forza, dewey

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suonatore Jones

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MIAMI - Ha passato la vita combattendo, tutti i giorni, ma per salire su un ring, da pugile professionista, ha dovuto aspettare di compiere 52 anni. Dewey Bozella esordirà il 15 ottobre, quattro riprese categoria massimi leggeri, a Los Angeles, allo Staples Center, sottoclou di Hopkins-Dawson, mondiale dei mediomassimi versione WBC. Ma la storia di Bozella non è solo legata all'età, alle sue spalle ci sono infatti 26 anni passati in carcere accusato di aver ucciso una anziana donna, ma era innocente e dietro le sbarre ha cominciato la sua lotta, contro tutti e contro tutto.

L'INCUBO - L'avevano accusato dell'omicidio quando aveva 18 anni, poi è stato condannato e infine rinchiuso nel famigerato carcere di Sing-Sing, fino al 2009, quando finalmente è stata riconosciuta la sua completa estraneità ai fatti. Era un teenager quando nel 1977 Emma Crapser, 92 anni, fu barbaramente uccisa nella sua abitazione, a Poughkeepsie, nello stato di New York, Bozella venne prima sospettato, poi nonostante la mancanza di qualsiasi evidenza e prova che davvero fosse stato in quella casa, sei anni dopo venne arrestato, processato e condannato. Il carcere sembrava la logica conclusione di una giovane vita bruciata in fretta: aveva 9 anni quando il padre picchiò a morte la madre, che era incinta. Dei suoi fratelli uno morì accoltellato, un altro per un colpo di arma da fuoco alla testa e il terzo per Aids.

SALVATO DALLA BOXE - Ma una volta in carcere nella boxe ha trovato la strada per resistere e lottare. A Sing-Sing è stato l'imbattuto campione dei mediomassimi prima che la palestra venisse chiusa nel 1992, un altro colpo ai suoi sogni, ma Dewey non si è mai arreso: una laurea e un master dietro le sbarre, detenuto modello, mentre continuava la battaglia per la sua innocenza con l'aiuto di Innocence Project, fino al 2009 quando è stato scagionato ed è tornato a vivere a Poughkeepsie con la moglie Trena, conosciuta in carcere mentre era in visita a un altro detenuto.

IL SOGNO - Dewey, nonostante tutto quello che ha passato, è un uomo sereno: «Perchè non dovrei esserlo? - racconta - Se non lo fossi farei del male alle persone che mi vogliono bene e a me stesso». L'estate scorsa Bozella ha vinto il 2011 Arthur Ashe Courage Award, premio al coraggio, poi la Golden Boy Promotion e Bernard Hopkins gli hanno offerto la possibilità di realizzare il sogno che aveva sempre avuto: combattere, almeno una volta, da professionista. Per farlo però doveva superare il severo test della California Boxing Commission. La prima volta non ce l'ha fatta. Poi con l'aiuto di Hopkins (che quando era giovane passò cinque anni in carcere, ma da colpevole) Bozella ha ripetuto la prova, con De La Hoya all'angolo, e l'ha superata. «Un regalo - ha detto - era solo una speranza, un sogno. C'era una possibilità su un milione». E come Dewey non la meritava nessun altro.


la posto in "altro calcio e non solo" perchè questa è una notizia di sport, dato che la scarcerazione è avvenuta 2 anni fa. onore a questo grande uomo.
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