RC.Nino Polimeni a Zoomsud,Città turistica?Mi viene da rider

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sugnurisbarri
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RC.Nino Polimeni a Zoomsud,Città turistica?Mi viene da rider

Messaggio da sugnurisbarri » 27/07/2011, 13:31

Mi trovo su un costoso volo Roma-Reggio. Poco fa passeggiavo per le gallerie dell’aeroporto di Fiumicino, in mezzo a centinaia (centinaia!) di cartelloni pubblicitari dove i miei Bronzi di Riace giocano a pari o dispari: “mare o montagna”.


Penso a tutte le persone che, ammaliate da queste immagini, correranno in agenzia a prenotare una vacanza, Calabria coast to coast, magari anche low cost.


Caro direttore, sono una persona con un discreto (sufficiente) curriculum di viaggi. Ho conosciuto molte persone in giro per i luoghi, e da domani ospiterò qualche amico. Verranno dalla Colombia, dalla Francia, dall’Olanda, dalla Corea, dalla Finlandia. Amo la mia terra al punto che, vantandomene con tutti, durante i miei viaggi, ho creato aspettative e curiosità e spesso questi amici lontani vengono a visitare il nostro mare.


Mi piace far crescere la nostra città, portare turisti, far loro da guida, impersonando alla perfezione lo stereotipo di accoglienza calabrese.

Quest’anno però, caro Direttore, mi vergogno.


Mi vergogno della mia città, sempre più abbandonata a sé stessa. Mi vergogno della mostra all’aperto “segni della città che c’era” sul Corso Garibaldi, con le teche piene di carte, volantini, fazzoletti, che dimostrano la totale perdita di interesse per la nostra città da parte dei cittadini, quasi a segno di resa, gli stessi cittadini che hanno divelto le panchine della via marina, ancora oggiAggiungi un appuntamento per oggi (in piena stagione estiva)coricate sull’erba come un mese fa. Mi vergogno di portarli a mangiare il gelato da Sottozero, con il marciapiede dell’ex cinema con due centimetri due di “sugna”, patria delle blatte nostrane che fanno la spola tra i resti dei gelati ed i cassonetti a cielo aperto proprio lì all’angolo. Mi vergogno, caro Direttore, delle lampadine fulminate delle terme romane e delle mura greche, mi vergogno del fatto che siano rotte da mesi, sporche e con l’erba alta. Se un qualunque altro posto d’Europa avesse le seppur piccole mura romane che abbiamo noi, queste diventerebbero luogo di pellegrinaggio turistico, rese spettacolari, spremute fino all’ultima goccia di valore archeologico. Da noi non cambiano nemmeno le lampadine. Mi vergogno perché gli ultimi amici venuti a trovarmi, usciti a passeggio sul lungomare Falcomatà, mi hanno riferito di non essere riusciti ad entrare in nessun lido, perché non avevano inviti, perché non erano in lista, perché c’erano feste private. Città turistica? Mi viene da ridere. La nostra è una città anti-turismo, vivibile solo da chi è integrato a tal punto da essersi assuefatto alle bruttezze e da riuscire a far parte delle liste per entrare alle feste “esclusive” dei lidi.


Ciò che è avvilente è la semplicità degli interventi necessari per rattoppare quantomeno l’abito di questa città: chiedo un operatore ecologico, un elettricista, un sigillatore per le teche, un operaio per rimontare le panchine, un imbianchino per cancellare le scritte dei ragazzini sulle pareti della passeggiata in via Marina. Nonostante ciò, tutto giace immobile.

Mi arrabbio. Mi arrabbio perché ci sono posti che hanno un quinto di quello che abbiamo noi ma riescono a valorizzarli a tal punto da vivere di turismo. Dalle Canarie al Mar Rosso passando dalle Baleari.

In conclusione, caro Direttore, spero con tutto il cuore che i Bronzi di Riace animati non attirino davvero turisti. Se un turista oggi venisse a Reggio, ne stia certo, non ci tornerebbe più. Meglio chiudere la porta, rimettere tutto in ordine, e solo dopo pubblicizzare a più non posso le nostre indiscutibili bellezze (naturali). In questo momento portare turismo in Calabria sarebbe un suicidio. Gli spot sono solo un meschino (e costoso) tentativo di cambiare l’immagine della regione senza cambiare una virgola della (triste) realtà. Sto per atterrare. Chiudo e vado a tuffarmi a mare, sperando di evitare i banchi di melma.

Con stima.


Nino Polimeni
"U ciriveddu esti nu cocciu i paniculu e caccarunu 'nciu ittau e jaddini"