"Sprechi" nella pubblica amministrazione

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doddi
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"Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 10:51

Inchiesta del Corriere della sera


http://www.corriere.it/economia/11_dice ... 0444.shtml" onclick="window.open(this.href);return false;

l'inchiesta

Consulenze e incarichi privati
Il doppio lavoro degli statali
Il rapporto della Guardia di Finanza: già scoperti 3.300 casi



ROMA - C'è chi timbra il cartellino ed esce subito dopo, chi sbriga in ufficio le pratiche dei suoi clienti privati. Addirittura chi accetta consulenze su progetti che poi dovrà valutare per conto dell'Amministrazione. Sono i dipendenti pubblici che svolgono il doppio lavoro senza aver ottenuto l'autorizzazione. E in questo modo causano un grave danno all'erario. Sono i numeri a dimostrarlo. Negli ultimi tre anni sono circa 3.300 gli impiegati e i funzionari, anche di livello alto, scoperti dalla Guardia di Finanza e dagli ispettori della Funzione pubblica a svolgere attività esterne. Hanno guadagnato illecitamente oltre 20 milioni di euro, causando un danno alle casse dello Stato che sfiora i 55 milioni di euro. Il settore degli sprechi nella spesa pubblica si conferma, dunque, quello dove maggiormente bisogna intensificare controlli e verifiche per recuperare denaro e soprattutto evitare ulteriori perdite. La dimostrazione è nella relazione annuale delle Fiamme gialle sul fenomeno dei «doppi stipendi» che evidenzia i dati relativi al periodo che va dal 2009 al 2011 e soprattutto fa emergere i casi più eclatanti. E nella quale viene sottolineata «l'importanza di intervenire nel settore degli sprechi della spesa pubblica che da un punto di vista ragionieristico pesa quanto e forse più di quello delle entrate fiscali. Un'importanza che oggi traspare in maniera ancor più evidente in ragione del perdurante momento di crisi e degli impegni politici assunti dall'Italia nei confronti della comunità internazionale, i quali impongono che le risorse disponibili siano spese sino all'ultimo euro per sostenere l'economia e le classi più deboli, eliminando sprechi, inefficienze e - nei casi più gravi - distrazioni di fondi pubblici che rappresentano un ostacolo alla crescita del Paese».

I progetti di geometri e ingegneri
La legge che disciplina «le incompatibilità, il cumulo degli impieghi e gli incarichi» consente ai dipendenti pubblici di eseguire attività professionali al di fuori dell'orario di lavoro, «purché lo svolgimento del lavoro venga preventivamente portato a conoscenza della Pubblica amministrazione di appartenenza ai fini della valutazione della sussistenza di situazioni di incompatibilità o di conflitto d'interesse con la stessa». Ed è proprio questo il nodo che ha evidentemente impedito a queste migliaia di persone di chiedere l'autorizzazione. Nel dossier gli analisti della Finanza sottolineano come «non sia possibile stereotipare il profilo del dipendente pubblico che viola queste norme, perché si va dai lavoratori con bassa qualifica fino a dirigenti con posizioni apicali», ma chiariscono che «i doppi lavori esercitati sono dei più eterogenei, spaziando dai lavori più umili alle alte consulenze professionali e tecniche prestate in cambio di laute retribuzioni. In sostanza si va da chi tenta di arrotondare magri stipendi a chi invece con il doppio lavoro incrementa redditi già invidiabili». Tra le denunce del 2011 spicca quella di un geometra in servizio in un'amministrazione provinciale che ha percepito consulenze per 885 mila euro senza aver mai chiesto alcun nulla osta. Ma la circostanza più grave è che i pareri riguardavano nella maggior parte dei casi le pratiche che doveva poi esaminare nello svolgimento del proprio incarico presso l'Ente locale. Poco meno ha guadagnato un ingegnere che è riuscito a ottenere compensi extra per poco più di 514 mila euro grazie al rapporto che aveva con alcuni studi specializzati.

L'esperto di Fisco dell'Agenzia
Sembra incredibile, ma persino alcuni dirigenti dell'Agenzia delle entrate hanno accettato di svolgere mansioni per cittadini e società private in materia fiscale. Il record spetta a un alto funzionario che senza chiedere alcuna autorizzazione ha svolto incarichi per 850 mila euro. Introiti di tutto rispetto anche per un professore universitario che oltre alle lezioni presso l'ateneo, ha percepito 266 mila euro di compensi aggiuntivi. Nel suo caso - come spesso accade - è stato l'organo di vigilanza interno ad attivare l'Ispettorato, ma molto più spesso i controlli vengono effettuati su segnalazioni di cittadini - talvolta colleghi di chi risulta al lavoro e invece non si presenta - oppure grazie a indagini autonome attivate dalla Guardia di Finanza. Nel 2009 le Fiamme gialle hanno effettuato 738 interventi. Risultato: «Sono stati 738 soggetti verbalizzati, 15 milioni e mezzo di euro le sanzioni contestate a fronte di 1 milione e 161 mila euro di compensi percepiti senza autorizzazione». L'anno del boom è stato certamente il 2010, quando l'allora ministro Renato Brunetta chiese un'intensificazione delle verifiche proprio in questo settore. Il dato registra «983 interventi effettuati, 1.324 denunce e ben 28 milioni 296 mila euro in sanzioni, a fronte di introiti illegittimi che superano i 13 milioni di euro». Buoni risultati anche nei primi 10 mesi di quest'anno (il dato contenuto nella relazione arriva fino agli inizi di novembre). Pur essendo calato il numero dei controlli a 722, le persone scoperte sono state 1.029 e 10 milioni e mezzo di euro l'ammontare complessivo delle contestazioni a fronte di cinque milioni e mezzo di euro guadagnati dai dipendenti pubblici senza autorizzazione».

Il record di 62 consulenze
È proprio nella relazione pubblicata a fine ottobre scorso dagli ispettori del ministero allora guidato da Brunetta che viene citato il caso di «dodici tra funzionari e dirigenti in rapporto di lavoro con Aziende sanitarie che hanno ricevuto compensi superiori a 100 mila euro ciascuno» per attività extra. Ma il vero record l'ha raggiunto un dipendente statale citato in giudizio dalla magistratura contabile. Si legge nella relazione della Funzione pubblica: «Anche il procuratore capo della Corte dei conti della Regione Lazio ha citato durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011 la "vicenda paradossale" di un dipendente sottoposto a giudizio per un'ipotesi di danno erariale di 2 milioni e mezzo di euro. Il dipendente è risultato titolare contemporaneamente di più rapporti di pubblico impiego, espletando altresì in un arco temporale di qualche anno ben 62 incarichi e consulenze professionali, figurando come avvocato e fatturando con la partita Iva della quale era titolare in quanto intestatario - tra l'altro - di un'attività commerciale di ristorazione».
La direttiva d'intervento del comandante generale della Guardia di Finanza per il prossimo anno impone che l'attività dei vari reparti debba essere intensificata - oltre che nella lotta all'evasione fiscale - proprio sugli sprechi della spesa pubblica, così come del resto è stato più volte sollecitato dal governo. E quello dei doppi stipendi è certamente uno dei settori in cima alle liste di priorità per incrementare i «fondi di produttività» dei dipendenti pubblici (che servono tra l'altro a pagare gli straordinari); la legge prevede infatti che vengano incamerate non soltanto le somme ingiustamente percepite dai lavoratori, ma anche «gli introiti delle sanzioni comminate ai soggetti committenti, per lo più privati, che si avvalgono irregolarmente delle prestazioni dei pubblici dipendenti».


Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it
27 dicembre 2011 | 9:58
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultima modifica di doddi il 27/12/2011, 10:53, modificato 1 volta in totale.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 10:52

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l'inchiesta

L'esercito dei finti disoccupati
I costi dei raggiri all'Inps
Rimborsi non dovuti, assegni e pensioni di parenti deceduti



ROMA - Quello delle truffe all'Inps è certamente il settore che genera maggiore allarme visto che l'ammontare del deficit continua ad aumentare, nonostante l'intensificazione dei controlli. Perché è vero che il lavoro «nero» rappresenta una vera e propria piaga, ma anche gli illeciti compiuti grazie a false certificazioni o alla complicità di dipendenti dell'istituto di previdenza - soprattutto nelle sedi periferiche - provocano una vera e propria emorragia di fondi pubblici. In attesa dei dati consolidati per il 2011, sono le segnalazioni di infrazione già trasmesse al comando generale della Guardia di Finanza a dimostrare quale sia il livello degli illeciti compiuti. C'è chi ritira la pensione del parente morto e chi continua a percepire l'indennità di accompagnamento nonostante sia ricoverato in una struttura di lungodegenza a totale carico dello Stato. C'è chi ha ottenuto il rimborso per la sospensione della propria attività dopo il terremoto in Abruzzo e ci sono le migliaia e migliaia di falsi braccianti che causano ogni anno una perdita milionaria all'Erario.

I falsi braccianti agricoli
Il fenomeno è molto più esteso di quanto si creda: nel 2011 la Guardia di Finanza ha scoperto complessivamente più di 6.500 falsi braccianti agricoli che hanno provocato un danno alle casse dell'Inps di oltre 42 milioni di euro. L'indagine più capillare è stata certamente quella condotta dalla tenenza di Capo d'Orlando, in Sicilia, che ha esaminato circa 33.000 istanze di disoccupazione. I risultati sono stati sorprendenti. È stato infatti accertato come «1.759 individui avevano ottenuto circa 7,5 milioni di euro dalle casse dell'Inps, in quanto - pur essendo in realtà titolari di partita Iva e svolgendo attività professionali, commerciali o imprenditoriali - avevano presentato all'Istituto false autocertificazioni in cui dichiaravano di versare nella condizione di "disoccupato". Tutti i soggetti, che hanno percepito assegni che variavano tra i 1.500 e i 9.000 euro annui, sono stati denunciati all'autorità giudiziaria per falso e truffa ai danni dello Stato». Gli stessi reati sono stati naturalmente contestati ai datori di lavoro che, «al fine di dimostrare l'esistenza del rapporto facevano spesso ricorso a transazioni commerciali coperte da fatture false, utili da una parte a giustificare l'operatività di quei braccianti e, dall'altra, ad abbattere il reddito delle imprese». E questo ha fatto anche individuare «69 evasori totali e redditi non denunciati per circa 30 milioni di euro».

Ricoveri, lungodegenze e indennità d'accompagnamento
Chi percepisce l'indennità di accompagnamento deve segnalare un eventuale ricovero in lungodegenza se si tratta di una prestazione erogata dal servizio sanitario nazionale. Una procedura che non sempre viene rispettata, come è stato scoperto dal nucleo di polizia tributaria di Lecce che ha effettuato 1.467 controlli sui «soggetti ricoverati in strutture sanitarie in regime di lungodegenza con retta a totale carico dell'Asl o di altre pubbliche amministrazioni, che risultavano essere anche percettori dell'"indennità di accompagnamento"». Alla fine delle verifiche sono state denunciate 443 persone per aver percepito complessivamente oltre 3 milioni e 800 mila euro di indennità non dovute. In particolare «26 persone hanno riscosso l'indennità di accompagnamento in un periodo durante il quale, di fatto, risultavano ricoverate in strutture di lungodegenza o riabilitative con pagamento della retta di ricovero a totale carico dello Stato. Gli stessi soggetti, attraverso la dissimulazione di circostanze esistenti hanno indotto in errore l'Inps che ha provveduto a erogare loro trattamenti economici complessivamente pari a 270.823 euro. Gli altri 417 soggetti hanno riscosso l'indennità di accompagnamento in un periodo durante il quale erano anch'essi ricoverati in strutture di lungodegenza o riabilitative con pagamento della retta di ricovero a totale carico dello stato. A differenza dei primi, hanno omesso di comunicare all'Inps le informazioni dovute - in particolate l'avvenuto ricovero con pagamento della retta a totale carico dello Stato - e hanno indotto in errore il medesimo Istituto di previdenza che, pertanto, ha provveduto a erogare loro trattamenti economici complessivamente pari a 3.550.892».

Conservare i benefici dei familiari già morti
La più determinata è una donna di Palermo che è riuscita a percepire la pensione della madre morta dieci anni prima. Ma sono decine e decine i casi scoperti dai finanzieri di Palermo di persone che grazie a un'autocertificazione con dati fasulli sono riusciti a riscuotere per lungo tempo la pensione del familiare morto. Le verifiche sono state effettuate ricostruendo i flussi finanziari transitati su centinaia di conti correnti postali e bancari per individuare il reale beneficiario e hanno consentito di scoprire che numerosi soggetti, proprio per sviare eventuali indagini, avevano fittiziamente spostato la residenza in altri Comuni del territorio nazionale o addirittura all'estero. Alla fine degli accertamenti sono state denunciate 441 persone con un danno erariale che supera gli 800 mila euro. «Il sistema di frode - è scritto nella segnalazione - ha consentito agli indagati di percepire le somme di danaro, con riscossione direttamente allo sportello, attraverso la redazione e sottoscrizione di una dichiarazione con cui si attestava falsamente l'esistenza in vita del titolare della pensione. In altri casi, invece, la morte del titolare della pensione veniva completamente taciuta e, quindi, mensilmente, continuava ad avvenire l'accredito diretto su conti correnti postali o bancari».

Contributi e sciacalli del sisma del 2009
Tra le agevolazioni concesse alle vittime del terremoto in Abruzzo del 2009 c'era anche l'indennità per chi era stato costretto a sospendere la propria attività. Ed è proprio per verificare il rispetto delle procedure che la Finanza ha avviato controlli su tutti coloro che ne avevano fatto richiesta. Si tratta di professionisti, lavoratori autonomi, artigiani e piccoli imprenditori, coltivatori diretti e commercianti, che avevano presentato l'istanza allegando «autocertificazioni attestanti danni a immobili, impianti e macchinari o altri impedimenti». Ma per 56 di loro quella documentazione si è rivelata falsa: gli investigatori hanno accertato che - nonostante avessero percepito indennità per 300 mila euro - avevano continuato a svolgere regolarmente il proprio lavoro». Sciacallaggio come quello compiuto da sei persone, denunciate nel corso della stessa operazione, che hanno ottenuto i 600 euro mensili previsti per chi non aveva più l'abitazione agibile con un danno complessivo già quantificato in 50 mila euro.

F.Sar.
27 dicembre 2011 | 9:58
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 11:07

Dossier di Repubblica


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IL DOSSIER
Corruzione, cancro da 60 miliardi
è la terza causa di danno all'erario
Un fenomeno in costante crescita, per la Corte dei conti si è annidato nelle pubbliche amministrazioni. Il guardasigilli ha annunciato una riforma contro le nuove forme di reato nei rapporti imprese-Stato

di EMANUELE LAURIA

ROMA - È una voragine in cui sprofondano i conti pubblici. Sessanta miliardi di euro che, in un Paese chiamato a stringere la cinghia, rappresentano il costo della corruzione. Il fenomeno, hanno spiegato i giudici contabili, è in costante crescita "e si è insediato e annidato dentro le pubbliche amministrazioni". Finendo per costituire la terza causa di danno all'erario.

L'ultimo allarme, fatto risuonare nel corso di un'audizione alla Camera dal presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino, ha trovato pronta eco nelle tabelle di Transparency International, che vedono l'Italia scendere in due anni dal 63° al 69° posto dell'indice di percezione della corruzione. Siamo in compagnia del Ghana e delle Isole Samoa e quartultimi in Europa davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria. Non sono numeri vuoti: Transparency ha stimato che per ogni peggioramento in classifica si perde il 16 per cento degli investimenti dall'estero. Al contrario, scalando qualche gradino, si attrarrebbero preziose risorse.

L'economia reale, insomma, risente oggi più che mai dell'effetto nefasto del malaffare. Nelle capitali politiche del Continente, anche in questo campo, hanno puntato gli occhi sul nostro Paese: il Greco, l'organismo del consiglio d'Europa deputato alla prevenzione e al contrasto della corruzione, in un recente rapporto ha espresso preoccupazione per la mancanza di un programma nazionale coordinato e per l'indipendenza "solo parziale" delle strutture chiamate a fronteggiare il ritorno delle mazzette negli uffici pubblici. D'altronde, l'istituzione di un'autorità unica anti-corruzione sganciata dal potere politico è prevista anche da diverse convenzioni internazionali, dell'Ocse come dell'Uncac, un'organizzazione di Stati nata per combattere le infiltrazioni illecite nell'amministrazione.

Il tutto mentre la nuova legge contro la corruzione, varata dal governo Berlusconi nel marzo del 2010, dopo il sì del Senato attende ancora il via libera definitivo della Camera. Il ministro della Giustizia Paola Severino ha annunciato una riforma 1 per sanzionare nuove figure giuridiche come la corruzione privata all'interno delle imprese. Il crimine, per adesso, corre più veloce delle norme.

Battaglia impari per la Corte dei conti nel 2010 recuperati solo 293 milioni
E' una battaglia impari, quella contro la corruzione. Basti pensare che, a fronte del costo plurimiliardario del fenomeno, la Corte dei conti nel 2010 è riuscita a recuperare nel complesso"solo" 293 milioni. Di questi 32,19 milioni sono il risultato delle 47 sentenze emesse dalle quattro sezioni d'appello con le quali sono stati condannati per danni patrimoniali da reato contro la pubblica amministrazione 90 funzionari pubblici. E bisogna aggiungere 4,73 milioni per danni all'immagine. Le sezioni regionali della Corte invece hanno emesso 350 sentenze con condanne al pagamento di 252,68 milioni per danni patrimoniali e altri 3,57 per danni all'immagine della pubblica amministrazione. Ma incombono le citazioni in giudizio da parte delle procure regionali della Corte: delle 227 depositate, 95 riguardano reati di truffa e falso, 50 peculato e 40 concussione e corruzione. Nel Lazio il maggior numero di citazioni, poi Calabria, Sicilia e Campania.

"Tassa" di mille euro sul contribuente ma nel calcolo non c'è il sommerso
Che la corruzione non sia soltanto un aspetto del malcostume italico è ormai un fatto assodato. In una visione più prosaica, ha invece un peso economico che incide, su ogni contribuente, per circa mille euro a testa. E frena gli investimenti esteri. I sessanta miliardi di "buco" stimati dalla Corte dei conti rischiano di essere solo una buona approssimazione perché, come spiega il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino, i reati di corruzione sono caratterizzati da "una rilevante difficoltà di emersione ed esiste una scarsa propensione alla denuncia, non solo perché si tratta di comportamenti che spesso nascono da un accordo fra corruttore e corrotto ma anche perché, nell'ambiente in cui sorgono, anche le persone estranee al fatto, ma partecipi all'organizzazione, non dimostrano disponibilità a denunciare fenomeni di tal tipo".

L'Italia al 69° posto nel mondo in Ue peggio solo Grecia e Romania
In una scala che va da 0 (molto corrotto) a 10 (per niente corrotto), l'Italia anche quest'anno ha una valutazione molto negativa: 3,9 punti. La stessa dell'anno scorso, ma con un arretramento nella posizione in classifica poco edificante: Transparency international, organizzazione con sede a Berlino, ora colloca il nostro Paese al 69° posto. E quart'ultima in Europa, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria. Dato che ha portato la presidente della sezione italiana di Transparency, Maria Teresa Brassiolo, a lanciare un appello: "Fate il possibile per abbattere il livello di corruzione diminuendo i costi pubblici e quindi il debito". "Sono necessarie - afferma Walter Forresu, membro del board - misure strutturali che riducano in maniera drastica il costo della governance e della politica". Fra le proposte di Transparency Italia l'adozione di codici di condotta per i membri del parlamento e del governo.

In 5 anni reati in costante aumento prescrizione fenomeno inquietante
Anche la magistratura ordinaria registra un aumento dei reati contro la pubblica amministrazione: in particolare i procedimenti per concussione, nei cinque anni fra il 2005 e il 2010, sono stati in costante aumento: da 114 a 144 quelli per cui hanno proceduto otto grandi uffici giudiziari (Milano, Torino, Venezia, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Palermo). Il dato, fornito dal governo italiano, è contenuto in un rapporto del Greco datato 14 giugno 2011. L'organismo del consiglio europeo non ha mancato di far notare che "i procedimenti giudiziari falliti per la scadenza dei termini di prescrizione è ritenuta causa, almeno nella percezione del pubblico, di una parte inquietante della corruzione". Il governo Berlusconi, nei dati inviati a Strasburgo, si è vantato di una diminuzione del 3 per cento del numero delle prescrizioni, dal 2009 al 2010.

Soppresso l'alto commissariato manca un'authority indipendente
Il tema lo hanno posto, a più riprese, organizzazioni internazionali come l'Ocse e l'Uncac (nazioni unite contro la corruzione): l'esigenza, per i Paesi che lottano il malaffare, di costituire un'autorità anti-corruzione "indipendente, stabile, efficace". In Italia questa struttura non esiste, da quando - nel 2008 - il governo ha soppresso l'alto commissariato trasferendone le funzioni al dipartimento della funzione pubblica presso la presidenza del Consiglio. Il Greco, organismo del consiglio d'Europa, nel denunciare una situazione italiana in chiaroscuro, ha additato in un rapporto datato 14 giugno 2011 la mancanza di un programma nazionale coordinato contro la corruzione e parlato di una "parziale indipendenza" delle unità organizzative italianeSoppresso l'alto commissariato manca un'authority indipendente.

Nella nuova legge un piano nazionale l'osservatorio e l'incompatibilità
Un piano anti-corruzione nazionale che sarà l'insieme di singoli programmi regionali, da presentare in Parlamento e periodicamente aggiornare. E ancora: un osservatorio che fornisca alle istituzioni dati e statistiche ufficiali sul fenomeno. Quindi norme sulla ineleggibilità alla Camera e al Senato di condannati in via definitiva. Il disegno di legge, varato il primo marzo 2010 dal governo Berlusconi, ha avuto a giugno l'ok del Senato ma attende di essere esaminato dalla Camera. In ogni caso, il ddl che giace a Montecitorio non è sufficiente, secondo il nuovo Guardasigilli Paola Severino: "Ci sono figure giuridiche nuove come la corruzione privata all'interno delle imprese, cioè una forma di corruzione - ha detto il ministro a Repubblica - che non riguarda pubblici ufficiali".

Rapporto stretto con il riciclaggio prima "industria" del nostro Paese
La corruzione come parte di una zavorra economica più pesante, quella dei costi dell'illegalità. È una particolarità del caso-Italia. Se è vero che, come denuncia il Gafi (gruppo d'azione finanziario internazionale contro il riciclaggio), "è stretto il rapporto fra corruzione e riciclaggio in Europa", è vero pure che quest'ultima voce nel nostro Paese ha una rilevanza non secondaria: 150 miliardi, il 10 per cento del Pil. "È la prima industria italiana", segnala il procuratore antimafia Piero Grasso nel libro "Soldi sporchi" scritto con Enrico Bellavia. E la corruzione, il fatturato delle mafie, il pizzo, l'evasione fiscale fanno crescere ancor di più il peso del malaffare sul debito pubblico. "Un furto da 330 miliardi", secondo Luciano Silvestri della Cgil. L'ultima cifra da raccontare: quella dello spread fra un Paese onesto e uno fuorilegge.





(21 dicembre 2011) © Riproduzione riservata
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da ethan » 27/12/2011, 14:28

No la colpa è sempre di Commercianti e Autonomi, evasori e parassiti :)
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 15:24

ethan ha scritto:No la colpa è sempre di Commercianti e Autonomi, evasori e parassiti :)
A quanto pare è una bella lotta, anche sui numeri c'è un bel testa a testa sulle decine di miliardi di euro di danni prodotti.
Solo che questi un lavoro e molteplici garanzie e privilegi li hanno da contratto e vita natural durante.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da Demon » 27/12/2011, 15:29

Gli statali, regionali, provinciali, comunali e affini sono gli unici che al 100% pagano le tasse che devono pagare. Non possono scappare dal non farlo.
Può essere che diversi non ce la fanno a tirare la carretta e si mettono a fare il classico "secondo lavoro" anche da sottopagati. E' sbagliato ma talvolta è così.

Piuttosto che cominciare da questi, che qualcosa pagano, andrei a pescare tutti gli imprenditori che camminano in suv o che hanno barche e che dichiarano 30000€ l'anno di reddito.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da OronzoPugliese » 27/12/2011, 15:57

ethan ha scritto:No la colpa è sempre di Commercianti e Autonomi, evasori e parassiti :)

I contribuenti italiani sono 41,5 milioni, di cui circa 36 milioni composti da lavoratori dipendenti e pensionati. Questi 36 milioni di contribuenti pagano il 93% del gettito fiscale, mentre il restante 7% viene versato allo Stato dai circa 5 milioni di "partite IVA".

Dati del Ministero dell'Economia. Ricordando che l'evasione fiscale ci costa ogni anno circa 160 miliardi.

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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 16:05

OronzoPugliese ha scritto:
ethan ha scritto:No la colpa è sempre di Commercianti e Autonomi, evasori e parassiti :)

I contribuenti italiani sono 41,5 milioni, di cui circa 36 milioni composti da lavoratori dipendenti e pensionati. Questi 36 milioni di contribuenti pagano il 93% del gettito fiscale, mentre il restante 7% viene versato allo Stato dai circa 5 milioni di "partite IVA".

Dati del Ministero dell'Economia. Ricordando che l'evasione fiscale ci costa ogni anno circa 160 miliardi.

Fai un pò tu
Mi sà che non hai letto gli articoli che ho linkato con relativi numerini 8-) , è una bella lotta, non c'è che dire. Ma l'equazione dipendente PA = contribuente probo in Italia non è corretta.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da OronzoPugliese » 27/12/2011, 16:17

doddi ha scritto:Mi sà che non hai letto gli articoli che ho linkato con relativi numerini 8-) , è una bella lotta, non c'è che dire. Ma l'equazione dipendente PA = contribuente probo in Italia non è corretta.

E torna a coppi...


I "numerini" linkati parlano, e copioincollo, di "un danno alle casse dello Stato che sfiora i 55 milioni di euro". Su un totale di 160 miliardi. La fai tu l'equazione?
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 16:23

OronzoPugliese ha scritto:
doddi ha scritto:Mi sà che non hai letto gli articoli che ho linkato con relativi numerini 8-) , è una bella lotta, non c'è che dire. Ma l'equazione dipendente PA = contribuente probo in Italia non è corretta.

E torna a coppi...


I "numerini" linkati parlano, e copioincollo, di "un danno alle casse dello Stato che sfiora i 55 milioni di euro". Su un totale di 160 miliardi. La fai tu l'equazione?
Con piacere, il risultato è questo: molti dipendenti della pubblica amministrazione rubano, altrimenti a 60 mld di sola corruzione non ci arrivi, e poi c'è tutto il resto ...
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da OronzoPugliese » 27/12/2011, 16:40

doddi ha scritto:
OronzoPugliese ha scritto:
doddi ha scritto:Mi sà che non hai letto gli articoli che ho linkato con relativi numerini 8-) , è una bella lotta, non c'è che dire. Ma l'equazione dipendente PA = contribuente probo in Italia non è corretta.

E torna a coppi...


I "numerini" linkati parlano, e copioincollo, di "un danno alle casse dello Stato che sfiora i 55 milioni di euro". Su un totale di 160 miliardi. La fai tu l'equazione?
Con piacere, il risultato è questo: molti dipendenti della pubblica amministrazione rubano, altrimenti a 60 mld di sola corruzione non ci arrivi, e poi c'è tutto il resto ...

Si parlava di evasione, non di corruzione, dovresti leggere meglio :mrgreen: .

Se poi vuoi portare il discorso sulla corruzione, ora quasi quasi nesci che i 60 miliardi se li fottono i dipendenti pubblici:

"negli ultimi 5 anni i reati di corruzione e concussione, caratterizzati dalla grave infedeltà del dipendente pubblico, si attestino su livelli assolutamente esigui, sia rispetto al numero totale dei reati (708 e 662), sia riguardo al numero dei dipendenti (tre milioni 650 mila)" (tratto dalla relazione al Parlamento del servizio anticorruzione e trasparenza (Saet) del ministero della funzione pubblica).

Bisognerebbe dunque rivolgersi altrove. Magari alla politica? La quale si guarda bene dal prendere le misure necessarie a contrastare efficacemente il fenomeno, e tu dovresti saperlo bene visto che hai linkato che il ddl anticorruzione giace alla camera da tempo immemore.

Chiudo con una domanda: ma postare un articolo sui finti disoccupati in un topic che parla degli sprechi della pubblica amministrazione, come direbbe il tonino nazionale che c'azzecca?
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 18:15

OronzoPugliese ha scritto:
Si parlava di evasione, non di corruzione, dovresti leggere meglio :mrgreen: .

Se poi vuoi portare il discorso sulla corruzione, ora quasi quasi nesci che i 60 miliardi se li fottono i dipendenti pubblici:

"negli ultimi 5 anni i reati di corruzione e concussione, caratterizzati dalla grave infedeltà del dipendente pubblico, si attestino su livelli assolutamente esigui, sia rispetto al numero totale dei reati (708 e 662), sia riguardo al numero dei dipendenti (tre milioni 650 mila)" (tratto dalla relazione al Parlamento del servizio anticorruzione e trasparenza (Saet) del ministero della funzione pubblica).

Bisognerebbe dunque rivolgersi altrove. Magari alla politica? La quale si guarda bene dal prendere le misure necessarie a contrastare efficacemente il fenomeno, e tu dovresti saperlo bene visto che hai linkato che il ddl anticorruzione giace alla camera da tempo immemore.

Chiudo con una domanda: ma postare un articolo sui finti disoccupati in un topic che parla degli sprechi della pubblica amministrazione, come direbbe il tonino nazionale che c'azzecca?
Rispondo innanzitutto alla tua domanda: i danni causati da taluni appartenenti al mondo della PA sono gli uni e gli altri.
La giornalista del Corriere, Fiorenza Sarazanini, per ora, propone questi due versanti:

Statali, la truffa del doppio lavoro
Finti disoccupati, i costi dei raggiri


Repubblica, nel suo dossier si concetra sui costi della corruzione nella Pubblica Amministrazioni. Che pare ammontino a 60 mld di euro.
Siccome non si futtunu tutti iddi non vanno considerati, nella loro totalità, mi pare giusto e convengo con il tuo ragionamento :mrgreen: :mrgreen:, andrebbero epurate le sole mazzette (eventuali, potrebbero anche farlo a scopo benefico o per simpatia o sotto minaccia :lol: ) che prendono per concedere appalti o scegliere un fornitore pittuosto che un altro o ecc... ecc... :okok:

"Sprechi", virgolettato è il nome che ho dato io al contenitore/topic. Non volevo andarci giù pesante. Mi pareva brutto sotto Natale :fifi:

Ora ti pongo io una domanda: ma questa difesa, quasi, d'ufficio a che pro?
Neghi l'esistenza di queste problematiche? La corruzione di molti dipendenti? L'assenteismo? Il fancazzismo? Le finte malattie? I doppi lavori? I lavori arrotondanti dei pensionati che nulla dichiarano? Ti paiono costi risibili per il sistema a fronte, tra l'altro, di servizi di merda, anzi, e meglio, di ulteriori costi da sostenere per incapacità, nullafacentismo e ruberie varie ?
Se esiste corruzione, concussione, assenteismo, truffe varie, è colpa del politico che non vara il decreto o dell'infedeltà del dipendente pubblico?

Esautorazione immediata dal luogo di lavoro, incameramento di tfr e contributi previdenziali e risarcimento danni: sarebbe una soluzione accettabile 8-) , ove non ricorre l'utilizzo della patria galera. L'aggravante è che sono pagati dallo stato, il popolo del "27", fin troppo tutelati e incapaci di autocritica a difesa della casta.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da reggino » 27/12/2011, 18:19

La corruzione dilaga
cambiamo subito le leggi"Giampaolino, presidente della Corte dei Conti ritiene necessario "rinforzare" il falso in bilancio. "Non servono interventi episodici, soltanto repressivi, la lotta deve essere sistemica"di LIANA MILELLA


Luigi Giampaolino
ROMA - L'Italia, nella lotta alla corruzione, che "inquina e distrugge il mercato, non arriva alla sufficienza". È drastico il giudizio di Luigi Giampaolino, dal luglio 2010 presidente della Corte dei conti. Che non vede, innanzitutto, "un vero, reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale" rispetto alla "mala amministrazione".

La sua esperienza al vertice della Corte, ma prima ancora all'Authority dei Lavori pubblici, la rende un testimone prezioso sul fronte della corruzione. Se oggi dovesse dare un voto all'Italia sulla lotta al fenomeno quanto le darebbe?
"Meno della sufficienza, perché si è proseguito sostanzialmente con un'azione, peraltro episodica, soltanto repressiva. La lotta alla corruzione dev'essere invece di sistema. Essa deve iniziare dalla selezione qualitativa e di merito degli operatori, sia pubblici che privati. Proseguire con il controllo e la vigilanza sul loro operato. Concludersi valutando i risultati. Tutto ciò che fuoriesce da questo schema genera mal'amministrazione e corruzione: anzi, è esso stesso mal'amministrazione e corruzione".

In questi anni cos'è successo? La corruzione è aumentata, è diminuita, è rimasta stabile?
"É una domanda alla quale non si può rispondere, con apprezzabile precisione in via quantitativa. L'impressione è che sia rimasta stabile, soprattutto perché non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l'onestà, in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l'etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche, che sono i beni coattivamente sottratti ai privati e dei quali si deve dar conto".

Ha avvertito nella pubblica amministrazione e nelle imprese da una parte, nei governi dall'altra, un cambio di sensibilità?
"La pubblica amministrazione, anche a seguito della crisi economica, sembra che miri ad avere maggiore consapevolezza della situazione di privilegio in cui talvolta si trova. Quanto alle sue funzioni, ancora non si è realizzata una più rigorosa selezione nella provvista e la garanzia di vagliate e consolidate professionalità, che sono tra i primi antidoti contro la corruzione nei pubblici apparati. Le imprese sembrano avere maggiore consapevolezza della portata disastrosa della corruzione per l'economia in generale, e di conseguenza per esse stesse. Non va dimenticato che la corruzione fa prevalere quelle peggiori, inquina la concorrenza, peggiora, se non distrugge, il mercato".

Gli articoli che puniscono corruzione e concussione, ma anche il falso in bilancio e i reati connessi, sono adeguati o andrebbero rivisitati?
"Andrebbero rivisitati, avendo a parametri non tanto il bene e il prestigio della pubblica amministrazione, ma i valori costituzionali, in particolare gli articoli 97 (buona amministrazione, ndr.) e 41 (libertà d'impresa, ndr.). Indicazioni giunte, per la verità, dalla stessa dottrina penalistica fin dagli anni '70, ma rimaste per buona parte inattuate nella riforma dei reati della pubblica amministrazione. In particolare, la fattispecie del falso in bilancio andrebbe ripristinata in tutta la sua portata di tutela di beni fondamentali dell'economia e di sanzioni di comportamenti che ledono".

Dall'Europa viene spesso la raccomandazione a modificare la prescrizione, i cui termini sono troppo stretti per perseguire reati complessi e "nascosti" come la corruzione. Lo trova un allarme necessario?
"É senza dubbio giusto".

La Ue e l'Onu hanno approvato convenzioni internazionali che l'Italia tarda a ratificare. Se ne può fare a meno?
"É un grave errore, soprattutto perché da lì arrivano modelli vincenti di lotta alla corruzione. Non misure solo repressive, ma accorgimenti organizzativi delle strutture pubbliche e delle imprese private, come nel caso del decreto legislativo 231 del 2007 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, emanato proprio per attuare una convenzione internazionale. Ma è soprattutto con i rimedi organizzativi interni alla pubblica amministrazione che occorre agire. Ciò che, per la verità, già in parte persegue il disegno di legge sull'anticorruzione, ora in discussione alla Camera".

Non trova anomalo che quel ddl, dopo due anni, non sia stato ancora approvato?
"Senza dubbio è un ritardo da lamentare e in più di un'occasione, nelle mie audizioni in Parlamento, me ne sono lamentato".

Il contenuto della legge è sufficiente?
"Non lo ritengo tale nell'ultima versione frutto dei lavori in commissione. Occorre una rigenerazione fondata sul merito e sulla professionalità delle pubbliche amministrazioni. Serve un'effettiva, indefettibile, concorrenza, nel mercato. Ci vogliono una generale trasparenza, un'estesa dotazione di banche dati, una seria vigilanza ed efficaci controlli".

Il neo ministro della Giustizia Paola Severino propone di introdurre la corruzione tra privati all'interno dell'impresa. Utile o superfluo, visto che le leggi già esistenti vengono aggirate?
"Sono d'accordo col Guardasigilli, dal momento che le imprese devono essere chiamate, con le loro responsabilità, a ovviare ai grandi fenomeni corruttivi".

Che ne pensa dell'Authority anticorruzione proposta da Francesco Greco?
"Dovrebbe essere oggetto di attenta meditazione. Le Autorità, per essere efficaci, hanno bisogno di una riflessione ordinamentale e di efficaci poteri d'intervento e di sanzioni. La corruzione è un male che pervade tutto il sistema e quindi, solo con il concorso di tutte le Istituzioni, può essere combattuta".

Fu negativo abolire l'Alto commissariato? Serviva, o era solo un carrozzone?
"Vorrei astenermi dall'esprimere un giudizio sulla sua utilità. C'è, innanzitutto, la pubblica amministrazione che deve essere richiamata ai suoi alti compiti e alla sua vera essenza. C'è la Corte dei conti, nella sua struttura centrale e in quella ramificata in ogni Regione, che deve essere modernizzata e potenziata. C'è il giudice penale, con le sue estreme sanzioni che avrebbero bisogno, però, di un processo che le rendesse realmente efficaci".

Un ultimo quesito. L'Italia affronta un drastica manovra economica. Era necessario inserirci un duro capitolo sull'evasione fiscale?
"La manovra, in tutte e tre le scansioni succedutesi quest'anno, è molto fondata sulle entrate e su un rilevante aumento della pressione fiscale. La lotta all'evasione rientra in una tale strategia, anche se non va dimenticato che quanto più viene elevata la pressione fiscale, tanto più vi è pericolo d'evasione. É necessario pertanto spostare l'attenzione anche su altri fattori della struttura economica. Il problema strutturale rimane quello della spesa pubblica e di una riduzione qualitativa della stessa. Una "dura" lotta all'evasione fiscale presuppone sempre, come contro partita, una severa attenzione su come si spendono i soldi pubblici e la certezza che vi sia un'eguale osservanza di tutti gli altri obblighi costituzionali che contornano, se non addirittura sono il presupposto, di quello previsto dall'articolo 53 della Costituzione, l'obbligo per tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva".
(27 dicembre 2011)


la repubblica
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da reggino » 27/12/2011, 18:28

[quote="OronzoPugliese"][quote

Bisognerebbe dunque rivolgersi altrove. Magari alla politica? [/size

nell'intervista postata prima si parlava delle convenzioni internazionali approvate dall'Onu e dall'Ue contro la corruzione,che l'italia tarda a ratificare,ecco questo sarebbe un bel passo contro i ladri.Così come sarebbe molto utile adottare leggi come quelle che ci sono America come il test d'integrità,di cui ha più volte parlato Davigo.Il problema è che non c'è la volontà politica nel combattere questo sistema.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 27/12/2011, 18:51

reggino ha scritto:
OronzoPugliese ha scritto:
Bisognerebbe dunque rivolgersi altrove. Magari alla politica?
nell'intervista postata prima si parlava delle convenzioni internazionali approvate dall'Onu e dall'Ue contro la corruzione,che l'italia tarda a ratificare,ecco questo sarebbe un bel passo contro i ladri.Così come sarebbe molto utile adottare leggi come quelle che ci sono America come il test d'integrità,di cui ha più volte parlato Davigo.Il problema è che non c'è la volontà politica nel combattere questo sistema.
Penso che se non si desidera ardentemente una rivoluzione di piazza e quantomeno una nuova stagione di attentati e terrorismo sia finito il tempo del permissivismo e/o del cincischiamento. La fame e la povertà si avvicina per molti che presto diventaranno tanti. Rien ne va plus ...
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da OronzoPugliese » 28/12/2011, 12:20

doddi ha scritto:
Ora ti pongo io una domanda: ma questa difesa, quasi, d'ufficio a che pro?
Neghi l'esistenza di queste problematiche? La corruzione di molti dipendenti? L'assenteismo? Il fancazzismo? Le finte malattie? I doppi lavori? I lavori arrotondanti dei pensionati che nulla dichiarano? Ti paiono costi risibili per il sistema a fronte, tra l'altro, di servizi di merda, anzi, e meglio, di ulteriori costi da sostenere per incapacità, nullafacentismo e ruberie varie ?
Se esiste corruzione, concussione, assenteismo, truffe varie, è colpa del politico che non vara il decreto o dell'infedeltà del dipendente pubblico?

Esautorazione immediata dal luogo di lavoro, incameramento di tfr e contributi previdenziali e risarcimento danni: sarebbe una soluzione accettabile 8-) , ove non ricorre l'utilizzo della patria galera. L'aggravante è che sono pagati dallo stato, il popolo del "27", fin troppo tutelati e incapaci di autocritica a difesa della casta.

Ecchime.

Rispondo subito alla domanda: più che altro è una difesa personale :mrgreen: visto che di quel mondo ne faccio parte da tanti anni. Il che mi permette, se me lo consenti, di poter affermare di conoscerlo accuratamente, nel bene e nel male.

Non mi sogno nemmeno di affermare che la PA è una macchina perfetta, efficiente ed eticamente esemplare, tutt'altro. Ma è importante innanzitutto conoscerne le cause determinanti, che non sono, mi dispiace dirtelo, il collega finto malato o quello che legge il giornale e poi va al bar, che per carità esistono ma ti assicuro in palese minoranza e che comunque non incidono sul malfunzionamento degli uffici.

Ti inviterei, se potessi, a lavorare per un paio di mesi in una qualsivoglia amministrazione statale, così che ti possa rendere conto delle condizioni in cui ci si deve barcamenare: sedie scunocchiate, locali fetenti, computers dell'anteguerra che funzionano a giorni alterni, caloriferi e condizionatori opzionali ( 5 gradi in inverno, 40 in estate). E nonostante tutto si fa buon viso a cattivo gioco, ci si porta da casa gli swiffer e la carta igienica, qualcuno anche la stampante personale, e si fa di tutto per garantire un servizio decoroso per uno stipendio medio di 1.200 euro al mese. Che sono tali dal 2008 e tali resteranno fino al 2015 poiché i contratti sono stati bloccati dal precedente governo. E non abbiamo mica l'indicizzazione ISTAT come le pensioni.

Nel mio ufficio due colleghi (su 80) hanno il doppio lavoro: uno è fotografo, l'altro cameriere, sono entrambi monoreddito e con famiglie numerose, se non lo facessero patirebbero la fame. E DEVONO farlo in nero perchè la legge non lo consente, mentre per tante altre categorie non esistono divieti del genere, in primis, guarda caso, i parlamentari stessi.

Le mazzette? Certo che esistono, ma vanno ai dirigenti le cui retribuzioni partono, per i cchiù fissa, da 3000 euri in su. Tutti in galera? Magari, ce li porto io, non fosse che silvietto ha ben pensato di depenalizzare l'abuso d'ufficio. Lo sapevi?

Da anni sbraito e combatto per l' eliminazione degli sprechi della PA: perchè esternalizzare servizi che per decenni sono stati appannaggio dei funzionari pubblici? Gli amministratori di rete, assunti tramite apposito concorso, devono girarsi i pollici e non possono nemmeno sfiorare i terminali perchè la gestione è stata affidata a ditta privata: se si deve installare un programma, si devono aspettare giorni, si paga la chiamata e spesso mandano pure figghiolazzi che non sanno nemmeno cos'è un backup (esperienza personale); quando andavo a scuola io le pulizie le faceva la bidella, non le imprese di pulizia, che oltretutto nel nostro territorio sono gestite dai "soliti noti" ( è natale).

Vuoi una macchina burocratica all'altezza? Adeguiamo le retribuzioni alla media europea (in germania prendono più del doppio), prevediamo un adeguata e periodica formazione per il personale, nonchè logistica e tecnologia quantomeno decente, diamo possibilità di carriera basate sulla produttività, sul merito e sui titoli culturali, e poi vediamo se si va al bar cinque volte al giorno.

In breve: si faccia una riforma come si deve e non quella cacata di toro che è la Brunetta, cioè una accozzaglia di disposizioni demagogiche e punitive accompagnate, ove non bastasse, da una campagna mediatica ricca di falsità ed insulti, questa sì efficace purtroppo, tant'è che il fannullone è diventato, nel sentire comune, il principale responsabile dei dissesti italici, e come tale deve morire
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da reggino » 28/12/2011, 12:46

OronzoPugliese ha scritto:[quote

Ora ti pongo io una domanda: ma questa difesa, quasi, d'ufficio a che pro?
Neghi l'esistenza di queste problematiche? La corruzione di molti dipendenti? L'assenteismo? Il fancazzismo? Le finte malattie? I doppi lavori? I lavori arrotondanti dei pensionati che nulla dichiarano? Ti paiono costi risibili per il sistema a fronte, tra l'altro, di servizi di merda, anzi, e meglio, di ulteriori costi da sostenere per incapacità, nullafacentismo e ruberie varie ?
Se esiste corruzione, concussione, assenteismo, truffe varie, è colpa del politico che non vara il decreto o dell'infedeltà del dipendente pubblico?

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[/quote]


Ecchime.

Se proprio dobbiamo andare a vedere chi sono quei dipendenti pubblici, in cui vi è un'altissima presenza di fannulloni,che hanno il doppio e a volte anche il triplo lavoro,e che rubano,quelli sono: i politici(che nessuno dice,ma sono dipendenti pubblici).Bisognerebbe fare delle riforme per cui chi fa il parlamentare deve massacrarsi di lavoro in parlamento,non che lavora due volte a settimana,e per pochissime ore,se scegli di fare il parlamentare fai solo il parlamentare,e se si riuscisse a rafforzare l'abuso d'ufficio(reato di cui si macchiano per lo più i politici), introdurre il test d'integrità per i politici come c'è in America,e a ratificare le convenzioni dell'Ue e dell'Onu contro la corruzione,saremmo ai primi posti dei paesi in cui c'è meno corruzione.
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 28/12/2011, 13:15

OronzoPugliese ha scritto:
doddi ha scritto:
Ora ti pongo io una domanda: ma questa difesa, quasi, d'ufficio a che pro?
Neghi l'esistenza di queste problematiche? La corruzione di molti dipendenti? L'assenteismo? Il fancazzismo? Le finte malattie? I doppi lavori? I lavori arrotondanti dei pensionati che nulla dichiarano? Ti paiono costi risibili per il sistema a fronte, tra l'altro, di servizi di merda, anzi, e meglio, di ulteriori costi da sostenere per incapacità, nullafacentismo e ruberie varie ?
Se esiste corruzione, concussione, assenteismo, truffe varie, è colpa del politico che non vara il decreto o dell'infedeltà del dipendente pubblico?

Esautorazione immediata dal luogo di lavoro, incameramento di tfr e contributi previdenziali e risarcimento danni: sarebbe una soluzione accettabile 8-) , ove non ricorre l'utilizzo della patria galera. L'aggravante è che sono pagati dallo stato, il popolo del "27", fin troppo tutelati e incapaci di autocritica a difesa della casta.

Ecchime.

Rispondo subito alla domanda: più che altro è una difesa personale :mrgreen: visto che di quel mondo ne faccio parte da tanti anni. Il che mi permette, se me lo consenti, di poter affermare di conoscerlo accuratamente, nel bene e nel male.

Non mi sogno nemmeno di affermare che la PA è una macchina perfetta, efficiente ed eticamente esemplare, tutt'altro. Ma è importante innanzitutto conoscerne le cause determinanti, che non sono, mi dispiace dirtelo, il collega finto malato o quello che legge il giornale e poi va al bar, che per carità esistono ma ti assicuro in palese minoranza e che comunque non incidono sul malfunzionamento degli uffici.

Ti inviterei, se potessi, a lavorare per un paio di mesi in una qualsivoglia amministrazione statale, così che ti possa rendere conto delle condizioni in cui ci si deve barcamenare: sedie scunocchiate, locali fetenti, computers dell'anteguerra che funzionano a giorni alterni, caloriferi e condizionatori opzionali ( 5 gradi in inverno, 40 in estate). E nonostante tutto si fa buon viso a cattivo gioco, ci si porta da casa gli swiffer e la carta igienica, qualcuno anche la stampante personale, e si fa di tutto per garantire un servizio decoroso per uno stipendio medio di 1.200 euro al mese. Che sono tali dal 2008 e tali resteranno fino al 2015 poiché i contratti sono stati bloccati dal precedente governo. E non abbiamo mica l'indicizzazione ISTAT come le pensioni.

Nel mio ufficio due colleghi (su 80) hanno il doppio lavoro: uno è fotografo, l'altro cameriere, sono entrambi monoreddito e con famiglie numerose, se non lo facessero patirebbero la fame. E DEVONO farlo in nero perchè la legge non lo consente, mentre per tante altre categorie non esistono divieti del genere, in primis, guarda caso, i parlamentari stessi.

Le mazzette? Certo che esistono, ma vanno ai dirigenti le cui retribuzioni partono, per i cchiù fissa, da 3000 euri in su. Tutti in galera? Magari, ce li porto io, non fosse che silvietto ha ben pensato di depenalizzare l'abuso d'ufficio. Lo sapevi?

Da anni sbraito e combatto per l' eliminazione degli sprechi della PA: perchè esternalizzare servizi che per decenni sono stati appannaggio dei funzionari pubblici? Gli amministratori di rete, assunti tramite apposito concorso, devono girarsi i pollici e non possono nemmeno sfiorare i terminali perchè la gestione è stata affidata a ditta privata: se si deve installare un programma, si devono aspettare giorni, si paga la chiamata e spesso mandano pure figghiolazzi che non sanno nemmeno cos'è un backup (esperienza personale); quando andavo a scuola io le pulizie le faceva la bidella, non le imprese di pulizia, che oltretutto nel nostro territorio sono gestite dai "soliti noti" ( è natale).

Vuoi una macchina burocratica all'altezza? Adeguiamo le retribuzioni alla media europea (in germania prendono più del doppio), prevediamo un adeguata e periodica formazione per il personale, nonchè logistica e tecnologia quantomeno decente, diamo possibilità di carriera basate sulla produttività, sul merito e sui titoli culturali, e poi vediamo se si va al bar cinque volte al giorno.

In breve: si faccia una riforma come si deve e non quella cacata di toro che è la Brunetta, cioè una accozzaglia di disposizioni demagogiche e punitive accompagnate, ove non bastasse, da una campagna mediatica ricca di falsità ed insulti, questa sì efficace purtroppo, tant'è che il fannullone è diventato, nel sentire comune, il principale responsabile dei dissesti italici, e come tale deve morire
Allora io sono sfortunello visto che quelle poche volte che mi reco presso gli uffici pubblici sono costretto a minacciare o ad effettuare la chiamata ai Carabinieri davanti a scrivanie vuote, passeggiatori vari e strafottenza a gogò e saltatori di file accompagnati da impiegati e compari. Ci sono le eccezzioni, ma tali restano. Il sistema non funziona e crea danni, enormi ed insostenibili. Ovviamente io mi riferisco al sistema generale, dall'usciere al più alto dei dirgenti.

Ti propongo quest'articolo,che ho letto a Natale, che condivido in pieno e che rispecchia il mio sentire, senza nessuna acredine preconcetta. I fatti.

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/p ... cle=18NJQZ" onclick="window.open(this.href);return false;
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da goldenboy » 28/12/2011, 14:42

è chiara che nella PA ci sarebbe tanto da fare,ma non certamente come fatto dal nano ..... cmq,le consulenze non le danno gli impiegati,ma i dirigenti o gli organi amministrativi(nominati dai politici); vero,alcuni fanno i doppi lavori,ma bisogna distinguere fra casi come quelli citati da oronzo e casi come quelli citati negli linkati da doddi,in cui ci si avvantaggia della posizoone che si occupa per trarne vantaggi privati;si può risolvere tutto dando la possibilità di legalizzare il tutto,pagando le tasse , purchè naturlamente la seconda occupazione non sia in conflitto con la prima e venga svolta nei tempi giusti. Ma la cosa che mi fa ridere è che si cerca di far passare come evasore uno che prende 1.200 € al mese e arrotonda magari con lavoretti da fame mentre si tace di gente come Mastropasqua,che oltre a essere presidente dell'Inps(percependo qualcosina in più di 1.200 € al mese credo...) ricopre altri 53 incarichi...e ce ne stanno tanti di Mastropasqua in Italia :salut
doddi
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Re: "Sprechi" nella pubblica amministrazione

Messaggio da doddi » 28/12/2011, 15:19

goldenboy ha scritto:è chiara che nella PA ci sarebbe tanto da fare,ma non certamente come fatto dal nano ..... cmq,le consulenze non le danno gli impiegati,ma i dirigenti o gli organi amministrativi(nominati dai politici); vero,alcuni fanno i doppi lavori,ma bisogna distinguere fra casi come quelli citati da oronzo e casi come quelli citati negli linkati da doddi,in cui ci si avvantaggia della posizoone che si occupa per trarne vantaggi privati;si può risolvere tutto dando la possibilità di legalizzare il tutto,pagando le tasse , purchè naturlamente la seconda occupazione non sia in conflitto con la prima e venga svolta nei tempi giusti. Ma la cosa che mi fa ridere è che si cerca di far passare come evasore uno che prende 1.200 € al mese e arrotonda magari con lavoretti da fame mentre si tace di gente come Mastropasqua,che oltre a essere presidente dell'Inps(percependo qualcosina in più di 1.200 € al mese credo...) ricopre altri 53 incarichi...e ce ne stanno tanti di Mastropasqua in Italia :salut
Evasori sono tutti quelli che evadono.
Ladri sono tutti quelli che rubano.
E complici sono tutti coloro che non denunciano, "comprendendo" sparti. Il doppio lavoro è fattibile, visto l'enorme tempo libero a disposizione, basta pagarci sù le tasse se produce reddito... e lo produce altrimenti uno si dedicherebbe agli hobby. Posso comprendere chi và a rubare per mangiare non chi rubando obbliga questi ultimi a umilarsi per 20 euro di spesa facendosi spesso beccare per incapacità al furto.
Ai vari livelli responsabilità e pene sono variegati, naturalmente, ma sempre di atti illeciti si tratta, approfittando dei benefici o non controlli di cui si gode.

Interessante la proposta del presidente della Corte dei Conti in cui propone l'Agenzia delle Uscite:

http://www.investireoggi.it/fisco/sprec ... le-uscite/" onclick="window.open(this.href);return false;

Sprechi Pubblica Amministrazione: serve Agenzia delle Uscite
La lotta all’evasione fiscale passa anche per le uscite. La provocazione di Luigi Giampaolino
22 dicembre 2011 , ore 17:35 - 3 Commenti Una realtà nell’amministrazione delle spese domestiche, che purtroppo molti ignorano, è che il primo passo per risparmiare non è guadagnare molto ma spendere poco. Può sembrare facile retorica ma, facendo un resoconto dettagliato delle entrate e delle uscite, molti di voi si accorgeranno di cadere in consumi non necessari. Questo ovviamente non giustifica salari al minimo della sopravvivenza ma è un punto di partenza dal quale bisognerebbe partire. Questo principio vale a tutti i livelli, da quello domestico a quello pubblico. Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, nei giorni scorsi, in occasione dell’audizione alla Camera, ha enunciato con chiarezza questo concetto parlando di “Agenzia delle Uscite”, che dovrebbe affiancare l’attività dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta nello specifico di un ente pensato per visionare le spese pubbliche e sanzionare eventuali abusi o sprechi.



EVASORI FISCALI E AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE CORROTTE: DUE PESI E DUE MISURE
Il Governo Monti ha stimato intorno ai 120 miliardi di euro il danno che lo Stato subisce per via dell’evasione fiscale (Evasione fiscale: sanzioni inutili senza vera riforma fiscale) ma troppo di rado si parla dei circa 60 miliardi di euro l’anno stimati per gli sprechi e il riciclaggio nelle Pubbliche Amministrazioni (senza contare le perdite correlate che sorgono ad esempio per la sfiducia di imprenditori esteri ad investire nel nostro Paese). E questo ovviamente potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg relativo al capitale sommerso. Puntare tutto nella lotta all’evasione fiscale rischia di creare un pericoloso squilibrio che genera frustrazione nei contribuenti che si vedono sottoporre controlli e questionari, le cui risposte assumono valenza penale, a fronte dell’impunità degli enti pubblici. Chi non paga le tasse è colpevole quanto le Amministrazioni Pubbliche che non riservano ai cittadini fondi a loro destinati: anzi su queste ultime pesa l’aggravante di una responsabilità nei confronti dei contribuenti che pagano (quelli che non evadono) per un servizio dovuto.

L’Agenzia delle Uscite spetterebbe il potere di emissione di atti di contestazione del danno perpetrato dalle casse dell’Erario immediatamente esecutivi in misura del 30% dell’importo contestato.
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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