Sei anni dopo, il ricordo di Franco Fortugno.

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Mary
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di Damiano Praticò - Era il 16 ottobre di sei anni fa, quando l’allora vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno, veniva assassinato in modo barbaro a Locri nell’androne di Palazzo Nieddu, seggio delle primarie del centrosinistra per scegliere il proprio candidato premier alle elezioni politiche del 2006.


Francesco Fortugno, classe 1951, di Brancaleone, era primario in aspettativa al pronto soccorso dell'ospedale di Locri, oltre che alla seconda legislatura regionale con ‘La Margherita’. Nel pomeriggio di quel 16 ottobre di sei anni fa, venne raggiunto da cinque colpi di pistola sparati da un solo killer che agì a volto scoperto.

L’Italia intera venne scossa da un omicidio così clamoroso. Lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi volle presenziare alla cerimonia funebre.

Il 21 marzo 2006 la Polizia di Stato eseguì nove ordinanze di custodia cautelare contro i presunti colpevoli dell’omicidio Fortugno: Gaetano Mazzara, Antonio Dessì, Vincenzo Cordì, presunto capobastone della cosca di Locri, Domenico Novella, tutti già in carcere; e poi Domenico Audino, Nicola Pitari, Carmelo Crisalli e Salvatore Ritorto, quest’ultimo accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio.

Ma sono soprattutto gli arresti effettuati esattamente tre mesi dopo, il 21 giugno, ad individuare i presunti mandanti dell’assassinio: Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio operativi come caposala ed infermiere all’ospedale di Locri, lo stesso in cui Fortugno lavorava. Le indagini, dunque, portavano all’ambiente lavorativo di Fortugno, seguendo l’ipotesi di una probabile estorsione ai danni del vicepresidente del Consiglio regionale.

Il 2 febbraio 2009 la Corte d’Assise di Locri condannò all’ergastolo Alessandro e Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino per omicidio; 12 anni a Vincenzo Cordì, 8 ad Antonio Dessì, 4 a Carmelo Dessì per associazione mafiosa. Quest’ultima accusa decadde per i Marcianò.

Da questo triste evento, comunque, una parte della ‘buona’ società civile seppe reagire ed indignarsi, proprio come sta facendo in queste settimane in contesti e situazioni totalmente diverse. Giovani generazioni della Locride seppero rialzare la testa e percepire la cappa affaristico-mafiosa da cui erano soffocate.

Quella cappa resiste ancora.

In occasione del sesto anniversario, che ricorre oggi, dell’omicidio Fortugno, la vedova Maria Grazia Laganà, deputato Pd, ha denunciato, infatti, la necessità di giungere “fino all’ultimo livello dei mandanti dell’omicidio di Franco”.

Un ulteriore livello.

Una cappa che resiste ancora.
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Guitin
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:salut
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che mi illumini il mondo
buono come te…
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che illumini il cielo
proprio come te!!!
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Guitin ha scritto::salut
Mary ha scritto:di Damiano Praticò - Era il 16 ottobre di sei anni fa, quando l’allora vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno, veniva assassinato in modo barbaro a Locri nell’androne di Palazzo Nieddu, seggio delle primarie del centrosinistra per scegliere il proprio candidato premier alle elezioni politiche del 2006.


Francesco Fortugno, classe 1951, di Brancaleone, era primario in aspettativa al pronto soccorso dell'ospedale di Locri, oltre che alla seconda legislatura regionale con ‘La Margherita’. Nel pomeriggio di quel 16 ottobre di sei anni fa, venne raggiunto da cinque colpi di pistola sparati da un solo killer che agì a volto scoperto.

L’Italia intera venne scossa da un omicidio così clamoroso. Lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi volle presenziare alla cerimonia funebre.

Il 21 marzo 2006 la Polizia di Stato eseguì nove ordinanze di custodia cautelare contro i presunti colpevoli dell’omicidio Fortugno: Gaetano Mazzara, Antonio Dessì, Vincenzo Cordì, presunto capobastone della cosca di Locri, Domenico Novella, tutti già in carcere; e poi Domenico Audino, Nicola Pitari, Carmelo Crisalli e Salvatore Ritorto, quest’ultimo accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio.

Ma sono soprattutto gli arresti effettuati esattamente tre mesi dopo, il 21 giugno, ad individuare i presunti mandanti dell’assassinio: Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio operativi come caposala ed infermiere all’ospedale di Locri, lo stesso in cui Fortugno lavorava. Le indagini, dunque, portavano all’ambiente lavorativo di Fortugno, seguendo l’ipotesi di una probabile estorsione ai danni del vicepresidente del Consiglio regionale.

Il 2 febbraio 2009 la Corte d’Assise di Locri condannò all’ergastolo Alessandro e Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino per omicidio; 12 anni a Vincenzo Cordì, 8 ad Antonio Dessì, 4 a Carmelo Dessì per associazione mafiosa. Quest’ultima accusa decadde per i Marcianò.

Da questo triste evento, comunque, una parte della ‘buona’ società civile seppe reagire ed indignarsi, proprio come sta facendo in queste settimane in contesti e situazioni totalmente diverse. Giovani generazioni della Locride seppero rialzare la testa e percepire la cappa affaristico-mafiosa da cui erano soffocate.

Quella cappa resiste ancora.

In occasione del sesto anniversario, che ricorre oggi, dell’omicidio Fortugno, la vedova Maria Grazia Laganà, deputato Pd, ha denunciato, infatti, la necessità di giungere “fino all’ultimo livello dei mandanti dell’omicidio di Franco”.

Un ulteriore livello.

Una cappa che resiste ancora.
chissà perchè nonostante le condanne non ci si è mai visto chiaro, o almeno non fino in fondo. :surprice:
Il dolore ci rimette in mezzo alle cose in modo nuovo.
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goldenboy
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è strano che per l'omicidio Fortugno,importante politico sposato con una delle famiglie più importanti della locride siano stati condannati come responsabili un caposala e il figlio...qualcosa non torna :salut
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pellarorc
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ricordiamo che da allora nelal locride è cambiato poco. Ricordiamo che quello di fortugno era il 23eismo omicidio in un anno a Locri e nessuno si era mai accorto di nulla, almeno a livello nazionale. Aggiungiamo il fatto che ilq eustore aveva richiesto per Locri piàù forze dell'ordine scrivendo addirittura al capo dello stato, naturalmente non ascoltato. Alla fine...manifestazioni..caxxi e mazzi e...siamo punto e accapo.
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