Sequestro di beni

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doddi
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Siderno: prima confisca dell'operazione "Crimine". Bloccati beni per 700mila euro ad Antonio Futia
Lunedì 21 Novembre 2011 14:12

Di seguito la nota diffusa dalla Questura di Reggio Calabria
Nella mattinata odierna personale del Commissariato di P.S. di Siderno, diretto dal Vice Questore Stefano Dodaro, ha eseguito il Decreto nr. 205/11 Reg. Mis. Prev. e nr. 218/11 Provv., emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione (Presidente GIGLIO) il 2 novembre 2011, con il quale è stata disposta:

- la confisca del patrimonio aziendale (comprensivo dei conti correnti funzionali all’attività aziendale) dell’impresa individuale “AUTOTRASPORTI FUTIA”, con sede a Siderno, in via Lamia nr. 97;
- la confisca di due polizze vita, intestate a Futia Antonio, del valore complessivo di circa 100.000 euro;
- la sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, per il periodo di anni tre, a carico di FUTIA Antonio, n. a Siderno il 21.9.1958, attualmente detenuto a seguito dell’Ordinanza di custodia cautelare denominata CRIMINE.

Lo stesso provvedimento ha, invece, disposto la nomina di un perito al fine di accertare il valore dell’immobile di tre piani, sito a Siderno in c.da Lamia, intestato a Michele Futia, nato a Siderno il 27/08/1933, padre di Antonio, al fine di accertare il suo reale valore e l’eventuale sproporzione rispetto ai redditi dichiarati da Michele Futia e dalla moglie Immacolata SERGIO.

L’ammontare complessivo dei beni confiscati si può quantificare in circa 700.000 euro.

Futia Antonio venne colpito nel luglio 2010 dal Decreto di Fermo emesso dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, denominato CRIMINE, e si sottrasse alla cattura, venendo catturato alcuni mesi dopo. Egli era un fedelissimo di COMMISSO Giuseppe, alias u mastro, con il quale numerose volte si è trovato a discutere all’interno della lavanderia Apegreen di questioni attinenti i locali di ndrangheta della Locride.

A distanza di alcuni mesi dall’esecuzione del fermo, il 20.10.2010, il Questore di Reggio Calabria dr. Carmelo Casabona, presentò proposta di sequestro beni a carico di taluni dei soggetti coinvolti nell’operazione Crimine, tra i quali il predetto FUTIA.
Il Tribunale – Sez. Mis. Prev. di Reggio Calabria, in data 10.11.2010 emise un Decreto di sequestro per beni complessivamente valutati per oltre 200 milioni di euro.

Il Decreto di confisca eseguito in data odierna è la prima tranche arrivata a confisca di quel maxi-sequestro.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Reggio: sequestrati beni per 1,6 mln a due imprenditori della provincia
Venerdì 11 Novembre 2011 08:37


Beni per un valore di circa 1.600.000 euro sono stati sequestrati dalla Dia di Reggio Calabria a due imprenditori della provincia. Destinatari dei provvedimenti sono Demetrio Franco , 34 anni,

nativo di Melito Porto Salvo (Rc) ai domiciliari a Reggio Calabria, e Giuseppe Speranza, 60enne di Gioia Tauro (Rr), detenuto in carcere. Demetrio Franco e' stato sottoposto a un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito dell'operazione dei Carabinieri "Chalo nera" contro un gruppo di persone, strutturalmente organizzato, dedito al traffico di sostanze stupefacenti, con collegamenti anche all'estero. Franco, in tale contesto, era stato condannato in primo grado a quindici anni di reclusione. Successivamente, in secondo grado, la pena e' stata rideterminata in quattordici anni di reclusione. Giuseppe Speranza era stato tratto in arresto il 19 dicembre 2009 nell'ambito dell'operazione dei carabinieri "Maestro" su un'associazione mafiosa dedita al contrabbando e alla contraffazione di merci provenienti dalla repubblica popolare cinese. Speranza e' indicato come elemento di raccordo tra il sodalizio e la 'ndrina Mole' di Gioia Tauro. Franco e Speranza sono interessati alla conduzione e alla partecipazione di varie aziende operanti nel reggino, per cui il centro operativo della Dia di Reggio Calabria ha dato inizio a due distinte attivita' di indagine patrimoniale, volte a verificare le modalita' di acquisizione dei patrimoni societari e personali riconducibili agli imprenditori, in rapporto con le entrate ufficiali. Il sequestro ha interessato il patrimonio aziendale della ditta individuale Franco Demetrio, con sede a Reggio Calabria, esercente l'attivita' di "somministrazione al pubblico di alimenti e bevande"; il patrimonio aziendale della ditta individuale Mirandoli Roberto, con sede a Reggio Calabria, esercente l'attivita' di "vendita al dettaglio di carburanti", riconducibile a Franco; una nota di capitale sociale, intestata a Franco, della ditta "LIDO SOGNO s.a.s. di Paolo Franco, con sede a Motta San Giovanni (RC), esercente l'attivita' di gestione di ristoranti; una quota di capitale sociale di proprieta' di Franco della societa' cooperativa a responsabilita' limita tata "Fratelli Group - Societa' Cooperativa Agricola". E poi: le quote sociali di Speranza e parte del patrimonio aziendale della "Societa' edilizia s.r.l.", con sede a Gioia Tauro (RC); il patrimonio aziendale dell'impresa individuale "Speranza Rossella", con sede a Gioia Tauro (RC), esercente l'attivita' di colture frutticole, coltivazione prodotti per bevande e spezie; quote sociali e patrimonio aziendale della societa' in accomandita semplice "M.A.S. di Speranza Rossella", con sede a Gioia Tauro (RC), esercente l'attivita' agricola e l'allevamento di animali. Sequestrati inoltre ilpatrimonio aziendale dell'impresa agricola "Speranza carmelina"; terreni nella provincia di Reggio dell'estensione totale di circa due ettari; conti correnti e disponibilita' finanziarie; un'auto.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Siderno (RC): confiscati beni per 400mila euro ad azienda locale
Venerdì 18 Novembre 2011 14:04


Di seguito nota stampa del Commissariato di Siderno: Nella mattinata odierna personale dell’Ufficio Misure di Prevenzione del Commissariato di P.S. di Siderno ha dato esecuzione al

decreto nr. 95/11 Reg. Mis. Prev. e nr. 216/11 Provv., emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione (Presidente GIGLIO), con il quale è stata disposta la confisca del patrimonio aziendale (comprensivo dei conti correnti funzionali all’attività aziendale) della ditta “Max Moda Donna di Fanito Francesca Abbigliamento Donna”, sita al centro di Siderno in via Jonio n. 3/5, intestata a Francesca FANITO, moglie di Michele CURCIARELLO, n. a Siderno il 17.10.1962.

Lo stesso provvedimento ha, invece, disposto il dissequestro e, quindi, la restituzione ai coniugi Curciarello-Fanito della villa ove risiedono, sita in Siderno con ingresso dalle vie Letticugna e Sturzo.

La confisca segue al sequestro beni eseguito in data 25 febbraio 2010, in esecuzione del provvedimento nr. 14/10 RGMP e nr. 4/10 Sequ., emesso dal Tribunale – Sez. M.P. di Reggio Calabria in data 16.2.2010, che accoglieva la richiesta del Questore di Reggio Calabria del 5.2.2010, a carico di Michele Curciarello e del nipote Antonio Martino.

L’ammontare complessivo dei beni confiscati si può quantificare in circa 400.000 euro.

Michele Curciarello è attualmente detenuto ed è imputato per l’omicidio in danno di Salvatore CORDI’, avvenuto il pomeriggio del 31 maggio 2005, il cui processo è in corso dinanzi la Corte d’Assise di Locri ed è alle fasi conclusive.

Il Curciarello è ritenuto appartenente alla cosca CATALDO di Locri.
L’attività svolta dall’Ufficio Misure di Prevenzione del Commissariato di P.S. di Siderno, compendiata nella proposta del Questore di Reggio Calabria del 5 febbraio 2010, dimostrò la sproporzione tra redditi dichiarati e beni posseduti, frutto quindi, evidentemente, di attività illecita. Il Tribunale – sez. Mis. Prev. di Reggio Calabria, pertanto, dispose il sequestro di diversi beni.

Dopo poco meno di due anni e dopo l’esame dettagliato di tutta la documentazione prodotta dal Curciarello, il medesimo Tribunale ha ritenuto che il patrimonio aziendale della ditta “Max Moda Donna di Fanito Francesca Abbigliamento Donna”, sita al centro di Siderno in via Jonio n. 3/5, intestata a Francesca FANITO, moglie di Michele CURCIARELLO, sia di illecita provenienza, disponendone la confisca.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Contrabbando di gasolio: due fermi della Dda di Reggio. Quaranta persone denunciate
Mercoledì 16 Novembre 2011 07:45

Due imprenditori, Giovanni e Domenico Camastra, originari di Locri, rispettivamente classe 1964 e 197, sono finiti in manette, in applicazione di un decreto di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria e, in particolare, dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal sostituto Roberto Di Palma. Ma l’operazione “Oro Nero” comprende anche altri quaranta soggetti, denunciati a piede libero. I due arresti sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza e riguardano i due fratelli che sarebbero i promotori del sistema: l’accusa, a vario titolo per tutti, è di contrabbando di gasolio agevolato, truffa aggravata ai danni dello Stato ed evasione fiscale.

Nel contesto delle indagini, eseguite dalle Fiamme Gialle, è emerso che alcuni esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese avrebbero partecipato al lucroso e illecito affare del commercio di gasolio “agevolato”, intervenendo nelle varie fasi della filiera commerciale nella veste di intermediari ovvero di clienti finali, traendo, pertanto, profitto dalla illecita attività. Da qui la contestazione delle aggravanti mafiose previste dalla legge 203 del 1991.

Nel corso della stessa operazione sono state sequestrate anche una Holding, 6 società del gruppo e 2 imprese operanti nel medesimo settore, il tutto per una valore di oltre 350.000.000,00 di euro


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Operazione "Oro Nero", Pignatone: "Individuato rapporto imprenditori - 'ndrangheta"
Mercoledì 16 Novembre 2011 13:54
''E' un'operazione di grande rilievo, con un valore di beni sequestrati di notevole entita', circa trecentocinquanta milioni di euro. Anche in questa operazione, il valore aggiunto e' rappresentato dal rapporto degli imprenditori indagati con il mondo della ndrangheta, con reciprocita' di fonti considerevoli di guadagno ai danni dello Stato''. E' quanto ha tra l'altro affermato il procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone, commentando l'esito dell'operazione ''Oro Nero'' eseguita dalla Guardia di Finanza del comando provinciale che ha portato alla denuncia a piede libero di due noti commercianti di prodotti petroliferi, i fratelli Giovanni e Domenico Camastra, con interessi in tutta la Calabria e nel centro Italia. Contrabbando di gasolio agevolato, truffa aggravata ai danni dello Stato, evasione fiscale, sono i capi di imputazione a carico dei fratelli Camastra, che operavano sul mercato dei prodotti petroliferi attraverso sei societa'. ''Per potere creare la disponibilita' di prodotto petrolifero'agevolato' da collocare illecitamente sul mercato - ha detto il comandante provinciale della Guardia di Finanza, col. Paolo Di Gesu' - attestavano falsamente che il prodotto originario era stato colorato. Tant'e' che durante il periodo delle investigazioni - ha sottolineato Di Gesu' - la quantita' di gasolio venduto falsamente come agricolo e' stata di circa venticinque milioni di litri''. Tra gli acquirenti, imprese agricole, motopesca, aziende di trasporto, depositi di stoccaggio. ''Le vendite fittizie - ha specificato Di Gesu' - sono state puntualmente riscontrate e supportate da specifici elementi di natura finanziaria acquisti tramite indagini contabili e bancarie, che hanno dimostrato la cessione del combustibile in 'nero' a intermediari commerciali, in aperta violazione alle disposizioni che prescrivono i requisiti e le condizioni per fruire dei benefici fiscali''. Nelle indagini, in particolare, emerge la partecipazione alla frode di esponenti di spicco della criminalita' organizzata calabrese. ''Significative ha detto ancora il col. Di Gesu' - sono le risultanze di indagine in ordine al ruolo di intermediario nella distribuzione del gasolio in 'nero' assunto da Marco Mazzitelli e Domenico Sibio, noti esponenti della cosca Pesce di Rosarno''. Nell'operazioni sono stati anche coinvolti operatori del settore petrolifero considerati dagli inquirenti vicini alle cosche Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Ionica e Crea di Rizziconi.(ANSA).

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Il contrabbando di gasolio dei fratelli Camastra: ne beneficiavano anche le cosche
Mercoledì 16 Novembre 2011 13:07

di Claudio Cordova - Centocinquantamila euro evasi, mediamente, per ogni settimana, venticinque milioni di litri di gasolio contrabbandati. I fratelli Domenico e Giovanni Camastra, originari di Locri, avevano messo in piedi un cospicuo business illecito, fatto di traffici illeciti, truffe ed evasioni fiscali. I due sono stati fermati all’alba dalla Guardia di Finanza che ha dato esecuzione a un provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio Calabria. Un contesto assai complesso quello scoperchiato dall’indagine “Oro Nero”, curata dal sostituto procuratore Roberto Di Palma. Oltre ai due fermi, infatti, l’inchiesta consta anche di quaranta persone denunciate a piede libero, tra cui diversi elementi ritenuti contigui alla criminalità organizzata. Contestualmente la Guardia di Finanza ha anche sequestrato la holding e le sei società a essa connesse, riconducibili ai fratelli Camastra: tutto per un totale di 350 milioni di euro.

Il meccanismo comportava la falsa denaturazione (e, quindi, colorazione) del gasolio, venduto come carburante agricolo e, quindi, gravato da imposte meno esose. In realtà, il prodotto pur scontando imposte (IVA ed accisa) ad aliquote agevolate é stato fraudolentemente destinato agli usi ordinari. La mancata colorazione ha permesso all’organizzazione criminale di eludere e vanificare i controlli in ogni fase della filiera commerciale (trasporto, cessione agli intermediari commerciali, cessione ai grossisti, cessione ai dettaglianti, vendita ai consumatori finali), in quanto il prodotto, non presentando le particolari caratteristiche cromatiche del gasolio agricolo, appariva legittimamente destinato al consumo per gli usi ordinari. Il gasolio, dunque, veniva venduto a soggetti che non avrebbero avuto titolo per acquistarlo. Il gruppo “comandato” dai fratelli Camastra, peraltro, avrebbe simulato la vendita del carburante a soggetti che, invece, avrebbero avuto tutti i titoli per l’acquisto: un meccanismo messo in atto per coprire le proprie tracce.

Un sistema piuttosto articolato, dunque, che ha portato ingenti profitti illeciti da parte dell’organizzazione criminale, fondamentalmente quantificabili nel danno patito dall’Erario a causa della fruizione indebita di esenzioni ed agevolazioni d’imposta e che, per il solo periodo oggetto delle indagini, ammonta ad oltre 12 milioni di Euro. Il business scoperto dall’indagine “Oro Nero”, peraltro, avrebbe prodotto anche un inquinamento dell’economia legale e del mercato concorrenziale del settore, agevolando anche le cosche. Ai soggetti coinvolti, infatti, il pm Di Palma contesta anche le aggravanti mafiose previste dall’articolo 7 della legge 2003 del 1991: esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese hanno partecipato al lucroso e illecito affare del commercio di gasolio “agevolato”, intervenendo nelle varie fasi della filiera commerciale nella veste di intermediari ovvero di clienti finali, traendo, pertanto, profitto dalla illecita attività. In particolare, significative sono le risultanze delle indagini in ordine al ruolo di intermediario nella distribuzione del gasolio “in nero”, nella piana di Gioia Tauro e nel rosarnese, assunto da Marco Mazzitelli e Domenico Sibio, ritenuti esponenti della cosca Pesce. Ma nell’indagine sono finiti anche soggetti vicini ai Crea di Rizziconi, come Giovanni Corrado e agli Aquino-Coluccio, dell’area ionica, come Antonio Stefano.

E l’indagine “Oro Nero”, curata dal pm Di Palma con la supervisione del procuratore aggiunto Michele Prestipino, testimonia, ancora una volta, come la ‘ndrangheta non disdegni alcun settore, dato che l’importante, per le cosche, è fare profitto. Con tale sistema, peraltro, le cosche potevano entrare nel mercato anche senza la “classica” imposizione violenta, di chiara matrice mafiosa. La possibilità di ottenere il rifornimento di gasolio a prezzi bassi metteva in condizioni le aziende di offrire i propri servigi a prezzi più che concorrenziali.
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Reggio, operazione Astrea contro Tegano: sequestrati beni per 50 mln
Venerdì 18 Novembre 2011 08:16
Beni mobili e immobili per un valore di 50 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'operazione, denominato Astrea, contro la cosca Tegano della 'ndrangheta e i componenti dell'area grigia su cui poteva contare il gruppo criminale per i suoi affari. Tra i beni sequestrati ci sono le societa' Recim e Gestione Servizi Territoriali attraverso le quali, secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, la cosca controllava il 49% della multi-servizi Spa, societa' municipalizzata del comune di Reggio Calabria. Sono stati sequestrati anche 15 unita' immobiliari tra fabbricati e terreni, otto autoveicoli e numerosi conto correnti bancari.(ANSA).
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Reggio: truffa ai danni dell'UE, sequestro beni creditizi
Mercoledì 23 Novembre 2011 11:33


Di seguito la nota diffusa dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria: Il Nucleo Antifrodi Carabinieri di Salerno, unitamente ai militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria,
ha dato esecuzione al Decreto di sequestro preventivo per equivalente ex. art. 321 C.p.p., di conti correnti, fondi d’investimento, depositi titoli, prodotti assicurativi, beni immobili (adibiti ad uffici, in Reggio Calabria) e “titoli di quote produttive” nei settori “oleario” e “seminativi”.
Il provvedimento cautelare è stato emesso d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria conseguente alla denuncia operata dal NAC di Salerno e dai CC di Reggio Calabria nei confronti di quindici soggetti tra cui produttori agricoli dei settori “oleario” e “seminativi” ed operatori di Centri di Assistenza Agricola (C.A.A.) della provincia di Reggio Calabria.
Gli indagati sono ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere (ex art. 416 C.p.), frode informatica (ex art. 640 ter) e truffa ai danni dell’Unione Europea (ex art 640 bis C.p.), per aver percepito illecitamente finanziamenti comunitari del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA) per un valore complessivo di 1.125.000 euro.

Le indagini del Nucleo Antifrodi Carabinieri hanno evidenziato in particolare la condotta fraudolenta di alcuni operatori di Centri d’Assistenza Agricola della provincia di Reggio Calabria che attraverso le loro credenziali erano riusciti ad individuare sulla banca dati del SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, i dati relativi a superfici agricole incolte che, all’insaputa dei proprietari, sono state indicate nella “dichiarazione di produzione aziendale” per ottenere gli illeciti finanziamenti.
L’attività fraudolenta si è sviluppata inoltre con l’attestazione di produzioni inesistenti o maggiorate nelle campagne olivicole degli anni 2002 – 2005, poste a riferimento per la costituzione di falsi “titoli di produzione” e con l’arbitraria intestazione delle titolarità di superfici agricole appartenenti a persone decedute.
Gli indagati, alcuni dei quali operatori di Centri di Assistenza Agricola, potevano intervenire indebitamente sul sistema informatico “SIAN” (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) dirottando fraudolentemente oltre mille “fascicoli aziendali” da un CAA ad un altro e trasferendo arbitrariamente titoli di quote produttive provenienti di ignari produttori che venivano assegnati al gruppo criminale.
Il provvedimento di sequestro adottato d’urgenza dall’Autorità Giudiziaria ha consentito di “congelare” i patrimoni illecitamente acquisiti dal circuito criminale e di rendere quindi effettivo il recupero degli illeciti finanziamenti comunitari valutati su oltre 1 milione e 200 mila euro.



Destinatari dei provvedimenti sono stati :

Zappia Leo

Chiricosta Rosetta

Chiricosta Antonella

Chiricosta Vincenzo

Figliomeni Giovanni

Fallara Rosario

Gullace Espedito

Gullace Vincenzo

Caruso Angelo

Morabito Giovanni
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Locri: percepivano illegalmente fondi comunitari, 12 arresti
Lunedì 05 Dicembre 2011 08:20

I Carabinieri del Comando Politiche Agricole e Alimentari e del Comando Provinciale di Reggio Calabria stanno eseguendo 12 misure cautelari degli arresti domiciliari nei confronti di soggetti indagati, a vario titolo, per illeciti finanziamenti comunitari cui agli artt. 640 bis, 483 e 479 c.p., nonché al sequestro preventivo per equivalente di beni per il valore di circa 1 milione di euro per 25 indagati.
I provvedimenti cautelari scaturiscono da indagini svolte dai Carabinieri del Gruppo di Locri, grazie alla quale sono stati deferiti 48 soggetti ritenuti contigui alla ‘ndrangheta nelle sue articolazioni territoriali denominate cosche “MORABITO-BRUZZANITI-PALAMARA” e “MOLLICA-MORABITO” operanti in Africo Nuovo (RC) e “VOTTARI” e “NIRTA alias SCALZONE-GIORGI alias CICERO” operanti in San Luca (RC).
I carabinieri hanno accertato che il gruppo affaristico avvalendosi della fitta rete di complicità di diversi operatori dei Centri di Assistenza Agricola e di alcuni organi di controllo amministrativi ha tenuto le seguenti condotte fraudolente:
- fittizia dichiarazione all’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, da parte di 30 allevatori, di consistenze aziendali di centinaia di capi ovicaprini in realtà inesistenti o con dati di consistenza maggiorati, anche allo scopo di ottenere dal Servizio Veterinario il codice ed il registro aziendale necessari per presentare le istanze di finanziamento;
- connivenza di ispettori degli Uffici Provinciali Agricoltura incaricati dei controlli, i quali, all’atto delle verifiche loro delegate dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, nella qualità di pubblici ufficiali attestavano in verbale la presenza in allevamento di ovicaprini in realtà mai posseduti dagli allevatori;
- complicità dei responsabili di alcuni Centri di Assistenza Agricola i quali, ancorché “incaricati di Pubblico Servizio”, inserivano nel Sistema Informativo Agricolo Nazionale domande di pagamento incomplete o riportanti dati palesemente falsi, contribuendo alla truffa posta in essere dagli allevatori.
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Reggio: La Dia colpisce i beni di Santo Crucitti. Sequestrata anche la palestra della Reggio ''bene''
Giovedì 23 Febbraio 2012 13:22

di Francesco Creazzo - La palestra più ‘’In’’ di Reggio Calabria, una piscina interna per l’aquagym, macchinari all’avanguardia e tornelli all’ingresso per agevolare il deflusso dei numerosi iscritti. C’è anche il centro sportivo ‘’Fitland’’ tra i beni sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia su ordine della Dda all’imprenditore Santo Crucitti, condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso e accusato di essere il capo della ndrina del quartiere di Condera.
Le accuse che hanno portato al sequestro preventivo di stamane sono, oltre al 416 bis, quelle d’intestazione fittizia di beni e bancarotta, il tutto aggravato dal metodo mafioso.

12 milioni di euro è il valore complessivo dei beni sequestrati al 49enne Crucitti: tra queste, oltre alla già citata palestra intestata al nipote del presunto boss, anche una finanziaria (la Fin s.r.l.),
un’impresa edilizia individuale (la Crucitti Antonio Gennaro), un immobile ad uso abitativo nella contrada di Pietrastorta, e, soprattutto, la Epi s.r.l.

Quest’ultima società è al centro anche delle operazioni ‘’Raccordo’’ e ‘’Pietrastorta’’, nelle quali, oltre alle manette strette attorno ai polsi dell’imprenditore reggino, fu indagato anche il sacerdote don Nuccio Cannizzaro per falsa testimonianza.

In particolare, la Epi sarebbe la principale società, attiva nell’edilizia, controllata da Santo Crucitti, e nella cui sede venne più volte intercettato durante colloqui poi finiti nelle occ delle operazioni sopra nominate e in quella chiamata ‘’Sistema’’ dello scorso novembre. Secondo gli investigatori, la Epi sarebbe ‘’lo strumento imprenditoriale attraverso il quale la cosca controlla il territorio e si accaparra profitti che altrimenti non avrebbe modo di acquisire”.

L’elenco completo dei beni sequestrati a Crucitti:

• Capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della “EPI S.r.l.”, (“lavori generali costruz. edifici e lavori ingegneria civile”), con sede in Reggio Calabria;
• Capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della “FIN. Reggio srl”, con sede legale a Reggio Calabria, esercente l’attività di “consulenza aziendale, elaborazione dati per conto terzi” e “mediazione creditizia”;
• quota di capitale di proprietà di CRUCITTI Antonino Gennaro e corrispondente parte del patrimonio aziendale (70%) della “FITLAND SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA A R.L.”, con sede in Reggio Calabria alla via Bruno Buozzi ;
• intero patrimonio aziendale dell’impresa individuale CRUCITTI Antonino Gennaro, operante nel settore edilizio, con sede in Reggio Calabria ;
• immobile ad uso abitativo sito in Reggio Calabria, loc. Pietrastorta, della superficie di circa 180 mq.; immobile (fabbricati e locali per esercizi sportivi con fini di lucro) sito in Reggio Calabria alla via Buozzi; immobile (magazzini autorimessa) sito in Reggio Calabria alla via B. Buozzi snc;
• disponibilità finanziarie in corso di quantificazione.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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doddi ha scritto:http://www.strill.it/index.php?option=c ... Itemid=119


Reggio: La Dia colpisce i beni di Santo Crucitti. Sequestrata anche la palestra della Reggio ''bene''
Giovedì 23 Febbraio 2012 13:22
Bene.

Non ricordo per chi questo signore abbia raccolto i voti. :scratch
Qualcuno mi rinfresca la memoria?

...O non 'ncintra?
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
doddi
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http://www.strill.it/index.php?option=c ... &Itemid=86" onclick="window.open(this.href);return false;

Reggio: sequestrati beni per 2mln di euro
Venerdì 24 Febbraio 2012 09:55

Di seguito la nota diffusa dalla Questura di Reggio Calabria - Nel corso della giornata di ieri personale della Divisione Anticrimine, ha eseguito il decreto di sequestro nr. 8/2012 R.G.M.P. e n. 12/12 Provv. Seq., emesso il 16.02.2012, dal Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di:
• Iannì Natale, nato a Reggio Calabria il 12.04.1967 ed ivi residente in via Condera n.343;
Il provvedimento in argomento trae origine da una proposta patrimoniale presentata, in data 20 gennaio 2012, dal Questore di Reggio Calabria, Dott. Carmelo Casabona, a conclusione di un’intensa indagine patrimoniale, esperita dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine di Reggio Calabria.
Il Iannì, è stato tratto in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione denominata “Alta Tensione” emessa nell’ottobre 2010, dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, a carico di 34 soggetti, in quanto ritenuti responsabili di “associazione a delinquere di tipo mafioso” per aver fatto parte della cosca di ‘ndrangheta “Borghetto-Caridi-Zindato”, operante principalmente nei quartieri meridionali del territorio di Reggio Calabria.
La suddetta indagine, condotta dalla locale Squadra Mobile e coordinata dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Dott. Giuseppe Pignatone, si era occupata delle vicende criminali dei quartieri “Modena”, S.Giorgio e Ciccarello, un’area cittadina, ove il sodalizio criminale aderente al cartello dei Libri di Cannavò era in grado di esercitare una pregnante “influenza” nei confronti di imprenditori e commercianti, vittime di estorsioni, danneggiamenti ed imposizione di ditte riconducibili al sodalizio mafioso negli appalti edili pubblici e privati.
Le successive indagini patrimoniali, condotte dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, hanno dimostrato che il proposto, in virtù della sua appartenenza al sodalizio mafioso, era riuscito ad accumulare un consistente patrimonio immobiliare e commerciale certamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Il Tribunale – Sez. Mis. Prev. di Reggio Calabria - accogliendo le suddette risultanze investigative, ha emesso il provvedimento di sequestro beni rientranti nella disponibilità dei proposto.
Nello specifico, i beni sottoposti a sequestro il cui valore complessivo ammonta a circa 02 milioni di euro, sono rappresentati da:

• S.a.S. denominata “ Delizie Meridionali di numera Atonia & C. s.a.s.”, con sede legale a Reggio Calabria;
• Due unità immobiliare in località S. Stefano in Apromonte - Gambarie (RC);
• Quattro unità immobiliari adibite ad autorimesse e negozi site in Reggio Calabria;
• Una unità immobiliare sita in Reggio Calabria;
• Quattro autovetture;
• Conti correnti e varie polizze assicurative.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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doddi ha scritto:http://www.strill.it/index.php?option=c ... &Itemid=86

Reggio: sequestrati beni per 2mln di euro
Venerdì 24 Febbraio 2012 09:55

Di seguito la nota diffusa dalla Questura di Reggio Calabria - Nel corso della giornata di ieri personale della Divisione Anticrimine, ha eseguito il decreto di sequestro nr. 8/2012 R.G.M.P. e n. 12/12 Provv. Seq., emesso il 16.02.2012, dal Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di:
• Iannì Natale, nato a Reggio Calabria il 12.04.1967 ed ivi residente in via Condera n.343;
Il provvedimento in argomento trae origine da una proposta patrimoniale presentata, in data 20 gennaio 2012, dal Questore di Reggio Calabria, Dott. Carmelo Casabona, a conclusione di un’intensa indagine patrimoniale, esperita dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine di Reggio Calabria.
Il Iannì, è stato tratto in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione denominata “Alta Tensione” emessa nell’ottobre 2010, dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, a carico di 34 soggetti, in quanto ritenuti responsabili di “associazione a delinquere di tipo mafioso” per aver fatto parte della cosca di ‘ndrangheta “Borghetto-Caridi-Zindato”, operante principalmente nei quartieri meridionali del territorio di Reggio Calabria.
La suddetta indagine, condotta dalla locale Squadra Mobile e coordinata dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Dott. Giuseppe Pignatone, si era occupata delle vicende criminali dei quartieri “Modena”, S.Giorgio e Ciccarello, un’area cittadina, ove il sodalizio criminale aderente al cartello dei Libri di Cannavò era in grado di esercitare una pregnante “influenza” nei confronti di imprenditori e commercianti, vittime di estorsioni, danneggiamenti ed imposizione di ditte riconducibili al sodalizio mafioso negli appalti edili pubblici e privati.
Le successive indagini patrimoniali, condotte dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, hanno dimostrato che il proposto, in virtù della sua appartenenza al sodalizio mafioso, era riuscito ad accumulare un consistente patrimonio immobiliare e commerciale certamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Il Tribunale – Sez. Mis. Prev. di Reggio Calabria - accogliendo le suddette risultanze investigative, ha emesso il provvedimento di sequestro beni rientranti nella disponibilità dei proposto.
Nello specifico, i beni sottoposti a sequestro il cui valore complessivo ammonta a circa 02 milioni di euro, sono rappresentati da:

• S.a.S. denominata “ Delizie Meridionali di numera Atonia & C. s.a.s.”, con sede legale a Reggio Calabria;
• Due unità immobiliare in località S. Stefano in Apromonte - Gambarie (RC);
• Quattro unità immobiliari adibite ad autorimesse e negozi site in Reggio Calabria;
• Una unità immobiliare sita in Reggio Calabria;
• Quattro autovetture;
• Conti correnti e varie polizze assicurative.
Bene.

Non ricordo per chi, ovviamente in modo disinteressato, questo signore abbia raccolto i voti.
Qualcuno mi rinfresca la memoria?

...O non 'ncintra?
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
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