L'oro di Napoli

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peas!
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L'oro di Napoli

Messaggio da peas! » 30/06/2011, 13:43

http://napoli.repubblica.it/cronaca/201 ... ref=HREA-1

Operazione Dia, indagato capo della Mobile e spunta anche Fabio Cannavaro
Sigilli a importanti locali di Napoli. Messi i sigilli alla catena di ristorazione Regina Margherita. Sequestrate le quote societarie dell'ex campione del mondo che al momento non risulta indagato. Sotto inchiesta invece Vittorio Pisani. Arrestati tre commercialisti. Verifiche in 81 banche

Maxi operazione Dia Napoli nei confronti dei presunti prestanome dei boss Lo Russo. In queste ore gli agenti al comando di Maurizio Vallone stanno eseguendo una serie sequestri di importanti locali della città di Napoli. In particolare sono stati messi i sigilli alla catena di ristorazione Regina Margherita. Negli atti dell'inchiesta due nomi eccellenti: quello del capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, indagato per favoreggiamento; e quello del calciatore Fabio Cannavaro, cui sono state sequestrate quote di una società che non risulta inquisito.

IL NOME DI CANNAVARO - Nell'ambito di questa operazione sono state sequestrate le quote societarie che appartengonno all'ex campione del mondo Fabio Cannavaro, attualmente giocatore di una squadra in Qatar, ma già capitano della nazionale e colonna negli anni di Parma, Juve e Napoli.

PRESTANOME DI UN IMPRENDITORE - Cannavaro al momento non risulta indagato e secondo le indagini avrebbe fatto da prestanome all' imprenditore Marco Iorio, legato al gruppo di Mario Potenza dedito all' usura e legato a clan camorristici. Il blitz della Dia comprende pure sequestri in corso in altre parti d'Italia e precisamente nelle città di Genova, Bologna, Torino, Varese, Caserta.

IL CALCIATORE SPIEGA AI PM - Fabio Cannavaro, che al momento non è indagato, ha reso dichiarazioni al pm nell' ambito dell' inchiesta sul giro di usura e riciclaggio. "Ho conosciuto Marco Iorio sei o sette anni fa e dopo circa un paio di anni sono entrato in società con lui nel ristorante di Napoli 'Regina Margherita', acquistando il 10 per cento delle quote della società", ha detto il calciatore. "In società con Marco Iorio - ha precisato - ci sono entrato quale socio della C.M.A. che è la mia società - la cui denominazione riproduce le iniziali dei nomi dei miei tre figli e che un tempo era denominata 'Cannavaro Immobiliare'". Cannavaro ha detto di non conoscere gli altri soci della società di Marco Iorio "se non Martusciello (non meglio specificato, n.d.r.) che però mi pare sia subentrato successivamente". Il calciatore ha precisato di essersi proposto lui stesso a Iorio, dicendogli che era sua intenzione "diversificare gli investimenti".

DIVIETO DI DIMORA PER IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE - Sempre in questa indagine il capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, è indagato con l'accusa di favoreggiamento nei confronti dei titolari di un ristorante. Pisani è inoltre destinatario della misura di divieto di dimora a Napoli.

LE ACCUSE AL SUPER POLIZIOTTO - Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Napoli, il capo della squadra mobile Vittorio Pisani avrebbe rivelato all'imprenditore Marco Iorio notizie riservate sull'inchiesta in corso, consentendogli così di sottrarre beni al sequestro e di depistare le indagini.
Titolare del fascicolo è il pm della Dda Sergio Amato, con il coordinamento del procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico. Alle indagini hanno dato un contributo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Lo Russo, ex capoclan dell'omonima organizzazione criminale attiva nel quartiere Miano, che ha riferito, tra l'altro, degli stretti legami di amicizia tra lui e il capo della squadra mobile.

IL CAPO DEI PM: IL POLIZIOTTO RIVELO' UNA INDAGINE - Il capo della squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani rivelò all' imprenditore Marco Iorio, referente per il riciclaggio del clan Lo Russo notizie sull' indagine in corso. Lo afferma il Procuratore di Napoli Giandomenico Lepore. Parla di una "vicenda dolorosa", il procuratore che in conferenza stampa, ha voluto ricordare l'importanza dell'attività di indagine svolta dalla Squadra mobile in questi anni, alla quale ha ribadito "stima e fiducia": "Tante deleghe alla Mobile sono in corso e tante ne daremo". "Mi dispiace, Vittorio Pisani era anche un amico, lo conosco dai tempi in cui stavo in Tribunale e alla Procura generale - ha sottolineato - è un personaggio noto e che si fa voler bene, ha arrestato latitanti del calibro di Iovine e Russo".

LEPORE: PISANI NON INDAGO' SU CAPITALI CLAN - Il capo della Mobile di Napoli Vittorio Pisani "non ha indagato per anni su capitali illeciti" prodotti dal riciclaggio e l' usura praticati dal clan Lo Russo. Lo affermano il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore e l' aggiunto Alessandro Pennasilico in un comunicato congiunto.


PISANI, PARLA IL PENTITO LO RUSSO - "Ho rapporti con il dottor Pisani dalla seconda metà degli anni '90". Apre così il boss poi pentito Salvatore Lo Russo, fin dalle dichiarazioni spontanee del 12 ottobre 2010, il capitolo dei suoi rapporti con uno dei migliori investigatori che Napoli abbia avuto. Lo Russo racconta di essere stato chiamato dal boss Paolo Di Lauro, capo del clan da cui si stavano separando gli 'spagnoli' di Raffaele Amato e Cesare Pagano, per tentare di comporre "fare il possibile per porre fine alla guerra". "Di tale circostanza io informai il dottor Pisani - dice Lo Russo - in quanto questi era impegnato nella cattura di Paolo Di Lauro. In quell'occasione in cui ci siamo visti al ristorante, il dottor Pisani mi diede il suo recapito telefonico, dicendomi che potevo rivolgermi a lui se avessi avuto bisogno di qualcosa...trovai strana la circostanza e quella sera stessa lo chiamai da una cabina telefonica. Fui così che ci incontrammo e lui disse che era sua intenzione catturare latitanti dell'Alleanza di Secondigliano".

MANGANELLI: FIDUCIA IN MAGISTRATI E IN PISANI - "Confermo stima e fiducia nel dottor Vittorio Pisani, che destinerò ad altro incarico per corrispondere alle determinazioni dell'autorità giudiziaria, nella quale ripongo altrettanta fiducia ed i cui provvedimenti, io personalmente e l'Istituzione che rappresento, rispettiamo incondizionatamente". Lo dice il capo della Polizia Antonio Manganelli, raggiunto telefonicamente dall'Ansa negli Stati Uniti dove si trova in questi giorni, in relazione all'indagine di Napoli in cui è indagato il capo della Mobile. "In questo momento - ha proseguito Manganelli - desidero mandare un abbraccio affettuoso alle donne e agli uomini della Squadra Mobile di Napoli che, a prezzo di enormi sacrifici personali e delle loro famiglie e pur in presenza di risorse umane e strutturali non sempre adeguate alle necessità, hanno ottenuto negli ultimi anni, proprio sotto la guida del dottor Pisani, risultati straordinari". Dunque agli agenti, conclude il capo della Polizia "dico di continuare ad essere la magnifica squadra, solida e coesa, capace di fronteggiare con coraggio e determinazione l'inondazione criminale, non solo camorrista, che affligge quel territorio ed alla quale troppo spesso da più parti si risponde solo con la convegnistica e con vane analisi sociologiche. A loro dico di vivere a testa alta questi momenti di comprensibile amarezza, continuando a fare il proprio dovere al fianco della magistratura e in stretta sinergia con le altre forze di polizia nell'interesse della comunità napoletana e dell'intero Paese".

IL CAPO DELLA MOBILE A ROMA, MORELLI NUOVA GUIDA - Intanto la responsabilità della squadra mobile di Napoli è stata affidata temporaneamente al vicecapo, Pietro Morelli. Lo ha detto all' Ansa il questore Luigi Merolla. "Per noi è come se Vittorio Pisani fosse in ferie - ha aggiunto il questore - in attesa della nomina del nuovo capo la guida passa a Morelli". Vittorio Pisani sarà trasferito a Roma, ha anticipato Merolla.

I VERBALI: TI FACCIO SALTARE TUTTI I DENTI - Tornando al capitolo-Cannavaro, Marco Iorio, l'imprenditore ritenuto dagli investigatori amico e socio in affari del calciatore è accusato di essere a capo di un'associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori, alle false comunicazioni sociali e alla corruzione di pubblici ufficiali. Avrebbe impiegato nelle sue attività denaro del boss del quartiere Santa Lucia Mario Potenza e dei suoi figli, nonchè due milioni di euro versati dall' ex capoclan Salvatore Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia. I soldi, secondo gli investigatori, provenivano soprattutto dall'usura. Nel decreto di sequestro, emesso dal gip Maria Vittoria Foschini, sono contenute anche alcune intercettazioni telefoniche che provano l' attività usuraria dei Potenza. Parlando con un imprenditore che non riusciva a saldare un debito, Salvatore Potenza lo minacciava così: "Ti devo levare tutti i denti da bocca... Allora, io non voglio sentire niente.
Digli a quel bastardo di tuo figlio che, dove lo vedo lo vedo, lo mando all'ospedale. Dove vedo a tuo figlio, lo devo fare a pezzi".

SOSPETTI SU BANCHE - Verifiche in 81 banche, di cui una sospettata di aver effettuato una serie di operazioni (almeno una decina) per ripulire il denaro.

PRESI TRE COMMERCIALISTI - Arrestati tre commercialisti. Uno particolarmente noto in città. L'inchiesta fa parte dell'operazione Megaride che ha portato nei mesi scorsi all'arresto di un ex contrabbandiere e usuraio che teneva milioni di euro (almeno 7) in contanti nelle pareti della sua casa di Santa Lucia.

TUTTI I NOMI DEI LOCALI: 17 SEQUESTRATI - I locali sequestrati dalla Dia nell'ambito dell'inchiesta su un'attività di riciclaggio ed usura collegata al clan Lo Russo sono 17, tutti molto noti e frequentati. Tra essi figurano il bar "Ballantine" e i ristoranti-pizzeria "Regina Margherita" in via Partenope e "I re di Napoli", la paninoteca "Dog Out" in piazza Municipio; il ristorante "Villa delle Ninfe" a Pozzuoli. "Tutti - scrive il gip - sono nella titolarità di società le cui quote sono a loro volta intestate a prestanome, e cioè a soggetti estranei ai gruppi familiari Iorio e Potenza, ma di fatto a loro legati da rapporto di dipendenza e subordinazione. Nella realtà - come dimostrato dalle intercettazioni - il potere decisionale rimane sempre saldo nelle mani degli imprenditori indagati. Spesso questi soggetti - aggiunge il gip - formalmente investiti della titolarità delle quote, hanno anche mansioni di dipendenti all' interno delle aziende, a volte anche in posizione sovraordinata rispetto al resto del personale".

LE ACCUSE - Le ipotesi di reato sulle quali in generaIe ruota l'inchiesta vanno dall'associazione per delinquere all'usura, dal riciclaggio all'evasione fiscale.

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Re: L'oro di Napoli

Messaggio da peas! » 30/06/2011, 13:44

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06 ... ri/132758/

Cannavaro e il riciclatore: ecco i verbali degli interrogatori
Di seguito pubblichiamo integralmente gli interrogatori di Fabio Cannavaro e del suo commercialista, Giovanni De Vita, riportati nel decreto di sequestro preventivo del tribunale di Napoli. La deposizione del campione del mondo è piena di “non ricordo”, mentre il suo commercialista spiega che Cannavaro era il prestanome di Marco Iorio, considerato il capo di un’associazione per delinquere dedita al riciclaggio, che incassava anche soldi dal clan camorristico Lo Russo.

“Deve infine valutarsi la richiesta del P.M. di sottoporre a sequestro il 35% delle quote che la società CMA holding e servizi srl, facente capo a Fabio Cannavaro ha nella società SVEVA srl.

Le indagini hanno evidenziato che il noto calciatore è da molti anni socio di Marco Iorio con una quota del 10% in gran parte delle società gestite dalla famiglia Iorio (cfr. la OCC del 28.6.2011).

Al fine di chiarire i reali rapporti con gli indagati, Cannavaro veniva sentito in data 25.5.2011 e riferiva:

A.d.r (a domanda risponde) ho conosciuto Marco Iorio sei o sette anni fa e dopo circa un paio di anni sono entrato in società con lui nel ristorante di Napoli Regina Margherita, acquistando il 10% delle quote della società. Mi viene chiesto quale sia il nome della società e rispondo di non ricordarlo. Per essere preciso in società con Marco Iorio ci sono entrato quale socio della C.M.A. che è la mia società la cui denominazione riproduce le iniziali dei nomi dei miei tre figli, società un tempo denominata Cannavaro Immobiliare.

A d.r. non so chi siano gli altri soci della società di Marco Iorio in cui sono subentrato se non Martusciello che però mi pare sia subentrato successivamente.

A d.r. Fui io a propormi a Marco Iorio, dicendogli che era mia intenzione diversificare gli investimenti. Mi viene chiesto quanto abbia conferito nel momento in cui sono entrato in società con Iorio e rispondo che, per quanto ricordi, ho conferito 150.000 o 200.000 euro, non ricordo con esattezza.

A d.r. non ricordo in che modo ho versato questi soldi, credo una parte in contanti, ma non riesco a quantificare. Preciso che ho acquistato le quote da un altro socio, un ragazzo il cui nome non ricordo e, comunque, non conosco. Lo incontrai presso il ristorante dopodiché affidai tutto al commercialista Gianni De Vita al quale consegnai anche i soldi e i titoli da versare al notaio.

Per acquisire più dettagliate informazioni veniva sentito in data 24.6.2011 il commercialista di Cannavaro, Giovanni De Vita, che riferiva:

A.d.r sono dottore commercialista, ho studio a Napoli in via Mario De Ciccio n.18. Tra i miei clienti c’è Fabio Cannavaro, persona che seguo dal 1996 circa.

A.d.r. Ho conosciuto Fabio Cannavaro tramite il suo procuratore Fedele Enrico. Avevo immaginato che l’oggetto della mia convocazione fosse la partecipazione di Fabio Cannavaro nelle attività di ristorazione dei fratelli Iorio, in quanto ho letto dai giornali delle indagini che la Procura di Napoli sta svolgendo ed ho anche avuto modo di parlarne con Fabio che mi ha informato di essere stato sentito da voi in ordine a tali vicende. Ho quindi predisposto uno schema riepilogativo che sintetizza le partecipazioni di Fabio Cannavaro tramite la C.M.A. Holding, e servizi srl schema che esibisco e produco.

A.d.r. la C.M.A. Holding e servizi è la società di famiglia di Fabio Cannavaro ed infatti reca le iniziali dei figli, Arenoso Daniela è la moglie e Noviello Massimo, l’attuale amministratore, è il cognato

A.d.r. Come si evince da tale prospetto in linea di massima le partecipazioni della C.M.A. Holding sono limitate a partecipazioni nell’ordine del 10%. L’unica eccezione è rappresentata dalla partecipazione tramite la Sveva srl nel ristorante I Re di Napoli in cui la partecipazione iniziale è del 45% . Mi risulta tuttavia che dopo poco dall’acquisto del 45% intervenne una procura speciale in favore di Marco Iorio per la vendita del 30% , di cui ho copia. Intendo dire cioè che benché risulti la partecipazione del 45% in realtà l’accordo con Marco Iorio è sempre stato nel senso che la partecipazione di Fabio era e sarebbe stata sempre del 10%, sin dall’inizio. Il corrispettivo versato che risulta dai conteggi che ho riportato nello schema, ossia dell’importo di euro 227.271 è stato calcolato quindi sulla base del 10% del valore effettivo della società, e non del 45%.

A.d.r. Sono certo che la titolarità del 45% delle quote sia solo apparente, l’entità della partecipazione di Fabio era solo del 10%. Non conosco il motivo di questa diversa apparente partecipazione di Fabio Cannavaro.

A.d.r non ricordo con precisione chi sia stato il “promotore” dell’ingresso di Fabio Cannavaro nelle attività degli Iorio, ma se non sbaglio è stato Angelo Vita.

A.d.r nell’occasione venni incaricato da Fabio di curare il suo ingresso nelle attività degli Iorio e ricordo che a tal fine entrai in contatto con Marco Iorio e con la sua commercialista Sandra De Caro, con cui ho curato gli aspetti tecnici. Fabio mi ha poi conferito procura speciale ed ho personalmente quindi rappresentato i suoi interessi. Ho personalmente partecipato a diversi incontri con Marco Iorio, con la commercialista e dal notaio.

A.d.r sono in possesso della documentazione contabile da cui è possibile ricostruire anche i passaggi economici delle varie operazioni e quindi mi riservo di produrla all’occorrenza.

A.d.r in ordine alle modalità con le quali la CMA Holding e Servizi versava i corrispettivi per l’acquisizione delle quote societarie, preciso che in genere venivano effettuati bonifici bancari dai conti della società in favore delle costituende nelle quali si era deciso di investire.

A.d.r. Fatta eccezione per l’investimento, nel 2005, per l’acquisto delle quote della SVEVA Srl, di norma le partecipazioni venivano calcolate al valore nominale pro-quota rispetto al capitale della costituenda società.

Alla luce delle dichiarazioni riferite dal commercialista De Vita e della documentazione dallo stesso esibita (schema riepilogativo delle società e corrispondenza telematica con l’indagata Sandra De Caro), può senz’altro affermarsi la sussistenza del fumus circa la fittizietà della intestazione alla società CMA del 35% delle quote della SVEVA srl, quote di fatto appartenenti a Marco Iorio”.

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