Giorgio Napolitano (il Presidente)

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doddi
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Ho specificato tra parentesi la carica istituzionale per evitare quiquoqua ... ma qualcuno ha notizie?
Chi cumbinau?


:fifi:
Ultima modifica di doddi il 18/07/2012, 13:57, modificato 1 volta in totale.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
reggino
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non vedo l'ora che si levi dalla palle...
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reggino ha scritto:non vedo l'ora che si levi dalla palle...

Oltre Napolitano nella vicenda vi sono coinvolti procura di Palermo ed il PM Ingroia, ma anche di questo, nessuno, nulla dice, commenta, osserva... ovviamente non mi riferisco a te, cui la coerenza non ti ha mai fatto difetto.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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spiny79
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ma la legge non è (era) uguale per tutti?
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aquamoon
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doddi ha scritto:
reggino ha scritto:non vedo l'ora che si levi dalla palle...

Oltre Napolitano nella vicenda vi sono coinvolti procura di Palermo ed il PM Ingroia, ma anche di questo, nessuno, nulla dice, commenta, osserva... ovviamente non mi riferisco a te, cui la coerenza non ti ha mai fatto difetto.
Cos'è che dovremmo commentare?
Vuoi una discussione? Tracciala.

:salut
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doddi
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spiny79 ha scritto:ma la legge non è (era) uguale per tutti?

Borsellino, Falcone ed altri ammazzati e si chiede (il Quirinale) la distruzione delle intercettazioni con scontro istituzionale innescato annesso.
Il Presidente non è uguale agli altri italiani, lui solo però.

A me delle intercettazioni sul gossip, sulla vita privata, non m'importa nulla, però questi affari parrebbero ben più importanti delle minchiate che ci hanno propinato in questi anni sui soggetti più disparati ,per cui ritengo necessario divulgarne il contenuto urbi et orbi, ...altro che distruzione.
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consiglierei di andare a leggere le reazioni,le interviste,e le ultime dichiarazioni di Rita Borsellino e Salvatore Borsellino,e non sono per nulla benevoli nei confronti del presidente della repubblica,addirittura il primo dopo aver chiesto l'impeachment,chiede le sue immediate dimessioni,e ha ben ragione a pretenderle.Il comportamento di Napolitano è fortemente immaturo,colluso fino al midollo con quella cultura e con quelle forze politiche,o con quegli uomini che hanno rappresentato la parte più buia,più tetra,più triste della nostra Storia,io voglio un Presidente della Repubblica,che manda a fanculo i partiti e gli uomini con le mani sporche e la coscienza sporca,proprio come faceva il mitico Sandro Pertini,e non uno che li protegga,così come vorrei un presidente della repubblica che non auspica la legge bavaglio per tappare la bocca ai giornalisti e ai magistrati scomodi,ma un presidente della repubblica,trasparente,talmente trasparente,che dica:"intercettatemi e pubblicate tutto tanto non ho nulla da nascondere",e uno che difenda la libertà di chi cerca la verità,come quei media tra cui e il fatto, e i pm palermitani,piuttosto che attaccarli e intimorili, per i primi auspicando leggi vergogna tipiche del ventennio mussoliniano e berlusconiano,e per i secondi sollevando ridicoli quanto azzardati,conflitti di attribuzione.napolitano non lo ritengo il mio presidente,non mi identifico minimamente in lui,io sto e starò sempre con i pm di palermo.
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doddi ha scritto:
spiny79 ha scritto:ma la legge non è (era) uguale per tutti?

Borsellino, Falcone ed altri ammazzati e si chiede (il Quirinale) la distruzione delle intercettazioni con scontro istituzionale innescato annesso.
Il Presidente non è uguale agli altri italiani, lui solo però.

A me delle intercettazioni sul gossip, sulla vita privata, non m'importa nulla, però questi affari parrebbero ben più importanti delle minchiate che ci hanno propinato in questi anni sui soggetti più disparati ,per cui ritengo necessario divulgarne il contenuto urbi et orbi, ...altro che distruzione.


Ma io non capisco perchè un uomo pubblico pagato con i miei soldi,che gestisce i miei soldi,e che mi rappresenta in italia,non debba essere totalmente trasparente,onore e oneri,ti vuoi beccare benefit,stipendi enormi pagati con le mie tasse,vuoi mantenerti guardie e vivere nell'oro con i miei soldi,vuoi il potere,bene voglio sapere tutto di te,altrimenti ti cerchi un altro lavoro.
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aquamoon
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Mi deve essere sfuggito qualcosa... leggo di impeachment, di chiamate alle armi, d'indignati ormai saturi...
Cos'è successo?
Quale reato avrebbe commesso chi?
:scratch

La storia è molto più complicata e accostarvisi con il pregiudizio della fazione politica è il miglior modo perchè tutto si sdilingui nel solito minestrone.
Urge una rotta e sono necessarie le coordinate:
Cos'è che si sostiene e chi sono i soggetti.
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aquamoon ha scritto:Mi deve essere sfuggito qualcosa... leggo di impeachment, di chiamate alle armi, d'indignati ormai saturi...
Cos'è successo?
Quale reato avrebbe commesso chi?
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La storia è molto più complicata e accostarvisi con il pregiudizio della fazione politica è il miglior modo perchè tutto si sdilingui nel solito minestrone.
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Provo ad aiutarti, ma anche non dovesse servirti il gps la lettura e' interessante...

Spero troverete 5 minuti del vostro prezioso tempo per leggere questa lettera scritta dal figlio di Paolo Borsellino..

Manfredi Borsellino - "Grazie caro papà"


Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.

( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore). 
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doddi ha scritto:
Spero troverete 5 minuti del vostro prezioso tempo per leggere questa lettera scritta dal figlio di Paolo Borsellino..

 
Toccante restimonianza di un figlio che ha perso tragicamente il proprio adorato genitore. Un grande uomo i cui insegnamenti devono restare vivi. Sempre
Tuttavia, pur avendola già letta in precedenza ho accolto il tuo invito e, pur prestandogli maggiore attenzione, non ho trovato nulla di attinente con quello che si vuol disquisire.
C'è? :mrgreen:
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
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Regmi ha scritto:
doddi ha scritto:
Spero troverete 5 minuti del vostro prezioso tempo per leggere questa lettera scritta dal figlio di Paolo Borsellino..

 
Toccante restimonianza di un figlio che ha perso tragicamente il proprio adorato genitore. Un grande uomo i cui insegnamenti devono restare vivi. Sempre
Tuttavia, pur avendola già letta in precedenza ho accolto il tuo invito e, pur prestandogli maggiore attenzione, non ho trovato nulla di attinente con quello che si vuol disquisire.
C'è? :mrgreen:
Fosse stato giovedi', con gnocchi annessi, avrei potuto concepire l'attinenza pindarica, ma e' solo martedi', quasi mercoledi'...per cui...
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doddi ha scritto:
aquamoon ha scritto:Mi deve essere sfuggito qualcosa... leggo di impeachment, di chiamate alle armi, d'indignati ormai saturi...
Cos'è successo?
Quale reato avrebbe commesso chi?
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Manfredi Borsellino - "Grazie caro papà"


Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo ... 
Lettera molto toccante... specialmente per chi, e ce ne sono tanti, pensa che "cosa nostra" sia una forma d'antistato "naturale" rispetto all'arretratezza socio-economica del Meridione.
Ciò detto, cerchiamo di rimanere in tema:
credo di capire, se sbaglio correggimi, tu abbia ravvisato nel comportamento del Presidente della Repubblica Italiana, elementi criminosi tali da invocarne l'impeachment.
I fatti:
1.La Legge vieta categoricamente che il Capo dello Stato possa essere intercettato... sia pure per sbaglio e prevede che quando ciò, nonostante il divieto sia avvenuto, il materiale venga distrutto.
"Le intercettazioni cui partecipa il presidente della Repubblica, anche se indirette, ''non possono essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte'': è quanto si legge nel decreto con cui il Capo dello Stato ha promosso il conflitto di attribuzione, citando l'art. 90 della Costituzione e la legge 5 giugno 1989, n. 219. Nel decreto è scritto che "a norma dell'articolo 90 della Costituzione e dell'articolo 7 della legge 5 giugno 1989, n. 219 salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione e secondo il regime previsto dalle norme che disciplinano il procedimento di accusa - le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorchè indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione".
2.Il contenuto delle intercettazioni, tra Napolitano e Mancino, per bocca dello stesso Ingroia, è irrilevante
In sintesi abbiamo una o più intercettazioni tra Nicola Mancino e il Presidente Napolitano che non dovrebbero esserci in quanto vietate o in quanto distrutte ed il cui contenuto non ha rilevanza penale... quindi?
Quindi chi è che si sta sottraendo alla Legge? Napolitano che ricorre alla Corte Costituzionale perchè l'art. 90 è stato palesemente violato o la Procura di Palermo che l'ha violato?
Questione di lana caprina? Credo di no.
Il punto è il Potere. Chi è al di sopra della Legge?
Il Presidente che ne è tutelato o la Procura che, per un fine nobile (appurare se ci fu una trattativa tra Stato e mafia) la "supera".
Sarà la Corte a stabilire chi può fare cosa.
Intanto registro l'incomprensibilità di chi, quando ad essere intercettato era il presidente del Consiglio (che non ha la stessa tutela del Presidente della Repubblica),
in nome e per conto di un garantismo quasi sempre a senso unico... si sbracciava e sbraitava contro una Magistratura "troppo" invadente,
ed ora, di fronte ad un caso giuridicamente limpido ma politicamente strumentabile,
invoca la ghigliottina.
...

Se vogliamo discutere di qualcosa, il ragionamento non può che essere di Filosofia Politica.
C'è un interesse supremo che giustifica il superamento delle Leggi?
C'è chi, senza norme che lo regolino, è al di sopra della massima carica dello Stato?
E' la Magistratura che piega la Legge sia pure per un interesse supremo o è il Capo dello Stato che forza la Magistratura?
Personalmente sono del parere che la LEGGE sia l'unica pietra angolare e quindi, in ossequio alla stessa, mi attengo a quella vigente e mi schiero a favore di Napolitano.
Se tu invece ritieni che la Procura abbia ragione e che quindi possa, senza che nessuno vi si opponga, utilizzare psicologicamente un'intercettazione illegale senza (lo dicono i giudici di Palermo) alcuna rilevanza penale, stabilendo così chi comanda,
fallo pure ma ricordati che fino all'altro ieri sostenevi, rispetto ad altre decisioni e determinazioni della stessa Magistratura...
altre cose.
:salut
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premesso che non omne quod licet honestum est,io ad esempio tutte queste prerogative sancite dalla nostra Costituzione non le condivido minimamente,soprattutto il 90 e il 68,sono queste che hanno allontanato le istituzioni dai cittadini,e che hanno reso meno credibile il nostro paese,e premesso che anche se veramente le intercettazioni sono irrelavanti dal punto di vista penale(ma non è detto che lo siano anche dal punto di vista etico e morale,forse per questo napolitano ne ha chiesto la distruzione),non capisco perchè Napolitano non spinga per la loro pubblicazione(la trasparenza che tanto si chiedeva per berlusconi,perchè non la si pretende anche per napolitano??)anzichè minacciare leggi bavaglio,e intimidire la procura di palermo,sollevando conflitti d'attribuzioni al limite del ridicolo e del patetico??detto questo pare anche che la procura di palermo al contrario di ciò che sostiene napolitano,si sia mossa nel rispetto della legalità,e le parole di ingroia per me sono convincenti:"«Se l'intercettazione non è rilevante per la persona che è sottoposta a immunità e lo è per un indagato qualsiasi, può essere utilizzata. Secondo la nostra posizione - ha aggiunto Ingroia - per altro confortata da illustri studiosi, se l'intercettazione è rilevante nei confronti della persona intercettata, allora è legittima. Non esistono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunità. E per quelle non coperte da immunità non c'e bisogno di alcuna autorizzazione a procedere». Io mi auguro che tutta questa classe dirigente,se ne vada il prima possibile da questo paese,e che ci sia un ricambio non solo anagrafico,ma anche morale e Politico,altrimenti scontri di questo tipo ci saranno sempre,cambieranno i soggetti,ma i comportamenti resteranno sempre gli stessi.
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reggino ha scritto:premesso che non omne quod licet honestum est,io ad esempio tutte queste prerogative sancite dalla nostra Costituzione non le condivido minimamente,soprattutto il 90 e il 68,sono queste che hanno allontanato le istituzioni dai cittadini,e che hanno reso meno credibile il nostro paese,e premesso che anche se veramente le intercettazioni sono irrelavanti dal punto di vista penale(ma non è detto che lo siano anche dal punto di vista etico e morale,forse per questo napolitano ne ha chiesto la distruzione),non capisco perchè Napolitano non spinga per la loro pubblicazione(la trasparenza che tanto si chiedeva per berlusconi,perchè non la si pretende anche per napolitano??)anzichè minacciare leggi bavaglio,e intimidire la procura di palermo,sollevando conflitti d'attribuzioni al limite del ridicolo e del patetico??detto questo pare anche che la procura di palermo al contrario di ciò che sostiene napolitano,si sia mossa nel rispetto della legalità,e le parole di ingroia per me sono convincenti:"«Se l'intercettazione non è rilevante per la persona che è sottoposta a immunità e lo è per un indagato qualsiasi, può essere utilizzata. Secondo la nostra posizione - ha aggiunto Ingroia - per altro confortata da illustri studiosi, se l'intercettazione è rilevante nei confronti della persona intercettata, allora è legittima. Non esistono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunità. E per quelle non coperte da immunità non c'e bisogno di alcuna autorizzazione a procedere». Io mi auguro che tutta questa classe dirigente,se ne vada il prima possibile da questo paese,e che ci sia un ricambio non solo anagrafico,ma anche morale e Politico,altrimenti scontri di questo tipo ci saranno sempre,cambieranno i soggetti,ma i comportamenti resteranno sempre gli stessi.
Un po' d'ordine non guasta:
1. l'intercettazione è irrilevante a detta del pm Ingroia.
2. Il Pres. Napolitano non ne ha chiesto la distruzione, chiede l'applicazione dell'art. 90 della Costituzione.
3. Fino a riforma o cancellazione le Leggi valgono.
4. La voglia o il bisogno di trasparenza non possono superare le garanzie sancite dalla Costituzione.
5. Se le Leggi non piacciono, le si cambiano e ciò non può che essere fatto dal Parlamento.
6. Non stiamo ragionando su cosa ci piace o no, stiamo discutendo su un fatto e non su un'opinione.
7. La Legge è uguale per tutti.
8. La Legge, l'art. 90 della Costituzione... appunto.
9. Ciò che si auspica per Napolitano non c'entra nulla con quanto si voleva per Berlusconi... che non aveva nessuna Legge che gli garantisse segretezza, riservatezza e libertà di parlare con chi si vuole... salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione e secondo il regime previsto dalle norme che disciplinano il procedimento di accusa - le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorchè indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione".
10. Le Leggi servono per regolare i rapporti tra i cittadini, servono a chiarire cosa è lecito e cosa non lo è. Se rubi, perchè affamato, un prosciutto ad un miliardario che ne ha a carrettate, prescindendo dal fatto che tu lo faccia per "vendetta" o per "bisogno", sarai processato per furto.
La "vendetta" sarà un'aggravante, il "bisogno" un'attenuante... ma sarai, comunque , condannato.
11. Sei proprio sicuro che la ragione stia tutta da una parte ed il torto dall'altra? Presumo di no. Infatti, per dirimere il più possibile i dubbi, si celebra un processo pubblico che è esattamente ciò che ha chiesto Napolitano.
:salut
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reggino
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aquamoon ha scritto:[quote="


Un po' d'ordine non guasta:
1. l'intercettazione è irrilevante a detta del pm Ingroia.
2. Il Pres. Napolitano non ne ha chiesto la distruzione, chiede l'applicazione dell'art. 90 della Costituzione.
3. Fino a riforma o cancellazione le Leggi valgono.
4. La voglia o il bisogno di trasparenza non possono superare le garanzie sancite dalla Costituzione.
5. Se le Leggi non piacciono, le si cambiano e ciò non può che essere fatto dal Parlamento.
6. Non stiamo ragionando su cosa ci piace o no, stiamo discutendo su un fatto e non su un'opinione.
7. La Legge è uguale per tutti.
8. La Legge, l'art. 90 della Costituzione... appunto
.
9. Ciò che si auspica per Napolitano non c'entra nulla con quanto si voleva per Berlusconi... che non aveva nessuna Legge che gli garantisse segretezza, riservatezza e libertà di parlare con chi si vuole... salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione e secondo il regime previsto dalle norme che disciplinano il procedimento di accusa - le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorchè indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione".
10. Le Leggi servono per regolare i rapporti tra i cittadini, servono a chiarire cosa è lecito e cosa non lo è. Se rubi, perchè affamato, un prosciutto ad un miliardario che ne ha a carrettate, prescindendo dal fatto che tu lo faccia per "vendetta" o per "bisogno", sarai processato per furto.
La "vendetta" sarà un'aggravante, il "bisogno" un'attenuante... ma sarai, comunque , condannato.
11. Sei proprio sicuro che la ragione stia tutta da una parte ed il torto dall'altra? Presumo di no. Infatti, per dirimere il più possibile i dubbi, si celebra un processo pubblico che è esattamente ciò che ha chiesto Napolitano.
:salut
Se la legge fosse davvero uguale per tutti non ci sarebbe nè l'art 90 della Costituzione nè il 68.E ripeto il fatto che l'intercettazione sia irrilevante sul piano penale,non vuol dire che lo sia anche dal punto di vista etico e morale,quindi io fossi nei panni del presidente della repubblica,anzichè fare crociate contro media e magistratura,nel rispetto dell'art 54(non esistono solo il 68 e il 90),secondo cui chi esercita funzioni pubbliche deve adempierle con disciplina e onore,fossi con la coscienza a posto,chiederei la pubblicazione,ma come quelli che ora difendono napolitano,non erano gli stessi che dicevano"intercettateci tutti non abbiamo nulla da nascondere??" ora gli stessi invocano leggi bavaglio,attaccano la procura di palermo,con gli stessi argomenti usati da berlusconi, tant'è che gli editoriali di scalfari e gli articolo mancaluso sono simili a quelli di sallusti e ferrara,un pò di coerenza credo che ci voglia.Se un'intercettazione non è rilevante per napolitano,e lo è per un indagato qualsiasi può essere utilizzata,se quelle telefonate sono utili per sapere se mancino,ad esempio,inquinava le prove,perchè non utilizzarle,ed eventualmente pubblicarle??
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Regmi
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doddi ha scritto:
Regmi ha scritto:
doddi ha scritto:
Spero troverete 5 minuti del vostro prezioso tempo per leggere questa lettera scritta dal figlio di Paolo Borsellino..

 
Toccante restimonianza di un figlio che ha perso tragicamente il proprio adorato genitore. Un grande uomo i cui insegnamenti devono restare vivi. Sempre
Tuttavia, pur avendola già letta in precedenza ho accolto il tuo invito e, pur prestandogli maggiore attenzione, non ho trovato nulla di attinente con quello che si vuol disquisire.
C'è? :mrgreen:
Fosse stato giovedi', con gnocchi annessi, avrei potuto concepire l'attinenza pindarica, ma e' solo martedi', quasi mercoledi'...per cui...
Cerchiamo di mettere in fila le cose:

1 - Siamo in uno spazio pubblico e libero
2 – Hai aperto un argomento nel cui titolo si indica un nome diverso (dispregiativo?) del Capo dello Stato e nel quale non si capisce di cosa si vuol disquisire.
3 –Sei stato invitato a dettare più chiaramente la traccia.
4 - Hai lanciato un invito esteso a tutti e l’ho raccolto.
5 – ho fatto le mie educate osservazioni, dove non a caso ho inserito un “Sempre”, chiudendole con una simpatica emoticon
6 – Ti ho rinnovato l’invito a esplicitare meglio di cosa vuoi dibattere.
7 – tra le righe ti ho inviato un conciliante messaggio che……

E tu invece?
Possibile mai che non riesci a dialogare in modo conciliante nemmeno quando le condizioni ti vengono servite su un piatto d’argento?


PS - Seneca diceva che per imparare a vivere ci vuole tutta la vita ma quello che sembra più strano è che ci vuole tutta la vita per imparare a morire.

PS 2 - Prima dell'invio ho dato una scrollata notando che nel merito della querelle, reggino e il buon aqua, che ringrazio e apprezzo per i contenuti e la qualità espositiva, ci sono già entrati.
La speranza appartiene ai figli.
Noi adulti abbiamo già sperato e quasi sempre perso.
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reggino ha scritto: Se la legge fosse davvero uguale per tutti non ci sarebbe nè l'art 90 della Costituzione nè il 68.E ripeto il fatto che l'intercettazione sia irrilevante sul piano penale,non vuol dire che lo sia anche dal punto di vista etico e morale,quindi io fossi nei panni del presidente della repubblica,anzichè fare crociate contro media e magistratura,nel rispetto dell'art 54(non esistono solo il 68 e il 90),secondo cui chi esercita funzioni pubbliche deve adempierle con disciplina e onore,fossi con la coscienza a posto,chiederei la pubblicazione,ma come quelli che ora difendono napolitano,non erano gli stessi che dicevano"intercettateci tutti non abbiamo nulla da nascondere??" ora gli stessi invocano leggi bavaglio,attaccano la procura di palermo,con gli stessi argomenti usati da berlusconi, tant'è che gli editoriali di scalfari e gli articolo mancaluso sono simili a quelli di sallusti e ferrara,un pò di coerenza credo che ci voglia.Se un'intercettazione non è rilevante per napolitano,e lo è per un indagato qualsiasi può essere utilizzata,se quelle telefonate sono utili per sapere se mancino,ad esempio,inquinava le prove,perchè non utilizzarle,ed eventualmente pubblicarle??
Continui, e me ne dispiace, a girare attorno al problema.
"La Legge è uguale per tutti" non vuol dire chi siamo tutti uguali, vuol dire che tutti, indistintamente, debbono rispettare la Legge.
Se c'è una Legge che regola i "confini" entro i quali si può muovere un Cittadino, essa è uguale per tutti, Presidente della Repubblica compreso.
A meno che, un'altra Legge non ne precisi ulteriormente, limiti e guarentigie.
Stiamo parlando di qualcosa che non conosciamo (il testo del o delle intercettazioni) che però lo stesso possessore delle bobine (Procura di Palermo) giudica irrilevanti.
Etica, Morale, parole sino ad ieri desuete se non oggetto di scherno... strano le usi chi ha votato e sostenuto la quintessenza della strafottenza istituzionale.
Dov'è che manca l'Etica, in Napolitano che chiede di applicare la Legge?
Cosa c'è di immorale nella pretesa che quanto sancito dalla Costituzione venga rispettato?
Non so a chi tu ti riferisca parlando di ex puri senza macchia che chiedevano di essere intercettati e che oggi chiedono leggi bavaglio.
Credo tu faccia confusione tra realtà ed immaginazione: nessuno invoca nulla che non esista già (art. 90) e, tanto per capirci, lo stesso Cicchitto (per motivi, spero, diversi dai tuoi e certamente dai miei) difende Napolitano.
In ultimo, Napolitano, anche volesse, non può chiedere di fottersene dell'art.90... come Capo dello Stato è obbligato ad attenersi alla Costituzione della quale,
tanto per chiarirci e per capire,
è il Custode.
E', ripeto, Filosofia Politica. Possiamo discuterne in astratto, separando i fatti dalle opinioni e il grano dall'oglio. Il parallelo tra riberlusconi che fa uscire dalla questura Ruby e Napolitano che parla con Mancino può pure appassionarti ma non c'entra nulla.
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Questa volta sono d'accordo con aquamon… Questo è grave… :mrgreen:
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sono talmente comunista che da bambino mi mangiavo da solo
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