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Fine del berlusconismo

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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda cozzina1 » 09/11/2011, 11:21

nick ha scritto:Il Berlusconismo non finirà mai: ha ormai segnato il paese così come fece in minor misura Mussolini.....

:?:
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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda pellarorc » 09/11/2011, 11:40

i 17 anni di berlusconi sono l'ennesima prova che il popolo italiano ha bisogno di leader pazzi! Le dittature non nascono a caso.
Possiamo paragonare il ventennio fascista a quello berlusconiano.
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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda Demy182rc » 09/11/2011, 11:56

dove sta la rivoluzione liberale?
quando si leverà definitivamente (sempre se lo farà) assisteremo al fallimento di una classe dirigente, di un modo di intendere la politica, di fottere il cittadino medio
il fallimento del servilismo cieco e bieco del suo elettorato. sempre pronto a difenderlo e costantemente inculato dal suo signore e padrone.
speriamo che quella parte d'italia riapra un'attimo gli occhi
Un Mito Non Muore Mai!

Foti su Tedesco: “Nessuna umiliazione, pensi di meno al ritorno economico”

dove c***o sta la vostra fantomatica rivoluzione liberale? la verità è che da 17 anni siete stati solo ed esclusivamente tanti M'BUCCALAPUNI
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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda UnVeroTifoso » 09/11/2011, 12:00

Demy182rc ha scritto:speriamo che quella parte d'italia riapra un'attimo gli occhi


Non c'è speranza per questo. Sono innamorati. :salut
"Nani su iddi e vvonnu a tutti nani;
Nci vannu terra terra, peri e mmani;
E pa malignità brutta e superba,
Ccà non crisci chi erba, erba, erba"
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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda cozzina1 » 09/11/2011, 18:59

ma i 400 (tra arresti ,indagati e condannati ) del pd ...appartengono alla schiera del berlusconismo quindi... :read:
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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda cozzina1 » 09/11/2011, 21:10

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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda Paolo_Padano » 09/11/2011, 21:23

per rispondere a ninomed i dittatori vanno eliminati

Ore 16,25, Silvio toglie la maschera di Papandreou e mette quella di Diabolik per bruciare l’operazione Monti. Mariarosaria Rossi: «Io come Eva Braun? Semmai sono Eva Kant».

di Tommaso Labate (dal Riformista di oggi)

La mossa alla Diabolik, con cui mina alle fondamenta l’operazione governissimo, Silvio Berlusconi la pensa alle 16.25. Mentre scuote la testa. Tre ore dopo, alle 19.49, quando la mossa alla Diabolik viene messa nero su bianco da un comunicato del Quirinale, tutti i fan del governo tecnico – comprese le sponde occulte dentro il Pdl (Letta? Alfano?) – reagiscono come sorpresi una doccia gelata.

La mossa alla Diabolik non è un passo indietro. Né uno in avanti. Né quel «passo di lato» che gli chiede anche Bossi. Nulla di tutto ciò. È il modo con cui il premier, che «si dimetterà dopo l’approvazione della legge di stabilità», di fatto prova a rimanere in sella a Palazzo Chigi (stando a fonti del Tesoro possono servire da un minimo di due settimane a un mese e anche più) il tempo necessario per bruciare tutti i ponti che avrebbero potuto portare a un governo di larghe intese.

Basta mettere in fila le dichiarazioni a caldo di tutti i tessitori dell’opzione Monti. Massimo D’Alema l’aveva spiegato ai fedelissimi già nel tardo pomeriggio: «Mi sa che questo ci porta dritti dritti dove vuole lui. E cioè alle elezioni». Il lettiano Francesco Boccia, che parla a nome del Pd, aspetta la nota del Colle che contiene la “promessa” del Cavaliere e la commenta stizzito: «Ora Berlusconi deve formalizzare subito le sue dimissioni. Ogni giorno che passa con questo governo costa al paese un mucchio di soldi». Roberto Rao, il deputato-spin doctor dell’Udc, che negli ultimi giorni ha sorpreso anche i giornalisti con le primizie via Twitter, alza le mani: «Se devo essere sincero no, non me l’aspettavo». E Pier Ferdinando Casini, a seguire: «Si approvi in fretta la legge di stabilità. Dico no a una campagna elettorale estenuante». Sono reazioni giustamente nervose. Troppo nervose per chi, all’apparenza, ha appena ottenuto l’obiettivo principale. E cioè la testa del Cavaliere.

A questo punto tocca tornare alle 16.25. A un uomo con la testa china sui tabulati di Montecitorio, che gli hanno restituito una maggioranza che s’è trasformata in minoranza. All’ultimo voto di fiducia poteva contare su 316 uomini. Adesso quegli uomini si sono ridotti a 308. 309 se si considera che Gennaro Malgieri, che in molti danno sul punto di abbandonare il Pdl per ritornare da Fini, dichiara in Aula che comunque avrebbe votato a favore del Rendiconto se non fosse stato «per dei medicinali» che doveva prendere. Mancano all’appello i frondisti (Antonione, Fava, Destro), Papa che sta agli arresti domiciliari, le new entries dell’opposizione Stagno D’Alcontres e Pittelli, più l’astenuto Stradella e il convalescente Nucara. «Traditori», mastica amaro il Cavaliere. La scena che lo vede chino sui foglietti con i tabulati supera quasi i limiti dell’incredulità. Fino alla svolta. Che si materializza sotto forma di un foglietto, esposto a uso e consumo dei fotografi dell’Ansa, in cui il premier parla per la prima volta di «dimissioni».

In Transatlantico l’opposizione esulta. «Adesso state attenti a quello che succederà al Quirinale», scandisce Pier Luigi Bersani. «Deve dimettersi», sussurra Enrico Letta. «Lasci il governo», è la variante di Dario Franceschini. Il bello è che nessuno dei tre crede a quello che dice. Perché tutti e tre sono convinti che Berlusconi resisterà. Che la sua resistenza porterà a una rovinosa caduta del governo a Montecitorio. E che la rovinosa caduta dell’esecutivo, a sua volta, agevolerà lo scenario del governissimo. I messaggini che viaggiano sui blackberry in dotazione ai leader dell’opposizione danno conto di uno scenario in cui «Gianni Letta e Alfano sono con noi», pronti a lavorare a un «governo Monti». L’unico che non ci crede è Ugo Sposetti, tesoriere ds: «Vedrete che alla fine la soluzione più probabile è un governo di centrodestra. Guidato da Gianni Letta, magari con Alfano e Maroni vice».

Ore 19. Quando Berlusconi è già al Quirinale, Beppe Fioroni, in un corridoio laterale della Camera, disegna così la fine dell’impero del Cavaliere. «Stasera il premier proverà a resistere. Ma Napolitano, così come accadde per Prodi, lo spingerà a venire nella camera in cui non ha più la maggioranza a verificare se c’è ancora la fiducia. E visto che non ce l’avrà, la fiducia, ciao ciao. Fine della storia. Lo spread continuerà a salire fino a che, dentro il centrodestra, uomini di buona volontà e di estrazione democristiana non decideranno che è arrivata l’ora di salvare il Paese favorendo un governo Monti. Fate finta che Berlusconi sia Papandreou, che gridava “spezzeremo le reni alla Francia” e che due giorni dopo s’è trovato defenestrato».

Neanche un’ora dopo tutto è cambiato. Silvio molla la maschera di Papandreou e mette quella di Diabolik. Annuncia dimissioni che saranno formalizzate non prima, come spiega uno dei suoi, «di aver avuto la certezza che si andrà alle elezioni anticipate». Una mazzata al governissimo. «Quando se ne andrà, sarà troppo tardi per tradirlo». Eppure Mariarosaria Rossi, la deputata a lui più vicina, l’aveva detto fin dalla mattinata di ieri. Con sorriso beffardo sule labbra: «Mi dicono che sono come Eva Braun nel bunker di Hitler. Non è vero. Semmai sono Eva Kant».
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Re: Fine del berlusconismo

Messaggioda InGinocchioSi » 13/11/2011, 1:27

La stampa estera congeda il premier
"L'Italia chiude l'era Berlusconi"

Fonte: Repubblica.it
Giornali e siti in tutto il pianeta titolano sull'uscita di scena del Cavaliere. E tanti citano Mario Monti come unica soluzione di governo possibile per l'Italia. Il Financial Times: "Forse il berlusconismo non finisce con l'uscita di Silvio"
In piazza davanti ai palazzi del potere l'attesa, la gioia, i timori e la festa

ROMA - Le dimissioni di Berlusconi sono argomento da grandi titoli per i giornali e i siti web del mondo. Tutti giudicano l'uscita del premier una mossa indispensabile per l'inizio del risanamento della situazione italiana, e qualcuno indica Mario Monti come unica personalità in grado di condurre il Paese in questo momento difficile.

Stampa tedesca. "Roma aspetta il ritiro di Berlusconi", questo il titolo il sito del Financial Times Deutschland. Il giornale racconta l'attesa per "le dimissioni di Berlusconi", dando conto della "resistenza contro la soluzione di un governo di crisi favorita dal presidente della Repubblica".

Guarda già a domani il quotidiano di Monaco Sueddeutsche Zeitung, che titola: "Come l'Italia si può reinvertare". "Il sistema politico italiano è crollato in macerie, ma la fine del sistema berlusconiano autocratico e corrotto offre anche enormi possibilità al Paese", scrive il giornale bavarese. "I cittadini italiani aspettano la fine di una politica indicibilmente machista, in cui etica e morale non contavano e su tutto dominava la legge del potere e del denaro".

Il conservatore Die Welt ricorda in prima pagina l'approvazione da parte del Senato della legge di stabilità richiesta dall'Unione europea, che "spiana la strada per l'annunciato ritiro di Berlusconi". All'interno il Welt titola invece "Dottore Monti (scritto proprio così) deve salvare l'Italia" e dà conto del lungo applauso ricevuto in Senato dal "portatore di speranze".

"Tutto il potere ai tecnocrati", titola il sito del settimanale Der Spiegel, che mette sullo stesso piano Grecia e Italia, spiegando che dai "cosiddetti governi degli esperti" ci si attende "più che dai politici la capacità di realizzare le riforme necessarie. Ma il potere dei tecnocrati è a tempo". Comunque sia, scrive il tabloid Bild, "Roma aspetta il ritiro di Berlusconi, è partito il countdown": "Un'era si avvia alla conclusione! Ma ancora nessuno sa come sarà la prossima".

Stampa francese. Dopo "anni di regno" scrive il quotidiano francese Le Monde, "Silvio Berlusconi lascia l'Italia come l'ha trovata". Come a dire, nessun significativo cambiamento, nessuna riforma importante, nessuna svolta (a parte quelle relative ai suoi affari e ai suoi processi). E questo, spiega il giornale, a causa del "conflitto di interessi".

Nell'articolo, in evidenza nell'edizione online, le monde parla dagli accenni fatti martedì scorso da berlusconi ai temi della "responsabilità" e della "coscienza". Accenni, commenta le monde, "troppo tardivi e troppo rari".
Il quotidiano conservatore francese Le Figaro titola: "Berlusconi cerca di uscire di scena nel modo migliore" mentre "Napolitano a tappe forzate porta avanti la transizione".

Stampa spagnola. I giornali parlano della fine di quella che definisce "l'era Berlusconi" e rilevano come il voto del Senato ieri abbia contribuito a riportare una certa calma sui mercati. "L'Italia chiude l'era Berlusconi con le misure dettate dall' Ue" annuncia in prima pagina El Pais. "In una catena di riunioni, votazioni e dichiarazioni convertita in un lungo rituale per il licenziamento del Cavaliere, il Senato ha approvato il duro piano di misure economiche imposto dall'Ue per frenare l'ecatombe dell'euro", scrive il quotidiano di Madrid.

Abc parla di un Berlusconi "noqueado" ("a terra") che "prepara la sua imminente uscita dal potere" e afferma che "il Cavaliere lascia un Paese diviso, più insicuro, sul bordo del precipizio: per questo molti italiani hanno pronta la bottiglia di champagne, altri preparano i fuochi d'artificio aspettando che diventi ufficiale la partenza del 'Sultano'".

El Mundo in un editoriale rileva che "la tensione diminuisce in Italia aspettando Monti". Il prossimo governo, scrive, "che gli italiani lo vogliano o meno, sarà sotto tutela perché non esca dal cammino indicato dalle istituzioni comunitarie". La Vanguardia sottolinea che c'è "euforia nella stampa mondiale per l'addio di Berlusconi", ma avverte che "il Cavaliere ancora non si è arreso e pensa di contrattaccare con un esecutivo alternativo guidato dal suo delfino Alfano".

Financial Times. Secondo il quotidiano economico, gli italiani temono che "il berlusconismo sia caduto ma non ancora finito". Gli italiani si preparano a festeggiare questa sera, si legge, ma "il suo dominio nella vita pubblica è stato tale nella maggior parte degli ultimi due decenni che i festeggiamenti verranno tacitati dal timore che non sia finita". Nel lungo articolo a firma Guy Dinmore, viene citata, tra gli altri, anche Maria Latella, autrice della biografia di Veronica Lario, secondo la quale l'incapacità italiana di premiare la meritocrazia viene da lontano. E ha messo le radici prima ancora che "l'ex crooner da crociera" e imprenditore Berlusconi sviluppasse il suo impero televisivo e scendesse in politica.

Stampa Usa. Il titolo che il Washington Post dedica oggi a Silvio Berlusconi sottolinea "l'eredità di uomo politico playboy". "Il Parlamento italiano vota sulle misure di austerity", è il titolo sul sito della Cnn mentre il New York Times accomuna le crisi di Italia e Grecia: "Italia e Grecia agiscono con più energia sulla crisi del debito". Infine, il Los Angeles Times dedica una pagina alla crisi italiana: "Legislatori italiani premono per approvazione riforme in modo che Berlusconi possa lasciare".


(12 novembre 2011)
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