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300.000 statali di troppo

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Re: 300.000 statali di troppo

Messaggioda suonatore Jones » 19/08/2011, 10:52

goldenboy ha scritto:dai dati 2010 risulta che il 95% dei dirigenti ha ragiunto in pieno gli obiettivi e ha avuto dirittto alla retribuzione accessoria in misura piena...vuol dire che tutto funziona nella P.A.???


no, non tutto. il 95% :fifi:
suonatore Jones
 
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Re: 300.000 statali di troppo

Messaggioda Lillo sei uno » 19/08/2011, 14:52

Posto questa interessante riflessione che ho tratto da Repubblica.it a firma di un illustre sconosciuto, ma sempre di dipendente statale si tratta.

L’ILLUSIONE

E’ stata un’illusione. E’ doloroso ammetterlo. Ed al dolore si aggiunge la mestizia se penso che ho coinvolto nell’illusione altri, nella polizia giudiziaria e nel personale della Giustizia, che hanno lavorato con me. E non siamo gli unici disillusi in Italia, in questi giorni, tra coloro che onestamente hanno dedicato energie lavorative per rimpinguare le finanze del nostro paese.

Per 19 anni come Pubblico Ministero ho cercato fin dal primo minuto di dedicarmi al recupero di denaro alla collettività. Soldi liquidi, assegni circolari, bonifici bancari, F24 finiti nelle casse degli enti e società pubbliche, lo Stato primariamente, a vario titolo: pagamento di imposte evase, risarcimento del danno da corruzioni o frodi in pubbliche forniture, confische del profitto degli illeciti. Decine di milioni di euro, senza alcuna esagerazione.

C’era soddisfazione nei nostri occhi al rientro di tali somme. Per prima cosa potevamo essere certi che i nostri stipendi e le nostre pensioni ce li eravamo abbondantemente pagati con la nostra attività. Ci illudevamo, inoltre, che con quelle risorse restituite si contribuisse a comprare un’apparecchiatura sanitaria per eseguire esami specialistici, pagare un insegnante di sostegno, costruire qualche depuratore o discarica a norma di legge, restaurare una qualche opera d’arte.

Illusi. Quelle somme, molto più probabilmente, sono servite ad offrire ai nostri parlamentari gli spaghetti alla spigola per una manciata di euro, sono stati verosimilmente utilizzati per garantire voli e percorrenze ferroviarie gratuite agli eletti, auto blu costose e voli di Stato per andare a vedere la propria squadra del cuore.

E pensare che l’idea di corrispondere del denaro a coloro che si dedicavano alla vita pubblica fu introdotta da Pericle, lo statista ateniese del V secolo A.C., considerato uno dei padri della Democrazia. Pericle, però, propose tale prassi per consentire al quarto strato dei cittadini di Atene, quello più povero costituito per lo più da marinai, di poter partecipare alla vita pubblica, ciò che altrimenti gli sarebbe stato impedito proprio per l’impossibilità di abbandonare il lavoro e, con questo, la fonte di sostentamento. Un momento di allargamento della democrazia diretta grazie al pagamento della giornata di lavoro, ben altro rispetto agli odierni vitalizi italici dopo cinque anni di mandato, stipendi e benefit che creano una cerchia di privilegiati autoreferenziali ed abbarbicati alle loro poltrone.

Ed è forse ancora più tragica l’idea che quelle somme di denaro recuperate da evasione, corruzione e frodi, siano finite forse nei finanziamenti a Gheddafi, il tiranno al quale si compravano, oltre che veicoli per stipare i migranti economici in fuga dalla fame e dalle guerre, anche sacchi per cadaveri. Che ciò sia avvenuto con le imposte versate dai contribuenti onesti e con quelle recuperate dall’evasione è un dato di fatto che dovrebbe provocare vergogna come cittadini italiani.

O magari sono serviti, quei denari, a tenere in piedi un sistema carcerario lesivo della dignità umana in molti istituti di pena, popolati da tossicodipendenti, spesso stranieri, considerati criminali e messi in custodia anche se spesso la loro vita non ha offerto molte altre alternative. Finisce in carcere chi ruba un autoradio o qualche giacca in un grande magazzino; ma chi occulta ricavi per 200.000 euro, semplicemente non rilasciando fattura o scontrini fiscali, non è un criminale, secondo la legge.

Eppure qualche sospetto dovevamo averlo circa l’utilizzo iniquo delle somme recuperate dall’evasione o dalla corruzione. Quando sempre più spesso osservavamo lo sguardo compiaciuto dei contribuenti che potevamo esibire la prova di aver aderito al condono o ad uno degli scudi fiscali, facendo accomodare alla porta coloro che intendevano contestare un reato fiscale o una violazione tributaria. Oppure quando il pacchetto di norme anticorruzione, che ci avrebbe avvicinato all’Europa, continuava e continua a giacere in parlamento, od ancora quando si approvavano norme in materia di prescrizione dei reati dei colletti bianchi, dal falso in bilancio alla corruzione, che avrebbero determinato spese processuali inutili per processi destinati alla prescrizione. Indizi gravi, più che sospetti, della nostra illusione.

Non basta però confessare la nostra disillusione.

Proseguiremo come prima a fare il nostro dovere, perché non sappiamo essere diversi, confessando la nostra incapacità a passare nella categoria dei furbi italiani, consapevoli di essere stati presi in giro e che probabilmente lo saremo in futuro.

Non vogliamo perdere con questo il nostro diritto di cittadinanza. Nel 1819 il pensatore e politico di nascita svizzera e di famiglia francese, Benjamin CONSTANT, ebbe ad ammonire: “Il rischio della moderna libertà è che, assorbiti nel godimento della nostra indipendenza privata e nel perseguimento dei nostri interessi particolari, rinunciamo con troppa facilità al nostro diritto di partecipazione al potere politico”. Una vera e propria profezia, soprattutto considerando che l’epoca di CONSTANT non era ancora quella del consumismo, delle televisioni commerciali, della società liquida descritta da BAUMANN, fenomeni di massa che sempre più fanno rintanare nell’interesse privato lasciando mano libera alle oligarchie al potere.

Come cittadini che non vogliono correre il rischio prospettato da CONSTANT di rinunziare alla partecipazione al potere politico, possiamo pretendere che siano chiari i diversi contributi dati alla collettività dai cittadini onesti e da quelli disonesti. Non auspichiamo galera per i corrotti o gli evasori, ma sarebbe bello che d’ora in poi fosse possibile ristabilire la giusta scala delle dignità: i corrotti, i politici percettori di illeciti finanziamenti, i trafficanti dei pubblici poteri, gli evasori sono dei ladri: ladri di democrazia e parassiti della Repubblica. Questa constatazione dovrebbe essere esposta, ben visibile, all’ingresso di ogni edificio pubblico. Ci piacerebbe inoltre un’invasione di cartelli presso le scuole, gli ospedali, le caserme delle forze dell’ordine e presso ogni altro servizio pubblico, nei quali risulti la seguente scritta a caratteri cubitali: “se hai evaso le imposte questo servizio lo stai rubando a chi le ha pagate, dovresti chiedere scusa.”. La stessa dicitura andrebbe messa in calce a qualsiasi altra comunicazione tra ente pubblico e cittadino, come i referti rilasciati dalle aziende sanitarie o le denunzie raccolte dalle forze di polizia.

Una petizione in tal senso, da sottoscrivere da parte dei cittadini, significherebbe saper godere della nostra libertà, quella libertà che per Benjamin CONSTANT, come per Giorgio GABER, è partecipazione.

Pasquale Profiti
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