Autore: RegginaLife.com
Comunicato Ufficiale
Da tempo assistiamo in silenzio alla drammatica situazione che sta vivendo la nostra amata Reggina, ma ora non possiamo più tollerare questa vergogna. Il tempo delle chiacchiere è finito. La nostra squadra del cuore sta agonizzando sotto gli occhi di tutti, mentre la vecchia e la nuova proprietà si rimpallano le colpe e non si rendono conto che per noi la Reggina non è solo un club di calcio, ma una passione vera che va rispettata e onorata.
Ora basta! Fate tutti un passo indietro e lasciate libera la nostra Reggina prima che sia troppo tardi.
Al signor Ilari chiediamo di cedere le quote immediatamente, come promesso la settimana scorsa, senza se e senza ma. In un mese di proprietà non è mai stato al Centro Sportivo Sant’Agata, nemmeno quando è stato convocato dalle istituzioni, anzi, ha avuto il coraggio di offendere tutti noi dichiarando di non sentirsi al sicuro in città.
Al signor Saladini diciamo che non può ora lavarsi le mani dalla situazione attuale. È lui il responsabile delle scelte fatte in passato, che hanno portato a questo disastro. Inoltre, se il Consiglio di Stato dovesse bocciare il ricorso, le quote di una società fallita tornerebbero nelle sue mani e lui perderebbe, oltre alla credibilità, tutti i soldi investiti.
Al signor Cardona chiediamo come ha potuto tradirci così. Un anno fa ci siamo fidati di lui, uomo integerrimo dello Stato e dello Sport. È stato il garante di una proprietà e di un progetto che si sono rivelati una farsa. E quando la nave stava per affondare ha dato le dimissioni ed è sparito.
Noi tifosi non meritiamo tutto questo. Meritiamo rispetto, trasparenza e serietà. Meritiamo una Reggina nostra! Nella consapevolezza che noi ci saremo sempre a prescindere dalla categoria.
Siamo stanchi di subire e di essere presi in giro. Vogliamo una svolta definitiva e radicale.
Non molleremo mai! La Reggina è nostra e nessuno ce la può togliere! Forza Reggina!
Comunicato Ufficiale: Malore Presidente Luca Gallo
Regginalife, appresa la notizia del malore che ha colpito il Presidente della Reggina, si stringe attorno a Luca Gallo, augurandogli una pronta guarigione.
Forza Presidente! siamo tutti con te.
Comunicato Ufficiale: Condoglianze al Presidente Luca Gallo
RegginaLife esprime il proprio cordoglio al Presidente della Reggina Luca Gallo per la morte della madre e porge alla famiglia le più sentite condoglianze.
Comunicato: Condoglianze Michele Napoli
RegginaLife esprime il proprio cordoglio all’allenatore di seconda della Reggina Michele Napoli per la morte del padre e porge alla famiglia le più sentite condoglianze.
Comunicato Ufficiale: Condoglianze per la morte di Jole Santelli
RegginaLife esprime il proprio cordoglio per la morte prematura del Presidente della Regione Calabria Jole Santelli e porge alla famiglia le più sentite condoglianze.
Reggina, è ora di raccogliere i frutti
Di Valerio Romito – La sconfitta rimediata con il Monopoli, terza stagionale e seconda tra le mura amiche, ha coinciso, oltre che con la prima volta in cui non si è riusciti ad andare in rete al Granillo (e non accadeva dallo scorso aprile), anche con l’interruzione di una serie positiva che la vedeva imbattuta con tutte le altre dirette concorrenti alla promozione.
Lo scontro con i gabbiani segna anche la fine di quel mini torneo, di cui avevamo parlato nelle scorse settimane, caratterizzato dal fatto che la Reggina, in poche settimane, avrebbe affrontato le più immediate inseguitrici, oltre che essere impegnata in due trasferte (Catania e Catanzaro) oggettivamente impegnative al di là dell’attuale classifica delle avversarie, ed al termine del quale avremmo potuto avere un quadro più preciso e veritiero delle forze in campo e delle relative prospettive finali.
La squadra di mister Toscano, alla vigilia dello scontro con il Bari (primo della serie attenzionata) vantava sei punti di vantaggio proprio sui pugliesi quali seconda forza del campionato: oggi usufruisce di un punto in più (sette), grazie ad una condotta più che soddisfacente impreziosita dai successi sulla Ternana e nel derby con i giallorossi, e nonostante si fosse reduci da un inizio di girone di ritorno iniziato non nel migliore dei modi causa una evidente (e fisiologica) flessione psicofisica della capolista.
Chiusa una fase, se ne apre immediatamente un’altra strategicamente più importante, per non dire decisiva per l’esito finale del girone C: se il tour de force appena affrontato è servito a consolidare ambizioni e consapevolezza dei propri mezzi, le gare che ci accompagneranno verso il finale di stagione rappresentano il carburante propulsivo per giungere all’arrivo, il momento di raccogliere i frutti del grande lavoro di questi mesi, dove bisognerà dare tutto ciò che si ha, mostrare i muscoli, la tenacia ed il cuore al cospetto di avversari magari meno competitivi, ma le cui motivazioni incideranno nel tentare di ridurre il gap tecnico evidenziato dalle distanze in classifica.
Per contro, gli amaranto hanno ampiamente dimostrato, nell’arco dell’intero campionato, di poter far valere la propria superiorità utilizzando un corretto approccio e la massima applicazione nei novanta minuti, e non diciamo un’eresia se pensiamo di poter trarre utilità dallo stop interno di domenica che, in tal senso, possa rappresentare un pungolo per ricordare a tutti che nulla è ancora deciso né scontato.
Nove turni, nove appuntamenti, nove vette da scalare senza fare calcoli. Tutti insieme
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
https://www.calabriagol.it/in-evidenza/reggina-e-ora-di-raccogliere-i-frutti/
Reggina, Questione di coraggio
Di Valerio Romito – Con il pareggio nel big match domenicale della serie C, primo assoluto al Granillo ed unico risultato che mancava nella casistica stagionale, la Reggina ha inaugurato un mini torneo che la vedrà opporsi alle contendenti al primato sin qui espresse dal girone C, nonché affrontare quelle che realisticamente potrebbero rivelarsi le trasferte più insidiose del torneo, ed al termine del quale si potrà avere un quadro molto più definito riguardo ambizioni e possibilità di raggiungere l’obiettivo finale.
La partita con il Bari, disputata in una cornice di pubblico che in questo momento farebbe gola a mezza serie A, ed al di là dell’episodio finale legato al pareggio pugliese che ha creato un dibattito regolamentare sul fuorigioco tutt’ora non appianato, ci ha restituito una squadra che ha ritrovato una sua identità e fiducia dei propri mezzi, e lo ha fatto attraverso il coraggio del suo allenatore che non ha esitato, nella gara più importante dell’anno, a mettere da parte alcune certezze ed a prendere rischi importanti sia in termini di uomini che di filosofia di gioco, passando ad un atteggiamento, almeno nell’approccio, più prudente e meno arrembante di quello che aveva consentito, fino alla pausa natalizia, di annichilire chiunque avesse cercato di frenare la corsa amaranto, nella consapevolezza, dettata dalle ultime meno brillanti apparizioni, che il momento necessitasse una condotta più “controllata”, ma non per questo meno efficace.
L’effetto più rilevante che si può ascrivere alla prestazione contro i galletti è quello di aver restituito certezze ad un gruppo che, avendo subito due battute d’arresto dopo un lungo e pressoché netto percorso in campionato, per di più al cospetto di avversari non proibitivi, rischiava di subire un importante risvolto psicologico negativo ma che invece ha trovato le risposte che cercava, imparando che, per usare le parole dello stesso Toscano, in determinati momenti è più proficuo viaggiare a velocità moderata piuttosto che spingere a tavoletta: prova ne è la soddisfazione finale per il pareggio raggiunto in extremis manifestata dalla compagine pugliese, in una gara che invece, realisticamente, avrebbe dovuto prevedere il successo come unico risultato ammissibile in ottica di classifica.
Se di “guarigione” si potrà parlare, avremo modo di verificarlo già dal prossimo turno in quel di Vibo, al cospetto di un avversario che solo qualche mese fa sarebbe potuto essere definito abbordabile ma che oggi, come abbiamo ampiamente imparato sulla nostra pelle, non ci si può permettere minimamente di sottovalutare, anche alla luce del fatto che la squadra di Modica nel girone di andata, seppur a fasi alterne, ha dimostrato di poter produrre un gioco tra i più brillanti ed insidiosi dell’intera categoria. Il tutto avverrà, come spesso è accaduto quest’anno, in un impianto che probabilmente vedrà una presenza preponderante del popolo amaranto sugli spalti, che non vedono l’ora di riprendere quel discorso con la vittoria interrotto, anche questa circostanza inedita in stagione, da due turni consecutivi, alla ricerca di un nuovo inizio.
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
https://www.calabriagol.it/in-evidenza/reggina-questione-di-coraggio/
Reggina, le pagelle di fine anno
Di Valerio Romito – Tempo di bilanci, seppur provvisori, come ogni fine anno solare che si rispetti e che, complice la serrata del turno del 22 dicembre, coincide con il termine del girone di andata.
La prima stagione “completa” dell’era Gallo comincia, ovviamente, dalla costruzione della squadra da parte del DS che, traendo spunto dall’esperienza (e dagli errori) del primo semestre 2019, focalizza l’attenzione e gli interventi su un progetto che, al di là di nomi altisonanti e spese folli, porterà allo stravolgimento di quasi tutto il lavoro eseguito sei mesi prima, alla creazione di un organico equilibrato e funzionale, ed alla scelta di un tecnico esperto ed estremamente motivato. Ma vediamo nel dettaglio:
PORTIERI
Dopo le varie scelte passate, dettate anche da esigenze economiche, di affidare la difesa dei pali a giovani emergenti, con risultati in realtà tutt’altro che disprezzabili (vedasi Confente e soprattutto Cucchietti), la decisione di affidarsi ad un profilo di grande esperienza come Guarna, già rincorso anni addietro quando si militava in categorie superiori, risponde alle nuove necessità ispirate dal nuovo obiettivo stagionale: l’ex Ascoli parte un po’ in sordina, con un paio di passaggi a vuoto nei due big match di Bari e Terni, ma la stagione prosegue con un escalation costante e progressiva che lo porterà ad essere determinante nelle poche occasioni che la difesa lascerà agli avversari; la presenza in panca del giovane Farroni offre inoltre ampie garanzie anche in termini di prospettiva.
IL MIGLIORE: GUARNA 7, 5
DIFESA
La storia del calcio insegna che, eccezioni a parte, i campionati si vincono con la difesa, motivo per cui Taibi individua profili strutturalmente importanti e dal curriculum “pesante”. È l’ex Piacenza Bertoncini a mettersi subito in evidenza con prestazioni di grande efficacia ed estrema pulizia, frenato solo da un fastidioso infortunio che lo terrà fuori per circa due mesi (sostituito egregiamente dal “fedelissimo” del tecnico Blondett), coadiuvato dall’esperto Rossi, già visto a Reggio nella massima serie con la maglia del Parma, e soprattutto dall’ex capitano del Foggia Loiacono, giunto negli ultimi giorni di mercato ma divenuto subito un perno della difesa amaranto, di cui ben presto diventerà il leader per autorevolezza ed incisività; molto ridotto l’utilizzo di uno dei protagonisti reduci della passata stagione, Gasparetto, causa guai fisici e rendimento elevato dei compagni di reparto, ma che quando è stato chiamato in causa ha sempre risposto con grande professionalità e la solita concretezza.
IL MIGLIORE: LOIACONO 8
ESTERNI
Il gioco sulle fasce si è rivelato una delle armi in più nel gioco di Toscano, quasi sempre decisivo per scardinare le resistenze avversarie: Garufo si presenta subito, anche un po’ a sorpresa per le modalità con cui viene ingaggiato, come elemento di grande affidabilità, ma è Rolando a scalare rapidamente le gerarchie nelle scelte, venendo utilizzato indifferentemente sia a destra che a sinistra con eguale efficacia e, soprattutto, pericolosità offensiva grazie ad importanti doti atletiche e di palleggio; il giovane Bresciani è una delle piacevoli sorprese della stagione, sempre decisivo in meglio ogni qualvolta gettato nella mischia, mentre al di sotto delle aspettative, in forza del “pedigree” che precede il suo arrivo sullo stretto, l’ex granata Rubin, causa anche qualche acciacco di troppo, tant’è che radio mercato ci racconta di possibili interventi nel ruolo a gennaio.
IL MIGLIORE: ROLANDO 7,5
CENTROCAMPO
Ciccio Salandria risulta l’unico ad essere (meritatamente) confermato nel reparto nevralgico, ma il suo utilizzo risulterà fortemente limitato dalla grande concorrenza e qualità da parte dei compagni di viaggio: Bianchi si mette in evidenza già da inizio stagione quale perno indispensabile della mediana con inserimenti ed assist a ciclo continuo, accompagnati da una buona visione della rete avversaria, peccato per le ultime apparizioni in debito d’ossigeno; il greco Sounas, che già in passato ha fatto vedere i sorci verdi alle maglie amaranto, appare sin da subito una mezz’ala coi fiocchi, elemento universale utilizzato dal tecnico in ogni ruolo di centrocampo; accolti con grande piacere i ritorni degli ex De Francesco, dalla tecnica fuori categoria, e De Rose, a cui Toscano affida immediatamente i gradi di capitano, ruolo che l’ex cosentino dimostra di meritare per abnegazione, grinta, ma soprattutto capacità geometriche e visione di gioco che i tifosi reggini non ricordavano nella sue prime esperienze in amaranto.
IL MIGLIORE: DE ROSE 8,5
TREQUARTISTI
Seppur l’intenzione di Toscano era quella di un utilizzo prevalente del 3-5-2, ben presto l’allenatore si vede costretto ad inserire un elemento a ridosso delle punte in virtù degli elementi messi a sua disposizione: Bellomo, punta di diamante della prima “rivoluzione” made in Gallo, sembra destinato ad un ruolo da comprimario, essendo inizialmente destinato ad un ruolo di supporto agli attaccanti, ma non ci mette molto a riconquistare i galloni di protagonista a suon di prestazioni e gol, smentendo tutti coloro che lo descrivevano come svogliato e poco incline al sacrificio; Rivas è elemento fuori categoria, capace di cambiare volto alle partite soprattutto quando utilizzato in corso d’opera, mentre l’ex rivelazione del Monopoli Paolucci appare il più penalizzato nelle rotazioni, anche se le ultime decisive apparizioni lasciano presagire un prosieguo di stagione assai promettente, senza dimenticare il jolly Mastour ancora tutto da scoprire.
IL MIGLIORE: BELLOMO 8
ATTACCO
Taibi sceglie di riservarsi il colpo a sensazione per il reparto offensivo, ma nessuno può immaginare l’arrivo a Reggio di una vera e propria star come il il Tanque Denis; l’argentino viene subito frenato da un piccolo guaio fisico che ne limita, complice l’anagrafe, sia l’utilizzo che la crescita atletica, ma una volta riacquista la condizione si conferma elemento dallo spessore assoluto, dai gol tutti pesanti e dalla media realizzativa impressionante in considerazione dei minuti di utilizzo; Reginaldo, accolto con una punta di diffidenza, risponde agli scettici, oltre che con una classe e padronanza degna dei trascorsi in serie superiori, con risorse atletiche che farebbero invidia ad un ragazzino; il vero crack però arriva da dove meno te lo aspetti: Simone Corazza è reduce da due gravi infortuni, giunge a Reggio nell’indifferenza generale apparentemente destinato ad un utilizzo con il contagocce, l’unico a conoscere quel che può dare è il suo ex tecnico ai tempi di Novara, ed il bomber lo ripaga con un percorso netto da favola, cecchino implacabile capace di andare in gol con entrambi i piedi e di testa con una facilità disarmante, capocannoniere dei tre gironi di C, record personale di realizzazioni cancellato a metà stagione, ed un’altra metà per raggiungere vette impensabili; una sfortuna dannata per Doumbia, perseguitato dagli infortuni, hanno indotto la società a definire, nelle ultime ore, l’ingaggio dell’ex Francavilla Sarao per completare un reparto già ampiamente competitivo.
IL MIGLIORE: CORAZZA 9
ALLENATORE
La scelta di un tecnico che ha già vinto in serie C appare saggia, mettere un reggino purosangue in panchina può però rappresentare un rischio; alla fine, l’intuizione di Taibi si trasforma nella vera mossa decisiva: Toscano in poco tempo riesce a plasmare la rosa a disposizione, considerata da quasi tutto gli addetti ai lavori un paio di gradini dietro le presunte grandi favorire, rendendola un gruppo granitico, coeso, ma soprattutto forte e spettacolare, in grado di frantumare ogni tipo di record ed entrando, comunque vada, definitivamente nel cuore dei suoi concittadini. Lo attende un girone di ritorno dalle difficoltà notevolmente ampliate perché ormai siamo per tutti la squadra da battere, ma ormai nessuno può dubitare delle capacità tecniche ed umane dell’ex ala destra amaranto, pronto ad una nuova sfida per raggiungere quel risultato che per lui costituirebbe, ne siamo certi, il premio di una vita.
VOTO: 9,5
Buon 2020 a tutti
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
https://www.calabriagol.it/in-evidenza/reggina-il-pagellone-2019-dalla-partenza-a-fari-spenti-fino-alle-luci-della-ribalta/
Reggina, le dinamiche dominanti
Di Valerio Romito – Prendendo spunto dalla cosiddetta “teoria dei giochi d’impresa”, di estrazione economica, in una situazione di competizione fra parti avverse conviene sempre darsi delle regole e rispettarle per cui, in altre parole, anche di fronte alla possibilità di avere vantaggi immediati, il venir meno al rispetto dei patti nel tempo genera effetti nocivi di gran lunga superiori ai benefici immediati goduti.
Tramutando il concetto in ambito meramente calcistico, non ci vuole la maga nel prevedere che la crescita di piazze storiche, importanti, ma soprattutto ricche e con un grande seguito di pubblico, non può che portare benefici al sistema calcio; lo stesso sistema che però non può permettersi di tralasciare il fatto che una competizione che non garantisca a chiunque vi partecipi di poter quantomeno partire dalla stessa posizione, per poi giocarsela unicamente con le proprie forze, capacità e possibilità, perde chiaramente di credibilità, e dunque di autorevolezza.
Ciò che è successo lunedì sera è ormai noto a tutti, a saremmo degli ingenui ad ignorare, e persino non accettare, il fatto che da quando esiste il calcio, fattori come blasone, sudditanza psicologica o anche solamente condizionamenti ambientali fanno parte a pieno titolo del sistema pallone, anzi spesso, paradossalmente, il tutto finisce per aumentare il fascino del gioco, come la soddisfazione amplificata della cenerentola che, una volta su cento, riesce ad avere la meglio sulla regina; quello che però può stridere sono le modalità con cui alcuni episodi possono verificarsi: nel caso concreto, è apparso francamente surreale assistere, in diretta tv, ad un presidente che ha preteso di lamentarsi (assai arditamente diremmo, viste le prime tre giornate) in un intervallo di gara “appositamente” prolungato, degli arbitraggi in presenza del presidente di lega; ed anche volendo tralasciare qualsiasi tipo di allusione gratuita su immediate conseguenze, quel che è accaduto nella ripresa rimane sotto gli occhi di tutti, lasciando a chi ci legge qualsivoglia tipo di valutazione sui fatti.
Tanto dovevamo, senza per questo, e lo ribadiamo, gridare allo scandalo o paventare una caccia alle streghe senza né capo e né coda, né tantomeno andare alla ricerca di facili alibi, ma con la semplice intenzione di fare delle considerazioni a voce alta. Ciò che realmente ai tifosi deve interessare, e di cui eravamo curiosi, è stato verificare come la squadra abbia brillatemene superato un esame durissimo ed estremamente significativo, riuscendo ad imporre gioco e personalità in una gara che, pur essendo vero che rientra nel novero di quelle partite che si motivano da sole, ti attendono alla prova dei fatti di uno stadio e di un pubblico fuori categoria (complimenti vivissimi e sinceri alla tifoseria barese) ed al confronto con quella che, fino a prova contraria, resta una squadra con elementi fuori categoria, e per questo resta tutt’oggi la favorita numero uno per la vittoria finale.
Si torna dunque da Bari con tanta fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, non dimenticando che fino ad adesso il tecnico non ha potuto, di fatto, mai usufruire di colui che rappresenta la punta di diamante dell’attacco (se non dell’intero mercato) amaranto, ma ad ulteriore conferma della bontà e qualità di tutta la rosa disponibile che, ne siamo certi, vorrà tornare a prendere subito confidenza con la vittoria, e quale migliore occasione di domenica prossima…
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
https://www.calabriagol.it/serie-c/reggina-le-dinamiche-dominanti/
Reggina, ora l’asticella è altissima
Di Valerio Romito – Da stropicciarsi gli occhi: il pokerissimo rifilato alla Cavese, le cui proporzioni, escludendo un paio di punteggi roboanti ottenuti a metà degli anni 80 (6-1 al Trapani il C2, 7-0 al Brindisi dalla banda Scala) costituiscono pressoché un inedito dalle parti del Granillo, oltre a determinare il primo successo della stagione, ha impressionato soprattutto per la grande qualità della manovra espressa, ed in particolare delle giocate da cui sono scaturite le marcature amaranto, da potersi a ragione definire una più bella dell’altra.
L’effetto più immediato della sbornia domenicale è stato, ovviamente, amplificare un entusiasmo già abbondantemente acceso dai botti di mercato della settimana precedente, e conseguentemente creare un clima di estrema fiducia e di ottimismo nei confronti della squadra e del tecnico. Clima che però, al di là di facili scaramanzie, rischia paradossalmente di divenire, in questo momento, il pericolo maggiore per l’immediato prosieguo del campionato.
Lungi da chi scrive voler gettare acqua sul fuoco della passione dei tifosi, o tantomeno incarnare l’uccello del malaugurio di turno, consci del fatto che affrontare una stagione sulle ali dell’entusiasmo e dell’unità di intenti non può che rappresentare un chiaro vantaggio sulle altre contendenti, per le quali giocare al Granillo costituirà certamente un problema di difficile soluzione: ciò che però appare indispensabile, ai fini del risultato finale, sarà riuscire a mantenere comunque una giusta dose di equilibrio, sufficiente affinché nessuno pensi di essere già a buon punto, o che si possano vincere tutte le partite con la stessa facilità irrisoria.
Le tantissime annate disputate in terza serie, che è bene non dimenticare costituisce il campionato largamente più disputato nella storia ultracentenaria della squadra, dovrebbero averci insegnato che le insidie sono sempre dietro l’angolo, e che in passato altre stagioni, alla fine risultate trionfali, hanno anch’esse vissuto qualche momento meno propizio: è innegabile che in questo momento le aspettative dei tifosi hanno raggiunto livelli altissimi, ma basta andare indietro di una sola settimana per ricordare più di qualche mugugno a seguito della mancata vittoria della partita di esordio.
Per fortuna il compito di far sì che nessuno faccia voli pindarici già a settembre spetta, ovviamente, a Toscano, la cui personalità, meticolosità ed attenzione quasi maniacale dimostrata in questi mesi a Reggio, ci rende tranquilli e fiduciosi sul fatto che i calciatori mantengano la giusta concentrazione, e soprattutto quella “fame” che ha consentito solo pochi giorni fa di annientare un avversario tecnicamente (e storicamente) tutt’altro che arrendevole. Compito che comunque sarà certamente facilitato dalla grande qualità di un organico oggettivamente costruito con competenza e raziocinio e di cui, considerate le assenze per squalifiche, infortuni e transfer arrivati in ritardo, probabilmente ancora non abbiamo visto la massima espressione.
E l’occasione per verificare tutto ciò si avrà, manco a dirlo, già domenica prossima, al cospetto di un Bisceglie che, è corretto sottolineare, attualmente si trova appaiato con noi in classifica, imbattuto, e che solo qualche giorno fa ha brillantemente bloccato una serissima contendente al successo finale.
Starà a noi fare il possibile affinché l’asticella si mantenga più in alto possibile, e perché già poter sognare è di per sé meraviglioso…
Per gentile concessione di Calabriagol.it
https://www.calabriagol.it/in-evidenza/reggina-ora-lasticella-e-altissima
Reggina, gli ostacoli e i tabù
Di Valerio Romito – Conosci il tuo “nemico”: l’ultima giornata della stagione regolare, tra tanti risultati scontati e qualcuno sorprendente, con un rende “miracolato” ed inaspettatamente dentro i play off, ed una Viterbese che sceglie di autoescludersi dalla top ten, rischiare un all inn puntando tutto sulla finale di coppa Italia per poi rientrarvi dalla finestra, serve soprattutto a cristallizzare le posizioni finali nella griglia spareggi, e di conseguenza, per quel che ci riguarda più da vicino, a definire l’avversario che gli uomini di Cevoli andranno ad ospitare domenica per il primo turno, vale a dire il Monopoli.
La Reggina torna dunque a disputare, per la terza volta nella sua storia, una fase play off dopo otto stagioni, esattamente da quel Novara Reggina, in serie cadetta, che tutti ricordano non senza una certa amarezza, con una formula che, considerato anche l’altro precedente del 1994 con la Juve Stabia, finora non ha certamente arriso alle fortune nostrane. Diverso il discorso se lo si allarga anche agli spareggi riconducibili a solo due contendenti, terreno ben noto alle vicende amaranto degli ultimi decenni, vissuti in alternanza tra grandi trionfi e delusioni cocenti.
Tornando alle cronache odierne, appare superfluo evidenziare come il percorso che caratterizzerà la fase post season della terza serie, per la quantità di squadre partecipanti e per come è stata congegnata, appare lunghissimo ed intriso di ostacoli, in particolar modo per chi come noi dovrà affrontarlo sin dall’inizio e da una posizione di classifica che farà sentire il suo “peso” nei turni a venire poiché, salvo il verificarsi di una serie di risultati utili a sovvertire i pronostici, ci vedrà, se riusciremo ad andare avanti, probabilmente costretti a giocarci le nostre carte sempre in trasferta e “costretti” alla vittoria. È bene perciò per ora concentrarsi unicamente sull’esordio, che però potrà essere, fortunatamente, affrontato come squadra ospitante, e dunque con due risultati utili su tre.
I “gabbiani” guidati dall’ex Beppe Scienza, seppur non possano essere definiti propriamente un avversario storico della Reggina, non essendovi negli annali un numero così rilevante di scontri diretti disputati, possono però essere, a ragione, considerati piuttosto indigesti agli amaranto in virtù dell’assoluta assenza di successi nelle ultime tre stagioni, e se è pur vero che l’ultima (ed unica) affermazione reggina risale addirittura al 1987, anno della promozione in B con la banda Scala, va altresì precisato che la gara è stata assente dai calendari per ben 24 anni consecutivi, in cui le due compagini, come è noto, hanno calcato palcoscenici nettamente differenti. In senso assoluto, i biancoverdi pugliesi, il cui rendimento nel girone di ritorno si è rivelato nettamente in calo rispetto alla brillantissima prima parte di stagione (21 punti racimolati dopo i 32 dell’andata), rappresentano comunque un avversario ostico, che subisce poco e fa giocare male i propri avversari, e con alcune individualità di spicco, come il greco Sounas, il laterale sinistro Donnarumma ed il centravanti Mangni autore di 11 centri.
I cabalisti e gli scaramantici sono certamente autorizzati a tutti gli scongiuri del caso, ma anche chi crede fermamente nei precedenti e delle tradizioni nel mondo del calcio, sa benissimo che i tabù stessi esistono anche per essere infranti, e che le condizioni perché ciò avvenga possiamo e dobbiamo costruircele in casa nostra, a partire dalla ritrovata compattezza di una squadra che nell’ultimo mese non ha sbagliato un colpo, fino a quell’entusiasmo straripante e sempre crescente della piazza che può davvero risultare decisivo per gli esiti finali.
Allacciamo le cinture, e che la giostra cominci…
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
https://www.calabriagol.it/news/448787811846/serie-c-reggina-gli-ostacoli-e-i-tab-ugrave
Reggina, Il libro dei sogni
Di Valerio Romito – Bentornati play off: il terzo successo consecutivo (che diventerà poker “a tavolino” domenica prossima”) ha consegnato alla Reggina il tanto agognato raggiungimento della griglia spareggi per la promozione in B, oltretutto con un settimo posto oggettivamente insperato, grazie alla combinazione di risultati delle dirette concorrenti, alcuni per certi versi sorprendenti, che consentirà agli amaranto di disputare quantomeno il primo turno davanti al proprio pubblico e, non di meno, con due risultati utili su tre a disposizione.
A dire il vero, difficilmente potremmo catalogare la gara di domenica scorsa come “trasferta”, sia per la grande presenza reggina che, di fatto, ha monopolizzato l’impianto di Vibo, sia perché il Razza, dopo il Granillo ovviamente, è lo stadio che è stato più frequentato dai ragazzi di Cevoli, ed il destino ha voluto fosse proprio quello che ad inizio stagione ha rappresentato il simbolo dell’inefficienza strutturale cittadina, e che ha soprattutto amplificato, ove possibile, il livello di disaffezione del pubblico fino praticamente ai minimi storici, a divenire il teatro che ha visto, metaforicamente (e concretamente), spalancare le porte di una nuova dimensione calcistica, proiettata verso obiettivi finalmente e fattivamente prestigiosi e non più orientata alla semplice sopravvivenza, nonché certamente più consoni al nome, al blasone ed al seguito del club.
In attesa di poter aprire e sfogliare quel libro dei sogni chiamato play off, con la speranza che la lettura duri il più a lungo possibile, non si può non tracciare un primo bilancio, ovviamente del tutto provvisorio seppur significativo, di un’annata che dal punto di vista emozionale ha certamente pochi termini di paragone nella ultracentenaria storia amaranto, caratterizzata da un percorso schizofrenico che ha coinvolto ogni aspetto della stagione: dal punto di vista agonistico, con la squadra che, a dispetto di una situazione economica traballante e delle note problematiche logistiche e disciplinari, dopo un inizio “timido” ha mantenuto una costanza di rendimento che le ha consentito, tra fisiologici alti e bassi e tra vecchi e nuovi protagonisti, di mantenersi comunque sempre a ridosso delle zone nobili della classifica; delle vicende societarie, tra difficoltà interne ma soprattutto esterne (per le quali andrebbe aperto un capitolo a parte), che hanno messo a rischio la stessa esistenza del club, fino all’arrivo “deflagrante” della nuova proprietà; della gestione tecnica, con un avvicendamento in panchina che, con il senno di poi, ha rischiato di compromettere tutto quel di buono costruito nel corso dei mesi, fino all’exploit finale del Cevoli bis.
Ogni aspetto, ogni sfaccettatura che, nel bene o nel male, ha fatto sì che la Reggina potesse, alla fine, giocarsi le sue carte per l’obiettivo massimo, al netto, ovviamente, delle tante difficoltà che tale percorso comporterà, ma che sarà bellissimo poter affrontare senza aver nulla da perdere, ma con l’entusiasmo che sta caratterizzando queste ultime settimane, e di cui la città aveva certamente bisogno.
Nel frattempo, sarà bene godersi qualche giorno di pausa che questo pazzo campionato ci concede forzatamente, affinché tutte le componenti possano ricaricare le pile in vista di quello che, comunque vada, potrà riportarci alle atmosfere di un tempo non troppo lontano, né per fortuna sopito.
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
https://www.calabriagol.it/news/227596996102/reggina-il-libro-dei-sogni
Reggina, Cosa vuoi fare da grande?
Di Valerio Romito – Brusco risveglio: la gara che doveva (e poteva) costituire la ciliegina sulla torta al termine di una settimana entusiasmante e soprattutto produttiva sotto ogni punto di vista, ha visto invece riaffiorare fantasmi che si credevano ormai sopiti, nonché sollevare ancora una volta dubbi sull’effettiva tenuta della squadra e sugli obiettivi raggiungibili.
Eppure c’erano tutte le premesse affinché si verificasse quanto da tutti prospettato alla vigilia della trasferta laziale: dal successo straripante sul Catania, corroborato da una prestazione finalmente convincente ed una condizione fisica apparsa in forte crescita, alla sentenza della Corte d’Appello, la cui portata ha sorpreso un po’ tutti (società compresa probabilmente), ed i cui primi effetti si sono materializzati nella grande partecipazione che ha coinvolto i tifosi amaranto, giunti in terra reatina in numero altamente significativo, ma costretti, ancora una volta in occasione di quei crocevia che possono dare una svolta determinante in termini di obiettivi ed entusiasmo , a subire l’ennesima delusione a cui, purtroppo, il copione di questi ultimi anni ci ha impietosamente abituato.
E la spiegazione del perseverare tale andamento schizofrenico ce la forniscono, forse involontariamente, gli stessi protagonisti: se da un lato, al termine del 3-0 del Granillo, il tecnico ha parlato di “partite che non c’entrano nulla con la C”, e dall’altro il direttore sportivo ammettere, a 24 ore dalla sconfitta di Rieti, “l’attuale incapacità della squadra ad adattarsi alla mentalità della serie C“, ci si rende conto di trovarsi dinanzi ad un problema che, di primo acchito, apparirebbe pericolosamente irrisolvibile, dato che, guarda caso, è giusto la serie C il campionato che stiamo disputando…
Non appare, infatti, difficile evidenziare come proprio le gare contro il Catania e la capolista Juve Stabia abbiano costituito, in termini di approccio, di intensità e soprattutto di gioco, le vette più alte della gestione Drago, così come non facciamo fatica a ricordare analoga prestazione rimarchevole nello scontro di fine anno con il Trapani, seppur sotto la precedente gestione tecnica, sintomi evidenti che questo organico dispone di un tasso tecnico che, ad “armi pari”, può dire la sua contro chiunque, ma che evidentemente quando la contesa su sposta su binari che privilegiano la cattiveria agonistica piuttosto che i cosiddetti piedi buoni, va in evidente difficoltà. Anche un profano si sarà accorto, domenica pomeriggio, del fatto che una squadra evidentemente meno talentuosa sia riuscita, con una pressione asfissiante e, purtroppo per noi, duratura, a bloccare ogni tipo di tentativo volto a costruire gioco, il che non sarò stato un bel vedere dal punto di vista dello spettacolo, ma che crediamo non abbia scontentato neanche un tifoso locale che, all’atto pratico, si è visto recapitare tre punti in saccoccia a fine contesa. E le preoccupazioni crescono proprio in virtù del fatto che le prossime quattro gare, costituenti veri e propri scontri diretti per l’accesso ai play off, offriranno un canovaccio presumibilmente molto simile, essendo terminate, almeno per quel che concerne la stagione regolare, le partite “nobili”.
Cionondimeno, la giornata scorsa ha comunque avuto un riscontro positivo, in virtù dei risultati altrettanto negativi delle dirette concorrenti (alcuni anche clamorosi) che di fatto hanno lasciato la situazione di classifica praticamente inalterata, con la zona spareggi inchiodata ad una sola lunghezza. Per contro, come abbiamo avuto modo di ribadire nelle scorse settimane, i margini di errore sono pressoché terminati, ed il poter affrontare de visu le altre contendenti per i play off ci consegna la possibilità di poter disporre del nostro destino senza dover dipendere dalle sfortune altrui: in sintesi, sarà il prossimo mese a dirci con chiarezza cosa faremo da grandi, ossia se avremo la maturità e soprattutto l’umiltà di contendere da subito per il grande salto, o rimandare ogni sogno di gloria.
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
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Comunicato ufficiale
RegginaLife esprime il proprio cordoglio per la morte di Giacomo Battaglia, Grande attore tifosissimo della Reggina, e porge alla famiglia le più sentite condoglianze.
Reggina, L’obbligo di sognare
Di Valerio Romito – Sette punti in cinque giorni: sembrerebbe quasi uno scimmiottamento del titolo di un vecchio film, nella sostanza è quanto realmente accaduto nella settimana probabilmente più decisiva del nuovo corso amaranto, e che consente ai ragazzi di mister Drago di ritrovarsi a piè pari in piena bagarre per la conquista non solo di un posto utile per la disputa dei play off, ma anche di poterlo eventualmente fare in situazioni di classifica più favorevoli.
Eravamo stati, per fortuna, facili profeti nel prevedere che un maggiore lasso di tempo a disposizione, causa turno di riposo, per preparare la gara, nonché migliorare la condizione e l’intesa, in combinato disposto con le grandi motivazioni che fisiologicamente riesce a suscitare, per blasone e tradizione, la sfida contro il Catania, potevano consentire alla squadra di riprendere quella via che sembrava, seppur transitoriamente, essere andata smarrita nelle ultime settimane. Certo poi che nessuno avrebbe potuto prevedere l’andamento trionfale della gara, tantomeno la “rotondità” del risultato, e che lo stesso sarebbe stato frutto di una gara senza storia e senza discussioni, in una cornice di pubblico (che sta diventando una piacevole abitudine) finalmente appagata da una prestazione con alto tasso di spettacolarità.
Come se non bastasse poi, la serata di ieri ha riservato una sorpresa, sulla cui portata sfidiamo anche i più inguaribili ottimisti nel poter dimostrare di avervi nutrito concrete speranze, che ha visto il dimezzamento della penalizzazione in essere disposto dalla Corte d’Appello Federale: al di là delle motivazioni legali che verranno certamente fornite in seguito, ci piace attribuire a questa sentenza una sorta di patente di “giustizia” nei confronti di una situazione che andava a mortificare eccessivamente il lavoro di una compagine che, tra mille difficoltà prima di “riassetto” successivamente, aveva ampiamente dimostrato sul campo di meritare piazzamenti più consoni, e senza dimenticare, inoltre, come buona parte delle inadempienze economiche fossero da attribuire al governo del calcio stesso, la cui gestione deficitaria su composizione dei campionati, ripescaggi, fideiussioni e compagnia cantante, aveva di fatto privato la società della dovuta contribuzione (vedi minutaggio under) su cui legittimamente la società aveva basta la programmazione in ordine ai pagamenti ed al rispetto delle scadenze.
È chiaro che poi diciamo una cosa estremamente scontata affermando che l’opera è tutt’altro che portata a termine, a che mai come in questo caso non può essere una sola rondine a fare primavera: la splendida vittoria di domenica ed il successivo rilancio in graduatoria devono costituire semplicemente un trampolino di lancio che consenta agli amaranto di intraprendere, almeno fino al termine della stagione regolare, un percorso pressoché netto e tale da consentire il raggiungimento del miglior piazzamento finale possibile; allo stesso modo, rischiamo di scadere nella banalità affermando come la prossima gara in quel di Rieti rappresenta un crocevia ancora più importante rispetto a quello del turno precedente, e che si tratta di una gara paradossalmente con molte più insidie, in termini sia tecnici che motivazionali, rispetto a quella con gli etnei: in realtà è il calcio stesso che ci insegna che, spesso, le cose apparentemente banali sono quelle che avvengono più frequentemente, e che dunque nulla va mai preso sotto gamba.
Per contro, qualche settimana fa avremmo pagato di tasca nostra per approcciarci a questa partita con questo carico di entusiasmo, che avrà l’effetto immediato di portare sugli spalti del Manlio Scopigno di Rieti, stante le notizie che giungono sui dati della prevendita, un numero di sostenitori amaranto come non se ne contava da tempi immemore, nonostante si tratti della trasferta più distante dalla città in termini chilometrici. Dunque sognare diventa obbligatorio, ed il non provarci sarebbe delittuoso.
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
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Reggina, l’ambizione non è sempre razionale
Di Valerio Romito – “Del senno di poi ne son piene le fosse” dirà, a ragione, più di qualcuno, soprattutto se si parla di calcio, ambito in cui la citazione manzoniana trova ampio conforto ed infiniti esempi. Appare dunque facile, alla luce del rendimento ottenuto dalla Reggina 2.0 edizione 2018/19, pontificare sui tanti errori di valutazione commessi da inizio anno, sia in termini di costruzione (o meglio, integrazione) dell’organico, sia per quanto riguarda l’avvicendamento dei quadri tecnici. In realtà, ogni analisi che si rispetti, lungi dal considerare il tutto o bianco o nero, non può prescindere dalle sfumature.
La cocente delusione di Pagani, che ha di fatto certificato l’impossibilità di poter competere per posizioni “nobili” in chiave play off, ha anche “ufficialmente” dato il via ad una serie di mini-processi che, per la prima volta dall’avvento dell’era Gallo, vedono sul banco degli imputati un po’ la gestione sportiva, un po’ quella tecnica, per non parlare dei calciatori: dunque campagna acquisti poco funzionale, cambio in panchina non opportuno e rendimento inaspettatamente insufficiente di qualche nuovo arrivato sono argomenti quotidianamente all’ordine del giorno, sui giornali come nei bar, ovviamente, anzi quasi fisiologicamente, intrisi di critiche che non risparmiano quasi nessuno, ma che a giudizio di chi scrive rischiano di apparire, quantomeno per alcune di esse, piuttosto pretestuose.
La sontuosa campagna di rafforzamento operata dal Direttore Sportivo, potrebbe certamente aver avuto l’effetto indesiderato di stravolgere un congegno che fino a dicembre aveva, tra mille difficoltà di vario tipo, raggiunto un’armonia tale da consentirgli di raggiungere, inaspettatamente, una posizione di classifica invidiabile, ma appare altrettanto evidente che tramite essa sia stata data puntuale esecuzione ai dettami della proprietà, che esplicitamente aveva manifestato la forte volontà di abbandonare il prima possibile la terza serie calcistica italiana, in un tripudio generale di consensi. Ed ai più che in queste ore fanno notare come prima della rivoluzione di gennaio la squadra fosse a ridosso delle grandi favorite, giova ricordare come il meno 8, poi puntualmente giunto, fosse evidentemente stato ampiamente previsto, anzi calcolato in funzione dell’acquisizione di quegli elementi che, sulla carta, avrebbero dovuto favorire un rendimento al di sopra delle righe che potesse, dunque, mitigare al massimo gli effetti della penalizzazione: prova ne è il fatto che, considerati i punti effettivi, oggi saremmo ancora in condizioni di poter ambire facilmente ad un quinto posto nonostante un rendimento quasi da retrocessione.
Chiaro poi che i risultati ottenuti, nonché il gioco espresso dal nuovo tecnico sono stati abbondantemente al di sotto delle aspettative, anche al netto dei dovuti periodi di “assestamento”: va però onestamente rilevato come anche con Cevoli, in più occasioni, le prestazioni non fossero state eccelse, con le dovute eccezioni ovviamente (vedi Trapani e Viterbese) e che i risultati spesso fossero scaturiti da una serie di episodi favorevoli che invece, parlando di Drago, quasi mai si sono dimostrati benevoli nei confronti dell’ex crotonese: trattasi di quelle famose “sfumature” di cui sopra, che nel calcio però possono far girare il verso di un’intera stagione.
E proprio perché si vogliono evitare estremismi di qualsiasi genere, va puntualizzato come l’attuale situazione di classifica, seppur imponga, per evitare sgradite sorprese, un occhio di riguardo anche verso coloro che stanno sotto di noi, consenta ampiamente di poter ancora agguantare, magari sul filo di lana, almeno l’ultimo posto utile per il post season, per dare la giusta soddisfazione, oltre che naturalmente ai tifosi, ad una proprietà che magari peccherà di inesperienza e le cui ambizioni, fino ad oggi, mal si sono conciliate con la pazienza e la razionalità, ma che merita certamente di veder premiati i grandi sforzi sin qui compiuti: la speranza è che la pausa di domenica consenta a tutto l’ambiente, oltre che ricaricare le pile, di riprendere il filo del discorso in tal senso, consci del fatto che in questo sport basta pochissimo, vedi magari un filotto di risultati positivi, per mettersi tutto alle spalle, perché una bella vittoria, assente ormai da cinque turni, resta sempre il miglior cerusico per guarire ogni ferita.
Per gentile concessione di CalabriaGol.it
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Reggina, tra consapevolezza ed umiltà
Di Valerio Romito – Carte in tavola: l’ufficializzazione della penalizzazione, nella misura ampiamente prevista di punti 6, ci rende una fotografia della nuova posizione in classifica della Reggina, e con essa una puntuale ed effettiva ponderazione, al netto di partite ancora da recuperare e turni di riposo da effettuare, delle difficoltà che, da qui ai prossimi due mesi, andremo ad affrontare nel tentativo di raggiungere il lasciapassare per gli spareggi promozione.
Ci sembra inutile, a questo punto, fare esercizi di dietrologia per immaginare ciò che poteva essere evitato o meno, sull’onda emotiva di una classifica che senza penalità ci avrebbe visto a ridosso delle quattro battistrada, e che invece ci vede, in questo momento, fuori dalla griglia play off: lo si sapeva da dicembre, bisognava solo farci l’occhio. Possiamo invece tranquillamente dedicarci a due tipi di considerazione: la prima, facilmente intuibile, è che comunque nulla è perduto, essendo la zona “nobile” lontana appena un paio di punti, distanza realisticamente colmabile anche a breve termine; la seconda, meno piacevole, riguarda il fatto che in presenza di un rendimento migliore rispetto a quello patito nelle ultime settimane, avremmo potuto ancora trovarci in posizione utile nonostante la sanzione subita.
Tornando dunque a concentrarci sul calcio giocato e non alle aule di tribunali, se non per confidare in una successiva riduzione di pena che però sarebbe da considerare solo in ultima analisi per non incorrere in ulteriori delusioni, il “mini torneo” di fine girone non è certo cominciato nel migliore dei modi: vero è che l’avversario era il peggiore possibile e lo si sapeva, così come è innegabile che alcuni miglioramenti relativi soprattutto alla tenuta in campo, anche in considerazione del prodigioso stato di forma della capolista, si siano chiaramente notati rispetto alla prestazione abulica di Brindisi, fatto sta che dopo il blitz vittorioso di Siracusa, coinciso con l’esordio in panchina del nuovo tecnico, la squadra non ha più vinto, conquistando un solo punto casalingo e, quel che appare più grave, lamentando un’astinenza di gol abbastanza incredibile, se si pensa che i tanti (e clamorosi) innesti invernali erano rivolti, per il 90%, a risolvere proprio il problema realizzativo, ed invece hanno, per il momento, portato in dote una situazione inedita anche sotto la precedente gestione tecnica e con la rosa costruita in estate.
Essendo dunque tale situazione troppo brutta per essere vera, e confidando sui progressi intravisti in quel di Castellammare, urge però un netto cambio di tendenza, da concretizzare già in occasione dei prossimi impegni, nei quali affronteremo squadre certamente impegnative ma tutt’altro che proibitive, in virtù della considerazione, semplice ma oggettiva, che sul campo i ragazzi di Drago rappresentano la quinta forza del campionato e, giocoforza, hanno il dovere di affrontare tutti i prossimi avversari con la giusta consapevolezza di forza e valore posseduti; al contempo, però, probabilmente va recuperata quella giusta dose di umiltà che aveva consentito alla squadra, sul finire dello scorso anno solare, di raggranellare una importante e, per certi versi, insperata, serie positiva vincente, e che probabilmente si è un po’ persa per strada a seguito delle grandi (ed auspicate) ambizioni manifestate dalla nuova proprietà, concretizzate attraverso i noti colpi di mercato giunti a gennaio in riva allo stretto.
Ecco che allora conquistare il bottino pieno contro Rende e Paganese appare pressoché obbligatorio, una sorta di condicio sine qua non per rientrare immediatamente, e con tutti e due i piedi, in zona play off e, cosa da non trascurare, non rischiare paradossalmente di doversi guardare le spalle (l’esperienza, in tal senso, dovrebbe dirci più di qualcosa); dopodiché potremo cominciare a fare qualsiasi tipo di ragionamento su posizioni utili e prospettive future. Ma per fare ciò, appare altrettanto indispensabile (ed ovvio) affiancare ad una tenuta difensiva già efficace, una nuova vena realizzativa che faccia rendere la squadra per quella che è la qualità posseduta, purché vi sia il giusto atteggiamento. Da uomini veri.
Per gentile concessione di Calabriagol.it
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Reggina, hai un mini torneo da vincere. Anzi due..
Di Valerio Romito – Calma e gesso: le ultime due prestazioni in ordine di tempo, certamente deludenti sul piano del gioco e, quel che è peggio, in termini di punti in classifica, se da un lato hanno un po’ “rovinato” l’euforia contagiosa derivante dal nuovo corso societario, certamente non si può dire che abbiano scalfito la fiducia di un ambiente che comunque continua a guardare con ottimismo al prosieguo della stagione.
Adottando un ragionamento di tipo agnostico, scevro da condizionamenti “da tifoso”, era chiaro che pretendere da subito non diciamo una svolta, visto l’ottimo stato di salute della squadra degli ultimi mesi, ma quel salto di qualità che si conciliasse maggiormente all’accresciuto tasso tecnico dell’organico e, dunque, al nuovo obiettivo minimo stagionale, era probabilmente troppo pretenzioso, tenendo conto dei tanti fattori condizionanti, dal poco tempo a disposizione (paragonato ai tanti impegni ravvicinati) avuto dal nuovo tecnico, fino alla mancanza di ritmo partita di alcuni tra i più rappresentativi nuovi innesti, deficit che poteva essere mascherato magari per i primi 90 minuti, ma che inesorabilmente si è fatto pesare nel medio periodo. Se a ciò aggiungiamo la mancanza di quel pizzico di fortuna che probabilmente ha baciato gli amaranto ad inizio anno solare, ma che si è ritorto contro in qualche episodio decisivo, stavolta in negativo, che avrebbe comunque consentito di avere qualche punto in più a dispetto di prestazioni non esaltanti, il quadro generale non può che essere completo, pur nella consapevolezza che nel calcio con i se e con i ma ci si può fare il brodo.
Visto il passato, occhio al futuro prossimo: la Reggina si appresta a disputare le ultime dieci gare della stagione regolare (anzi nove, l’ultima sarà a tavolino), quattro in casa e cinque fuori, che possono ben essere considerate un mini campionato, e che oltretutto affronteremo con una situazione di classifica veritiera, visto che nel fine settimana arriverà la seconda (ed ultima, per fortuna) penalizzazione che andrà a delineare la posizione “di partenza” in graduatoria: ipotizzando la peggiore ipotesi possibile (-6) e non tenendo conto, per il momento, di eventuali sconti o restituzioni provenienti dai successivi gradi di giudizio, appare chiaro anche ad un profano del settore che gli amaranto, per soddisfare i chiari propositi ampiamente manifestati da una società che già in queste ore ha provveduto a richiamare un po’ tutti ad una maggiore concentrazione, saranno obbligati ad un rendimento praticamente da promozione diretta se vorranno avvalersi della possibilità non solo di accedere ai play off, obiettivo tutt’altro che proibitivo anche con la penalità sul groppone, ma di farlo nella migliore posizione possibile.
Successivamente, comunque vada, se ci sarà, salvo cataclismi (e toccando ferro sin d’ora) la possibilità di disputare l’appendice “nobile” di stagione, pur nelle difficoltà imposte da un non ideale piazzamento in griglia, avremo comunque il destino nelle nostre mani, tenendo ben presente che l’andamento della stagione, la riforma dei campionati e possibili terremoti che potrebbero investire qualche club della sere cadetta, possono offrire, tra promozioni allargate e ipotetici ripescaggi, opportunità forse non ripetibili nelle stagioni venture.
Prepariamoci dunque a vivere queste settimane di passione, che prevedono già da domenica un avvio da brivido contro l’imbattibile (fino ad oggi) Juve Stabia, che paradossalmente può fornire i giusti stimoli per partire, magari, con il piede giusto. Ed i conti, d’altronde, si tirano sempre alla fine.
Per gentile concessione di Calabriagol.it
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Comunicato ufficiale
RegginaLife fa le più sentite congratulazioni a Pietro Nania per il suo ruolo di grafico nell’area comunicazione della Reggina, cosa che ci riempie di soddisfazione visto che Pietro ha gestito la nostra pagina Facebook fino a qualche mese fa.
In bocca al lupo Pietro.
Reggina, le ambizioni non hanno mezze misure
Di Valerio Romito – Cocente delusione: la partita che doveva “consacrare” il nuovo corso amaranto, nonché dare una connotazione precisa al prosieguo della stagione, si è quasi subito tramutata in un dramma sportivo, con un Catanzaro storicamente soccombente in terra reggina che dopo appena mezz’ora aveva posto una pietra tombale sul risultato e sull’euforia degli 11 mila presenti al Granillo. Certo, paradossalmente l’andamento della ripresa avrebbe addirittura potuto trasformare il pomeriggio da catastrofico ad epico (e per poco non ci si è riusciti), ma onestà intellettuale ci impone di ricordare che, nella prima frazione, il solo Confente ha impedito che le dimensioni del punteggio raggiungessero dimensioni tennistiche. Ed al di là delle consuete valutazioni tecniche, più di un tifoso avrà vissuto un deja vu ricordando come, storicamente, altre “chiamate alle armi” avvenute in passato non si siano tramutate in soddisfazioni sul campo, si ricordi per ultima la prima giornata del campionato del centenario, con quasi 20 mila persone entusiaste e speranzose ad assistere ad uno scialbo 0-0, poi purtroppo prodromico alla fallimentare stagione che ne verrà. Ma questo, ribadiamolo, è solo folklore (per fortuna).
L’immediata conseguenza della sciagurata prestazione ha comportato, come è ormai noto, l’allontanamento del tecnico Roberto Cevoli. Ad un osservatore esterno il provvedimento potrebbe certamente apparire di fattura “zampariniana”, considerato l’oggettivo ottimo rendimento della squadra negli ultimi due mesi che ha consentito alla squadra, con merito, di raggiungere le posizioni nobili della griglia play off; un occhio più clinico invece potrebbe far notare come l’ex tecnico del Renate, anche prima del derby, abbia spesso sbagliato l’approccio alle partite, e non si pensi solo alla gara schizofrenica contro il Rieti, ma soprattutto le ultime prestazioni in ordine di tempo, da Viterbo a Monopoli passando per Bisceglie, nelle quali poi, ad onor del vero, lo stesso tecnico aveva posto un efficace rimedio nei secondi tempi. Fatto sta che, evidentemente, la società non ha ritenuto che la capacità del mister di leggere in corsa (e correggere) le partite risultasse, da sola, un requisito in linea con le nuove ed esplicite ambizioni stagionali.
La metamorfosi subita dalla squadra, e conseguentemente la necessità di intraprendere e mantenere un cammino da primi posti che consenta, al netto delle penalizzazioni presenti e future, di raggiungere un piazzamento play off tale da favorire quantomeno un più agevole approdo alle fasi nazionali, fa sì che da ora in poi non ci si possa accontentare di bicchieri mezzi pieni, e dunque si sia valutato l’ormai ex tecnico non adatto ad un organico che non ha più il compito di lanciare i giovani e tenere un rendimento dignitoso, ma che ormai appare obbligato ad imporre il proprio gioco e la forza di un parco giocatori di livello assoluto, ma soprattutto reggere alle pressioni di un ambiente affamato di gloria e contesti superiori e, certamente, più consone alla piazza, e di cui il bagno di folla di domenica pomeriggio è sintomo inequivocabile.
Tale compito è stato affidato al neo tecnico Massimo Drago, di cui ricordiamo soprattutto le brillanti stagioni crotonesi in serie cadetta che hanno preceduto, e probabilmente favorito, il successivo exploit verso la massima competizione nazionale, ma che si ritrova per la prima volta in carriera a confrontarsi in terza serie, ed ovviamente conscio di dover perseguire una mission precisa e con pochi margini di errore, ed al quale non possiamo che fare un grandissimo augurio, consapevoli (e confortati) però anche del fatto che si ritrova non certo una armata brancaleone in disarmo ma un gruppo valido e sufficientemente affiatato, sul quale avrà il dovere di consolidare un’impronta vincente, a cominciare già dal prossimo impegno in terra aretusea ove, riteniamo, un risultato diverso dalla vittoria non può neanche essere preso in considerazione se si vuole perseguire l’obiettivo già in questa stagione. In bocca al lupo a tutti noi.
Per gentile concessione di Calabriagol.it
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Buon Anno
RegginaLife e tutto il suo staff augurano un Buon Anno a tutti voi e alle vostre famiglie.
