aquamoon ha scritto:X Regmi e Mohammed:
siete proprio sicuri, Michele Serra pensasse a Matteo Renzi?
Le prime due righe della sua Amaca:
Sono serviti a chiarire una volta per tutte che nella sinistra parecchie persone odiano la sinistra. Nel senso che la combattono e forse la temono. Nel senso che ogni vero cambiamento degli assetti di potere, degli equilibri sociali, della distribuzione del reddito, metterebbe a rischio il loro potere, le loro aspirazioni, i loro interessi.
mi fanno piuttosto pensare ai soliti noti e cioè ai leaders storici del PD, ovvero, tanto per capirci:
D'alema, Bersani, Bindi, Franceschini (due post-comunisti e due post-democristiani).
Sono i fantastici quattro, con l'apporto dei peones a loro riconducibili che in Parlamento,
(FORSE per eccesso di zelo, FORSE per indicazione della "democraticissima" banda dei quattro) che hanno tumulato il Partito.
Quando Serra parla di Lealtà (lealtà non fedeltà) ed elogia SEL pensa evidentemente a chi "minau a petra e mmucciau a manu" e
Renzi, evidentemente, non è tra questi.
E' sufficiente leggere in maniera attenta e soprattutto fredda le "cronache marziane" delle votazioni per l'elezione del PdR, per individuare
gli strateghi dello sputtanamento.
Serve, è ovvio, un nuovo catalizzatore, ovvero un Leader capace d'interpretare le istanze del nuovo millennio.
Il terreno di gioco è cambiato, le "masse" in senso marxista non esistono più, la classe operaia è frammentata più che mai e il fu "movimento studentesco" è appunto "fu".
La fusione a freddo immaginata da Veltroni non ha funzionato, serve una fusione a caldo tra le varie anime della sinistra post-comunista e post-democristiana.
Serve qualcuno in grado d'interpretare la galassia di twitter e dei social network, uno che parla e pensa con la stessa lingua,
uno capace di opporre la propria freschezza politica alla vetustà conservatrice ed autoreferenziale di un gruppo dirigente ancora "ispirato" dallo stalinismo ed incapace di assorbire le spinte innovatrici del nuovo trotskismo.
La Storia della Sinistra è contrassegnata dagli scontri e dalle faide tra i vari gruppi di potere.
Pensare ancora ad un Partito che deve, prima di tutto, badare alla sua forza d'interdizione e non a quella dell'innovazione, organizzando quindi la costruzione e la difesa di un "presidio", il cui primo compito sia quello d'affossare ed eliminare (stalinismo) il dissenso interno in nome e per conto del centralismo democratico,
è come convincersi che un Commodore 64 possa tranquillamente sopravvivere ad uno smartphone di ultima generazione.
Renzi si, Renzi no.
La Serracchiani vince in Friuli e, oltre a mandare a casa la destra che governava in regione, stoppa le velleità macroregionali di Maroni.
L'autobus M5s, eseguita la missione d'impedire la vittoria del PD alle politiche nazionali, perde una diecina di punti e si avvia, anch'esso, verso il deposito.
Ci saremmo presi come PD una piccola rivincita, avremmo una nuova chiave di lettura del voto del 25 febbraio e avremmo pure la prova tangibile che il Renzismo paga.
Ma noi siamo già occupati ad "uccidere" Matteo Renzi.
Facciamoci ancora del male.
