Il nostro cuore gronda sangue

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reggino
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Re: Il nostro cuore gronda sangue

Messaggio da reggino » 13/08/2011, 20:28

rca ha scritto:[

Compare -intanto un saluto, se mi ricordo giusto chi sei- io non voglio difendere il nano, lungi da me farlo. Voglio però cercare di capire perchè, oltre la logica dell' opposizione, anche in questi momenti critici non si riesca a condividire nulla. Ripeto, più di un punto mi lascia perplesso (taglio fas su tutti) ma qualche altro possibile che non sia degno nemmeno di attenzione e che è tutto da rifare?

Sul politico, a destra o sinistra, ho l' impressione che questa legislatura abbia fatto davvero come peggio non poteva. Tremo sapendo che nemmeno alla prossima tornata sarò libero di eleggere chi dico io.


Di Pietro ha parlato di una manovra a luci ed ombre,cioè qualcosa di decente c'è,ma complessivamente è una schifezza.Questa manovra qui non la condividono importanti esponenti della maggioranza a partire da Formigoni per passare ad Alemanno per finire a Crosetto,e vuoi che la difendono quelli dell'opposizione? a proposito news fresca,fresca.


Manovra, si allarga la fronda anti-Tremonti
Nove deputati Pdl: “Faremo emendamenti”
Partiti in 4, diventano 9 i parlamentari Pdl che animano la fronda contro Giulio Tremonti e la manovra fresca di varo in Cdm. Antonio Martino, Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Santo Versace, Alessio Bonciani e Deborah Bergamini si aggiungono a Guido Crosetto, Isabella Bertolini e Giorgio Stracquadanio nel dire che “non abbiamo sbagliato nel giudicare deludente l’intervento del ministro dell’Economia. Il decreto legge presentato dal governo è poco convincente per due ragioni fondamentali: non affronta seriamente i problemi strutturali che hanno portato la spesa pubblica al 52% del Pil e il debito pubblico a dimensioni insostenibili; e aumenta le tasse sul reddito già troppo elevate”.

“Il presidente del Consiglio, il leader politico che per primo ha proposto un coerente programma liberale, sostiene, a ragione, di avere il cuore che gronda di sangue. Eppure – proseguono i 9 parlamentari Pdl – non è affatto impossibile almeno emendare il decreto per rafforzare e rendere più certe le misure riformatrici, come ad esempio quelle relative alla privatizzazione dei servizi locali, ed evitare un per niente inevitabile aumento delle tasse”. “Per rispetto della parola data agli elettori, per rispetto delle nostre convinzioni, per la certezza data dall’esperienza che più tasse vogliono dire meno lavoro e meno sviluppo, abbiamo deciso – annunciano – di presentare una serie di emendamenti che sostituiscano le maggiori tasse con migliori riforme, che riducano l’impatto depressivo sull’economia, che riducano la spesa pubblica in rapporto al Pil. Le nostre saranno proposte concrete, misurabili e diverse tra loro, di modo che il Parlamento possa discutere e scegliere quelle che riterrà migliori”.

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Re: Il nostro cuore gronda sangue

Messaggio da Violins&RosesEnough » 14/08/2011, 0:49

L'addizionale del 10% sui redditi autonomi oltre i 55.000 € è sparita in una sola notte. :oo:

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Re: Il nostro cuore gronda sangue

Messaggio da Lillo sei uno » 14/08/2011, 10:55

Violins&RosesEnough ha scritto:L'addizionale del 10% sui redditi autonomi oltre i 55.000 € è sparita in una sola notte. :oo:


Infatti, si sono resi conto che così avrebbero indispettito il loro elettorato più onesto :lol:

Ma per dimostrarti che questa manovra, aggiunta a quella di luglio, sia iniqua, nonché agevolatrice dell'evasione degli autonomi, ti faccio un esempio banale.

Mediamente un dentista, dico un dentista, dichiara all'anno poco più di 40 mila euro (poveracci). Con la cancellazione delle detrazioni fiscali a favore dei dipendenti, chi richiederà più il rilascio della fattura davanti alla proposta indecente di uno sconto del 20% sulla parcella, naturalmente per quei dipendenti che possono ricorrere al dentista privato e non all'ASL :scratch

Da qui si denota la faziosità dei questo governo che colpisce, come più volte detto, i soliti noti.
S'a Reggina è na malatia, prima Foti e poi Praticò sunnu i so merici curanti.

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Re: Il nostro cuore gronda sangue

Messaggio da reggino » 14/08/2011, 12:03

'Avvenire', poliziotti e province
Nel Paese rivolta contro la manovraDure reazioni al provvedimento varato ieri dal governo. Il quotidiano dei vescovi: "Pagheranno tutti, tranne gli evasori". I giornali di centrodestra: "Stangata delle libertà". Critiche le opposizioni. Fiom pronta alla mobilitazione. Sul piede di guerra le province. E Mastella: "Via Benevento? Creiamo il Molisannio". Nove deputati Pdl annunciano emendamenti
Intra, cuore della provincia del Verbano Cusio Ossola, uno degli enti di cui è prevista l'eliminazione
ROMA - Opposizione, sindacati, presidenti delle province. Il giorno dopo l'approvazione della dura manovra di correzione 1 si leva un fronte di reazioni durissime al testo presentato oggi dai ministri del governo. Tra gli interventi più critici quello di Avvenire, che in un editoriale a firma del direttore Marco Tarquinio scrive: "Troppi e decisivi dettagli attendono di essere chiariti", e non si può ancora formulare un "giudizio articolato", ma si può certo osservare che "tutti, poveri, ceto medio e (veri o presunti) ricchi, pagheranno qualcosa. Politici compresi. Tutti, meno gli evasori. Gli unici - rimarca il quotidiano della Cei - che non hanno legge, che non subiscono tagli, che dribblano i sacrifici. Chi ci governa e chi siede in Parlamento ricordi che, da oggi, tutto ciò che verrà scontato e addirittura condonato o perdonato a quest'altra 'casta' peserà 45 miliardi di volte in più nel giudizio degli italiani onesti".

Province in trincea. Compatto anche il fronte delle province, dopo la annuncio del governo di voler sopprime quelle sotto i 300mila abitanti. "Non credo che il presidente della Repubblica possa permettere che si calpesti la Costituzione", commenta il presidente della Provincia di Fermo Fabrizio Cesetti. " Servono soluzioni vere. Sopprimere 37 piccole Province porta un risparmio minimo e rende meno tutelate le periferie", il
pensiero di Massimo Nobili, presidente Pdl della provincia di Verbano Cusio Ossola. Scherza invece il presidente della provincia di Isernia Luigi Mazzuto (Pdl)," Il solleone di Ferragosto dà alla testa e gioca brutti scherzi".

Critici i giornali di centrodestra. Non risparmiano critiche al provvedimento anche i giornali vicini alla maggioranza di centrodestra. "Il Giornale" parla di "brutta botta per il ceto medio" e si scaglia contro il cosiddetto 'contributo di solidarietà'. " Solidarietà verso chi? Verso chi ha amministrato male l'Italia per 40 anni e spendendo più di quanto fosse lecito, ha riempito di buchi il bilancio pubblico?", scrive Vittorio Feltri, che rincara: "Chi sono i geni che ci hanno ridotto così? Guardiamoli in faccia, guardiamoli in faccia e rifiliamo loro un calcio nel sedere. Gente del genere in Ungheria finirebbe in galera". Sulla stessa linea "Libero" che apre con il titolo a tutta pagina "La stangata delle libertà".

Di Pietro: "Possibile discussione ma no a polpette avvelenate". Sul fronte delle opposizioni Antonio di Pietro mette in guardia la maggioranza e si dice pronto a discutere sulla manovra approvata dal governo, ma si dichiara indisponibile "ad ingoiare qualsiasi polpetta avvelenata, in nome dell'emergenza". "A pagare sono i soliti noti e da questo punto di vista la manovra è di insopportabile iniquità", ha detto il leader Idv. "Da dove vengono i soldi veri, gli incassi significativi? dall'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, dalla quadruplicazione dei tempi di pagamento dei tfr per i lavoratori della pubblica amministrazione. Verranno soprattutto dai tagli agli enti locali che sono né più né meno che tagli alla spesa sociale, al welfare e ai servizi essenziali. Ci vuole la faccia tosta di questi governanti per dire che non hanno toccato istruzione e sanità. Cosa credono che affonderà grazie ai loro tagli?"

Finocchiaro (Pd): "Manovra squilibrata, ma porteremo nostre proposte". Timidi segnali di apertura, nonostante il forte dissenso, anche dal partito democratico. "Siamo molto critici con questa manovra che è squilibrata, non aiuta la crescita, e non fa pagare chi ha di più", spiega il capogruppo Pd in Senato Anna Finocchiaro. "Si colpiscono i redditi dichiarati e non le ricchezze. Noi porteremo le nostre proposte in Senato, e ci auguriamo che la maggioranza e il governo accettino i nostri suggerimenti. Ieri il presidente del Consiglio ha detto di non prevedere la fiducia. Sarebbe un gesto importante e responsabile.

Casini: "Opposizioni rispondano con serietà". Un richiamo alla responsabilità arriva da Pier Ferdinando Casini: "Con la manovra il governo chiama il Paese ad un "sacrificio immenso". A questo "le forze di opposizione devono corrispondere con grande serietà e senso dello Stato", dice il leader Udc. Poi l'attacco: "Dopo tre anni di inutili perdite di tempo e di patetiche rassicurazioni sulla condizione dell'italia, nel pieno di una tempesta finanziaria mondiale, il governo si è finalmente svegliato. Ma lo ha fatto tartassando i soliti noti che non evadono le tasse, il ceto medio e le famiglie, ed evitando quegli interventi strutturali di cui invece il Paese ha bisogno".

Briguglio (Fli): "Evidenti responsabilità di Berlusconi se arrivati a questo punto". Lascia una porta aperta anche il 'falco' di Futuro e Libetrtà Camerlo Briguglio: "Il Terzo Polo in parlamento metterà in campo un arsenale di idee e proposte per migliorare la manovra del governo, molte avanzate in tempi non sospetti dal presidente Baldassarri per conto di Fli, ma sia chiaro che le responsabilità di Berlusconi e del suo governo di averci portato a questo punto sono evidenti e sotto gli occhi degli italiani".

Vendola: "Atto di guerra contro l'Italia". A sinistra, parole di fuoco arrivano dal governatore pugliese Nichi Vendola che parla di "atto di guerra contro l'italia" puntando il dito contro le "misure punitive per gli enti locali". la "devastante riduzione di servizi sociali e di diritti, un colpo alla civiltà del lavoro. E nessuna scelta per la crescita e lo sviluppo". Per questo, secondo il leader di SeL, occorre "una reazione durissima". Ancora più pesante il giudizio di Oliviero Diliberto, segretario del Fdci-Federazione della Sinistra, secondo cui "siamo alla dismissione dello Stato".

Fiom e Cgil: "Subito mobilitazione". Sul fronte sindacale bocciatura senza se e senza ma dalla Fiom che annuncia una mobilitazione fino ad arrivare ad uno sciopero generale contro l'estensione "erga omnes" degli effetti dell'accordo siglato a fine giugno tra confindustria e sindacati sui contratti aziendali. L'intervento per legge sulla contrattazione "è un attacco senza precedenti al contratto collettivo nazionale del lavoro e apre alla libertà di licenziare - dice Maurizio Landini, segretario generale della Fiom - non serve per uscire dalla crisi anzi, si usa la crisi per cancellare i diritti e fare una legge 'ad aziendam', pro Fiat. Si tratta di una norma incostituzionale - sottolinea il leader delle tute blu - che va contro la carta europea dei diritti dell'uomo. Cosa inaccettabile, contro la storia sindacale del nostro Paese". Stesso invito arriva dal segretario della Cgil Susanna Camusso: "Abbiamo presentato la nostra proposta e sicuramente continueremo a presentarla alle commissioni parlamentari. Mi pare evidente che, per cambiare il segno di iniquità che c'è, ricorreremo alla mobilitazione".

I poliziotti: "Manovra penalizza la sicurezza". Sul piede di guerra anche il Sap, il sindacato dei poliziotti, che parla di manovra "penalizzante" per le forze dell'ordine, che vedono a rischio tredicesime, buonuscite e festività. "Se il cuore del presidente Berlusconi gronda sangue per aver messo le mani nelle tasche degli italiani - rileva Nicola Tanzi, segretario generale del Sap - figuriamoci in che condizioni sono gli appartenenti alle forze dell'ordine che, dopo i tagli degli ultimi tre anni, si ritrovano con una ennesima manovra finanziaria penalizzante per il comparto sicurezza, che promette di bloccare le buonuscite per due anni, che rischia di compromettere le nostre tredicesime se l'Amministrazione di p.s. non rispetterà i vincoli di bilancio e che accorpa nella giornata di domenica alcune festività come il primo maggio o il 2 giugno, quindi niente recupero riposo per chi lavora e niente pagamento della festività stessa". Pertanto, annuncia Tanzi, "la battaglia del sindacato non si fermerà neppure a ferragosto e concerteremo presto con le altre organizzazioni dei comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico azioni comuni per tentare, responsabilmente, di salvare il salvabile e, soprattutto, di garantire i diritti acquisiti agli appartenenti alle forze di polizia".

Cisal: "Evasori continueranno a farla franca". Insoddisfatto delle misure anche Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, la Confederazione Italiana sindacati Autonomi Lavoratori: "Sui tagli della politica si può fare ancora molto di più. E anche per il fisco, siamo ancora ai pannicelli caldi che consentono agli evasori incalliti di farla franca e a far pagare ancora ai soliti noti mettendo le mani sulle pensioni e con iniziative astruse come il blocco del Tfr e la messa in discussione delle tredicesime per il pubblico impiego".

Reteimprese: "Difficile equilibrio conti senza crescita". Forti perplessità arrivano anche da Rete Imprese Italia, l'associazione che raggruppa Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, secondo cui il pareggio di bilancio è "un obiettivo fondamentale per il nostro paese ma, senza la crescita, rischia di non garantire un equilibrio stabile dei conti pubblici". Per il presidente Ivan Malvasi per la crescita "sono necessari interventi mirati e accompagnati da un alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese appesantimenti del prelievo rendono meno competitive le aziende e più debole il paese. Non può essere dimenticato - ha sottolineato - Malvasi che le piccole imprese oggi sono sotto sforzo nei cambiamenti organizzativi, nella realizzazione di nuovi prodotti, nella ricerca di nuovi mercati. L'aumento della pressione fiscale rischia di compromettere questo impegno".

Marcegaglia: "Riforma pensioni per detassare il lavoro". Ma il presidente degli industriali Emma Marcegaglia, in un'intervista al Sole24ore rilancia: "Faccio una proposta a maggioranza e opposizione, il decreto verrà discusso in Parlamento, si sfrutti questo passaggio per modificare il punto essenziale di questa manovra unendo insieme rigore e sviluppo: si riformino le pensioni di anzianità. In questo modo si recuperano in modo strutturale risorse fino a 7 miliardi di euro in due anni e si può ridurre il prelievo di solidarietà sul ceto medio, che rischia di avere una funzione depressiva superiore al previsto dare una spinta allo sviluppo, a partire dalle infrastrutture". "Si può fare anche di più - avverte poi la presidente di Confindustria - con un piccolo aumento dell'Iva, anche un solo punto, che può valere fino a 6,5 miliardi di euro, si recuperano altre risorse strutturali per ridurre le tasse sul lavoro, in primis quelle che riguardano i giovani. Bastano, come vede - dice rivolgendosi a Roberto Napoletano - pochi aggiustamenti per cambiare la faccia di questa manovra".

La provocazione di Mastella. "Creiamo il Molisannio". E per Benevento, candidata ad essere eliminata dal provvedimento del governo, Clemente Mastella avanza una proposta: "Riscrivere la geografia", annettendo, ad esempio, "le confinanti Valle Caudina e Valle Alifana" e "superare, così, la soglia dei 300mila abitanti evitando di rientrare tra quelle istituzioni sottoposte a cancellazione". Questa la 'ricetta' avanzata dal segretario nazionale dei Popolari per il Sud, che suggerisce anche un nome per il nuovo territorio il "Molisannio".

Censore (Pd): "Escamotage per salvare alcune province del nord". E sul taglio delle province, il consigliere regionale Pd in Calabria Bruno Censore denuncia: "Il testo predisposto dal ministro Tremonti non contempla il solo dato demografico quale elemento decisivo per la soppressione delle Province. Il testo, infatti, esenta da sforbiciate le Province con più di 3.000 km quadri di superficie. Il tutto, se consideriamo anche il silenzio della Lega sempre contraria all'abolizione degli Enti intermedi, mi lascia pensare che l'estensione territoriale rappresenta un espediente per salvare le piccole Province del Nord". Un 'trucco' che permetterebbe, secondo il consigliere di salvare province come Belluno, Grosseto e Sondrio (patria del ministro Tremonti), inferiori ai 300mila abitanti.

Nove deputati Pdl annunciano emendamenti. Si allarga intanto il fronte dei 'dissidenti' della maggioranza che si opporranno al testo appena approvato dal governo. Da quattro 2 sono diventati nove i depuati che prennunciano emendamenti al decreto che contiene la manovra aggiuntiva. Si tratta di Antonio Martino, Guido Crosetto, Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio, Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Santo Versace, Alessio Bonciani, Deborah Bergamini. I nove parlamentari giudicano la manovra "poco convincente".

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Re: Il nostro cuore gronda sangue

Messaggio da reggino » 14/08/2011, 12:04

L'EDITORALEPagano sempre i soliti notidi EUGENIO SCALFARI
Sintesi della manovra per Berlusconi: "Il mio cuore gronda sangue, ma ho dovuto farlo per il bene del Paese".

Sintesi della manovra per Tremonti: "La mia coscienza è tranquilla perché ho operato per il bene del Paese".

Sintesi della manovra per noi commentatori cattivi secondo il ministro Sacconi: "È una tardiva e inutile schifezza".

Queste sono le sintesi, ma ora andiamo alle analisi. Questo decreto-manovra che modifica dopo appena due settimane il decreto approvato in tre giorni dal Parlamento, rappresenta il combinato disposto d'un asprissimo conflitto tra Berlusconi e Tremonti nel corso del quale l'uno e l'altro si sono paralizzati a vicenda. Il primo aveva come sponda e come scusante Mario Draghi e la Bce, il secondo combatteva da solo e con un braccio legato da una catastrofe incombente da lui non prevista.

Berlusconi avrebbe voluto aumentare l'Iva di uno o due punti, Tremonti gliel'ha impedito dimostrandogli che il gettito sarebbe stato insufficiente e il rischio di inflazione elevato.

Tremonti voleva un'imposta di scopo sulla ricchezza, analoga a quella che fu varata da Prodi per l'entrata nell'euro. Berlusconi gliel'ha impedito. Berlusconi voleva sbloccare 15 miliardi che i concessionari di beni pubblici erano in grado di mobilitare subito per investimenti in infrastrutture a cominciare dalle autostrade, porti, aeroporti, ferrovie. Tremonti gliel'ha impedito.

Tremonti voleva tassare la prima casa. Berlusconi gliel'ha impedito. Bossi, terzo incomodo,
non voleva che fossero manomesse le pensioni d'anzianità. In parte c'è riuscito ed ora ne mena vanto.

Il decreto esce oggi in "Gazzetta Ufficiale" ed è il risultato di questa singolarissima collaborazione tra il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia. Una collaborazione perversa che non è mai avvenuta in nessun Paese del mondo dove, quando si manifestano dissidi e versioni così contrapposte uno dei due contendenti (di solito il ministro) rassegna le dimissioni. Da noi no, dimettersi non si usa, c'è sempre uno Scilipoti a tenerli a galla.

Domani in tutto il mondo riaprono i mercati perché il ferragosto è una vacanza solo italiana. Noi commentatori cattivi speriamo di tutto cuore che questo aborto di manovra sia preso sul serio a Francoforte, a Parigi, a Londra, a Wall Street. Ma se così non sarà, saranno guai terribilmente seri.

* * *

C'è stato un preludio alla manovra-schifezza. Il ministro dell'Economia era profondamente offeso da come i giornali della famiglia regnante (ma non solo loro) l'avevano trattato. E ancor più offeso dal fatto che il presidente del Consiglio aveva pubblicamente assunto come sua guida il governatore Draghi che lui vive come un trave in un occhio. Chiese perciò, a tutela della sua reputazione, l'immediata nomina di Vittorio Grilli, attuale direttore generale del Tesoro e suo fidato seguace, a governatore della Banca d'Italia. Berlusconi chiamò Letta e l'incaricò di darsi da fare: voleva evitare che Tremonti si dimettesse in uno dei suoi sempre più frequenti attacchi di rabbia.

Letta non trovò di meglio che chiedere l'aiuto di Bersani, ma aveva scelto molto male l'eventuale aiutante o forse l'aveva scelto benissimo. Bersani fece quello che onestamente riteneva giusto: informò Napolitano di quanto gli veniva chiesto. La nomina del governatore è un atto complesso e il presidente della Repubblica ne è uno degli attori principali. Perciò dal Quirinale avvertirono Letta che una richiesta del genere in un momento così agitato sarebbe stata respinta. Come preludio alla manovra non c'è male.

Ma ci fu anche un altro preludio, passato quasi sotto silenzio benché gravido di presagi: la Banca d'Italia diramò venerdì la notizia che il nostro debito sovrano aveva toccato la sua punta massima, pari a 1.900 miliardi, un rapporto del 120 per cento rispetto al Pil valutato per quest'anno all'1,1. Se il Pil dovesse ulteriormente scendere come probabilmente avverrà, quel rapporto sarà ancor più elevato.

* * *

Di buono nel decreto-schifezza c'è una sola cosa e ci sembra doveroso darne atto: l'abolizione d'una trentina di Provincie e dei relativi Prefetti e Questori, più i loro cospicui "indotti". E l'accorpamento dei Comuni piccoli e piccolissimi.

Era un progetto da tempo allo studio, dall'epoca del governo Prodi del '96, ma mai approdato in Parlamento. È stato tirato fuori dal ministro Calderoli col forcipe dell'emergenza. Si tratta d'una riforma vera e strutturale. Bravo Calderoli. A sentirlo ieri nella conferenza stampa con Tremonti e Sacconi, sembrava uno statista al punto da farci dimenticare il ministro che disse d'aver abolito 476mila leggi semplificando lo Stato. Di quella semplificazione nessuno si è accorto, nessun cittadino, nessun contribuente, nessun utente e nessuna istituzione. Il ministro che ieri parlava da statista ha avuto la dabbenaggine di ricordarcelo. Dia retta: non ne parli mai più, consideriamolo un videogame e cerchiamo di scordarci tutti di quella pagliacciata.

Una parola viene qui acconcia a proposito del ministro Sacconi il quale durante la conferenza stampa di ieri ha più volte attaccato il governo Prodi per aver anticipato anziché postergarla l'età dei pensionati. Mancava però il contesto in cui quell'attacco andava collocato. Prodi si era trovato di fronte allo "scalone" di Maroni e l'aveva trasformato in altrettanti scalini per renderlo equamente accettabile.

Egregio ministro, lei appartiene ad un governo di cui c'è solo da vergognarsi. Ma noi, commentatori cattivi, cerchiamo di collocare nel contesto perfino lei. Pensi dove arriva la nostra pietà cristiana e cerchi - se può - di fare altrettanto.

* * *

La manovra-schifezza per anticipare il pareggio del bilancio ha bisogno di almeno 20 miliardi subito e li ha trovati in questo modo: 8 miliardi e mezzo di tagli ai ministeri nel biennio 2011-12; 10 miliardi e mezzo di tagli a enti locali e Regioni; 1 miliardo dalle rendite tassate al 20 per cento, un altro miliardo dal contributo dei redditi oltre i 90mila e i 150mila euro. Il totale fa 21 miliardi, dei quali 19 da ministeri ed enti locali. Questi ultimi significano semplicemente altre tasse locali e/o azzeramento dei servizi.

Non parliamo della macelleria sociale, per altro notevole; parliamo del fatto che, dopo questi 21 miliardi ne restano ancora da reperire 27 per arrivare al totale dell'operazione. Dove andarli a cercare? La risposta c'è: nella delega assistenziale, nello sfoltimento delle detrazioni, nelle pensioni di invalidità, di reversibilità, nei costi della Sanità.

Tutto spremuto e ridotto all'osso si arriva sì e no a 7-8 miliardi. Ne restano altri 20, sui quali c'è il buio assoluto.
Schifezza perché pagano solo i meno abbienti e i soliti noti. Insufficienza perché questa schifezza non basta. E infine non c'è assolutamente niente che finanzi provvedimenti di crescita. Il Tremonti della conferenza stampa rispondendo alla domanda di un giornalista ha detto: "Io sto alle previsioni dell'Istat: il Pil crescerà quest'anno dell'1,1 per cento. Le liberalizzazioni che faremo potranno aumentare questa cifra dello 0,1 nel breve periodo. E poi la crescita non dipende da noi ma dall'America e dall'Europa".

Questa è l'analisi della manovra.

* * *

La sorpresa di ieri è il contropiano di Bersani. Fatti salvi i suoi giudizi politici su un governo irresponsabile, sugli errori macroscopici di previsione, sul mancato ascolto di quanto da molti mesi propongono le opposizioni e le parti sociali, giudizi sui quali coincidono quelli dei cattivi commentatori, il contropiano si articola così:

1) prelievo "una tantum" sui capitali illecitamente esportati e poi rientrati in Italia con uno scudo fiscale ottenuto pagando soltanto il 5 per cento dell'ammontare. Negli altri paesi europei che fecero analoghe operazioni il prelievo fu mediamente del 30 per cento. Il Pd propone ora una tassa del 20 per cento che frutterebbe all'erario 15 miliardi.

2) Una lotta all'evasione seguendo lo schema che fruttò, quando Visco era ministro delle Finanze, 30 miliardi in un anno, basati sulla tracciabilità dei pagamenti e sull'elenco dei fornitori.

3) Una descrizione del patrimonio da effettuare ogni anno come allegato alla dichiarazione dei redditi.

4) Un'imposta ordinaria sui cespiti immobiliari ai valori di mercato, con ampie esenzioni sociali e inglobando le imposte comunali relative agli immobili.

5) Dimezzamento dei parlamentari dalla prossima legislatura.

Questi sono solo alcuni dei punti ai quali si affiancano liberalizzazioni negli ordini professionali, della Rc auto, dei mutui e dei conti correnti bancari, dei servizi pubblici locali (acqua esclusa) nonché la separazione della Rete gas dalla Snam.

Il pacchetto poggia interamente sul presupposto che debbano esser messi a contributo i ricchi e gli evasori e non le famiglie, i lavoratori e le imprese che sono già oberati oltre misura.

* * *

Sarà interessante assistere al confronto tra queste due filosofie. Berlusconi ha fatto molte aperture all'opposizione. È la prima volta. Se accettasse di ritassare i "patrimoni-scudati" sarebbe una vera bomba.

L'accetterebbe anche Tremonti? E come l'accoglierebbero i mercati?

Maledetti benedetti mercati. Avete svegliato i dormenti, ridato l'udito ai sordi e la vista ai ciechi. Ma purtroppo non possedete la magia di evitare la recessione ed è questa la vera minaccia che grava su tutto l'Occidente e non solo.

Sta calando la domanda globale e il rigore che i mercati pretendono aggraverà quel calo. Della crescita questo governo se ne infischia. A noi sanguina il cuore. A Sacconi no, lui sogna di poter mandare la Camusso in galera e solo allora si addormenterebbe in pace nella convinzione d'aver operato per il bene del paese.
(14 agosto 2011)

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Re: Il nostro cuore gronda sangue

Messaggio da reggino » 14/08/2011, 12:05

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