Legge elettorale Incostituzionale

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_naka
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Re: Legge elettorale Incostituzionale

Messaggio da _naka » 07/12/2013, 9:19

Matteo Renzi e il leader del centrodestra in trattativa per la formazione di un nuovo governo, proprio come sono stati costretti a fare Pd e Pdl la scorsa primavera. Non si tratta di uno scenario fantapolitico. Ma di una situazione che potrebbe davvero concretizzarsi nel caso di ritorno alle urne con un sistema elettorale proprorzionale.

COALIZIONI AL 30-35% – I dati dei sondaggi sul consenso ai principali partiti effettuali negli ultimi giorni dai più autorevoli istituti di ricerca lasciano poco adito a dubbi. In Italia, dicono i numeri degli esperti, non c’è nessuna coalizione politica in grado di avvicinarsi alla soglia del 40% dei consensi e, di conseguenza, nessuna delle nuove ipotesi di riforma elettorale messa oggi in campo sarebbe in grado di garantire ad uno degli schieramenti in campo in caso di elezioni anticipate il raggiungimento del 50% dei seggi in Parlamento. Una delle criticità del Porcellum in vigore e appena definito incostituzionale dalla Consulta, consiste infatti nell’anomalia di attribuire il premio di maggioranza del 54% dei seggi della Camera ad aggregazioni di liste che a quella soglia non si avvicinano affatto (come accaduto alle ultime elezioni, con Pd e Sel che portano a casa 340 seggi a Montecitorio con il 29,5% delle preferenze) ed è allo stato improbabile l’approvazione di una nuova legge capace di offrire ancora la stessa possibilità.

TRIPOLARISMO COMPLICATO – La strada ristretta da percorrere, dunque, considerata l’indisponibilità del Movimento 5 Stelle alle alleanze con altri partiti, sembra portare ancora dritti alle ‘larghe intese’ o ‘strette intese’ tra destra e sinistra, come sono state ribattezzate dopo lo strappo di Berlusconi. Il Mattarellum, come abbiamo già avuto modo di ricordare, ha generato ben due volte su tre una maggioranza risicata, nel ’94 al Senato e nel ’96 alla Camera, in tempi in cui non esistevano formazioni consistenti alternative ai due principali poli, e potrebbe generare ingovernabilità oggi, in presenza di un sistema chiaramente tripolare. Il sistema utilizzato per l’elezione dei sindaci invocato in continuazione da Renzi, invece, un doppio turno con possibilità per la prima coalizione di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi, finirebbe per riproporre in una nuova veste l’anomalia odierna del Porcellum. Stesso discorso vale per l’ultima possibile soluzione trapelata, il sistema tedesco corretto con sbarramento alto e premio del 15% allo schieramento vincente. Questo schema aumenterebbe le chance di governabilità, soprattutto in virtù del fatto che la ripartizione dei seggi avviene al netto dei consensi dei piccoli partiti che non entrano in Parlamento, ma costringerebbe ancora gli sconfitti (anche gli sconfitti per pochi voti) a trovarsi in svantaggio di diverse, troppe, decine di seggi. L’ipotesi, tra l’altro, non sarebbe gradita al Movimento 5 Stelle, che in Parlamento ad inizio ottobre ha depositato in Parlamento una proposta per la ripartizione dei seggi con metodo d’Hondt che si avvicina molto al proporzionale puro in vigore fino al ’92.

PROPORZIONALE: BOOM DI GRILLO E FI – Per scoprire quanto sia arduo risolvere l’impasse (tra un maggioritario che penalizzerebbe oltremisura i 5 Stelle e altri sistemi che non consentirebbe la formazione di maggioranze chiare) è interessante elaborare qualche proiezione sulla composizione della Camera nel caso di ritorno al voto con sistema proporzionale puro (ipotizzando percentuali di consenso per i partiti identiche a quelle indicate nei sondaggi di oggi). Il gruppo del Pd alla Camera vanta oggi 293 deputati e raggiunge la maggioranza assoluta dell’assemblea, fissata a quota 316 seggi, grazie all’alleanza con i 29 onorevoli del Nuovo Centrodestra, mentre Forza Italia e Movimento 5 Stelle risultano irrilevanti. Se si tornasse al voto con un sistema proporzionale puro con sbarramento al 4% resterebbero fuori da Montecitorio perfino Sel e la Lega Nord, che alle ultime elezioni hanno ottenuto alla Camera rispettivamente il 3,2 e il 4,1% e che oggi nei sondaggi in pochi casi fanno registrare dati consistenti. I numeri sono bassi anche per Scelta Civica, Udc, Fratelli d’Italia, La Destra e Rifondazione Comunista. Il Pd, dunque, con il 29% di preferenze (dal conteggio complessivo escludiamo le minoranze linguistiche) conquisterebbe solo 234 seggi (59 in meno degli attuali), il Nuovo Centrodestra di Alfano (stimato mediamente intorno al 6%) salirebbe da 29 a 48 deputati, Forza Italia (21% negli ultimi sondaggi) crescerebbe da quota 67 a 170 (+103 onorevoli), e il Movimento 5 Stelle, infine, passerebbe da 106 a 178 rappresentanti (+72).

PROPORZIONALE: PD E ALFANO SENZA MAGGIORANZA – In uno scenario simile, dunque, il Pd si ritroverebbe con 82 deputati in meno della soglia di maggioranza e il nuovo partito di Alfano non sarebbe più sufficiente per formare una coalizione di governo. Entrerebbe, dunque, in gioco Forza Italia con un gruppo di onorevoli ben due volte e mezzo più ampio di quello attuale. Poco cambierebbe anche nel caso la Lega Nord, il partito di minore rilevanza elettorale più vicino alla soglia del 4%, riuscisse ad entrare in Parlamento. Ipotizzando il 4% di consensi per il Carroccio (31 seggi), Pd e Ncd si fermerebbero a quota 269 seggi, 53 in meno di quelli attuali e 47 in meno di quanti necessari per la maggioranza assoluta. Pd e Forza Italia, invece, insieme potrebbero contare ben 384 seggi, 24 in più di oggi.
PIU' VIVO PIU' TI AMO ! Tu sempre tu ,canterò sempre di più !! Ho visto la reggina mi sono innamorato e non la lascerò mai più !
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