Parco Caserta nelle mani della ndrangheta?

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army
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Parco Caserta nelle mani della ndrangheta?

Messaggio da army » 18/11/2011, 22:07

ecco gli "imprenditori" a cui hanno affidato buona parte delle strutture della città... :twisted:


di Claudio Cordova - Il Gip Tommasina Cotroneo definisce i membri della famiglia Zumbo “onnipresenti in compagini societarie ora in mano alla ‘ndrangheta ora a questa assai vicina”. Il ruolo svolto dal commercialista Giovanni Zumbo e dai suoi parenti (la moglie Francesca Toscano, la sorella Maria Zumbo, e il cognato Roberto Emo) nelle presunte intestazioni fittizie realizzate per conto del clan Tegano non sarebbero infatti l’unico episodio sospetto per gli inquirenti. Sia Francesca Toscano che Maria Zumbo, unitamente ai mariti, sono socie, dal 2000, della società PAIDEIA SPORTIVA DILETTANTISTICA S. r.l. e, dal 2004, della GE.PA.C. S.r.l., società che gestiscono il Centro Sportivo Parco Caserta. di proprietà del Comune di Reggio Calabria. Socio di maggioranza è, invece, Giuseppe Giacomo Calabrò, un soggetto ritenuto vicino alla famiglia Frascati, che il Gip Cotroneo, sulla base di alcuni pregressi giudiziari, definisce vicina alla ‘ndrangheta.

E le vicende del Parco Caserta, si intrecciano, ancora una volta, con la ‘ndrangheta. E’, in particolare, Nino Fiume, ex killer dei De Stefano diventato collaboratore di giustizia, a raccontare alcune vicende riguardanti la struttura, ubicata in una zona di “competenza” del boss Mario Audino, oggi defunto. Fiume racconta che, in una occasione, gli aveva fatto visita Vincenzo Stillitano, riferendogli che voleva fornire il ferro per i lavori alla piscina di Parco Caserta. Lo stesso Fiume, nel prosieguo del suo interrogatorio, racconta di aver indirizzato Stillitano da Mario Audino, ritenendolo l’esclusivo referente della ‘ndrangheta in quella zona. Tuttavia Stillitano riferisce di aver parlato con Giovanni De Stefano, il quale gli aveva chiarito che si sarebbe dovuto rivolgere a Giuseppe e Carmine De Stefano, poiché questi avevano la “responsabilità” sull'affare del Parco Caserta, pur essendo quella zona sotto l’egida di Mario Audino.

Un primo riscontro rispetto al ruolo dei De Stefano in città, così come, peraltro, il pm Giuseppe Lombardo sta provando a dimostrare nel processo “Meta”. Lo stesso Calabrò, il socio di Zumbo e famiglia, avrebbe detto, in una conversazione, con riferimento alla figura di Peppe De Stefano: “Una volta avevamo a Paolo ora abbiamo a Peppe”.

Dopo i boss Giovanni Ficara e Giuseppe Pelle, dunque, sarebbero state accertate le frequentazioni di Zumbo, domiciliato, peraltro, nel rione Archi, con il cartello destefaniano
syrupy
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Re: Parco Caserta nelle mani della ndrangheta?

Messaggio da syrupy » 19/11/2011, 15:06

Bhe..quando un parco viene ristrutturato ad hoc (con soldi pubblici) e dato in gestione a dei privati senza un apparente bando, privati che poi ne diventano, di fatto, gli unici affidatari e quindi, praticamente, i proprietari..qualcosa di losco sotto c'è.
Ah, per chiarire, il tutto avvenne sotto la gestione Falcomatà
ciesse
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Re: Parco Caserta nelle mani della ndrangheta?

Messaggio da ciesse » 19/11/2011, 15:24

Comune di Reggio sciolto per mafia???

http://www3.lastampa.it/cronache/sezion ... tp/430653/" onclick="window.open(this.href);return false;

:muro:
army
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Re: Parco Caserta nelle mani della ndrangheta?

Messaggio da army » 19/11/2011, 16:33

Reggio: servizi comunali in mano
alla ’ndrangheta dei colletti bianchi
Giovanni Tegano, capo dell'omonima cosca coinvolta nell'inchiesta, è stato arrestato l'anno scorso dopo 17 anni di latitanza
MULTIMEDIA

VIDEO
Sequestrata
la cittadella
del clan Di Lauro
VIDEO
Reggio Calabria
la "zona grigia"
nei filmati Gdf
VIDEO
Pignatone: "20
anni di legami
cosche-società" Imprenditori e commercialisti come prestanome: 11 arresti
GUIDO RUOTOLO

roma
I protagonisti sono avvocati, commercialisti, prestanomi. Sono loro, gli esponenti di quella «borghesia mafiosa» che il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, chiama «area grigia», che non solo hanno deciso di coabitare con la ‘ndrangheta ma di farci affari insieme. E l’affare svelato ieri con undici arresti - e il sequestro di beni per 50 milioni di euro - è la partecipazione azionaria della cosca Tegano alla società «Multiservizi», che è a maggioranza del comune di Reggio Calabria.

Undici sono stati gli arresti: il commercialista Giovanni Zumbo, sua moglie, l’avvocato Maria Francesca Toscano, sua sorella Porzia Maria Zumbo e suo cognato, il commercialista Roberto Emo. E poi i prestanomi della cosca Tegano, i fratelli Rosario e Giuseppe e i figli di quest’ultimo, i gemelli Antonino e Giovanni. E poi i fratelli Antonio e Maurizio Lavilla. E ancora i boss Giovanni Tegano e Melo Barbaro.

Le carte raccontano di pentiti e di assetti societari, di passaggi e di intestazioni fittizie di quote azionarie. La sostanza la sintetizza il pentito Roberto Moio, imparentato con il boss Tegano: «La “Multiservizi” è molto più gestita da noi Tegano, anche per via del fidanzamento tra il figlio di Peppe Richichi con la nipote di mia moglie».

Richichi è stato direttore operativo di «Multiservizi», la società che ha avuto fino all’anno scorso come consulente, il commercialista Demetrio Arena, oggi sindaco di Reggio Calabria con il Pdl. Ma il lavoro degli 007 della Guardia di Finanza ha svelato che gli assetti societari in realtà erano truccati, che i proprietari reali delle quote di «Multiservizi» erano i Tegano. Che, insomma, il 33% del 49% di «Multiservizi» è della ‘ndrangheta. E che il 51% è del comune: 297 dipendenti, 18 milioni di euro di fatturato l’anno. La società si occupa di manutenzione delle strade, del verde, delle piscine, degli edifici scolastici.

E dunque sembra un rebus mentre è soltanto un problemanon ancora affrontato dal Prefetto di Reggio e dal ministero dell’Interno: la commissione d’accesso, propedeutica allo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa.

«Comedil», «Sica», «Recim». Sigle, società, imprese. Scatole cinesi che si svuotano di capitali, azioni, quote, soci salvo riapparire poi in altre sigle. Tutte riconducibili ai Tegano.

Un verminaio, Reggio Calabria. Davvero gli intrecci tra massoneria, servizi, ‘ndrangheta cementati da quel collante della «borghesia mafiosa» sono soffocanti. Lo disse all’apertura dell’anno giudiziario, il procuratore Giuseppe Pignatone che qui a Reggio la massoneria intrecciata con la criminalità è qualcosa di reale. E ieri, Pignatone ha promesso di andare fino in fondo per colpire le collusioni: «Con questi arresti si chiudono 20 anni di indagine su interessi economici della cosca Tegano e della zona grigia che ha affiancato questo potente sodalizio criminale». Il procuratore ha confermato che le indagini andrà fino in fondo, per «colpire l’area grigia della città».

Anche se il nome del governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, non appare mai nelle 228 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato agli undici arresti, non in una intercettazione, non in un interrogatorio, è il suo «modello Reggio» a finire sul banco degli imputati. E non solo perché da sindaco della città non ha vigilato sul passaggio delle quote azionarie dall’Ingest Facility Spa (100% Fiat), mandataria capogruppo dell’Ati che deteneva il 49% del pacchetto azionario di «Multiservizi». Nel 2006, l’Ingest è uscita dalla partecipata e la sua quota è stata rilevata da imprenditori privati che a loro volta hanno ceduto il 33% del 49% ai Rechichi, prestanomi dei Tegano.

Il gip parla di Giovanni Zumbo, il commercialista, come «del puparo della vicenda». Zumbo fu arrestato l’anno scorso per i suoi rapporti con la potente ‘ndrina dei Pelle di San Luca. Commercialista, massone, legato ai servizi segreti e al Ros, Zumbo riferiva ai boss delle indagini in corso. Ora, invece, secondo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Reggio, Zumbo era in affari anche con le cosche della città di Reggio, essendo l’artefice degli assetti societari che facevano gli interessi economici dei Tegano, alleati storici dei De Stefano.

Secondo l’inchiesta della Procura reggina, dunque, tutti e gli undici arrestati sono colpevoli di aver trovato l’Eldorado nel comune di Reggio, la cui serratura è stata aperta ai tempi in cui sindaco era Giuseppe Scopelliti. Undici arresti per far emergere quello che a Reggio Calabria sanno anche le pietre del Lungomare più bello d’Italia, e cioè che il comune è stato espugnato dalla ‘ndrangheta.

Nelle settimane scorse avevano scioperato anche loro, i lavoratori di «Multiservizi», per protestare contro gli stipendi non pagati. Il comune è sull’orlo della crisi finanziaria, avendo gli ispettori del ministero dell’Economia accertato un buco di almeno 70 milioni di euro. E per questo rischia di essere commissariato. Ma adesso potrebbe finire addirittura sciolto per infiltrazioni di mafia.
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Re: Parco Caserta nelle mani della ndrangheta?

Messaggio da goldenboy » 19/11/2011, 17:13

Questo topic non vi piaceva???

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