerebbe la sua credibilita’ per varare piu’ misure a sostegno della crescita che porteranno ulteriori frutti nel corso del tempo”. Inoltre, sottolinea Goldman Sachs, come avvenne durante la crisi dei primi anni ‘90, l’elezione di un governo il cui mandato e’ legato alla soddisfazione delle richieste della comunita’ internazionale offrirebbe ai mercati maggiori garanzie sull’applicazione delle misure necessarie.
Gli altri due scenari analizzati da Goldman Sachs sono un rimpasto di governo con un nuovo premier sostenuto da Pdl e Lega e la convocazione di elezioni anticipate. Nel primo caso lo spread continuerebbe ad aggirarsi tra i 400 e i 450 punti, grazie agli interventi della Bce, per poi migliorare con l’approvazione graduale delle misure di austerita’. L’ipotesi peggiore, si legge ancora nello studio, sarebbe invece il voto, che farebbe ulteriormente salire lo spread. Il mercato, conclude Goldman Sachs, restera’ volatile e instabile “finche’ i creditori dell’Italia non saranno rassicurati sul fatto che verranno messe in campo le riforme strutturali a lungo attese per stimolare il tasso di crescita del paese”. (AGI) Ila
Doddi ma chi scrivii????? Puru chisti i scriviu Blondet........... oh non gabbu st'Italia!!
Blondet e' l'autore di 2 pezzi su circa 20... Io cerco di fargli capire come funge il mondo fornendo semplici spunti di riflessione ma fare 1+1 spesso e' impresa improba :mrgreen:
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
tito
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doddi, ammesso che sto delirio dell'invasione finanziaria inglese sia plausibile, possibile che non ti rendi conto che se il governo berlusconi invece di pensare ai fattacci (loschi) suoi e dei suoi avesse pensato ai conti pubblici, i biechi inviati dalla diabolica albione ce l'avrebbero ampiamente nnacata???
doddi
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tito ha scritto:doddi, ammesso che sto delirio dell'invasione finanziaria inglese sia plausibile, possibile che non ti rendi conto che se il governo berlusconi invece di pensare ai fattacci (loschi) suoi e dei suoi avesse pensato ai conti pubblici, i biechi inviati dalla diabolica albione ce l'avrebbero ampiamente nnacata???
Chi ha parlato di inglesi? :scratch
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doddi ha scritto:http://www.giornalettismo.com/archives/ ... britannia/

Il complotto del Britannia.


Anche questo mito ha le sue varianti, forse la più pittoresca è quella secondo cui le trattative a bordo della nave furono coordinate dalla Regina d’Inghilterra in persona da un lato, e Mario Draghi e Azeglio Ciampi (rispettivamente direttore del Tesoro e governatore della Banca d’Italia) dall’altro, con la partecipazione di “un centinaio” di affaristi inglesi e italiani, e collocando nel contesto l’assassinio del giudice Falcone (sarebbe servito a distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica) e l’inchiesta Mani Pulite (sarebbe servita a liberarsi di Craxi che ostacolava i progetti di privatizzazione).
hai ragione doddi, ma il post è così fumoso che non si capisce di chi o cosa si stia parlando... mi riferivo agli affaristi inglesi di cui sopra, ma forse sarebbe più corretto parlare di "untori"

il punto non cambia, tutta la responsabilità della situazione ricade interamente sul nano.
E' encomiabile il tuo impegno a trovare scamogghie in sua difesa :lol:
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