Confcommercio: i costi della politica pesano 350 euro su ogn

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Lucianeddux
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La politica in Italia presenta un conto salato ai cittadini: secondo stime di Confcommercio su ogni famiglia ha infatti un peso di 350 euro all'anno. La «scarsa efficienza dell'apparato pubblico unita all'eccessivo livello di spesa pubblica (oltre il 50% del Pil) rendono indispensabile agire anche su questo fronte per ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese», afferma l'associazione dei ......commercianti.Confcommercio proprone che un'azione di contenimento della spesa pubblica parta dai costi della rappresentanza politica, ovvero quelli che i cittadini complessivamente sostengono per eleggere e far funzionare l'insieme degli organismi legislativi nazionali e decentrati, che, nel nostro Paese, ammontano ad oltre 9 miliardi di euro l'anno, corrispondenti a poco più di 350 euro per nucleo familiare, circa 150 euro a testa.
Applicando ai circa 154mila rappresentanti politici dei vari organi collegiali nazionali e locali l'ipotesi, più volte ventilata e condivisa da più parti, della riduzione di poco più di un terzo del numero dei parlamentari si avrebbe, spiega la Confcommercio, un risparmio di spesa di oltre 3,3 miliardi all'anno. Cifra sufficiente ad attuare una riduzione permanente di circa 8 decimi di punto della prima aliquota Irpef a beneficio di oltre 30 milioni di contribuenti o, in alternativa, a ottenere permanentemente una somma di 2.900 euro all'anno da destinare a tutte le famiglie in condizioni di povertà assoluta. In entrambi i casi, conclude la nota, si tratterebbe della «più grande ed efficace operazione di redistribuzione mai effettuata nel nostro Paese».
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CAZZO ..SE CON LE BUONE NON LO VOGLIONO SENTIRE ...E' ORA CHE LO IMPONIAMO NOI CON LE CATTIVE !! :twisted:
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citrosodina
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Il governatore veneto Luca Zaia (Lega) vuole ridurre le pensioni dopo che la giunta di Giancarlo Galan (Pdl) le aveva aumentate dal 2010: viene calcolata non sull’indennità del consigliere regionale, bensì sull’80 per cento di quella parlamentare. Oggi si va in pensione con 2.800 euro al mese nel caso di cinque anni di anzianità e si arriva a 6.500 euro con 16 anni: gli ex consiglieri veneti incassano di più, con lo zuccherino dell’assicurazione a loro carico (prima era pagata dal consiglio) e del taglio del pagamento delle esequie in caso di decesso.

In Emilia-Romagna, al contrario, hanno approvato con voto bipartisan l’abolizione del vitalizio dal 2015, su proposta del presidente del consiglio regionale Matteo Richetti (Pd), che gli è valsa il premio Forbici d’oro da due associazioni laziali anche per il taglio del 10 per cento delle indennità. Gli attuali 50 consiglieri, dunque, saranno gli ultimi a beneficiare del vitalizio, con percentuali tra le più basse d’Italia: il 20 per cento con una legislatura, il 35 con due, il 50 per cento con tre e oltre.

Un dato che cozza con quello della Calabria, dove il consigliere con tre legislature incassa l’80 per cento dello stipendio, record italiano. Non è un caso che lunedì 27 giugno il presidente dell’associazione degli ex consiglieri, Stefano Priolo, sia volato a Roma appena apprese le intenzioni di Tremonti. Chi gli ha telefonato prima che si imbarcasse a Lamezia Terme lo ha sentito molto preoccupato.
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