Penati indagato per corruzione

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doddi ha scritto:

Apprezzo ed apprezzerò i tuoi contributi, ma non mi sento per nulla in difficoltà 8-)

L'importante , presumo e spero, che per tutti ci sia un'aria più salubre :fifi:
Adesso mi sento rasserenato. :beer2:

Il problema è che diamo una diversa definizione al lemma.
E se in futuro dovesse capitare di trovarci d'accordo mi toccherebbe coscientemente andare alla ricerca - tanto sarebbe il mio bisogno di meditazione - di un monastero.
Non è che per caso cerchi proprio questo? :fifi:


PS - Per domani, coerentemente con la mia mission, mi adopererò ancora nel darti una mano.
Tu in quello di Milanese farai lo stesso immagino, vero?
O, tanto per restare in 'ambito amministrativo locale e non nazionale, è necessario aprire un Topic all'uopo? :surprice:
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
doddi
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http://www.corriere.it/cronache/11_agos ... =correlati" onclick="window.open(this.href);return false;


l'inchiesta sulle tangenti
Il network delle mazzette
«Occhio ai signori di Milano»
L'architetto Ugliola: così cambiavamo i piani regolatori


MILANO - Uno ha «già in mano qualcosina a Bosisio» e il qualcosina è conveniente: «Ha comprato 10.000 metri a 5 euro al metro». Un secondo, «nostro amico di Cernusco», è andato e «ha tirato 7 milioni in euro. Cash... ha fatto la sua operazione». Poi ci sono i due che ragionano sul Comune di Roncello: «Il sindaco l'ho conosciuto, era del Pdl... Forza Italia... Si è fatto fare tutto... La scuola, la palestra, il centro medico, un asilo».

Imprenditori e politici parlano al telefono. Sono intercettati. E nelle conversazioni, base dell'inchiesta sulle tangenti che a maggio ha azzerato l'amministrazione di centrodestra di Cassano D'Adda, c'è tutta questa grande area della Brianza (Bosisio, Roncello) e delle terre confinanti (lo stesso Cassano). Terre di provincia, di costruzioni e guadagni, anzi di ricchezza vera, con l'imperativo del fare che coincide con l'edificare. Con amicizie politiche, protezioni. E mazzette. Così a Cassano d'Adda, in viale Europa, un'area «di interesse pubblico» in un amen è diventata area «residenziale di completamento del tessuto edilizio consolidato». Ci è voluto e ci vuole poco. Basta avere gli uomini giusti. Come l'architetto Michele Ugliola. Nato il 15 aprile '58 a San Severo in provincia di Foggia, residente a Milano in via Arbe, Ugliola ha un passato socialista, nel tempo è stato accostato a Forza Italia e al Pdl; già coinvolto in storie di tangenti, l'architetto sarebbe stato portato a Cassano d'Adda (finendo arrestato) da Marco Paoletti.

Classe 1967, sposato, due bimbe, in quell'inchiesta di maggio indagato (era assessore), Paoletti è un leghista consigliere provinciale con buone credenziali in Regione. E quello che - secondo le rivelazioni de Il Fatto Quotidiano - l'architetto Ugliola in queste settimane va confidando ai magistrati, è uno scenario ben lontano dal piccolo paese di Cassano d'Adda, 19 mila abitanti. Ugliola starebbe elencando nomi, cognomi, partiti; altre amministrazioni coinvolte, altri malaffari, con ramificazioni e collegamenti nelle massime sedi istituzionali. Molti, moltissimi i verbali secretati. Dove porteranno i segreti? Chi ha presentato Ugliola a Paoletti o viceversa? Prendiamo una telefonata di Paoletti con l'imprenditore Fausto Giacomino Crippa. Dice il primo: «Ugliola è più un mediatore, un intrallazzatore... Però lei sa benissimo che quando bisogna mediare fra imprenditori, tecnici e politici ci vogliono anche questi personaggi di riferimento...». Crippa avanzerà dei dubbi. Delle riserve. Che Paoletti metterà a tacere: «Ma scusami, eh, tu con Ugliola mi avevi fatto una cena a Milano un anno fa. Io vengo, perché... tu avevi già... Tu eri in maretta con Ugliola, avevi detto che non era più come prima... Scusami, cioè, era il sancta sanctorum , tutte le mattine partivi mezz'ora prima da casa per andare a bere il caffè con lui e adesso è un delinquente?».

A questo Ugliola in Procura si interessano per tre motivi. La vicenda di Cassano d'Adda, per l'appunto; dopodiché c'è il filone investigativo sull'ex re delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi, considerato vicino a Comunione e liberazione, arrestato nel 2009 per i fondi neri e i veleni del quartiere di Santa Giulia; infine, sempre legato a Grossi, c'è il discorso delle speculazioni immobiliari di Luigi Zunino, l'uomo che avrebbe voluto riconvertire la vecchia area Falck. Esatto: la Falck sta a Sesto San Giovanni. Sesto. La città travolta dallo scandalo delle mazzette con Filippo Penati indagato.

Lì dicono d'aver visto Ugliola a cena con assessori e uomini influenti nella vita civile e professionale. Il sindaco Giorgio Oldrini, interpellato dai Verdi, aveva escluso qualsiasi tipo di rapporto e commistione del Comune con l'architetto. Piero Di Caterina, uno dei grandi accusatori di Filippo Penati, assessore a Sesto San Giovanni dal 1985 al 1993 e sindaco dal 1994 al 2001, interpellato nega d'aver mai conosciuto Ugliola e di averci collaborato. Voci di corridoio, non verificabili, associano l'architetto a un collega sestese, Marco Magni, indagato per numerosi episodi di corruzione. Con perfino un tesoretto di fondi creato fuori dal bilancio e depositato oltreconfine. Una delle costanti da Cassano d'Adda all'ex Stalingrado è il voluminoso flusso di denaro. Negli incartamenti di Cassano il movimento di capitali «da e verso l'estero riferibili a Ugliola» sommano 95.459 euro a 53.015, e ancor 185.750 a 176.846 euro.

E del resto il sopracitato imprenditore Crippa, proprietario del «Linificio Canapificio Nazionale», area industriale dismessa da recuperare, ha confessato con spontanee dichiarazioni: «Sin dal primo incontro l'architetto mi disse chiaramente che lui gestiva di fatto la totalità dei progetti a Cassano e che l'essermi rivolto a lui avrebbe garantito l'accoglimento della mia iniziativa». Presto «Ugliola mi richiese di elargirgli in contanti circa 3 milioni di euro da versargli su un conto corrente da accendere in Austria. Nella circostanza l'architetto veniva accompagnato da un professionista a suo dire specializzato in transazioni di questo genere. Si trattava di Marco Capretti, titolare di una società londinese, la Sawford Benedict...». L'architetto aveva l'appoggio, il lasciapassare di chi contava.
L'intera giunta: il sindaco Edoardo Giuseppe Sala, i consiglieri comunali Paolo Casati e Clemente Pollio, un altro Casati, l'assessore Alessandro (figlio di Paolo)... Senza dimenticarsi le raccomandazioni di Paoletti, che in Provincia risulta presiedere la commissione ambiente e rifiuti. Occhio ai «signori di Milano», consigliava in un'intercettazione. Chi saranno mai? Gli amici di Ugliola? I suoi referenti? Il suo scudo? Gente come lui? Prosegue Paoletti: l'architetto «è un professionista, non gliela puoi mettere nel c..., è un vendicativo, no?».

Andrea Galli
01 agosto 2011 08:25
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... :read:
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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La ricostruzione
L'imprenditore e «Farfallino»
Così è partita l'inchiesta
Dalle aree dismesse alla Milano-Serravalle e ai conti all'estero



MILANO - Due grandi accusatori e un principale accusato. Gli accusatori: l'imprenditore di 59 anni Piero Di Caterina, proprietario di 15 aziende tra le quali la Caronte attiva nel trasporto pubblico, e il costruttore di 81 anni Giuseppe Pasini. L'accusato: Filippo Penati, 58 anni, politico ex di tanti incarichi. Sindaco (1994-2001) di Sesto San Giovanni e presidente della Provincia di Milano (2004-2009), già capo della segreteria politica del leader del Partito democratico Pier Luigi Bersani, Penati si è dimesso dalla vicepresidenza del Consiglio regionale. Perché? È coinvolto nell'inchiesta di due pm della Procura di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia. Lavorano su un presunto giro di tangenti relative all'ex Falck e all'ex Marelli. Ramo acciaierie la prima e metalmeccanico la seconda, hanno contribuito a dare a Sesto San Giovanni il soprannome di Stalingrado d'Italia. Il sistema delle mazzette ha al centro i piani di riconversione di questi spazi chilometrici. Penati, indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti, si dice innocente. Avrebbe incassato 2,94 milioni di euro per favorire imprenditori interessati alle riqualificazioni.


Dalla Falck alle banche in Svizzera
Basata su Sesto San Giovanni, la geografia di questa storia ha altre ramificazioni: prende l'asfalto della Milano-Serravalle (società che gestisce 180 chilometri di autostrade e tangenziali, con sede ad Assago), il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna e le corsie del San Raffaele (l'ospedale di Milano 2 fondato da don Luigi Verzé, amico di Silvio Berlusconi). Ma le ramificazioni portano anche all'estero. Svizzera. Lussemburgo. Le sedi dei conti alimentati dalle tangenti. Così come emerso dagli interrogatori di Pasini e Di Caterina, e con un riscontro materiale: tracce di movimenti di denaro.
Pasini, alias «farfallino» per il papillon presenza fissa al colletto, nel 2007 candidato per il centrodestra alle elezioni comunali di Sesto, di una cosa è certo. «Ho pagato 4 miliardi di lire in due tranche a Di Caterina all'estero perché così mi era stato chiesto da Penati in relazione all'approvazione del piano regolatore dell'area Falck». Interessato a rilevare le antiche acciaierie, Pasini, prosegue nel racconto ai pm, andò a chiedere a Penati della possibilità - in caso di acquisto dell'area - di «arrivare a una licenza». Bene, «Penati disse che avrei dovuto dare qualcosa al partito. Disse che a prendere accordi con me sarebbe venuto Di Caterina». Pasini spiegò di aver versato due miliardi di lire trasferendoli in Canton Ticino con mediatore l'indagato Giordano Vimercati, 61 anni, noto come «cardinale Richelieu», a lungo braccio destro di Penati, e di essersi girato un bonifico di due miliardi di lire in Lussemburgo su una banca coi soldi in un secondo tempo ritirati da Di Caterina. Il quale più volte si è lamentato per mancati introiti, per intoppi nel flusso delle tangenti. Pur conservando ricevute, cedolini, pagine con somme elencate. La contabilità del «Sistema Sesto». Ora sotto l'esame degli investigatori.


I debiti milionari e Tangentopoli
La Procura ha in mano anche una lettera. Del 2008. Di Caterina la scrisse a Penati e Bruno Binasco, arrestato sotto Tangentopoli per aver finanziato in maniera illecita il Pci. Premesso che «dal 1999 ho versato a vario titolo notevoli somme di denaro a Penati che ha promesso di restituire», ecco, di quel denaro l'imprenditore non è mai tornato in possesso. Il 66enne Binasco, principale collaboratore dell'imprenditore Marcellino Gavio, morto nel 2009, è amministratore della Milano-Serravalle. Nel mirino degli inquirenti c'è una triangolazione di denaro fra Di Caterina, Penati e Binasco. Triangolazione avente come base l'acquisizione, da parte di Binasco, di un immobile di Di Caterina a un prezzo più alto in maniera tale da estinguere un debito per conto di Penati. Penati e Binasco si conoscevano da prima. Nel 2005 la Provincia di Milano presieduta da Penati acquisì dal Gruppo Gavio-Binasco il 15% della Milano-Serravalle. Il prezzo? 8,9 euro per azione. Ogni azione era in precedenza costata 2,9 euro. L'operazione venne censurata dalla Corte dei Conti. La perizia chiesta dalla Procura ha giudicato il prezzo «congruo».


Bonifiche, ospedali, sigle misteriose
Nel luglio d'un anno fa Pasini iniziò a parlare e lasciarsi andare con Guardia di Finanza e Procura. Gli investigatori avevano appena perquisito Di Caterina. Cosa cercavano? False fatture con Luigi Zunino, l'immobiliarista interessato a comprare l'ex Falck e nei guai per le bonifiche ambientali nel quartiere fantasma di Santa Giulia. Anche Di Caterina cominciò a sfogarsi. Ma per quale motivo, lui e Pasini, farlo in forte ritardo? Perché «cantare» anni e anni dopo? Le prime tangenti sono datate tra la fine degli anni 90 e il 2001. Peraltro coinvolgendo, e da subito, le Cooperative di costruzioni. A suo dire, Pasini si sarebbe visto imporre un dazio da Omar Degli Esposti per avviare il cantiere: tirar dentro nel progetto due professionisti vicini alle Cooperative. Degli Esposti, 63 anni, direttore dei lavori del colosso delle costruzioni afferma il contrario. «Pasini? Gli faceva comodo il nostro nome». Degli Esposti è indagato. La Procura ha indagato un'altra persona del mondo del centrosinistra. L'architetto Renato Sarno.


Il 65enne Sarno, ex dirigente del Comune di Sesto, ha disegnato per don Verzé il «San Raffaele Quo Vadis», l'ospedale «del benessere» che il nuovo Cda dell'ospedale schiacciato da un miliardo di euro ha messo fra le priorità degli investimenti da tagliare. Nell'ufficio di Sarno, durante le perquisizioni, è spuntato il file in formato Pdf dal titolo «Documento finanziamento sig. Penati». Fu Sarno l'intermediario di quella triangolazione con Di Caterina e Binasco. In mezzo ad altro materiale, nell'ufficio dell'architetto c'erano le cartellette «H.S.R. San Raffaele» e «Serravalle». Misteri, veleni. Forse semplicemente nuovi indizi.


Andrea Galli
agalli@corriere.it
02 agosto 2011 11:15



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Tangenti ex Falck, denaro in casa Penati
La Finanza trova 11mila euro in contanti
Sono state depositate nuove carte nell'inchiesta sull'ex braccio destro di Bersani. In un'informativa si dà conto della perquisizione avvenuta in casa dell'ex presidente della Provincia. Oltre al denaro anche una chiavetta per una cassetta di sicurezza in una banca milanese
Passi per la Bmw serie 5 intestata a una finanziaria di San Donato Milanese, passi pure per la moto di grosso cilindrata scovata nel garage, ma ora su Filippo Penati si abbatte l’ennesima tegola: il ritrovamento di 11mila euro in contanti nella sua abitazione. A rivelarlo questa mattina è il quotidiano La Repubblica che cita i verbali della Guardia di Finanza di Milano coordinata dai pm di Monza titolari dell’inchiesta sulle tangenti al Pd lombardo.

“Perquisizione con esito positivo” si legge nel verbale. Le banconote così sono state fotocopiate e messe agli atti. Si tratta di di diciassette tagli da 500, uno da 100 e 48 da 50. Sparse per la casa. Un fatto anomalo oppure normale amministrazione per un politico di alto rango? Perché tale è Penati, oggi indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti assieme a altre 18 persone.

I Finanziari, però, hanno trovato anche dell’altro. Una cartelletta azzurra dal titolo Trasporti Sesto. Questo si legge nelle carte dell’inchiesta. Si tratta della raccolta delle prime denunce dell’imprenditore Piero Di Caterina, grande pagatore di Penati e oggi suo primo accusatore. Dopodiché, i militari annotano suv, moto e soprattutto la chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. Qui sono arrivati i finanzieri, ma, si legge nell’informativa che Repubblica è in grado di citare, “il controllo ha dato esito negativo”.

Nel frattempo proseguono gli interrogatori. Sul tavolo, infatti, non ci sono solo le nuove dichiarazioni di Di Caterina e dell’immobiliarista Giuseppe Pasini, ma anche Diego Cotti, ex esponente locale dell’Udc imparentato con Pasini e presidente dell’Associazione imprenditori del Nord Milano.

Insomma, per la procura di Monza si annuncia un agosto pieno. Ora sulle scrivanie dei magistrati è atterrata anche un nuova presunta tangente mascherata per una caparra. Si tratta di un assegno da 2 milioni di euro a firma di Norberto Moser, 75 anni. ad di Dodelfa società del gruppo Gavio.

In mattinato, l’ex vicepresidente della Regione Lombardia, Filippo Penati, ha voluto precisare con una nota: “L’autovettura BMW serie 5, vecchia di cinque anni – ha scritto Penati – è del 2006, non era in garage ma in strada ed è intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, in quanto questa è la società di leasing della stessa BMW”. E ancora: “La moto di grossa cilindrata in realtà è una Motoguzzi 750 Nevada, di 10 anni fa, che ho recentemente acquistato usata. Le somme in contanti ritrovate non erano in diversi posti ma nella mia camera da letto e sono riferibili alle mie disponibilità e non riconducibili a fatti che mi sono contestati vecchi di 12 anni fa. Tengo quel denaro a disposizione per i miei viaggi in Italia all’estero”. “Desidero chiarire tutto questo – ha concluso – per evitare suggestioni che non hanno nessuna ragione d’essere nei fatti. Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti contestati”.

... latriceddhi :read:
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porca eva, 11000 euro, ci si potrebbe pagare un quarto d'ora di bunga bunga...
Allah è grande, Gheddafi è il suo profeta!
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mohammed ha scritto:porca eva, 11000 euro, ci si potrebbe pagare un quarto d'ora di bunga bunga...
sempre soldi sporchi sono...
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Eccomi.
Mi scuso con Doddi...Ieri mi ero perso nel bosco. :mrgreen:

Senza andare ad Antigua e stato trovato una parte del "tesoro".


http://milano.repubblica.it/cronaca/201 ... ef=HREC1-3" onclick="window.open(this.href);return false;
'SISTEMA SESTO'
Trovati in casa di Penati
undicimila euro in contanti
Il ritrovamento di 66 banconote di grosso taglio durante una perquisizione della Guardia di finanza nell'appartamento dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. E tra i testi spunta un ex della Margherita
di SANDRO DE RICCARDIS e EMILIO RANDACIO

MILANO - Sessantasei banconote in tutto. Diciassette da 500 euro, una da 100 e 48 da 50 euro, per un conto finale di 11 mila euro. Soldi ritrovati in tre distinte stanze dell'appartamento di Filippo Penati, lo scorso 20 luglio, dalla Guardia di finanza. Una cifra liquida considerevole, o un fatto normale per un esponente politico di primo piano? Al momento, l'unica cosa certa è che gli investigatori hanno etichettato il rinvenimento con la burocratica definizione di "perquisizione con esito positivo".

Penati si difende Le ricevute criptate Le mazzette da record L'architetto mediatore Il 'sistema Sesto' fa tremare il Pd L'INCHIESTA Fatture false e società off shore LA SCHEDA Il più grande cantiere d'Europa

Tutte le banconote sono state fotocopiate e ora compaiono nei documenti allegati all'inchiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, in cui Penati e altre 18 persone, risultano indagati per reati che, a vario titolo, li accusano di corruzione, concussione, turbativa d'asta, finanziamento illecito ai partiti.

Non solo. Nel corridoio dell'appartamento dell'ex vice presidente regionale del Pd, è stata sequestrata una "cartelletta azzurra" dal titolo "Trasporti Sesto" che, annotano i militari, "conteneva la rassegna stampa e i comunicati stampa inerenti la linea 712 Sesto-Cinisello e il contenzioso della Caronte srl". I documenti riguarderebbero, in sostanza, le prime denunce presentate nel giugno del 2010 dal direttore generale della Caronte, Piero Di Caterina, divenuto oggi il principale accusatore proprio di Penati.

È proprio da quelle denunce che Di Caterina adombrava, per la prima volta, il "Sistema Sesto" nell'assegnazione degli appalti pubblici. Nel blitz scattato il 20 luglio, nella casa di Penati sono stati annotati anche operazioni molto più normali. I militari hanno annotato come nel garage dell'esponente del Pd, fossero parcheggiate una "Bmw serie 5", intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, e una "moto di grossa cilindrata", di cui risulta proprietario lo stesso Penati.

Durante la perquisizione è stata rinvenuta anche una chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. I finanzieri, dopo aver ottenuto il via libera dal pm Mapelli, si sono recati nella filiale, ma il controllo "ha dato esito negativo". Non vi era, insomma, nulla di sospetto.

Tra le carte sequestrate dieci giorni nello studio di un altro indagato, l'architetto Renato Sarno, è spuntato anche un file intitolato "Documento finanziamento sig. Penati". Tra le altre carte anche cartelline colorate e denominate "287 Penati Rev.1 Rev.2", "287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl", "287 Penati Di Martino". Sarno, professionista molto quotato, sarebbe stato tra i finanziatori della campagna elettorale di Penati nel 2009.

Vanno intanto avanti le verifiche della Gdf alle dichiarazioni dei due "pentiti" dell'inchiesta che ha travolto il Pd di Sesto San Giovanni. Tra i testimoni convocati nella caserma milanese di via Filzi, ci sono diversi imprenditori che hanno ricostruito il clima in cui, nell'ex Stalingrado d'Italia, venivano assegnati appalti comunali. Tra i più ascoltati, come anticipato ieri dal Tg3, c'è anche Diego Botti, ex esponente locale della Margherita, imparentato con l'altro imprenditore diventato accusatore, Giuseppe Pasini. Il contenuto dei suoi verbali, al momento, è oscuro e non è ancora possibile sapere quanto le sue versioni mettano ulteriormente nei guai gli indagati.
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Anche se a mio avviso, e non solo, il nome giusto della testata dovrebbe essere "servi"
Libero (da chi?) mi mancava.

Qui ci descrive magistralmente il "mostro" oggetto del Topic.

http://www.libero-news.it/news/795395/E ... rsani.html" onclick="window.open(this.href);return false;
Ecco chi è il re di Stalingrado che affonda BersaniLa scalata di Filippo Penati da assicuratore alla segreteria Pd, tra società e amici. E spunta un'altra accusa / MORIGI
A
Sesto San Giovanni se n’erano accorti subito che il professore di applicazioni tecniche, poi venditore di polizze assicurative Unipol, Filippo Penati, era cambiato dopo la sua prima elezione a sindaco nel 1994, strappata per un pugno di voti. Ma finché il primo cittadino continuava a vivere con la moglie nello stabile di fianco al Comune, le chiacchiere stavano ancora a zero. Fino al 2001 poteva andare in ufficio a piedi, come si addice a un uomo del popolo. Non si era ancora trasformato in quello che i suoi oppositori chiamano il capo della “banda di Sesto”.


L'ultima grana: il file sospetto con i "Finanziamenti per il sig. Penati" / MORIGI

Poi, terminato il secondo mandato, tra il 2001 e il 2004, era diventato il segretario della federazione provinciale milanese dei Democratici di sinistra, suscitando le perplessità di alcuni compagni della prima ora, come Luciano Pizzetti, segretario regionale dell’epoca, che ora ricostruisce il suo rapporto con la stella nascente. Si trattava di «contrasti politici, mai sul valore della persona», scrive in un editoriale sul quotidiano web cremonese Il Vascello. Aggiunge che «al termine della sindacatura a Sesto San Giovanni, ad esempio, io ero contrario a che egli divenisse Segretario provinciale di Milano». Non riuscì a fermarne la corsa «e Penati divenne Segretario per breve tempo, in attesa di candidarsi a Presidente della Provincia. Vinta la Provincia, io contrastai la vulgata del “modello Penati”, perché ritenevo che poggiasse su un’analisi sbagliata». In ogni caso, se lo sarebbe volentieri tolto dai piedi col classico metodo del promoveatur ut amoveatur, che lo condusse a «suggerire un ruolo nazionale per Penati, seppur diverso da quello attribuitogli». Insomma, a Pizzetti non pareva adatto nemmeno come capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani.

Ma ormai la scalata era iniziata e l’ex assicuratore, salito ai vertici del partito, si era impadronito dei meccanismi della politica. Quanto alle regole del gioco, se ne stanno occupando i pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, per verificare se Penati le rispettasse, e fino a che punto.
I magistrati stanno inoltrandosi in una foresta di società, come la Intesa Casa Spa, fondata nel gennaio 2005 e messa in liquidazione appena due mesi più tardi, nel marzo dello stesso anno. A mano a mano, ripercorrendo a ritroso le interrogazioni dei consiglieri provinciali rimasti all’opposizione tra il 2004 e il 2009, i magistrati scorgono le attività parallele svolte da Penati mentre governa la Provincia di Milano. Ora, l’indagato per le tangenti risulta amministratore, fra il 5 dicembre 2006 e il 9 ottobre 2007, della Eventus srl, con sede a Bergamo, sulla quale si erano già accesi i riflettori di Sergio Rizzo e Gianantonio Stella. Nel loro volume “La Casta”, notavano con una certa curiosità che «la ditta» aveva «come oggetto sociale la produzione e l'importazione di cemento, sabbia, vernici, laminati e legno» e fosse «posseduta per metà da un imprenditore bergamasco e per l’altra da una fiduciaria anonima, la Plurifid». Come altrettanto «curioso è che nello stesso CdA sieda Dario Odelli, sindaco di Albano Sant’Alessandro, provincia di Bergamo, tessera leghista». Ma tra gli azionisti compaiono anche altri soggetti fra cui un tale Marco Di Caterina, che non ha nulla a che fare con l’imprenditore di Sesto San Giovanni, Piero Di Caterina, che accusa Penati sul caso Falck. Marco Di Caterina compare invece come finanziatore di Fare Metropoli, la fondazione che raccoglie i contributi per le campagne elettorali di Penati nel 2009 e nel 2010. Ma anche in Eventus i sestesi non possono mancare. Si tratta di Franco Maggi e di suo fratello Fabio. Qualche mese dopo un’interrogazione in consiglio provinciale di Giovanni De Nicola, Penati abbandona le cariche che ricopre nella Eventus, per evitare accuse di conflitto d’interessi.

Rimane il rapporto strettissimo con il cerchio magico dei collaboratori sestesi. Franco Maggi rimane il più vicino, anche nella disgrazia. Del resto gli deve tutto. Pur potendo vantare soltanto un diploma, diventa dirigente in Provincia, con funzioni di portavoce del Presidente. In realtà ne è il volto minaccioso, che chiama i capiredattori quando un giornalista si permette di uscire dal seminato. Lo pagano per gestire, con fior di quattrini estratti dai capitoli del bilancio provinciale l’immagine dell’amministrazione: 500mila euro per l’ufficio stampa e la «promozione della comunicazione istituzionale» e altri 237mila euro per «spese diverse e funzionali per gli uffici della direzione centrale presidenza, ufficio del segretario e ufficio stampa», oltre a un altro milione e mezzo per dirigenti esterni.
Quando la Corte dei Conti va a spulciare tra quelle spese, vi scova però un danno alle casse della Provincia da 183.600 euro e nell’ottobre 2009 condanna Maggi a un risarcimento da 146.880 euro, e un funzionario a pagare i restanti 36.720 euro. Precedentemente, Maggi era stato già condannato a risarcire 15mila euro alla Provincia, sempre per aver attribuito un incarico non necessario.
Per retribuire i fedelissimi, come Claudia Cugola, la segretaria, già impiegata di basso livello presso Cap Holding, consorzio per la gestione delle acque, si adottano tecniche più raffinate. La signora sarà distaccata alla Provincia con retribuzione ben superiore e in seguito assunta dalla società Serravalle senza peraltro lavorarci. Attualmente, nonostante le dimissioni di Penati da vicepresidente della Regione Lombardia, fa parte dello staff presso l’ufficio di presidenza, fino alla nomina del nuovo vicepresidente, che non avverrà fino a settembre.
Ma la solidarietà sembra che stia per sfaldarsi a partire dai messaggi lanciati da Giordano Vimercati, anche lui sestese, fratello di Luigi, senatore del Pd. Aveva seguito Penati alla Provincia, diventandone il capo di gabinetto. Ultimamente sembra distante: non mi assumo responsabilità per altri, ha detto a La Repubblica.
Sotto la gestione Penati, non si badava a spese: su 1.980 dipendenti risultano ben 1.043 telefoni cellulari. All’ente non basta un parco auto di 258 autovetture e deve autorizzare circa 400 dipendenti a utilizzare, a spese dell’amministrazione provinciale, la propria automobile personale. Nel frattempo, affida consulenze esterne a 700 persone nel 2006 con un costo di circa sette milioni di euro, ad altre 700 nel 2007 al costo di otto milioni e ad altre 400 nel 2008 per l’importo di cinque milioni. Il totale, in tre anni, ammonta a venti milioni di euro.
Ormai Penati si atteggia a frequentatore dei salotti della finanza milanese e si siede al tavolo con i potenti. Piace perfino al centrodestra, per un po’. Coltiva anche un discreto feeling con i sindaci del centrodestra Gabriele Albertini e Letizia Moratti poi. Su La Repubblica, il 4 novembre 2005, Alessandro Penati (che non è suo parente) lo paragona a Gordon Gekko, lo spregiudicato protagonista del film Wall Street, auspicando «solo che non faccia proseliti. Di capitalisti disinvolti, ci bastano quelli privati. E avanzano». Sono i tempi dell’acquisto del 15% della Serravalle al prezzo di quasi 9 euro per azione, contro una quotazione di non più di 6; un’operazione da 238 milioni censurata nel 2010 come «priva di qualsiasi utilità» dalla Corte dei conti, che ne valuta il danno erariale in 76,4 milioni di euro. A presiedere l’Asam , la holding di proprietà della Provincia che controlla la Serravalle, va inizialmente l’avvocato Antonino Princiotta, che è segretario generale della Provincia, membro della banda dei sestesi.
È a Milano, a Palazzo Isimbardi, dove Penati inizia ad assaporare i privilegi della casta, che inizia a cedere alle lusinghe del potere. La prima, tipica del provincialotto, è la tentazione dello status symbol: gli piacciono gli orologi di lusso. Ne ha una collezione da esibire nelle occasioni pubbliche, come nel più classico copione del villano rifatto.
Del resto, lavora fra le opere d’arte, apparentemente senza accorgersene. Nel 2008, complice un week-end in prossimità di Ferragosto, proprio davanti agli uffici di Penati e della Cugola, scompare Amore tra i polli, tela del 1879 di Giacomo Favretto, valutata 90mila euro. Le circostanze del furto fanno pensare a un basista interno, che conosce bene luoghi, orari e persone. Misteriosamente, il quadro sarà ritrovato a Firenze, fra le mani di un clochard, alla fine del 2009, quando Penati, sconfitto da Guido Podestà, ha ormai traslocato da Palazzo Isimbardi coltivando il progetto di soffiare la poltrona di governatore della Lombardia a Roberto Formigoni.
traditore dei proletari
Perderà anche le elezioni regionali del 2010. Di lì a poco Sesto finirà «nell’occhio del ciclone», per dirla con le parole del prevosto della parrocchia di Santo Stefano, che chiede di evitare giudizi temerari, ma invita a essere altrettanto attenti alla verità, lasciando perdere i pettegolezzi. Troppo tardi, perché nel paese natìo, in realtà, le apparizioni dell’ex sindaco in auto blu hanno già comunicato una distanza siderale dalla classe operaia che lo ha allevato. Quando torna a casa, non usa più la metropolitana come un cittadino qualsiasi. E, se torna, non lo riconoscono più come uno dei loro: ha affondato la sinistra.

di Andrea Morigi

02/08/2011
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goodfellow ha scritto:
mohammed ha scritto:porca eva, 11000 euro, ci si potrebbe pagare un quarto d'ora di bunga bunga...
sempre soldi sporchi sono...
Credo che in questi casi la prudenza non è mai troppa.
Quantomeno aspettiamo il rinvio a giudizio che è cosa diversa dal giudizio politico.
:wink
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Questa legna non è tanto buona ma in mancanza d'altro la raccolgo lo stesso.
Parla l'attuale Sindaco di Sesto :read:


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Oldrini: «Mai preso un soldo,
con Penati rapporti complicati»
Il sindaco di Sesto contro gli accusatori del politico Pd: «Avevano motivi di rancore»

MILANO - «Un fatto è certo: tutti conoscono i rapporti "complicati" tra me e Penati; se uno va a dare soldi a Penati per influire su di me è cretino». Così Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni dal 2002, commenta il caso Penati in una intervista al settimanale Oggi in edicola da mercoledì. «Io non ho mai preso un soldo da nessuno ma rivendico i miei interventi», dice Oldrini. «C'è un confine molto labile. Se ci sono tangenti uno va in galera, ma il sindaco non può essere un notaio». Sull'inchiesta, poi, il primo cittadino spiega: «Lasciamo lavorare i pm, uno dei due lo conosco: è una persona seria. Dico solo che i miei predecessori, Fiorenza Bassoli e Filippo Penati, sono riusciti a gestire senza drammi sociali il difficilissimo passaggio dalla Sesto delle grandi industrie a quella di oggi».

PASINI E DI CATERINA - Poi, Oldrini parla di chi ha innescato l'inchiesta: «Uno, Pasini, mio rivale alle elezioni, mi chiedo perché non abbia tirato fuori prima queste cose. L'altro, Piero Di Caterina, imprenditore del trasporto pubblico in difficoltà, lo è diventato ancora di più quando l'Atm di Milano si è aggiudicata le linee che gestiva. Acceso da ira furibonda, ci accusa di non avere difeso la sua posizione, cosa si è tentato di fare, e di averlo ostacolato in un altro affare».

IL PALAGHIACCIO - Il sindaco si difende dopo le notizie di stampa che lo vorrebbero indagato per concussione in relazione alla trasformazione del Palasesto in Palaghiaccio, senza che gli sia arrivato, finora, alcun avviso di garanzia: «La società sportiva che gestì la trasformazione accese un mutuo presso il Credito sportivo di Roma e lo passò a Pasini, che doveva costruire l'opera e che fece una fideiussione. Trovo l'accusa stravagante: concussione per fargli pagare un mutuo che doveva pagare. E, si badi bene, non per pagare una mia villa, ma le opere del palazzetto comunale. E tutto è poi iniziato nel 1999, quando ero solo un giornalista di Panorama. Mah!».

«INNOCENTE FINO A PROVA CONTRARIA» - In una conferenza stampa convocata martedì mattina a Sesto San Giovanni, Oldrini ha difeso Penati: «Fino adesso, da quello che noi capiamo, le accuse si basano sulle dichiarazioni di due persone che qualche motivo di rancore ce l'avevano». Oldrini ha ricordato i contenziosi legali che vedono i Comuni di Sesto e Cinisello contrapposti agli interessi di Di Caterina e come il progetto di Giuseppe Pasini per l'area Falck prevedesse di costruire più di quanto si farà attualmente. Quindi su Penati ha spiegato: «Penso che abbia diritto a dimostrare la sua innocenza. Io ho molta fiducia nei magistrati di Monza, che peraltro conosco, spero che interroghino velocemente Penati e quindi se è colpevole ci saranno delle conseguenze, se è innocente, come lui afferma di essere, lo dimostrerà».

IL RECUPERO DELL'AREA FALCK - Oldrini ha sottolineato che il progetto dell'area Falck non si ferma: «Noi siamo convinti di andare avanti». Al suo fianco c'era il vicesindaco e assessore alla pianificazione urbanistica, Demetrio Morabito, che prevede la fine dell'iter urbanistico entro la primavera del 2012 con la conseguente partenza del primo lotto: «Il gruppo Bizzi intende completare il primo lotto, circa 200mila mq, entro il 2015 mentre il progetto sarà completato nel 2024». Si comincerà con una prima parte di residenziale, uffici e commerciale, ma anche scuole ed edilizia convenzionata. «Si tratta - ha ricordato Oldrini riferendosi alle ex aree Falck - della più grande area industriale da riqualificare in Europa». La sua storia recente è iniziata nel 1996, dopo la chiusura delle acciaierie. La proprietà è passata dalla famiglia Falck a Pasini nel 2000. L'imprenditore sestese, con l'architetto Mario Botta, presentò un piano per la riqualificazione dell'area, ma «non se ne fece nulla per due ragioni - ha spiegato il sindaco - perché il gruppo Pasini voleva che fossero allentate le regole e perché, poi, entrò in difficoltà economiche». Pasini, così, nel 2005 vendette a Risanamento dell'immobiliarista Luigi Zunino che, affiancato da Renzo Piano, preparò un nuovo progetto.

«NESSUN RADDOPPIO VOLUMETRIE» - «In queste settimane le notizie giornalistiche, sulla base di dichiarazioni di vari accusatori, hanno riferito notizie non vere - ha accusato Oldrini -. Una di queste parla del raddoppio delle volumetrie sull'area Falck. Questo raddoppio non esiste», anzi «rispetto al progetto di Pasini si costruirà di meno». Inoltre, «complessivamente su 1,4 milioni di mq del progetto circa 1,1 milioni diventeranno comunali» mentre «le opere di urbanizzazione primarie e secondarie, gli standard di qualità, portano nelle casse comunali 237 milioni di euro».

Redazione online
02 agosto 2011 17:38
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mercoledì 03 agosto 2011, 08:47 Ecco l'amico che inchioda Penati: "Chiese venti miliardi per il partito"
di Luca Fazzo

L'imrpenditore Cotti racconta ai Pm e a Panorama: "Quel denaro serviva al partito e a sbloccare l'area Falck. L'accusa: "Vimercati e Penati mi dissero: non perderemo tempo, ma tu dacci i soldi". La clausola: "Chi prende l'area deve far lavorare le cooperative emiliane"



Milano - A questo punto, dopo ave­re letto le accuse circostanziate e devastanti che gli muove uno dei suoi stessi alleati, quel Diego Cotti della lista «Sesto per Penati» che racconta a Panorama di aver rice­vuto una richiesta di venti miliari di lire per sbloccare l’area Falck, una domanda sorge inevitabile: ma perché diavolo la Procura di Monza non ha chiesto l’arresto di Filippo Penati? Perché, di fronte ad una massa di elementi d’accu­sa ben più pesanti di quelli che qua e là per l’Italia spediscono gli indagati al fresco, l’ex presidente della Provincia di Milano nonchè numero uno del Partito Democra­tico al nord, continua ad essere un semplice indagato a piede libero? L’unica risposta che viene dagli ambienti investigativi è che la par­te­più grave dei reati attribuiti a Pe­nati risale a diversi anni fa, e che una richiesta di arresto si sarebbe pertanto scontrata con un diniego del giudice preliminare. «Ma- ag­giungono fonti vicine alla Procura - non è detta l’ultima parola...». Di certo, le nuove accuse contro Penati e il suo braccio destro Gior­da­no Vimercati cambiano radical­mente il quadro dell’inchiesta: perché stavolta a parlare non è un imprenditore in difficoltà come Piero Di Caterina o un rivale politi­co come Giuseppe Pasini, ma un uomo politicamente assai vicino a Penati: tanto vicino da avere affian­cato e sostenuto con una lista la sua candidatura a sindaco di Se­sto. Si chiama Diego Cotti, dirigen­te dell’Associazione industriali del nord Milano, esponente della Margherita ed ex genero di Pasini. Intervistato da Panorama , Cotti è andato giù pesante: come aveva fatto poco tempo prima nel corso di due interrogatori davanti ai pm monzesi che indagano su questa sorta di Tangentopoli rossa. E il suo racconto chiama in causa, ol­tre alla passione di Penati per il de­naro contante, anche il vero co­protagonista di questo scandalo: le Coop, i colossi dell’edilizia di si­nistra che da sempre sostengono finanziariamente i Ds e poi il Pd, e la cui presenza negli appalti era im­posta senza mezzi termini. «Non ti facciamo perdere tempo, ma tu ci devi dare i soldi»:Questo Cotti rac­conta di essersi sentito dire da Vi­mercati, alla presenza di Penati, in un incontro nell’estate del 2000 per discutere del futuro dell’area Falck. Vimercati, racconta Cotti, gli dis­se: «Pasini compera i terreni, li compera di fatto grazie a noi per­ché noi siamo i mediatori in questi affari. Ci riconosca la mediazione che si pattuisce abitualmente. I sol­di servono non solo a noi, la politi­ca ha dei costi, servono per Milano provincia, servono per scalare il partito, servono per Roma». L’in­contro, racconta Cotti, avviene nel Municipio sestese, in piazza della Resistenza. Vimercati parla, Penati assiste in silenzio. Il contri­buto economico, dice Vimercati a Cotti, «serve per Penati, per avere un ruolo più importante nel parti­to ». Vimercati e Penati, insomma, si rivolgono all’alleato Cotti perché il messaggio arrivi a Pasini. E in un incontro successivo, questa volta con il solo Vimercati, Cotti si sente precisare ulteriormente il messag­gio: «Mi disse: l’area Falck la può comprare solo uno che diciamo noi, perché fa parte di un accordo più vasto. La può comprare Pasini, se vuole, perché noi abbiamo ga­rantito che lui è un imprenditore serio e corretto e noi lo possiamo gestire perché è amico mio. Però se fa questa cosa deve coinvolgere le cooperative». Cotti specifica: «Non si riferiva a quelle locali, che infatti si infuriarono, ma a quelle emiliane, la Ccc, perché risponde­vano ad altri meccanismi». Diego Cotti,nell’intervista a Pa­norama , spiega anche come dove­va avvenire il pagamento: «All’ini­zio si pensò alla costituzione di una società di consulenza che fat­turasse il denaro, ma poi l’idea ven­ne scartata. A questo punto mi fu detto da Giordano Vimercati che di questa cosa non mi dovevo più occupare perché l’avrebbe segui­ta Piero Di Caterina. Di questa estromissione fui ben lieto». Il rac­conto, insomma, coincide perfet­tamente con quelli di Pasini e Di Caterina, gli altri testi chiave del­l’indagine su Penati. E proprio per­ché i tre pezzi del domino vengo­no messi a verbale da persone as­sai distanti l’una dall’altra, l’ipote­si di un complotto a base di calun­nie - cui si sta disperatamente ag­grappando la difesa di Penati- ap­pare sempre più difficile da soste­nere. Ma non è solo la posizione perso­n­ale di Penati ad uscire appesanti­ta da questa svolta dell’indagine. C’è il passaggio dell’intervista di Cotti in cui si dice chiaramente che, secondo Vimercati, una parte dei miliardi non doveva fermarsi né a Sesto né a Milano, ma viaggia­re verso la Capitale, verso le casse nazionali del partito: «Servono per Roma», avrebbe detto il brac­cio destro di Penati. Dove,all’epo­ca, esistevano ancora i Ds, guidati da Walter Veltroni.


... superlatriceddhi :read:
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Milano

Penati, la denuncia dell'ex socio "Voleva far affari con l'Expo"I ricordi del primo cittadino leghista, l'avvocato Dario Odelli. I due erano insieme nel cda di Eventus srl / PANDINI


"Il portavoce di Penati ci parlava di Expo…". L'avvocato Dario Odelli, sindaco leghista di Albano Sant'Alessandro, Bergamo, dal 2006 al 2008 è stato nel cda della Eventus srl di cui facevano parte anche l’allora presidente della provincia di Milano, attualmente indagato per concussione e corruzione, il suo portavoce Franco Maggi e il fratello di quest'ultimo, Fabio. La ragione sociale dell'impresa era complessa, e andava dalla produzione di cemento fino all’organizzazione di eventi e la gestione di bar. La faccenda è sotto la lente della magistratura di Monza, che sta cercando di capire se ci fossero rapporti tra la Eventus srl e l'associazione Fare Metropoli, fondata dallo stesso Penati e, secondo gli inquirenti, omaggiata con presunte donazioni forse utilizzate a scopi politici.
Nel 2009, pochi mesi dopo la sconfitta di Penati alle Provinciali, la società ha chiuso i battenti. Odelli, però, se n'era già andato: "Ero solo e unicamente presidente del consiglio d’amministrazione e, essendoci un amministratore delegato, non avevo un ruolo operativo in merito alle scelte della società. Solo un ruolo di supervisore di quanto veniva deciso" ha spiegato a Bergamonews. E a Libero conferma: "Un imprenditore mi aveva scelto perché voleva investire capitali nella società e io ero il suo fiduciario". All'inizio, la Eventus srl doveva organizzare manifestazioni soprattutto a Bergamo: "Quando mi presentarono Penati rimasi sorpreso" afferma il leghista "Fatto sta che nel 2008 ho deciso di dimettermi perché alcune cose non mi convincevano più". Odelli spiega: «Già dal primo consiglio d'amministrazione s'era cominciato a parlare di una possibile espansione su Milano. Il progetto sembrava ambizioso, e ho immaginato che la presenza di Penati potesse essere di supporto". Non è andata così. "Il primo anno abbiamo organizzato due eventi, forse tre. Nel 2008 ancora meno. Alla fine io e altri soci decidemmo di andarcene. Forse mancava la capacità imprenditoriale, fatto sta che fu una esperienza deludente".
Penati, secondo il racconto di Odelli, si presentò a un paio di cda. "Lui non si sbilanciava molto, parlava di più Franco Maggi, sembrava il più entusiasta e fiducioso sullo sviluppo della società. Fu lui che iniziò a parlare di Expo 2015 come una grossa opportunità per la Eventus". La storia, però, andò diversamente. La società, a sentire Odelli, "era già decotta, anche prima della sconfitta di Penati nel 2009" e della vittoria di Milano su Smirne per Expo, avvenuta l’anno prima. Non solo: lo stesso esponente del Pd, come già raccontato ieri da Libero, aveva avuto i suoi problemi per la Eventus, decidendo di mollare tutto dopo le proteste del centrodestra a Palazzo Isimbardi che parlava di possibile conflitto d’interessi. Ora, con l'uomo forte del Pd lombardo nei guai, anche la vicenda di una società che voleva produrre cemento e aprire bar torna a galla.

di Matteo Pandini

03/08/2011


... latriceddhi i serie A :read:
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doddi ha scritto:

... superlatriceddhi :read:


Come hai avuto modo di constatare oggi non ho potuto tagliare tanta legna.
Domani ti manderò le giustificazioni e vedrò di rifarmi. Promesso :fifi:
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Regmi ha scritto:
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... superlatriceddhi :read:


Come hai avuto modo di constatare oggi non ho potuto tagliare tanta legna.
Domani ti manderò le giustificazioni e vedrò di rifarmi. Promesso :fifi:
Salve Regmì, chissirici? Tuttoapposto? I figghjoli su 'boni? :cheers

M'era spirdutu i tia, m'avissi a scusari ... cu tutti sti latriceddi ( :read: ) avimu autri pinzeri :S
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Come hai avuto modo di constatare oggi non ho potuto tagliare tanta legna.
Domani ti manderò le giustificazioni e vedrò di rifarmi. Promesso :fifi:
Salve Regmì, chissirici? Tuttoapposto? I figghjoli su 'boni? :cheers

M'era spirdutu i tia, m'avissi a scusari ... cu tutti sti latriceddi ( :read: ) avimu autri pinzeri :S

Vossia non si l'argassi :evil:

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Caso Penati, faro dei pm sugli appalti di Expo 2015
Angelo Mincuzzi

10 agosto 2011

MILANO
Esisteva una rete di affaristi, imprenditori, professionisti e politici che dopo aver collaudato il cosiddetto "Sistema Sesto" puntava ad appalti ben più sostanziosi, come quelli per l'Expo 2015? È l'interrogativo che si pongono gli investigatori che indagano sul presunto giro di tangenti versate a Filippo Penati, esponente di punta in Lombardia dei Democratici di sinistra e del Partito democratico poi, negli anni in cui compiva la sua ascesa politica prima come sindaco di Sesto San Giovanni, poi come presidente della provincia di Milano. E in seguito come vicepresidente del Consiglio regionale lombardo e capo della segreteria politica del leader del Pd, Pierluigi Bersani.
Il sospetto è che lo scenario dell'inchiesta possa essere più ampio rispetto a quello delimitato dai confini della ex Stalingrado d'Italia, e che da Sesto San Giovanni la rete di affaristi stesse guardando anche verso l'area di Rho-Pero, dove sono in ballo appalti milionari per la realizzazione dell'Expo del 2015. Solo ipotesi, per ora. Ma il "peso" di alcuni dei venti indagati nell'inchiesta dei sostituti procuratori di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, potrebbe avvalorare il sospetto.
Alcuni dei nomi che compaiono nell'inchiesta sembrano muoversi, negli anni, quasi all'unisono. Il re degli inceneritori Giuseppe Grossi, l'immobiliarista (oggi ridimensionato dopo la crisi di Risanamento) Luigi Zunino, il manager del gruppo Gavio Bruno Binasco, gli architetti Renato Sarno e Marco Magni, tutti indagati dai magistrati di Monza, intrecciano le loro strade in diverse vicende degli ultimi anni.
Santa Giulia, innanzitutto. Giuseppe Grossi, l'imprenditore milanese che doveva bonificare l'ex area Redaelli dove Zunino aveva iniziato a costruire un nuovo quartiere alla periferia di Milano, è coinvolto nell'inchiesta di Monza per aver attuato uno schema poi replicato alcuni anni dopo per l'area di Santa Giulia, dove attraverso operazioni bancarie all'estero «retrocedeva» provviste di denaro a favore di Zunino, gonfiando le fatture. Nell'ex area Falck di Sesto San Giovanni, Grossi avrebbe prestato a Zunino alcune società a lui riconducibili. E proprio attingendo ai fondi delle società di Grossi, Zunino avrebbe versato tangenti ai politici di Sesto per ottenere modifiche al piano regolatore.
E poi ci sono gli architetti. Sarno e Magni sono tra i professionisti che hanno lavorato con Grossi e Zunino per la riqualificazione dell'area di Santa Giulia. Sarno è stato anche dirigente al Comune di Sesto San Giovanni e nel 2005 Penati (allora presidente della provincia di Milano) gli trovò un posto nella Milano-Serravalle.
Al gruppo si aggiunge il manager del gruppo Gavio, Bruno Binasco, storico braccio destro di Marcellinio Gavio, scomparso nel 2009. Binasco è indagato dai pm di Monza per aver versato una finta caparra all'imprenditore Piero Di Caterina per l'acquisto in un immobile che non ha mai rilevato. Il sospetto dei magistrati è che dietro l'operazione si nasconda una tangente ai politici Ds di Sesto San Giovanni. Binasco non è nuovo a operazioni del genere. Nel 1993 fu arrestato nell'inchiesta Mani pulite e confessò all'allora sostituto procuratore Antonio Di Pietro un finanziamento di 400 milioni di lire al Pci-Pds attraverso Primo Greganti, il compagno G. Per questo fu condannato a un anno e due mesi di reclusione.
Attorno a questi protagonisti ruota infine il Consorzio cooperative costruttori di Bologna, uno dei più potenti tra le Coop rosse, il cui vicepresidente Omer Degli Esposti è indagato a Monza per la vicenda dell'ex area Falck. Ma la sigla del Ccc si ritrova anche negli appalti di Santa Giulia. Solo coincidenze? Lo diranno i magistrati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L'INCHIESTA

Il «sistema Sesto»
La Procura di Monza indaga sul presunto giro di tangenti versate a Filippo Penati, esponente in Lombardia dei Ds prima e del Pd poi, già sindaco di Sesto San Giovanni, poi presidente della provincia di Milano e in seguito vicepresidente del Consiglio regionale lombardo e capo della segreteria politica del leader del Pd, Pierluigi Bersani


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Penati, si allarga la rete delle possibili «vittime»
Sara Monaci

09 agosto 2011

MILANO
Consulenze, vecchi contratti, assunzioni e documenti per il passaggio di proprietà di aree edificabili. E poi pagamenti effettuati nel tempo attraverso versamenti di piccolo taglio, al di sotto dei 5mila euro, probabilmente per non destare sospetti ed evitare controlli della Guardia di finanza.
Al vaglio della procura di Monza, relativamente alla vicenda delle presunte tangenti a Sesto San Giovanni (a nord di Milano), ci sarebbero ora tutti i rapporti "professionali" che la giunta comunale sestese prima, e la provincia di Milano poi, avrebbero sottoscritto tra il 2000 e il 2008. Ovvero: tutte le relazioni che Filippo Penati, ex sindaco di Sesto fino al 2003 e ex presidente della provincia milanese dal 2004 al 2009 (nonché ex segretario dei Ds di Milano ed ex capo della segreteria del Pd nazionale), avrebbe avuto in quegli anni. Per capire se nella ipotizzata rete di mazzette siano finiti anche altri nomi, e non solo quelli dei due grandi accusatori del politico sestese, gli imprenditori Giuseppe Pasini e Piero Di Caterina, entrambi indagati per corruzione ma che si dichiarano vittime di concussione.
Anche Penati, intanto, a cui pochi giorni fa sono stati trovati 11mila euro in casa, dice di essere estraneo alla vicenda, e che i soldi recuperati dalla Gdf in camera da letto «provengono dal proprio conto corrente, e nulla hanno a che vedere con fatti vecchi di oltre 10 anni». Tutte ipotesi che saranno oggetto di analisi da parte dei Pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia.
Ieri anche l'attuale sindaco democratico di Sesto, Giorgio Oldrini, ha voluto dire la propria opinione, dichiarandosi rammaricato per quanto accaduto, ma sottolineando che «le responsabilità devono emergere in modo trasparente».
La vicenda, dunque, sembra che sia sul punto di allargarsi. Non solo, dunque, un "Sistema Sesto", come ribattezzato negli ambienti vicini alla magistratura monzese. Ma una questione forse più ampia, sia sotto il profilo dei presunti "affaristi" che sotto il profilo politico. La ricerca della Procura sta ora andando indietro nel tempo, per riallacciare i nodi di una storia che potrebbe essere ben più complessa e lunga. Si riparte quindi dalle condanne della Corte dei conti del 2009, che vedono come protagonista Penati nel suo ruolo di presidente della provincia. La prima, quella più nota, riguarda l'acquisto da parte della provincia di Milano del 15% della holding stradale Serravalle dal gruppo Gavio, per una cifra pari a 250 milioni, con cui Marcellino Gavio riuscì a realizzare 179 milioni di plusvalenze - peraltro nello stesso anno in cui si schierò a fianco di Unipol nella scalata (fallita) verso Bnl. Allora i magistrati contabili ritennero l'operazione poco vantaggiosa per la provincia. La seconda condanna arrivò a causa dell'assunzione di Franco Maggi come portavoce e direttore della comunicazione dello stesso presidente Penati. Maggi venne messo sotto accusa della Corte per aver svolto un ruolo senza averne i requisiti tecnici (iscrizione all'ordine dei giornalisti e laurea).
Le condanne dei giudici contabili sono, ormai, storia. Ma per la procura di Monza potrebbero essere già sintomo di una rete più ampia di favori e scambi, stabilitasi tra il 2000 e 2006, che coinvolgerebbe non soltanto Pasini e Di Caterina.
Sotto il faro dei Pm sono finiti intanto anche altri nomi, a dimostrazione del fatto che la vicenda potrebbe avere esiti più complessi. Prima di tutto l'architetto Renato Sarno, accusato di essere un intermediario e di effettuare triangolazioni su conti esteri, uomo di fiducia di Penati, divenuto nel 2005 manager nella Serravalle su indicazione dello stesso politico quando era presidente della provincia. E poi Marco Magni, altro architetto che potrebbe aver gestito versamenti (e che avrebbe avuto rapporti stretti anche con l'assessore al Bilancio di Sesto, Pasqualino Di Leva). Entrambi gli architetti si ritrovano anche tra i consulenti del gruppo Grossi e Risanamento di Zunino per le mancate bonifiche nel quartiere Santa Giulia, già oggetto di indagine da parte della procura di Milano. Un gruppo di lavoro, questo, a cui si sono aggiunti a più riprese anche il Consorzio cooperativo di costruzioni di Bologna e lo stesso gruppo Gavio. E che guardava con interesse, come gli imprenditori Pasini e Di Caterina, agli appalti dell'ex area Falck di Sesto San Giovanni, da cui l'inchiesta della procura di Monza è partita.
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Tangenti rosse, il racconto del supertestimone



di Giorgio Sturlese Tosi

Noi ti garantiamo un iter burocratico snello, non ti facciamo perdere tempo… Però tu ci devi dare i soldi…». Questo si sarebbe sentito dire dagli uomini di Filippo Penati, presente lo stesso Penati, un teste che la procura di Monza ha molto a cuore. Si tratta di Diego Cotti, imprenditore ed ex politico di Sesto San Giovanni. A Panorama ha raccontato, in esclusiva, i retroscena per l’acquisizione dell’area Falck dopo averli descritti ai magistrati che indagano sulla presunta gestione parallela degli appalti. E ora le sue «memorie» potrebbero essere fondamentali per confermare le accuse di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti mosse appunto nei confronti di Penati, dimissionario dalla vicepresidenza del Consiglio regionale della Lombardia e dalla segreteria politica di Pier Luigi Bersani. Trovare Cotti non è stato semplice. Ha messo centinaia di chilometri tra Sesto e la sua nuova vita. Barba già grigia nonostante i 53 anni di età, sguardo mite dietro gli occhiali da vista, un toscano acceso dietro l’altro, ha accettato di raccontare, prima con timidezza, poi con mille dettagli e forse la voglia di togliersi un peso dallo stomaco, come sarebbe nata la richiesta di 20 miliardi di lire per agevolare l’acquisto e la riqualificazione delle ex Acciaierie Falck, la più grande area industriale dismessa d’Italia. Cotti la chiama «tangente» senza tanti giri di parole e, ripetendo quel che si è sentito dire, spiega perché si trattava secondo lui di denaro destinato alla segreteria degli allora Democratici di sinistra guidati da Walter Veltroni. Ricorda, nitido, il discorso: «Pasini compera i terreni, li compera di fatto grazie a noi perché siamo noi i mediatori in questi affari.

Ci riconosca la mediazione che si pattuisce abitualmente. I soldi servono non solo a noi, la politica ha dei costi, servono per Milano provincia, servono per scalare il partito, servono per Roma». Frasi pronunciate al riparo da orecchie indiscrete tra tre persone che si conoscevano bene. Nel rievocarle, a distanza di anni, Cotti ha come un gesto di vergogna, abbassa lo sguardo, trattiene il fumo in bocca e poi lo soffia fuori d’un fiato. Credeva di sapere bene come funzionavano le cose a Sesto, lui stesso aveva finanziato qualche piccola manifestazione per ottenere le grazie dei funzionari comunali oggi indagati. Ma una cifra così…
A parlargli fu Giordano Vimercati, oggi sotto inchiesta, all’epoca influente capo della segreteria del sindaco Filippo Penati. La richiesta avvenne nel suo ufficio, in piazza della Resistenza, nel palazzo del Comune di Sesto San Giovanni. Siamo a cavallo dell’estate del 2000. Filippo Penati è a metà del suo secondo mandato come primo cittadino. Due anni dopo scalerà Milano diventando, nel 2002, segretario della Federazione metropolitana dei Ds e, nel 2004, presidente della provincia. Cotti racconta che nell’ufficio di Vimercati, oltre a lui, c’era anche «Filippo». Il quale lasciava parlare il suo funzionario: «Serve per Penati» diceva «per avere un ruolo più importante nel partito».
Diego Cotti è considerato un teste importante perché all’epoca dei fatti rivestiva un duplice ruolo: capogruppo in consiglio comunale della lista civica Sesto per Penati, quindi organico al sistema, e genero del destinatario della richiesta di tangente, il costruttore sestese Giuseppe Pasini, candidato all’acquisto dell’area Falck. «Per la precisione» specifica Cotti a Panorama «sono stato il primo destinatario di quella richiesta che poi dovetti girare a mio suocero». Pasini, 81 anni, ha infatti messo a verbale davanti ai pm di avere in seguito incontrato Penati in comune: «Mi disse che l’operazione mi sarebbe costata 20 miliardi di lire in tranche da quattro miliardi l’una». Una richiesta che in un primo tempo fu a quanto pare accolta. Il vecchio Pasini ha infatti ammesso di avere fatto un bonifico di due miliardi sul conto denominato Pinocchio presso una banca in Lussemburgo e di avere veicolato altri 2 miliardi di lire tramite un istituto svizzero. E di questi passaggi il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano ha trovato i riscontri. Poi Pasini, visto che il suo progetto non faceva passi avanti, avrebbe smesso di pagare. Fino a essere costretto a svendere l’area Falck a Luigi Zunino.
Il racconto che Diego Cotti ha fatto ai pm e a Panorama serve per inquadrare l’eventuale genesi di quella maxitangente. E il ruolo che doveva essere assegnato alla Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna. A parlare, nel ricordo del testimone, è di nuovo Giordano Vimercati, che in un altro incontro con Cotti, stavolta senza Penati, gli spiega: «L’area Falck la può comprare solo uno che diciamo noi, perché fa parte di un accordo più vasto. La può comprare Pasini se vuole, perché noi abbiamo garantito che lui è un imprenditore serio e corretto e noi lo possiamo gestire perché è amico mio. Però se fa questa cosa deve coinvolgere le cooperative». Cotti specifica: «Non si riferiva a quelle locali, che infatti si infuriarono, ma a quelle emiliane, la Ccc, perché rispondevano ad altri meccanismi». E, per essere più chiaro, Vimercati avrebbe aggiunto: «Falck vende l’area a chi diciamo noi. Il prezzo lo stabilisce lui, ma vende a chi diciamo noi».
Il seguito della storia sta scritto nei verbali delle dichiarazioni rese da Pasini, che in effetti compra l’area da Falck per 400 miliardi di lire e affida una consulenza a due professionisti inviati dal Consorzio cooperative costruzioni: Gianpaolo Salami e Francesco Agnello, oggi indagati perché destinatari di un pagamento ritenuto sospetto di 2 milioni e 400 mila euro. Racconta Pasini ai magistrati: «Francesco Agnello, rappresentante dei politici di area di centrosinistra, si era proposto come mediatore tra noi e le coop. Mi fu presentato da Omer Degli Esposti (vicepresidente di Ccc, anche lui indagato, ndr). Mi sono determinato a pagare perché non potevo contraddire le cooperative se non rischiando di affossare totalmente l’operazione, e questo perché, a mio giudizio, le cooperative emiliane sono il braccio armato del partito e dunque non era opportuno litigare con esse». Tesi confermata da Diego Cotti: «Agnello e Salami arrivarono dopo che era già cominciata la trattativa tra mio suocero, Penati e Vimercati. E a quanto ne so io arrivarono per tutelare, comunque garantire, la presenza delle cooperative. Che a loro volta garantivano la condiscendenza dell’amministrazione pubblica». Non a caso il pm di Monza Walter Mapelli ha chiesto alla Guardia di finanza di verificare che fine hanno fatto i soldi dati da Pasini ai due consulenti.
Diego Cotti spiega anche come fu perfezionato il passaggio di denaro tra il suocero e quelli che sarebbero stati gli emissari di Penati. «All’inizio si pensò alla costituzione di una società di consulenza che fatturasse il denaro, ma poi l’idea venne scartata. A quel punto mi fu detto da Giordano Vimercati che di questa cosa non me ne dovevo più occupare, perché l’avrebbe seguita Piero Di Caterina». Compito che Di Caterina, per anni punto di riferimento del trasporto pubblico locale e oggi principale accusatore di Penati, dice di avere assolto in qualità di collettore di tangenti. «Di questa estromissione fui ben lieto, persino sollevato» rivela oggi Cotti. Di lì a poco, il matrimonio con la figlia di Pasini si incrinò, lui uscì dalla politica, deluso anche da Filippo Penati: «Si è servito di me per arrivare a mio suocero» riflette. «Quando andò a Milano lo chiamai qualche volta, ma non mi rispose mai. Non servivo più».
Penati diventò sempre più importante nel partito e, stando alle dichiarazioni di Pasini e Di Caterina, i soldi arrivavano senza intoppi attraverso canali che non avevano più bisogno di Diego Cotti. Allontanato dal partito locale, non gli venne chiesto più niente. E a niente portarono le sue iniziative imprenditoriali su Sesto. Gli affari andavano male al punto che lui, che era il presidente dell’associazione imprenditori Nord Milano, per poter lavorare fu costretto ad allontanarsi da Sesto San Giovanni.
Oggi non porta rancore. Con Pasini è rimasto in buoni rapporti. Di Penati è persino «amico» su Facebook, ma i due non si sentono più da tempo. I veri amici sono rimasti pochi. Con Di Caterina, per esempio, non ha quasi più contatti. Amareggiato dalla politica, ha scelto di trasferirsi in un’altra regione. «Provo a rifarmi una vita lontano da Sesto». I magistrati gli danno credito e forse presto lo vorranno riascoltare, dopo averlo già fatto per due volte, l’ultima a ridosso del «terremoto» di luglio che ha investito Penati.

redazione
Lunedì 8 Agosto 2011


... (latriceddhi) :read:
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Visto che nessuno si sacrifica (ingrati :mrgreen: ), do io una mano a Doddi.

http://www.libero-news.it/news/801398/P ... zione.html" onclick="window.open(this.href);return false;

A genti della Guardia di Finanza si sono presentati ieri a chiedere ulteriore documentazione in merito all’inchiesta per corruzione e concussione avviata dalla procura di Monza a carico dell’ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. La richiesta è stata fatta all’associazione Fare metropoli, riconducibile allo stesso Penati, e i documenti, depositati presso la sede di via Galileo Galilei e presso lo studio del commercialista che tiene la contabilità della stessa associazione, «sono stati esibiti e messi a disposizione immediatamente» come ha tenuto a fare sapere lo stesso ex braccio destro del leader pd Pierluigi Bersani, dando notizia in serata dell’accaduto.

Secondo gli inquirenti, che indagano per corruzione e concussione in ordine a sospette tangenti pagate per l'area Falck nel comune alle porte del capoluogo lombardo, l’associazione potrebbe essere servita come canale attraverso il quale Penati avrebbe ricevuto finanziamenti per decine di migliaia di euro. Regolarmente registrate nel bilancio dell’associazione, le somme sarebbero poi state messe a disposizione del comitato elettorale di Penati e registrate quindi nei rendiconti ufficiali di quest’ultimo come provenienti dall’associazione stessa. Un sistema che avrebbe consentito di occultare l’origine prima dei movimenti di denaro.

Presidente dell’associazione - che non ha scopo di lucro e che persegue ufficialmente fini culturali - è Pietro Rossi, che tramite Milano Serravalle Penati dalla Provincia mise nel cda della società per la Tangenziale esterna di Milano. Esponenti del Pd colleghi di Penati in Consiglio regionale nei giorni scorsi hanno dichiarato di non aver mai saputo dell’esistenza dell’associazione fino a che questa non è emersa dall’inchiesta in corso.

di Carlo Sala
11/08/2011

:beer2:
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
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Stamani ho trovata altra legna.
E' sempre Libero (mai nome fu più appropriato) a scrivere

...Questa per il nostro buon Doddi :mrgreen: è preferibile ad un orgasmo multiplo :beer2:

http://libero-news.it/news/802023/Signo ... icino.html" onclick="window.open(this.href);return false;

Senza l’assenso dei vertici comunisti, non si poteva lavorare non solo a Sesto San Giovanni, ma nemmeno nel resto d’Italia. E occorreva guadagnarsi la benevolenza rossa anche per sedersi al tavolo delle privatizzazioni delle aziende statali e parastatali. Su questa ipotesi, rivela il settimanale Panorama in edicola oggi, la Procura di Monza sta indagando concretamente. Come punto di partenza, si indicano le deposizioni di Diego Cotti, imprenditore di Sesto San Giovanni con un passato in politica. Sarebbe stato lui a riferire al pm Walter Mapelli che in merito alla trattativa per l’acquisto dell’area delle ex acciaierie Falck da parte dell’allora suocero (il costruttore sestese Giuseppe Pasini), fu Giordano Vimercati, il braccio destro di Penati, ad affermare: «Falck stabilisce il prezzo, ma vende a chi diciamo noi. Perché Falck vuole entrare in Aeroporti di Roma e ha bisogno di un placet nazionale. Noi gli diamo il placet se vende l’area a chi diciamo noi, perché fa parte di un accordo più vasto per cui qui gli altri non ci mettono piede».

L’affare andò in porto l’11 luglio 2000 con la cessione da parte dell’Iri che, sotto la presidenza di Piero Gnudi, cedette il 51,1% della società Aeroporti di Roma per 2.570 miliardi di lire al consorzio Leonardo, di cui il gruppo Falck aveva all’epoca una quota minoritaria del 31 per cento. Ne uscirono sconfitti gli altri gruppi, principalmente la cordata italiana formata da Benetton, Pirelli, Caltagirone e quella internazionale costituita dagli Aeroporti di Amsterdam e Francoforte.

Passano undici anni e, il 19 luglio scorso, appena un giorno prima dell’apertura dell’indagine sulle aree ex Falck di Sesto San Giovanni da parte della Procura di Monza, ricompare lo stesso Gnudi, bolognese vicino a Romano Prodi e a Pier Ferdinando Casini. Viene nominato presidente di Sesto Immobiliare perché conosce bene la pratica: è lui ad aver seguito la vendita dei terreni da parte del gruppo Zunino (che le aveva acquistate dall’accusatore di Filippo Penati, Giuseppe Pasini) alla cordata capitanata per il 77,8% dalla Santandrea di Davide Bizzi. Il vicepresidente della società è Mario Resca, stimato da Silvio Berlusconi. A Bizzi, proprietario delle ex acciaierie, vanno i poteri di amministratore delegato della società che deve passare alla «fase operativa del più grande progetto europeo di riqualificazione urbana di ex aree industriali» e che «ridisegnerà significativamente l’intero territorio di Sesto San Giovanni». La squadra, evidenzia la società, «è stata costruita considerando la complessità del progetto urbanistico e la molteplicità degli stakeholder». Complessità e molteplicità caratterizzano anche la vicenda al centro dell’inchiesta. Sulla vicenda AdR, gli inquirenti monzesi vogliono vederci più chiaro per capire se il perimetro dello scandalo sestese si estenda anche a un “livello superiore”.

Filippo Penati nega tutto e prosegue nella propria autodifesa mediatica ad oltranza. L’ex sindaco di Sesto, ex presidente della Provincia e principale indagato, “spara” le proprie dichiarazioni non appena le agenzie di stampa diffondono notizie sugli sviluppi dell’inchiesta che lo sta travolgendo. Stavolta è per bollare «l’ennesima ricostruzione unilaterale e falsa», così «paradossale da poter essere definita fantascientifica». Si dice «molto interessato all’esito delle indagini che non potranno che smentire nel modo più chiaro e totale l’esistenza di tale legame».

Definisce fantasia il legame tra la vendita delle aree delle ex acciaierie sestesi da parte del gruppo Falck a Pasini e la privatizzazione degli aeroporti romani. Soprattutto, contesta che, per vincere la gara servisse «un assenso da Sesto San Giovanni». In realtà, dagli stralci dei verbali dell’interrogatorio di Cotti, emerge la necessità di «un placet nazionale», cioè dei Ds, il partito erede del Pci e del Pds e il cui segretario, nel 2000, era Walter Veltroni. Il quale, notoriamente, non è di Sesto San Giovanni.

di Andrea Morigi

12/08/2011
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
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