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pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

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pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda cozzina1 » 14/05/2011, 8:37

CalabriaPercorso:ANSA.it > Regioni > Calabria > News
'Ndrangheta:pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio
Magistrati: gravi rivelazioni sull'arresto del boss Condello
13 maggio, 19:54

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 13 MAG - A Reggio Calabria tornano i veleni. E' un memoriale inviato dal boss pentito Antonino Lo Giudice in cui fa il nome di tre magistrati, Alberto Cisterna, Franco Mollace e Franco Neri, che, a suo dire, erano legati al fratello Luciano ''per motivi illeciti e convenienze'', a rinfocolare le polemiche. Cisterna e Mollace hanno definito grave che siano uscite rivelazioni sull'arresto di Pasquale Condello. Cisterna ha detto: ''i fastidi subiti per questa vicenda sono da ricondursi alle voci circolate in ambienti criminali su un ruolo del mio ufficio nella cattura''.(ANSA).
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda Mariotta » 14/05/2011, 9:24

cozzina1 ha scritto:CalabriaPercorso:ANSA.it > Regioni > Calabria > News
'Ndrangheta:pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio
Magistrati: gravi rivelazioni sull'arresto del boss Condello
13 maggio, 19:54

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 13 MAG - A Reggio Calabria tornano i veleni. E' un memoriale inviato dal boss pentito Antonino Lo Giudice in cui fa il nome di tre magistrati, Alberto Cisterna, Franco Mollace e Franco Neri, che, a suo dire, erano legati al fratello Luciano ''per motivi illeciti e convenienze'', a rinfocolare le polemiche. Cisterna e Mollace hanno definito grave che siano uscite rivelazioni sull'arresto di Pasquale Condello. Cisterna ha detto: ''i fastidi subiti per questa vicenda sono da ricondursi alle voci circolate in ambienti criminali su un ruolo del mio ufficio nella cattura''.(ANSA).




secondo me a certi livelli parte della magistratura qualche contatto ce l'ha eccome, ciò non vuol dire che sia collusa o connivente. Per esempio Mollace è originario della jonica, qualche incontro del terzo tipo in vita sua lo avrà fatto credo :fifi:
E comunque (fermo restando il beneficio del dubbio) sono affermazioni gravissime che spero vengano accertate ed eventualmente smentite. :surprice:
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda Pickwick » 14/05/2011, 11:24

Siccome è originario della jonica...
Complimenti per la frase.

Mollace è di Bianco, non ha origini, ha la casa, così come Grattieri è di Gerace.
Ciò che fanno nel loro lavoro non dipende da dove vivono, ma dalla loro onestà.
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda Mariotta » 14/05/2011, 11:31

Pickwick ha scritto:Siccome è originario della jonica...
Complimenti per la frase.

Mollace è di Bianco, non ha origini, ha la casa, così come Grattieri è di Gerace.
Ciò che fanno nel loro lavoro non dipende da dove vivono, ma dalla loro onestà.
I Lo giudice sono una cosca di Santa caterina, non di bianco o africo.




ovviamente era una battuta, riferita ad affermazioni passate che probabilmente non hai seguito


e mi tocca pure precisare :okok:
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda Pickwick » 14/05/2011, 11:46

Mariotta ha scritto:
Pickwick ha scritto:Siccome è originario della jonica...
Complimenti per la frase.

Mollace è di Bianco, non ha origini, ha la casa, così come Grattieri è di Gerace.
Ciò che fanno nel loro lavoro non dipende da dove vivono, ma dalla loro onestà.
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ovviamente era una battuta, riferita ad affermazioni passate che probabilmente non hai seguito


e mi tocca pure precisare :okok:



Non avevo seguito, scusami.
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda Mariotta » 14/05/2011, 11:53

e mi tocca pure precisare :okok:[/quote]


Non avevo seguito, scusami.[/quote]


se sei nuovo/a in effetti non avresti potuto farlo (in effetti a leggere così poteva essere mal interpretato) :wink
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda doddi » 14/05/2011, 12:23

Cisterna si è fatto sentire sull'argomento, anche se non dice nulla, gli altri due ancora no.

La storia non si prospetta "bella" :S
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda eddiegraces » 14/05/2011, 12:35

Niente che non si sapesse già
- chi è che ha causato questa mancanza di soldi all'interno del comune?
- La prima giunta Scopelliti aveva ricevuto in lascito dei conti disastrosi dalla precedente gestione Falcomatà Naccari.
- Ah
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda Lixia » 14/05/2011, 14:59

Pickwick ha scritto:Siccome è originario della jonica...
Complimenti per la frase.

Mollace è di Bianco, non ha origini, ha la casa, così come Grattieri è di Gerace.
Ciò che fanno nel loro lavoro non dipende da dove vivono, ma dalla loro onestà.
I Lo giudice sono una cosca di Santa caterina, non di bianco o africo.

non proprio, ha origini eccome ..e non di bianco precisamente ...cmq sia è una persona irreprensibile ...non ci credo manco se lo vedo colluso ...è una persona al di sopra di ogni sospetto , un professionista ...almeno per come lo vedo io
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda Lixia » 15/05/2011, 18:23

http://www.strill.it/index.php?option=c ... w&id=97224

Dal memoriale di Lo Giudice curve pericolose per DNA e DDA

Tra le tante cose che, per dirla in calabrese, “fanno cadere le braccia”, c’è l’ormai aperta contrapposizione tra due organismi che, invece, dovrebbero

(come spesso è accaduto, peraltro) fare squadra nella lotta al crimine organizzato: la Procura Nazionale Antimafia e la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, infatti, hanno ormai, ingaggiato una lotta all’arma bianca. Il nodo del contendere è il collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, ex capo dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta. Nelle sue dichiarazioni, Lo Giudice tira in ballo alcuni magistrati: Franco Mollace, sostituto procuratore generale di Reggio Calabria, Franco Neri, oggi a Roma, ma per anni magistrato a Reggio, e Alberto Cisterna, reggino doc, da anni numero due della Dna, secondo solo a Piero Grasso.



Cisterna, che viene tirato in ballo da Lo Giudice, insieme agli altri due colleghi, in un memoriale indirizzato ai magistrati di Catanzaro: sarebbe uno dei soggetti istituzionali su cui la cosca avrebbe fatto affidamento negli anni, soprattutto grazie alla capacità di Luciano Lo Giudice, anima imprenditoriale della famiglia, capace di allacciare e mantenere rapporti con svariati ambienti oltre a quello criminale.



Cisterna, Neri e Mollace, a detta di “Nino il nano”, sarebbero solo tre ulteriori, importanti, tasselli dello stesso sistema di cui avrebbe fatto parte, per esempio, il Capitano dei Carabinieri, Saverio Spadaro Tracuzzi, in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma anche degli ex dirigenti della Questura di Reggio Calabria, citati più volte da Luciano Lo Giudice nelle proprie lettere dal carcere.



Ecco, dunque, la reazione, veemente, di Cisterna: “Nino Lo Giudice è un collaboratore inattendibile” dice. Ben diversa è, d’altra parte, la posizione della Procura di Reggio Calabria, retta da Giuseppe Pignatone, che, invece, considera “Nino il nano”, pentitosi pochi giorni dopo l'arresto, avvenuto nell'ottobre 2010, un collaboratore assai affidabile e prezioso nella ricostruzione di alcune dinamiche cittadine.



La cosa sconcertante, che in pochi ricordano, è che, però, tale contrapposizione non può essere liquidata alla stregua di una rivalità calcistica tra Milan e Inter, Roma e Lazio, Sampdoria e Genoa. Le dichiarazioni di Lo Giudice, infatti, oltre a puntare il dito contro i tre togati reggini, hanno già spedito in carcere un discreto numero di persone. E sulla libertà della gente tutti dovrebbero sapere, magistrati in primis, che non si scherza. Né si può circoscrivere l’attendibilità di un collaboratore solo sull’ala militare, piuttosto che su quella dei colletti bianchi.



Sarebbe troppo facile così. Qui c’è da stabilire, con probabilità il più possibile vicine alla certezza, il grado di attendibilità di Lo Giudice, sia che questi parli di pistole scariche nascoste in un garage, sia che punti il proprio indice su presunte cointeressenze istituzionali.



Cisterna, Mollace e Neri sono indicati da Lo Giudice come personaggi istituzionali che, a vario titolo, avrebbero avuto contatti con la famiglia. Cisterna, sempre a detta del pentito, sarebbe stato interpellato per la cattura di Pasquale Condello, uno dei capi più carismatici della ‘ndrangheta, catturato il 18 febbraio 2008 dal Ros dei Carabinieri; Mollace sarebbe stato in contatti con Luciano Lo Giudice, arrivando a comunicargli, i contenuti di alcune intercettazioni riservate, mentre Neri avrebbe frequentato, depositando anche la propria barca, la rimessa navale di Antonino Spanò, considerato il collante tra la cosca e lo Stato.



Non solo i crimini, ma anche i dubbi, soprattutto se aleggiano su coloro i quali dovrebbero essere garanti dello stato di diritto, rappresentano un danno, enorme, nei confronti della società e della popolazione. Una cosa è bene dirla subito, gli archivi faranno fede in futuro. La lotta tra quelle che assomigliano, ora dopo ora, giorno dopo giorno, a due fazioni contrapposte in tutto e per tutto, senza la possibilità che, una delle due, possa solo pensare di indietreggiare, rischia di mettere di mezzo alcuni cardini di cui, invece, la magistratura dovrebbe essere l’avamposto più saldo: la Giustizia (volutamente con l’iniziale maiuscola) e la lotta alla criminalità organizzata, soprattutto in un territorio, la Calabria, in cui si configura, lentamente ma inesorabilmente, la beffa profetizzata da Corrado Alvaro: “Che vivere onestamente sia inutile”.



E questo devono saperlo tanto i magistrati delle Procure di Catanzaro (cui il memoriale di Lo Giudice è indirizzato) e Reggio Calabria, ma anche i tre magistrati tirati in ballo dal pentito, che, senza se e senza ma, dovranno fare di tutto, anche rischiando sulla propria pelle, per chiarire, senza possibilità di essere smentiti, le dichiarazioni che li coinvolgono. La loro autorevolezza, sia che operino ancora nel distretto reggino (Mollace), sia che svolgano attività altrove (Cisterna e Neri) è fortemente messa in dubbio da tali voci.



Non è questione di garantismo o di giustizialismo. Qui non si tratta, come pure qualcuno sta scioccamente facendo, di schierarsi dall’una o dall’altra parte, non si tratta di stigmatizzare o esaltare il fenomeno del pentitismo, non si tratta di far carriera. C’è di mezzo qualcosa di molto più importante.



E, come in quiz della “Settimana Enigmistica”, sta ai protagonisti scoprire di cosa si sta parlando.
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda spiny79 » 15/05/2011, 20:19

mi domando se tutte queste precauzioni e verifiche sull'attendibilità delle dichiarazioni dei pentiti vengano attuate sempre e nei confronti di chiunque...

e cmq sarebbe opportuno secondo me, anche in assenza di contestazioni di reati (per il momento), che questi esponenti della magistratura venissero almeno trasferiti in altre sedi...
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda doddi » 15/05/2011, 23:37

http://www.strill.it/index.php?option=c ... w&id=97266

Cisterna smentisce contrasti tra Dna e DDa ma invita alla moderazione, "anche nell'orchestrare le fughe di notizie"...
Domenica 15 Maggio 2011 20:08


Dal Procuratore Aggiunto Direzione Nazionale Antimafia, Alberto Cisterna, riceviamo e pubblichiamo

Caro Direttore, apparteniamo a una città in cui ciascuno di noi vive in una sfera di cristallo, in un palcoscenico in cui tutto della propria vita, della propria carriera, finanche dei propri errori è noto a molti, se non a tutti. Potrei, quindi, invocare venticinque anni di carriera, decine di ergastoli, la cattura di alcuni tra i più pericolosi latitanti della ndrangheta. Scelgo, invece, la linea dei documenti e delle prove inoppugnabili. Ma, intanto, per tranquillizzare l’opinione pubblica della nostra città, mi faccia precisare che i rapporti di collaborazione tra la Procura di Reggio e la DNA sono ottimi. Tra l’altro, tra Grasso e Pignatone, i capi dei due uffici, esiste un legame umano e professionale molto denso che impedisce disaccordi o tensioni. Grasso lo ha ricordato di recente anche in televisione da Fazio davanti a milioni di italiani: il nostro nemico comune sono le mafie e nessuno speri di dividerci su questo terreno.
Ciò posto, mi rendo conto sia inusuale che io mi esponga in prima persona in questa vicenda, ma l’accumularsi di fatti inquietanti, ancora non si capisce bene da chi pilotati, e la distribuzione “a rate” di brandelli di atti e di verbali, perfino fornendo sottili interpretazioni giuridiche, consigliano di mettere alcuni punti fermi.
Nessuno, caro Direttore, certamente non io, accetterebbe la divisione in cittadini di serie A e di serie B dinnanzi alla legge e alle dichiarazioni dei pentiti. Il punto da tenere fermo è che le dichiarazioni di chiunque, pentito o no, senza riscontri sono solo aria fritta. Chiarisco per l’ennesima volta che nessuno discute dell’attendibilità del pentito Lo Giudice Antonino, attendibilità però che non costituisce un atto di fede, ma la risultante tra ciò che il Lo Giudice dice e ciò che i magistrati hanno riscontrato sulle sue dichiarazioni, sia a Reggio che a Catanzaro. Lo Giudice, quindi, è sicuramente attendibile quando le cose che dice vengono riscontrate e verificate dai magistrati ed è altrettanto sicuramente un calunniatore quando riferisce cose smentite dai fatti e, nel mio caso, anche dalle sue stesse parole.
Invece, circolano spezzoni di verbali, tracce di intercettazioni in cui si registrano i colloqui di soggetti e, per ora, mi fermo solo su alcune anomalie. Anomalie ben evidenti negli atti, ma curiosamente ignorate a vantaggio di incomprensibili obiettivi.
Faccio a lei e ai suoi lettori un esempio decisivo che da solo modifica in modo radicale tutte le insinuazioni e le calunnie fin qui accumulate in questa storia. C’è una intercettazione ambientale, quella del 20 maggio 2010, tra Lo Giudice Luciano e la moglie Florinda, registrati a loro insaputa in un carcere del Nord, che viene sistematicamente manipolata prima di essere data in pasto alla pubblica opinione, nonostante che una nota ANSA del 16 aprile 2011, di esemplare chiarezza, abbia informato tutti i giornalisti italiani su come stavano esattamente le cose.

************************

Leggiamola tutta intera questa intercettazione, senza maliziose cancellature «Luciano riferisce a Florinda (la moglie, ndr) di mettersi in contatto con l'avvocato di Roma (il sottoscritto, ndr) per un incontro con lui che va al modello 13 comunica che come arriva a Reggio di chiamare l'avvocato di Roma e di dirgli "... ha detto Luciano che APPENA METTE PIEDE A REGGIO VA IN MATRICOLA E SI SEGNA CHE VUOLE PARLARE CON VOI, PERCHÉ VUOLE COLLABORARE CON VOI.>> Lei dice che lo farà, si lamenta (Luciano, ndr) che sono sette mesi che è dentro, dice che se vogliono, di dirglielo che gli avvocati se li toglie e poi li raggiunge (aggiunge, ndr) a modo suo, COSÌ ESCE LUI (LUCIANO, NDR) E NE ENTRANO CENTO, NOVANTANOVE DELLA QUESTURA E QUALCHE MAGISTRATO PURE».
E’ un proposito evidente, quello di Lo Giudice Luciano: si vuole pentire affidandosi a me. Invece, anche oggi, questa decisiva intercettazione viene maliziosamente manipolata, cancellando il diretto collegamento tra la volontà del Lo Giudice di pentirsi e la sua richiesta di colloquio con me che finisco con il sembrare, e non si sa perché, come convocato da un detenuto. E’ del tutto evidente che userò tutti gli strumenti di legge per i gravi danni arrecati al mio onore e alla mia professionalità.
Nessuno può far finta, perfino ora parecchio tempo dopo quel 20 maggio 2010, di non aver capito. Lo Giudice mi indica come «l’avvocato di Roma». (E apro qui una parentesi: con “l’avvocato di Roma” i Lo Giudice indicano persone diverse. E’ facilmente comprensibile dalla lettura dei documenti ed è questione che verrà chiarita a chi di dovere).
In quel 20 maggio 2010, però, a Tolmezzo con l’espressione «l’avvocato di Roma» Lo Giudice Luciano e sua moglie si riferiscono certamente a me, e non come in quasi tutte le altre occasioni, ai suoi reali avvocati o ad altre persone. Il «modello 13», caro Direttore, è il modulo con cui i detenuti chiedono di parlare con un magistrato senza la presenza del proprio difensore; il primo passo quando un detenuto vuole collaborare con la giustizia. Quindi Lo Giudice dice di voler cambiare avvocati su richiesta del magistrato con cui farà il colloquio (cioè col sottoscritto), poiché nessuno si pente alla presenza del proprio difensore di fiducia.
E poi affida alla moglie una chiarificatrice anticipazione che suona testualmente: «così esce lui (Lo Giudice Luciano dal carcere, ndr) e ne entrano cento, novantanove della Questura e qualche magistrato pure».
Insomma, Lo Giudice Luciano intende creare un vero e proprio sconquasso. Per crearlo vuole rivolgersi a me evidentemente considerandomi distante dai presunti «cento», a suo parere, corrotti. Rileggo: «APPENA METTE PIEDE A REGGIO VA (Lo Giudice Luicano ndr) IN MATRICOLA E SI SEGNA CHE VUOLE PARLARE CON VOI, PERCHÉ VUOLE COLLABORARE CON VOI (cioè con me ndr)».
Ho letto questa intercettazione il 16 febbraio 2011 e mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto se la moglie o altri mi avessero informato. Forse ci saremmo risparmiati la bomba contro l’abitazione di Salvatore Di Landro e il bazooka contro Pignatone. Ma non sono rimasto sorpreso, anche perché il 3 marzo 2010 Lo Giudice mi aveva spedito in ufficio un telegramma: «Mi hanno trasferito a Tolmezzo vorrei vedervi al più presto nell'attesa vi mando un abbraccio Luciano». Avevo intuito da quel telegramma che Lo Giudice si volesse consegnare alla giustizia. Per questo informai per iscritto immediatamente il procuratore Grasso perché valutasse l’invio di un altro magistrato (io non mi occupavo più di questioni calabresi) a Tolmezzo per interrogare il Lo Giudice. Tutto mi sembra chiarissimo, voleva pentirsi. Punto e basta.
Così sono andate le cose. Non si abusi oltre della mia pazienza quando tutti, e ripeto tutti, i verbali del pentito saranno noti mi si dice che ne vedremo delle belle e invito tutti, e ripeto tutti, a non prestarsi alla scrittura di uno sceneggiato a puntate che ancor prima dei fatti tenti un linciaggio costruito sulle chiacchiere e la suggestione.

**********

Un ultimo punto. In Sicilia la cattura di latitanti di primo piano, penso, da ultimo, a capi mafia come Nicchi e Falsone, è avvenuta con la conclamata e pubblicizzata collaborazione dei servizi di informazione che sono un pilastro della Nazione, al di là di qualche vicenda. La cattura di Pasquale Condello, e di altri primari latitanti non solo calabresi, è stata una priorità assoluta, anche per il mio ufficio allora retto da Piero Vigna. Il ROS con un sacrificio enorme ha raggiunto questo straordinario risultato sotto la guida di Salvatore Boemi e un decennio di indagini svolte con raro impegno di Francesco Mollace, Giuseppe Lombardo, Mario Andrigo ed altri. Io e i miei colleghi in DNA abbiamo fatto ciascuno la propria parte. Per anni nessuno ha saputo nulla, nessuno ha fatto conferenze stampa o rilasciato interviste. Mai abbiamo messo in pericolo la vita di qualcuno.
Constato il danno subito. Per mesi ho taciuto pur di fronte ad azioni scriteriate per tutelare gli interessi superiori dello Stato. Continuo a farlo. Invito, però, tutti alla moderazione, anche nell’orchestrare le fughe di notizie.

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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda goldenboy » 16/05/2011, 0:13

Non so cosa uscirà ... Di certo ci sono le telefonate, e un magistrato che motivo ha di parlare con un appartenente a una storica famiglia mafiosa????
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Re: pentito accusa, pm reagiscono; i veleni a Reggio

Messaggioda doddi » 14/12/2012, 14:30

http://ildispaccio.it/primo-piano/13803 ... dice-mente

"Nino Lo Giudice mente"

''Antonino Lo Giudice mente. Non e' portatore di una sua causale. A costo di farsi tagliare la testa non puo' dire di essere portatore dell'interesse di qualcun'altro perche' lo ucciderebbero''. Cosi' il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, ha manifestato i suoi dubbi sulla ricostruzione fatta dal boss pentito della 'ndrangheta Nino Lo Giudice in relazione agli attentati del 3 gennaio 2010 contro la Procura generale di Reggio Calabria e del 26 agosto 2010 contro la sua abitazione. Di Landro ha deposto in aula nel processo ai presunti autori degli attentati chiamati in causa dallo stesso Lo Giudice: il fratello Luciano, Antonio Cortese e Vincenzo Puntorieri.
''Se sono stati i Lo Giudice lo stabilira' il Tribunale - ha spiegato Di Landro - ma se li hanno fatti e' per conto di qualcuno. Lo Giudice mente con riferimento alla casuale, non abbiamo niente a che spartire''. Di Landro ha parlato di uno ''stato di tensione che ancora oggi io e la mia famiglia avvertiamo'', sottolineando come i due attentati non siano stati gli unici segnali. Ed ha ricordato l'episodio del giugno 2010, quando la sua vettura blindata perse due ruote perche' i bulloni erano allentati, poco dopo essere stato lasciato a casa. Una prima consulenza fatta dalla Procura di Reggio, ha ricordato Di Landro, parlo' di natura dolosa, poi, ha aggiunto, i pm di Catanzaro ''hanno rinnovato la perizia affidandola a un solo tecnico, mentre mi aspettavo una perizia collegiale, che ha concluso dicendo di avere saputo dalla Fiat che puo' capitare. Ma c'e' un atto che conferma questo?''. ''Parlo dell'episodio dei bulloni, dei quali Lo Giudice ha detto di non sapere nulla - ha aggiunto Di Landro - perche' e' un episodio che dimostra che c'e' un disegno piu' vasto. Sono stati contati dieci tra attentati e intimidazioni a me ed a colleghi dopo le bombe''. ''Mi pare strano - ha aggiunto - che tutto cio' avvenga ad opera di una piccola cosca. Ci sono stranezze molto gravi. La prima e' che nella mia carriera ho processato tutte le cosche del reggino, ma mai ho avuto a che fare con i Lo Giudice. E poi ai Lo Giudice, in particolare a Luciano, erano state messe microspie anche nelle orecchie e dalle intercettazioni mai esce il mio nome. Solo il 26 aprile 2010 Luciano Lo Giudice dice 'adesso cominciamo a fare bordello'. Lo stesso gip di Catanzaro, nell'ordinanza di custodia cautelare, scrive che da Lo Giudice c'e' 'una pervicace resistenza sui reali obiettivi'''.
Di Landro ha anche parlato dei contrasti all'interno della Procura generale, sorti dopo il suo arrivo, a fine novembre 2009, con il sostituto procuratore generale Francesco Neri in merito alla gestione di un processo contro gli autori di un assalto ad un furgone blindato nel quale mori' una guardia giurata. Contrasti che hanno portato il Csm all'adozione di una misura cautelare con il passaggio ad altra sede ed altre funzioni di Neri per incompatibilita' ambientale. ''Sono arrivato a sostituire il pg del processo - ha detto Di Landro - perche' non abbastanza severo. Ho individuato in quel processo la possibile causale della prima bomba. Di questo ne parlo' per primo l'avvocato generale Francesco Scuderi ma era una considerazione comune a molti, anche sulla stampa''.''Sono a conoscenza di rapporti tra Nino Lo Giudice con magistrati di Reggio Calabria, oltre a Neri. Uno di questi presta servizio nel mio ufficio. Si tratta di Francesco Mollace. E' stato trasferito dalla Procura di Reggio Calabria il 9 dicembre 2009, pochi giorni dopo la mia nomina''. A dirlo, rispondendo alle domande del pm, e' stato il procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro nel corso del processo ai presunti autori delle bombe del 2010 a Reggio Calabria. Francesco Neri e' l'ex sostituto procuratore generale di Reggio Calabria, poi trasferito dal Csm in seguito a contrasti sorti tra il magistrato e lo stesso Di Landro. Il procuratore generale di Reggio ha anche fatto il nome dell'ex procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia Alberto Cisterna.
''Sapevo - ha detto Di Landro rispondendo ad una domanda del Pm - che Lo Giudice aveva delle aspettative su Mollace e Cisterna soprattutto per Luciano''. Una circostanza che il PG ha affermato di aver appreso dalla lettura dei giornali. Cisterna, che era stato accusato da Nino Lo Giudice di avere preso soldi dal fratello Luciano Lo Giudice per favorire la scarcerazione di un altro fratello, e' stato indagato dalla Procura di Reggio Calabria e l'inchiesta si e' conclusa nei giorni scorsi con l'archiviazione da parte del gip su richiesta della stessa Procura."
Se coloro che vincono le gare hanno certificati antimafia ma sono in strette relazioni con altre imprese sottoposte all'attenzione della mafia,tutte munite di certificazioni delle prefetture,allora è un problema diverso che non compete a me valutare. I.F.
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Non c'è nenti!
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