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un referendum per uscire dalla UE

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un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda pellarorc » 14/09/2011, 13:23

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09 ... ue/157110/

La petizione ha raccolto 100mila firme. Tra i firmatari molti deputati, sia conservatori che laburisti. Per legge, Cameron non può ignorare l'istanza popolare, quindi se ne parlerà in Parlamento

In piena bufera economica e con il destino della moneta unica appeso ad un filo, il premier inglese David Cameron si è visto recapitare 100mila firme che chiedono un referendum per decidere se restare o meno nell’Unione europea. Una richiesta che non potrebbe arrivare in un momento peggiore, ma la legge britannica parla chiaro: ogni petizione popolare con almeno 100mila firme deve essere discussa in Parlamento. Non resta altro da fare che inserire la questione all’ordine del giorno.
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Re: un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda mubald » 14/09/2011, 14:04

pellarorc ha scritto:http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/13/londra-un-referendum-per-uscire-dallue/157110/

La petizione ha raccolto 100mila firme. Tra i firmatari molti deputati, sia conservatori che laburisti. Per legge, Cameron non può ignorare l'istanza popolare, quindi se ne parlerà in Parlamento

In piena bufera economica e con il destino della moneta unica appeso ad un filo, il premier inglese David Cameron si è visto recapitare 100mila firme che chiedono un referendum per decidere se restare o meno nell’Unione europea. Una richiesta che non potrebbe arrivare in un momento peggiore, ma la legge britannica parla chiaro: ogni petizione popolare con almeno 100mila firme deve essere discussa in Parlamento. Non resta altro da fare che inserire la questione all’ordine del giorno.


Gli inglesi non sono mai stati europeisti.Ci sono entrati tardi ma per loro il referente naturale sono negli USA.E non sono nell'euro
AH,la vita!Sei single?Ti mancano cose che puoi avere da accoppiato.Sei accoppiato?Non puoi avere tutte le liberta' che hai da single
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Re: un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda unico » 14/09/2011, 14:22

Non usciranno mai..ma anche fosse uno di meno :salut
NOI SIAMO REGGIO CALABRIA !!!
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Re: un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda pellarorc » 14/09/2011, 15:03

ma sapete che io mi sto convincendo che questa europa forse forse nn migliora la condizione dei singoli paesi?
Boh...io nn sono un europeista convinto...ma se ci fosse un referendumm in ogni singolo paese in pochi direbbero di si!
Francia,Irlanda, Ingheilterra, paesi scandinavi e forse anche germania voterebbero no.
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Re: un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda doddi » 14/09/2011, 17:04

pellarorc ha scritto:ma sapete che io mi sto convincendo che questa europa forse forse nn migliora la condizione dei singoli paesi?
Boh...io nn sono un europeista convinto...ma se ci fosse un referendumm in ogni singolo paese in pochi direbbero di si!
Francia,Irlanda, Ingheilterra, paesi scandinavi e forse anche germania voterebbero no.



All'Europra della banche, senza politica, nessuno potrebbe dire di sì.
Banchieri esclusi s'intende :read:
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Re: un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda DoubleD » 14/09/2011, 17:18

Loretta Napoleoni: "L'Italia faccia come l'Islanda, scelga il 'default pilotato' ed esca dall'euro"


"Sa che potrebbe essere il giorno in cui la Grecia andrà in bancarotta?". Curioso che il libro di Loretta Napoleoni, economista e consulente di terrorismo internazionale, compaia proprio oggi in libreria. Un testo, Il contagio (edito da Rizzoli), che fotografa puntualmente la situazione attuale, nella quale di qui a poco anche l'Italia potrebbe trovarsi. Come uscire dalla fase del non ritorno allora? La soluzione c'è, dice Napoleoni: l'Italia, d'accordo con l'Europa, scelga il "default pilotato". Il resto è puro accanimento terapeutico che rischia semplicemente di procrastinare una situazione rischiosa non solo per il nostro Paese ma per l'intera zona euro.Professoressa, significa che l'Italia come altri Paesi cosiddetti "Piigs" dovrebbe fallire?
"Il problema dell'euro è che, a livello europeo, non esiste né un protocollo né una regola per l'uscita temporanea o permanente di uno Stato dalla moneta unica. Il che significa che la Grecia, ma anche gli altri paesi Piigs come l'Italia sono in balia dei sentimenti del mercato, per quanto riguarda il mantenimento del proprio debito. Significa che se i mercati, come sta succedendo con la Grecia, improvvisamente decidono che questi Stati non sono in grado di ripagare il debito, non c'è una regola su come uscire. Cioè, l'euro non può andare in bancarotta se la Grecia va in bancarotta. Ecco perché parlo di un default volontario pilotato e della creazione di una serie di regole che permettano ad alcuni paesi di uscire temporaneamente dall'euro per riprendersi economicamente, anche in termini di convergenza, tornando entro quei parametri necessari per starci dentro. Seguire insomma l'esempio dell'Islanda che ha fatto un default pilotato e volontariamente è uscita dal mercato dei capitali, ha cioè dichiarato il default e si è messa al lavoro per ripianare i debiti".Un caso che sembra rimanere isolato.
"Sì, infatti. Si pensi all'Argentina che è andata in default da un giorno all'altro perché i mercati hanno girato le spalle. L'Islanda però ha una situazione migliore dell'Italia perché non ha l'euro come moneta. E il problema è proprio questo. Nel senso: come usciamo dall'euro? Come possiamo staccarci senza creare un terremoto all'interno di tutta l'Europa? Barroso ha detto: mantenere l'euro è una lotta di sopravvivenza per tutti i Paesi. E ha ragione. Infatti nelle ultime tre settimane in Germania e anche in Olanda dentro le banche si lavora per produrre una proposta, una legislazione che permetta di uscire dalla moneta unica".Cosa succederebbe all'Italia se optasse per il default volontario?
"Se facesse quello che ha fatto l'Islanda, un'uscita pilotata dall'euro, succederebbe che l'Italia dovrebbe garantire la metà del debito nazionale che è nelle mani degli italiani e delle banche italiane, cioè 2.850 miliardi di euro. Questo si può fare con una patrimoniale secca che colpisca con un 5 per cento su quell'1 per cento della popolazione, cioè quelle 70 famiglie che detengono da sole il 45 per cento della ricchezza nazionale. Basterebbe questo per garantire il debito interno. Dopodiché per quanto riguarda il debito esterno, quello che è in mano alle banche straniere, su quello bisognerà fare una ristrutturazione. Si rinegozia come è successo per esempio a Dubai. Io ti pago 45 centesimi per ogni euro e si stabilisce un programma di pagamento nei prossimi 5 o 6 anni e mano a mano si paga. Dopodiché l'uscita dall'euro permetterebbe di tornare alla lira che si svaluterebbe immediatamente dando una spinta alle esportazioni e più competitività".Perché allora tutto ciò non avviene?
"Perché è una decisione che deve essere presa di concerto con il resto dei paesi europei. Ma è difficile che avvenga perché se l'Italia decide di fare il default pilotato c'è il problema delle banche francesi che hanno una grandissima esposizione nei nostri confronti. L'uscita dell'Italia dall'euro senza un supporto da parte delle altre nazioni, per quanto riguarda le loro economie e le loro banche, potrebbe causare il crollo degli istituti di credito. Quindi la situazione è complessa, però non così complessa da non poter essere risolta. Serve un accordo a livello europeo, ma neanche se ne parla".Una questione lessicale: il "debito pubblico" adesso si chiama "debito sovrano". E' curioso che questo avvenga proprio quando gli Stati sono più in balia della speculazione dei mercati.
"Il fatto che gli Stati siano in balia dei mercati è una percezione sbagliata e di propaganda. I mercati hanno fatto il loro mestiere. Anzi in un certo senso i mercati sono stati spinti dagli Stati ad acquistare, almeno negli ultimi 12 mesi, i titoli del debito sovrano che non valgono nulla. E non parlo solo dei titoli italiani, ma anche degli altri, vedi i titoli francesi: rendimenti pari a zero. Quindi c'è una sorta di accordo degli Stati con le banche, secondo cui tu compri i miei titoli anche se guadagni zero ed io prometto che ti proteggerò dal crollo dell'euro. Cioè esiste una condizione di mutua convenienza però relativa a una tragedia. Quindi io non direi che la colpa è dei mercati e degli speculatori. E allora di chi è?
"Dei politici che hanno permesso la creazione di un sistema di questo tipo e loro stessi hanno abusato di questa situazione. Quindi oggi il cittadino dovrebbe essere indignato, come accade in Spagna, non con i banchieri ma con i politici".Nel suo libro scrive che "il malessere del modello occidentale è ormai una pandemia". Dagli Indignados in avanti il "contagio" è inevitabile?
"Sì. Per esempio si prenda una situazione tipo quella dell'Italia, che vende parti del Paese ai cinesi. E i cinesi mica vengono gratis. Il premier quindi vende invece di tassare quelle 70 famiglie che dovrebbero farsi carico della soluzione del problema: ecco questo dovrebbe far indignare la popolazione. Perché si parla della mia vita, della mia democrazia. Poi non è solo Berlusconi, chiariamolo questo. Tutti i Paesi europei vengono gestiti in questo modo. Tutti i politici europei oramai governano come se la democrazia fosse una loro impresa. Si dimenticano la voce del popolo. Noi siamo molto vicini ai fratelli africani, come scrivo nel libro. Loro si sono ribellati a un malgoverno dittatoriale. Le nostre non sono forme di governo dittatoriali, però sono delle oligarchie quindi tutti ci indigneremo a poco a poco. E' inevitabile".Eppure noi motivi per indignarci ne avremmo già abbastanza. Perché allora fino ad oggi Spagna, Israele, Gran Bretagna sì e Italia no?
"In Italia non c'è ancora la consapevolezza. Lo spagnolo negli ultimi dodici mesi ha progressivamente preso sempre più consapevolezza della situazione economica. E questo perché c'è stata una degenerazione della situazione economica: in Spagna siamo al 43 per cento della disoccupazione giovanile e inoltre gli spagnoli hanno un senso civico più attento del nostro. La vicinanza storica con il franchismo è importante: loro apprezzano di più la democrazia e ci credono di più, sono meno cinici. E capiscono anche che per mantenerla in piedi bisogna difenderla attraverso la voce della strada che è l'unica che il popolo ha. Ma oggi la crisi economica è arrivata anche in Italia e le misure di austerità che ha preso Zapatero le prenderà anche il nostro governo. Insomma, c'è un ritardo temporale relativo proprio alla consapevolezza".
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Re: un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda pellarorc » 15/09/2011, 8:47

avevo letto qualche tempo fà dello scontento degli olandesi per l'euro.
Si ma...questa economista la vedo decisamente troppo pessimista. Un default italiano pilotato mi sembra esagerato. L'islanda vfedeva le proprie banche fallire, noi no. la Grecia è ina un a condizione che la ns fa ridere a confronto.
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Re: un referendum per uscire dalla UE

Messaggioda UnVeroTifoso » 15/09/2011, 8:57

Concordo, mio malgrado, con Doddi. E' stata creata l'Europa basandosi sell'economia e non sulla politica. E questi sono i risultati.

Per il resto, visto lo sfascio che oramai impera forse fallire del tutto per poi ricostruire è l'unica possibilità per provare a dare un futuro migliore ai nostri figli. Altro che (s)vendere le aziende strategiche ai cinesi come piselloni vorrebbe...
"Nani su iddi e vvonnu a tutti nani;
Nci vannu terra terra, peri e mmani;
E pa malignità brutta e superba,
Ccà non crisci chi erba, erba, erba"
(Nicola Giunta)
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