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NBA - Suicidio Spurs: si va a gara-7
Miami si aggiudica gara-6 in overtime 103-100 e forza la serie alla bella: San Antonio getta al vento 5 punti di vantaggio alla fine dei regolamentari
MIAMI HEAT-SAN ANTONIO SPURS 103-100 OT (serie sul 3-3)
Chiuso nell'angolo, con la necessità di fare un mezzo step-back per non pestare la riga, con Tony Parker che gli salta davanti, il cronometro della partita che scorre velocemente verso le zero e, in mano, il pallone che potrebbe tenere ancora viva una serie che sembrava già finita da tempo. Per chiunque abbia calcato un parquet sulla faccia della Terra, quel pallone si sarebbe tramutato in un air-ball penoso. Non per Ray Allen.
Il triplone di He Got Game che forza i supplementari (e, con essi, anche gara-7) riscrive in extremis un copione che aveva ormai preso le sembianze del classico finale romantico, con la vittoria degli Spurs, la riconferma di una dinastia refrattaria al tramonto, l'apoteosi del 37enne Tim Duncan, e l'abisso più nero per LeBron James e la sua etichetta da "perdente". Ma, d'altronde, sarebbe stato lo stesso finale visto due anni fa, quando al posto del caraibico infuriava invece un tedescone bianco: e questa serie, vissuta costantemente all'insegna dell'imprevedibilità e dell'equilibrio, non poteva permettersi un epilogo così scontato. E, d'altronde (bis), ci sarà anche stato un motivo per cui Ray Allen ha salutato Boston la scorsa estate mettendosi al servizio di LeBron. Per segnare questi tiri. E vincere un altro anello.
Oh, LeBron. Il Prescelto chiude con un'altra tripla doppia da 32 punti, 11 assist e 10 rimbalzi, numeri dietro i quali si nasconde l'ennesima prestazione bifronte: nervoso e impreciso nei primi tre quarti, indirizzato sui binari del più classico sberleffo alla LeBum, LeQuit e quant'altro si possa inventare con i giochi di parole, si scatena in maniera devastante nell'ultimo periodo, dove segna 16 punti rimontando uno svantaggio in doppia cifra nella versione James+tiratori, con Wade e Bosh incatenati alla panchina da uno Spoelstra deciso a rischiare il tutto per tutto. Nel finale sfiora nuovamente la berlina con un paio di attacchi orripilanti che permettono agli Spurs di allungare sul +5 a 28" dalla sirena, per poi tornare a vestire i panni del vero MVP della Lega, con la bomba del -2 e un overtime in cui mette lo zampino in 6 degli 8 punti realizzati dagli Heat.
Certo, se non fosse stato per quella tripla incredibile di Allen, saremmo qui a parlare di tutt'altro e a proclamare la dissoluzione di Big-Three: Dwyane Wade appare in netto calo fisico rispetto alle ultime due partite giocate a San Antonio (e il colpo subito sul ginocchio dolorante a inizio gara non ha certo aiutato), e si trascina con 14 punti quasi interamente frutto di jumper, a evidenza di una condizione che non gli permette di attaccare il canestro con forza ed efficacia. Chris Bosh (10 punti e 11 rimbalzi), viene ridicolizzato nel primo tempo da un Duncan stratosferico: Miami sarebbe affondata come una zattera in un uragano se non fosse stato per il ritorno di Chris Andersen, risguinzagliato da Spoelstra per spendere falli sul caraibico e dare quella fisicità che l'ex-Toronto non è in grado di fornire. CB1 si rifarà poi nel finale, andando a rifilare due stoppate decisive, prima su Parker, e poi su Green, cancellando il tiro che avrebbe potuto forzare un secondo overtime. Tornati sul proprio parquet, gli Heat ritrovano la verve dei comrpimari, scomparsi nel trittico di gare in Texas: di Birdman e Allen abbiamo detto, ma bisogna aggiungere anche Mario Chalmers (20 punti, e un primo tempo di grande livello), Mike Miller, 7 rimbalzi, 8 punti e una tripla fondamentale per iniziare la rimonta nel quarto periodo, e Shane Battier, di nuovo cecchino dalla distanza con 3/4.
Ma i meriti di Miami impallidiscono di fronte ai demeriti degli Spurs, capaci di gettare al vento per due volte un anello che sembrava già saldamente ancorato al dito, e in questo strano quanto imprevedibile harakiri c'è tanto di Gregg Popovich, auto-affossatosi con scelte piuttosto discutibili nel quarto periodo. Chiuso il terzo quarto con un vantaggio in doppia cifra, il coach degli Speroni azzarda un quintetto di seconde linee richiamando contemporaneamente Parker, Duncan e Leonard; poi, quando gli Spurs tornano prepotentemente in partita con una fiammata di Tony Parker per il +5, decide di far sedere Duncan nei due possessi difensivi decisivi, andando piccolissimo contro l'assetto di Miami con LeBron, Bosh e tiratori. Il risultato sono due rimbalzi offensivi degli Heat tradotti in due bombe. A questo aggiungete la scelta di non commettere fallo sul +3 a 18" dalla sirena (qualsiasi squadra europea avrebbe mandato gli Heat in lunetta e non concesso il tiro del pareggio), e il suicidio è completo.
San Antonio getta così al vento l'occasione d'oro, quella di vincere il quinto anello nell'era Popovich-Duncan: per gara-7 l'inerzia passa ora nelle mani di Miami, non soltanto per il fattore campo a favore, ma perché gli Spurs visti stasera hanno chiuso sulle ginocchia, completamente svuotati da ogni energia. Emblematica la partita di Tim Duncan: dopo aver segnato 25 punti in un primo tempo completamente dominato contro una Miami che difende su di lui in single-coverage onde evitare di essere massacrata dai tiratori, il carabico si arrampica faticosamente a quota 30 alla fine, scomparendo dai radar offensivi. Ancor peggio fa Manu Ginobili, che dopo l'exploit di gara-5 si disperde con una prestazione da soli 9 punti in 35' e 8 palle perse, tutte allo stesso modo, cercando passaggi in spazi impossibili: il Gino ne perde due consecutive alla fine, cacciandosi prima in un ginepraio sulla riga di fondo, e andando poi a finire tra una selva di corpi forzando la penetrazione per cercare il tiro della vittoria. Tony Parker, dopo un primo tempo ben gestito in cui cerca costantemente Duncan sotto canestro, finisce col litigare pesantemente col ferro (19 punti ma 6/23 dal campo) e, nonostante la fiammate che illude gli Spurs, macchia definitivamente la sua prestazione con alcune scelte orrende nel finale dell'overtime.
Male anche i tiratori, contenuti egregiamente dalla difesa degli Heat: Danny Green viene completamente annullato con soli 3 punti e 1/7 al tiro (comprese due triple sbagliate nei momenti topici del quarto periodo), mentre Gary Neal finisce a quota 5 e 2/7: in generale, gli Spurs pescano soltanto un discreto Boris Diaw dalla panchina, ancora una volta eccellente quando chiamato a fare la staffetta con Leonard su LeBron James, mentre Thiago Splitter vaga nuovamente come un nomade senza meta. La nota più positiva e continua è quella di Kawhi Leonard (22 punti, 11 rimbalzi), sempre ottimo su entrambe le metà del campo: peccato che abbia sulla coscienza quel tiro libero sbagliato a 18" dalla sirena che avrebbe potuto scrivere una storia differente.
EUROSPORT